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Il manoscritto di Tolosa

Roma, fine anni ’70; il Papa è morente. Un mediocre studioso dei Vangeli Apocrifi, ospite della Biblioteca Vaticana, viene coinvolto in una complessa cospirazione ordita da un cardinale che vuole screditare il suo principale antagonista e autorevole candidato al Soglio Pontificio presto vacante. Al centro della macchinazione è un manoscritto, redatto a Tolosa nel 1273, in cui vengono descritti accadimenti religiosi straordinari occultati per secoli. La trappola architettata dall’alto prelato è però troppo raffinata e sortisce effetti imprevedibili e non voluti, rivelando una nuova ipotesi, inedita e sconvolgente, sull’origine del Cristianesimo.
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Il manoscritto di Shakespeare

Un affermato scrittore di provincia riceve una mattina la visita di un vecchio maestro in pensione, con una proposta tanto improbabile da non poter non venir ascoltata. Si tratta di scrivere la storia dell’enigma, e dell’instancabile ricerca per risolverlo, che ha occupato una vita intera con l’abbandono avventuroso e devoto di una specie di Graal personale. Tanti anni prima, in circostanze casuali, il vecchio maestro era venuto in possesso del manoscritto contenente la prova inconfondibile della vera identità di William Shakespeare; non il figlio autodidatta del guantaio di Stratford on Avon, ma uno scrittore siciliano, nobile fuggiasco per motivi religiosi. Ad affermarla, a coltivarla, a seguirla, il maestro aveva sacrificato tutto di se stesso, perdendo la propria reputazione ma guadagnando in compenso una giustificazione e un senso. Mezzo dubbioso mezzo divertito, lo scrittore ascolta le parole del fantasioso visitatore da cui si dipana una storia dislocata su diversi piani. Prima di tutto la vita, pirandellianamente doppia, dell’incredibile personaggio, divisa senza mediazioni tra il patetico, di una famiglia gretta che lo piglia per stolto, e l’eroico, dell’inseguimento delle carte e degli indizi reputati capaci di rivoluzionare la storia della letteratura. Poi la vicenda del manoscritto stesso, piena di contraddizioni e di misteri in cui i tanti buchi della biografia del falso Shakespeare sembrano sagomati su misura per essere riempiti dalle notizie di quello vero. Infine le trappole, le trame che altri cacciatori hanno teso, per proteggere la versione ufficiale del grande bardo della lingua inglese.
Domenico Seminerio è un maestro di sofisticati artefatti letterari: la sua inventiva si accende quando una situazione storica di partenza vera o verosimile, può servire a far compiere alla storia le più intricate acrobazie, e in essa far vorticare personaggi vestiti di panni dimessi.

Il manoscritto dell’imperatore

Parma, febbraio 1248. Dense colonne di fumo oscurano il cielo della città sotto assedio. L’incendio divampa nell’accampamento imperiale: i soldati di Federico II di Svevia giacciono a terra uccisi dai cittadini in rivolta. Il fuoco distrugge ogni cosa e le tende vengono saccheggiate, il manoscritto sull’arte della falconeria scritto di pugno da Federico II scompare. Nove mesi più tardi, l’imperatore delega al proprio vicario, Ezzelino da Romano, il compito di ritrovarlo. Non può permettere che vada perso: quei fogli contengono dissertazioni che potrebbero scatenare un’accusa di eresia e rompere l’equilibrio già precario con la Chiesa. Della missione è incaricato Gualdo da Margnano, luogotenente di Ezzelino che, insieme con il giovane miniaturista Francese Simone da Aix, raggiunge il castello di San Martino, dove forse è nascosto il trattato. Nessuno degli abitanti sembra conoscere l’esistenza di questo documento misterioso. Ma bisogna fare in fretta, esplorare ogni stanza, ogni andito. Una nuova guerra è cominciata. Le notizie sul manoscritto sono arrivate all’orecchio del papa. Innocenzo IV decide di affidare le ricerche a un inquisitore senza scrupoli. E mentre una vecchia pazza si aggira sui camminamenti delle mura e una strega esplora passaggi segreti, Matthew sarà coinvolto in crudeli giochi di potere, scanditi da enigmi sempre più insolubili. Fino a quando sarà il fato a decidere le sorti del manoscritto.
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Manoscritti segreti. Dai misteri del Mar Morto alle profezie di Nostradamus

Esistono libri completamente diversi da ogni altro e anche al concetto stesso di libro: sono libri che non comunicano né informano, ma occultano, sviano, confondono e suscitano inquietanti interrogativi. Libri dal contenuto oscuro, libri dal messaggio enigmatico, libri scritti in alfabeti ignoti o dimenticati, libri scritti da autori inafferrabili. Questi sono gli “scritti del mistero” di cui tratta questo saggio. Attraverso le più svariate epoche, dagli sconcertanti Manoscritti di Qumran all’incredibile enigma shakespeariano, dalle perdute conoscenze di antiche civiltà alle folgoranti anticipazioni del futuro di uno scrittore del XVIII secolo…
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La mano sinistra di Dio

Il collaboratore della polizia di Miami Dexter Morgan, esperto nell’esame delle macchie di sangue sulla scena del delitto, è un bell’uomo dotato di ironia e senso dell’umorismo. A prima vista potrebbe sembrare il fidanzato ideale per ogni brava ragazza. Eppure non lo è. Sotto questo aspetto esteriore cova, infatti, un istinto incontenibile a uccidere, per poi smembrare e dissanguare i cadaveri. Al contempo investigatore e serial chiller, Dexter ha la peculiare caratteristica di indirizzare la sua furia omicida esclusivamente su persone che se “lo meritano”.
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La mano rossa

Tra le decine di romanzi polizieschi di Edgar Wallace, “La mano rossa” spicca per un tema che conoscerà un enorme successo quando verrà ripreso da lan Fleming nel ciclo di James Bond: l’umanità minacciata da una catastrofe scatenata da un ‘organizzazione criminale e un solo uomo eccezionale in grado di sgominare la banda e impedire l’apocalisse. Naturalmente i decenni che separano Wallace da Fleming segnano differenze sostanziali: la Mano Rossa, che ricatta il governo inglese minacciando di innescare una terribile pestilenza in tutto il paese, è una organizzazione italiana capeggiata da un giovane e affascinante nobile senese, il conte Festini, e il suo antagonista, lo 007 ante litteram che la fronteggia, è Antonio Tillizini, gentiluomo d’azione, ma anche professore di Antropologia all’Università di Firenze e studioso lombrosiano. Ambientato tra Siena e l’Inghilterra, “La mano rossa” non è tuttavia solo un romanzo d’azione: la ricostruzione della Londra del secondo decennio del Novecento, l’accuratezza della caratterizzazione dei personaggi non solo i due italiani, ma anche gli indimenticabili protagonisti inglesi, la descrizione dell’ambiente degli immigrati italiani che ci riporta a un tempo nel quale i ‘diversi’ erano i nostri emigrati, conferiscono al romanzo uno spessore e un interesse che va ben al di là del puro intreccio di thriller.
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La mano di Fatima

Nei villaggi delle Alpujarras è esploso il grido della ribellione. Stanchi di ingiustizie e umiliazioni, i moriscos si battono contro i cristiani che li hanno costretti alla conversione. È il 1568. Tra i rivoltosi musulmani spicca un ragazzo di quattordici anni dagli occhi incredibilmente azzurri. Il suo nome è Hernando. Nato da un vile atto di brutalità – la madre morisca fu stuprata da un prete cristiano -, il giovane dal sangue misto subisce il rifiuto della sua gente. La rivolta è la sua occasione di riscatto: grazie alla sua generosità e al coraggio, conquista la stima di compagni più o meno potenti. Ma c’è anche chi, mosso dall’invidia, trama contro di lui. E quando nell’inferno degli scontri conosce Fatima, una ragazzina dagli immensi occhi neri a mandorla che porta un neonato in braccio, deve fare di tutto per impedire al patrigno di sottrargliela. Inizia così la lunga storia d’amore tra Fatima ed Hernando, un amore ostacolato da mille traversie e scandito da un continuo perdersi e ritrovarsi. Ma con l’immagine della mamma bambina impressa nella memoria, Hernando continuerà a lottare per il proprio destino e quello del suo popolo. Anche quando si affaccerà nella sua vita la giovane cattolica Isabel…
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Manifesto per l’uguaglianza

Il principio di uguaglianza è non soltanto un valore politico fine a se stesso e la principale fonte di legittimazione democratica delle pubbliche istituzioni, ma soprattutto un principio di ragione che dovrebbe informare qualunque politica in grado di affrontare le sfide globali dalle quali dipende il nostro futuro. In questi anni abbiamo assistito a una esplosione delle disuguaglianze senza precedenti nella storia. Un fenomeno che non solo è in contrasto con il principio di uguaglianza formulato in tutte le Costituzioni e le carte internazionali dei diritti, ma che mette in pericolo anche il futuro della democrazia, della pace e dello stesso sviluppo economico. In queste pagine, scritte da uno dei più autorevoli filosofi del diritto, il progetto dell’uguaglianza viene presentato come la base di una rifondazione della politica, sia dall’alto che dal basso: dall’alto, come programma riformatore, attraverso l’introduzione di limiti e vincoli ai poteri economici e finanziari, a garanzia sia dei diritti di libertà che dei diritti sociali; dal basso, come motore della mobilitazione e della partecipazione politica, essendo l’uguaglianza nei diritti fondamentali un fattore di ricomposizione unitaria e solidale dei processi di disgregazione sociale prodotti in questi anni dal dominio incontrastato dei mercati.

(source: Bol.com)

Il manifesto del Partito Comunista

Il manifesto del partito comunista venne compilato da Marx sulla base di appunti, di materiali e di discussioni comuni con Engels, fra il dicembre 1847 e il gennaio 1848. Venne stampato per la prima volta in tedesco a Londra, nel 1848. La prima traduzione italiana risale al 1893 (Milano, Uffici della Critica Sociale). La traduzione italiana utilizzata in questa edizione è quella di Palmiro Togliatti (Edizioni Rinascita, 1947, più volte ristampata) ed è tratta dal volume VI delle Opere complete di Marx e Engels (Editori Riuniti, 1973). La traduzione è condotta sulla prima edizione (pubblicata in opuscolo a Londra nel 1848).

Il manifesto dei cosmonisti

In questo “pastiche fantascientifico”, come è stato definito in Svezia, ispirato ai grandi classici del genere, da Ray Bradbury a Philip K. Dick e il Douglas Adams della *Guida galattica per autostoppisti*, Mikael Niemi lascia il Tornedal, la regione svedese al confine con la Finlandia resa famosa dal grande successo di *Musica Rock da Vittula*, e lo lascia, non senza un toccante congedo, a bordo di un astrobastimento. Questa volta è un cosmonista – così si chiameranno i camionisti intergalattici – e uno dei più esperti. Noi siamo i suoi passeggeri, dei novellini, al primo viaggio spaziale: Niemi ci prende a bordo e ci guida dalla buona vecchia Terra alle stazioni di servizio più sperdute sull’anello metallifero esterno, e anche più in là, oltre il Point of no Return, che solo i più audaci ponoristi superano, sapendo di non poter mai più rientrare alla base, di avere davanti a sé solo lo spazio infinito, il cui unico limite è stabilito dalla durata della loro stessa vita. Niemi ci accompagna tra una galassia e l’altra, portandoci a spasso nello spazio e nel tempo, facendoci entrare, alla faccia dei tremendi buttafuori, alla Buca della Cotica, il bar dove si danno appuntamento le più diverse creature dell’universo, e ci spiega con intelligenza e leggerezza tutti i segreti di un mondo improbabile ed esilarante. Ma, tra avidi affaristi capaci di vendere parte di un buco nero ai rappresentanti di un altro universo, sette religiose che cercano di convincerci con l’inganno che non esistono altre forme di vita intelligente, androidi costretti a fare “outing” per distinguersi dagli umani e alieni che ci truffano per garantirsi le nostre riserve di titanio, le creature che alla fine risultano più buffe e incomprensibili, sono quelle che provengono dal pianeta Terra, creature capaci di divertire e commuovere, intrappolate nei loro limiti eppure in grado di sognare e lottare, per non sprofondare nel buio dell’universo, per esserci quando, un giorno, ricomincerà tutto da capo.

I manicomi criminali

Questa denuncia terribilmente concreta è fatta da chi, per motivi differenti, vive nei manicomi criminali: da una parte i medici, i giudici, le guardie, i direttori; dall’altra gli internati. L’inchiesta è svolta in tre mani¬comi: Aversa, Montelupo e Castiglione delle Stiviere dove si viene rinchiusi a tempo indeterminato col parere di un solo giudice, senza alcuna garanzia di difesa. Tutti i diritti del detenuto sono violati: il diritto alla assistenza medica, se è vero che si tratta di «matti», i diritti all’alimentazione, all’igiene, al lavoro, all’informazione, all’integrità del proprio corpo. Il manicomio criminale e tutto il suo carico di orrore hanno oggi per la feroce volontà repressiva dello Stato una doppia funzione: uccidere i delinquenti «folli» e isolare i «politici» dal movimento di lotta che, pur fra tante contraddizioni, si sviluppa da alcuni anni anche nel carcere.

Con gli interventi di: Soccorso Rosso romano, Psichiatria Democratica (Sez. romana e campana) e Magistratura Democratica (Sez. romana).

Il manichino

Dan è un ragazzo inquieto e poco socievole che lavora in uno squallido, enorme centro commerciale. Odia il suo lavoro. Rhoda è una giovane freak nera, sfregiata da una cicatrice che tutti guardano con orrore, e ha qualcosa in comune con Dan: odia la propria vita. Un giorno Rhoda, per procurarsi la cocaina, trascina al centro commerciale il bambino a cui fa da baby sitter ma, in un momento di disattenzione, il ragazzino sparisce e lei va nel panico. Poi vede Dan e lo costringe ad aiutarla. Mentre esplorano corridoi illuminati dai neon sulle tracce del piccolo, inquietanti sms li attirano nelle viscere dell’edificio, dove sono accatastati mucchi di vecchi manichini e dal soffitto gocciola uno strano liquame. Tentando di fuggire da quel macabro spettacolo, si rendono conto di essere rimasti invischiati in un allucinante gioco a quiz gestito da qualcuno che rimane sempre nell’ombra e che dall’ombra osserva e ascolta ogni loro minimo gesto, ogni sillaba, ogni brivido d’orrore. Inseguiti da esseri informi, precipitano in un inquietante e mostruoso mondo parallelo, dove i commessi sono incatenati ai banconi, dove nessuno è normale, dove l’universo intero sembra popolato da manichini e freak che ai tavolini del bar si cibano di poltiglie sanguinolente. Riusciranno mai Dan e Rhoda a ritornare alla loro realtà? A sfuggire alla mente mostruosa che li vuole persi per sempre nei labirinti infernali dell’enorme, disumano centro commerciale?

Mangia che ti passa

Mettereste della sabbia nel serbatoio della vostra automobile? Certamente no. Eppure molti di noi fanno inconsapevolmente qualcosa di simile, ogni giorno, con una macchina assai più preziosa e delicata: il nostro organismo. In una vita di 80 anni una persona ingerisce in media dalle 30 alle 60 tonnellate di cibo. È quindi poco prudente sottostimare l’effetto della nutrizione sulla nostra salute. Di fatto, però, è ciò che è accaduto negli ultimi cento anni, nel corso dei quali la massiccia industrializzazione della produzione alimentare ha reso la nostra dieta terribilmente povera di nutrienti lasciandola ricca di una sola cosa: le calorie. Le nuove frontiere della genomica ci insegnano però che il cibo non è un semplice carburante, ma ha un ruolo assai più importante: “dialoga” con il nostro organismo, mandando messaggi di salute o malattia. Sul piano scientifico, negli ultimi decenni sono emersi infatti con certezza non solo gli effetti dannosi dell’alimentazione moderna ma anche quelli preventivi e perfino terapeutici dei cibi naturali. È stato scoperto come le sostanze contenute nei cibi sono in grado di interagire con i nostri geni, fino a modulare le risposte cellulari. È questo il campo della nutrigenomica, una disciplina che sta rivoluzionando il modo di considerare il cibo e che ci offre le conoscenze per utilizzare i nutrienti al fine di “riparare” il nostro terreno biologico, impedendo che vi attecchiscano le malattie e favorendo il fiorire della salute. Da un medico all’avanguardia, che si occupa delle nuove frontiere della prevenzione, un libro prezioso per ritrovare nell’alimentazione corretta la medicina che tutti stiamo cercando. (source: Bol.com)

Una manciata di more

Una contrada fuori mano dell’Italia meridionale. I mutamenti politici, l’indomani dell’ultima guerra, vi acquistano un’evidenza esemplare, suscitando le medesime illusioni e paure che altrove. Ma dopo tutto, dice Silone, le relazioni fra gli uomini rimasero le antiche. Contadini e pastori, vecchi proprietari in concorrenza con gli arricchiti del mercato nero, funzionari dei nuovi apparati e, fra gli altri, un gruppo di uomini onesti, di varia origine e formazione, restii a falsificare in termini di potere e di sopraffazione la loro spontaneità umana, a tradire i propri moti di istintiva solidarietà. Ne nasce un tono patetico, commosso e, in fin dei conti, schiettamente utopistico. Benché la persecuzione finisca per prevalere, nella narrazione la speranza si salva, grazie a una risorsa che unisce alla concretezza dell’umile fatto di cronaca il valore del mito.
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### Sinossi
Una contrada fuori mano dell’Italia meridionale. I mutamenti politici, l’indomani dell’ultima guerra, vi acquistano un’evidenza esemplare, suscitando le medesime illusioni e paure che altrove. Ma dopo tutto, dice Silone, le relazioni fra gli uomini rimasero le antiche. Contadini e pastori, vecchi proprietari in concorrenza con gli arricchiti del mercato nero, funzionari dei nuovi apparati e, fra gli altri, un gruppo di uomini onesti, di varia origine e formazione, restii a falsificare in termini di potere e di sopraffazione la loro spontaneità umana, a tradire i propri moti di istintiva solidarietà. Ne nasce un tono patetico, commosso e, in fin dei conti, schiettamente utopistico. Benché la persecuzione finisca per prevalere, nella narrazione la speranza si salva, grazie a una risorsa che unisce alla concretezza dell’umile fatto di cronaca il valore del mito.

Le mamme ribelli non hanno paura

«*Giada Sundas è una narratrice naturale, ha la rara capacità di farti passare dal riso al pianto in poche righe. Un libro che parla di quanto diventare responsabili per un’altra vita significhi diventare responsabili anche della nostra.*»
**Matteo Bussola, autore di «Notti in bianco, baci a colazione»**
«*Un libro spriz. Di quelli che ti tirano su il morale. Non un romanzo ma un diario di una mamma sgangherata. Fragile e amorevole, che si incazza e ride, che urla e accarezza in un’alternanza di amore ed odio tipico delle madri. Un bell’esordio. Brava!*»
**Luciana Littizzetto**
***Ci sono stati giorni in cui ho organizzato complicate attività ludico-pedagogiche, altri in cui ti ho convinta che passare l’aspirapolvere fosse il massimo dello spasso; ci sono stati giorni in cui ho organizzato una linea d’azione la sera prima, altri in cui ti ho tirato giù dal letto urlando, fatto fare colazione con gli avanzi di cibo trovati in macchina e ti ho lavato la faccia nella fontanella della scuola; ci sono stati giorni in cui ho preparato una complessa ricetta, ripagata con la totale indifferenza, altri in cui ho ricevuto i complimenti per i fusilli olio e parmigiano. *****
Appena ha sentito un piccolo cuore battere dentro di sé, Giada ha cominciato a essere madre. Ma solo quando l’ha stretta tra le braccia quella vita è esistita davvero. Un attimo prima Giada era una persona, un attimo dopo un’altra, e per sempre. Perché quando nasce un figlio si rinasce di nuovo. Si rinasce madri. Da quel giorno ha studiato tutti i manuali esistenti in commercio e ha ascoltato ogni consiglio. Affinché Mya, il suo dono più prezioso, fosse al sicuro, protetta, amata. Eppure non sempre tutto le veniva come era scritto in quei libri o come le avevano detto di fare. Ed è stato allora che ha capito una grande verità: che non esistono regole, leggi, dogmi imprescindibili. Il mestiere di madre si fa ogni giorno, si impara sul campo tra una ninnananna ricca di parole dolci e un rigurgito che rimane su una maglia per giorni. Tra un abbraccio che arriva inaspettato e cambia la giornata e un cartone animato che si odia perché lo si conosce ormai a memoria. Non c’è una ricetta, nessuno la conosce. Le risposte sono dentro ogni madre, sono lì, nel profondo dove risiede l’istinto. Dove vive e cresce l’amore più incondizionato che si possa provare. Dove non c’è bisogno di consultare nessuna enciclopedia per sapere cosa è giusto fare. È l’imperfezione l’unica verità. La morbidezza di un bacio sbavato, la bellezza di un codino che non riesce a star dritto. La ribellione di scegliere un calzino di un colore diverso dall’altro. Sono queste le magie che scaldano il cuore e fanno un figlio felice. Perché solo non seguendo le regole si trova il coraggio di essere madri a proprio modo.
**Giada Sundas è la mamma più famosa del web.** I suoi post sulla sua esperienza di madre hanno avuto migliaia di condivisioni.
***Le mamme ribelli non hanno paura***** è il suo primo romanzo.** Un debutto che partendo dalla vita parla al cuore di tutti. Un piccolo regalo a una bimba di due anni perché possa scoprire un giorno come è venuta al mondo, da quale amore, da quali errori, da quali scelte. Una storia sulla maternità, quella vera che si fa passo dopo passo, fatica dopo fatica, felicità dopo felicità. **
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### Sinossi
«*Giada Sundas è una narratrice naturale, ha la rara capacità di farti passare dal riso al pianto in poche righe. Un libro che parla di quanto diventare responsabili per un’altra vita significhi diventare responsabili anche della nostra.*»
**Matteo Bussola, autore di «Notti in bianco, baci a colazione»**
«*Un libro spriz. Di quelli che ti tirano su il morale. Non un romanzo ma un diario di una mamma sgangherata. Fragile e amorevole, che si incazza e ride, che urla e accarezza in un’alternanza di amore ed odio tipico delle madri. Un bell’esordio. Brava!*»
**Luciana Littizzetto**
***Ci sono stati giorni in cui ho organizzato complicate attività ludico-pedagogiche, altri in cui ti ho convinta che passare l’aspirapolvere fosse il massimo dello spasso; ci sono stati giorni in cui ho organizzato una linea d’azione la sera prima, altri in cui ti ho tirato giù dal letto urlando, fatto fare colazione con gli avanzi di cibo trovati in macchina e ti ho lavato la faccia nella fontanella della scuola; ci sono stati giorni in cui ho preparato una complessa ricetta, ripagata con la totale indifferenza, altri in cui ho ricevuto i complimenti per i fusilli olio e parmigiano. *****
Appena ha sentito un piccolo cuore battere dentro di sé, Giada ha cominciato a essere madre. Ma solo quando l’ha stretta tra le braccia quella vita è esistita davvero. Un attimo prima Giada era una persona, un attimo dopo un’altra, e per sempre. Perché quando nasce un figlio si rinasce di nuovo. Si rinasce madri. Da quel giorno ha studiato tutti i manuali esistenti in commercio e ha ascoltato ogni consiglio. Affinché Mya, il suo dono più prezioso, fosse al sicuro, protetta, amata. Eppure non sempre tutto le veniva come era scritto in quei libri o come le avevano detto di fare. Ed è stato allora che ha capito una grande verità: che non esistono regole, leggi, dogmi imprescindibili. Il mestiere di madre si fa ogni giorno, si impara sul campo tra una ninnananna ricca di parole dolci e un rigurgito che rimane su una maglia per giorni. Tra un abbraccio che arriva inaspettato e cambia la giornata e un cartone animato che si odia perché lo si conosce ormai a memoria. Non c’è una ricetta, nessuno la conosce. Le risposte sono dentro ogni madre, sono lì, nel profondo dove risiede l’istinto. Dove vive e cresce l’amore più incondizionato che si possa provare. Dove non c’è bisogno di consultare nessuna enciclopedia per sapere cosa è giusto fare. È l’imperfezione l’unica verità. La morbidezza di un bacio sbavato, la bellezza di un codino che non riesce a star dritto. La ribellione di scegliere un calzino di un colore diverso dall’altro. Sono queste le magie che scaldano il cuore e fanno un figlio felice. Perché solo non seguendo le regole si trova il coraggio di essere madri a proprio modo.
**Giada Sundas è la mamma più famosa del web.** I suoi post sulla sua esperienza di madre hanno avuto migliaia di condivisioni.
***Le mamme ribelli non hanno paura***** è il suo primo romanzo.** Un debutto che partendo dalla vita parla al cuore di tutti. Un piccolo regalo a una bimba di due anni perché possa scoprire un giorno come è venuta al mondo, da quale amore, da quali errori, da quali scelte. Una storia sulla maternità, quella vera che si fa passo dopo passo, fatica dopo fatica, felicità dopo felicità. **

Mamma e papà hanno un nuovo compagno. Come costruire una famiglia allargata felice

Dalla separazione alla nuova coabitazione, il libro descrive dettagliatamente le diverse tappe che portano a ricostruire una nuova famiglia, e per ciascuno di questi passaggi propone soluzioni concrete a tutti gli aspetti più difficili. L’autrice consiglia non solo come gestire la separazione, ma anche come ‘ricostruire’ la propria vita sentimentale, tenendo conto dei figli. Con sensibilità e competenza affronta dunque diversi temi: come presentare i bambini al nuovo compagno o compagna; come coinvolgerli; come sciogliere i nodi dei rapporti con eventuali figli del nuovo partner; come affrontare la decisione di creare una nuova famiglia e concepire, perché no, un altro bambino… e altri ancora.
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