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Cambio al comando

I Ringiovanisti sospettano che farmaci nocivi siano stati volutamente messi in circolazione per sabotare i programmi di ringiovanimento, mettendo a rischio i profitti che ne derivano. Gli Stati limitrofi temone l’espansione aggressiva delle Familias Regnant, alimentate da crescita demografica e allungamento della vita. Un feroce ammutinamento scoppia in uno dei pianeti delle Famiglie, la situzione precipita e la Flotta viene mobilitata. In questo turbolento scenario di paura, sospetto e pericolo, il comandante Esmay Suiza sta finalmente per sposare Barin Serrano, ma deve inaspettatamente scontrarsi con l’ostilità delle rispettive famiglie, e non solo…

Caligola. Impero e follia

Ha appena cinque anni, Gaio Giulio Cesare, quando il padre decide di portarlo con sé per una campagna militare nelle terre da cui ha preso il suo nome: la Germania. Perché suo padre è Germanico, il più potente e acclamato generale di Roma. L’uomo che molti vorrebbero incoronare imperatore, al posto dell’odiato e temuto Tiberio. Il comandante che non ha paura di nulla, tranne che di un essere umano: la moglie, Agrippina, nipote di Augusto, la madre dei suoi figli. Tra loro c’è Gaio, che non ama il suo nome e preferisce il soprannome che gli hanno dato i suoi amici legionari, cui procura schiave e divertimenti, ottenendo in cambio di essere accolto nel loro gruppo e ricevere i loro duri insegnamenti. Quel soprannome che prende origine dalle calzature militari troppo larghe che ha sempre ai piedi, le “caligae”. Quel soprannome che porterà con sé per tutta la vita: Caligola. È quando suo padre Germanico viene avvelenato ad Antiochia, la terza città più grande del mondo, il piccolo Caligola giura che avrà la sua vendetta. E in quel momento che capisce che essere amato non basta, che essere un grande guerriero non è sufficiente, che il vero potere risiede nelle informazioni. Per questo impara ad attraversare non visto i corridoi dei palazzi imperiali, dove viene a conoscenza di trame, intrighi e congiure, ordite da uomini assetati di potere e da donne crudeli e disinibite. Sotto il sorriso maligno del vecchio Tiberio, che pare avere stretto un patto con gli dèi, tanto si mantiene lucido, energico e spietato…
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Il califfato e l’Europa

***Vincitore del Premio “Città delle Rose” 2016***
Crociata, jihad, guerra di religione, scontro di civiltà, sono parole che sembravano appartenere, ormai, ai libri di storia, e a epoche spaventose molto lontane dalla nostra. Eppure, nell’escalation di tensione e di allarme mediatico incominciata con l’attentato delle Torri Gemelle di New York l’11 settembre del 2001, e rinfocolata oggi dagli orrori perpetrati in Francia e nel mondo dai terroristi dello Stato Islamico, queste parole sono tornate drammaticamente attuali. Ma esiste davvero un conflitto tra culture e civiltà incompatibili? E, se davvero siamo in guerra, quando è iniziata, chi l’ha dichiarata, e perché? Davvero l’Occidente incarna i valori di democrazia, libertà e tolleranza in cui tutti noi sosteniamo di identificarci? La storia dei rapporti tra Europa e Islam, dal Medioevo all’età contemporanea, è lunga e complessa, in un’alternanza di paci e di guerre, e persino di alleanze e di strettissimi rapporti diplomatici e commerciali. Eppure, al giorno d’oggi i media raccontano quotidianamente la cronaca di una coesistenza impossibile, di uno scontro di cui è sempre più difficile individuare le cause. In un libro che muove dagli albori della religione islamica per arrivare fino ai giorni nostri, Franco Cardini esplora le diverse fasi della storia di amore e odio tra l’Europa e il Vicino Oriente, soffermandosi sui momenti chiave dell’Illuminismo, dell’orientalismo ottocentesco, delle trame britanniche negli anni delle grandi guerre del secolo scorso, per gettare luce sulle troppe ombre delle vicende degli ultimi decenni. Dalla nascita di Israele e dall’Egitto di Nasser, passando per le periferie della Guerra fredda, Cardini fa luce su un drammatico susseguirsi di errori politici, di governi bugiardi e di guerre ingiuste, che hanno dato forma agli anni carichi di paura e d’incomprensione in cui stiamo imparando a vivere.
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### Sinossi
***Vincitore del Premio “Città delle Rose” 2016***
Crociata, jihad, guerra di religione, scontro di civiltà, sono parole che sembravano appartenere, ormai, ai libri di storia, e a epoche spaventose molto lontane dalla nostra. Eppure, nell’escalation di tensione e di allarme mediatico incominciata con l’attentato delle Torri Gemelle di New York l’11 settembre del 2001, e rinfocolata oggi dagli orrori perpetrati in Francia e nel mondo dai terroristi dello Stato Islamico, queste parole sono tornate drammaticamente attuali. Ma esiste davvero un conflitto tra culture e civiltà incompatibili? E, se davvero siamo in guerra, quando è iniziata, chi l’ha dichiarata, e perché? Davvero l’Occidente incarna i valori di democrazia, libertà e tolleranza in cui tutti noi sosteniamo di identificarci? La storia dei rapporti tra Europa e Islam, dal Medioevo all’età contemporanea, è lunga e complessa, in un’alternanza di paci e di guerre, e persino di alleanze e di strettissimi rapporti diplomatici e commerciali. Eppure, al giorno d’oggi i media raccontano quotidianamente la cronaca di una coesistenza impossibile, di uno scontro di cui è sempre più difficile individuare le cause. In un libro che muove dagli albori della religione islamica per arrivare fino ai giorni nostri, Franco Cardini esplora le diverse fasi della storia di amore e odio tra l’Europa e il Vicino Oriente, soffermandosi sui momenti chiave dell’Illuminismo, dell’orientalismo ottocentesco, delle trame britanniche negli anni delle grandi guerre del secolo scorso, per gettare luce sulle troppe ombre delle vicende degli ultimi decenni. Dalla nascita di Israele e dall’Egitto di Nasser, passando per le periferie della Guerra fredda, Cardini fa luce su un drammatico susseguirsi di errori politici, di governi bugiardi e di guerre ingiuste, che hanno dato forma agli anni carichi di paura e d’incomprensione in cui stiamo imparando a vivere.

La Califfa

La Califfa è una bellissima ragazza di origine popolare che diventa l’amante di Annibale Doberdò: l’industriale piú potente della città, una sorta di Mastro-don Gesualdo, autorevole e spregiudicato. Memorabile ritratto di donna libera, sana di fondo e, a suo modo, innocente. La Califfa è un’amante senza servilità nella cui schiettezza amorosa l’industriale ritrova, in un punto nevralgico della sua esistenza, una voglia nuova di vita e la sua stessa libertà. Contro questa relazione si armano tutti i potenti della sua corte, ma sarà solo la morte improvvisa di Doberdò a stroncarla. E la Califfa tornerà nel suo quartiere d’origine, sola, ma con la coscienza di aver contribuito a trasformare, oltre che l’anima e l’intimità di un uomo, l’aspetto sociale di una città.
‘Romanzo centrale’ negli anni Sessanta, per la limpida riuscita letteraria e perché testimonia, attraverso alcuni grandi protagonisti, splendori e miserie di quel miracolo economico italiano che avrebbe ispirato la migliore narrativa e il miglior cinema dell’epoca.
La notorietà del romanzo è stata amplificata dal film girato dallo stesso Alberto Bevilacqua e interpretato da una indimenticabile Romy Schneider insieme a Ugo Tognazzi.

(source: Bol.com)

Calico Joe (Versione italiana)

Due uomini diversi per età, carattere, personalità. Ma accomunati dalla stessa professione: il baseball. Uno è Warren Tracey, donnaiolo, alcolista e pessimo padre che, ormai sul viale del tramonto, gioca le sue ultime partite nei Mets di New York, appesantito dagli anni e dalla frustrazione per una carriera che avrebbe voluto diversa. L’altro è l’astro nascente Joe Castle, ventun anni, originario di Calico Rock, nel profondo Arkansas, che sta mietendo successi nelle file dei Cubs di Chicago. La popolarità di Joe è alle stelle: il clamore dei suoi record e delle sue prodezze echeggia dalle tivù e dalle radio di tutto il paese, rendendolo in breve tempo l’idolo dei fan del baseball, primo fra tutti Paul Tracey, il figlio undicenne di Warren. È il 1973 quando suo padre si ritrova finalmente faccia a faccia con Joe sul diamante dello Shea Stadium di New York in una partita che passerà tristemente alla storia. Sotto gli occhi attoniti del figlio, Warren lancia una palla veloce che cambierà per sempre i destini dei due giocatori. Dopo trent’anni, Paul non ha dimenticato quell’incontro, che ha irrimediabilmente segnato la vita del formidabile atleta entrato nella Hall of Fame del baseball come Calico Joe. Ma Warren è gravemente ammalato e Paul, pur non avendo da tempo alcun rapporto con lui, vuole che i suoi ultimi giorni siano un’occasione per riscattarsi da un’esistenza mediocre e lo convince a compiere un gesto semplice ma memorabile. Maestro indiscusso del legal thriller, John Grisham questa volta regala al lettore una storia indimenticabile sui valori più autentici che rendono la vita degna di essere vissuta. Calico Joe è un romanzo commovente, incentrato sul tema del perdono e della seconda possibilità che la vita può offrire a ognuno.

La calda voce della notte (eLit)

Il suo nome è Jo e lavora alla radio come speaker, ma la sua propensione più autentica non sono le onde radio, bensì le vibrazioni più frementi ed esplicite delle avventure erotiche. D’altra parte Jo, in queste situazioni sempre più azzardate e sempre più piccanti, non si fa mancare proprio nulla. Club molto privati dove si svolgono incontri di ogni tipo, giochi molto particolari, ad altissima temperatura di sensualità, giochi bollenti in cui c’è il rischio di scottarsi davvero, e di perdere Patrick, un uomo speciale, col quale avrebbe potuto nascere qualcosa. Eppure, alla fine, sarà di nuovo la calda voce di Jo a trionfare su tutto, dentro e fuori dal letto.
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### Sinossi
Il suo nome è Jo e lavora alla radio come speaker, ma la sua propensione più autentica non sono le onde radio, bensì le vibrazioni più frementi ed esplicite delle avventure erotiche. D’altra parte Jo, in queste situazioni sempre più azzardate e sempre più piccanti, non si fa mancare proprio nulla. Club molto privati dove si svolgono incontri di ogni tipo, giochi molto particolari, ad altissima temperatura di sensualità, giochi bollenti in cui c’è il rischio di scottarsi davvero, e di perdere Patrick, un uomo speciale, col quale avrebbe potuto nascere qualcosa. Eppure, alla fine, sarà di nuovo la calda voce di Jo a trionfare su tutto, dentro e fuori dal letto.

La calda notte dell’ispettore Tibbs

Virgil Tibbs è un ispettore di polizia di colore finito per caso in un paesino della Carolina, nel giorno in cui è stato commesso un delitto eccellente. A Wells vige il più rigido segregazionismo contro i “negri”, la paranoia della contaminazione è tale per cui basta una goccia di “sangue nero” in una persona per vietargli lo sgabello del bar o una stanza dell’hotel in città. È offensivo per l’intera comunità che proprio lui venga imposto allo sceriffo locale in quanto esperto di scienza investigativa. Il racconto oscilla dunque tra il piano dell’inchiesta scientifica e quello del dramma psicologico del rapporto, tra Tibbs e gli altri investigatori, che parte dall’odio razziale per giungere all’accettazione della persona grazie ai suoi meriti.
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I calabroni. Romanzo di una multinazionale

Questa storia inizia il giorno della caduta del Muro di Berlino. I manager dell’economia tedesca, in particolare quelli di una grande multinazionale della chimica, capiscono immediatamente che da quel momento nulla sarà più come prima; che i capitali inizieranno a circolare liberamente, che l’economia e la finanza non saranno più le stesse, così come cambieranno per sempre le regole di gestione delle loro aziende. Per sopravvivere bisognerà crescere, e per crescere bisognerà comprare. Il romanzo racconta questa vicenda imprenditoriale e finanziaria, che rapidamente si allarga in Italia, dove si trovano molte imprese appetibili. Sulla scena, una serie di personaggi indimenticabili: dal dottor Hettche, burbero top manager tedesco prossimo alla pensione, fino al raffinato e melanconico italo-svizzero Nikolaus Bernoulli, titolare di un’azienda milanese di fine chemicals, passando per “il Punta”, il brianzolo Ivan Puntatore, proprietario di un network distributivo di prodotti chimici; e ancora molti altri uomini e donne con i loro problemi professionali e soprattutto con le loro vicende umane: le lotte intestine, gli amori, le carriere, le preoccupazioni familiari, le meschinità, le vendette.

I calabroni

Tutti i top manager delle venti top corporation siedono nei Supervisory Board di tutte le altre top. Un club. Un club che ronza come un’arnia di calabroni infuriati. Questa storia inizia il giorno della caduta del Muro di Berlino. I manager dell’economia tedesca, in particolare quelli di una grande multinazionale della chimica, capiscono immediatamente che da quel momento nulla sarà più come prima; che i capitali inizieranno a circolare liberamente, che l’economia e la finanza non saranno più le stesse, così come cambieranno per sempre le regole di gestione delle loro aziende. Per sopravvivere bisognerà crescere, e per crescere bisognerà comprare. Il romanzo racconta questa vicenda imprenditoriale e finanziaria, che rapidamente si allarga in Italia, dove si trovano molte imprese appetibili. Sulla scena, una serie di personaggi indimenticabili: dal dottor Hettche, burbero top manager tedesco prossimo alla pensione, fino al raffinato e melanconico italo-svizzero Nikolaus Bernoulli, titolare di un’azienda milanese di fine chemicals, passando per il Punta, il brianzolo Ivan Puntatore, proprietario di un network distributivo di prodotti chimici; e ancora molti altri uomini e donne con i loro problemi professionali e soprattutto con le loro vicende umane: le lotte intestine, gli amori, le carriere, le preoccupazioni familiari, le meschinità, le vendette. Una grande epica contemporanea, un romanzo scritto con stile graffiante e originale, che appassiona, diverte, commuove e ci aiuta a capire chi, come e quando ha posto le basi del mutamento economico che ha cambiato il nostro modo di vivere.

Il caffè dei piccoli miracoli

Eleonore Delacourt ha venticinque anni e ama la lentezza. Invece di correre, passeggia. Invece di agire d’impulso, riflette. Invece di dichiarare il suo amore al professore di filosofia alla Sorbonne, sogna. E non salirebbe mai e poi mai su un aereo, in nessuna circostanza. Timida e romantica, Nelly – come preferisce essere chiamata – adora i vecchi libri, crede nei presagi, piccoli messaggeri del destino, diffida degli uomini troppo belli e non è certo coraggiosa come l’adorata nonna bretone con cui è cresciuta, che le ha lasciato in eredità l’oggetto a lei più caro: un anello di granati con dentro una scritta in latino, “Omnia vincit amor”. Sicuramente, Nelly non è il tipo di persona che di punto in bianco ritira tutti i propri risparmi, compra una costosissima borsa rossa e, in una fredda mattina di gennaio, lascia Parigi in fretta e furia per saltare su un treno. Un treno diretto a Venezia. Ma a volte nella vita le cose, semplicemente, accadono. Cose come una brutta influenza e una delusione d’amore ancora più brutta. Cose come una frase enigmatica trovata dentro un vecchio libro della nonna, con accanto una certa citazione in latino… Un’incantevole storia d’amore che racconta perché può essere una fortuna far cadere la propria borsa nel Canal Grande, concedere un po’ di fiducia a un veneziano scandalosamente bello e accettare di sentirsi letteralmente mancare la terra sotto i piedi. Un viaggio appassionante tra i “quais” di Parigi e le calli di Venezia, fino a un piccolo caffè dove si celano segreti in attesa di essere svelati e i miracoli sembrano davvero possibili.

La caduta

Clamence, un brillante avvocato parigino, abbandona improvvisamente la sua carriera e sceglie come quartier generale un locale d’infimo ordine, il Mexico-City, ad Amsterdam.Presa coscienza dell’insincerità e della doppiezza che caratterizza la sua vita, Clamence decide di redimersi confessando e incitando (per sincerità, per virtù, per dialettica?) gli occasionali avventori della taverna portuale a confessare la loro “cattiva coscienza”. Ma non bisogna lasciarsi ingannare: Clamence non si redime. L’eroe di Camus secondo le sue stesse parole “percorre una carriera di falso profeta che grida nel deserto e rifiuta di uscirne”.

La caduta nel tempo

“Non siamo realmente noi se non quando, mettendoci di fronte a noi stessi, non coincidiamo con niente, nemmeno con la nostra singolarità” leggiamo già alle prime righe di questo libro. E subito sappiamo di trovarci di fronte a qualcuno che non si identifica né con l’uomo, né con la specie, né con una causa qualsivoglia, e neppure con se stesso. Pubblicato nel 1964, questo testo mostra con evidenza come il pensiero dell’autore fosse proiettato in avanti, verso temi che oggi appaiono ancora più urgenti. Si parla dell’albero della vita, della civiltà, dello scetticismo, della barbarie, della gloria, della malattia come in una sequenza di meditazioni segretamente collegate.
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La caduta nel tempo

«Non siamo realmente noi se non quando, mettendoci di fronte a noi stessi, non coincidiamo con niente, nemmeno con la nostra singolarità» leggiamo già alle prime righe di questo libro. E subito ci coglie quel senso di lieve ebbrezza e di vertigine che accompagna ogni lettura di Cioran. Subito sappiamo di trovarci di fronte a qualcuno che non si identifica né con l’uomo, né con la specie, né con una causa qualsivoglia – e neppure con se stesso. Come se una felice e insanabile divaricazione separasse il soggetto che parla da ogni credulità, ma al tempo stesso gli concedesse il respiro di chi sa riconoscere – e anche abbandonare – tutti i fantasmi e tutti gli dèi. Pubblicato nel 1964, *La caduta nel tempo* è uno dei libri di Cioran che mostrano con maggiore evidenza come il suo pensiero fosse proiettato in avanti, verso temi che appaiono oggi ancora più urgenti. Si parla dell’albero della vita, della civiltà, dello scetticismo, della barbarie, della gloria, della malattia, come in una sequenza di meditazioni segretamente collegate. Il percorso è sempre obliquo, ed evita così la pedanteria e la pesantezza di un approccio frontale a temi inesauribili ed elusivi. Primo fra tutti il tempo, e quella «caduta nel tempo» che costituisce la Storia – mentre già si profila, allarmante ed enigmatica, un’altra caduta: *dal* tempo, e dunque dalla Storia.

La caduta di Roma e la fine della civiltà

Roma non è caduta. O almeno cosi dicono le più recenti teorie storiografiche. La transizione al dominio germanico sarebbe stata graduale e pacifica, risultato di una progressiva integrazione delle popolazioni del nord, vitali ma primitive, nel grande organismo imperiale, raffinato e ormai prossimo all’esaurimento. II loro mescolarsi avrebbe dato vita a una nuova era di positive trasformazioni culturali. Niente affatto, sostiene Bryan Ward-Perkins. Ma quale integrazione, quale proficua sistemazione delle popolazioni esterne entro i confini dell’impero! “I Germani che invasero l’impero d’Occidente occuparono o estorsero con la minaccia della forza la massima parte dei territori in cui si stabilirono, senza alcun accordo formale sulla divisione delle risorse con i loro nuovi sudditi romani. Dovunque si abbiano testimonianze di una certa ampiezza, la norma era indubbiamente la conquista o la resa alla minaccia della forza, e non un accordo pacifico”.

La caduta di Neskaya

Sulle vette degli Heller, Coryn Leynier, figlio minore di un signore del pianeta Darkover, si risveglia dall’incubo in cui un fuoco rabbioso divora le foreste di Verdanta che lo circondano. Ma scopre che non si tratta affatto di un sogno. Mentre gli abitanti delle sue terre lottano contro il più grande incendio a memoria d’uomo, Lord Leynier lancia una disperata richiesta d’aiuto ai suoi più immediati vicini, gli Storn di High Kinnally. Gli antichi rancori però sono difficili da dimenticare, e Lord Storn rifiuta. Tutto sembra perduto tra le fiamme, quando il soccorso giunge da Rumail, il laranzu della Torre di Neskaya. Un aiuto miracoloso quanto inatteso, motivato da ragioni ben diverse dalla nobiltà d’animo, perché Rumail è lì soprattutto per esaminare il laran, la straordinaria dote psichica di Coryn. E non solo…
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La caduta di Cronopolis

L’Impero Cronotico regna su più di un millennio di storia umana, spostando risorse e uomini da un secolo all’altro, e consolidando intorno a sé la struttura dello spazio e del tempo. Tuttavia anche una civiltà così estesa ha i suoi piedi di argilla: può venire colpita ai suoi inizi, agendo contro lo scienziato che in un secolo lontano ha inventato la prima macchina del tempo. Per difendersi da questa eventualità, l’Impero ha confuso i fili della storia, trasformando la propria origine in leggenda: così credono i suoi oppositori. Ma forse la risposta è un’altra, e il legame tra passato e futuro è già stato fissato. Forse nei primi giorni dell’Impero Cronotico sono già stati decisi anche gli ultimi.