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Sulle ali di un angelo

Nutrita dall’odio e dal disprezzo, la guerra fra Nephilim e angeli caduti rischia di travolgere gli esseri umani. E anche se le incomprensioni fra Nora e Patch sono finite, per i due giovani amanti le prove diventano sempre più difficili. Il momento che a lungo hanno cercato di rimandare, quello in cui è necessario affrontare i segreti nascosti nel passato di entrambi, è arrivato. Insieme sono chiamati a una sfida apparentemente impossibile: riunire due mondi inconciliabili, da secoli in lotta fra loro e disposti a tutto pur di vincere. Nessuna remora, nessuna pietà.
Patch e Nora, che per nascita o per forza combattono nei due schieramenti opposti, sono costretti a scegliere se cedere al tradimento o dimenticare un amore che trascende i confini fra cielo e terra. Armati solo della propria fede l’uno nell’altra, la ragazza e il suo angelo sono chiamati a una battaglia disperata contro ciò che ha il potere di distruggere tutto quello per cui hanno lottato.

(source: Bol.com)

Sulle ali delle aquile

Teheran, 1979. In piena rivoluzione khomeinista i magistrati iraniani decidono arbitrariamente di fare arrestare due dirigenti di un’industria texana di computer che fa capo al magnate Ross Perot, con l’accusa di aver incassato una commessa illecita. Nonostante la loro estraneità ai fatti, neppure il governo degli Stati Uniti riesce a ottenerne la liberazione. Prende così corpo l’idea, audace al limite della follia, di ricorrere a un commando guidato dal colonnello Bull Simons, incaricato di far evadere i due prigionieri e di farli tornare sani e salvi in patria insieme agli altri impiegati dell’azienda rimasti in Iran. Un romanzo basato su un evento reale di grande impatto emotivo e forza drammatica, una missione impossibile che da storia vera è divenuta leggenda.

Sulle ali della notte

Condannato all’oscura esistenza dei non-morti da oltre due secoli, Eric Marquand non si è mai lamentato del destino che lo ha costretto a vivere per sempre nelle tenebre. Finché incontra Tamara Dey, la donna che ha conquistato il suo cuore e che non potrà mai essere sua, perché possederla significherebbe distruggerla. Ma lei, pur spaventata dall’aura di disperazione che avvolge quella misteriosa creatura della notte, sa che il suo fato è indissolubilmente legato a quello di Eric e, sfidando ogni logica, abbraccia fiduciosa il sentimento che la trascina tra le braccia dell’affascinante vampiro. E per salvare quell’amore è disposta ad andare contro tutto ciò che ha sempre creduto.
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### Sinossi
Condannato all’oscura esistenza dei non-morti da oltre due secoli, Eric Marquand non si è mai lamentato del destino che lo ha costretto a vivere per sempre nelle tenebre. Finché incontra Tamara Dey, la donna che ha conquistato il suo cuore e che non potrà mai essere sua, perché possederla significherebbe distruggerla. Ma lei, pur spaventata dall’aura di disperazione che avvolge quella misteriosa creatura della notte, sa che il suo fato è indissolubilmente legato a quello di Eric e, sfidando ogni logica, abbraccia fiduciosa il sentimento che la trascina tra le braccia dell’affascinante vampiro. E per salvare quell’amore è disposta ad andare contro tutto ciò che ha sempre creduto.

Sulla vetta del mondo

L’epica storia della prima scalata al K2 «Un’altra giravolta nella storia per la salita italiana al K2. Un altro pezzo di verità che esce da una foto.» 8611 metri d’altezza, questo è il K2. È la seconda montagna più alta della terra dopo l’Everest, ma arrivare in cima è molto più difficile. In questo libro, Mick Conefrey descrive i primi avvincenti tentativi di scalarne la vetta e ci regala un affascinante resoconto della prima, complessa e vittoriosa esplorazione. Dall’occultista Aleister Crowley al Duca degli Abruzzi, da Fritz Wiessner al tormentato Charlie Houston, fino ad Achille Compagnoni e Lino Lacedelli, i due scalatori della spedizione italiana, promossa e diretta da Ardito Desio, che nel 1954 per prima raggiunse la cima: Sulla vetta del mondo racconta numerose ascese, spesso sfortunate, sempre avventurose. E proprio sull’avventura italiana l’autore getta nuova luce, grazie ad alcuni particolari finora sfuggiti agli studiosi. Conefrey evoca la vera atmosfera del Monte Selvaggio e cerca di spiegare l’incredibile fascino che esercita la “montagna dell’alpinista”, nonostante sia stata protagonista di una storia fatta di polemiche e morte. Intriso di tensione e popolato da eroi tragici e sognatori eccentrici, questo libro è un capolavoro della letteratura alpinistica. «Un’altra giravolta nella storia per la salita italiana al K2. Un altro pezzo di verità che esce da una foto. Ci voleva lo sguardo attento di un documentarista inglese per rendersene conto.» la Repubblica «Solo un’ambizione senza limiti può spingerti a scalare il K2. E le storie dei primi tentativi fino al successo mostrano bene la complessità di questa montagna e le personalità degli scalatori che rischiarono il tutto per tutto.» Peter Edmund Hillary «Il K2, come so bene dalla mia esperienza di scalatore, è una montagna davvero pericolosa. Questo libro avvincente ne ritrae alla perfezione la storia feroce, affascinante e tragica.» Alan Hinkes «Conefrey mette insieme la saga dei primi tentativi di ascesa, una saga a volte poco edificante e a volte eroica, grazie a lucide analisi e a materiali quasi del tutto sconosciuti. Un contributo importante alla storiografia dell’alpinismo.» Jim Perrin Mick Conefreylavora per la BBC e molte tra le principali emittenti inglesi e statunitensi, tra cui Discovery e History Channel. Ha prodotto e diretto film e documentari (alcuni dei quali girati sulle Alpi, l’Himalaya e l’Alaska), con i quali ha vinto premi internazionali e partecipato a importanti festival. Tra i suoi libri ricordiamo Everest 1953. L’epica storia della prima scalata.

Sulla strada del cuore

Jaz è una vetrinista e creativa, che lavora nel settore della moda. Caid appartiene a una famiglia americana molto ricca, che possiede alcune catene di negozi in America e in Inghilterra.
Appena conosciuti, fra Jaz e Caid si scatena una passione travolgente, ma si tratta solo di un fuoco di paglia, che dura lo spazio di una breve visita di lavoro a New Orleans. Il problema è che entrambi hanno un carattere molto forte e non sono disposti a scendere a patti. Il grande ostacolo al loro amore è costituito da una diversa visione del ruolo femminile. Tutto fa supporre, quindi, che sia inevitabile che ognuno vada per la propria strada. Basteranno un periodo di lontananza, una successiva convivenza forzata e una buona dose di gelosia ad aprire loro gli occhi?
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### Sinossi
Jaz è una vetrinista e creativa, che lavora nel settore della moda. Caid appartiene a una famiglia americana molto ricca, che possiede alcune catene di negozi in America e in Inghilterra.
Appena conosciuti, fra Jaz e Caid si scatena una passione travolgente, ma si tratta solo di un fuoco di paglia, che dura lo spazio di una breve visita di lavoro a New Orleans. Il problema è che entrambi hanno un carattere molto forte e non sono disposti a scendere a patti. Il grande ostacolo al loro amore è costituito da una diversa visione del ruolo femminile. Tutto fa supporre, quindi, che sia inevitabile che ognuno vada per la propria strada. Basteranno un periodo di lontananza, una successiva convivenza forzata e una buona dose di gelosia ad aprire loro gli occhi?

Sulla sedia sbagliata

Sara Rattaro riesce come nessun altro a dare voce ai sentimenti, quelli più profondi, quelli nascosti, quelli che a volte si ha paura di provare. Dopo il grande successo di Non volare via e Niente è come te, Sulla sedia sbagliata è un altro piccolo gioiello. Una storia sul perdono e sulla speranza. Una storia sull’amore incondizionato che lega una madre a un figlio. Una storia sulle colpe che non hanno mai una sola verità.Ci sono cose che solo una mamma può capire. E che, purtroppo, solo una mamma può sentire. Una madre rimane sempre una madre. Non smette mai di esserlo. Qualunque cosa accada. Anche quando non esiste nulla di più difficile al mondo. Lo sa bene Francesca, che ogni settimana va in carcere a trovare suo figlio accusato di un reato gravissimo: omicidio. Lei che continua a domandarsi dove abbia sbagliato. Perché negli occhi di Andrea fatica a riconoscere il bambino che ha cresciuto. Ma il suo cuore non può fare altro che proteggerlo. È la missione di ogni madre. Proprio quella missione che Teresa sente di aver fallito nel momento in cui sua figlia le è stata strappata via troppo presto in un incidente d’auto. Lei non era lì a difenderla per non lasciarla andare. Un dolore troppo grande che l’amore materno di Teresa non riesce ad accettare, al punto da creare una realtà diversa in cui la ragazza gira ancora per la casa a portare luce con il suo sorriso. Francesca è la madre di un carnefice, Teresa la madre di una vittima. Eppure sono solo due donne che devono in qualche modo superare la sconfitta delle loro speranze, dei loro sogni di un futuro felice per i figli. La loro sofferenza assume le stesse tonalità, usa le stesse parole, piange le stesse lacrime. Perché il confine tra l’errore e la verità si confonde. Non è mai netto. L’amore più puro può trasformarsi in un peso troppo grande da sopportare. Può fare male o far sbagliare. Ogni storia ha le sue zone di luce e le sue zone di ombra.

Sulla rotta degli squali

Nell’animo avventuroso di Harry Fletcher abita un sogno tranquillo: una casa sulla riva del mare, una barca, e un po’ di pace nelle caldi notti tropicali della piccola isola di St. Mary, la «perla dell’oceano Indiano». Ma per realizzare il suo desiderio Harry deve venire a patti con un suo vecchio nemico, lo stesso che lo ha spinto in passato a diventare mercenario in Vietnam, in Congo, in Biafra e a trasformarsi addirittura in assassino: il denaro. E non c’è dubbio che Charly Materson e Mike Guthrie, clienti di Harry e del suo yacht da pesca Wave Dancer, siano ricchi (anche troppo) e interessati a una caccia grossa che non ha nulla a che fare con gli enormi squali che si aggirano intorno alle foci fangose e rossastre del Mozambico. Tuttavia il favoloso tesoro che i due uomini stanno per scoprire negli abissi dell’oceano è grande almeno quanto la crudeltà efferata che li possiede e che costringerà Harry, in un vertiginoso capovolgimento di fronte, a trasformarsi da cacciatore a preda indifesa. Preda della paura, della violenza imprevedibile di cicloni devastanti, della passione letale nei confronti di una donna per la quale sentimento e cupidigia sono due facce della stessa medaglia…ENTRA A FAR PARTE DEL CLUB DEI LETTORI DI WILBUR SMITH SU: WWW.WILBURSMITH.ITCURIOSITÀ, ANTEPRIME, GADGET E CONTENUTI GRATUITI IN ESCLUSIVA

Sulla Questione Ebraica

Sulla questione ebraica apparve nel 1844 sugli «Annali franco-tedeschi». Si tratta della risposta di Marx a Bruno Bauer, che, nella sua Questione ebraica, aveva individuato come soluzione al problema dell’emancipazione degli ebrei l’eliminazione della religione dalla sfera statale e la sua riduzione alla sfera privata. Ma, per Marx, l’emancipazione politica dalla religione a cui mira Bauer è solo un punto d’inizio, e non di arrivo. Infatti l’emancipazione politica non corrisponde all’emancipazione sociale: spesso ad una uguaglianza formale sul piano politico fa da contraltare una disuguaglianza di fatto sul piano della società civile. Per poter superare questa opposizione occorre attuare un’«emancipazione reale». Il filosofo di Treviri, dunque, dall’emancipazione degli ebrei, sposta il fulcro del problema sull’emancipazione dell’Uomo in quanto tale. Questo scritto mantiene, ancora oggi, un’attualità sorprendente per la sua denuncia delle false libertà formali di cui godiamo nella nostra società, spesso credendo che possano bastare per una vita veramente libera. PER ALTRI CLASSICI DELLA NARRATIVA, DELLA POESIA, DEL TEATRO E DELLA FILOSOFIA CLICCA SU BI CLASSICI, O DIGITA “BI CLASSICI” NELLA AMAZON SEARCH BAR!
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Sulla pelle viva. Come si costruisce una catastrofe. Il caso Vajont

Nel libro che ha ispirato l’Orazione civile di Marco Paolini e il film di Enzo Martinelli, Tina Merlin racconta con toccante lucidità gli eventi che portarono alla “tragedia annunciata” del Vajont, e le sue conseguenze negli anni successivi. Prima giornalista a denunciare dalle colonne de «l’Unità» la pericolosa situazione che si stava creando nella valle sopra Longarone. I suoi articoli le costarono un processo per “diffusione di notizie false e tendenziose”. Tina Merlin fa un ritratto più che mai attuale del potere e dei mostri che può gnerare, dando voce per prima all’attonito sdegno di chi, la tragedia del Vajont, l’ha vissuta sulla sua “pelle viva”.

Sulla paura. Fragilità, aggressività, potere

“Provo a spiegare in poche parole perché ho scritto questo libro, così lontano dalle mie presunte competenze culturali. L’ho scritto perché mi sentivo come un granello di sabbia in balia del vento. Alla mia età, avevo paura di non resistere. Ma prima di cedere volevo capire perché spesso nella mia vita avevo avuto paura e mi ero chiesto che cosa fosse e da dove venisse la mia paura. E volevo capire le ragioni non solo della mia paura, ma anche della paura degli altri. E avrei voluto sapere se la paura era un’emozione soltanto umana o se invece riguardava anche gli altri esseri viventi. E desideravo infine comprendere perché così spesso la paura mi rendeva aggressivo e perché l’aggressività mia e la prepotenza degli altri erano strettamente intrecciate. Mi domandavo, in sostanza, qual era il rapporto fra la paura, l’aggressività e la violenza scatenata dai miei simili nel corso dei millenni”. Un libro per capire dove e quando nasce la paura, se la lotta per l’esistenza comporta sempre e comunque scontro e conflittualità, qual è il posto occupato nella politica dal governo della paura e dell’insicurezza degli uomini, e infine il ruolo della paura nel mondo globalizzato, con le sue guerre e la diffusione in ogni angolo della terra di una crescente precarietà e sopraffazione dei pochi sui molti. Ma lo sguardo di Danilo Zolo non è di rassegnazione, di resa, bensì di “pessimismo attivo”: ci insegna che fino all’ultimo non bisogna rinunciare a lottare contro la follia umana.

Sulla parola

## Erin lavora nell’ufficio per la libertà sulla parola della contea, un lavoro che sua madre continua a definire “di merda”. E, in effetti, provare a far reinserire nella società i criminali appena usciti di galera non è una passeggiata. Quando Walker arriva nel suo ufficio non sembra un caso facile. È un rapinatore, uno che ha fatto dentro e fuori dalla prigione per tutta la vita. Ma dice di aver intenzione di cambiare e Erin gli dà una possibilità. Poi anche più di una possibilità…
“La seguì in camera come… sì, più o meno come un cane lupo che stringe le tue ciabatte in bocca e te le vuole assolutamente consegnare di persona, tutte amorevolmente sbavate. Nel caso di Walker le ciabatte erano un pacchetto di preservativi, che non le consegnò ma lanciò sbrigativamente sul comodino.
Poi polverizzò ogni record di preliminari. Non che Erin fosse un’estimatrice assoluta del prendersela con calma – anche perché la maggior parte dei maschi era penosa, quando si trattava di scaldarti per bene prima di iniziare – ma non aveva mai assistito a un disbrigo più rapido di quella che Walker evidentemente considerava una formalità.
Quindi, tanto perché restasse agli atti, la baciò.
A Erin il cuore iniziò a battere come un tamburo, ma Walker era già passato al preliminare numero due, che poi consisteva nel palparle le tette intanto che si liberava della camicia di lei.
Erin si trovò sul letto senza avere idea di come ci fosse finita e scoprì che Walker le stava sfilando anche jeans e slip in un unico gesto.
A quel punto ci fu una specie di preliminare numero tre, quando lui le aprì le cosce. Cioè, probabilmente bisognava essere grati per le piccole cose: gliele aprì con le mani invece che direttamente con i fianchi…”
CONTIENE SCENE ESPLICITE – SI CONSIGLIA A UN PUBBLICO ADULTO

Sull’orlo del precipizio

Cosa succederebbe se tutte le principali case editrici italiane si trovassero raggruppate sotto un’unica sigla? Giorgio Volpe è il più grande scrittore italiano, una potenza nel campo delle lettere. Alla consegna del nuovo romanzo “Sull’orlo del precipizio”, scopre che una cordata di investitori ha inghiottito la sua casa editrice. Ora al comando sono caricature in completo scuro che odiano le metafore e “amano le saponette se il pubblico vuole saponette”. Cercando una via di fuga editoriale come un uomo che annega cerca l’aria, Giorgio affonda nel grottesco e nell’angoscia di chi vede messa in discussione la propria libertà di espressione. Antonio Manzini ha scritto una satira spietata ed esilarante. Una distopia alla Fahrenheit 451, dove è il mondo dei libri a bruciare se stesso e non un potere esterno.
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Sull’oceano (Libri da premio)

C’è stato un tempo nel quale gli emigranti eravamo noi, gli italiani, senza distinzione di classe e di geografia. Sembra storia antichissima ma non lo è, appartiene a un passato distante poco più di un secolo, a cavallo tra la fine dell’Ottocento e i primi due decenni del Novecento. Italiani che andavano in cerca di fortuna e di una nuova vita nelle Americhe, a bordo di piroscafi e transatlantici, in condizioni spesso non diverse da quelle che oggi riempiono le cronache dei viaggi impossibili compiuti da chi scappa dalle guerre africane e mediorientali attraverso il Mediterraneo. Su una di queste imbarcazioni salì a bordo anche De Amicis, che documentò quell’esperienza con queste pagine, a metà tra il reportage di viaggio e romanzo di narrativa. L’autore racconta la traversata in ventidue giorni da Genova a Buenos Aires, imbattendosi in una variegata umanità: famiglie borghesi, emigranti meridionali e settentrionali, donne e uomini in cerca di un’alternativa disperata. È lo spaccato di un’Italia spesso analfabeta, povera, ma sempre dignitosa. E ancora la noia e la monotonia del viaggio, i rari momenti in cui la passione improvvisamente si accende, il tutto documentato con la cura del cronista e il sentimento del passeggero. Un libro da leggere per la prima volta, o da rileggere attentamente, per non dimenticare che la storia è ciclica: e quello che noi oggi chiamiamo presente è stato già il nostro passato.
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### Sinossi
C’è stato un tempo nel quale gli emigranti eravamo noi, gli italiani, senza distinzione di classe e di geografia. Sembra storia antichissima ma non lo è, appartiene a un passato distante poco più di un secolo, a cavallo tra la fine dell’Ottocento e i primi due decenni del Novecento. Italiani che andavano in cerca di fortuna e di una nuova vita nelle Americhe, a bordo di piroscafi e transatlantici, in condizioni spesso non diverse da quelle che oggi riempiono le cronache dei viaggi impossibili compiuti da chi scappa dalle guerre africane e mediorientali attraverso il Mediterraneo. Su una di queste imbarcazioni salì a bordo anche De Amicis, che documentò quell’esperienza con queste pagine, a metà tra il reportage di viaggio e romanzo di narrativa. L’autore racconta la traversata in ventidue giorni da Genova a Buenos Aires, imbattendosi in una variegata umanità: famiglie borghesi, emigranti meridionali e settentrionali, donne e uomini in cerca di un’alternativa disperata. È lo spaccato di un’Italia spesso analfabeta, povera, ma sempre dignitosa. E ancora la noia e la monotonia del viaggio, i rari momenti in cui la passione improvvisamente si accende, il tutto documentato con la cura del cronista e il sentimento del passeggero. Un libro da leggere per la prima volta, o da rileggere attentamente, per non dimenticare che la storia è ciclica: e quello che noi oggi chiamiamo presente è stato già il nostro passato.

Sul pianeta degli orsi

I dilbiani sono molto simpatici, certo. Immaginate un orso alto due metri e settanta, bipede, intelligente, sempre pronto a ridere, a fare a botte, a scolarsi ettolitri di birra. Ecco, questo è un dilbiano. Non fa simpatia?