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Per amore di Elena

Elena è un incanto. Bella e sexy, conquista tutti. Ha vent’anni e vive a Cambridge dove studia e dove si è creata una propria vita, indipendente da quella del padre e della matrigna. Quando Elena viene trovata cadavere ai margini di un bosco, con il volto deturpato dalla violenza dell’assassino, per le indagini viene convocato l’ispettore Thomas Lynley e il suo aiuto, il sergente Barbara Havers. Nel rarefatto mondo dell’università di Cambridge, Lynley metterà alla luce un complicato arazzo di delitti e di rapporti umani problematici.

Pentito. Una storia di mafia

E’ la storia di Enzo, un ragazzo della provincia di Trapani. Impara ben presto che la diffidenza, l’omertà, l’astuzia, la capacità di intimidire e di imporsi con la forza sono essenziali per farsi strada nel suo mondo. Si mette in luce presso la famiglia mafiosa del luogo e diventa un “soldato” ai suoi ordini. Alla fine, arrestato un’ultima volta, e già condannato a morte dall’organizzazione, decide di fermarsi e cercare una via d’uscita nella scelta del pentimento, dell'”infamità”, che si realizza nell’incontro con un magistrato: Paolo Borsellino.
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Pensione Tersicore. Delitto a teatro. Le indagini del commissario Martini

Nel quartiere di Borgo Po, tra la maestosa Gran Madre e un vago profumo di glicine, si celano segreti e verità infangate e sanguinose. Un attore teatrale viene ucciso nel suo camerino la sera della prima. Andrea Martini, da spettatore in platea, si trova suo malgrado coinvolto nelle indagini. Chi poteva desiderare la morte di Oscar Parini, tanto affascinante e talentuoso, quanto ambiguo e inaffidabile? L’ex commissario non ha dubbi: il colpevole è uno degli ospiti della Pensione Tersicore, locanda da sempre frequentata da artisti in tournée, ma cogliere in fallo chi è abituato a recitare un copione è una sfida tutt’altro che semplice… E quando una giovane vita innocente è spezzata lungo le placide rive del fiume, il mistero si infittisce.

I pensieri di Bellavista

C’è una filosofia che parte dalla Grecia e passa per Napoli. Una filosofia che ha due principi cardine: l’amore e l’ironia. Anche se i principi cardine, in genere, non è che le stiano molto simpatici. È la filosofia di Bellavista, che Luciano De Crescenzo ha accolto e fatto crescere in tanti anni di discorsi e riflessioni, di libri letti e libri scritti. E che ha condensato in pagine di pensieri in forma di aforisma. Massime come: “Siamo angeli con un’ala soltanto e possiamo volare solo restando abbracciati”; “Molti studiano come allungare la vita quando invece bisognerebbe allargarla”; “Al Niente preferisco l’Inferno, se non altro per la conversazione”; “Nessuno è più infelice di un guardone in un campo di nudisti”. Socrate partenopeo, Pascal affabile, a quasi trent’anni dal successo di Così parlò Bellavista l’ex ingegnere dell’ IBM è diventato un saggio capace di non prendersi sul serio, un moralista brillante e indulgente, troppo innamorato della vita per parlarne male. Nel libro ha raccolto tutta la sua filosofia in 365 pensieri: pillole agrodolci da leggere una al giorno o tutte insieme, con l’unico effetto collaterale di ritrovarsi, mentre si sorride, a pensare.

La penitenza di fratello Cadfael

Lutti, devastazioni, discordie implacabili: gli otto anni di guerra civile tra il re Stefano e l’imperatrice Maud hanno messo in ginocchio l’Inghilterra. Eppure, nell’anno del Signore 1145, la possibilità di una pacificazione sembra prendere corpo quando il re e l’imperatrice decidono di partecipare a un convegno di pace indetto dal vescovo di Coventry. Anche fratello Cadfael si reca nella città, dove si sta trattando la questione dei prigionieri, per cercare di salvare Olivier, il suo figlio segreto, nato in Oriente durante le Crociate quando Cadfael era un soldato. Ma un misterioso delitto rischia di far naufragare la pace. Mai un’indagine fu più personale e drammatica per fratello Cadfael…
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Penelope alla guerra

La prima opera narrativa di Oriana Fallaci: la storia di una donna che, straniera a New York, non esita a sfidare le convenzioni (e le ingiustizie) di una società maschilista. Penelope che non si rassegna al ruolo domestico di chi tesse la tela aspettando il ritorno di Ulisse, ma, Ulisse lei stessa, Giò viaggia alla ricerca della sua identità e della sua libertà. Si disfa con freddezza della sua verginità, si innamora con ribellione di un uomo debole e incerto che si rivela omosessuale, affronta con coraggio il triangolo in cui si trova coinvolta da Richard (l’uomo che ama) e Bill (l’uomo amato da Richard). Dieci anni dopo, il volto di Giò, la protagonista di questo romanzo, potrebbe essere quello dell’io narrante di “Lettera a un bambino mai nato”.

La pelliccia misteriosa

Chi ama l’azione, il movimento, la libera, scatenata corsa di peripezie, coincidenze, colpi di scena e di mano, non potrà non diventare un “patito” di Doc Savage, detto l’Uomo di Bronzo. Questo grande ciclo di romanzi d’avventure, che fu celebre nell’America degli anni ’30, conosce ora in tutto il mondo un nuovo strepitoso successo, e Urania ne ha inìziato la pubblicazione in una serie indipendente mensile. In questo romanzo, un misterioso cacciatore si presenta sul più grande mercato di pellicce d’America con un esemplare mai visto. Ne chiede un prezzo esorbitante perché afferma che la meravigliosa pelle è un “pezzo” unico; e appartiene a una specie ormai estinta. Ma è veramente così? Seguendo la pista dei cacciatore, Doc Savage scopre l’esistenza non di una, ma di molte specie che l’uomo non ha mai conosciuto.
Copertina di Karel Thole

La pelle

Una terribile peste dilaga a Napoli dal giorno in cui, nell’ottobre del 1943, gli eserciti alleati vi sono entrati come liberatori: una peste che corrompe non il corpo ma l’anima. Trasformata in un inferno di abiezione, la città offre visioni di un osceno, straziante orrore: la ragazza che in un tugurio, aprendo “lentamente la rosea e nera tenaglia delle gambe”, lascia che i soldati, per un dollaro, verifichino la sua verginità; le “parrucche” bionde o ruggine o tizianesche di cui donne con i capelli ossigenati e la pelle bianca di cipria si coprono il pube, perché “Negroes like blondes”; i bambini seminudi e pieni di terrore che megere dal viso incrostato di belletto vendono ai soldati marocchini, dimentiche del fatto che a Napoli i bambini sono la sola cosa sacra. La peste è nella mano pietosa e fraterna dei liberatori, nella loro incapacità di scorgere le forze misteriose e oscure che a Napoli governano gli uomini e i fatti della vita, nella loro convinzione che un popolo vinto non possa che essere un popolo di colpevoli. Null’altro rimane allora se non la lotta per salvare la pelle: non l’anima, come un tempo, o l’onore, la libertà, la giustizia, ma la “schifosa pelle”. E, forse, la pietà: quella che in uno dei capitoli di questo romanzo spinge Consuelo Caracciolo a denudarsi per rivestire del suo abito di raso, delle calze, degli scarpini di seta la giovane del Pallonetto morta in un bombardamento, trasformandola in Principessa delle Fate o in una statua della Madonna.
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La pelle del tamburo

Un hacker, dopo essersi infiltrato nella rete informatica del Vaticano, lascia un oscuro messaggio nel computer personale del papa: a Siviglia una chiesa abbandonata dal potere ecclesiastico e da quello secolare è costretta a lottare e uccidere per sopravvivere a chi vuole distruggerla. La Santa Sede deve indagare, e per farlo si serve di uno dei suoi uomini più fidati: il giovane sacerdote Lorenzo Quart. Giunto in Spagna, padre Quart affronterà due personaggi agli antipodi, accomunati solo dalla tenacia con cui intendono raggiungere il proprio scopo. Il primo è don Ferro, l’anziano parroco di Nostra Signora delle Lacrime, un uomo dalla fede solida e incrollabile; il secondo è Pencho Gavira, speculatore edilizio e vicepresidente della banca che otterrebbe notevoli vantaggi economici dalla demolizione della chiesa. Accanto a loro si muovono un ex avvocato, un’ex cantante di flamenco e un ex pugile: tre derelitti legati da un misterioso affetto, che vengono assoldati da Pencho Gavira per sbarazzarsi di padre Quart. Sullo sfondo di una Siviglia seducente e misteriosa, di fronte alle certezze di don Ferro e alla sua battaglia contro il potere e la corruzione, la fede in Dio di padre Quart inizierà a vacillare sempre più. Ma il sacerdote dovrà portare a termine la sua missione.
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La pedina scambiata

In una notte della Parigi pre-rivoluzionaria, il duca di Avon s’imbatte casualmente in un ragazzino in fuga dalle botte del fratello. Leon, così si chiama il fuggitivo, ha capelli incredibilmente rossi e occhi violetti e questi tratti richiamano al duca quelli di uno dei suoi più vecchi nemici, il conte de Saint-Vire. È subito chiaro che la decisione del duca, non a caso soprannominato Satana, di “comprare” il ragazzo per farne il suo paggio non è frutto di tenera compassione. Ma gli sviluppi della storia non sono altrettanto chiari, e ben presto si resta affascinati dalla sottile intelligenza di Avon, dall’impetuosità e coraggio di Leon, dagli intrighi e misteri che a poco a poco vengono alla luce. Fuori commercio da anni, “La pedina scambiata” è davvero un classico della classicissima Georgette Heyer.
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I peccati di una madre

Determinata, brillante e con un infallibile fiuto per gli affari, Olivia Grayson è riuscita negli anni a trasformare il piccolo negozio di ferramenta della madre in un vero e proprio impero commerciale che oggi vanta negozi in tutto il mondo. Ha lavorato sodo per questo traguardo ma spesso, forse troppo, ha dovuto mettere in secondo piano la sua famiglia e in particolare i quattro figli. Così, alla vigilia del suo settantesimo compleanno, Olivia riunisce la famiglia per una splendida e lussuosa crociera nel Mediterraneo. Un gesto generoso con il quale vuole dimostrare l’amore per i suoi cari e farsi perdonare le infinite volte in cui ha trascurato gli affetti a causa del lavoro. Sembra l’occasione perfetta per ricominciare, ma i figli non hanno mai smesso di rinfacciarle le numerose assenze. Ora la famiglia è divisa tra profondi rancori e vecchi segreti, e una vacanza, seppure da sogno, potrebbe non bastare per rimettere insieme i cocci. Riuscirà Olivia in una sola estate a farsi perdonare le colpe di una vita? Danielle Steel firma ancora una volta uno straordinario e intenso romanzo sulla famiglia, sulla forza dei sentimenti e sull’amore incondizionato di una madre verso i figli, regalando alle sue lettrici il ritratto di una protagonista indimenticabile.

Un peana per le zebre

Per Precious Ramotswe, titolare della Ladies’ Detective Agency N.1 in Botswana, non c’è un attimo di pace. La nota investigatrice non solo deve riuscire a placare i sensi di colpa di un nuovo cliente, legati a sconvenienti comportamenti giovanili, ma è anche costretta a far fronte all’infelicità che affligge alcune persone a lei care e all’indecisione del signor JLB Matekoni, proprietario dell’officina Speedy Motors nonché suo fidanzato, il quale non si risolve a fissare la data delle nozze. E, come se non bastasse, in città ha aperto i battenti una nuova agenzia investigativa, gestita da un tipo terribilmente tronfio e maschilista. Ma la signora Ramotswe non cede ai colpi della sventura.

La pazza di Itteville

Prima di individuare nel commissario Maigret il personaggio che lo avrebbe accompagnato fino al 1972, Georges Simenon ha «testato» parecchi altri detective destinati alla serialità. Uno di questi è l’ispettore G.7, che a Maigret non somiglia affatto: ha trent’anni, i capelli rossi, l’aria timida; e guida la macchina. In questo racconto il giovane ispettore si trova a dover risolvere una faccenda piuttosto intricata, in cui ci sono cadaveri che vengono sostituiti e poi scompaiono, e soprattutto c’è una misteriosa ragazza, bionda, bella e un po’ folle.

Pazza da uccidere

Thompson è un killer professionista e qualcuno lo ha incaricato di uccidere un bambino, Peter, destinato erede di una vera fortuna, un marmocchio collerico e viziato. Julie ha avuto un’infanzia difficile, un’adolescenza travagliata e dopo cinque anni di cure psichiatriche sembra stare bene. A lei è affidato il compito da fare da bambinaia al ragazzino. E se fosse un modo per eliminare il bambino e far ricadere su di lei la colpa? Il romanzo è stato pubblicato a puntate sul “Corriere della Sera” nell’estate del 2004.

La pazienza del ragno

Il commissario Montalbano sente il peso delgi anni. E della solitudine. Si intenerisce, mentre cerca le parole e i gesti che lo nascondano agli altri; le parole che facciano barriera. Ascolta la voce di dentro, si interroga. Montalbano si confronta pure con le convenzioni romanzesche del genere giallo. Per sottrarsi al «mestiere»: moralista senza moralismi, vulnerato dalla ingiustizia e dalla «libertà» di rapina governativamente legalizzata e accasata; e investigatore in servizio straordinario nel romanzo, che metaforiche «ferite», date o ricevute, fa pulsare nel non detto delle emozioni e nel clamore dello scandalo. *La pazienza del ragno* è un giallo anomalo. Senza «delitto» e spargimenti di sangue. A meno che delitto cruento non venga considerato lo splendore di vite costrette a consumarsi e a sprecarsi nell’odio.