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La Bibbia del diavolo

Boemia, 1572. In un convento in rovina, il piccolo Andrej, di otto anni, assiste impotente a un efferato bagno di sangue. Un monaco impazzito si scaglia con furia omicida sui confratelli e su un gruppo di uomini, donne e bambini: ugonotti che – ironia della sorte – proprio in quel convento si erano rifugiati per scampare alla persecuzione. Unico superstite del massacro, in cui periscono anche i suoi genitori, Andrej riesce a fuggire e porta con sé un segreto: la scoperta che in quel monastero è conservato da secoli un enorme manoscritto, il cui nome evoca presagi funesti – “la Bibbia del diavolo”. Narra la leggenda che, tre secoli prima, un monaco abbia stretto un patto con Satana, vendendogli l’anima in cambio della trascrizione – in una sola notte dell’intero testo sacro, che il demonio avrebbe distorto e corrotto. Andrej non sa ancora che sono in molti a bramare quel manoscritto: dal mondo ecclesiastico agli alchimisti, dai papi agli imperatori. Non sa che quel volume è come un’arma, per gli oscuri poteri che ne derivano. Non sa che impossessarsene può voler dire reggere le sorti del mondo. Ma sa che quel manoscritto esiste, ed è proprio lì, custodito da una comunità segreta di monaci disposti a uccidere pur di proteggere la Cristianità dalla perdizione che potrebbe derivare dalla divulgazione di quel testo. Un segreto, questo, forse troppo grande per un bambino: per la sua vita e per il corso della storia.
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La bibbia dei morti

Grotte delle Cévennes, Francia. Durante uno scavo nel sottosuolo, l’archeologa Julia Kerrigan fa una scoperta agghiacciante: scheletri umani con il cranio trapanato – un foro preciso, risultato della forma più antica di chirurgia – risalenti al cinquemila avanti Cristo. Ma quando comunica la scoperta al suo capo, questi la solleva all’istante dall’incarico e le intima di tornarsene in America. E pochi giorni dopo l’uomo viene trucidato da un killer inafferrabile che sembra dotato di poteri sovrumani. Vang Vieng, Laos. Jake Thurby, fotografo inglese in fuga da se stesso e da un cupo avvenimento del passato, accompagna una giovane avvocata cambogiana, Chemda Tek, sulla Piana delle giare, un sito archeologico oscuramente collegato al sanguinoso regime dei Khmer rossi. Lì scoprono teschi con ferite simili a quelle ritrovate da Julia all’altro capo del mondo, ma ben più recenti… Senza nemmeno conoscersi e per motivi del tutto indipendenti, Julia, Jake e Chemda stanno disseppellendo una verità pericolosa e proibita, un enigma protetto dalla morte in persona. Un viaggio in terre segrete, un romanzo basato su testimonianze storiche e archeologiche concrete, un nuovo colpo da maestro del thriller dell’autore del Segreto della Genesi.

Bestie da vittoria

La gente non si rende conto che cos’è correre una tappa di 250 chilometri dopo venti giorni che sei in sella a una bici, la neve l’acqua il freddo il caldo la febbre la dissenteria il dolore la fatica. Quando sai che domani devi correre la stessa distanza e anche il giorno dopo e il giorno dopo ancora, tutto quello che puoi ingerire lo ingerisci. Non siamo eroi, siamo dei pazzi scatenati, dei coglioni. Gente che sta in dialisi, che si è bruciata le palle, che è morta per ispessimento della parete cardiaca. Per un ciclista l’importante è vincere, non pensi mai che ti ritiri, che ti possono beccare, che ti puoi ammalare, che puoi farti male. Esiste solo la vittoria. Quando i direttori sportivi dicono: “Non so niente”, mentono. L’ambiente non ti obbliga a doparti, ti sollecita perché tutti hanno interesse che tu vinca, la squadra e gli sponsor hanno bisogno del campione, il campione crea un indotto che dà da mangiare a un sacco di famiglie. Ogni ciclista sa che tutti si dopano eppure nessuno parla. La verità è che nessuno di noi pensa di sbagliare, facciamo tutto quello che un ciclista professionista deve fare. La verità è che tutti si dopano e che tutti lo rifarebbero, la verità per la società civile è inaccettabile. Come si fa a dire la verità e a essere credibile? Bisognerebbe accettare l’inaccettabile. Questa è l’altra faccia del ciclismo, il racconto di quel mondo parallelo fatto di ipocrisia, interessi e giochi di potere che sta dietro ai colori, ai tifosi lungo le strade, ai carrozzoni festanti delle grandi gare. Un sistema cannibale di cui tutti sono a conoscenza, ma di cui nessuno parla, perché tutti hanno troppo da difendere. Un libro denuncia che chi fa parte del sistema non potrebbe scrivere. Solo uno che non ha più nulla da perdere, come Di Luca, radiato a vita per doping, poteva farlo.
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### Sinossi
La gente non si rende conto che cos’è correre una tappa di 250 chilometri dopo venti giorni che sei in sella a una bici, la neve l’acqua il freddo il caldo la febbre la dissenteria il dolore la fatica. Quando sai che domani devi correre la stessa distanza e anche il giorno dopo e il giorno dopo ancora, tutto quello che puoi ingerire lo ingerisci. Non siamo eroi, siamo dei pazzi scatenati, dei coglioni. Gente che sta in dialisi, che si è bruciata le palle, che è morta per ispessimento della parete cardiaca. Per un ciclista l’importante è vincere, non pensi mai che ti ritiri, che ti possono beccare, che ti puoi ammalare, che puoi farti male. Esiste solo la vittoria. Quando i direttori sportivi dicono: “Non so niente”, mentono. L’ambiente non ti obbliga a doparti, ti sollecita perché tutti hanno interesse che tu vinca, la squadra e gli sponsor hanno bisogno del campione, il campione crea un indotto che dà da mangiare a un sacco di famiglie. Ogni ciclista sa che tutti si dopano eppure nessuno parla. La verità è che nessuno di noi pensa di sbagliare, facciamo tutto quello che un ciclista professionista deve fare. La verità è che tutti si dopano e che tutti lo rifarebbero, la verità per la società civile è inaccettabile. Come si fa a dire la verità e a essere credibile? Bisognerebbe accettare l’inaccettabile. Questa è l’altra faccia del ciclismo, il racconto di quel mondo parallelo fatto di ipocrisia, interessi e giochi di potere che sta dietro ai colori, ai tifosi lungo le strade, ai carrozzoni festanti delle grandi gare. Un sistema cannibale di cui tutti sono a conoscenza, ma di cui nessuno parla, perché tutti hanno troppo da difendere. Un libro denuncia che chi fa parte del sistema non potrebbe scrivere. Solo uno che non ha più nulla da perdere, come Di Luca, radiato a vita per doping, poteva farlo.

La bestia nella giungla e altri racconti

L’inesausto sperimentalismo di James dette forse il meglio di sè nei racconti e nei romanzi brevi. Il prodigioso dilatarsi della sintassi viene contretto in una forma più rigida, ci appare vincolato dal punto di vista strutturale. Tuttavia, anche nella misura e nella disciplina del racconto, il procedimento di James è classificabile allo stesso modo che nei romanzi: c’è un James ottocentesco e uno metaletterato e razionalista, sempre dominato dall’ansia di sfondare la barriera della letteratura per “essere in presa diretta con la vita”.
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La bestia nel cuore

La relazione fra Sabina e Franco è vitale, appagante, ricca di futuro. Eppure, quando resta incinta, Sabina preferisce lasciare all’oscuro il compagno, “staccare” e passare il Natale in America dove da molti anni si è trasferito il fratello. L’idea di dar forma a una famiglia la costringe a riflettere sulla sua, sull’apparente lindore e rigore che la memoria del padre e della madre continua a restituirle. Una memoria accecata. La vacanza americana diventa in realtà un feroce faccia a faccia con un passato improvvisamente tetro, ferito, rimosso in cui si muovono i fantasmi della violenza, dell’abuso, della connivenza. Di fronte all’imminenza della maternità e all’artiglio di domande troppo ingombranti, Sabina si sente intrappolata in una ragnatela senza apparente via di fuga. La passione può tollerare limiti e norme? Fin dove possono arrivare i diritti della “bestia” che abbiamo nel cuore?”Sabina gira con la mente per le stanze dell’appartamento in cui sono cresciuti. Tutto è immobile, appena dissotterrato da un archeologo, gli oggetti coperti da un sottile strato di cenere. Loro quattro fissi nelle stanze, in alcuni atteggiamenti, sorpresi dalla sua entrata improvvisa. Da bambina, prima di addormentarsi, immobilizzava il mondo, le persone: lei era l’unica in grado di muoversi, di rubare gli oggetti, di fare scherzi. Così è ora con loro quattro sepolti nella casa, cerca le abitudini, il modo in cui vivevano, i loro sentimenti.”.
(source: Bol.com)

Berlino ultimo atto

Uno dei primi bestseller tedeschi pubblicato nel 1947 e poi dimenticato. Il racconto degli ultimi giorni della Germania nazista, attraverso gli occhi di un gruppo di clandestini oppositori del regime, nelle settimane che precedono la resa. Una testimonianza letteraria del crollo di una nazione.

(source: Bol.com)

Beni comuni. Un manifesto

“Quando lo Stato privatizza una ferrovia, una linea aerea o la sanità, o cerca di privatizzare il servizio idrico integrato (cioè l’acqua potabile) o l’università, esso espropria la comunità (ogni suo singolo membro prò quota) dei suoi beni comuni (proprietà comune), in modo esattamente analogo e speculare rispetto a ciò che succede quando si espropria una proprietà privata per costruire una strada o un’altra opera pubblica”. In questo agile volume Ugo Mattei ragiona attorno a un tema di grande attualità internazionale perché pensare ai beni comuni significa “innanzitutto utilizzare una chiave autenticamente globale che pone al centro il problema dell’accesso e dell’uguaglianza reale delle possibilità su questo pianeta”. Dalla lotta per l’università e la scuola pubblica a quella per l’informazione critica; dalle battaglie contro il precariato e per un lavoro di qualità a quelle contro lo scempio e il consumo del territorio; dalla lotta contro la privatizzazione della rete internet a quella contro le grandi opere (TAV, Dal Molin, Ponte sullo stretto), i beni comuni ci riguardano da vicino. Ugo Mattei li considera come riconquista di spazi pubblici autenticamente democratici, base per un pensiero politico e istituzionale nuovo e radicalmente alternativo fondato sulla qualità dei rapporti e non sulla quantità dell’accumulo.

Benedetta tutto l’anno. 170 nuove ricette facili e sorprendenti per quattro stagioni di bontà

Sono ricche come i colori del bosco in autunno, sorprendenti come la prima neve dell’inverno, festose come i fiori sbocciati a primavera, fresche come un tuffo al mare d’estate. Le nuove ricette di Benedetta Parodi – sempre facili, veloci, buonissime e tutte fotografate da lei – seguono il ritmo delle stagioni e ci fanno compagnia tutto l’anno! E siccome ogni stagione ha il suo momento speciale, troviamo anche le pagine del diario di Benedetta che ci raccontano la sera di Halloween tra “dolcetto” e “scherzetto”, la tavolata di Natale con tutta la famiglia, il buffet di Pasqua con gli amici e la giornata di Ferragosto al mare, con tante immagini, piatti pensati e realizzati ad hoc e mille altre idee per rendere ogni festa davvero unica.

Il bene delle donne

Dopo il successo della Dieta Smartfood, Eliana Liotta torna in libreria con le sue straordinarie doti di divulgatrice scientifica, e lo fa con Paolo Veronesi dello IEO di Milano, uno dei più importanti senologi a livello internazionale. Dalla loro collaborazione nasce Il bene delle donne, un libro che è insieme un racconto dell’universo femminile e una guida ragionata alla salute. Si legge come un romanzo e si consulta come un manuale. Finalmente ogni donna può trovare le risposte, serie e documentate, ai suoi interrogativi. Che cosa mangiare? Quali controlli fare a ogni età? Che tipo di prevenzione adottare contro i tumori? Perché il cattivo umore prima delle mestruazioni? Come affrontare la menopausa? I suggerimenti, sempre, si basano sui risultati delle ricerche più accreditate. E, pagina dopo pagina, si scoprono i collegamenti fra cervello e intestino, ormoni e appetito, cuore e stress. Perché una donna non è il suo seno. Non è la sua pancia. Non è il suo cuore. Ciascuno dei suoi organi è come il pianeta di un sistema solare. Il bene delle donne è un libro completo che descrive dal punto di vista della scienza tutti gli aspetti della vita: dalla sessualità ai rapporti familiari, dalle cure all’avanguardia per le patologie al femminile, come il cancro al seno, fino all’alimentazione, con indicazioni sui cibi che proteggono dall’ipertensione e dall’ipercolesterolemia, che allontanano i tumori, che aiutano a combattere il sovrappeso e a salvaguardare le ossa. Il punto di partenza è l’idea di un femminismo scientifico: proprio perché le donne sono diverse dagli uomini meritano un’attenzione specifica, con l’augurio che si affermi la cosiddetta medicina di genere nelle università, nei laboratori e nelle corsie degli ospedali. La differenza biologica, usata per secoli come scusa per imprigionare in ruoli subalterni, è in realtà una ricchezza. La donna, dicono gli studi, ha maggiori capacità linguistiche e di comprensione dell’altro: qualità che andrebbero esaltate anche nel mondo del lavoro.
(source: Bol.com)

I Benandanti. Stregoneria e culti agrari tra Cinquecento e Seicento

Con questo volume (apparso in prima edizione nel 1966) Carlo Ginzburg ha ricostruito una vicenda, che getta nuova luce sul problema generale della stregoneria. I «benandanti» – così si chiamavano nel Friuli, tra la fine del Cinquecento e la metà del Seicento, i portatori di un culto della fertilità – si presentarono in un primo tempo come difensori dei raccolti contro le streghe e gli stregoni. Poi, in meno di un secolo, sotto la pressione degli inquisitori, eccoli inaspettatamente assumere i tratti degli odiati antagonisti.
Questa trasformazione ha probabilmente valore esemplare. Le diramazioni al di là delle Alpi delle credenze imperniate sui «benandanti» consentono di avanzare un’ipotesi generale sul significato e le origini della stregoneria popolare.
«Il Ginzburg – ha scritto Alberto Tenenti su “Studi storici” – propone all’attenzione degli studiosi una massa di documenti che nessuno prima di lui aveva sfruttato. In un campo in cui le indagini sono così scarse e lo stesso ritrovamento di materiale nuovo è assai arduo, non si può non plaudire alla sua ricerca e annettere la più grande importanza alle serie archivistiche da lui messe in luce».

Il bello di te

Quando Nora Thompson arriva a New York per frequentare l’ultimo anno di giornalismo alla New York University, tutto poteva aspettarsi cominciando una nuova vita. Tutto, tranne un incontro che avrebbe messo sottosopra le sue certezze. Infatti, quando i suoi occhi incontrano quelli del gelido Jared Morris, un uomo con un passato difficile e che esercita una professione alquanto particolare, l’attrazione tra i due è fortissima e inevitabile.

Il bello dell’età

‘Senso dell’umorismo, prosa energica e capacità di vedere e sperimentare in modo positivo il trascorrere degli anni, rendono questo libro un aiuto prezioso, un fattore di cambiamento della mentalità e una lettura gradevolissima.’
**Publisher Weekly**
‘Un libro radicale, esuberante e pieno di fatti, analisi e notizie che smentiscono tutti i pregiudizi e gli stereotipi sulla vecchiaia. Mentre la Applewhite descrive e stigmatizza l’ageismo, emergono nuovi modi di vedere e di essere nel mondo.’
**Laurie Anderson**

AGE PRIDE! È ORA DI AFFERMARE CHE LE DISCRIMINAZIONI NEI CONFRONTI DELL’ETÀ SONO NEGATIVE E INACCETTABILI.
‘Come porti bene i tuoi anni!’ È una frase che fa piace a tutti sentirsi dire, ma è un complimento oppure è una frase ‘ageista’? In fondo significa che appari in forma solo se dimostri un’età inferiore alla tua. Ma che male c’è a dimostrare la propria età? Anzi, che male c’è ad avere la propria età, qualunque essa sia, e a rivendicarla con orgoglio? L’ageismo, spiega Ashton Applewehite, è una forma di discriminazione che si nutre di pregiudizi relativi alle classi d’età. E, in una società occidentale concentrata sul valore della giovinezza in modo addirittura grottesco ma in cui la vita media si è incredibilmente allungata, chi ne fa le spese è proprio la categoria di persone più numerosa: le persone non giovani. E allora è giunta l’ora di combattere con fermezza tutti pregiudizi ageisti. La vita cambia quando si invecchia, questo è certo: ma non è affatto detto che cambi in peggio, perché invecchiare significa procedere in una trasformazione costante che ci arricchisce come individui e come elementi della società: nel lavoro, nel rapporto di coppia, nelle relazioni interpersonali. Una società che emargina le persone più vecchie è una società non solo meno saggia, ma anche meno creativa.
Age pride!
(source: Bol.com)

Bellissimo

Miguel è bellissimo, di una bellezza rara e miracolosa che sin dalla nascita scatena un culto appassionato in tutta la popolazione della città.
Il fratello maggiore Santiago assiste ammirato e intimorito alle prodigiose reazioni che la bellezza dell’altro suscita nel padre e nella madre, nei passanti, nelle vicine di casa che affollano il cortile, nelle pretendenti smaniose che lo incalzano ovunque. Ama il fratello più piccolo ma finisce per diventarne l’ombra.
Così come Miguel cattura sempre la luce dei riflettori, a Santiago tocca invece il buio degli angoli nascosti. Gli sguardi delle donne sono tutti per il fratello, la sua bellezza mantiene in secondo piano ogni aspetto dell’esistenza del primogenito. La vita tuttavia non fa sconti a nessuno e anche Miguel dovrà, attraverso un faticoso apprendistato, cercare la via per un rapporto maturo con gli altri.
Il romanzo è ambientato in Messico, uno scenario che illumina la storia dei colori del realismo magico. Tutti gli eventi sembrano risplendere di una luce mitica e leggendaria. Il conflitto tra i fratelli, il ruolo dei genitori, le storie d’amore, la violenza, i viaggi sono raccontati attraverso un’introspezione psicologica profonda e realistica, ma assumono al tempo stesso un’aura di leggenda.
La storia si snoda fra dispiaceri, fughe, rimorsi, ritrovamenti, abbandoni e illuminazioni, mentre seguiamo le vicende dei due fratelli, dei genitori, delle donne amate, degli abitanti del posto, tutti in modo diverso travolti e segnati per sempre da questo straordinario incontro con la Bellezza.

Bellezza, Verità, ed Eros

A questa domanda, il pensiero moderno non sembra voler conferire dignità filosofica, volgendo la propria attenzione a questioni apparentemente più urgenti. Eppure, per gli antichi greci, tale quesito non era solo materia di riflessione, bensì costituiva il sostrato sul quale riposava la filosofia stessa. La dimensione dell’erotismo è un tratto comune degli esseri umani, ciò nonostante, e forse proprio in forza di questa sua familiarità, ci turba, perché ci rende preda di pulsioni sulle quali non riusciamo a esercitare alcun controllo. Seguendo l’itinerario tracciato da Foucault in Storia della sessualità, lavoro che ha occupato l’ultima parte della sua vita, e attraverso un’attenta lettura del Simposio platonico, Wilhelm Schmid recupera quella riflessione che è stata in grado sia di offrire le “strategie della misura” per stabilire un rapporto equilibrato coi piaceri e il desiderio, sia di interrogarsi apertamente sull’eros e sull’inquietudine che esso genera. Schmid riscopre il sapere insito nella pratica della sessualità, un sapere antico quanto l’Occidente: qui si ritrovano le basi di quella prassi, fulcro della riflessione schmidiana, chiamata “arte di vivere”, che vede nella filosofia non una ginnastica morale, ma una disciplina della cura di sé e della propria esistenza.