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La camicia di Hanta (viaggio in Madagascar)

In fondo al viaggio c’è, forse, un lemure bianco della specie più evoluta. Sgambetta sulle zampe posteriori eretto, dignitoso come quasi tutti gli esseri umani. Durante il viaggio, cavallette fritte e mandrie di zebù forniscono la debita punteggiatura al paesaggio di immense distese di risaie, di giovani in attesa di un destino qualunque, di bambine costrette a sorrisi da donna forzata, le labbra colorate con il succo di ibisco, “e la scena è così: il rosso delle labbra nel marrone del faccino nel verde smeraldo dell’oceano dietro il dolore più scolorato del mondo”. Sempre attento alle donne quasi “per sottaciuta committenza” dei maschi che le guardano senza mai riuscire a vederle in se stesse, lo sguardo di Aldo Busi va a percorrere le false piste del Madagascar turistico e ne snida i colori più profondi. Da vero viaggiatore, il solitario con gli occhi ben aperti doppierà i tentativi delle guide locali di smarrirlo in bellezze indicibili, converserà con gechi particolarmente simpatici, o con conchiglie disposte all’ascolto, e prima di arrivare alla fine avrà trovato un miraggio d’amore e una canzonetta che fa: “Tu hai bisogno di qualcuno dentro la tua camicia e sotto la tua veste, hai bisogno di me”.
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Camici e pigiami. Le colpe dei medici nel disastro della sanità italiana

Un libro di denuncia sulla malasanità da parte di chi ha svolto da medico, per venticinque anni, numerosi compiti assistenziali e di ricerca, sempre nel settore pubblico. Gli episodi riportati hanno carattere esemplificativo e sono stati scelti dall’autore perché emblematici di un sistema che da decenni conosce un progressivo degrado culturale e morale. La vittima più comune di questo degrado è stato il comune senso di solidarietà umana, civile e sociale, radice dell’etica e della deontologia medica.

La camera del pazzo

Harris Thorne non avrebbe mai dovuto riaprire quella stanza dopo la morte misteriosa del prozio, un allucinato scrittore chiaroveggente autore di un libro enigmatico che nessuno poteva leggere sen¬za impazzire. Perché in quella stanza c’era qual¬cosa in agguato. Una presenza, segnalata solo da una macchia d’umidità sul tappeto, in grado di uc¬cidere chiunque osasse penetrare nell’antro del-l’antenato dei Thorne. E ora Harris si è suicidato, gettandosi dalla finestra della stanza maledetta. E la giovane moglie Sarah non vuole, o non osa, rivelare cos’ha visto accanto al marito quando è entra¬ta nello studio prima della tragedia. Ma è soltan¬to dopo il funerale dell’uomo che il mistero inizia ad assumere un aspetto così assurdo e incredibile da richiedere l’intervento di un investigatore d’ec-cezione, il dottor Twist.

Cambio Di Paradigma: Uscire Dalla Crisi Pensando Il Futuro

Per uscire da una crisi serve un cambio di paradigma. Bisogna cambiare regole e prospettive, adeguare il proprio sguardo a un modo nuovo di interpretare la realtà. E prima che si stabilisca un nuovo paradigma, una nuova normalità, esiste un momento in cui tutte le possibilità sono aperte. Mauro Magatti è uno dei più importanti sociologi contemporanei, sempre più presente nel dibattito pubblico, e dimostra che ci troviamo esattamente in quel momento. Il 2008 ha segnato l’inizio di una crisi economica che si è rivelata anche politica e culturale e ha portato alla fine di un’epoca. Fino ad allora il neoliberismo era stato il modello al quale avevamo affidato le nostre prospettive di crescita economica e di benessere. Ora quel modello è saturo, perché non più capace di rispondere alle esigenze di un mercato globale sempre più selvaggio e sregolato, né alla degenerazione della politica, sempre più populista e nazionalista. Ma questa, spiega Magatti, è una grande occasione. Perché se le vecchie regole non sono più valide, questo è il momento in cui possiamo inventarne di nuove. L’importante è avere chiara una direzione. E la direzione è quella della rinuncia alla cieca economia del consumo, per giungere a uno scambio sostenibile. “Solo la combinazione tra sostenibilità e logica contributiva può permettere di ricostruire su basi nuove il rapporto tra economia e società che il neoliberismo ha col tempo mandato in frantumi. E così rispondere alla domanda sulla natura della prossima crescita economica, nel quadro di una nuova stagione della democrazia.”

Cambio al comando

I Ringiovanisti sospettano che farmaci nocivi siano stati volutamente messi in circolazione per sabotare i programmi di ringiovanimento, mettendo a rischio i profitti che ne derivano. Gli Stati limitrofi temone l’espansione aggressiva delle Familias Regnant, alimentate da crescita demografica e allungamento della vita. Un feroce ammutinamento scoppia in uno dei pianeti delle Famiglie, la situzione precipita e la Flotta viene mobilitata. In questo turbolento scenario di paura, sospetto e pericolo, il comandante Esmay Suiza sta finalmente per sposare Barin Serrano, ma deve inaspettatamente scontrarsi con l’ostilità delle rispettive famiglie, e non solo…

Caligola. Impero e follia

Ha appena cinque anni, Gaio Giulio Cesare, quando il padre decide di portarlo con sé per una campagna militare nelle terre da cui ha preso il suo nome: la Germania. Perché suo padre è Germanico, il più potente e acclamato generale di Roma. L’uomo che molti vorrebbero incoronare imperatore, al posto dell’odiato e temuto Tiberio. Il comandante che non ha paura di nulla, tranne che di un essere umano: la moglie, Agrippina, nipote di Augusto, la madre dei suoi figli. Tra loro c’è Gaio, che non ama il suo nome e preferisce il soprannome che gli hanno dato i suoi amici legionari, cui procura schiave e divertimenti, ottenendo in cambio di essere accolto nel loro gruppo e ricevere i loro duri insegnamenti. Quel soprannome che prende origine dalle calzature militari troppo larghe che ha sempre ai piedi, le “caligae”. Quel soprannome che porterà con sé per tutta la vita: Caligola. È quando suo padre Germanico viene avvelenato ad Antiochia, la terza città più grande del mondo, il piccolo Caligola giura che avrà la sua vendetta. E in quel momento che capisce che essere amato non basta, che essere un grande guerriero non è sufficiente, che il vero potere risiede nelle informazioni. Per questo impara ad attraversare non visto i corridoi dei palazzi imperiali, dove viene a conoscenza di trame, intrighi e congiure, ordite da uomini assetati di potere e da donne crudeli e disinibite. Sotto il sorriso maligno del vecchio Tiberio, che pare avere stretto un patto con gli dèi, tanto si mantiene lucido, energico e spietato…
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Il califfato e l’Europa

***Vincitore del Premio “Città delle Rose” 2016***
Crociata, jihad, guerra di religione, scontro di civiltà, sono parole che sembravano appartenere, ormai, ai libri di storia, e a epoche spaventose molto lontane dalla nostra. Eppure, nell’escalation di tensione e di allarme mediatico incominciata con l’attentato delle Torri Gemelle di New York l’11 settembre del 2001, e rinfocolata oggi dagli orrori perpetrati in Francia e nel mondo dai terroristi dello Stato Islamico, queste parole sono tornate drammaticamente attuali. Ma esiste davvero un conflitto tra culture e civiltà incompatibili? E, se davvero siamo in guerra, quando è iniziata, chi l’ha dichiarata, e perché? Davvero l’Occidente incarna i valori di democrazia, libertà e tolleranza in cui tutti noi sosteniamo di identificarci? La storia dei rapporti tra Europa e Islam, dal Medioevo all’età contemporanea, è lunga e complessa, in un’alternanza di paci e di guerre, e persino di alleanze e di strettissimi rapporti diplomatici e commerciali. Eppure, al giorno d’oggi i media raccontano quotidianamente la cronaca di una coesistenza impossibile, di uno scontro di cui è sempre più difficile individuare le cause. In un libro che muove dagli albori della religione islamica per arrivare fino ai giorni nostri, Franco Cardini esplora le diverse fasi della storia di amore e odio tra l’Europa e il Vicino Oriente, soffermandosi sui momenti chiave dell’Illuminismo, dell’orientalismo ottocentesco, delle trame britanniche negli anni delle grandi guerre del secolo scorso, per gettare luce sulle troppe ombre delle vicende degli ultimi decenni. Dalla nascita di Israele e dall’Egitto di Nasser, passando per le periferie della Guerra fredda, Cardini fa luce su un drammatico susseguirsi di errori politici, di governi bugiardi e di guerre ingiuste, che hanno dato forma agli anni carichi di paura e d’incomprensione in cui stiamo imparando a vivere.
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### Sinossi
***Vincitore del Premio “Città delle Rose” 2016***
Crociata, jihad, guerra di religione, scontro di civiltà, sono parole che sembravano appartenere, ormai, ai libri di storia, e a epoche spaventose molto lontane dalla nostra. Eppure, nell’escalation di tensione e di allarme mediatico incominciata con l’attentato delle Torri Gemelle di New York l’11 settembre del 2001, e rinfocolata oggi dagli orrori perpetrati in Francia e nel mondo dai terroristi dello Stato Islamico, queste parole sono tornate drammaticamente attuali. Ma esiste davvero un conflitto tra culture e civiltà incompatibili? E, se davvero siamo in guerra, quando è iniziata, chi l’ha dichiarata, e perché? Davvero l’Occidente incarna i valori di democrazia, libertà e tolleranza in cui tutti noi sosteniamo di identificarci? La storia dei rapporti tra Europa e Islam, dal Medioevo all’età contemporanea, è lunga e complessa, in un’alternanza di paci e di guerre, e persino di alleanze e di strettissimi rapporti diplomatici e commerciali. Eppure, al giorno d’oggi i media raccontano quotidianamente la cronaca di una coesistenza impossibile, di uno scontro di cui è sempre più difficile individuare le cause. In un libro che muove dagli albori della religione islamica per arrivare fino ai giorni nostri, Franco Cardini esplora le diverse fasi della storia di amore e odio tra l’Europa e il Vicino Oriente, soffermandosi sui momenti chiave dell’Illuminismo, dell’orientalismo ottocentesco, delle trame britanniche negli anni delle grandi guerre del secolo scorso, per gettare luce sulle troppe ombre delle vicende degli ultimi decenni. Dalla nascita di Israele e dall’Egitto di Nasser, passando per le periferie della Guerra fredda, Cardini fa luce su un drammatico susseguirsi di errori politici, di governi bugiardi e di guerre ingiuste, che hanno dato forma agli anni carichi di paura e d’incomprensione in cui stiamo imparando a vivere.

La Califfa

La Califfa è una bellissima ragazza di origine popolare che diventa l’amante di Annibale Doberdò: l’industriale piú potente della città, una sorta di Mastro-don Gesualdo, autorevole e spregiudicato. Memorabile ritratto di donna libera, sana di fondo e, a suo modo, innocente. La Califfa è un’amante senza servilità nella cui schiettezza amorosa l’industriale ritrova, in un punto nevralgico della sua esistenza, una voglia nuova di vita e la sua stessa libertà. Contro questa relazione si armano tutti i potenti della sua corte, ma sarà solo la morte improvvisa di Doberdò a stroncarla. E la Califfa tornerà nel suo quartiere d’origine, sola, ma con la coscienza di aver contribuito a trasformare, oltre che l’anima e l’intimità di un uomo, l’aspetto sociale di una città.
‘Romanzo centrale’ negli anni Sessanta, per la limpida riuscita letteraria e perché testimonia, attraverso alcuni grandi protagonisti, splendori e miserie di quel miracolo economico italiano che avrebbe ispirato la migliore narrativa e il miglior cinema dell’epoca.
La notorietà del romanzo è stata amplificata dal film girato dallo stesso Alberto Bevilacqua e interpretato da una indimenticabile Romy Schneider insieme a Ugo Tognazzi.

(source: Bol.com)

Calico Joe (Versione italiana)

Due uomini diversi per età, carattere, personalità. Ma accomunati dalla stessa professione: il baseball. Uno è Warren Tracey, donnaiolo, alcolista e pessimo padre che, ormai sul viale del tramonto, gioca le sue ultime partite nei Mets di New York, appesantito dagli anni e dalla frustrazione per una carriera che avrebbe voluto diversa. L’altro è l’astro nascente Joe Castle, ventun anni, originario di Calico Rock, nel profondo Arkansas, che sta mietendo successi nelle file dei Cubs di Chicago. La popolarità di Joe è alle stelle: il clamore dei suoi record e delle sue prodezze echeggia dalle tivù e dalle radio di tutto il paese, rendendolo in breve tempo l’idolo dei fan del baseball, primo fra tutti Paul Tracey, il figlio undicenne di Warren. È il 1973 quando suo padre si ritrova finalmente faccia a faccia con Joe sul diamante dello Shea Stadium di New York in una partita che passerà tristemente alla storia. Sotto gli occhi attoniti del figlio, Warren lancia una palla veloce che cambierà per sempre i destini dei due giocatori. Dopo trent’anni, Paul non ha dimenticato quell’incontro, che ha irrimediabilmente segnato la vita del formidabile atleta entrato nella Hall of Fame del baseball come Calico Joe. Ma Warren è gravemente ammalato e Paul, pur non avendo da tempo alcun rapporto con lui, vuole che i suoi ultimi giorni siano un’occasione per riscattarsi da un’esistenza mediocre e lo convince a compiere un gesto semplice ma memorabile. Maestro indiscusso del legal thriller, John Grisham questa volta regala al lettore una storia indimenticabile sui valori più autentici che rendono la vita degna di essere vissuta. Calico Joe è un romanzo commovente, incentrato sul tema del perdono e della seconda possibilità che la vita può offrire a ognuno.

La calda voce della notte (eLit)

Il suo nome è Jo e lavora alla radio come speaker, ma la sua propensione più autentica non sono le onde radio, bensì le vibrazioni più frementi ed esplicite delle avventure erotiche. D’altra parte Jo, in queste situazioni sempre più azzardate e sempre più piccanti, non si fa mancare proprio nulla. Club molto privati dove si svolgono incontri di ogni tipo, giochi molto particolari, ad altissima temperatura di sensualità, giochi bollenti in cui c’è il rischio di scottarsi davvero, e di perdere Patrick, un uomo speciale, col quale avrebbe potuto nascere qualcosa. Eppure, alla fine, sarà di nuovo la calda voce di Jo a trionfare su tutto, dentro e fuori dal letto.
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### Sinossi
Il suo nome è Jo e lavora alla radio come speaker, ma la sua propensione più autentica non sono le onde radio, bensì le vibrazioni più frementi ed esplicite delle avventure erotiche. D’altra parte Jo, in queste situazioni sempre più azzardate e sempre più piccanti, non si fa mancare proprio nulla. Club molto privati dove si svolgono incontri di ogni tipo, giochi molto particolari, ad altissima temperatura di sensualità, giochi bollenti in cui c’è il rischio di scottarsi davvero, e di perdere Patrick, un uomo speciale, col quale avrebbe potuto nascere qualcosa. Eppure, alla fine, sarà di nuovo la calda voce di Jo a trionfare su tutto, dentro e fuori dal letto.

La calda notte dell’ispettore Tibbs

Virgil Tibbs è un ispettore di polizia di colore finito per caso in un paesino della Carolina, nel giorno in cui è stato commesso un delitto eccellente. A Wells vige il più rigido segregazionismo contro i “negri”, la paranoia della contaminazione è tale per cui basta una goccia di “sangue nero” in una persona per vietargli lo sgabello del bar o una stanza dell’hotel in città. È offensivo per l’intera comunità che proprio lui venga imposto allo sceriffo locale in quanto esperto di scienza investigativa. Il racconto oscilla dunque tra il piano dell’inchiesta scientifica e quello del dramma psicologico del rapporto, tra Tibbs e gli altri investigatori, che parte dall’odio razziale per giungere all’accettazione della persona grazie ai suoi meriti.
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I calabroni. Romanzo di una multinazionale

Questa storia inizia il giorno della caduta del Muro di Berlino. I manager dell’economia tedesca, in particolare quelli di una grande multinazionale della chimica, capiscono immediatamente che da quel momento nulla sarà più come prima; che i capitali inizieranno a circolare liberamente, che l’economia e la finanza non saranno più le stesse, così come cambieranno per sempre le regole di gestione delle loro aziende. Per sopravvivere bisognerà crescere, e per crescere bisognerà comprare. Il romanzo racconta questa vicenda imprenditoriale e finanziaria, che rapidamente si allarga in Italia, dove si trovano molte imprese appetibili. Sulla scena, una serie di personaggi indimenticabili: dal dottor Hettche, burbero top manager tedesco prossimo alla pensione, fino al raffinato e melanconico italo-svizzero Nikolaus Bernoulli, titolare di un’azienda milanese di fine chemicals, passando per “il Punta”, il brianzolo Ivan Puntatore, proprietario di un network distributivo di prodotti chimici; e ancora molti altri uomini e donne con i loro problemi professionali e soprattutto con le loro vicende umane: le lotte intestine, gli amori, le carriere, le preoccupazioni familiari, le meschinità, le vendette.

I calabroni

Tutti i top manager delle venti top corporation siedono nei Supervisory Board di tutte le altre top. Un club. Un club che ronza come un’arnia di calabroni infuriati. Questa storia inizia il giorno della caduta del Muro di Berlino. I manager dell’economia tedesca, in particolare quelli di una grande multinazionale della chimica, capiscono immediatamente che da quel momento nulla sarà più come prima; che i capitali inizieranno a circolare liberamente, che l’economia e la finanza non saranno più le stesse, così come cambieranno per sempre le regole di gestione delle loro aziende. Per sopravvivere bisognerà crescere, e per crescere bisognerà comprare. Il romanzo racconta questa vicenda imprenditoriale e finanziaria, che rapidamente si allarga in Italia, dove si trovano molte imprese appetibili. Sulla scena, una serie di personaggi indimenticabili: dal dottor Hettche, burbero top manager tedesco prossimo alla pensione, fino al raffinato e melanconico italo-svizzero Nikolaus Bernoulli, titolare di un’azienda milanese di fine chemicals, passando per il Punta, il brianzolo Ivan Puntatore, proprietario di un network distributivo di prodotti chimici; e ancora molti altri uomini e donne con i loro problemi professionali e soprattutto con le loro vicende umane: le lotte intestine, gli amori, le carriere, le preoccupazioni familiari, le meschinità, le vendette. Una grande epica contemporanea, un romanzo scritto con stile graffiante e originale, che appassiona, diverte, commuove e ci aiuta a capire chi, come e quando ha posto le basi del mutamento economico che ha cambiato il nostro modo di vivere.

Il caffè dei piccoli miracoli

Eleonore Delacourt ha venticinque anni e ama la lentezza. Invece di correre, passeggia. Invece di agire d’impulso, riflette. Invece di dichiarare il suo amore al professore di filosofia alla Sorbonne, sogna. E non salirebbe mai e poi mai su un aereo, in nessuna circostanza. Timida e romantica, Nelly – come preferisce essere chiamata – adora i vecchi libri, crede nei presagi, piccoli messaggeri del destino, diffida degli uomini troppo belli e non è certo coraggiosa come l’adorata nonna bretone con cui è cresciuta, che le ha lasciato in eredità l’oggetto a lei più caro: un anello di granati con dentro una scritta in latino, “Omnia vincit amor”. Sicuramente, Nelly non è il tipo di persona che di punto in bianco ritira tutti i propri risparmi, compra una costosissima borsa rossa e, in una fredda mattina di gennaio, lascia Parigi in fretta e furia per saltare su un treno. Un treno diretto a Venezia. Ma a volte nella vita le cose, semplicemente, accadono. Cose come una brutta influenza e una delusione d’amore ancora più brutta. Cose come una frase enigmatica trovata dentro un vecchio libro della nonna, con accanto una certa citazione in latino… Un’incantevole storia d’amore che racconta perché può essere una fortuna far cadere la propria borsa nel Canal Grande, concedere un po’ di fiducia a un veneziano scandalosamente bello e accettare di sentirsi letteralmente mancare la terra sotto i piedi. Un viaggio appassionante tra i “quais” di Parigi e le calli di Venezia, fino a un piccolo caffè dove si celano segreti in attesa di essere svelati e i miracoli sembrano davvero possibili.

La caduta

Clamence, un brillante avvocato parigino, abbandona improvvisamente la sua carriera e sceglie come quartier generale un locale d’infimo ordine, il Mexico-City, ad Amsterdam.Presa coscienza dell’insincerità e della doppiezza che caratterizza la sua vita, Clamence decide di redimersi confessando e incitando (per sincerità, per virtù, per dialettica?) gli occasionali avventori della taverna portuale a confessare la loro “cattiva coscienza”. Ma non bisogna lasciarsi ingannare: Clamence non si redime. L’eroe di Camus secondo le sue stesse parole “percorre una carriera di falso profeta che grida nel deserto e rifiuta di uscirne”.