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Cittadino della galassia

Forse la capitale dei Nove Mondi è il centro dell’universo abitato, ma certo vi si svolge il principale mercato di schiavi. Il ragazzo sparuto che si chiama Thorby nessuno lo vuole; solo il mendicante Baslim si fa avanti e lo compera. Comincia da questo momento la formidabile avventura di Thorby. Giungerà attraverso stadi successivi di liberazione, e conquistando se stesso, fino al centro dell’Egemonia, dove lo attende la più sconvolgente delle scoperte. Questa civiltà futura, che abbraccia tutta una galassia, ha più pianeti abitati di quanti un uomo possa sperare di visitare, più di quanti la legge possa sperare di tenere sotto controllo. E, del resto, chi tiene sotto controllo la legge? Chi era Baslim, il mendicante che annotava gli arrivi delle astronavi e che consegnava messaggi cifrati agli spaziali? E chi è Thorby, il ragazzo cui è affidato un messaggio che egli non può comprendere? Schiavo o erede di una gigantesca fortuna? Innocente o responsabile?

La cittadina dove il tempo si è fermato

Fulcro del turbinare dei ricordi personali dello scrittore è Nymburk, la cittadina della Boemia dove appunto il tempo si è fermato; là Hrabal ha passato gran parte della sua adolescenza e della sua giovinezza, là si sono delineati i tratti essenziali della sua personalità. Di questi luoghi e delle persone che li abitano è importante solo ciò che assume nella memoria dello scrittore la dimensione di mito; il ricordo non è soltanto selettivo, è anche attività mitopoietica. I luoghi diventano di fatto dei momenti spaziali a cui la sua mente si aggrappa affinché le parole possano coagularsi; il tempo si è fermato, a Nymburk, ma non perché la storia si svolga altrove, in posti che stiano al passo con i tempi. La scena finale del romanzo racconta di Francin, il padre del narratore, che è uscito dall’ospizio in cui è stato ricoverato lo zio Pepin, e si ferma a guardare come stanno smantellando il vecchio cimitero; l’ovvietà (la banalità hrabaliana, appunto) di questa immagine è superata da una rapida notazione: E papà stava lì a guardare e vedeva che i lavori di smantellamento del cimitero non li eseguivano persone del tempo nuovo, forse loro li avevano solo disposti, i lavori li facevano persone che conosceva fin da quando si era trasferito nella cittadina dove il tempo si è fermato. Sono le persone del tempo vecchio che materialmente eseguono la cancellazione della propria memoria, perché il tempo è forse un’illusione, e il suo trascorrere non garantisce e non spiega niente; per leggere ciò che ci scorre davanti è assolutamente necessario fermarlo, annullarlo, anche a costo di annullarsi con esso. E questo è un po’ il destino dei personaggi del romanzo.

La cittadella

La cittadella, forse il più bel libro di Cronin, è ormai un classico della letteratura moderna, tragico e intenso, pieno di senso morale e di impegno civile, vivo e attuale. Cronin parla dell’ingiustizia della società, della miseria corruttrice e dell’arroganza del potere attraverso la storia del dottor Manson. Il suo piccolo grande mondo racchiude i sentimenti della gente che lavora e che soffre, sullo sfondo di una regione brulla e inospitale come il Galles del Sud. Sono gli anni in cui lo sforzo di industrializzare e modernizzare la Gran Bretagna avveniva tra molte contraddizioni sociali. Ma l’indignazione per la disuguaglianza e la prepotenza non diventa mai declamazione retorica e trova il suo autentico respiro in una vicenda ricca, affascinante, umanissima.

(source: Bol.com)

La cittadella dell’Autarca

Dopo un lungo viaggio costellato di personaggi bizzarri ed eventi straordinari, Severian ha finalmente raggiunto la città del suo esilio: Thrax, la Città dalle Stanze Senza Finestre. Dei portentosi prodigi, però, indicano che la sorte ha in serbo per lui un destino più elevato e che Thrax non è la meta definitiva del suo peregrinare. Severian deve riprendere il cammino alla volta di Nessus, la città da cui è stato bandito, con una missione gravosa: salvare il fato dell’intera Urth dando vita alla nascita del Nuovo Sole e di una nuova era. Non c’è spazio per dubbi ed esitazioni, la sua nuova prova contempla due uniche alternative: diventare il Nuovo Sole oppure morire.Nel quarto volume del ciclo Il Libro del Nuovo Sole il peregrinare di Severian assume i connotati di un vero e proprio viaggio epico. Come un eroe classicoche abbia espiato le proprie colpe in un viaggio di formazione e di catarsi, Severian fa finalmente ritorno a casa consapevole del destino di prescelto che lo attende.

(source: Bol.com)

Le città vive

Città immense, città di plasma vivente che pulsano nel deserto; città costruite millenni addietro dall’umanità ancora nel pieno del suo splendore, ma che ora somigliano agli astri di un universo morente. Eppure, nonostante il trascorrere del tempo, al loro interno è ancora attivo un programma registrato da secoli, impiantato dai costruttori per uno scopo che nessuno è più in grado di comprendere. Per molte di esse si avvicina ormai l’estinzione, ma prima di morire le Città viventi combatteranno un’ultima, terrificante battaglia. Questo libro ha suscitato reazioni entusiastiche: ” Un romanzo eccellente, mi ha lasciato senza fiato ” (Harlan Ellison). ” Greg Bear immagina un futuro lontanissimo e vi dà la sensazione di poter guardare ancora più lontano (David Brin).
Copertina di Oscar Chichoni

La città sostituita

Dopo molti anni di assenza, Ted Barton decide di tornare a Millgate, la piccola città della Virgina dove è nato. Un tranquillo borgo di provincia come ce ne sono a migliaia. Due negozi di ferramenta qualche emporio, un fabbro… Vi si reca in vacanza insieme alla moglie Peg, insofferente e spigolosa come tanti personaggi femminili di Philip K. Dick. Una grande voglia di rivedere le strade dell’infanzia riempie d’eccitazione il cuore di Ted. Giunto sul posto, però, non trova quello che credeva di avere lasciato. I nomi delle strade sono tutti cambiati, gli abitanti sembrano vivere in una strana forma d’oblio. Abbandonato dalla moglie nella sua disorientata ricerca d’un tempo perduto, Ted fa anche un’altra sconcertante scoperta: in questa nuova Millgate egli sarebbe morto addirittura di scarlattina all’età di nove anni. Ancora più preoccupante è il fatto che sembra letteralmente impossibile lasciare la città. Intrappolato in un luogo dove nulla è come dovrebbe essere, Ted si trova preso nel mezzo di una lotta assoluta tra il bene e il male.
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Città ribelli. I movimenti urbani dalla Comune di Parigi a Occupy Wall Street

Un secolo e mezzo prima che Occupy riempisse le strade e le piazze del mondo, la città moderna era già fucina di idee rivoluzionarie, e fu dallo spazio urbano che soffiarono i primi venti del cambiamento sociale e politico. Da sempre le città sono teatri che mettono in scena il pensiero utopico, ma anche centri di accumulazione capitalistica, e quindi spazi di conflitto contro quei pochi che, controllando l’accesso alle risorse comuni, determinano la qualità della vita di molti.
L’urbanizzazione ha giocato un ruolo primario nell’assorbimento del surplus di capitale, alimentando processi di «distruzione creatrice» che hanno sottratto alle masse il diritto di costruire e ricostruire le proprie città. Questo conflitto latente è esploso periodicamente in grandi rivolte popolari, come nella Comune di Parigi del 1871, a seguito della riconfigurazione urbanistica voluta da Napoleone III e realizzata da Haussmann, quando i cittadini espropriati si sollevarono per imporre il governo rivoluzionario sulla capitale. O come nel 1968, con i grandi movimenti sociali urbani che agitarono Chicago e Berlino, Praga e Città del Messico, o ancora, nell’estate 2011, con i riots che hanno bruciato le periferie di Londra e con l’ondata di indignazione contro il potere finanziario che ha scosso America ed Europa.
Città ribelli, unendo rigore scientifico e passione politica, ripercorre la storia delle città come centri propulsori della lotta di classe e dei movimenti di riappropriazione dei diritti collettivi.
Partendo dal saggio cruciale di Henri Lefebvre Il diritto alla città, David Harvey esplora gli effetti delle politiche neoliberiste sulla vita urbana negli ultimi trent’anni; le modalità con cui la schiavitù del debito immobiliare ha paralizzato il ceto medio, le classi povere e le minoranze; il progressivo restringimento dello spazio pubblico per la cittadinanza a vantaggio delle cattedrali del business. Per approdare, infine, al quesito fondamentale: in che modo, in tempi di crisi, possiamo riorganizzare le città perché siano socialmente ed ecologicamente più giuste?

La città proibita

Elizabeth, che a Filadelfia si sente soffocare, decide di raggiungere il padre a Pechino, sicura che in Oriente troverà un mondo nuovo, all'interno del quale potrà forse affermare la sua vera personalità. Ma al suo arrivo troverà la città sconvolta dalla ribellione dei Boxer, con le strade percorse da gruppi di uomini assetati di sangue e le legazioni diplomatiche assediate.Eppure, Elizabeth si accorgerà che nell'antica città imperiale c'è ancora spazio per i sentimenti personali, anche se i due uomini che incontrerà, un altruista medico cinese e un indurito marine americano, si avvicineranno a lei con mentalità e scopi ben diversi fra loro.

La città proibita

La storia di Len Colter e di suo cugino Esaù, può essere la storia dei nostri nipoti. Len Colter viveva in un piccolo paese rurale degli Stati Uniti, dove per legge, dopo la distruzione, era stata proibita la costruzione di città e la diffusione del sapere nelle sue forme più avanzate. Due generazioni prima era caduta sulle loro città la grande Distruzione, provocata dalla conoscenza scientifica dei segreti della natura. Lo spaventoso flagello era stato interpretato dalle coscienze terrorizzate come il castigo di Dio per l’orgoglio e i peccati dell’uomo. I due giovani, spinti dal desiderio delle “cose vecchie”, delle quali sentivano parlare con nostalgia dai nonni: le automobili, gli aeroplani, le case con ogni comfort, le città in una fantasmagoria di luci, e ossessionati dai discorsi sentiti di nascosto sulla esistenza di una città sopravvissuta, si mettono su di un sentiero aspro e difficile. Incontreranno l’amicizia, e la delusione, l’amore e la morte, la fame e la sete, la lotta contro le intemperie e contro la propria coscienza: ma andranno alla ricerca della città del loro sogno. Len, dal carattere più complesso, sostiene la lotta più aspra ed è salvato più volte, non solo materialmente dall’amicizia di Hostetter, il mercante, che rappresenta il legame ideale tra il mondo lasciato da Len e il mondo nuovo. E sarà Hostetter che ricondurrà Len di fronte alla realtà e lo costringerà a una decisione suprema.
Copertina di Curt Caesar

La città perduta: romanzo

Kurt Austin è la nuova punta di diamante della NUMA. Insieme al fido Joe Zavala deve affrontare una serie di misteri apparentemente slegati tra loro che se non risolti in tempo, potrebbero causare una catastrofe planetaria. Quale rapporto c’è tra il corpo di un aviatore d’inizio secolo trovato congelato in un ghiacciaio e un elmo del sedicesimo secolo? La scoperta di una gigantesca cavità sul fondo dell’Oceano denominata la Città perduta sconvolge il mondo scientifico. Ma non basta. La diffusione di un’alga mutante particolarmente aggressiva e venefica diffonde terrore e imprevedibili sconvolgimenti nell’ecosistema marino. Ma non si tratta solo di strani fenomeni naturali. Kurt e Joe scoprono infatti che c’è una grande multinazionale decisa a sfruttare la situazione per ottenere il controllo dei mari e, forse, anche della vita sulla Terra…

La città morta

Per Muto la fantastica avventura ha inizio quando il MACK ha estratto a sorte il suo nome tra milioni di altri. Il MACK, un complesso calcolatore elettronico che decide chi deve venir sospeso. Ma cosa significa “venire sospeso” nell’angoscioso mondo di domani? Chi sono i cacciatori? Qual è la vera funzione del MACK e soprattutto cosa rappresenta veramente la Città Morta? Qual è il segreto senza nome che si cela tra le sue mura? Un nuovo affascinante romanzo sociologico di uno dei migliori autori europei di fantascienza, una storia di azione che farà riflettere sul mondo di domani.

La città e i cani

Per lo scrittore peruviano, il momento della crisi avvenne quando il padre, che osteggiava violentemente la sua passione letteraria, decise di affidarlo a un istituto gestito da militari, famoso per la sua durezza: il Collegio Leoncio Prado, a Lima. Racconterà Vargas Llosa: “Per me fu come scoprire l’inferno, ma fu lì che cominciai a scrivere. Fui costretto a coltivare la mia passione in segreto: ma fu per me come uno sfogo alla rivolta che nutrivo contro il Leoncio Prado”. In questo romanzo, che vuole essere una metafora della violenza contemporanea, l’autore torna alla dolorosa esperienza nel collegio.

La città dorme

Peter Alan Nelsen è uno dei registi più potenti e pagati del pianeta e ogni suo capriccio è legge. Quando, dopo anni di indifferenza, decide di ritrovare l’ex moglie Karen e il figlio Toby, abbandonati per inseguire il successo, uno stuolo di assistenti si attiva per ingaggiare il migliore investigatore sulla piazza. Un caso apparentemente facile che si trasforma, però, in un incubo. Rintracciata Karen nel paesino del Connecticut dove si è rifatta una vita e una nuova identità, la donna nega ogni legame con l’ex-marito e sembra spaventata a morte. Toccherà a Cole sventare il ricatto che vincola Karen al silenzio. Prima che il boss mafioso più potente della East Goast lo costringa ad aprire un nuovo ufficio… sul fondo del fiume Hudson.
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La città dolente

François non ama, e non ne sente il bisogno. Brillante, ricco, elegante, studente modello dell’École Supérieure di Parigi, sta scrivendo una tesi su Dante. Vive una vita perfetta, anche se senza passione.
Ma siamo nel 1941, arriva la guerra, il collaborazionismo, e François è di famiglia ebrea. Per il ragazzo, poco più che ventenne, è il momento di ricevere una particolare e dolorosa ’educazione sentimentale’.
Il 20 agosto François viene preso in un rastrellamento e rinchiuso nel campo di lavoro di Drancy, pallido anticipo delle tappe successive, Auschwitz e Treblinka.
Qui François dovrà imparare a sopravvivere, aggrappandosi alle sue capacità di matematico, ai suoi raffinati modi aristocratici, e specialmente alle sue doti di violinista.
Ma soprattutto vivrà un processo di umanizzazione e disumanizzazione al tempo stesso, che lo porterà a sperimentare tutti i sentimenti nella forma più estrema, anche l’amore.
Anziché fare la tesi su Dante, François si troverà a rivisitare, in chiave moderna, tutti i gironi infernali, fino a un punto che neppure il poeta fiorentino aveva immaginato.
Con una scrittura punteggiata di lampi d’alta poesia, Zimmermann, che ha perso trentasette familiari ad Auschwitz, riesce ancora a dire qualcosa di nuovo sull’olocausto: *La città dolente* è un romanzo, un libro di storia, un’interpretazione del nazismo in sintonia con i film di Visconti e della Cavani.