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i 500

Un anno fa, fresco di laurea in legge a Harvard, Mike Ford ha ottenuto il posto di lavoro che ha sempre sognato: è stato assunto al Davies Group, lo studio di consulenza più influente di Washington. Oggi si ritrova al centro di un gioco mortale, inseguito da due degli uomini più pericolosi sulla faccia della Terra e con una sola certezza: la sua unica via di fuga è ricominciare a fare tutto quello che si era lasciato alle spalle. Mentire, tradire, rubare e questa volta, forse, persino uccidere. Mike è un tipo sveglio, è cresciuto in un ambiente di piccoli delinquenti e truffatori, quello del padre, dal quale ha imparato la dura lezione della sopravvivenza, ma si è anche impegnato al massimo per essere ammesso a Harvard, laurearsi e guadagnare così il biglietto d¿ingresso a un’esistenza migliore. L’assunzione al Davies Group gli ha spianato la strada di una brillante carriera e gli ha permesso di vivere gomito a gomito con i 500, l’élite di donne e uomini che governano dietro le quinte Washington – e il mondo intero. Ben presto, però, capisce che gestire il potere è un mestiere tutt’altro che limpido: nonostante il prezioso pezzo di carta conquistato all’università, il suo ruolo resta quello del truffatore. E impara che più in alto si sale, più pericolosa può essere la caduta. In una miscela esplosiva di intrighi politici e azione dal ritmo implacabile, “I 500” è un esordio travolgente, un romanzo di gran classe, nella tradizione de “Il Socio” di Grisham e Presunto innocente di Turow, un thriller incalzante che penetra nel cuore delle sale del potere, ai livelli più alti. E pone una domanda alla quale tutti vorremmo una risposta: chi decide per noi?
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### Sinossi
Un anno fa, fresco di laurea in legge a Harvard, Mike Ford ha ottenuto il posto di lavoro che ha sempre sognato: è stato assunto al Davies Group, lo studio di consulenza più influente di Washington. Oggi si ritrova al centro di un gioco mortale, inseguito da due degli uomini più pericolosi sulla faccia della Terra e con una sola certezza: la sua unica via di fuga è ricominciare a fare tutto quello che si era lasciato alle spalle. Mentire, tradire, rubare e questa volta, forse, persino uccidere. Mike è un tipo sveglio, è cresciuto in un ambiente di piccoli delinquenti e truffatori, quello del padre, dal quale ha imparato la dura lezione della sopravvivenza, ma si è anche impegnato al massimo per essere ammesso a Harvard, laurearsi e guadagnare così il biglietto d¿ingresso a un’esistenza migliore. L’assunzione al Davies Group gli ha spianato la strada di una brillante carriera e gli ha permesso di vivere gomito a gomito con i 500, l’élite di donne e uomini che governano dietro le quinte Washington – e il mondo intero. Ben presto, però, capisce che gestire il potere è un mestiere tutt’altro che limpido: nonostante il prezioso pezzo di carta conquistato all’università, il suo ruolo resta quello del truffatore. E impara che più in alto si sale, più pericolosa può essere la caduta. In una miscela esplosiva di intrighi politici e azione dal ritmo implacabile, “I 500” è un esordio travolgente, un romanzo di gran classe, nella tradizione de “Il Socio” di Grisham e Presunto innocente di Turow, un thriller incalzante che penetra nel cuore delle sale del potere, ai livelli più alti. E pone una domanda alla quale tutti vorremmo una risposta: chi decide per noi?

Le 48 leggi del potere

Mai oscurare il maestro, non fidarsi troppo degli amici, mascherare le proprie intenzioni, spiegare il meno possibile, farsi circondare da un alone di mistero, far lavorare gli altri e prendersi tutti i meriti: queste e altre 42 sono, secondo gli autori, le regole per conquistare il potere. Spaziando dalla storia all’economia, dalla politica alla psicologia, dalla letteratura alla sociologia, Elffers e Greene si propongono un obiettivo ambizioso: svelare i segreti di quello che Talleyrand definiva “il magistrale gioco del potere”, un’arte sottile e impalpabile, ma dagli effetti concreti e, a volte, devastanti.
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44 falsi

44 Falsi raccoglie la maggior parte degli apocrifi di Michele Serra scritti, a partire dall'85, per Tango e per Cuore. 26 sono già stati pubblicati in Visti da lontano (Mondadori 1987) e 18, i più recenti, sono inediti. In questo gioco letterario del pastiche e del falso, in cui Serra ha precedenti illustri – da Proust a Luciano da Folgore, a Paolo Vita Finzi – l'imitazione dello stile è spesso solo accennata: l'apocrifo diventa per Serra un grimaldello che gli consente di accedere a qualunque luogo satirico. Ne risulta un bel campionario – scrive Goffredo Fofi nella prefazione – di divi dell'establishment politico-culturale, o meglio politico-giornalistico, o meglio dell'establishment senza più. Un panorama di questi anni "pesticciati e melmosi", la cui logica è forse destinata a durare, tra la inacidita collosità della politica e scosse provvisorie di un esplosivo horror internazionale.

365 Racconti erotici per un anno

365 autori, 365 racconti, 365 storie di passione, 365 declinazioni dell’eros, 365 modi di parlare di sessoUn’antologia che non ha eguali, un esperimento grandioso che ha portato 365 autori a esprimersi su una materia tanto controversa quanto popolare come l’erotismo, facendolo ogni volta in modi completamente diversi, con una freschezza e una originalità che hanno del sorprendente.365 racconti selezionati su oltre 3000 che hanno partecipato a un’affascinante kermesse letteraria per dare vita a una raccolta che sta facendo discutere e continuerà a farlo per molto tempo, senza alcuna preclusione nel mischiare autori professionisti con scrittori al loro esordio letterario.Un’antologia assolutamente da non perdere, per trascorrere ogni giorno dell’anno in compagnia di un racconto dai risvolti imprevedibili.Contiene, fra gli altri, racconti di:Alan D. AltieriDanilo AronaCristiana AstoriBarbara BaraldiLuigi De PascalisStefano Di MarinoGiulio LeoniMauro MarcialisGianfranco NerozziClaudia SalvatoriAlda TeodoraniNato a Milano nel 1962, Franco Forte è giornalista professionista, traduttore, sceneggiatore e Direttore Editoriale delle collane da edicola Mondadori (Gialli, Urania e Segretissimo). Ha pubblicato per Mondadori i romanzi bestseller Il segno dell’untore (2012), Roma in fiamme (2011), I Bastioni del Coraggio (2010), Carthago (2009), La Compagnia della Morte (2009), Operazione Copernico (2009), i cui diritti di traduzione cinematografica sono stati acquistati da Dino De Laurentiis, e La stretta del Pitone (Mursia, 2005), Il figlio del cielo e L’orda d’oro (Mondadori, 2000) – da cui ha tratto uno sceneggiato TV su Gengis Khan prodotto da Mediaset – China killer (Marco Tropea/Il Saggiatore, 2000). Sempre per Mediaset ha scritto la sceneggiatura di un film tv su Giulio Cesare e ha collaborato a serie televisive quali RIS e Distretto di polizia. Il suo esordio come narratore risale al 1990, con il romanzo Gli eretici di Zlatos (Editrice Nord). Direttore responsabile della rivista Writers Magazine Italia (www.writersmagazine.it) ha pubblicato Il Prontuario dello scrittore (Delos Books), un manuale di scrittura creativa per gli autori esordienti.

18 Secondi

La consulente investigativa Sherry Moore, cieca e straordinariamente attraente, nasconde un segreto, un potere che la rende unica: può “vedere” gli ultimi diciotto secondi di vita di un morto, conoscere i suoi ultimi pensieri toccandolo. Sherry non conosce l’origine e la natura del suo dono, sa solo che all’età di cinque anni è stata trovata quasi morta sugli scalini di un ospedale, con una ferita molto grave alla testa, che l’ha privata della vista e ha cancellato i suoi ricordi. Il serial killer Earl Sykes non era mai stato punito per i suoi efferati omicidi, rimasti irrisolti. A fregarlo e spedirlo in prigione era stato un mortale incidente automobilistico. Dopo trent’anni è tornato nella cittadina di mare di Wildwood e ha ricominciato ad andare a caccia di giovani donne per i suoi sanguinosi giochi. Il tenente di polizia O’Shaughnessy è sconvolta e del tutto incapace di risolvere il mistero della scomparsa di quelle vittime, svanite nel nulla lungo i sentieri desolati vicino al mare. Quando la morte prematura di un uomo porta Sherry Moore a Wildwood, il tenente è costretta a cercare il suo aiuto per fermare il massacro, ma non appena le due donne uniscono le forze per scoprire l’identità dell’assassino, si trasformano a loro volta in un nuovo e perfetto obiettivo.

Le 120 giornate di Sodoma (eNewton Classici)

Cura e traduzione di Gianni Nicoletti
Edizione integrale
Quattro personaggi, il duca di Blangis, un suo fratello vescovo, il giudice Curval e il finanziere Durcet si isolano in un inaccessibile castello insieme a quarantadue persone di ambo i sessi, destinate a essere utilizzate come strumenti di piacere. La vita della piccola “comunità” è meticolosamente ordinata per consentire ai quattro protagonisti di realizzare ogni sorta di libidine violenta, in un crescendo di orrori che provocano la morte di trenta vittime. Dopo quattro mesi di efferatezze, delle quali il libro è il dettagliato resoconto, i superstiti torneranno a casa. Le 120 giornate di Sodoma fu scritto nel 1785, mentre Sade si trovava imprigionato alla Bastiglia. È la sua opera più celebre, una sorta di “enciclopedia” che descrive tutti quegli atti di crudeltà che, proprio dal nome dell’autore di questo libro, hanno preso il nome di “sadismo”.
«È il momento, amico lettore, in cui devi predisporre il tuo cuore e il tuo spirito al racconto più impuro che mai sia stato fatto da che il mondo è mondo, non reperendosi un libro simile né presso gli antichi né presso i moderni.»
D.-A. François de Sade
Donatien-Alphonse-François de Sade, noto come «il divin marchese», nacque nel 1740 a Parigi. La sua condotta immorale e una serie di condanne penali ne hanno fatto un personaggio leggendario. Trascorse più di trent’anni della sua vita in carcere o in manicomio. Accusato di empietà, oscenità e perversione in seguito alla pubblicazione del romanzo Juliette, venne dapprima imprigionato e poi rinchiuso nell’ospedale dei pazzi di Charenton, dove morì nel 1814. Di Sade la Newton Compton ha pubblicato Justine ovvero Le sventure della virtù, La nuova Justine ovvero le sciagure della virtù, Le 120 giornate di Sodoma e il volume unico I romanzi maledetti (Le sventure della virtù; Justine ovvero le disgrazie della virtù; La nuova Justine ovvero le sciagure della virtù; Juliette ovvero le prosperità del vizio; Le 120 giornate di Sodoma).
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### Sinossi
Cura e traduzione di Gianni Nicoletti
Edizione integrale
Quattro personaggi, il duca di Blangis, un suo fratello vescovo, il giudice Curval e il finanziere Durcet si isolano in un inaccessibile castello insieme a quarantadue persone di ambo i sessi, destinate a essere utilizzate come strumenti di piacere. La vita della piccola “comunità” è meticolosamente ordinata per consentire ai quattro protagonisti di realizzare ogni sorta di libidine violenta, in un crescendo di orrori che provocano la morte di trenta vittime. Dopo quattro mesi di efferatezze, delle quali il libro è il dettagliato resoconto, i superstiti torneranno a casa. Le 120 giornate di Sodoma fu scritto nel 1785, mentre Sade si trovava imprigionato alla Bastiglia. È la sua opera più celebre, una sorta di “enciclopedia” che descrive tutti quegli atti di crudeltà che, proprio dal nome dell’autore di questo libro, hanno preso il nome di “sadismo”.
«È il momento, amico lettore, in cui devi predisporre il tuo cuore e il tuo spirito al racconto più impuro che mai sia stato fatto da che il mondo è mondo, non reperendosi un libro simile né presso gli antichi né presso i moderni.»
D.-A. François de Sade
Donatien-Alphonse-François de Sade, noto come «il divin marchese», nacque nel 1740 a Parigi. La sua condotta immorale e una serie di condanne penali ne hanno fatto un personaggio leggendario. Trascorse più di trent’anni della sua vita in carcere o in manicomio. Accusato di empietà, oscenità e perversione in seguito alla pubblicazione del romanzo Juliette, venne dapprima imprigionato e poi rinchiuso nell’ospedale dei pazzi di Charenton, dove morì nel 1814. Di Sade la Newton Compton ha pubblicato Justine ovvero Le sventure della virtù, La nuova Justine ovvero le sciagure della virtù, Le 120 giornate di Sodoma e il volume unico I romanzi maledetti (Le sventure della virtù; Justine ovvero le disgrazie della virtù; La nuova Justine ovvero le sciagure della virtù; Juliette ovvero le prosperità del vizio; Le 120 giornate di Sodoma).

101 modi per riconoscere il tuo principe azzurro (senza dover baciare tutti i rospi)

Leggi questo libro e sarà amore a prima vista101 consigli dall’autrice più amata dalle italianeIl “principe azzurro” è decisamente fuori moda nel terzo millennio: un tizio su un cavallo bianco, con la calzamaglia e la piuma sul cappello davanti a una metropolitana non è il massimo dell’erotismo… Eppure tra le mille insidie di tutti i rospi del mondo si nascondono ancora degli uomini che possono fare di una semplice donna una principessa, ma per trovarli bisogna imparare a scartare tutti gli altri. Ecco allora 101 preziosissimi consigli per capire come riconoscere un principe azzurro e scappare a gambe levate davanti agli inaffidabili, ai mammoni, agli sposati, agli egoisti, ai prepotenti e ai pazzi. Questo “manuale di sopravvivenza” nasce dalla volontà di Federica Bosco di condividere con le lettrici la sua esperienza, quella delle sue amiche e delle tante ragazze che le hanno scritto in questi anni per raccontare i fallimenti e le frustrazioni di chi si ostina a voler per forza cavare sangue da una rapa. Un libro ironico e divertente, ma anche un potente “salva-vita”, affinché nessuno vi dica più: «Ma li trovi tutti tu quelli strani?».Federica Boscoscrittrice e sceneggiatrice, vive a Roma. Con la Newton Compton ha pubblicato Mi piaci da morire, L’amore non fa per me, L’amore mi perseguita (la trilogia delle avventure sentimentali di Monica), Cercasi amore disperatamente e S.O.S. amore: tutti hanno avuto un grande successo di pubblico e di critica, in Italia e all’estero. È anche autrice di due “manuali di sopravvivenza” per giovani donne: 101 modi per riconoscere il tuo principe azzurro (senza dover baciare tutti i rospi) e 101 modi per dimenticare il tuo ex e trovarne subito un altro. Potete leggere di lei nel suo seguitissimo blog all’indirizzo www.federicabosco.com.

Le 101 donne più malvagie della storia

Eroine nere, sciagurate, perdute e diabolicheUna lista nera di eroine assetate di potere e di sangue, di vendetta e di denaro: maghe, streghe, tessitrici di intrighi, efferate criminali, vedove per vocazione, contesse annoiate e nevrotiche. Dalle regine intriganti alle criminali armate di calibro 38, dalle infermiere assassine alle guardiane naziste, e poi serial killer, avvelenatrici, mafiose, gangster e casalinghe disturbate… cui si aggiungono personaggi di un composito mondo irreale, dalle vampire dell’epoca romantica alle vendicatrici in tuta gialla del cinema pulp, dalla letteratura al fumetto, da Euripide a Hitchcock: l’elenco delle donne fatali è lungo.Da Isabella di Castiglia e la sua Inquisizione a Maria I Tudor la“sanguinaria”, dalle sevizie della contessa Bathory ai colpi di scure di Lizzie Borden, da Ilse Koch e le sue torture a Buchenwald alla saponificatrice di Correggio: 101 ritratti di donne che, dall’antichità fino ai giorni nostri, hanno delineato un bizzarro percorso storico della malvagità di genere femminile. Uno straordinario affresco noir dove “mani gentili” disegnano trame oscure e finali tragicamente a sorpresa.«Un “catalogo” delle perfide nei secoli, con altrettanti ritratti delle più crudeli signore del mondo. Stefania Bonura si destreggia con abilità e misura e con quella giusta dose di leggerezza che rende piacevole la lettura.»Silvana Mazzocchi – Repubblica.itStefania Bonurasiciliana, laureata a Firenze in Scienze politiche, autrice e traduttrice, nel 2006 ha fondato la XL edizioni, di cui è direttore editoriale. È un’appassionata di storia dell’antico Egitto e di Egittologia. Per la Newton Compton ha pubblicato 101 misteri dell’antico Egitto che non puoi non conoscere e Le 101 donne più malvagie della storia.

…e ora parliamo di Kevin

Non è facile essere madre quando tuo figlio quindicenne uccide a sangue freddo un’insegnante e sette compagni di scuola. La vita di Eva, da quel giorno, diventa un incubo da cui uscire non è più possibile. Ma almeno deve capire quanta responsabilità ha in ciò che è accaduto. La storia di una maternità che non vorrebbe mai essere raccontata. Un libro lucido e spietato. Un caso letterario, vincitore del prestigioso “Orange Prize”. Un romanzo “intelligente, disturbante, intenso” (“The New York Times”), da cui è stato tratto il film di Lynne Ramsay con Tilda Swinton, John C. Reilly ed Ezra Miller, vincitore al London Film Festival 2011.

…1,2,3… omicidi al liceo

Presentazione …1,2,3… Omicidi al LiceoLa giovane e ingenua Elisabetta si illude che la scuola sia un luogo sicuro. Scoprirà presto che non è così. Un assassino crudele e implacabile si cela fra i suoi colleghi. Assisterà sconvolta e spaventata a una serie di omicidi. Nella piccola città di provincia, fra ignoranza e superstizione, non si vuole ammettere che l’assassino sia un membro della comunità. Si ventila l’ipotesi che una terribile maledizione abbia colpito la scuola. Elisabetta reagirà con forza e determinazione per dimostrare che il male ha un volto umano e può essere sconfitto.SinossiElisabetta Ortica ha raggiunto il suo obiettivo. Dopo anni di insegnamento precario, ha una cattedra. È di ruolo finalmente! Insegnerà matematica e fisica nel liceo che ha frequentato da ragazza. La scuola più prestigiosa della città. Si sente felice e arrivata. I suoi problemi sono finiti e potrà rilassarsi. Gli sembra di essere entrata in una sorta di macchina del tempo che la riporterà agli anni della prima giovinezza.L’arrivo di Arianna Martini, troppo giovane e troppo bella, porterà lo scompiglio nel liceo. L’ambiente provinciale e cristallizzato verrà scosso. Arianna attirerà l’odio di tutti e questo decreterà la sua condanna a morte.L’omicidio di Arianna scuoterà Elisabetta e la catapulterà di fronte alla realtà. Il mondo che lei immaginava e desiderava non esiste. Nulla è o, potrà mai, tornare com’era prima.La situazione precipiterà, quello di Arianna sarà solo il primo di una serie di omicidi, apparentemente inspiegabili e immotivati.Il mondo intorno a Elisabetta si sgretola e lei è tentata di lasciarsi andare all’ansia. Iniziano a circolare incontrollate voci su una tremenda maledizione che ha colpito la scuola. Elisabetta con l’aiuto del suo più caro amico, Sergio, riuscirà a trovare dentro di sé la forza per reagire. Spazzerà via le superstizioni e i pregiudizi e guarderà a quello che le accade intorno in maniera razionale. Solo così riuscirà a venire a capo del torbido mistero che infetta la scuola.. Nella sua ricerca, Elisabetta scoprirà che niente è come sembra e che nessuno è come dice di essere.

Zuppa di vetro

«Jonathan Carroll fa paura come Hitchcock quando non fa ridere come Jim Carrey».
Stephen King
Il mondo dei morti è costruito sui sogni – e sugli incubi – dei vivi. Le piovre guidano gli autobus. Dio è un orso polare. E un’autostrada intasata porta letteralmente dritto all’inferno. Già una volta Vincent Ettrich e la sua ragazza Isabelle Neukor hanno compiuto un viaggio di andata e ritorno verso la morte. Ora Isabelle porta in grembo un bambino molto speciale, che un giorno potrebbe riordinare quel mosaico in continuo cambiamento che è la nostra realtà. A meno che gli agenti del Caos non riescano a riportarla nuovamente indietro nel mondo dei morti e lasciarla lì una volta per tutte.
Zuppa di vetro è un romanzo visionario e appassionante e insieme una grande storia d’amore. Ancora una volta Jonathan Carroll ci regala un libro magico e sorprendente dove niente è davvero quello che appare e nulla è veramente impossibile, e conferma, una volta di più, di essere uno scrittore che occupa una categoria a parte, e unica, nella letteratura contemporanea.
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### Sinossi
«Jonathan Carroll fa paura come Hitchcock quando non fa ridere come Jim Carrey».
Stephen King
Il mondo dei morti è costruito sui sogni – e sugli incubi – dei vivi. Le piovre guidano gli autobus. Dio è un orso polare. E un’autostrada intasata porta letteralmente dritto all’inferno. Già una volta Vincent Ettrich e la sua ragazza Isabelle Neukor hanno compiuto un viaggio di andata e ritorno verso la morte. Ora Isabelle porta in grembo un bambino molto speciale, che un giorno potrebbe riordinare quel mosaico in continuo cambiamento che è la nostra realtà. A meno che gli agenti del Caos non riescano a riportarla nuovamente indietro nel mondo dei morti e lasciarla lì una volta per tutte.
Zuppa di vetro è un romanzo visionario e appassionante e insieme una grande storia d’amore. Ancora una volta Jonathan Carroll ci regala un libro magico e sorprendente dove niente è davvero quello che appare e nulla è veramente impossibile, e conferma, una volta di più, di essere uno scrittore che occupa una categoria a parte, e unica, nella letteratura contemporanea. 

La zona d’interesse (Supercoralli)

Al Kat Zet, la zona d’interesse, la vita scorre placidamente: madri che passeggiano con le figliolette, ricchi pasti serviti alla mensa ufficiali, tediosa burocrazia negli uffici, caldi incontri nelle alcove. Tutto intorno un’altra vita – se questa è vita – freme e spira, a centinaia, a migliaia, giú per le fosse, su per i camini. Ma qui, lungo il viale alberato della zona d’interesse, comprendente terreni, officine e centro residenziale delle SS, due amici d’infanzia – Golo Thomsen, ufficiale di collegamento fra l’industria bellica e il Reich, nonché nipote del gerarca Martin Bormann, e Boris Eltz, capitano valoroso e senza scrupoli – possono fantasticare sulle morbide forme della procace Hannah Doll, moglie dello spietato Kommandant del campo, come in un qualunque caffè del centro. Qui si può ridere del tatuaggio sul braccio delle Haftlinge- «il tuo numero di telefono?» – e affogare il grattacapo di una partita di 150 unità femminili troppo deperibili in una dose extra di buon brandy. Il grottesco per parlare dell’orrore. Amis affida quella dimensione al piú allucinante e macchiettistico dei suoi molti antieroi, Paul Doll, che con i suoi tic, le sue ansie e le sue lascivie, con il suo straniante pastiche linguistico, incarna tutto l’assurdo del regime. «E io, in modo vago e confuso, mi chiedevo se la storia del Nazionalsocialismo si sarebbe mai potuta svolgere in una qualunque altra lingua…», osserva Golo. Della tragedia che da quel regime promana è invece interprete Szmul, capo dei Sonderkommando, «gli uomini piú tristi del Lager». Szmul il corvo del crematorio, Szmul che traffica in cadaveri, ma, nel momento estremo della scelta, sono i suoi occhi morti ad accendere della luce della coscienza la vita che gli sopravvivrà. E resta spazio, nel catalogo delle esperienze umane travolte dall’orrore, per l’investigazione dell’amore in tempo di strage, attraverso il racconto dei turbamenti passional-sentimentali dell’arianissimo Golo, terza voce narrante del romanzo. Ma può nascere qualcosa di buono sullo sfondo dei camini? Martin Amis torna a cimentarsi con la ferita mai rimarginata dell’Olocausto, e lo fa con la piú dirompente delle espressioni umane: una caustica risata.
* * *
«*La zona d’interesse* è un tour de force di puro virtuosismo linguistico nonché un romanzo geniale e divinamente urticante che trae ispirazione da una profonda curiosità morale sul genere umano. Lascia senza fiato».
**Richard Ford**
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### Recensione
**La dolce squallida vita nella Auschwitz di Amis**
*Paolo Bertinetti*, Tuttolibri – La Stampa
*La zona d’interesse* è un libro da leggere. Per capire, dopo che Benigni lo ha fatto in chiave comico/sentimentale, se è possibile parlare della tragedia dell’Olocausto in chiave grottesca. **Martin Amis** racconta una storia che intreccia le vicende private di alcuni abitanti della «zona d’interesse» che si trova accanto al campo di concentramento vero e proprio (dell’area, cioè, che ospita gli uffici e le residenze delle SS). Sono l’ufficiale Golo Thomsen, nipote del gerarca nazista Martin Bormann, Paul Doll, il Comandante del campo, e sua moglie Hanna – che Golo, immediatamente dopo averla vista per la prima volta, ha subito provato a immaginare «come potesse essere senza i vestiti».
Una storia di sesso, di pettegolezzi, di tradimenti e di squallida mondanità come quella che potrebbe riguardare dei tranquilli borghesi legati dal comune impiego presso la stessa ditta. Con la differenza che la ditta è Auschwitz: «Un osservatore ostile», dice un amico di Golo osservando il collaudo di due nuovi forni crematori, «potrebbe trovare tutto questo alquanto riprovevole».
Doll, il Comandante, è basato sulla figura di Rudolf Höss, il vero comandante di Auschwitz, processato a Norimberga e impiccato nel 1947. Amis riporta la sua dichiarazione finale, «ho raggiunto l’amara consapevolezza di avere gravemente peccato contro l’umanità». Forse, avendo scelto il taglio grottesco, avrebbe dovuto citare un’altra sua frase. Accusato, nel corso del processo, di essere responsabile della morte di tre milioni e mezzo di persone, replicò: «No, solo due milioni e mezzo, altre cinquecentomila morirono di stenti».
Nel romanzo il Comandante è un uomo viscido e meschino, che beve come una spugna e che deve subire il disprezzo della moglie. «Sono giunto alla conclusione che è stato davvero un tragico errore: sposare una donna così alta». Si rifà con la giovane Alisz che è piccolina, che mette incinta e che fa abortire ovviamente di nascosto: senza anestesia. Quando la descrive, le parti del corpo sono scritte in tedesco. Unterschenkel, gambe, un po’ corte; Hinterteil, natiche, superbe; Busen, tette, niente di speciale; e Sitzflache, posteriore, su quello non si discute. La ragione di questa scelta linguistica non è chiara; ma non riguarda solo la descrizione di Alisz, è un vezzo narrativo, forse dettato dall’intento di rendere più «tedesco» il modo di esprimersi del personaggio. D’altronde a un certo punto del romanzo leggiamo che Golo Thomsen si chiede se la storia del nazismo «si sarebbe mai potuta svolgere in una qualunque altra lingua».
Doll è uno dei narratori del romanzo. Un secondo narratore è Golo; un terzo narratore (dallo spazio limitato) è Szmul, il capo dei Sonderkommando, i prigionieri che «lavoravano» nei forni crematori. E’ a lui che è affidata la dimensione tragica dell’Olocausto, quasi en passant, come a suggerire la difficoltà di raccontare o anche soltanto di commentare quell’immane tragedia con gli strumenti della letteratura. Il libro, leggiamo nell’ultima pagina, è dedicato alla memoria di Primo Levi e di Paul Celan, ai due sopravvissuti che ci riuscirono. Amis sa bene che poteva muoversi soltanto su un altro piano; e sa di dover rendere loro omaggio.
Resta tuttavia la necessità di interrogarsi sulla sua scelta. In passato Amis ha spesso voluto affrontare i Grandi Temi. La guerra nucleare in I mostri di Einstein, lo stalinismo in Koba il Terribile, la rivoluzione femminista in La vedova incinta, l’undici settembre in Il secondo aereo. Dell’Olocausto già aveva parlato nella Freccia del tempo. Rispetto a molti scrittori impegnati a indagare piccole vicende private, ben venga l’ambizione di affidare alla letteratura la riflessione sulle grandi questioni che riguardano l’intera umanità. Il problema è non farsi prendere la mano dal proprio ruolo di narratore, proponendosi come inventore di storie che alla Storia ambiguamente si richiamano.
### Sinossi
Al Kat Zet, la zona d’interesse, la vita scorre placidamente: madri che passeggiano con le figliolette, ricchi pasti serviti alla mensa ufficiali, tediosa burocrazia negli uffici, caldi incontri nelle alcove. Tutto intorno un’altra vita – se questa è vita – freme e spira, a centinaia, a migliaia, giú per le fosse, su per i camini. Ma qui, lungo il viale alberato della zona d’interesse, comprendente terreni, officine e centro residenziale delle SS, due amici d’infanzia – Golo Thomsen, ufficiale di collegamento fra l’industria bellica e il Reich, nonché nipote del gerarca Martin Bormann, e Boris Eltz, capitano valoroso e senza scrupoli – possono fantasticare sulle morbide forme della procace Hannah Doll, moglie dello spietato Kommandant del campo, come in un qualunque caffè del centro. Qui si può ridere del tatuaggio sul braccio delle Haftlinge- «il tuo numero di telefono?» – e affogare il grattacapo di una partita di 150 unità femminili troppo deperibili in una dose extra di buon brandy. Il grottesco per parlare dell’orrore. Amis affida quella dimensione al piú allucinante e macchiettistico dei suoi molti antieroi, Paul Doll, che con i suoi tic, le sue ansie e le sue lascivie, con il suo straniante pastiche linguistico, incarna tutto l’assurdo del regime. «E io, in modo vago e confuso, mi chiedevo se la storia del Nazionalsocialismo si sarebbe mai potuta svolgere in una qualunque altra lingua…», osserva Golo. Della tragedia che da quel regime promana è invece interprete Szmul, capo dei Sonderkommando, «gli uomini piú tristi del Lager». Szmul il corvo del crematorio, Szmul che traffica in cadaveri, ma, nel momento estremo della scelta, sono i suoi occhi morti ad accendere della luce della coscienza la vita che gli sopravvivrà. E resta spazio, nel catalogo delle esperienze umane travolte dall’orrore, per l’investigazione dell’amore in tempo di strage, attraverso il racconto dei turbamenti passional-sentimentali dell’arianissimo Golo, terza voce narrante del romanzo. Ma può nascere qualcosa di buono sullo sfondo dei camini? Martin Amis torna a cimentarsi con la ferita mai rimarginata dell’Olocausto, e lo fa con la piú dirompente delle espressioni umane: una caustica risata.
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«*La zona d’interesse* è un tour de force di puro virtuosismo linguistico nonché un romanzo geniale e divinamente urticante che trae ispirazione da una profonda curiosità morale sul genere umano. Lascia senza fiato».
**Richard Ford**

La zona cieca (VINTAGE)

Lidia, da sempre in guerra con se stessa e con gli altri per conquistare l’impossibile controllo di ogni emozione, un giorno s’innamora di Lorenzo, uno scrittore quarantenne fascinoso e arrogante. Comincia una storia d’amore fatta di bugie vere o supposte, e di tradimenti molto reali. In un crescendo di abbandoni e colpi di scena, all’improvviso arrivano le misteriose lettere di Brian. Un romanzo sulla forza dell’amore, impossibile da abbandonare.

Zombie story e altri racconti

In un mondo devastato da scenari apocalittici, vampiri e zombi si contendono la vittoria sull’umanità per garantirsi la sopravvivenza eterna. Una giovane operaia cinese ricorda con orrore l’attacco dei morti viventi alla Grande muraglia. Fred è rinchiuso in uno stanzino senza cibo né acqua da non sa più quanti giorni, braccato da orde di zombi che gemono e si agitano là fuori. Un “sopravvissuto” racconta il suo nuovo lavoro: ricostruire i corpi e gli effetti personali delle vittime della guerra mondiale degli Zombi.
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