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Il racconto d’inverno

Leonte, re di Sicilia, ha sposato Ermione. Crede però che il figlio che la moglie aspetta sia in realtà di Polissene, re di Boemia e suo amico. Leonte ordina a Camillo, un cortigiano, di uccidere Polissene, ma questi lo avverte e fugge con lui. Viene istituito un processo per adulterio contro Ermione, ma si decide anche di consultare l’oracolo di Delfi. Leonte ordina anche che la bambina, nata nel frattempo, venga abbandonata su una spiaggia deserta. Perdita, questo è il nome della bambina, si salva e, cresciuta, ama il figlio di Polissene con cui fugge in Sicilia. Intanto Ermione è morta di dolore, prima che di essere scagionata dall’oracolo. Infine però Perdita è riconosciuta dal padre che, pentito, riceverà in dono una statua, che in realtà è Ermione stessa.

Racconti umoristici e satirici

Da tre celebri raccolte di racconti di Heinrich Böll è tratta l’antologia della sua vena dissacratoria: storie brevi in cui ha affinato le sue armi per combattere le ipocrisie e le ingiustizie della Germania occidentale. Zampate morbide all’apparenza, in sostanza feroci, alla purulenta illusione della società del benessere.

Racconti sardi

La raccolta intitolata “Racconti sardi” venne pubblicata per la prima volta nel 1894 ed è composta da otto novelle.
La prima, intitolata “Di notte”, narra di un tradimento che “va punito con la vendetta”, perché così recita l’ordinamento giuridico barbaricino non scritto, che impone alle famiglie di vendicare le offese ricevute.
Seguono “Il mago” e “Ancora magie”, due novelle che testimoniano la profonda conoscenza, da parte della Deledda, della mentalità superstiziosa e magica assai diffusa in Sardegna, ieri come oggi. Entrambe si rifanno alle pratiche di medicina popolare e agli antichi culti che legano il folklore sardo alle religioni primitive: il primo racconta di un mago e di una misteriosa pietra parlante; il secondo dei presunti poteri di un olio consacrato. Sebbene possano sembrare due “storie” di fantasia, si tratta al contrario di due “racconti storici” dei quali si occuparono, come specificò la Deledda in una nota, “persino i giornali dell’isola”.
Con “Romanzo minimo” la Deledda si confronta con una trama più intricata che ha come tema principale quello dell’amore tormentato e dei legami familiari ambigui. I paesaggi, dall’atmosfera gotica e romantica, insieme alle particolari descrizioni dei personaggi, riescono magistralmente a trasmettere quel senso di conflitto latente tra modernità ed arcaicità, novità e decadenza, tipico della produzione deleddiana.
Segue “La dama bianca”, racconto fantastico che si richiama alla tradizione orale dei Contos de foghile: le antiche fiabe e leggende che i maestri della narrazione erano soliti raccontare ai più giovani davanti al fuoco. Un “mistero diabolico” per una novella ricca di tesori ed enigmi che saranno svelati da un prezioso e “bizzarro” testamento, redatto in lingua sarda e scritto con “calligrafia antica”.
È un dramma intimo, invece, quello che fa da sfondo a “In sartu”, racconto che, come indicato dal titolo in sardo, si svolge all’aperto, nella campagna sarda. Magistrale descrizione della vita pastorale, oltre che di alcune pratiche magiche e stregonesche tipiche della medicina popolare sarda, come sa medichina de s’istria.
Misteri e gelosie sono i fili conduttori della novella “Il padre”: storia ambientata in una Sardegna che non svolge il ruolo passivo di sfondo neutro, ma emerge con carattere nel paesaggio e nei modi di comportarsi e di parlare dei protagonisti. La raccolta si conclude con “Macchiette”, una novella composta da cinque scene tematiche o “macchie” che rappresentano ognuna una fase del giorno: la mattina, il pomeriggio, l’ora del tramonto, la sera e la notte.
In queste novelle della Deledda, realtà e fantasia, storia e leggenda, sembrano continuamente intrecciarsi, al punto che alcuni racconti storici possono sembrare fiabe e le storie di fantasia realtà. Sullo sfondo la Sardegna, ovvero la “terra delle leggende, delle storie cruente e sovrannaturali, delle avventure inverosimili”, abitata da genti dalla “fantasia calda e immaginosa”.
L’autrice
Grazia Deledda nacque a Nuoro nel 1871. Fu una scrittrice autodidatta. Cominciò la sua carriera narrativa collaborando con numerose riviste di costume e cultura.
Verso la fine dell’Ottocento, durante un breve soggiorno a Cagliari, incontrò Palmiro Madesani che divenne suo marito e col quale si trasferì a Roma. Nel 1926, unica donna in Italia, fu insignita del Premio Nobel per la Letteratura, per il suo senso artistico e le sue originali capacità creative. Visse nella capitale italiana sino al 1936, anno della sua morte.
La Deledda è autrice di numerosi romanzi, novelle, saggi e articoli di vario genere. Tra le sue opere più famose: Fiabe e leggende sarde, Elias Portolu, Canne al vento, La madre e Cosima.
L’eBook
La presente edizione digitale, dotata di un funzionale sommario interatti e di una nota introduttiva, è stata progettata per i dispositivi e le applicazioni Kindle. Il testo è stato regolarizzato secondo le norme grafiche attualmente in uso, in modo da agevolarne la
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### Sinossi
La raccolta intitolata “Racconti sardi” venne pubblicata per la prima volta nel 1894 ed è composta da otto novelle.
La prima, intitolata “Di notte”, narra di un tradimento che “va punito con la vendetta”, perché così recita l’ordinamento giuridico barbaricino non scritto, che impone alle famiglie di vendicare le offese ricevute.
Seguono “Il mago” e “Ancora magie”, due novelle che testimoniano la profonda conoscenza, da parte della Deledda, della mentalità superstiziosa e magica assai diffusa in Sardegna, ieri come oggi. Entrambe si rifanno alle pratiche di medicina popolare e agli antichi culti che legano il folklore sardo alle religioni primitive: il primo racconta di un mago e di una misteriosa pietra parlante; il secondo dei presunti poteri di un olio consacrato. Sebbene possano sembrare due “storie” di fantasia, si tratta al contrario di due “racconti storici” dei quali si occuparono, come specificò la Deledda in una nota, “persino i giornali dell’isola”.
Con “Romanzo minimo” la Deledda si confronta con una trama più intricata che ha come tema principale quello dell’amore tormentato e dei legami familiari ambigui. I paesaggi, dall’atmosfera gotica e romantica, insieme alle particolari descrizioni dei personaggi, riescono magistralmente a trasmettere quel senso di conflitto latente tra modernità ed arcaicità, novità e decadenza, tipico della produzione deleddiana.
Segue “La dama bianca”, racconto fantastico che si richiama alla tradizione orale dei Contos de foghile: le antiche fiabe e leggende che i maestri della narrazione erano soliti raccontare ai più giovani davanti al fuoco. Un “mistero diabolico” per una novella ricca di tesori ed enigmi che saranno svelati da un prezioso e “bizzarro” testamento, redatto in lingua sarda e scritto con “calligrafia antica”.
È un dramma intimo, invece, quello che fa da sfondo a “In sartu”, racconto che, come indicato dal titolo in sardo, si svolge all’aperto, nella campagna sarda. Magistrale descrizione della vita pastorale, oltre che di alcune pratiche magiche e stregonesche tipiche della medicina popolare sarda, come sa medichina de s’istria.
Misteri e gelosie sono i fili conduttori della novella “Il padre”: storia ambientata in una Sardegna che non svolge il ruolo passivo di sfondo neutro, ma emerge con carattere nel paesaggio e nei modi di comportarsi e di parlare dei protagonisti. La raccolta si conclude con “Macchiette”, una novella composta da cinque scene tematiche o “macchie” che rappresentano ognuna una fase del giorno: la mattina, il pomeriggio, l’ora del tramonto, la sera e la notte.
In queste novelle della Deledda, realtà e fantasia, storia e leggenda, sembrano continuamente intrecciarsi, al punto che alcuni racconti storici possono sembrare fiabe e le storie di fantasia realtà. Sullo sfondo la Sardegna, ovvero la “terra delle leggende, delle storie cruente e sovrannaturali, delle avventure inverosimili”, abitata da genti dalla “fantasia calda e immaginosa”.
L’autrice
Grazia Deledda nacque a Nuoro nel 1871. Fu una scrittrice autodidatta. Cominciò la sua carriera narrativa collaborando con numerose riviste di costume e cultura.
Verso la fine dell’Ottocento, durante un breve soggiorno a Cagliari, incontrò Palmiro Madesani che divenne suo marito e col quale si trasferì a Roma. Nel 1926, unica donna in Italia, fu insignita del Premio Nobel per la Letteratura, per il suo senso artistico e le sue originali capacità creative. Visse nella capitale italiana sino al 1936, anno della sua morte.
La Deledda è autrice di numerosi romanzi, novelle, saggi e articoli di vario genere. Tra le sue opere più famose: Fiabe e leggende sarde, Elias Portolu, Canne al vento, La madre e Cosima.
L’eBook
La presente edizione digitale, dotata di un funzionale sommario interatti e di una nota introduttiva, è stata progettata per i dispositivi e le applicazioni Kindle. Il testo è stato regolarizzato secondo le norme grafiche attualmente in uso, in modo da agevolarne la

Racconti ritrovati

Universo fantastico di immagini e di personale mitologia, i “Racconti ritrovati” segnano l’inizio della creazione fiabesca di Tolkien. Vi si trovano i grandi temi narrativi del cosmo tolkieniano, che accompagneranno poi per decenni la sua straordinaria produzione: la musica degli Ainur, con la quale il dio supremo dà forma al mondo; i grandi Dei, gli Ainur appunto, che si innamorano della loro stessa creazione e vi si rifugiano, edificando le dimore leggendarie; la lotta mai conclusa contro Melko; l’avvento nel mondo degli Elfi. Iniziati tra il 1916 e il 1917 i “Racconti ritrovati”, primo volume di una trilogia che racchiude il nucleo fondamentale della mitologia di Tolkien, sono qui accompagnati dal puntuale commento del figlio Christopher Tolkien.

Racconti fantastici

Dall’incipit del libro: Esistono realmente esseri destinati ad esercitare un’influenza sinistra sugli uomini e sulle cose che li circondano? È una verità di cui siamo testimonii ogni giorno, ma che alla nostra ragione freddamente positiva, avvezza a non accettare che i fatti i quali cadono sotto il dominio dei nostri sensi, ripugna sempre di ammettere.Se noi esaminiamo attentamente tutte le opere nostre, anche le più comuni e le più inconcludenti, vedremo nondimeno non esservene una da cui questa credenza ci abbia distolti, o a compiere la quale non ci abbia in qualche maniera eccitati. Questa superstizione entra in tutti i fatti della nostra vita. […]Nota: gli e-book editi da E-text in collaborazione con Liber Liber sono tutti privi di DRM; si possono quindi leggere su qualsiasi lettore di e-book, si possono copiare su più dispositivi e, volendo, si possono anche modificare.Questo e-book aiuta il sito di Liber Liber, una mediateca che rende disponibili gratuitamente migliaia di capolavori della letteratura e della musica.

Racconti fantastici

Racconti: La caffettiera, Onuphrius, Onfale, La morta innamorata, La pipa d’oppio, Il piede di mummia, Due attori per una parte, Il club dei mangiatori di hascisc, Arria Marcella, Avatar, Iettatura. ‘L’Arte contro la morte – spiega Lanfranco Binni nell’introduzione: un conflitto e una possibilità, senza illusioni. È questo tema, centrale nella poetica di Gautier, a vivere in forme diverse nei racconti fantastici. In un fantastico liberato dalle leggi che regolano lo spazio e il tempo dei mortali, l’Amore, la Bellezza, il Desiderio, possono essere affermati e vissuti pienamente. E così il Lusso e la Voluttà, in uno sfarzo che le preziose descrizioni di Gautier sanno restituire con straordinaria abilità. Lo spazio artificioso di un racconto fantastico diventa un magico “prisma del desiderio”, capace di riflettere eventi squisitamente stilistici che il ritorno all’ordine non potrà cancellare’.
(source: Bol.com)

Racconti e novelle

Guy de Maupassant, discepolo ideale di Flaubert, scrisse più di 300 tra racconti e novelle brevi; tranne pochissime eccezioni questi, prima d’esser pubblicati in volume vennero stampati singolarmente su giornali quotidiani d’importante tiratura dell’epoca. I suoi racconti ed i suoi romanzi nascono spesso dal disgusto nei confronti dell’ipocrisia, dell’opportunismo, del meschino egoismo della piccola borghesia. Per contro, Maupassant mostra una sensibilità costante verso i tormenti cui sono sottoposti i deboli, coloro che non si possono difendere dalla stupida, ottusa crudeltà dei “benpensanti”. Le sue novelle si contraddistinguono per lo stile secco, sintetico, e per la lucidità con cui i temi sono sviluppati. Maupassant eccelle nella costruzione dell’intreccio. La sua espressività si identifica con quella della fotografia (che alla fine dell’Ottocento stava raggiungendo livelli di grande maturità): gli sono sufficienti poche pagine per fissare in modo straordinariamente incisivo le caratteristiche di una vita intera. Il suo stile sceglie quindi la sintesi piuttosto che l’analisi. In questo egli prende le distanze rispetto agli scrittori naturalisti suoi contemporanei.
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Racconti di un pellegrino russo

Questo poema russo è, contemporaneamente, fiaba poetica e trattato spirituale. Il pellegrino, risoluto a procedere per villaggi e foreste, alla ricerca del significato delle parole dell’apostolo Paolo “Pregate senza intermissione”, viene soccorso da uno starets che, come fosse il genio della fiaba, gli consegna la “formula magica” – l’antica invocazione del Nome di Cristo – e due talismani, un libro e un rosario. L’autore di questi racconti è ignoto. Secondo la tradizione sarebbe un contadino della provincia di Orel che, al ritorno dalla Terra Santa, si sarebbe fermato sul monte Athos per scrivere la storia del suo viaggio. Con un’introduzione di Cristina Campo.

I racconti di Sebastopoli

Nell’inverno del 1854 un giovane entusiasta Tolstòj, allora ufficiale d’artiglieria, chiese e ottenne di essere trasferito nel Caucaso, nella città di Sebastopoli assediata dai francesi e dai loro alleati turchi. Animato da un fervente patriottismo e da un’idea nobile della battaglia, il servizio effettivo sul campo gli insegnò presto gli orrori e le meschinità della guerra, mostrandogli soprattutto le deplorevoli condizioni in cui versava la fanteria russa, (una disarmante sorpresa per un ventiseienne aristocratico proveniente da Mosca, quale lui era), evidente sintomo della debolezza della monarchia russa. Iniziò con vivida lucidità a registrare sul suo diario quello che accadeva durante le diverse fasi d’assedio, e l’effetto che esso sortiva sugli uomini comuni e sui compagni d’armi. Il suo massimo obiettivo era catturare la verità in tutta la sua crudezza, per mostrare al pubblico colto del suo paese il coraggio e la viltà, la vanità e l’eroismo, l’esaurimento sia fisico che emotivo dei difensori che i dispacci militari non erano in grado di comunicare. Ne I racconti di Sebastopoli, pubblicati separatamente fra il 1855 e il 1856, nei quali già s’intravede il genio che in seguito scriverà quello che forse è il più grande romanzo mai scritto, Guerra e pace, Tolstòj riuscì ad esprimere in modo magistrale il fascino dell’uomo verso la guerra, la gioia quasi infantile di fronte alla prospettiva di assistere al conflitto, ma anche l’intorpidimento emotivo nell’affrontare la morte, infine il dissidio dell’uomo di fede nell’accettare, senza poter giustificare, l’inferno che gli uomini sono capaci di ricreare in terra.

I racconti di Nené: Raccolti da Francesco Anzalone e Giorgio Santelli

“‘Nonna, di là c’è un Ammiraglio che dice che si chiama Luigi Pirandello.’ ‘Oh Madre Santa,’ esclama mia nonna” Con le sue storie Andrea Camilleri riesce sempre a creare una magia narrativa. Si sentono gli odori e si percepiscono gli sguardi. Con poche pennellate evoca i personaggi in un modo talmente vivo da renderli realmente presenti. Con pochi tratti ce li fa conoscere nella loro intimità e con le loro piccole debolezze così umane. Ma sempre con uno sguardo insieme ironico e affettuoso. Ed è per questo che finiamo per amarli: ci sembra di conoscerli, di aver fatto con loro un tratto di strada. I racconti raccolti in questo libro ci restituiscono al meglio l’affabulatore Camilleri. Tra i più intimi, autobiografici e sentiti del romanziere siciliano, questi racconti fulminanti ci riservano una sorpresa in più, perché i personaggi evocati si chiamano Leonardo Sciascia e Luigi Pirandello, Eduardo De Filippo e Renato Rascel, Jean Genet e Samuel Beckett, George Patton. Ed è così che Camilleri ci porta per mano dentro storie vere, che appartengono alla sua vita e alla sua memoria, e che finalmente vedono la luce. L’avvento del fascismo e lo sbarco degli Alleati, il separatismo e la mafia, le amicizie e la famiglia, gli incontri con i grandi maestri e, su tutto, lei: l’amata Sicilia. Un libro che ci fa sedere vicino al creatore di Montalbano. Perché quando Camilleri prende la parola e si mette a raccontare, una cosa è certa: ci incanta.

I racconti di Mamma Oca

Fate e sortilegi, lupi famelici, scarpette di cristallo, gatti con gli stivali, castelli incantati e orchi con la barba blu… Le fiabe senza tempo di Charles Perrault, qui raccolte nella loro versione orginale. Introduzione di Silvia Vegetti Finzi. Età di lettura: da 8 anni.

I racconti di Canterbury

Composti tra il 1386 e il 1400, I racconti di Canterbury costituiscono una raccolta incompiuta di ventuno novelle raccontate da un gruppo di pellegrini diretti al reliquiario di Thomas Becket a Canterbury. Grandiosa e multiforme epopea della società medioevale inglese, il capolavoro di Chaucer unisce alla caratterizzazione dei personaggi una rara penetrazione psicologica che, analizzando la persona del narratore, prepara il lettore al racconto che verrà narrato. Caposaldo della letteratura universale, I racconti di Canterbury , presentati nella versione in prosa di Ermanno Barisone, sono sia un vivido affresco dell’epoca in cui l’autore vive, sia la rappresentazione simbolica dell’itinerario spirituale dell’uomo sulla via della vita.

I racconti di Belzebù a suo nipote

Fino al 1924, G.I. Gurdjieff aveva insegnato alla maniera orientale, comunicando le sue idee a un piccolo gruppo di allievi, sempre e solo in modo diretto sia nella teoria sia nella pratica, senza mai permettere loro di trascrivere le indicazioni ricevute. Ma quell’anno, in seguito a un grave incidente, ritenne che fosse giunto il momento di far conoscere l’insieme delle sue idee “in una forma accessibile a tutti”. Si trattava cioè di evocarle in un libro che potesse suscitare nel lettore sconosciuto una nuova e inabituale corrente di pensieri; perciò decise di adottare la forma, comune alle grandi tradizioni, di un racconto mitico “su scala universale” e tuttavia incentrato sul problema essenziale: il significato della vita umana. Allora, pur senza abbandonare le sue altre attività, si piegò al mestiere di scrittore, con la prontezza e il vigore che lo caratterizzavano e con quell’abilità artigianale che in gioventù gli aveva permesso di imparare tanti altri mestieri. Qualche anno più tardi non aveva scritto solo un libro, bensì una serie di libri. A questo insieme monumentale diede come titolo “Di tutto e del Tutto”. “I Racconti di Belzebù a suo nipote” ne costituiscono la prima parte. Sin dall’inizio intorno al libro si crea una leggenda: il suo carattere insolito fa sì che molti lo dichiarino impubblicabile. E tuttavia nel 1948, un anno prima della sua morte, Gurdjieff ne fa preparare l’edizione in diverse lingue, e nel ’50 viene pubblicato in America, in Inghilterra e Austria.
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I racconti dell’oltretomba

Traduzione integrale e cura di Gianni PiloViene proposta in questo volume una scelta di inquietanti fantasie dell’aldilà partorite dalla fervida immaginazione di un autore che ha pubblicato ben novanta racconti fantastici: storie di orrore psicologico, dell’occulto e del terrore. Case infestate dai fantasmi, voci di defunti, morti misteriose affollano queste macabre narrazioni, alcune delle quali sono così originali e singolari da rendere impossibile qualsiasi tentativo di classificazione all’interno del genere del Fantastico.Ambrose Biercenacque in una fattoria dell’Ohio nel 1842. Dopo aver frequentato il Kentucky Military Institute e aver combattuto nella Guerra di Secessione, decise di rimanere nell’esercito. Nel 1866 cominciò a scrivere racconti su un giornale finanziario, il San Francisco News and Commercial Advertiser. Da questo momento ebbe inizio la sua brillante carriera letteraria: nell’arco di quarant’anni Bierce riuscì ad affermarsi come uno degli scrittori e giornalisti più famosi degli Stati Uniti. Considerato la penna più satirica del Nuovo Continente, diede alle stampe oltre 250 racconti – di guerra, fantastici, satirici. Nel 1913 sparì misteriosamente in Messico, dove si era recato per un viaggio di piacere. Di lui non si seppe più nulla.

I racconti del terrore e del mistero. Ediz. integrale

Profondamente influenzato dalle letture giovanili di E. A. Poe, l’autore ci propone in questo volume una prova di grande originalità. Magiche reincarnazioni, visioni occulte, misteriosi delitti che nessun detective riesce a chiarire, mostri scaturiti da fervida fantasia popolano i racconti del terrore e del mistero, svelandoci la straordinaria capacità di racconto dello scrittore inglese, spesso limitato nell’ingombrante personaggio di Sherlock Holmes.

Racconti dal ghetto di Lodz: Gli scritti ritrovati di un adolescente morto ad Auschwitz

Ritrovati a Lodz dopo la guerra, conservati dalla sorella per cinquant’anni, i taccuini di Abram Cytryn, scomparso a 17 anni ad Auschwitz, costituiscono un documento eccezionale e sconvolgente sul ghetto di Lodz, dove Abram ha vissuto dal 1940 al 1944. Vi si descrive la vita quotidiana all’interno dell’universo concentrazionario con una lucidità sorprendente, un forte talento poetico e una frenesia che enfatizza la prossimità della morte. Racconti dal ghetto di Lodz si inserisce a pieno titolo nel solco tracciato da Se questo è un uomo di Primo Levi, dal Diario di Anne Frank e dall’opera di Elie Wiesel, con i quali condivide un’urgenza drammatica: scrivere per non affondare. E perché il mondo sappia.