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Con gli occhi del nemico. Raccontare la pace in un paese in guerra

Cosa può fare uno scrittore per aiutare il proprio paese a ritrovare la pace? David Grossman ha una risposta, semplice e profonda come tutte le grandi verità: scrivere, raccontare, creare storie e personaggi in grado di far entrare i lettori nella pelle di un altro, farli pensare con la testa di un altro, far loro guardare la realtà con gli occhi di un altro. Anche se l’altro è un nemico. “Quando abbiamo conosciuto l’altro dall’interno, da quel momento non possiamo più essere completamente indifferenti a lui. Ci risulterà difficile rinnegarlo del tutto. Fare come se fosse una “non persona”. Non potremo più rifuggire dalla sua sofferenza, dalla sua ragione, dalla sua storia. E forse diventeremo anche più indulgenti con i suoi errori.” I milioni di lettori di Grossman sanno che è possibile, per un personaggio inventato, diventare – come per miracolo – una persona vera, viva e intimamente familiare: un miracolo che solo la letteratura può compiere, e che incanta gli uomini da sempre. Ma che è anche un dono prezioso per chi vive in un paese in guerra, un dono capace di accendere una speranza e indicare una via di uscita dal tragico labirinto del conflitto tra israeliani e palestinesi. Scrivere diventa, allora, un mezzo per rendere il mondo meno estraneo e nemico, il dolore meno paralizzante e insopportabile, il linguaggio meno povero e fossilizzato dagli stereotipi dell’odio e della paura.”

La comunità possibile. Una nuova rotta per il futuro dell’Europa

## L’Ue sta attraversando oggi la fase forse più critica della sua storia. C’è un distacco crescente fra i cittadini e le istituzioni europee; la sfiducia e il disagio sociale forniscono alimento a movimenti populisti, nazionalisti e xenofobi. Gli stati membri hanno fatto prevalere interessi nazionali e particolarismi, indebolendo le istituzioni comunitarie che stentano a dare risposte concrete ai problemi delle persone. Europeista sincera, ferma sostenitrice del processo federale, Laura Boldrini è convinta che a tutto ciò non si risponda frenando, bensì procedendo ancora più spediti verso la costruzione europea. Bisogna fare di tutto per cambiare l’Europa, e non scagliarsi contro di essa; superare le politiche di austerità; smetterla di erigere muri per respingere chi fugge da guerre e persecuzioni. Per Boldrini è più che mai essenziale un’Unione democratica, non tecnocratica, partecipata, trasparente, attenta alla solidarietà e alla giustizia sociale. Ma che non si realizzerà se si continuerà ad agire senza una visione lungimirante del futuro. L’Europa è adesso in mezzo al guado: non funziona anche perché il progetto federalista è stato realizzato solo parzialmente ed è dunque monco. Per renderlo funzionante, occorre andare fino in fondo. Attraverso le pagine di questo libro, scritto in occasione dei sessant’anni dei Trattati di Roma, Laura Boldrini racconta i luoghi-simbolo della crisi e traccia la propria idea di percorso verso un coraggioso processo di integrazione politica europea, che impedisca il malaugurato ritorno alle «piccole patrie». E delinea le tappe – quelle già compiute e quelle ancora da compiersi – per il rilancio del progetto federalista dei «visionari» di Ventotene. Per spiegare che l’Europa è, appunto, un valore aggiunto e rinunciarvi non si può. E non si deve.
Autore
Laura Boldrini ha cominciato nel 1989 la carriera nelle agenzie dell’Onu. Ha lavorato alla Fao, al Programma alimentare mondiale (Pam/Wfp) ed è stata portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr). Ha svolto molte missioni in luoghi di crisi, fra cui ex Iugoslavia, Afghanistan, Pakistan, Iraq, Mozambico, Angola e Ruanda. Nel 2013 entra alla Camera dei deputati, di cui viene eletta presidente il 16 marzo dello stesso anno. Ha caratterizzato il proprio mandato con azioni innovative su vari fronti: questioni sociali e di genere, disuguaglianze e periferie, risparmi e trasparenza. Ha inoltre istituito, per la prima volta in sede parlamentare, una commissione su internet e digitale, così come una commissione per il contrasto dei fenomeni di odio intitolata alla deputata britannica Jo Cox. Ha pubblicato i libri Tutti indietro (2010, 2013), Solo le montagne non si incontrano mai (2013, 2014) e Lo sguardo lontano (2015).

Computing Concepts With Java 2 Essentials

Each text is packaged with the Sun’s JDK software. * A Common Errors section in each chapter that helps you avoid programming pitfalls. * A programming style guide that you can modify to fit your own criteria. * A library of Java code available from the author’s website from which you can easily derive your own Java applets. * An appendix that helps you make the transition from Java to ANSI C++.

Compratemi tutta

Nota: seconda parte di “The Best of Jack Williamson”, la prima è in “[La Stazione della Stella Morta](https://www.goodreads.com/book/show/15826523.La_Stazione_della_Stella_Morta “La Stazione della Stella Morta”)”
La ragazza era incatenata alla macchina distributrice, il suo richiamo lamentoso si perdeva nella vastità dell’atrio dell’aeroporto. Ehi, voi… C’è nessuno che voglia comprarmi?… Forse voi, signore? disse a uno degli assonnati passeggeri appena sbarcati dal jet di Kansas City, fissandolo coi suoi grandi e conturbanti occhi azzurri. Compratemi voi… compratemi tutta… vedrete che vi piacerò… Philip Chimberley si fermò, la guardò, inghiotti a fatica. Sulla macchina distributrice, una stereoscopica insegna luminosa diceva: GHISLENA COMPRATELA SUBITO NON È UN ROBOT… CHE COS’È?
Uno dei poli della narrativa di Jack Williamson è una profonda quanto misteriosa familiarità con gli usi e i costumi degli androidi, un’acutissima sensibilità per la loro psicologia. L’altro polo è un senso del Cosmo portato a limiti insuperati e forse insuperabili di spettacolarità. Entrambi i poli sono rappresentati in questa e nella precedente raccolta (La Stazione della Stella Morta, URANIA n. 773) delle maggiori storie di uno dei maggiori maestri della fantascienza.
Indice:
L’ugualizzatore (The Equalizer)
Venditore ambulante (The Peddler Nose)
La più felice delle creature (The Trial of Terra)
Il freddo occhio verde (The Cold Green Eye)
Operazione gravità (Operation: Gravity)
Visita alla mamma (Jamboree)
Bel tuffo, ragazzo (The Highest Dive)
Compratemi tutta (Guinevere for Everybody)
Copertina di Karel Thole

Il compagno segreto

Un giovane capitano, al suo primo comando su una nave, dà un ordine stravagante, manda a dormire i marinai e decide di rimanere solo sul ponte a guardia della nave. Proprio quella notte il capitano avvista e raccoglie un naufrago destinato a sconvolgere la sua vita. Il rapporto fra i due è, fin dall’inizio, misterioso e segreto: esistono, fra il capitano e il naufrago, una somiglianza inquietante e una inspiegabile affinità. Il rapporto continua anche quando il capitano scopre che l’uomo è un assassino in fuga. Ma i sospetti dell’equipaggio costringono a una separazione forzata, il naufrago verrà abbandonato e il capitano riprenderà saldamente il comando della nave.

Il compagno don Camillo: Le opere di Giovannino Guareschi #3

Don Camillo è il combattivo parroco di un paesino della Bassa Padana. Il suo avversario è Peppone, il sindaco comunista. Fra i due nasce immediatamente un legame di odio-amore. In nome di ideali poi non così tanto lontani, Peppone e don Camillo si scontrano, si fanno reciprocamente tiri birboni, lottizzano poteri paesani e organizzano piccole vendette. “Il compagno don Camillo” è in assoluto un capolavoro dell’umorismo e della satira di costume, da cui è stata tratta una esilarante serie di film interpretata dagli indimenticabili Gino Cervi e Fernandel.

La compagnia delle anime finte

Dalla collina di Capodimonte, la ‘Posillipo povera ‘, Rosa guarda Napoli e parla al corpo di Vincenzina, la madre morta. Le parla per riparare al guasto che le ha unite oltre il legame di sangue e ha marchiato irrimediabilmente la vita di entrambe. Immergendosi ‘nelle viscere di un purgatorio pubblico e privato’, Rosa rivive la storia di sua madre: linfanzia povera in unarida campagna alle porte della città; lincontro, tra le macerie del dopoguerra, con Rafele, il suo futuro padre, erede di un casato recluso nella cupa vastità di un grande appartamento in via Duomo; il prestito a usura praticato nel formicolante intrico dei vicoli, dove il rumore dei mercati e della violenza sembra appartenere a un furore cosmico. È una narrazione di soprusi subìti e inferti, di fragilità e di ferocia. Ed è la messinscena corale di molte altre storie, di ‘anime finte’ che popolano i vicoli e, come attori di un medesimo dramma, entrano sulla ribalta della memoria: Annarella, amica e demone dellinfanzia e delladolescenza, Emilia, la ragazzina che ‘ride a scroscio’ e torna un giorno dal bosco con le gambe insanguinate, il maestro Nunziata, utopico e incandescente, Mariomaria, ‘la creatura che ha dentro di sé una preghiera rovesciata’, Iolanda, la sorella ‘bella e stupetiata’ ‘Anime finte’ che, nelle profondità ipogee di una città millenaria, attendono, come Vincenzina e come la stessa Rosa, una riparazione. Arriverà, sorprendente e inaspettata, nelle pagine finali del libro ad accomunare madre e figlia in un medesimo destino. Dopo lacclamato Il genio dellabbandono, Wanda Marasco torna a raccontare Napoli e i segreti della sua commedia umana con un romanzo dalla lingua potente e poetica, cosí materica e allo stesso tempo cosí indomitamente sottile. ‘La straordinaria forza espressiva che Wanda Marasco ha messo in mostra nelle prove narrative precedenti, da Larciere dinfanzia a Il genio dellabbandono, trova una conferma in questo nuovo romanzo Verità e finzione, coraggio e abiezione, brutalità e sentimento, passato e presente, salute e malattia, colpa ed espiazione. In questo magma in cui ribolle leterna commedia umana, trionfa lo stile inconfondibile di Wanda Marasco’. Paolo Di Stefano ‘Marasco compone fino alla fine il suo Stabat mater; e chi legge è preso nel gesto dellincantamento narrativo e sente che agisce in queste pagine il dèmone del racconto’. Silvio Perrella

(source: Bol.com)

La compagnia del corvo: romanzo

Il loro nome è leggenda: il Corvo. Sono sei uomini e un elfo, mercenari che da oltre dieci anni si mettono al servizio del miglior offerente nelle guerre che dilaniano Balaia. Il loro coraggio è pari soltanto all’amicizia che li lega e alla lealtà che hanno sempre dimostrato nei confronti dei nemici, diventata un vero e proprio codice: Uccidere, mai assassinare. Eppure non hanno mai dovuto affrontare una missione così pericolosa e disperata. I malvagi Lord Stregoni, infatti, sono fuggiti dalla prigione in cui erano stati rinchiusi per trecento anni e ora stanno radunando un imponente esercito di barbari e sciamani, con l’obiettivo di invadere e distruggere Balaia. L’ultima speranza di salvezza, l’unica arma in grado di sconfiggerli, sono i tre amuleti necessari per lanciare Ruba Aurora, un terribile incantesimo che potrebbe far calare la notte eterna sul mondo. Così Denser, uno dei pochi maghi in grado di controllare Ruba Aurora, parte alla ricerca degli amuleti, scortato dalla compagnia del Corvo. Ma basteranno il coraggio e l’amicizia per garantire la sopravvivenza di Balaia?

Il commissario e il silenzio

Il commissario Van Veeteren è stanco. Dopo oltre trent’anni passati a contatto con il “lato oscuro dell’esistenza” pensa seriamente di cambiare mestiere, magari acquistando una piccola libreria antiquaria. Frattanto però, prima di partire per una vacanza, il commissario riceve una telefonata anonima: una sconosciuta denuncia la sparizione di una ragazza da una colonia estiva che ospita una setta religiosa dalla dubbia reputazione e un capo spirituale alquanto chiacchierato. Un’altra telefonata anonima e il ritrovamento di un cadavere danno avvio all’inchiesta, che però si arresta contro un muro di omertà. Van Veeteren decide di prendere in mano la situazione, ma indagando a modo suo, seguendo i suoi particolarissimi metodi e il suo provato intuito.

Il commesso viaggiatore

«*Il miglior scrittore di gialli dei Paesi nordici.*»
**The Times**
«*Indriðason riempie il vuoto lasciato da Stieg Larsson.*»
**USA Today**
«*Meraviglioso; il migliore scrittore vivente di mistery*»
**The Guardian**
«*L’Islanda ha trovato il suo Mankell… Assolutamente nordico, un narratore che rappresenta un marchio di grande qualità.*»
**Die Welt**
*********Reykjavík Wartime Mistery***
***Il primo romanzo di una nuova, avvincente serie ***
Reykjavik, 1941. La città è occupata dalle truppe americane quando, in un appartamento, viene trovato il cadavere di un commesso viaggiatore.  L’assassino ha tracciato una svastica col sangue sulla fronte della vittima, ma il proiettile che ha colpito l’uomo alla nuca è americano. Sarà forse una vendetta politica?
A condurre le indagini, in una città sconvolta da forti tensioni interne, sono Flóvent, l’unico agente rimasto a presidiare la polizia locale dopo lo scoppio della guerra, e il giovanissimo Thorson, un canadese di origini islandesi.
Un noir impeccabile da un maestro della suspense amato anche da Andrea Camilleri e considerato da molti l’erede di Stieg Larsson.
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### Sinossi
«*Il miglior scrittore di gialli dei Paesi nordici.*»
**The Times**
«*Indriðason riempie il vuoto lasciato da Stieg Larsson.*»
**USA Today**
«*Meraviglioso; il migliore scrittore vivente di mistery*»
**The Guardian**
«*L’Islanda ha trovato il suo Mankell… Assolutamente nordico, un narratore che rappresenta un marchio di grande qualità.*»
**Die Welt**
*********Reykjavík Wartime Mistery***
***Il primo romanzo di una nuova, avvincente serie ***
Reykjavik, 1941. La città è occupata dalle truppe americane quando, in un appartamento, viene trovato il cadavere di un commesso viaggiatore.  L’assassino ha tracciato una svastica col sangue sulla fronte della vittima, ma il proiettile che ha colpito l’uomo alla nuca è americano. Sarà forse una vendetta politica?
A condurre le indagini, in una città sconvolta da forti tensioni interne, sono Flóvent, l’unico agente rimasto a presidiare la polizia locale dopo lo scoppio della guerra, e il giovanissimo Thorson, un canadese di origini islandesi.
Un noir impeccabile da un maestro della suspense amato anche da Andrea Camilleri e considerato da molti l’erede di Stieg Larsson.

Commedie

Il teatro sveviano, pur presentando innegabili punti di contatto con la narrativa, presenta nel suo complesso una maggiore dipendenza dai modelli del teatro borghese contemporaneo. Nelle opere della maturità e della vecchiaia i due generi, teatro e romanzo, si avvicinano, sviluppandosi ambedue da una tematica unica, una critica sotterranea del quadro reale della famiglia italiana che Svevo corrode dall’interno, nei modi di un’affettuosa rappresentazione della ‘infelicità’ domestica. L’edizione critica del teatro di Italo Svevo, che qui si presenta, vede la luce nell’ambito dell’Edizione Nazionale dell’Opera omnia di Italo Svevo. Essa rispetta scrupolosamente il dettato dell’autore, senza contaminare redazioni diverse (soprattutto le stampe postume, particolarmente infide, perché con ogni probabilità rimaneggiate da altri). Mancando per la maggioranza dei testi riferimenti così sicuri da determinare il periodo di composizione, ci si attiene prudentemente alla cronologia meno improbabile, fondata sui pochi indizi interni, non sempre incontrovertibili.
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Commedia nera n. 1

Un legame coniugale opprimente, un doppio vincolo, una prigionia psicologica che si trasforma inevitabilmente in una vera prigione dalla quale l’unica evasione possibile è il delitto. La storia narrata in questo romanzo potrebbe essere alla Patricia Highsmith, una relazione angosciosa che corre indissolubile verso l’abisso che aspetta. Solo che Recami ne fa una commedia nera, in cui si irride la morte perché la si teme, finché è la morte beffarda a prendersi gioco di tutti. La coppia: Antonio Maria Cotroneo, titolare di una avviata sartoria di famiglia, e Maria Antonietta, una prorompente bellezza ammirata da tutti. Ma questo durante il fidanzamento. Poi il matrimonio; e il corso dei rapporti reciproci spinge lui a seppellirsi in casa e lei a esercitare una tirannia sempre più assoluta, quasi sadica: come un maltrattamento familiare al femminile. Prepotente, virilmente razionale e violenta, infedele in modo provocatorio, pronta a chiudere ogni spiraglio di vita in una claustrofobia di una parte sola, quella del marito, mentre lei, la moglie, è impegnata in una vita professionale gratificante o addirittura prestigiosa. In questo rovesciamento paradossale degli stereotipi maschili e femminili di un malmatrimonio, cosa può fare Antonio Maria? Uomo «dilaniato, dimidiato, diviso, tra un essere pensante e razionale e un essere emotivo e attanagliato dalla paura», escogita prima fughe, poi piccole vendette, infine progetti omicidi, cervellotici esorbitanti e fallimentari quanto quelli del Coyote dei cartoni con cui ama identificarsi. Ma cosa succede a stuzzicare la morte? Con “Commedia nera n. 1” Francesco Recami inizia un ciclo centrato sui più correnti incubi sociali, con una struttura narrativa a teatro boulevardier, a commedia mondana, per divertire, cioè letteralmente per deviare i loro fantasmi, deformarli attraverso la comicità dell’equivoco e il paradosso del rovesciamento del buono con il cattivo.
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La commedia degli orrori

I cittadini di Pine Cove, un’amena cittadina della California, si riuniscono all’emporio del vecchio Augustus Brine per discutere perché i cani abbiano tanto abbaiato la notte precedente. Si unisce a loro un piccoletto dai lineamenti da arabo appena arrivato in paese che si ostina ad affermare di essere il re dei ginn (anche se nessuno ha idea di cosa siano i ginn) e mastica in continuazione sale da cucina. Nel frattempo, il giovane Travis O’Hearn sta lasciando l’autostrada per entrare in città, convinto di avervi individuato la persona in grado di liberarlo dall’incubo che lo ha perseguitato negli ultimi settant’anni (già: non è che Travis sia poi tanto giovane). L’incubo in questione è un demone e si chiama Catch: è voracissimo e molto furbo, riconosce in Travis il suo padrone, e non ha nessuna intenzione di farsi separare da lui. E dato che è visibile solo a lui e a nessun altro, la sua posizione parrebbe inattaccabile. Catch non sa però della presenza in città del re dei ginn, suo eterno avversario; e non sa che il sovrano ha scelto il saggio Gus Brine perché lo assista nella caccia. Ha così inizio un epico, tragicomico, grottesco scontro fra il bene e il male, dove il bene ha difensori fra i meno efficienti: il povero Travis, il proprietario di un caffè appassionato di horror che parla esattamente come Howard Phillips Lovecraft, un fotografo in crisi matrimoniale, un poliziotto disastroso. Ce ne potrebbero essere altri, ma Catch se li è mangiati…

La commedia degli errori

Siracusa condanna a morte alcuni mercanti della rivale città di Efeso, perciò Efeso fa lo stesso con dei mercanti siracusani, e tra gli arrestati c’è il vecchio Egeone che cerca di spiegare al duca di Efeso, Solino, il reale motivo della sua presenza lì, raccontandogli la sua incredibile storia. Aveva avuto due figli gemelli, chiamati entrambi Antifolo, e aveva due schiavi gemelli, chiamati entrambi Dromo; un giorno, a causa di un naufragio, si trovò separato dalla moglie, con uno dei figli e uno degli schiavi; quando poi il figlio rimasto con lui ebbe compiuto i diciott’anni lo lasciò partire con lo schiavo in cerca dei rispettivi gemelli; ora sono cinque anni che Egeone erra sulle loro tracce. Solino, commosso dalla vicenda, accorda al mercante una giornata di tempo per trovare i soldi del riscatto e aver salva la vita. Nel frattempo le due coppie di gemelli, Antifolo di Efeso e Antifolo di Siracusa, Dromio di Efeso e Dromio di Siracusa, si sono ritrovate, ma la perfetta somiglianza tra loro ha ingenerato una serie di equivoci e di situazioni grottesche. Alle quali prendono parte anche Adriana, compagna di Antifolo di Efeso, e sua sorella Luciana, una sguattera, una cortigiana, un creditore e una badessa che si rivelerà poi essere la moglie di Egeone, Emilia. Gli errori si accumulano, i gemelli di Siracusa vengono fatti legare pensando che siano quelli di Efeso impazziti, sino a quando, nella conclusione, Egeone già sul patibolo ritroverà assieme figli, moglie e libertà.