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La minaccia

C’è un nuovo Animorph, ormai. E si direbbe che i rinforzi siano arrivati appena in tempo per impedire agli Yeerk di portare a termine con successo la loro azione più audace: approfittare di un segretissimo incontro al vertice per catturare i capi delle nazioni più potenti del mondo e trasformarli in Controller.
All’inizio David sempre entusiasta di combattere, ma non possa molto prima che le cose comincino ad andare storte. Perché David si mette a infrangere le regole. A correre rischi che potrebbero causare la cattura o la morte di tutti loro. Gli Animorph non sanno cosa fare. Prima, il loro peggiore nemico erano gli Yeerk. Ma, a quanto sembra, adesso le cose sono cambiate…

Mille volte niente

“Sono una donna bambina. Una donna segnata da un’infanzia e un’adolescenza trascorse in istituti per orfani. Io che orfana non sono. Nel chiuso di quelle stanze, mi è stata rubata la bellezza dei primi anni, la meraviglia della crescita, lo stupore per il mondo. E ho avuto in cambio dolore, umiliazione, ignoranza. Della famiglia, degli uomini, dei sentimenti, della vita. Per questo, quando la porta di quelle stanze si è spalancata, ho dovuto imparare ogni cosa, mentre gli altri sapevano già. E ho scontato la mia inferiorità con enormi sofferenze. Marchiando la mia carne con le dure lezioni che il destino voleva impartirmi. Un mattino di maggio, il giorno successivo ai miei diciotto anni, vengo espulsa dall’istituto. Buttata in mezzo a una strada, letteralmente. È una legge atroce che nessuno mi aveva mai comunicato. La suora apre la porta senza dire una parola, e senza dire una parola la richiude. Mi ritrovo sola su una panchina, senza un soldo, senza una destinazione possibile. Tutti i miei averi sono un diario, un libro di scuola e gli abiti che porto addosso. Con quelli inizierò a percorrere la mia strada, senza sapere quale sia, senza sapere nemmeno se c’è per me, da qualche parte, una strada. Non so nulla, neppure il significato delle cose più naturali della vita. Le imparerò tutte sulla mia pelle.”

Mille soli

Dominique Lapierre was one of the pioneers of the subjective news story, a man who was never afraid to put himself, both physically and emotionally, at the heart of his reports. It is a style that has often been imitated, but as *A Thousand Suns* shows, it has seldom been bettered. In 1944, Lapierre won his own footnote in history by misdirecting the German tanks and accelerating the liberation of Paris by two days. You could argue that ever since, he has been making sure that other people get the credit they deserve.
*A Thousand Suns* is both a personal memoir and a testament to the notable characters Lapierre met along the way, from the great and the good, such as Mother Teresa, to the infamous (such as Caryl Chessman, who was executed in San Quentin in 1960), to the more anonymous. Throughout, Lapierre is always looking for the personal details that make the stories come alive. And he finds them. He discovers that General von Choltitz, the Nazi in charge of occupied Paris, had had an overcoat made in the summer of 1944 “because he thought it would be cold in a POW camp.” Kozo Okamato, the only surviving Red Army Faction (RAF) member to bomb Lod airport, tells him he became a terrorist after being dumped twice by girlfriends. “At the time the RAF seemed a less demanding lover.” These are the insights that animate Lapierre’s work, and he is never afraid to find the humanity in even the most apparently evil of people.
However, this tendency is both a virtue and his undoing, as Lapierre sometimes allows his obvious affection for his subject to cloud all judgment. An example can be found in his accounts of Lord Mountbatten of Burma. Mountbatten was a known charmer, but his record on the partition of India does not bear scrutiny. His fudging of the boundaries, and the speed with which he acted, was undoubtedly a significant factor in the mass bloodshed that followed. Lapierre lets him off the hook with a single sentence: “By extricating his country from the Indian wasps’ nest without spilling a drop of British blood, Mountbatten had saved Great Britain from one of those colonial wars of which France had made a speciality.” Even for a partisan observer, this simply will not do. But a journalist who cares too much is always preferable to one who doesn’t care at all, and Lapierre especially so, for the range and depth of his reportage, if nothing else. He harks back to a more innocent age when public figures were more open and trusting; few journalists would get anything like the access to equivalent figures today. Enjoy him, warts and all. You won’t see his like again. *–John Crace, Amazon.co.uk*

I mille nomi

La sonnolenta quotidianità in cui il capitano Marcus d’Ivoire e il suo piccolo esercito sono risucchiati, rassegnati a finire i propri giorni in un remoto avamposto, è stravolta dallo scoppio di una ribellione ai margini dell’impero Vordanai, che li costringerà alla dura prova della difesa di una fortezza ai margini del deserto.Winter Ihernglass si è arruolata nell’esercito fingendosi un uomo, con il solo scopo di sfuggire al suo passato. Coraggio e determinazione non le mancano, e insieme alla sua umanità le faranno ottenere in breve una promozione a luogotenente. I destini di questi due soldati e dei loro uomini dipendono dal colonnello Janus bet Vhalnich, il prescelto dal re per riprendere in mano le redini di una guerra che sembra perduta e per ristabilire l’ordine. Il suo genio militare sembra non conoscere limiti, sotto il suo comando si assiste a un rovesciamento delle sorti. Marcus e Winter credono nel loro capo e sono pronti a seguirlo fino alla fine. La loro fedeltà sarà messa alla prova solo quando cominceranno a sospettare che le ambizioni dell’enigmatico colonnello vanno ben al di là del campo di battaglia, fino al regno del sovrannaturale…

(source: Bol.com)

Mille gru

In *Mille gru*, vita e morte si intrecciano ineluttabilmente, sino a coincidere. Il protagonista, il giovane Kikuji, vive sulle tracce del padre defunto, frequentando le antiche amanti di lui, nell’impossibilità di prescindere dalla figura paterna. La giovane Fumiko, parallelamente, vive il suo rapporto con Kikuji nell’impossibilità di prescindere dalla figura materna. Sono dunque i morti, più dei vivi, ad avere dimensione, purezza, vita senza tempo. *Mille gru* ha un seguito nel romanzo *Il disegno del piviere*.

Mille e una terra

Tutti sanno che in quel particolare ramo della FS detto degli universi paralleli, esistono infinite Terre: tutte eguali per un verso, e tutte, per un altro verso, differenti. In una (per esempio) URANIA esiste, ma pubblica solo racconti e le sue copertine non sono di Karel Thole. In un’altra non esiste affatto. In un’altra, è diretta da Laura Antonelli. Eccetera. Ma nessuno poteva sapere che un giorno, contravvenendo al principio delle parallele, tutte queste Terre e le diverse Americhe in esse contenute, si sarebbero riunite a formare un Cosmo più ampio e terrificante dell’intera Galassia: il terreno per uno scontro di civiltà, di imperi, di razze, degno del ciclo della Fondazione di Asimov.
Copertina di Karel Thole

Le mille e una morte

Con rapidità bruciante questi racconti attraversano tutto il mondo di Jack London, illuminandone la mappa segreta. La miccia si accende nella baia di San Francisco, dove lo scrittore poco più che ventenne ingaggia col fantasma del Padre una vera e propria psicomachia; attraversa i territori del Grande Nord, quel Klondike dove, giovane avventuriero, London non troverà l’oro ma se stesso, e lo sfondo di racconti come “Perdifaccia” e “Allestire un fuoco”, fra i più celebri e perfetti; per giungere infine al deflagrante esito di “Il Dio Rosso”, scritto sotto il segno di Freud e di Jung negli ultimi mesi di vita e ambientato in Polinesia, paradiso invano agognato. E come sempre si impone la presenza animale, che in “Bâtard”, dove uomo e cane lupo lottano all’ultimo sangue e con le stesse armi, tocca vertici inauditi di ferocia. Abbiamo così sotto gli occhi tutte le ossessioni di London: la natura primitiva, anzi preistorica, dell’uomo; il conflitto tra gli istinti ferini del corpo e i folli sogni della mente; e, vero mito fondante dell’uomo e dello scrittore London, il presagio di una fine violenta, che giungerà inevitabile.

Mille anni che sto qui

Grottole, nei pressi di Matera: in un Sud poco esplorato, le vicende straordinarie e quotidiane dei Falcone, una famiglia cui il destino dona tutto e non risparmia niente, dalla guerra all’emigrazione, dalla ricchezza alla fame, passando per scandali pubblici e furori individuali. Dal capostipite don Francesco, con i suoi barili d’oro sepolti e non più ritrovati, all’ultima discendente, che fugge di casa un secolo dopo per dimenticare tutto e tutti. Una costellazione di personaggi che emergono per un attimo, colti nei momenti salienti dell’esistenza, poi vengono assorbiti dal vortice del tempo. Il loro scendere o meno a patti con la vita. L’immaginazione usata per accettare la realtà. E poi la fine di un mondo. Padri e figli, ma soprattutto madri e figlie, aspettative e tradimenti. Gli ideali politici, le lotte, le delusioni, le sviste. E la felicità, l’infelicità, la voglia di vivere. Una voglia di vivere conquistata infine al di là di ogni ideologia, credo e religione, sfidando anche l’amore romantico e le sue trappole. Una pienezza che travolge tutto.

Millant’anni

‘La città d’acqua’ rievoca il mondo perduto di una ci viltà di pescatori lagunari. Un luogo al limite, né mare né terra, como le esistenze messe in scena da Giulia Clarkson – al confine tra adolescenza e maturità, tra realtà e illusione. La laguna conserv

Militärmusik

Nel 1967 l’Unione Sovietica celebra il cinquantesimo anniversario della grande Rivoluzione d’Ottobre. Proprio in quell’anno, in un tripudio di bandiere rosse e di parate militari, fa il suo ingresso nel mondo l’eroe di questa storia, Wladimir Kaminer, che con sguardo disincantato osserva un paese forte solo in apparenza. Per sopravvivere a una realtà opprimente, il giovane Wladimir inizia a coltivare il suo personalissimo talento affabulatorio: «C’era chi rimaneva ammirato dalle mie storie e chi si infuriava, però mi stavano a sentire tutti, e ben presto diventai il più grande contaballe della scuola». Questa sua “dote” rimane tuttavia incompresa: dopo essere stato cacciato dall’istituto, si iscrive all’Accademia di arte drammatica, dove collabora alla messa in scena di improbabili drammi politici. Finito nel libro nero del KGB, si barcamena tra i lavori più disparati: guardiano di bestiame su un treno diretto in Uzbekistan, giardiniere in un parco cittadino, organizzatore di concerti clandestini underground che finché, non essendo riuscito a evitare il servizio militare, è costretto ad arruolarsi nell’esercito. Quando ritorna alla vita civile, dopo due anni trascorsi in un complesso missilistico sperduto tra i boschi, Wladimir deve affrontare una realtà stravolta dall’avvento della Perestrojka. Spinto dal vento dell’Ovest, decide di partire con un amico e tentare la fortuna in Germania.
E qui finiscono (per il momento) le avventure deliranti ed esilaranti di questo picaro russo, di questo Huckleberry Finn dell’epoca postsovietica: avventure che ci consegnano un nuovo scrittore, un narratore dotato di un’incredibile vena comica.

Milioni di milioni

Nei gialli alla maniera di Malvaldi, in cui si ride della cinica ironia dei personaggi, i luoghi sono fondamentali per l’equilibrio tra umorismo e suspense. Montesodi Marittimo è un paesino toscano di una certa altitudine, nonostante il nome, per di più molto scosceso. Una persona su due porta un doppio patronimico, il secondo dei quali è sempre Palla. Eredità di un marchese Filopanti Palla, gran gaudente, pentitosi in punto di morte di lasciare tanti bambini senza un nome legittimo. Inoltre su Montesodi aleggia un mistero: è considerato «il paese più forte d’Europa». Per scoprirne la causa, vengono mandati dall’Università un genetista, Piergiorgio Pazzi, e una esperta di archivi, Margherita Castelli. Trascorsi i primi giorni, nel panorama umano che gli si offre, i due non trovano nulla di cui meravigliarsi, tranne la forza. È un mondo abitudinario, dominato da due gruppi familiari: il sindaco, l’onesto e schietto Armando Benvenuti, con la moglie Viola, e la maestra Annamaria Zerbi Palla, anziana vedova, con un figlio poco amato. La sorpresa arriva con una tremenda tempesta di neve che isola il paese per giorni. Piergiorgio, che alloggia nella casa della Zerbi, una mattina trova l’energica signora abbandonata in poltrona senza vita. Sembra, a prima vista, un attacco di cuore, ma Piergiorgio capisce che non si tratta di morte naturale e poiché il paese è isolato l’assassino non può essere andato via. Le cose sembrano volgere al peggio per lo scienziato quando il maresciallo gli rivela che in paese tutti hanno un alibi, tranne lui. Per scagionarsi, l’unica via che resta è scoprire il vero assassino, tra ambizioni frustrate e figliolanze incerte e mescolate. La neve aiuterà.
*Milioni di milioni* è un’investigazione all’inglese basata su labili indizi messi in fila con paziente intelligenza; ma l’ambientazione è toscana, spaccona e popolaresca, come gli altri gialli del creatore dei vecchietti del BarLume.

Milano Criminale

«Milano. Una piccola città, tutto sommato, con dentro il male. Un male pulsante, crudele, così viscerale che l’ha perfino costretta a mutare colore. Il nero del carbone, il grigio dei palazzi ormai è diventato rosso. Di luci, di fari nella notte, di lampeggianti d’autoambulanze, di bandiere nelle piazze, di sangue sui marciapiedi. Città rossa.»
Anche Milano ha avuto i suoi eroi criminali. Erano gli anni del boom economico, dell’uomo sulla Luna, delle grandi passioni politiche e loro rapinavano le banche, assaltavano i furgoni portavalori e sfidavano la polizia in sparatorie a volto scoperto. Amavano i soldi e la bella vita, avevano le donne più affascinanti, bevevano champagne e indossavano abiti firmati. Volevano conquistare la città, e l’hanno presa con la forza.
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### Sinossi
«Milano. Una piccola città, tutto sommato, con dentro il male. Un male pulsante, crudele, così viscerale che l’ha perfino costretta a mutare colore. Il nero del carbone, il grigio dei palazzi ormai è diventato rosso. Di luci, di fari nella notte, di lampeggianti d’autoambulanze, di bandiere nelle piazze, di sangue sui marciapiedi. Città rossa.»
Anche Milano ha avuto i suoi eroi criminali. Erano gli anni del boom economico, dell’uomo sulla Luna, delle grandi passioni politiche e loro rapinavano le banche, assaltavano i furgoni portavalori e sfidavano la polizia in sparatorie a volto scoperto. Amavano i soldi e la bella vita, avevano le donne più affascinanti, bevevano champagne e indossavano abiti firmati. Volevano conquistare la città, e l’hanno presa con la forza.

Milano calibro 9

Il volume raccoglie 22 racconti neri di Scerbanenco. Ventidue storie dure, disperate di morti ammazzati e di traffici oscuri, con impreviste pieghe di tenerezza e sconcertanti sussulti d’amore. Ventidue frammenti di vita che parlano dell’atrocità, della miseria, dell’assurdità di questo mondo. È Milano che torna sempre, a Milano si svolgono quasi tutti questi racconti: una città sentina di vizi e misfatti, odiosa e odiata, ma irresistibile.

I milanesi ammazzano al sabato

Donatella è scomparsa. È bellissima, sembra una svedese, con quei lunghi capelli biondi e quel profilo antico. Ma è debole di mente: per la strada guarda gli uomini, sorride a tutti e, qualunque cosa le dicano, risponde di sì. Perciò suo padre, il vecchio Amanzio Berzaghi, un ex camionista, la tiene nascosta in casa, tra bambole e dischi di canzonette. Ma una mattina l’ex camionista non la trova più… Il caso viene affidato a Duca Lamberti, il medico-investigatore. Alla disperata ricerca della ragazza, Lamberti si spinge nei bassifondi di Milano, tra feroci magnaccia e case d’appuntamento.