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Il desiderio di infinito

‘Sopra il Gran Paradiso due nuvolette riflettono ancora l’ultimo sole. Sotto di me la città sta accendendo le prime luci… Provo una grande commiserazione per i piccoli uomini che penano rinchiusi nel recinto sociale… Ieri ero come loro, tra qualche giorno ritornerò come loro, ma oggi sono un prigioniero che ha ritrovato la sua libertà.’
A oltre settant’anni dalla morte, la prima biografia di Giusto Gervasutti, ‘il Fortissimo’ dell’alpinismo classico italiano.
‘Dietro il sogno si sale, senza sogni si cade’: questo il principio guida di Giusto Gervasutti. Seguendo questa stella polare, la vita di Giusto è un continuo viaggio verso ovest: dall’Austria all’Italia, dal Friuli al Piemonte, dalle Dolomiti al Monte Bianco.
Nato a Cervignano del Friuli nel 1909, scopre le Alpi occidentali durante il servizio militare e se ne innamora perdutamente. A ventidue anni si trasferisce a Torino, portando con sé la tecnica e la mentalità del sesto grado. In poco tempo diventa il campione indiscusso dell’alpinismo italiano, insieme a Emilio Comici e Riccardo Cassin. Lo chiamano ‘il Fortissimo’. Fa i conti con la dittatura fascista, il mito della montagna e la fabbrica degli eroi. Partecipa alle competizioni internazionali per la conquista delle pareti nord dell’Eiger e delle Grandes Jorasses, perdendole entrambe, ma si riscatta con imprese più estreme e visionarie. È l’alpinista più moderno della sua epoca, ma è anche un uomo colto ed elegante, incompatibile con la grezza retorica del regime. Il signore di Cervignano frequenta i salotti torinesi, i teatri e gli ippodromi, legge London, Conrad e Melville. È un cavaliere all’antica che anticipa il futuro. Muore sognando il Fitz Roy della Patagonia.
(source: Bol.com)

Un desiderio al giorno per una settimana

Un mistero – o un paradosso – avvolge l’India contemporanea: il paese vanta un indiscusso primato per l’eccellente preparazione dei suoi tecnici e professionisti, i suoi ‘primi della classe’ altamente competitivi sul mercato del lavoro occidentale, eppure il suo sistema scolastico esclude o trascura la gran parte di coloro che dovrebbe educare e che, non a caso, appartengono alle categorie sociali più svantaggiate, i poveri e le donne. Perché l’iniquità e la disuguaglianza non riguardano solo la scuola, ma tanti, troppi ambiti della vita sociale indiana, dall’assistenza sanitaria alla previdenza sociale, fino alle svariate e clamorose forme di discriminazione castale, tuttora ampiamente vigenti.
Nei brevi saggi raccolti in queste pagine, Amartya Sen fissa alcune priorità nella serie di problemi che ostacolano il pieno sviluppo economico e democratico del suo paese e delinea condizioni e modi per farvi fronte: le questioni della giustizia sociale, della povertà, delle disuguaglianze, della parità tra i sessi, dell’istruzione, dei diritti d’espressione e del ruolo dei media sono, fra le tante, al centro della sua riflessione appassionata e partecipe, illuminata da una vasta competenza e sempre ispirata a princìpi di equilibrio e di apertura antidogmatica alla molteplicità delle prospettive.
Ma non è solo all’India – ai preziosi contributi che la sua civiltà millenaria ha dato all’umanità nel passato e al suo presente difficile ma anche ricco di iniziative e di grandi potenzialità – che Sen dedica le sue attenzioni, poiché anche il mondo globale contemporaneo è afflitto, e su scala molto più larga, dalle medesime piaghe: ingiustizia, fame, dispotismo, guerra, esclusione, sfruttamento.
Nell’invocare la piena realizzazione dei diritti di tutti nella prima e più grande democrazia dell’Asia, Sen ci mostra che ‘ciò che dovrebbe toglierci il sonno’ non riguarda solo l’India, ma anche tutte le altre zone del pianeta, dove applicare un’idea concreta di giustizia, ovvero centrata sulla realizzazione più che sui princìpi o sulle istituzioni ideali, equivarrà sempre a promuovere la vita umana e a migliorare il mondo in cui viviamo. Una lezione che ci viene da uno dei maestri del pensiero contemporaneo e che è doveroso ascoltare.
(source: Bol.com)

I desideri di una cortigiana

Ogni uomo a Londra vorrebbe conquistarla, ma Olivia Raines, la più famosa cortigiana della città, è annoiata da tutti quei damerini. Malgrado i molti flirt, è sempre riuscita a nascondere di non aver mai provato il brivido della passione, quella vera. Anche Julian Southwood, il più licenzioso dongiovanni del regno, vuole farla sua, pronto a speculare su quel segreto che ha appena scoperto e che, se svelato, rovinerebbe la carriera di Olivia. Così le offre il classico patto col diavolo: il proprio silenzio se lei gli permetterà di farle provare la vera estasi.

Desiderando te: Cuori solitari #5

**Cuori Solitari #5**
Sei anni prima Isabella MacKenzie aveva incontrato Liam al college: gentile, comprensivo affascinante: avevano trascorso una notte insieme. Una notte in cui era successo qualcosa di magico e indimenticabile. Una notte, tuttavia, in cui Isabella era entrata nel tunnel buio della droga e Liam si era volatilizzato. Sei anni dopo Isabella si è rifatta faticosamente una vita, adesso lavora come receptionist all’agenzia Kinnection e spera anche lei di trovare l’amore della sua vita. Finché non le compare davanti l’ufficiale William Devine… Liam. Anche lui è diverso ed è alla ricerca di una donna con cui stabilire un rapporto più vero e profondo. Non può farsi sfuggire questa seconda occasione e sarà disposto a fare di tutto per dimostrare a Isabella di essere l’uomo giusto per lei.
**Jennifer Probst **è autrice della serie ***Cuori solitari***, di cui fanno parte:
**
*Cercando te***
***Trovando te***
***Sognando te***
***Aspettando te***
***Desiderando te***
***Volendo te***
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### Sinossi
**Cuori Solitari #5**
Sei anni prima Isabella MacKenzie aveva incontrato Liam al college: gentile, comprensivo affascinante: avevano trascorso una notte insieme. Una notte in cui era successo qualcosa di magico e indimenticabile. Una notte, tuttavia, in cui Isabella era entrata nel tunnel buio della droga e Liam si era volatilizzato. Sei anni dopo Isabella si è rifatta faticosamente una vita, adesso lavora come receptionist all’agenzia Kinnection e spera anche lei di trovare l’amore della sua vita. Finché non le compare davanti l’ufficiale William Devine… Liam. Anche lui è diverso ed è alla ricerca di una donna con cui stabilire un rapporto più vero e profondo. Non può farsi sfuggire questa seconda occasione e sarà disposto a fare di tutto per dimostrare a Isabella di essere l’uomo giusto per lei.
**Jennifer Probst **è autrice della serie ***Cuori solitari***, di cui fanno parte:
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*Cercando te***
***Trovando te***
***Sognando te***
***Aspettando te***
***Desiderando te***
***Volendo te***

Deserto rosso

“*Fantascienza bella, introspettiva, profonda. Il vero pianeta da esplorare, alla fine, siamo noi.*” – WIRED.it
“*Una narrazione coinvolgente, credibile e ricca di suspense.*” – Tom’s Hardware
**Marte: freddo, arido, rosso, deserto. Senza vita?**
Sono passati trent’anni dalla missione di esplorazione di Marte *Hera*, il cui equipaggio è morto in circostanze misteriose. Tale fallimento e tutte le problematiche politiche da esso generate hanno rallentato la NASA nella sua corsa alla conquista dello spazio, ma adesso i tempi sono maturi per una nuova missione chiamata *Isis*. Stavolta i cinque astronauti selezionati non viaggeranno per oltre quattrocento milioni di chilometri solo per una breve visita, ma saranno destinati a diventare i primi colonizzatori del pianeta rosso.
Tra di loro c’è l’esobiologa svedese Anna Persson, approdata a questa avventura nella speranza di iniziare una nuova vita lontana dalla Terra.
Marte avrà però in serbo per lei un’incredibile scoperta, chiave di un mistero nascosto nelle profondità di Valles Marineris.
Tutti e quattro i libri della serie di **Deserto rosso** in un unico volume.
Include i seguenti libri disponibili in formato ebook:
“*Deserto rosso – Punto di non ritorno*”;
“*Deserto rosso – Abitanti di Marte*”;
“*Deserto rosso – Nemico invisibile*”;
“*Deserto rosso – Ritorno a casa*”.
Prefazione di Omar Serafini (FantascientifiCast.it).
Seguite ***Anna Persson*** (@AnnaPerssonDR) su Twitter!
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Descolarizzare la società

La scuola obbligatoria, la scolarità prolungata, la corsa ai diplomi, l’università di massa: differenti aspetti di quel medesimo falso progresso che consiste nella preparazione di studenti orientati al consumo di programmi scolastici e di merci culturali studiate per imporre il conformismo sociale, l’obbedienza alle sue istituzioni e ai suoi manager. Anche la strutturazione del profilo degli insegnanti, per promuovere una didattica basata sul modello della trasmissione delle conoscenze, ha lasciato l’uomo della società dell’informazione e dei consumi privo di strumenti e ancora più esposto al rischio di una mistificazione strumentale delle sue qualità migliori. A tutto ciò, Ivan lllich aveva opposto la sua visione, una quarantina di anni fa, con un testo che è una pietra miliare del pensiero occidentale alle prese con la grande trasformazione culturale e tecnologica in atto. E con un’idea di scuola ben precisa. Descolarizzare la società vuol dire, per il suo autore, sostituire un’educazione autentica ai rituali dell’educazione di massa per imparare finalmente a vivere attraverso la propria vita e nell’incontro con l’altro. Non sì tratta solo di una rottura radicale e necessaria con un sistema di poteri e di saperi, ma di restituire all’uomo il gusto di inventare, creare e sperimentare la propria vita partecipando alla sfida della vivibilità del pianeta in questo tempo.
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Il Deprecabile Tempismo Degli Ex (Ex Bonds)

Fanny Moore e un’aspirante disegnatrice di gioielli. Nonostante abbia ottenuto riconoscimenti in scuole prestigiose la sua carriera stenta a decollare. Condivide un appartamento a New York con le amiche Rebecca, modella che si guadagna da vivere come accompagnatrice di uomini facoltosi, e Scarlett, giornalista di viaggi che lavora come guida turistica in attesa di un’occasione migliore. Anche la vita sentimentale di Fanny e in fase di stallo. Jason Christensen, il suo ragazzo dai tempi del liceo, da qualche mese l’ha lasciata invaghito della seducente Amy. Fanny non riesce a superare l’abbandono e dopo una notte insonne trascorsa tra riflessioni e incubi sulla sua vita inconcludente, incontra Jake Knight. Complice una collana disegnata da Fanny, il giovane potrebbe essere la risposta a tutti i suoi problemi. Ma… se proprio in quel momento Jason, il grande amore mai dimenticato, tornasse da Fanny intenzionato a riprenderla? Se si dimostrasse pronto a lottare contro il nuovo pretendente pur di riaverla? La storia di Fanny, intrecciata alle disavventure sentimentali delle amiche di sempre, sara una dimostrazione inequivocabile di quanti disastri e fraintendimenti il “deprecabile tempismo” di un ex possa provocare. Soprattutto quando questo ritorno costringera Fanny a una scelta: ex o non ex?

La deposizione

Questa è la storia vera di un assassino che non ha soltanto ucciso la sua giovane amante, ma ha costretto al silenzio la sua famiglia con una personalità manipolatrice e diabolica. Ed è la storia di un figlio che ha trovato la forza di ribellarsi al padre seducente e mostruoso, perché «il segreto uccide piú della verità». Un lunedí di primavera, 7 aprile 2014, un’aula di corte d’assise nel tribunale di Rennes, Francia. Si processa un uomo, Maurice Agnelet, accusato di aver ucciso la giovane amante, Agnès Le Roux, quasi quarant’anni prima, a Nizza. La vittima proveniva da una famiglia molto in vista, proprietaria di un casinò sulla Promenade des Anglais. Il cadavere della donna non è mai stato ritrovato, rendendo il lavoro dell’accusa, dopo tre processi, ancora piú difficile. Agnelet si è sempre professato innocente, e la sua famiglia, moglie e due figli ormai adulti, non ha mai smesso di sostenerlo nella sua battaglia. Pascale Robert-Diard segue il processo per il suo giornale, solo un drappello di cronisti irriducibili assiste alle battute conclusive. Appassionati al caso mai risolto, affascinati dalla figura manipolatrice e quasi diabolica dell’imputato, ma anche dall’atmosfera magica della Costa Azzurra che rivive nelle testimonianze, e dallo «sfondo di pantaloni a zampa d’elefante, sciarpe lavorate ai ferri e khol sugli occhi» dei lontani anni Settanta. È a questo punto che il caso di cronaca nera di quarant’anni prima acquista la cadenza solenne e l’impellente necessità dell’antica tragedia. Uno dei figli di Agnelet, Guillaume, sale sul banco dei testimoni e accusa il padre di omicidio, rivelando di sapere da anni della sua colpevolezza, confessando di aver testimoniato il falso in passato. Accettando il confronto con la madre e il fratello, che continuano a difendere l’assassino. Affermando che «il segreto uccide piú della verità». Una deposizione che per Guillaume ha diversi significati, quanti quelli della parola stessa: testimonianza, liberazione da un peso, ma anche «rimozione di qualcuno dall’esercizio di un potere». Come se il figlio avesse compiuto la sua rivoluzione contro il padre.

Depilando Pilar

Lazzaro Santandrea non è un detective, tantomeno un poliziotto. È una calamita per le calamità, l’uomo giusto nel posto sbagliato. E il posto sbagliato è Milano, improvvisamente sconvolta da un’assurda ondata di delitti che hanno solo una cosa in comune: gli assassini sono tutti taxisti.
Lazzaro ha già i suoi problemi: è l’immacolato portatore di un’affezione che si contrae con l’unica pratica sessuale cui non si è mai dedicato. E oltretutto ha appena conosciuto suo figlio, peccato che sia quasi suo coetaneo.
Nel momento in cui decide di aiutare una taxista ricercata per omicidio e innocente nella propria colpevolezza, Lazzaro precipita in un’infernale sarabanda tra nani esperti di arti marziali, giganti freak, sicari in doppiopetto e avvoltoi internazionali: uno zoo di vetro popolato da uccelli dalle piume di cristallo. Affiancato dagli immancabili amici Pogo il Dritto e De Sade, dai giornalisti Alice Marradi e Montoya, e dall’infallibile marsigliese Gilles Regard, Lazzaro si lancia in una crociata per salvare il mondo e, possibilmente, la pelle, vivendo l’avventura più rischiosa e surreale della sua già pericolosa carriera.
Sì, d’accordo, ma Pilar? Eh, sì, a un certo punto arriva Pilar… Pinketts non ha mai frequentato la Virgen del Pilar, ma è uno scrittore dalla pellaccia durissima, con il pelo sullo stomaco. Questo romanzo è un’epifania di pelle e di pelo, senza sconti a una città che, secondo un’antica profezia maya, ha perso i peli ma non i vizi.

(source: Bol.com)

Dentro l’acqua

Dall’autrice del fenomeno mondiale La ragazza del treno, il nuovo attesissimo romanzo. Non fidarti di una superficie troppo calma. Lascia che l’acqua ti racconti la sua storia. Quando il corpo di sua sorella Nel viene trovato in fondo al fiume di Beckford, nel nord dell’Inghilterra, Julia Abbott è costretta a fare ciò che non avrebbe mai voluto: mettere di nuovo piede nella soffocante cittadina della loro adolescenza, un luogo da cui i suoi ricordi, spezzati, confusi, a volte ambigui, l’hanno sempre tenuta lontana. Ma adesso che Nel è morta, è il momento di tornare. Di tutte le cose che Julia sa, o pensa di sapere, di sua sorella, ce n’è solo una di cui è certa davvero: Nel non si sarebbe mai buttata. Era ossessionata da quel fiume, e da tutte le donne che, negli anni, vi hanno trovato la fine – donne “scomode”, difficili, come lei -, ma mai e poi mai le avrebbe seguite. Allora qual è il segreto che l’ha trascinata con sé dentro l’acqua? E perché Julia, adesso, ha così tanta paura di essere lì, nei luoghi del suo passato? La verità, sfuggente come l’acqua, è difficile da scoprire a Beckford: è sepolta sul fondo del fiume, negli sguardi bassi dei suoi abitanti, nelle loro vite intrecciate in cui nulla è come sembra. Con la stessa voce che ha incantato i diciotto milioni di lettori de La ragazza del treno, e la stessa capacità di spiare le vite degli altri, Paula Hawkins ci regala un thriller incredibilmente avvincente, che vi farà girare le pagine in modo compulsivo, fino all’inaspettata, sconvolgente rivelazione finale.

Dentro e fuori la stanza. Cosa accade a chi fa psicoterapia oggi

Negli ultimi trent’anni la psicologia e la psicoterapia sono diventate delle presenze costanti delle nostre vite. Gli psicologi sono spesso protagonisti del dibattito pubblico, intervengono sui giornali, in tv, hanno voce in cause giudiziarie, sono interpellati da chi decide le politiche sociali… La psicologia è autorevole, ha guadagnato credito, e chi ne fa uso fa molta meno fatica a capirne la necessità e a chiederne il sostegno.
Nonostante ciò, la psicoterapia appare come un nebuloso insieme di questioni: se la sua efficacia comincia a essere data per assodata, rimane un senso di grande confusione sulla sua essenza. Che cos’è, rispetto alla medicina? Perché ci sono tante scuole?
Quanto è bene pagare? Perché bisogna pagare anche le sedute che si saltano? Perché il genitore che manda il figlio in terapia non può avere informazioni dal terapeuta ogni volta che desidera? Perché tanti psicoterapeuti non prendono in terapia parenti dei propri pazienti? Quali rischi ci sono nell’affidarsi a chi promette di guarire la nostra psiche?
Dentro e fuori la stanza è un libro che cerca di articolare una serie di risposte chiare per chi va in terapia, e al tempo stesso di ricostruire il dibattito contemporaneo e la storia della psicologia recente. Un testo divulgativo su un mondo che pensiamo di conoscere ma che è molto meno trasparente di quanto appaia, utile a fare la cosa più difficile e più semplice di sempre: diventare se stessi.

I denti della tigre

Il Campus è un’organizzazione segreta, che agisce al di fuori del controllo governativo, istituita dall’ex presidente degli Stati Uniti Jack Ryan. La sua missione è quella di identificare le minacce terroristiche che incombono sulla nazione. Ora è sulle tracce di un individuo che rappresenta un serio pericolo per la sicurezza e per questo occorre selezionare persone esperte e pronte a tutto. La scelta cade sui gemelli Caruso. Intanto estremisti islamici e signori della droga colombiani stanno tramando una diabolica alleanza. I gemelli Caruso sono in stato di allerta. Tocca a Jack Ryan jr., figlio dell’ex presidente, mettere alla prova la propria audacia per annientare la spirale di violenza che attanaglia gli Stati Uniti e l’Occidente.

Dente per dente

Se Roma ha la GNAM (Galleria Nazionale d’Arte Moderna), Bologna il MAMBO (Museo d’Arte Moderna BOlogna) e a Napoli c’è il MADRE (Museo d’Arte contemporanea DonnaREgina), a Varese hanno pensato bene di inaugurare il Mu.CO (Museo d’arte COntemporanea). Qui, a detta dei critici, sono esposte le peggiori opere dei più grandi artisti contemporanei. Tra le altre, un orribile Warhol, un Dalí terrificante, due drammatici Magritte e un Duchamp inguardabile. Leonardo ci lavora da tre anni. È un’assunzione obbligatoria: ha perso due dita in un incidente e insieme alle dita anche i sogni. Ha solo una grande certezza: si chiama Andrea, una ragazza molto cattolica, osservante e praticante, che rispetta alla lettera i dieci comandamenti, non dice parolacce e, soprattutto, non fa sesso. Non fa sesso con lui, però, perché Leonardo, sul punto di farle la sua proposta di matrimonio a sorpresa, la scopre a letto con un altro. Da quel momento, la sua vita va in pezzi. Alla disperazione più nera, tuttavia, segue la vendetta. Leonardo decide di rifarsi su Andrea e sui suoi preziosi comandamenti. Li infrange tutti, sistematicamente, uno dopo l’altro. Con un’ironia corrosiva e una storia scandita da scene esilaranti, Muzzopappa torna a dare il meglio di sé in un’inusuale commedia nera, protagonista un tenero quanto agguerrito ragazzo innamorato.

(source: Bol.com)

Denominazione di origine inventata

Il Parmigiano Reggiano più simile a quello creato tanti secoli fa dalla sapienza dei monaci emiliani? È il Parmesan prodotto nel Wisconsin, in USA.

E quella meraviglia dolce e succosa, coccolata dal sole e dall’aria della Sicilia, che si chiama pomodoro di Pachino? È un ibrido prodotto in laboratorio da una multinazionale israeliana delle sementi.

Per non dire del Marsala: fu inventato, commercializzato e prodotto su larga scala da un commerciante inglese che aggiunse alcool al vino al solo scopo di conservarlo meglio durante il trasporto verso la madrepatria.

E tutto quel gran sbattersi per definire il vino DOC, DOP o IPG in base a presunte e millenarie tradizioni dei vigneti? Un nobile intento che però finge di non sapere che nella seconda metà del 1800 un parassita distrusse tutte le vigne presenti sul territorio italiano ed europeo. Dovendo ripartire da zero, i nostri viticoltori usarono obbligatoriamente viti non autoctone e innesti vari.

Alberto Grandi, professore dell’Università di Parma, svela quanto marketing ci sia dietro lo strepitoso successo dell’industria gastronomica italiana.

I tantissimi prodotti tipici italiani, gran parte dei piatti e la stessa dieta mediterranea sono buonissimi, ma le leggende di storia e sapienza che li accompagnano sono invenzioni molto più recenti, scaturite dalla crisi industriale degli anni Settanta: è in quel momento che imprenditori e coltivatori italiani si alleano per inventare una presunta tradizione millenaria del nostro cibo e il conseguente storytelling per sostenerla.

Denominazione di Origine Inventata è un libro autorevole, che farà arrabbiare – ma forse anche ragionare – tutti coloro che sono fideisticamente innamorati del grande mito della tipicità italiana.

(source: Bol.com)

Demoni, mostri e prodigi

Oltre agli dei e agli eroi, il mito conosce altri esseri ancora più strani e misteriosi. Creature bizzarre come le Sirene e i Ciclopi, i Centauri e i Satiri, le Sfingi e le Arpie. E poi tutta l’immensa schiera di demoni e draghi, ninfe e giganti, mostri e folletti che si annida nelle selve del mito. Figure nate dalla fantasia di un mondo che praticava la magia, usava i filtri d’amore, credeva alle apparizioni divine, alle statue piangenti, alle guarigioni miracolose. Dall’immaginazione dei greci e dei romani discendono anche i vampiri e i licantropi, le storie di fantasmi e i racconti di streghe, i viaggi sulla luna e le spedizioni in fondo al mare. In questo libro, Giorgio Ieranò indaga il lato oscuro e irrazionale del mondo antico, raccontando le leggende arcane che sono alla radice dei nostri sogni e dei nostri incubi. Perché i demoni pagani, magari travestiti da diavoli cristiani o da personaggi del mondo fantasy, sono ancora tra noi.
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### Sinossi
Oltre agli dei e agli eroi, il mito conosce altri esseri ancora più strani e misteriosi. Creature bizzarre come le Sirene e i Ciclopi, i Centauri e i Satiri, le Sfingi e le Arpie. E poi tutta l’immensa schiera di demoni e draghi, ninfe e giganti, mostri e folletti che si annida nelle selve del mito. Figure nate dalla fantasia di un mondo che praticava la magia, usava i filtri d’amore, credeva alle apparizioni divine, alle statue piangenti, alle guarigioni miracolose. Dall’immaginazione dei greci e dei romani discendono anche i vampiri e i licantropi, le storie di fantasmi e i racconti di streghe, i viaggi sulla luna e le spedizioni in fondo al mare. In questo libro, Giorgio Ieranò indaga il lato oscuro e irrazionale del mondo antico, raccontando le leggende arcane che sono alla radice dei nostri sogni e dei nostri incubi. Perché i demoni pagani, magari travestiti da diavoli cristiani o da personaggi del mondo fantasy, sono ancora tra noi.

I demoni e la pasta sfoglia

La letteratura è ossessione. È un demone polimorfo che può assumere le bianche fattezze di Moby Dick o l’aspetto mostruoso dei crostacei di Wells, che può abitare tra le nevi di London, sulle aspre montagne della follia di Lovecraft o nel condominio suburbano di Ballard. È nella luna precipitata in un camino di Landolfi, nell’occhio cieco del gatto di Poe, nei topi di Steinbeck. Si insedia tra le ecolalie di Gombrowicz come nello sdegno con cui l’ingegner Gadda oppone titanicamente un principio d’ordine al grottesco, alla vigliaccheria, all’ingiustizia del reale. L’ossessione è destino e forma, nevrosi e scrittura, e scrivere significa «consegnarsi inermi agli artigli dei demoni». “I demoni e la pasta sfoglia” è il libro in cui Michele Mari affida alla forma-saggio quel rapporto inquieto e vitale con la tradizione che altrove ha esplorato attraverso il racconto, il romanzo, la poesia. Testi che compongono un’indispensabile cartografia letteraria, seguendo punti di fuga inediti e rintracciando parentele inaspettate: il sadismo di Stephen King e quello di Collodi, la misantropia di Celine e la bibliolatria di Kien in “Auto da fé”, il riemergere del lupo in Buck nel “Richiamo della foresta” e la voluttà con cui Gregor Samsa si abbandona alla nuova identità di insetto. E poi gli innumerevoli mostri e le infinite stilizzazioni con cui ogni grande scrittore non fa altro che parlare di se stesso, dei propri desideri e delle proprie ferite. Accettando sfide spesso eluse della critica, Mari finisce per modellare le sembianze di un nuovo canone, che attinge tanto alla letteratura gotico-fantastica quanto a forme di scrittura come manierismi e pastiche che, grazie alla loro «natura esibi-toria», rivelano la propria paradossale autenticità, il proprio osceno realismo. Ma “I demoni e la pasta sfoglia” è soprattutto una dichiarazione di poetica in controluce, in cui lo scrittore di “Fantasmagonia” e “Tu, sanguinosa infanzia” mostra il suo rapporto vampiresco con una tradizione eletta a dimora, in una dialettica serrata tra mostruosità e stile, morte e scrittura, persistenza dell’infanzia e attrazione per l’abisso.
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