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La morte fa l’autostop

Reduce dal Vietnam, appena congedato, Harry Mitchell, ex-sergente paracadutista, ritorna negli Stati Uniti dopo aver trascorso tre anni nella giungla. Ed eccolo a Paradise City, in Florida, paradiso per miliardari, deciso a passare una bella vacanza, a godersi il sole e l’aria di mare. E scrolla le spalle incredulo quando un sergente della polizia locale gli dice:”Ma va là, questa zona è più malsana e pericolosa delle tue risaie del Vietnam.” Una esagerazione ridicola, pensa Harry Mitchell. Ma non tarderà a capire a proprie spese di essersi sbagliato.

La Morte E La Vita Dopo La Morte «morire È Come Nascere»

Nel campo della ricerca sulla morte, la dottoressa Elizabeth Kübler-Ross si è meritatamente conquistata grande fama. Le innumerevoli ore che trascorse accanto ai pazienti allo stadio terminale le consentirono di fare scoperte in seguito confermate da altri ricercatori, ormai patrimonio acquisito di questo campo di studio. Elizabeth Kübler-Ross non esitò a mettere a repentaglio il suo buon nome di scienziata affermando ciò che le esperienze dei morenti le avevano insegnato: la morte in realtà non esiste, “è un passaggio a un altro stato di coscienza, in cui si continua a crescere psichicamente e spiritualmente”. “Per tanti secoli”, disse, “si è cercato di convincere la gente a credere alle cose ultraterrene. Per me non è più questione di credere, ma di sapere: la morte è soltanto il passaggio ad una casa più bella!”.

La morte e la fanciulla

L’azione si svolge ai giorni nostri, probabilmente in Cile, ma potrebbe trattarsi di un qualsiasi altro Paese in cui è tornata la democrazia dopo un lungo periodo di dittatura. I protagonisti sono Gerardo Escobar, un dissidente del precedente governo, ora prescelto dal nuovo presidente democratico per una commissione d’indagine che deve far luce sui crimini commessi durante l’ex dittatura Paulina Salas, sua moglie, che durante il regime fascista è stata violentata e torturata dagli aguzzini che la tenevano prigioniera, e Roberto Miranda, un medico dal passato a dir poco equivoco. Nella loro casa al mare si svolgerà un vero e proprio processo a Miranda, accusato di complicità nelle torture compiute durante la dittatura da una vittima, Paulina – una donna apparentemente dolce che si trasforma in un’accusatrice spietata – che lo riconosce quando, per un banale incidente, capiterà a casa sua. Una commedia forte, intensa, sulla violenza e la crudeltà che creano nuova violenza e nuova crudeltà, dal ritmo pressante e in costante crescendo.

Morte di un signore oscuro. Le nebbie di Ravenloft

Nel villaggio di Cortton si è diffusa un’epidemia che colpisce i morti: cadaveri decomposti vagano per le vie alla ricerca della carne dei viventi. Gli abitanti della cittadina chiedono aiuto a Jonathan Ambrose, l’unico a conoscere il turpe segreto che si cela dietro l’incubo. Il Signore Oscuro del Reame, il crudele Harkon Lukas, ha appena iniziato a porre in atto la magia che lo aiuterà a fuggire dal suo Dominio e che lo porterà a seminare morte per tutti gli altri Domini. Ma Lukas ha bisogno di uno dei compagni di Ambrose per scatenare il potere della sua stregoneria…

Morte di un commesso viaggiatore

Andato in scena a New York nel febbraio del ’49 per la regia di Elia Kazan, Morte di un commesso viaggiatore costituisce forse il più clamoroso successo teatrale del dopoguerra – un successo che, dagli Stati Uniti, dilaga in tutto il mondo. Partendo dall’idea di descrivere, in chiave quasi comica, quanto si agita all’interno della testa di un uomo, Miller lavorò sin dall’inizio sull’ipotesi di restituire – non solo letterariamente, ma anche e soprattutto sul piano della scrittura scenica – il coesistere di presente e passato nella vita di un essere umano. Willy Loman, l’esausto commesso viaggiatore vittima di un sistema fondato sulle leggi inesorabili della produttività, è stato ed è non solo il rappresentante di un’America già percorsa dai primi brividi del maccarthismo, ma anche un eroe tragico di straordinaria efficacia.

La morte di Socrate

Platone, avaro e pomposo aristocratico, avido di popolarità, vuole sbancare con un best seller e, costi quel che costi, concretizzare la propria idea di Stato giusto. Socrate è un beone geniale e alla moda, non manca un solo banchetto, ma ha il vizio di rubacchiare qua e là monili e statuette con cui impingua la bottega di antiquariato della moglie, la bionda Santippe. Platone decide di sfruttare la situazione, ricatta Socrate e gli offre denaro in cambio dei dialoghi che solitamente getta al vento. Alla coppa di cicuta poi Socrate giunge per motivi diversi da quelli noti.

La morte di re Tsongor

È giunto il giorno in cui gli ambasciatori delle Terre del sole devono presentare i doni di nozze che il loro principe offre a re Tsongor che gli dà in sposa la sua unica figlia. Ma anziché il corteo degli ambasciatori, un uomo solo si presenta e, in virtù di un’antica promessa, reclama per sé la mano di Samila. Per non dover scegliere tra i due pretendenti, re Tsongor si toglie la vita. Dalla sua morte si scatena una guerra fratricida che sembra destinata a non aver mai fine e alla quale il re assiste dal suo palazzo funebre aspettando di raggiungere il regno delle ombre. Un racconto quasi leggenda, trasporta il lettore in una terra ancestrale dove assisterà ad una guerra che ha la potenza arcaica del mito e della tragedia.
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La morte di Marx e altri racconti

Questo di Vassalli è un libro di racconti fortemente compatto, pensato e organizzato unitariamente. Il suo cuore “politico” è la parte centrale, formata da racconti, ma anche da apologhi e da un dialogo di tipo leopardiano. È in questa parte che concetti come democrazia, uguaglianza, cultura di massa vengono messi in discussione alla luce di come questi ideali sono diventati realtà negli anni più recenti. L’uguaglianza è stata realizzata “dalla cintola in giù”, come dice un personaggio constatando la diffusione pressoché universale dei jeans. O anche riducendo l’uomo a entità numerica, come nelle elezioni, nei sondaggi o nelle rilevazioni di mercato. Un’uguaglianza che ha livellato verso il basso ogni comportamento e ogni sensibilità umana.
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Morte di lunedì: La serie di Temperance Brennan #7

Tre scheletri vengono scoperti nella cantina di una pizzeria: forse sono ciò che resta di antichi rituali di sepoltura, ma forse nascondono una realtà più vicina e più crudele. Tempe Brennan, l’antropologa forense incaricata di analizzarli, scopre, grazie a sofisticate indagini scientifiche, che si tratta di tre giovani donne, e che la loro morte è molto, troppo recente. Ma a chi appartengono quei poveri resti? Sembra che nessuno ne abbia denunciato la scomparsa finché una strana testimonianza mette in moto le indagini della giustizia. Un thriller asciutto e inquietante, una storia sinistra che ci rivelano una realtà che non avremmo mai voluto vedere.

La morte delle nevi

Elise, l’eroina di “Favole di Morte”, sta per partire per una settimana bianca insieme a Yvette, la donna che si prende cura di lei da quando è rimasta paralizzata, sorda e cieca in seguito a un terribile attentato. Ignorando un enigmatico fax a firma di un tal D. Vora, le due donne partono per Castaing, dove si trova lo chalet di Elise. Ma i giorni che erano stati immaginati di tutto riposo si trasformano ben presto in un incubo. Due ragazze vengono orrendamente trucidate. Inesplicabilmente il misterioso autore del fax fa di tutto per eliminare anche Elise. Chiusa nel suo guscio, la donna cerca di comprendere, razionalizzare, ma questa volta anche il suo ingegno è messo a dura prova.
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La morte della Pizia

«Stizzita per la scemenza dei suoi stessi oracoli e per l’ingenua credulità dei Greci, la sacerdotessa di Delfi Pannychis XI, lunga e secca come quasi tutte le Pizie che l’avevano preceduta, ascoltò le domande del giovane Edipo, un altro che voleva sapere se i suoi genitori erano davvero i suoi genitori, come se fosse facile stabilire una cosa del genere nei circoli aristocratici, dove, senza scherzi, donne maritate davano a intendere ai loro consorti, i quali peraltro finivano per crederci, come qualmente Zeus in persona si fosse giaciuto con loro». Con queste parole spigolose e beffarde ha inizio *La morte della Pizia* e subito il racconto investe alcuni dei più augusti miti greci, senza risparmiarsi irriverenze e furia grottesca. Ma Dürrenmatt è troppo buono scrittore per appagarsi di una irrisione del mito. Procedendo nella narrazione, vedremo le storie di Delfi addensarsi in un «nodo immane di accadimenti inverosimili che danno luogo, nelle loro intricatissime connessioni, alle coincidenze più scellerate, mentre noi mortali che ci troviamo nel mezzo di un simile tremendo scompiglio brancoliamo disperatamente nel buio». L’insolenza di Dürrenmatt non mira a cancellare, ma a esaltare la presenza del vero sovrano di Delfi: l’enigma.

La morte della bellezza

Il romanzo racconta la storia romantica e crudele, tenera ed erotica di due giovani ragazzi turbati da un’irresistibile attrazione fisica e sentimentale. La vicenda è ambientata a Napoli nello scenario desolante ma vivissimo di una città di guerra dove divampa l’amore tra Lilandt, un giovane insegnante italo-tedesco, rimasto solo, dopo la morte dei genitori, ad abitare una grande villa ormai in sfacelo, ed Eugenio, un bellissimo napoletano di quindici anni. È scritto nel destino che i due debbano cercarsi nella città devastata e trovarsi nelle pieghe del loro essere. Nelle pagine del libro la storia della passione giovanile si intreccia con la descrizione di una società in lotta, con coraggio e inventiva, per la vita.
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La morte danza con me

Si chiama Mari e fa la Danza della Morte. Il sassofonista Maxwell Jones, leader di un complesso musicale, la vede esibirsi in un tempio durante una crociera nelle Indie orientali. Lei gli sorride e gli dà appuntamento fuori. È stato un colpo di fulmine, dice, chiedendogli di portarla via con sé. Maxwell accetta, convinto che negli Stati Uniti l’impressionante numero della ragazza potrebbe avere molto successo. Farebbe meglio, il venale musicista, a ricordarsi perché durante l’esibizione, mentre i tamburi pulsavano con ritmo funereo, i nativi presenti tenessero gli occhi chiusi. Secondo un’antica maledizione, chi assiste a quella danza simbolica in onore di Kalì la Distruttrice rischia la morte. Ma lui non ha tempo da perdere con sciocche superstizioni. Troppo tardi per ripensarci, poi, quando la dea crudele comincerà a mietere le sue vittime.

La morte come tema culturale. Immagini e riti mortuari nell’antico Egitto

Per uniforme che la morte possa apparire dal punto di vista biologico, i modi culturali d’intenderla e di trascenderla assumono miriadi di forme e configurazioni diverse. In due conferenze di chiarezza esemplare, il grande egittologo Jan Assmann, antesignano di una scienza che si propone di studiare comparativamente la morte come tema fondamentale della cultura, ci invita a un suggestivo viaggio attraverso le concezioni, i simboli, i rituali, le iscrizioni mortuarie dell’antico Egitto. Al centro dell’indagine di Assmann, tre diverse concezioni della morte: la morte come nemico, la morte come ritorno a casa e la morte come mistero. Fu in Egitto infatti che per la prima volta nella storia dell’umanità il fatto terribile della morte fu riconosciuto degno di teoria e interpretazioni, divenendo oggetto di una rappresentazione culturale dai profondi significati individuali e sociali. Si avviava così un articolato dialogo con l’aldilà che non avrebbe mai cessato di popolare la vita degli uomini, imponendo loro sacri terrori, la necessità di elaborare i lutti, l’obbligo insopprimibile di ricordare, l’anelito a una compensazione in una realtà diversa e piú giusta rispetto a quella terrena. Non a caso l’idea stessa di giustizia e di insindacabile verdetto nasceva in antico Egitto dall’esigenza di resistere alla caducità, allo smembramento e disgregazione dei corpi, cui opporre un legame che unisse durevolmente e solidalmente il consesso dei vivi. Completa il volume un contributo dello storico della cultura Thomas Macho.

La morte ci sfida

> «Questo non è un libro di ‘grandi riflessioni’. Più che altro è come i film dell’orrore che guardavi alla televisione la sera tardi.»
Una sorta di vecchia pellicola tra il western e l’horror in bianco e nero in cui spicca soltanto il rosso vivo del sangue. Una diligenza fantasma, i cui passeggeri sono svaniti nel nulla; Jebidiah Mercer, un reverendo armato di una calibro .36, dedito al whisky e persecutore dei peccatori; una creatura dalla forma mutevole che vaga di notte ululando per le vie di una polverosa cittadina del Texas. A Mud Creek, quando il sole tramonta, i morti si aggirano in cerca di carne umana della quale nutrirsi. Riuscirà il reverendo Mercer, l’unico in grado di spezzare la maledizione lanciata da un guaritore indiano impiccato ingiustamente dai cittadini, a rinnovare la propria fede per sconfiggere il male o il destino della popolazione è irrimediabilmente segnato?
Un nuovo romanzo inedito di Joe R. Lansdale, ambientanto nella Mud Creek de *Il carro magico*, sospeso tra ironia e cinismo, orrore e humour.