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Il secondo diario minimo (I grandi tascabili)

Séguito del primo fortunatissimo Diario minimo, ecco in questa nuova raccolta alcuni testi ormai celebri, altri ancora ignoti e altri rieditati “a grande richiesta”, come quel libretto di storia della filosofia in versi (Filosofia in libertà), che era diventato ormai un pezzo di antiquariato librario. Ed ecco dunque l’analisi letteraria di “Tre civette sul comò”, i testi del Cacopedia, l’intervista con Pietro Micca, la fiammeggiante vicenda galattica di “Stelle e stellette”, un inedito di Dante su Saussure, Proust, Mann e Joyce spiegati ai piccoli, l’Inno sacro di Manzoni sulla Gnosi, le avventure della PP2, un dialogo tra computeristi babilonesi di settemila anni fa, una serie di “Istruzioni per l’uso”, in cui si spiega come aprire un pacco, come fare vacanze intelligenti, come trattare coi Bonga, come mangiare in aereo, come viaggiare con un salmone, come dire “esatto”, nonché una sezione di giochi verbali, lipogrammi, anagrammi e pangrammi. Il filo conduttore è sempre quello di un apparente “lasciatemi divertire” che fa trasparire un’ironica e implacabile critica a fatti e misfatti del costume nazionale, a vizi e vezzi della cultura nostrana
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### Sinossi
Séguito del primo fortunatissimo Diario minimo, ecco in questa nuova raccolta alcuni testi ormai celebri, altri ancora ignoti e altri rieditati “a grande richiesta”, come quel libretto di storia della filosofia in versi (Filosofia in libertà), che era diventato ormai un pezzo di antiquariato librario. Ed ecco dunque l’analisi letteraria di “Tre civette sul comò”, i testi del Cacopedia, l’intervista con Pietro Micca, la fiammeggiante vicenda galattica di “Stelle e stellette”, un inedito di Dante su Saussure, Proust, Mann e Joyce spiegati ai piccoli, l’Inno sacro di Manzoni sulla Gnosi, le avventure della PP2, un dialogo tra computeristi babilonesi di settemila anni fa, una serie di “Istruzioni per l’uso”, in cui si spiega come aprire un pacco, come fare vacanze intelligenti, come trattare coi Bonga, come mangiare in aereo, come viaggiare con un salmone, come dire “esatto”, nonché una sezione di giochi verbali, lipogrammi, anagrammi e pangrammi. Il filo conduttore è sempre quello di un apparente “lasciatemi divertire” che fa trasparire un’ironica e implacabile critica a fatti e misfatti del costume nazionale, a vizi e vezzi della cultura nostrana

Il secondo anello del potere

Dopo aver appreso le arti magiche che introducono nel labirinto del “mondo del potere e della conoscenza” (così distante dal razionale modo di pensare dell’Occidente), Castaneda sperimenta le facoltà acquisite in uno straordinario viaggio nell’universo della stregoneria applicata. E’ la prova del fuoco che anche lui è uno stregone e un guerriero, quindi è in grado di affrontare e vincere fenomeni extranormali e terrificanti. Figura centrale del libro è un formidabile personaggio: dona Soledad, magica e terribile antagonista di Castaneda e, nello stesso tempo, espressione di quanto vi è di più profondo e misterioso nel concetto di femminilità.

La seconda missione di Bob Tanner

“Sei un essere umano creato artificialmente, un congegno mobile per la raccolta di dati.” È questo che Tanner si sente dire dalla metallica voce del computer, quando è messo fuori dalla sua cella. Nudo, disarmato, senza una memoria per guidarlo, l’uomo artificiale emerge in un mondo selvaggio: nelle rovine di una Manhattan del XXIII secolo tra cui si aggirano bestie da preda e uomini ridotti al cannibalismo nella lotta per la sopravvivenza. Ma chi ha precipitato il mondo in questo stato di caos? E Tanner è stato realmente mandato qui per raccogliere dati che dovrebbero servire al salvataggio di questi tragici resti di umanità? O non è che lo strumento finale della loro distruzione? Dopo “Nato d’uomo e di macchina” (Urania n. 794) il lettore ritroverà qui tutta la carica di emozioni, di angoscia e di quasi insostenibile suspense che caratterizzano i romanzi di Ted White.
Copertina di Karel Thole

Seconda chance

Un delitto è sempre orribile. Ma se a morire è una ragazzina undicenne, di colore, colpita apparentemente per puro caso, allora una cappa nera di odio rischia di avvolgere l’intera comunità e di suscitare un’irrefrenabile sete di vendetta. E infatti gli occhi di tutta San Francisco sono puntati sul tenente Lindsay Boxer: è sua la responsabilità di trovare l’assassino, il pazzo che ha sparato addosso a una piccola folla, uccidendo però soltanto la piccola Tasha. Senza indizi concreti né piste valide, e contro ogni logica, Lindsay si aggrappa a un’intuizione: forse il movente di quell’omicidio non è l’odio razziale, bensì un impulso oscuro, più sfuggente e quindi molto più pericoloso. E sa pure che c’è un’unica risorsa su cui può contare, cioè riunire di nuovo le “Donne del club omicidi”, lei e le sue amiche Claire Washburn, Jill Bernhardt e Cindy Thomas: medico legale, sostituto procuratore e giornalista, le “tre menti più acute e brillanti della città”…

Secolo XXIII

Nel secolo XXIII le due Americhe saranno controllate dall’UPS, in Europa dominerà la Commissione del Piano, e in Asia tutto il potere sarà nelle mani del Supercommissariato del Popolo. Ma tutto andrà (più o meno) bene. Tutti saranno (più o meno) contenti. Se d’altra parte qualcuno avrà la vaga impressione che non valga più la pena di vivere, farà meglio a tenere questa impressione per sè: perché nel futuro come nel presente, nel presente come nel passato, la gente che protesta finisce generalmente male.
Copertina di Karel Thole

Se vuoi fare il figo usa lo scalogno

Ricette classiche della tradizione e piatti rivisitati dall’estro di uno chef stellato, lezioni di cucina con procedimenti spiegati fin nei minimi dettagli (per non sbagliare) e racconti di una vita ai fornelli e non: dai picnic al lago con il sugo di pomodoro fresco della mamma, alla cucina di Gualtiero Marchesi a Milano e di Alain Ducasse a Montecarlo. Carlo Cracco accompagna gli amanti della cucina (veri esperti e semplici principianti) in un percorso esclusivo e innovativo che permetterà a tutti di apprendere le preparazioni di base, le tecniche di cottura dei cibi, i trucchi e i segreti ai fornelli, con la soddisfazione garantita di portare in tavola piatti di alto livello. Si impara cucinando, eseguendo le ricette dello chef che con precisione e rigore fa da Cicerone nell’affascinante universo del cibo. Un corso di cucina unico, adatto sia a chi muove i primi passi, sia a chi vuole avere l’opportunità di mettersi alla prova con le idee più sorprendenti della cucina di Carlo Cracco. Che non manca di aggiungere ai piatti suggerimenti personali per servire portate degne del suo nome (e delle stelle Michelin!).

Se una notte d’inverno un viaggiatore

Un viaggiatore, una piccola stazione, una valigia da consegnare a una misteriosa persona… Da questa premessa si possono snodare innumerevoli vicende, ma sono dieci quelle che l’autore propone in questo sorprendente e godibilissimo romanzo “È un romanzo sul piacere di leggere romanzi: protagonista è il lettore, che per dieci volte cominica a leggere un libro che per vicissitudini estranee alla sua volontà non riesce a finire. Ho dovuto dunque scrivere l’inizio di dieci romanzi d’autori immaginari, tutti in qualche modo diversi da me e diversi tra loro.” (Italo Calvino)

Se Steve Jobs fosse nato a Napoli

Due ragazzi chiusi in un garage si inventano il computer del futuro: leggero, veloce, dal design innovativo, che non si blocca e non prende virus. Se fossimo in America, la storia avrebbe un lieto fine, fatto di soldi, gloria e successo. È andata così a Steve Jobs e alla sua Apple. Ma siamo a Napoli, dove il genio non basta a cambiare un destino. Lo sanno bene Stefano Lavori e Stefano Vozzini, due ragazzi dei Quartieri Spagnoli, che per avviare l’attività e vendere il loro rivoluzionario computer si scontrano con il peggio del Belpaese: in Italia i prestiti si fanno solo a chi ha già i soldi, le regole sono scritte per gli scemi perché i furbi se le scrivono da soli, i bandi li vincono gli amici di amici, la burocrazia chiude un occhio su chi è ben ammanigliato, ma li tiene spalancati sui poveracci. E ammettendo che i due guaglioni siano abbastanza affamati e folli da non arrendersi, quando ci si mette di mezzo la camorra il loro sogno va letteralmente in fumo. O, almeno, così sembra. Questo racconto, tanto amaro quanto esilarante, è nato come un post sul blog dell’autore e in poche ore ha fatto il giro del mondo prima di diventare un libro. Antonio Menna spiega in modo divertito e insieme spietato la condizione di un Paese che sguazza nei suoi mali e incoraggia le buone idee ad andarsene. E ci svela perché da noi la Apple non sarebbe mai nata. E forse Steve Jobs sarebbe finito a vendere le pezze al mercato.
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### Sinossi
Due ragazzi chiusi in un garage si inventano il computer del futuro: leggero, veloce, dal design innovativo, che non si blocca e non prende virus. Se fossimo in America, la storia avrebbe un lieto fine, fatto di soldi, gloria e successo. È andata così a Steve Jobs e alla sua Apple. Ma siamo a Napoli, dove il genio non basta a cambiare un destino. Lo sanno bene Stefano Lavori e Stefano Vozzini, due ragazzi dei Quartieri Spagnoli, che per avviare l’attività e vendere il loro rivoluzionario computer si scontrano con il peggio del Belpaese: in Italia i prestiti si fanno solo a chi ha già i soldi, le regole sono scritte per gli scemi perché i furbi se le scrivono da soli, i bandi li vincono gli amici di amici, la burocrazia chiude un occhio su chi è ben ammanigliato, ma li tiene spalancati sui poveracci. E ammettendo che i due guaglioni siano abbastanza affamati e folli da non arrendersi, quando ci si mette di mezzo la camorra il loro sogno va letteralmente in fumo. O, almeno, così sembra. Questo racconto, tanto amaro quanto esilarante, è nato come un post sul blog dell’autore e in poche ore ha fatto il giro del mondo prima di diventare un libro. Antonio Menna spiega in modo divertito e insieme spietato la condizione di un Paese che sguazza nei suoi mali e incoraggia le buone idee ad andarsene. E ci svela perché da noi la Apple non sarebbe mai nata. E forse Steve Jobs sarebbe finito a vendere le pezze al mercato.

Se non ti amo più

”L’amore passa. L’aver amato non passa mai.” Se per ciascuno il sogno è quello di un amore eterno, la realtà con cui dobbiamo fare i conti è spesso differente, e può venire il giorno in cui il ”per sempre” a cui tendevamo con ogni fibra e ogni energia si riduce a un’espressione vuota e senza valore.
In questo nuovo libro Maria Rita Parsi, con la consueta profondità di analisi, la competenza maturata in anni di indagine sul campo e l’empatia che contraddistingue il suo approccio, fornisce gli strumenti più adeguati ad affrontare la delicata fase di passaggio e trasformazione che accompagna la rottura di un legame di coppia, aiutandoci a far sì che possa diventare una risorsa: per chi non si ama più ma anche per chi, vittima innocente della situazione – i figli e i parenti -, ne viene suo malgrado coinvolto.
Attraverso le testimonianze concrete e le voci autentiche di chi ha affrontato in prima persona una separazione, l’autrice descrive i diversi scenari e le conseguenze non solo psicologiche, ma anche sociali, economiche e legali che ne derivano. E giunge a formulare un vero e proprio ”Decalogo del lasciarsi bene”, per affrontare, elaborare, trasformare e superare la fine di un amore.
Queste pagine sono pensate come una guida originale e indispensabile per conoscere le regole e i meccanismi che trasformano una comune ”separazione” in un ”lasciarsi bene” e persino in un’inattesa ricchezza.
(source: Bol.com)

Se mi vuoi bene

Esiste una sottile ma fondamentale differenza tra «voler bene» e «fare del bene». Purtroppo Diego Anastasi se ne accorge soltanto quando ha quasi quarantasei anni, un matrimonio alle spalle e una depressione nuova di zecca in corso. Scopre infatti che tutte le persone che ama non hanno tempo per lui e per le sue paure. E capisce che nemmeno lui si è mai davvero occupato di loro. Nel tentativo di uscire dalla palude emotiva in cui è precipitato decide quindi di adoperarsi in modo attivo per i suoi cari. Il risultato è inevitabile: con la precisione di un cecchino distrugge l’esistenza di ognuno di loro. O forse no. *** Hanno scritto su Cento giorni di felicità: «Senza essere ancora uscito in Italia, il libro ha entusiasmato Penguin Usa e Picador UK. Einaudi Stile Libero l’ha venduto a Francoforte a una ventina di altri editori in altrettanti Paesi, dal Brasile a Israele». «la Repubblica» «Un romanzo carico di tutta la vita che ci scordiamo di vivere illudendoci di essere immortali». «Gioia» «Brizzi riesce a mescolare lacrime e risate». «Elle» «Alla Buchmesse della Crisi gara per aggiudicarsi Brizzi». «La Stampa» «Un tono alla Nick Hornby». «il venerdí di Repubblica»

Se mi tornassi questa sera accanto: 1

“Se mi tornassi questa sera accanto”, memorabile incipit della poesia “A mio padre” di Alfonso Gatto, è il secondo libro di Carmen Pellegrino che racconta il delicato rapporto tra padre e figlia. Un romanzo sulla distanza, a volte abissale, che può esserci tra gli esseri umani, specie se si sono amati. Giosuè Pindari – uomo antico, legato alla terra, alla famiglia e a un ideale politico – scrive lettere alla figlia Lulù, che se ne è andata e non dà più notizie di sé, e le affida alla corrente del fiume, arriveranno mai? Non è importante saperlo. In fondo il fiume, con le sue piene improvvise, sa sempre come arrivare a destinazione. In quella distanza vive Lulù che d’un tratto, dalle sponde di un altro fiume – dopo l’incontro con Andreone, l’uomo “leggero” che aspetta la piena – è come se rispondesse alle lettere paterne, seguendo la corrente.
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Se le stelle fossero dei (Urania)

Bradley Reynolds è uno dei prescelti dalla sorte: è stato sulla Luna, è stato sui pianeti interni ma la ricerca della vita extraterrestre lo ha portato più lontano. Ora sa che non è il solo a studiare le propaggini del sistema solare; una razza di osservatori venuti dallo spazio si interessa alle stelle come il Sole e vuole studiarne l’atteggiamento – la responsabilità, addirittura – verso i suoi figli, cioè noi. Bradley deve impedire che gli osservatori si tuffino nella corona solare senza aver preso contatto con l’umanità, tanto più che il futuro della nostra specie può dipendere largamente dall’incontro con gli stranieri. Così, dall’enigma di una luna gelata a quello più grande della vita nel cosmo, Bradley compirà il lungo percorso per entrare in sintonia con un’intelligenza più vasta, più antica e persuasa che il Sole e le altre stelle siano dei.
(source: Bol.com)

Se il grano non muore

Provocante resoconto autobiografico dei primi ventisei anni del grande scrittore francese, Se il grano non muore prende avvio dall’infanzia di Gide, mettendone in evidenza le difficoltà relazionali, l’oppressiva figura materna, il puritanesimo di un’educazione claustrofobica, e ne segue poi la crescita e la continua lotta contro questa rigida impostazione, in nome di una fedeltà inflessibile a se stesso e alla propria, anche contraddittoria, autenticità. Dalla scoperta della propria omosessualità all’amore platonico per la cugina-moglie Madeleine, dalle crisi etiche all’equilibrio tra estasi e purezza morale, Gide in questo libro, parallelamente a quanto andava facendo nei Diari, fa di se stesso un personaggio letterario, un personaggio però che, a differenza delle creazioni romanzesche, non può essere tacciato di falsità.
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Se Il Cielo Brucia

Ellison è un autore di cui si parla spesso, ma le sue opere vengono tradotte in Italia davvero con il contagocce; a parte un pugno di racconti, l’unica antologia apparsa da noi risale al 1966 (Dolorama e altre delusioni), e da anni è introvabile. Con la raccolta qui presentata, si e cercato dunque di ampliare la conoscenza di questo discusso autore attraverso dieci racconti inediti e un certo numero di brani sciolti – idee o inizi di racconti – che Ellison stesso ha riunito nella sua introduzione. E’ alquanto difficile parlare qui diffusamente dei singoli testi dell’antologia, anche perché i temi trattati vanno dall’horror (Tempo dell’occhio) alla satira (”Piangiamo per tutti” e La voce nel giardino), dal soggetto ’spaziale’ (Se il cielo brucia e Mio fratello Paulie) all’impegno antirazzista (Battaglia senza bandiere) e antimilitarista (Soldato, l’opera certo più incisiva), ma si può commentare che tutti questi racconti contribuiscono a chiarire alcuni dei motivi nascosti dietro la violenta aggressività di un autore la cui produzione rappresenta ancora oggi un fatto singolare sul mercato americano.
Indice:
Il cielo brucia
Mio fratello Paulie
Il tempo dell’occhio
Stazione di soccorso
Battaglia senza bandiere
Il mondo di Walkaway
Amico dell’uomo
Noi piangiamo per tutti
La voce nel giardino
Soldato

Se basta un fiore

Le famiglie De Santo e Bertelli vivono a pochi metri l’una dall’altra, in due ville dai giardini confinanti in zona Giustiniana.
Adriano De Santo è un palazzinaro rampante e senza scrupoli che con la sua impresa edile ha cementificato mezza Roma; peccato che nessuno dei suoi figli abbia voluto seguire le sue orme né tantomeno adeguarsi al suo stile di vita. Ora tutte le speranze sono riposte in Max, diplomato a pieni voti al Liceo Scientifico, ingegnere in pectore ed erede designato. Il taciturno Max però nutre una passione segreta per la cucina e per la bella e disinibita vicina di casa, Clara, che spia da anni senza avere il coraggio di parlarle.
Clara Bertelli è cresciuta come figlia unica, viziata e privilegiata, di due intellettuali radical chic che lavorano nel mondo del cinema. All’inizio dell’estate, però, due persone entrano nella sua vita per sconvolgerla: Gloria, la sorellastra nata da una relazione del padre prima del matrimonio, e un vicino di casa più interessante di quel che sembra. Il figlio del palazzinaro e la figlia dei cinematografari scopriranno, nel rapporto con l’altro, una parte di se stessi che non credevano esistesse, e nelle azioni di guerrilla gardening organizzate dal gruppo di Gloria una scelta di libertà e rivoluzione pacifica.
Le voci intrecciate di Max e Clara raccontano un momento di passaggio per due famiglie vicinissime e lontanissime, costrette a confrontarsi con il passato e a ricostruire il futuro.
(source: Bol.com)

La scuola raccontata al mio cane

«*È un clima da piccolo, grottesco 1984 orwelliano quello che caratterizza l’appassionato pamphlet di Paola Mastrocola.*»
**Il Sole 24 Ore su La scuola raccontata al mio cane**
«*Divertente maestra del sospetto, Paola Mastrocola mette in guardia contro le idee sbagliate che pretendono di essere le più giuste, contro i sempre nuovi convenzionalismi.*»
**Lorenzo Mondo, La Stampa**
«*L’unica nostra scrittrice capace di una comicità deliziosamente coinvolgente.*»
**Giulia Borgese, Corriere della Sera**
«Difficile oggi fare l’insegnante di lettere. Quando lo dico in giro, molti mi guardano perplessi. Secondo me, chi è fuori dalla scuola non può sapere come stanno le cose. Allora mi è venuta voglia di raccontarlo, dal momento che le sorti della scuola devono importare a tutti, è evidente. Ho deciso di dire un po’ come la vedo io, questa volta senza la protezione di una storia romanzesca. Ho scelto come primo ascoltatore il mio cane, perché chi ne sa meno di lui? La sua estraneità canina mi aiutava a non dare niente per scontato. Ho provato a dirgli come ci sentiamo adesso noi che abbiamo molto amato la letteratura, e perché facciamo così fatica a ’passare’ i nostri amori ai ragazzi. Mi sono anche chiesta: dove sono finiti lo studio, la lettura, il tema, la concentrazione, il tempo, la logica, gli apostrofi, la noia? Per quale motivo dobbiamo imparare a insegnare, e insegnare a imparare, e a nessuno importa mai che cosa?» Così scriveva Paola Mastrocola presentando il suo libro, La scuola raccontata al mio cane. Sono trascorsi degli anni e la situazione nella scuola italiana non è certo cambiata, non è certo migliorata. E l’attualità del libro è dimostrata dal suo stesso, costante successo.
«*Paola Mastrocola racconta con brio e spigliatezza, ama la poesia e gioca con le parole, onora la virgola e l’ipotassi, cesella i dialoghi.*»
**Luciano Genta, La Stampa**
«*Ci si lascia sorprendere dallo snodarsi agile della storia, dalle sue allegre ’impennate’ e allo stesso tempo si ammira la leggerezza della scrittura, la sua apparente facilità, il suo rifarsi con sorridente e voluta soavità agli stilemi della narrativa favolistica.*»
**Margherita Oggero, La Stampa**
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### Recensione
**Un’insegnante malinconica e spaesata, ma non vinta**
*Loewenthal Elena*, Tuttolibri – La Stampa
Il più delle volte, è tutta una questione di parole. O per meglio dire, le parole bastano egregiamente per spiegare come stanno, o dovrebbero stare, le cose. Del resto quello è da sempre il loro mestiere. Prendiamo, ad esempio, la scuola. Una volta, forse nemmeno tanto tempo fa, il suo lessico comprendeva cose/parole quali “interrogazione” e “compito in classe”, participi come “promosso”, “bocciato”. “Respinto” oppure “ammesso”. Ma, come ben si sa, i tempi cambiano e le parole vanno e vengono. Così, a scuola, dritta chissà se da un spot per mobili da salotto o da qualche nostra isola di confine alle prese con miriadi di gente disperata, è giunta la parola “accoglienza”. Senza entrar nel merito di pur rilevanti dettagli, la parola “accoglienza” a scuola significa che oggigiorno tutte le matricole, quand’anche abbiano messo piede in uno di quei licei famigerati che, sino a un pugno d’anni fa, mietevano sparuti reduci e orde di rinunciatari, trascorrono le prime settimane in bilico fra i rudimenti di trascurabili materie come latino, matematica, letteratura italiana, e attività collaterali quali il giro turistico dell’istituto per capire dove stanno i servizi (e gli specchi, per le ragazze), la visita guidata a musei e palazzetti dello sport, la psicoterapia preventiva di gruppo perché non si sa mai dove può finire la testa. A questa e a tante altre parole (nuove) della scuola, è dedicato il libro di Paola Mastrocola. Una via di mezzo tra il pamphlet e la memoria, fra l’autobiografia e la denuncia. Perché attraverso le parole, e un cane mite ma la cui pazienza ha anche lei il suo giusto limite, emerge un quadro piuttosto desolante di un mondo di banchi e cattedre dove l’educazione – intesa come istruzione “globale” – cede tristemente il passo all’offerta di servizi. Dove invece del temuto eppure benemerito “programma”, c’è ormai “l’individuazione dei percorsi”. Dove si esplicitano le competenze invece di mandare a memoria le declinazioni. Esercizio quest’ultimo fors’anche gratuito, ma così utile per far lavorare il cervello. E magari, a tanti anni di distanza, anche il cuore. Paola Mastrocola racconta la scuola vista dall’interno, dalla parte di chi tutte le mattine si siede in cattedra e prova, con fatica e frustrazione, a formare dei ragazzi. Investendo magari buona parte dell’anno scolastico nella definizione dell’apostrofo. Creatura obsoleta e dai più, ormai, trascurata. Pensare che una volta, in prima superiore, si faceva l’Eneide. Adesso bisogna prima fare il tagliando all’apostrofo. Ma il punto di vista dell’autrice è anche, soprattutto, quello di un maliconico spaesamento: lei in questa scuola che organizza i moduli e percorre i percorsi, non ci si ritrova proprio. Ha forse una visione un pizzico nostalgica del mestiere e di una vocazione ormai stretta fra la somministrazione dei test e la costruzione della griglia. Si sente un pesce fuor d’acqua, anzi una barca nel bosco, dentro questa scuola piena di parole nuove e di nuova inconsistenza. Per fortuna è rimasto il suo cane ad ascoltarla: lui, e qualche sparuto reduce che ringrazia ancora il cielo ogni giorno, per aver studiato le declinazioni in quarta ginnasio. 
### Sinossi
«*È un clima da piccolo, grottesco 1984 orwelliano quello che caratterizza l’appassionato pamphlet di Paola Mastrocola.*»
**Il Sole 24 Ore su La scuola raccontata al mio cane**
«*Divertente maestra del sospetto, Paola Mastrocola mette in guardia contro le idee sbagliate che pretendono di essere le più giuste, contro i sempre nuovi convenzionalismi.*»
**Lorenzo Mondo, La Stampa**
«*L’unica nostra scrittrice capace di una comicità deliziosamente coinvolgente.*»
**Giulia Borgese, Corriere della Sera**
«Difficile oggi fare l’insegnante di lettere. Quando lo dico in giro, molti mi guardano perplessi. Secondo me, chi è fuori dalla scuola non può sapere come stanno le cose. Allora mi è venuta voglia di raccontarlo, dal momento che le sorti della scuola devono importare a tutti, è evidente. Ho deciso di dire un po’ come la vedo io, questa volta senza la protezione di una storia romanzesca. Ho scelto come primo ascoltatore il mio cane, perché chi ne sa meno di lui? La sua estraneità canina mi aiutava a non dare niente per scontato. Ho provato a dirgli come ci sentiamo adesso noi che abbiamo molto amato la letteratura, e perché facciamo così fatica a ’passare’ i nostri amori ai ragazzi. Mi sono anche chiesta: dove sono finiti lo studio, la lettura, il tema, la concentrazione, il tempo, la logica, gli apostrofi, la noia? Per quale motivo dobbiamo imparare a insegnare, e insegnare a imparare, e a nessuno importa mai che cosa?» Così scriveva Paola Mastrocola presentando il suo libro, La scuola raccontata al mio cane. Sono trascorsi degli anni e la situazione nella scuola italiana non è certo cambiata, non è certo migliorata. E l’attualità del libro è dimostrata dal suo stesso, costante successo.
«*Paola Mastrocola racconta con brio e spigliatezza, ama la poesia e gioca con le parole, onora la virgola e l’ipotassi, cesella i dialoghi.*»
**Luciano Genta, La Stampa**
«*Ci si lascia sorprendere dallo snodarsi agile della storia, dalle sue allegre ’impennate’ e allo stesso tempo si ammira la leggerezza della scrittura, la sua apparente facilità, il suo rifarsi con sorridente e voluta soavità agli stilemi della narrativa favolistica.*»
**Margherita Oggero, La Stampa**