36721–36736 di 74503 risultati

La nobil casa: un romanzo di Hong Kong contemporanea

La vicenda prodigiosamente intricata giocata a un’infinità di livelli che si intersecano sino a formare un quadro ricco di dettagli, ha per vera protagonista la città di Hong Kong, la regina dell’Oriente. Asiatici,europei, americani, australiani e russi vi si incontrano e vi si scontrano, legati e divisi da scambi commerciali, lealtà, leggende, odi atavici, rivalità, complotti. Ovunque l’odore del denaro, l’inebriante e pericolosa molla che scatena tutti i personaggi, dai grandi tai-pan delle compagnie straniere ai più umili servitori. Ovunque inquietanti e infide, splendide donne mosse da passioni, amori e interessi. E ovunque, i cinesi di Hong Kong, con le loro superstizioni, il loro spirito pratico, il loro fatalismo.

Niente e così sia

“La vita cos’è?” Alla vigilia della partenza per il Vietnam come inviata de “L’Europeo”, nel 1967, Oriana Fallaci tenta di rispondere alla domanda della sorellina Elisabetta: “La vita è il tempo che passa tra il momento in cui si nasce e il momento in cui si muore”. Ma la risposta le sembra incompleta e l’interrogativo la accompagna durante il viaggio. Arrivata a Saigon, la Fallaci si trova immersa in un’atmosfera surreale, e giorno dopo giorno annota nel suo diario l’insensatezza della guerra: dalla battaglia di Dak To all’offensiva del Tet, fino all’assedio della capitale vietnamita, Oriana racconta gli orrori del conflitto, descrivendo la crudeltà che la circonda in pagine struggenti e memorabili. Quando, dopo un anno, la Fallaci torna in Toscana e ritrova la piccola Elisabetta, una risposta per lei ce l’ha. “La vita è una condanna a morte. E proprio perché siamo condannati a morte bisogna attraversarla bene, riempirla senza sprecare un passo, senza temer di sbagliare, di romperci noi che siamo uomini, né angeli né bestie, ma uomini.” Un libro considerato un classico della letteratura, un romanzo di guerra che è un inno alla vita.

Il nido dei calabroni

Un imprendibile serial killer, che si firma marchiando le sue vittime con la vernice arancione, sta terrorizzando la citt&agrave di Charlotte. Toccher&agrave a Virginia West, energico vicecapo della polizia cittadina, il compito di fermarlo.Un nuovo indimenticabile personaggio dalla scrittrice che ha dato vita a Kay Scarpetta.

La nevicata dell’85

Milano, inverno 1985. Un’eccezionale nevicata, che sembra non finire mai, seppellisce la città. L’ex maresciallo dei carabinieri Pietro Binda non si accontanta di godersi la pensione e ha deciso di mettere a frutto la sua esperienza alla sezione Omicidi collaborando con uno studio legale. Un giorno una giovane procuratrice gli chiede aiuto: suo nonno è morto per aver fatto abuso di medicinali ma lei non riece a farsene una ragione e sospetta che possa essere stato ucciso. Binda, molto scettico, accetta di indagare, anche per sconfiggere l’apatia in cui è piombato dopo la morte della moglie Rachele e la partenza del figlio per l’Inghilterra. Sistemato un fax in casa, l’ex maresciallo incomincia così la sua attività di investigatore privato.

La neve se ne frega

Il mondo è pulito. Le risorse rispettate. I bisogno soddisfatti. Un soffice rigore governa l’esistenza. Tutto secondo i diritti e i doveri del Piano Vidor. Siamo in un altrove temporale e nel migliore dei mondi possibili, sia pure a fronte di un controllo totale. Il Piano Vidor ha a cuore il benessere e la felicità delle coppie e infatti DiFo e Natura sono felici, secondo programma. Lavorano, fanno l’amore, frequentano amici, si lasciano intrattenere dalle forme di spettacolo consentite. Spendono insomma il tempo che è stato dato loro in sorte, con appassionata diligenza. Ma quel tempo, apparentemente così simile al nostro, è segnato da una profonda alterazione socio-biologica che ha a che fare con il mistero del nascere, del venire al mondo. DiFo e Natura sono destinati a imbattersi in quel mistero e ad aprire una fatale contraddizione nel paradiso del Piano Vidor.
*La neve se ne frega* è un romanzo provocatorio, appassionato, generoso. Dribbla la fantascienza e inventa un mondo che finisce per dar forma a una innamorata nostalgia per l’uomo così com’è, per il mondo come noi lo soffriamo, lo conosciamo e non sappiamo cambiarlo. E’ un romanzo d’amore.
“Grazie per la neve che sta scendendo. Mi è sempre piaciuta, ma adesso mi sembra proprio puntuale. Tempestiva. Porta pulizia. Porta bianco. Costringe all’attenzione. Ai tempi lunghi. Lima rumori e colori. Lima le bave dei sensi. Ce n’è bisogno. Ancora per un po’.”

La neve era sporca

Frank ha diciannove anni ed è figlio dell’attraente tenutaria di una casa di appuntamenti in una città del Nord durante l’occupazione nazista. Freddo, scostante, insolente, solitario, Frank vuole in segreto una cosa sola: iniziarsi alla vita. E crede che il modo migliore per farlo sia uccidere qualcuno senza ragione. Con sbalorditiva sicurezza, Simenon entra nella testa di questo personaggio al limite fra l’abiezione e una paradossale innocenza e intorno a lui fa vivere, fino a dargli una presenza allucinatoria, il mondo della neve sporca, la sordida scena di una città dove tutto è tradimento, rancore, doppio gioco.
**

La neve cade sui cedri

Nel passato di Ishmael Chambers e di Hatsue Miyamoto c’è un amore intenso e appassionato, vissuto in segreto nell’abbraccio di un imponente cedro cavo sullo sfondo della lussureggiante isola di San Piedro, negli Stati Uniti. Poi, la seconda guerra mondiale divide bruscamente le loro vite: Ishmael ha combattuto per il suo Paese, ha perso un braccio ed è tornato sull’isola a dirigere il giornale locale; Hatsue, invece, si è sposata con un pescatore di salmoni, di origine giapponese. Ora, nel presente dei due ex amanti, che è il 1954, c’è un delitto che incombe drammaticamente sulle loro vite divise: il marito di Hatsue è accusato di omicidio. E mentre un’eccezionale nevicata rende difficili le indagini e sulla comunità dell’isola si abbatte la bufera dei pregiudizi, delle differenze culturali ed etniche, e dei rancori, Ishmael e Hatsue si ritrovano, ancora una volta, pericolosamente vicini l’uno all’altra, fino alla scoperta di un’inquietante verità…

Neve

Investita da una tormenta di neve, la città è un miscuglio di etnie e fazioni politiche. Ci sono turchi, curdi, georgiani, nazionalisti laici e integralisti religiosi. C’è la polizia segreta, c’è l’esercito e ci sono i terroristi islamici. Ka inizia la sua indagine, mentre la neve continua a cadere e le strade vengono chiuse. Kars è isolata. In città, Ka rivede dopo diversi anni Ipek, una compagna di università molto bella. Ka se ne innamora e sogna di portarla con sé in Germania. Per realizzare questo sogno, farà di tutto. La situazione precipita quando una compagnia di teatro mette in scena un dramma degli anni Venti, scritto in sostegno della laicità dello Stato fondato da Atatürk, dove una donna, coraggiosamente, brucia il chador in pubblico. Durante lo spettacolo alcuni giovani del liceo religioso inscenano una protesta. E la serata finisce nel sangue. Ka viene coinvolto suo malgrado. È uno spettatore imparziale, ma molto confuso. Non sa nemmeno rispondere alla domanda: credi in Dio? Sostiene che a Kars ha ritrovato Allah, ma poi l’unica cosa che gli interessa è la ricerca, molto occidentale, della felicità. Il dilemma di Ka ruota intorno al confronto tra Occidente e Islam.

Netocka Nezvanova

“Mio padre non me lo ricordo. Morì quando avevo due anni. Mia madre si sposò un’altra volta. Questo secondo matrimonio le portò molte amarezze, benché fosse stato fatto per amore. Il mio patrigno era un musicista. Ebbe un destino assai singolare: fu l’uomo più strano, più meraviglioso ch’io abbia mai conosciuto.” Inizia così “Netocka Nezvanova”, qui proposto nella traduzione di Igor Sibaldi, con introduzione e prefazione di Fausto Malcovati.
**

Nessuno. L’Odissea raccontata ai lettori d’oggi

Dopo aver divulgato la filosofia greca, i miti greci, la fisica, l’informatica, l’Iliade, Luciano De Crescenzo ora affronta l’Odissea. Odisseo (o Ulisse che dir si voglia) è sempre stato l’eroe prediletto dallo scrittore napoletano, per quelle qualità e quelle umane debolezze che l’hanno reso il personaggio più suggestivo della letteratura di tutti i tempi. Odisseo è infatti una perfetta metafora delle condizioni umane, alle prese con un destino spesso avverso, ma mai rassegnato, grazie alle mille risorse offertegli dal proprio “multiforme ingegno”.
**

Nessuno lo saprà

Non sarà un coast to coast da New York a Los Angeles, ma anche il più modesto “da costa a costa” dal Tirreno all’Adriatico può riservare sorprese, generare avventura, produrre mito. Basta uscire dal centro abitato – e già non è facile – e imboccare la prima strada bianca che sale in mezzo ai colli per rendersi conto che smarrirsi è un’eventualità più che concreta, che un cane randagio non è proprio una minaccia da nulla, che individuare il posto ideale per piantare la tenda può richiedere assai più tempo del previsto, che neppure trovare un agglomerato di case munito di bar è così ovvio e che niente, per la verità, è più come prima, scontato come prima. Tre settimane di marcia ed ecco un mondo imprevedibile, così dietro casa e così assolutamente remoto, tutto da raccontare. Enrico Brizzi parte con il fratello e poi completa il percorso in compagnia di tre amici. Al resoconto delle avventure del minuscolo drappello si aggiungono, sulla pagina, impressioni, visioni, suggestioni e storie che il territorio, vero protagonista del libro, lascia sgorgare così, in maniera quasi spontanea. Il libro non è un manuale pratico, benché contenga itinerari e consigli; non è, o non è fino in fondo, un semplice diario di viaggio, nonostante contenga resoconti sinceri e tanta onestà. Non è un libro concepito per pagare un debito a suggestioni letterarie, benché sia indubbia l’influenza di scrittori-camminatori come Thoreau e Chatwin. È semplicemente un libro concepito con felicità, con freschezza, con la purezza e il respiro dell’aria aperta.

Nessun indizio

Berlino, 1929. All’alba del nuovo decennio degli anni Trenta, a pochi anni dall’ascesa al potere di Adolf Hitler, la capitale della Germania attraversa un periodo di inattesa prosperità e rinascita culturale. L’ispettore Willi Kraus della Kriminal Polizei di Berlino, un ebreo tedesco eroe della Prima guerra mondiale, si trova alle prese con un mistero che rischia di gettare nel terrore l’intera città. Un sacco di tela, pieno di ossa bianche e perfettamente pulite, viene ritrovato casualmente all’interno di un cantiere, sbucato da una fognatura ostruita. Tutte le ossa appartengono a bambini, solo maschi. Nessun indizio sembra far luce sull’autore di un crimine così efferato, o sulle sue motivazioni, tranne una vecchia Bibbia, trovata nel sacco, nella quale è cerchiato un passo: Figli dell’ira. Mentre cominciano a manifestarsi i prodromi del più sanguinoso genocidio che la storia ricordi, per tentare di risalire al colpevole e arrestarne la furia omicida che arriva a minacciare la sua stessa famiglia, Willi Kraus si troverà a dover affrontare qualcosa di terribile, sondando i recessi più oscuri dell’animo umano.

Nero italiano

ROMANZO (225 pagine) – FANTASCIENZA – Un noir avvincente da un maestro della storia alternativa, in un’Italia degli anni Settanta in cui il fascismo è ancora al potereNel 1975 il regime fascista, retto dal successore di Mussolini Galeazzo Ciano, è ormai traballante. I regimi di destra nel mondo sono sempre meno, è necessaria una svolta politica, ma chi saprà imprimerla al Paese? I radicali del regime, nostalgici del pugno di ferro? I partiti politici borghesi, prima messi fuori legge e ora decisi a riprendersi il maltolto? I comunisti, forti del loro radicamento tra gli operai? Oppure il nascente Movimento Studentesco, incerto fra proposta politica e violenza? In questo contesto storico (alternativo) un giornalista televisivo e una giovane fascista scalano il potere, professionale e politico. Giampietro Stocco è nato a Roma nel 1961. Laureato in Scienze Politiche, ha studiato e lavorato in Danimarca per alcuni anni. Giornalista professionista in RAI dal 1991, è stato al GR2 e attualmente lavora nella sede regionale per la Liguria di Genova, la città dove risiede. Studioso e maestro del genere ucronia, ha pubblicato finora sette romanzi: “Nero Italiano” (2003) e il sequel “Dea del Caos” (2005), “Figlio della schiera” (2007), “Dalle mie ceneri” (Delos Books 2008), “Nuovo mondo” (2010), “Dolly” (2012), “La corona perduta” (2013). Da “Dea del Caos” il regista Lorenzo Costa ha tratto un adattamento per il palcoscenico che è stato messo in scena dal Teatro Garage di Genova nel 2006 e nel 2007. Nel 2006 ha vinto il premio Alien.

Il nero e l’argento

Questa è la storia di un amore giovane. Di una coppia felice e inesperta, spaventata di scoprire, giorno dopo giorno, le molteplici forme dell’abbandono. Perché anche le famiglie possono soffrire di solitudine, proprio come le persone. Ad accudire in silenzio tutte le incertezze, oltre a prendersi cura del loro bambino, ci ha sempre pensato la signora A. Per questo, quando arriva un male a portarsela via, si spalanca in casa un vuoto improvviso. Nora e suo marito devono ancora accorgersi che il coraggio della signora A., ormai, appartiene anche a loro. È dentro le stanze che le famiglie crescono: strepitanti, incerte, allegre, spaventate. Giovani coppie alle prime armi, pronte ad abbracciarsi o a perdersi. Come Nora e suo marito. Ma di quelle stanze bisogna prima o poi spalancare porte e finestre, aprirsi al tempo che passa, all’aria di fuori. «A lungo andare ogni amore ha bisogno di qualcuno che lo veda e riconosca, che lo avvalori, altrimenti rischia di essere scambiato per un malinteso». È cosí che la signora A., nell’attimo stesso in cui entra in casa per occuparsi delle faccende domestiche, diventa la custode di una relazione, la bussola per orientarsi nella bonaccia e nella burrasca. Con le pantofole allineate accanto alla porta e gli scontrini esatti al centesimo, l’appropriazione indebita della cucina e i pochi tesori di una sua vita segreta, appare fin da subito solida, testarda, magica, incrollabile. «La signora A. era la sola vera testimone dell’impresa che compivamo giorno dopo giorno, la sola testimone del legame che ci univa. Senza il suo sguardo ci sentivamo in pericolo». Ci sono molti modi per raccontare una storia d’amore. Paolo Giordano ha scelto la via piú sensibile: registrare come un sismografo le scosse del quotidiano, gli slanci e i dolori, l’incapacità e il desiderio. Solo un piccolo naufragio, il primo fra i tanti che una coppia si troverà ad affrontare.