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La voce delle ossa (VINTAGE): La serie di Temperance Brennan #15

“L’autrice amalgama una trama coinvolgente con un contesto interessante e insolito, poi aggiunge il pepe della scienza forense e personaggi convincenti. Ecco il segreto del suo successo: l’autenticità.” INDIPENDENT “Un incarico insolito persino per Tempe Brennan. Un romanzo con una marcia in più, per l’affascinante scelta dell’ambientazione.” Bookreporter

La voce delle onde

Senza mai chetarsi, ora infuriata ora implacabile, la voce delle onde ci accompagna durante tutta la lettura di questo romanzo. Si tratta di una storia d’amore che sulla sponda del mare nasce e si sviluppa, raggiungendo apici di toccante e poetica spontaneità e semplicità. La vita, fatta di coraggio e di sacrificio, di un povero villaggio di pescatori giapponesi è lo sfondo per le uscite sul mare in tempesta, la pesca delle perle e i convegni d’amore di due giovani protagonisti, Shinji e Hatsue, su al tempio di Yashiro, che dall’alto del monte domina l’Isola del canto – Uta-jima – come armoniosamente la chiamano i suoi abitanti. Questo racconto, per la sua raffinata sensibilità, occupa un posto di rilievo nella vasta produzione di Yukio Mishima (1925-1970), uno dei maggiori esponenti della letteratura giapponese moderna; ricordiamo fra i suoi romanzi Il Padiglione d’oro, Dopo il banchetto, Confessioni di una maschera, Trastulli di animali, pubblicati con molto successo da Feltrinelli.
(source: Bol.com)

Il vizio oscuro dell’Occidente – Sudditi

L’Occidente non è più in grado di concepire e di tollerare “l’altro da sé” che, in un modo o nell’altro, deve essere piegato al suo modello basato sul mercato e le crescite infinite. Senza averne piena coscienza è fondamentalista, integralista, totalitario. La democrazia è l’involucro legittimante di questo modello paranoico. Si presenta come il mondo della libertà individuale ma, nella realtà, è un sistema di oligarchie, politiche ed economiche, che schiacciano proprio il singolo, colui che rifiuta gli umilianti infeudamenti a queste mafie. La democrazia, che ha solo due secoli di vita, si pretende eterna ma, come tutte le istituzioni umane, finirà, insieme alla polpetta avvelenata che ricopre, nella spazzatura della storia.

Il vizio dell’agnello

Lazzaro Sant’Andrea, sotto lo pseudonimo di Dottor Totem, specialista in tabù, riceve nel suo studio una varia umanità che lo crede cartomante, sessuologo, pranoterapeuta. In realtà lui, picaresco e freudiano quasi trentenne, attende la propria nemesi. Gli si presenta sotto forma di due novantenni di sconvolgente bellezza, i quali gli rivelano che la propria bambina, Branka, dopo aver vinto un premio di bontà, è diventata “una carogna pazzesca”: avvelena i piccioni in piazza del Duomo. Lazzaro, attribuendo alla tarda età dei genitori i problemi della piccola, chiede di vederla. Branka gli si presenta tutta Barbie e boccoli ma depositaria di un atroce segreto. Stanca di avvelenare piccioni, punta a una vittima più gustosa: l’uomo. Branka ha il vizio dell’agnello, sordido, nascosto: quello della vittima sacrificale ma… con le zanne. Una Milano allucinata dei tardi anni ottanta è lo scenario in cui si muovono Lazzaro e la sua corte dei miracoli.

I vizi capitali e i nuovi vizi

I vizi capitali riletti alla luce della contemporaneità e una sequenza di “nuovi vizi” che coincidono con “tendenze collettive” a cui l’individuo riesce a opporre deboli resistenze, pena l’esclusione sociale. Umberto Galimberti prende le mosse dai vizi capitali: Accidia, Avarizia, Gola, Invidia, Ira, Lussuria, Superbia. Identificati come “abiti del male” da Aristotele, come “opposizione della volontà dell’uomo alla volontà divina” nel Medioevo, appaiono infine come manifestazione psicopatologica nel Novecento. E anche i “nuovi vizi” (la sociopatia, la spudoratezza, il consumismo, il conformismo, la sessomania, il culto del vuoto) appaiono non come caratteristiche della personalità, ma come momenti di dissolvimento della personalità.
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Viviane Élisabeth Fauville

In una stanza disperatamente vuota una donna culla su una sedia a dondolo una bambina di pochi mesi. Ha l’impressione di avere commesso qualcosa di terribile, ma non ne è certa, tutti i suoi ricordi sono sfocati. Contempla la piccola quasi si aspettasse da lei una risposta, una rivelazione. Poi, un bagliore: ha quarantadue anni e ha abbandonato il bel marito che la tradiva, la sua casa, una vita invidiabile per rintanarsi lì, in un appartamento spoglio, in un quartiere popolato di bazar orientali dov’è una straniera. Il giorno prima ha ucciso a coltellate il suo analista, incapace di alleviare le crisi di terrore di cui soffre, in segreto, da tre anni. Di quel che è stata ambiziosa direttrice della comunicazione con ufficio sugli Champs-Elysées, moglie e figlia devota, non le resta che un nome, Viviane Élisabeth Fauville, regale e fragile relitto di un’esistenza inappuntabile, della scrupolosa obbedienza alle leggi dell’abitudine e della necessità. Certa solo del delitto che ha commesso, e del colpo di grazia che non potrà tardare, per tutti minacciosa e impenetrabile, ancorata alla realtà solo dall’ingombrante presenza della figlia, Viviane esce dai binari che guidavano il suo destino, si addentra in una Parigi oscura e parallela, affonda, e ci trascina, in un gorgo di insostenibile angoscia, di acuto disagio sino all’esplosivo epilogo.
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Vivere, amare, capirsi

L’amore si impara come qualunque altra cosa nella vita. Non è definibile a parole, è piuttosto un modo di vivere, di essere e di sentirsi vivi. Se si assimila questo concetto nella forma più piena, spiega l’autore, si può alla fine ottenere dalla vita il premio più ambito: quello di essere completamente se stessi. L’arte di amare spiegata in tutti i suoi aspetti fisici e psichici.

Vivere stanca

«Théo non c’era più, accanto a lei. Ma nel letto il suo posto era ancora caldo». Così svaniscono i marinai e, assieme a loro, i sogni d’amore. Ancora una volta la speranza si ferma in fondo alla banchina del porto. Una volta di troppo per Marion… Vivere stanca.
Gianni già lo sa. Ex militante della lotta armata in Italia, rifugiato a Marsiglia, viene un giorno aggredito da due skinhead con un cane lupo. Non può reagire, ormai ha una famiglia, ha ripudiato il terrorismo. Deve subire l’umiliazione, la violenza… È vita questa? Lo stesso vale per Osman, vittima del razzismo quotidiano. Per Gérard, portuale rimasto senza lavoro che vede le sue illusioni affondare nelle acque nere del porto. E per Aurore e per Giovanni, eroi loro malgrado di questi fatti di cronaca che sanno di tragedia.
In questi brevi racconti Jean-Claude Izzo ha condensato il suo mondo: Marsiglia con il porto, la città rifugio degli esiliati, la crudeltà della vita, l’incapacità degli uomini di amare e di capire, la violenza e il razzismo. Il testamento amaro e straziante di un grande scrittore.

Vivere 120 Anni: Le verità che nessuno vuole raccontarti

Tutti noi, soprattutto con l’avanzare dell’età, ci siamo confrontati con la paura della morte, che porta insite domande, quali: Quando moriremo? Di quale male? Dovremo soffrire? L’auspicio dell’essere umano è quello di vivere una vita sana, piena, possibilmente senza subire malattie degenerative e, visto che ci siamo, il più a lungo possibile. Perché l’uomo può vivere fino a 120 anni senza malattie ma l’aspettativa attuale di vita è di 80 anni e già a 40 subiamo i sintomi delle malattie degenerative. La medicina tradizionale è focalizzata a curare i sintomi delle malattie, ma è ben lontana dal risolverne le cause mentre è oramai ben noto che la dieta e lo stile di vita sono la causa principale della più grande catastrofe sanitaria di tutti i tempi. In questo libro scoprirete perché l’essere più evoluto del pianeta è in realtà anche il più malato e vi insegnerà a invertire la rotta verso una vita più longeva ed in salute. Conoscerete i fattori che portano al declino del nostro fisico e le cause che inducono alla vecchiaia. Soprattutto è dato risalto alle sorprendenti ed efficaci soluzioni, che scienziati di tutto il mondo hanno sperimentato negli ultimi decenni.
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### Sinossi
Tutti noi, soprattutto con l’avanzare dell’età, ci siamo confrontati con la paura della morte, che porta insite domande, quali: Quando moriremo? Di quale male? Dovremo soffrire? L’auspicio dell’essere umano è quello di vivere una vita sana, piena, possibilmente senza subire malattie degenerative e, visto che ci siamo, il più a lungo possibile. Perché l’uomo può vivere fino a 120 anni senza malattie ma l’aspettativa attuale di vita è di 80 anni e già a 40 subiamo i sintomi delle malattie degenerative. La medicina tradizionale è focalizzata a curare i sintomi delle malattie, ma è ben lontana dal risolverne le cause mentre è oramai ben noto che la dieta e lo stile di vita sono la causa principale della più grande catastrofe sanitaria di tutti i tempi. In questo libro scoprirete perché l’essere più evoluto del pianeta è in realtà anche il più malato e vi insegnerà a invertire la rotta verso una vita più longeva ed in salute. Conoscerete i fattori che portano al declino del nostro fisico e le cause che inducono alla vecchiaia. Soprattutto è dato risalto alle sorprendenti ed efficaci soluzioni, che scienziati di tutto il mondo hanno sperimentato negli ultimi decenni.

Viva la grammatica!

UNA NUOVA EDIZIONE AGGIORNATA DELLA GUIDA PIU’ FACILE E DIVERTENTE PER PARLARE E SCRIVERE IN BUON ITALIANO.

Grammatica: ecco la parola innominabile e antipatica, che evoca pagine polverose e noiose, fitte di regole ferree, a volte inutili, a volte incomprensibili, da imparare a memoria. Sarà per questo che gli studenti continuano a infarcire di errori ortografici i temi di maturità, che i laureati costellano di strafalcioni i test dei concorsi, che i politici scivolano sui congiuntivi nei loro discorsi pubblici? E se è così, bisogna allora rassegnarsi a un linguaggio sempre più approssimativo e trascurato? Valeria Della Valle e Giuseppe Patota, da tempo impegnati a smantellare il modello scolastico di una lingua inappuntabile ma astratta e inespressiva, presentano una grammatica tutta nuova: un percorso fra articoli, preposizioni, nomi e verbi che, mettendo da parte prescrizioni e divieti, spiega il perché delle regole, registra i cambiamenti in atto nelle varie forme della comunicazione e insegna i semplici principi che aiutano a sciogliere i dubbi ed evitare le trappole più insidiose.
Una guida amichevole, basata su esempi tratti dalle espressioni usate nei giornali, in televisione, nei fumetti, nei romanzi, nelle canzoni, nei film. Un’occasione per avvicinarsi all’appassionante storia dell’italiano e scoprire – una rivelazione davvero sorprendente! – il lato divertente della grammatica.

(source: Bol.com)

Viva l’Italia!

Chissà cosa direbbe dell’Italia di oggi Garibaldi, che conquistò un regno ma con sé a Caprera non portò i quadri di Caravaggio e l’oro dei Borboni, bensì un sacco di fave e uno scatolone di merluzzo secco. Cosa direbbero i volontari della Grande Guerra, che scrivevano alle madri: ‘Forse tu non potrai capire come non essendo io costretto sia andato a morire sui campi di battaglia, ma credilo mi riesce le mille volte più dolce il morire in faccia al mio paese natale, per la mia Patria. Addio mia mamma amata, addio mia sorella cara, addio padre mio. Se muoio, muoio coi vostri nomi amatissimi sulle labbra, davanti al nostro Carso selvaggio’. Cosa direbbe il generale Perotti, capo del Cln piemontese, condannato a morte dal tribunale di Salò, che ai suoi uomini ansiosi di discolparlo e addossarsi ogni responsabilità grida: ‘Signori ufficiali, in piedi: viva l’Italia!’? ‘Viva l’Italia!’ oggi è un grido scherzoso. Ma per molti italiani del Risorgimento e della Resistenza furono le ultime parole. La Resistenza non è di moda. È considerata una ‘cosa di sinistra’. Si dimentica il sangue dei sacerdoti come don Ferrante Bagiardi, che volle morire con i parrocchiani dicendo ‘vi accompagno io davanti al Signore’, e dei militari come il colonnello Montezemolo, cui i nazifascisti cavarono i denti e le unghie, non i nomi dei compagni. Si dimentica che i partigiani non furono tutti sanguinari vendicatori ma anzi vennero braccati, torturati, impiccati ed esposti per terrorizzare i civili; e che i ‘vinti’, i ‘ragazzi di Salò’, per venti mesi ebbero il coltello dalla parte del manico, e lo usarono. Neppure il Risorgimento è di moda. Lo si considera una ‘cosa da liberali’. Si dimentica che nel 1848 insorse l’Italia intera. Oggi è l’ora della Lega e dei neoborbonici. L’Italia la si vorrebbe divisa o ridotta a Belpaese: non una nazione, ma un posto in cui non si vive poi così male. Invece l’Italia è una cosa seria. È molto più antica di 150 anni; è nata nei versi di Dante e Petrarca, nella pittura di Piero della Francesca e di Tiziano. Ed è diventata una nazione grazie a eroi spesso dimenticati. Aldo Cazzullo ne racconta la storia. Respinge l’idea leghista e la retorica del Belpaese. Prefigura la nascita di un ‘partito della nazione’. E avanza un’ipotesi: che in fondo gli italiani siano intimamente legati all’Italia più di quanto loro stessi pensino. (source: Bol.com)

Vittoria e Abdul

Da questo libro l’acclamato film di Stephen Frears con il Premio Oscar® Judi Dench Abdul Karim ha solo 24 anni quando da Agra, la città indiana del Taj Mahal, arriva alla corte della regina Vittoria a Londra. È un “dono” dell’India alla sua imperatrice e sovrana d’Inghilterra in occasione dei festeggiamenti del suo giubileo d’oro. È il 1887, Vittoria è anziana e triste dopo la morte del suo fedele servitore – e amante – John Brown. Abdul è bello e aitante e in breve tempo, da servitore al tavolo della regina, ne diventa attendente personale e Munshi, cioè insegnante di lingua urdu. Vittoria si affeziona a lui, apprezza i curry che Abdul le prepara, è curiosa del suo mondo. In un momento di rivolte indipendentiste delle colonie indiane, il giovane diventa anche consigliere e confidente per le faccende del suo Paese. Il suo prestigio aumenta, tanto che nei viaggi ufficiali in cui accompagna la regina, viene spesso scambiato per un principe. Tanta fortuna e influenza non possono che alimentare l’odio di quanti, a corte, guardano con sospetto e preoccupazione a quel legame. Un legame che la regina difenderà caparbiamente da tutto e tutti.

Le vite

La ‘O’ di Giotto, il naso storto di Michelangelo, le invenzioni di Leonardo da Vinci, il caratteraccio di Piero di Cosimo, l’ossessione alchimistica del Parmigianino: sono solo alcuni frammenti di quel grande specchio dell’arte italiana del Rinascimento (e non solo) che è “Le Vite de’ più eccellenti architetti, pittori e scultori” di Giorgio Vasari. Al di là del suo indubbio valore storiografico, “Le Vite” è una commedia umana in cui cronaca e leggenda, pettegolezzo e memoria si intrecciano dando vita alla più vasta ed esaltante epopea narrativa incentrata sulla figura dell’artista. Dietro le opere d’arte, spesso capolavori celeberrimi, Vasari sa rintracciare il profilo degli uomini che le hanno realizzate, con le loro ambizioni, ossessioni, passioni, bizzarrie di carattere. La bellezza delle Vite come libro da leggere e godere era rimasta fino a oggi inaccessibile a causa della distanza storica che ci separa dalla lingua in cui l’opera di Vasari è scritta, quel toscano di base fiorentina che difficilmente si lascia avvicinare da un lettore ordinario. Marco Cavalli colma finalmente questa distanza presentando in questo volume la traduzione in italiano moderno di ventuno biografie vasariane scelte tra le più belle per vivacità narrativa e precisione miniaturistica del dettaglio.
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Vite di uomini non illustri

Vite immaginarie di personaggi immaginari, nell’Italia compresa tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Duemila: donne e uomini dal destino oscuro dei quali vengono rievocate, con precisione “storica”, le esperienze che ai loro occhi hanno reso memorabile l’esistenza, eventi significativi che non corrispondono quasi mai ai dati esterni, ma appartengono a una rete sotterranea di sentimenti, di ricordi e di desideri, a una vita pararallela spesso clandestina e ignorata. Il libro ha voluto raccontare queste storie con la scansione cronologica delle biografie illustri e ha ripreso, in forme discrete e allusive, il linguaggio con cui i protagonisti le hanno vissute, realizzando un contrappunto di stili che avvicina l’umanità delle figure da angolazioni diverse e che costituisce uno degli aspetti più inventivi e più nuovi di questo genere illustre nel quadro della narrativa contemporanea.
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