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Webby, l’Internettiano

“Sul Web, un giorno, dal pancione di una «b» uscì un tipino curioso, misterioso, un esserino” così incomincia questa fiaba dei nostri tempi. Infatti, il cinesino Chen smanetta al suo PC quando scopre che in Internet c’è un abitante, Webby. Chen lo ama subito ma Webby gli sfugge, impazza per il web, mischia parole e cifre, spaventa. Gli scienziati chiamati per fermarlo combinano guai peggiori, ma ecco una soluzione inaspettata… Webby, l’Internettiano è della serie “I mini-librini per piccoli-bambini”.L’incredibile avventura del mostriciattolo che sconvolse il Web. E a un bel momento anche il Web ebbe un abitante. Oltre agli EU, Esseri Umani e agli ET, Extra-Terrestri e marziani, nasce IL PRIMO DEGLI INTERNETTIANI: WEBBY! Il Web non sarà più lo stesso perché Webby si scatena: mischia le mail, scombussola i conti, appare-spaventa-e-scompare. Gli scienziati chiamati a neutralizzarlo combinano guai peggiori. Fortunatamente arriva la soluzione, inaspettata. E così tutti vissero felici e contenti. «Webby, l’Internettiano» è una fiaba della serie «I mini-librini per piccoli bambini».
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### Sinossi
“Sul Web, un giorno, dal pancione di una «b» uscì un tipino curioso, misterioso, un esserino” così incomincia questa fiaba dei nostri tempi. Infatti, il cinesino Chen smanetta al suo PC quando scopre che in Internet c’è un abitante, Webby. Chen lo ama subito ma Webby gli sfugge, impazza per il web, mischia parole e cifre, spaventa. Gli scienziati chiamati per fermarlo combinano guai peggiori, ma ecco una soluzione inaspettata… Webby, l’Internettiano è della serie “I mini-librini per piccoli-bambini”.L’incredibile avventura del mostriciattolo che sconvolse il Web. E a un bel momento anche il Web ebbe un abitante. Oltre agli EU, Esseri Umani e agli ET, Extra-Terrestri e marziani, nasce IL PRIMO DEGLI INTERNETTIANI: WEBBY! Il Web non sarà più lo stesso perché Webby si scatena: mischia le mail, scombussola i conti, appare-spaventa-e-scompare. Gli scienziati chiamati a neutralizzarlo combinano guai peggiori. Fortunatamente arriva la soluzione, inaspettata. E così tutti vissero felici e contenti. «Webby, l’Internettiano» è una fiaba della serie «I mini-librini per piccoli bambini».

WEB e manipolazione delle MASSE: Come Social e Motori di ricerca alterano la percezione cognitiva (Collana Ribelle Vol. 22)

Una delle più grandi promesse di internet relativamente alle possibilità di espressione e alla capacità di poter raggiungere potenzialmente grandi masse di persone, oggi lo si può dire, è stata tradita. Vedremo a breve i motivi che ci portano a questa affermazione, che per il momento appare definitiva, ma ancora prima occorre restringere il campo di azione. Per promessa tradita ci riferiamo a entrambi i soggetti che con la comunicazione hanno a che fare: chi emette e chi riceve. Il tradimento è duplice, perché intanto non è affatto vero che chiunque emetta, cioè pubblichi, un qualsiasi contenuto, che sia di informazione o di intrattenimento oppure un mero messaggio, sia in grado di accedere alle grandi platee tanto quanto lo sono altri, e poi perché, altro lato della medaglia, a chi è teoricamente pronto a ricevere i messaggi, questi semplicemente non arrivano. O meglio: non arrivano tutti i messaggi tra i quali sceglierne solo alcuni e fare la propria selezione. Per dirla con uno slogan: alcuni contenuti sono più contenuti di altri.
Per il semplice motivo che c’è qualcuno – e vedremo chi – che questi contenuti filtra. E che è in posizione dominante per farlo, cioè per arrogarsi il diritto di decidere quali siano i messaggi degni, o utili, di attenzione e diffusione e quali invece vadano ignorati, se non proprio rimossi, dal web. Per ognuno di noi.
Un ruolo, quest’ultimo, che una volta spettava invece agli editori, dai quali si doveva passare per pubblicare qualcosa, perché i macchinari e le strutture necessarie a pubblicare, su qualsiasi formato, erano molto costose, dunque esclusivo appannaggio di chi aveva ingenti disponibilità economiche per averli e utilizzarli.
Il tema è pertanto quello della disintermediazione, e in particolare della disintermediazione del web, che avrebbe consentito a chiunque, questa la promessa, di poter disporre di tecnologie simili per poter poter produrre da sé, e diffondere, qualunque cosa avesse deciso di pubblicare.
Grande rivoluzione, dunque: più nessun collo di bottiglia, più nessuna lobby da cui passare, più nessuno da dover convincere per accedere alle possibilità di diffondere le proprie capacità espressive. Rivoluzione tradita, ribadiamo, a maleficio dei due soggetti appena citati (emittente e ricevente), che ha delle notevoli implicazioni. E a beneficio, questo il punto, di nuovi soggetti che, praticamente in regime di monopolio, non hanno fatto altro che sostituirsi agli editori e ai grandi gruppi di una volta, prendendo per sé tutte le potenzialità del caso. E usandole per disinnescare, di fatto, le possibilità notevoli della rivoluzione tradita di cui abbiamo detto.
Se ne facciano una ragione primariamente gli esaltati del web, che questo aspetto continuano a ignorare o a giustificare, perché il punto non è tecnico, anche se da questo dipende, ma tutto sociologico. Persino antropologico.
Lo diciamo perché qualche tempo addietro avevamo abbozzato qualche brevissima riflessione, in un video pubblicato da Claudio Messora sul suo sito, e ci erano state sollevate obiezioni di carattere tecnico francamente molto ingenue (e le vedremo) con una arroganza fintamente ironica. Mentre il tema è di importanza fondamentale e non consente, almeno a nostro avviso, nessuna ironia. Sempre che ne si capisca la portata. Sempre, cioè, che si capisca che il punto, lo ribadiamo, non è affatto tecnico, ma ha delle implicazioni sociali di notevole spessore, ai fini del macro tema generale della informazione. E del suo controllo.
Google e Facebook, e gli altri motori di ricerca, sono in grado di manipolare le masse che li utilizzano? O meglio: i risultati che appaiono in pagina dopo aver digitato una richiesta sul motore di ricerca più utilizzato, e nel caso di Facebook gli articoli che compaiono quando vi accediamo, come sono scelti? Con quali criteri? E soprattutto: sono uguali per tutti oppure si differenziano da caso a caso?
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Una delle più grandi promesse di internet relativamente alle possibilità di espressione e alla capacità di poter raggiungere potenzialmente grandi masse di persone, oggi lo si può dire, è stata tradita. Vedremo a breve i motivi che ci portano a questa affermazione, che per il momento appare definitiva, ma ancora prima occorre restringere il campo di azione. Per promessa tradita ci riferiamo a entrambi i soggetti che con la comunicazione hanno a che fare: chi emette e chi riceve. Il tradimento è duplice, perché intanto non è affatto vero che chiunque emetta, cioè pubblichi, un qualsiasi contenuto, che sia di informazione o di intrattenimento oppure un mero messaggio, sia in grado di accedere alle grandi platee tanto quanto lo sono altri, e poi perché, altro lato della medaglia, a chi è teoricamente pronto a ricevere i messaggi, questi semplicemente non arrivano. O meglio: non arrivano tutti i messaggi tra i quali sceglierne solo alcuni e fare la propria selezione. Per dirla con uno slogan: alcuni contenuti sono più contenuti di altri.
Per il semplice motivo che c’è qualcuno – e vedremo chi – che questi contenuti filtra. E che è in posizione dominante per farlo, cioè per arrogarsi il diritto di decidere quali siano i messaggi degni, o utili, di attenzione e diffusione e quali invece vadano ignorati, se non proprio rimossi, dal web. Per ognuno di noi.
Un ruolo, quest’ultimo, che una volta spettava invece agli editori, dai quali si doveva passare per pubblicare qualcosa, perché i macchinari e le strutture necessarie a pubblicare, su qualsiasi formato, erano molto costose, dunque esclusivo appannaggio di chi aveva ingenti disponibilità economiche per averli e utilizzarli.
Il tema è pertanto quello della disintermediazione, e in particolare della disintermediazione del web, che avrebbe consentito a chiunque, questa la promessa, di poter disporre di tecnologie simili per poter poter produrre da sé, e diffondere, qualunque cosa avesse deciso di pubblicare.
Grande rivoluzione, dunque: più nessun collo di bottiglia, più nessuna lobby da cui passare, più nessuno da dover convincere per accedere alle possibilità di diffondere le proprie capacità espressive. Rivoluzione tradita, ribadiamo, a maleficio dei due soggetti appena citati (emittente e ricevente), che ha delle notevoli implicazioni. E a beneficio, questo il punto, di nuovi soggetti che, praticamente in regime di monopolio, non hanno fatto altro che sostituirsi agli editori e ai grandi gruppi di una volta, prendendo per sé tutte le potenzialità del caso. E usandole per disinnescare, di fatto, le possibilità notevoli della rivoluzione tradita di cui abbiamo detto.
Se ne facciano una ragione primariamente gli esaltati del web, che questo aspetto continuano a ignorare o a giustificare, perché il punto non è tecnico, anche se da questo dipende, ma tutto sociologico. Persino antropologico.
Lo diciamo perché qualche tempo addietro avevamo abbozzato qualche brevissima riflessione, in un video pubblicato da Claudio Messora sul suo sito, e ci erano state sollevate obiezioni di carattere tecnico francamente molto ingenue (e le vedremo) con una arroganza fintamente ironica. Mentre il tema è di importanza fondamentale e non consente, almeno a nostro avviso, nessuna ironia. Sempre che ne si capisca la portata. Sempre, cioè, che si capisca che il punto, lo ribadiamo, non è affatto tecnico, ma ha delle implicazioni sociali di notevole spessore, ai fini del macro tema generale della informazione. E del suo controllo.
Google e Facebook, e gli altri motori di ricerca, sono in grado di manipolare le masse che li utilizzano? O meglio: i risultati che appaiono in pagina dopo aver digitato una richiesta sul motore di ricerca più utilizzato, e nel caso di Facebook gli articoli che compaiono quando vi accediamo, come sono scelti? Con quali criteri? E soprattutto: sono uguali per tutti oppure si differenziano da caso a caso?

Waterloo

Il 18 giugno del 1815 gli eserciti di Francia, Gran Bretagna e Prussia si scontrarono in una tranquilla piana a sud di Bruxelles. Nei tre giorni precedenti l’esercito francese aveva battuto gli inglesi a Quatre Bras e i prussiani a Ligny. Gli alleati erano in ritirata. La sanguinosa battaglia di Waterloo sarebbe diventata una pietra miliare nella storia europea, anche perché fino alla sera del 18, l’esercito francese era a un passo dalla vittoria. Bernard Cornwell racconta la cronaca dei quattro giorni che precedettero la battaglia e poi ora per ora le emozioni di quella giornata fatidica. Da queste pagine escono così l’incalzare degli eventi della battaglia, ma anche i pensieri e le preoccupazioni dei due grandi protagonisti, Napoleone e Sir Arthur Wellesley, Duca di Wellington, così come di tutti i soldati e ufficiali che vissero quella memorabile giornata.

Warleggan. La saga di Poldark

Cornovaglia, 1792. Mentre l’Europa viene spazzata dai nuovi venti di guerra prodotti dalla Rivoluzione francese, sulle coste dell’Inghilterra Ross e Demelza Poldark, dopo un lungo periodo di difficoltà e amarezze, sembrano poter finalmente voltare pagina: lei si prende cura del piccolo Jeremy, e intanto il marito si butta anima e corpo in una nuova avventura mineraria con il cugino Francis. L’impresa, però, non è senza rischi e – soprattutto in quell’attività estrattiva che affonda nelle viscere della terra – il successo economico o il collasso finanziario dipendono da una varietà di circostanze, non sempre prevedibili. Così, quando il destino colpisce i Poldark con un’inattesa tragedia, la prospettiva della bancarotta si fa più concreta che mai. È in queste drammatiche circostanze che l’antica passione di Ross per Elizabeth torna a divampare, trascinandolo oltre i limiti della ragione, mentre Demelza, umiliata e in preda a sentimenti di vendetta, comincia a cedere all’insistente corteggiamento di un fascinoso ufficiale scozzese. Ogni cosa, nelle loro vite, sembra allora poter rovinare da un momento all’altro. Tanto più che l’ombra cupa del potente nemico, George Warleggan, questa volta si allunga fino a lambire le zone più intime e segrete del cuore di Ross. Tinte fosche, tormenti d’amore, imperituri valori di un eroe d’altri tempi: con il quarto episodio della saga di Poldark prosegue il romanzo storico di Winston Graham.
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Vuoto profondo

Joanne Hunter è nei guai. Paul, suo marito, l’ha lasciata. Eve, la sua migliore amica, è inspiegabilmente distante. L’anziano nonno, unico pilastro affettivo nella confusione della sua esistenza, è malato senza speranza. E… qualcuno minaccia di ucciderla. La fantasia, a volte, fa brutti scherzi. Ma il suono prolungato del telefono, gli squilli insistenti che rompono il silenzio, il sussurro di quella voce ambigua e sconosciuta evocano una presenza costante, ostile, terrificante. Quando le cose di ogni giorno diventano irreali, quando la sicurezza del mondo esterno si sgretola in un istante, quando l’abbandono e la solitudine paralizzano la volontà, l’angoscia dà vita alle paure più antiche e più temibili. E in questo incubo c’è chi sopravvive e chi soccombe. Autrice di sorprendente finezza psicologica, Joy Fielding si addentra nel mondo della suspense trasformando una donna qualsiasi in un personaggio memorabile.

Il vulcano d’oro

*The Golden Volcano* thrusts two Canadian cousins—unexpectedly bequeathed a mining claim in the Klondike—into the middle of the gold rush, where they encounter disease, disaster, extremes of weather, and human nature twisted by a passion for gold. A deathbed confidence sends the two searching for a fabulous gold-filled volcano on the shore of the Arctic Ocean. But nature, both human and physical, hasn’t finished with them, and their story plays out with the nail-biting adventure of an action thriller and the moral and emotional force of high drama. Like many of the works left unpublished when Jules Verne died, *The Golden Volcano* was altered and edited by his son, Michel. This first translation from the original manuscript allows readers of English to rediscover the pleasures of Verne’s storytelling in its original form—and to enjoy a virtually unknown gem of action, adventure, and style from a master of French literature.

Vulcano 3-Il disco di fiamma-La città sostituita-L’occhio nel cielo

Obiettivo, imparziale e iper razionale, “Vulcano 3” ha tutte le caratteristiche per essere il sovrano perfetto. Il gigantesco computer onnipotente detta la linea politica nel migliore interesse di tutti i cittadini, o almeno, questa è l’idea. Ma quando la macchina – le cui regole sono indipendenti da caos e guerra – comincia a perdere il controllo sul movimento di fanatici religiosi chiamati i Guaritori, che predicano la sua distruzione e la partecipazione attiva dei cittadini alla cosa pubblica, si scatena l’inferno. William Barris, il Direttore del Nordamerica, è lacerato dai conflitti morali: lui è potenzialmente l’unica persona in grado di impedire che la battaglia per il controllo del potere distrugga il mondo, ma prima deve decidere da che parte stare. Scritto nel 1960, il romanzo paranoico di Philip K. Dick immagina uno stato totalitario in cui i robot terrorizzano i cittadini e la libertà è solo uno scherzo assurdo.

vortice di relitti

Ci si comincia leggermente a preoccupare, sia a Cape Kennedy che nelle basi spaziali sovietiche, dell’ingombro che fin d’ora costituiscono i numerosi satelliti, stadi e relitti di satelliti, che continuano ad errare per le rotte spaziali. Oggi, la gran parte di questi relitti finisce per rientrare e distruggersi nell’atmosfera. Ma domani, con la progressiva estensione delle rotte, i relitti non rientreranno più: tutti i rifiuti del traffico spaziale, dall’astronave esplosa al cavo perduto, continueranno eternamente a vagare costituendo un pericolo mortale per gli astronauti. Su questa traccia di un suggestivo realismo, e con una serietà scientifica paragonabile a quella del suo connazionale Clarke, James White ha scritto il lungo racconto che presentiamo e che, con altri due della stessa vena, aggiorna Magistralmente il tema classico dell’uomo nello spazio.
Indice:
Vortice di relitti (Deadly Litter, 1960)
Astronave a grappolo (Grapeliner, 1959)
Il comandante ideale (The Ideal Captain, 1958)
Copertina di Karel Thole

Vorrei incontrarti ancora una volta

«Preparatevi a scoprire il nuovo “Un giorno”.»The Telegraph«Una storia d’amore che vi incanterà.»The Bookseller«Con straordinaria bravura e delicatezza, Kate Eberlen affronta temi diversi, dall’amore alle scelte imposte dalla vita.»Daily Mail«Due giovani anime alla ricerca dell’amore.»The GuardianMai vicini abbastanza per sfiorarsi davveroDicono che il destino, come un abile prestigiatore, decida chi entrerà nella nostra vita. E per Tess e Gus, due diciottenni desiderosi di cogliere tutto quello che il futuro ha da offrire, il destino si presenta sotto forma di un incontro tanto casuale da essere indimenticabile. In una calda mattina estiva, nella basilica di San Miniato al Monte a Firenze, i loro sguardi si incrociano per la prima volta. È questione di un attimo fugace.Ma le loro strade si dividono con la stessa fugacità con cui si erano sfiorate. Tess è costretta a crescere prima del previsto: abbandona il suo sogno di diventare una scrittrice per prendersi cura della sorellina. Gus finisce intrappolato in una vita che non gli appartiene rinunciando all’arte che ama tanto. Entrambi sono andati avanti e sembrano essersi lasciati alle spalle quell’estate toscana. Eppure, il destino nel corso del tempo li fa incontrare di nuovo. Sempre per brevi istanti di silenziosa perfezione dove tutto torna a essere possibile. Poi, li allontana di nuovo.Fino a quando, un giorno di molti anni dopo, sono di nuovo là dove tutto è cominciato. Oggi come allora, a separarli qualche metro di distanza. Una distanza che forse non è più incolmabile. Perché le loro sono due vite parallele con un unico destino: incontrarsi per sempre. Un romanzo che segna l’esordio prorompente di Kate Eberlen sulla scena letteraria internazionale. La sua storia:Luglio 2015 Kate Eberlen è sempre stata affascinata dall’idea che ogni giorno, senza farci caso, incrociamo la vita di tante persone che forse non rivedremo più. Così è nato il suo romanzo d’esordio Vorrei incontrarti ancora una volta. Agosto 2015 Il libro giunge nelle mani di una delle più importanti agenzie letterarie inglesi, è colpo di fulmine: bastano poche pagine per capire che il suo potenziale è enorme. Ottobre 2015 Alla fiera di Francoforte Vorrei incontrarti ancora una volta è il libro del momento. E in poco tempo il romanzo è venduto in 25 paesi. Fine ottobre 2015 Garzanti la spunta su tutti i concorrenti e si aggiudica i diritti di pubblicazione. Febbraio 2016 Ancora prima dell’uscita, le testate più influenti danno ampio spazio al fenomeno Vorrei incontrarti ancora una volta: il «Times», il «Guardian» e «Publishers Weekly» lo definiscono un libro assolutamente da non perdere. Estate 2016 Il romanzo esce in Inghilterra e in Germania. Il successo è immediato.Maggio 2017 Finalmente il libro esce in Italia.

La voragine

Più di 23 miliardi di euro. È questa la cifra che lo Stato italiano ha perso in soli quattro anni, dal 2011 al 2015, sui contratti derivati sottoscritti dal Tesoro con grandi banche d’affari internazionali. Un fiume di denaro destinato purtroppo a ingrossarsi, visto che da qui al 2021 sono più che probabili ulteriori perdite per altri 24 miliardi di euro.Ma cosa sono i «derivati», di cui spesso si sente parlare e di cui altrettanto spesso si ignora l’esatto significato? Qual è la differenza fra uno swap e una swaption, fra un Cross currency swap e un Interest rate swap?Luca Piana scava nel mondo sommerso della finanza e ne rivela metodi e strumenti, tra cui appunto i derivati, che il guru americano Warren Buffett, uno dei più quotati gestori di patrimoni al mondo, ha definito «armi finanziarie di distruzione di massa». Ricostruisce quando il governo centrale – ma anche Regioni, Province e perfino microscopici Comuni – hanno cominciato a usarli e per quali motivi. E spiega perché, a un certo punto, hanno avuto effetti così devastanti sulle casse pubbliche, oltre che su quelle delle amministrazioni locali.In particolare vengono ricostruiti i dettagli dei derivati sottoscritti dallo Stato italiano con la banca d’investimento americana Morgan Stanley, che hanno costretto il Tesoro a sborsare ben 3,1 miliardi di euro, versati per giunta proprio nel momento in cui l’allora premier Mario Monti stava fronteggiando il rischio di non poter più pagare le pensioni e gli stipendi dei dipendenti pubblici. Senza dimenticare che al Parlamento e all’opinione pubblica è sempre stata ed è tuttora negata la possibilità di prendere visione di questi contratti, rendendo di fatto impossibile una valutazione piena e trasparente della gravità della situazione. E, soprattutto, impedendo agli esperti di analizzare le ragioni che hanno spinto i dirigenti dello Stato italiano a imbarcarsi in operazioni dal profilo di rischio elevato, in alcuni casi addirittura speculativo.Ma se molti aspetti di questa complessa vicenda restano ancora oscuri, una cosa è chiara fin d’ora: nei conti pubblici del nostro Paese si è aperta un’immensa voragine, e la colpa è da addebitare – almeno in parte – ai derivati e, quindi, ai governi della Seconda Repubblica che li hanno sottoscritti.

I volti del male. Il detective invisibile

Londra oggi. Il passato è duro a morire. Arthur Drake lo scopre quando ha l’opportunità di trascorrere un weekend in un alberghetto di campagna. Ha vinto una vacanza premio, ma ora corre il rischio di perdere tutto, compresa la sua stessa vita… Londra, 1937. Chi è la figura indistinta che tende agguati per le strade quando cala l’oscurità? Da dove viene e dove scompare? Quando le persone cominciano a morire, entra in scena il Detective Invisibile. Ma Art è i suoi amici saranno in grado di scovare il killer disumano prima che lui trovi loro? Età di lettura: da 12 anni.
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Il voltafaccia

Sdoppiamento, schizofrenia, crisi di identità: mali di cui le spie soffrono più di chiunque altro, costrette come sono a vivere una doppia vita.

I volonterosi carnefici di Hitler. I tedeschi comuni e l’Olocausto

I volonterosi carnefici di Hitler è stato uno dei casi più clamorosi della storiografia degli ultimi decenni, un saggio che ha suscitato un intenso dibattito, in Germania e non solo, divenendo in breve un bestseller. Daniel J. Goldhagen ripropone l’inquietante interrogativo di come abbia potuto il popolo tedesco, una delle grandi nazioni della civile Europa, compiere il più mostruoso genocidio mai avvenuto. Esaminando le figure degli «esecutori» e l’antisemitismo radicato nella società tedesca fra il 1933 e il ’45, attingendo a materiale inedito e a testimonianze dirette, Goldhagen dimostra che i responsabili dell’Olocausto non furono solo SS o membri del partito nazista, ma tedeschi di ogni estrazione sociale, uomini e donne comuni che brutalizzarono e assassinarono gli ebrei per convinzione ideologica e per libera scelta, senza subire pressioni psicologiche o sociali. Uno sconvolgente atto di accusa, un’opera scientifica nel metodo e provocatoria nelle conclusioni, che è fondamentale per comprendere la peggiore tragedia del XX secolo.

Il Volo Di Carta

Per gli antichi Greci, l’Universo era tutto pervaso da una favolosa melodia non udibile prodotta dal movimento degli astri. Questa musica è la materia stessa dell’Universo, una materia dotata di una doppia natura, vibratoria e temporale, che dopo il Big Bang si è sparsa nel Cosmo concentrandosi in determinati punti, talmente impregnati di energia da conferire, a chi li controlla, il potere di piegare le ferree regole del tempo al proprio volere.
Due organizzazioni segrete si contendono da millenni il controllo di questi siti in una lotta infinita senza vincitori.
Di tutto questo Duilia Liberati, direttrice dell’agenzia immobiliare Trentasette di Roma, è assolutamente ignara. La sua grigia esistenza oscilla tra aspirazioni letterarie frustrate e l’accettazione più o meno passiva dello stile di vita libertino del marito. A darle una speranza per il futuro è solo una vecchia predizione che una maga le fece anni addietro ma che, ormai, sembra poco più che un ricordo sbiadito nel bagagliaio della sua memoria.
Non si aspetta minimamente che la sua intera esistenza stia per essere stravolta dall’incontro con un ragazzo timido ed enigmatico di nome Gemmino e dal semplice mandato di vendita di una villa fuori città. In breve tempo Duilia verrà scaraventata in uno scenario di cui non aveva mai nemmeno sospettato l’esistenza e nel quale si troverà a recitare la parte di una pedina inconsapevole, pezzo unico ma decisivo di una partita a scacchi vecchia come il mondo in cui è in gioco il futuro stesso dell’Universo.

Il volo del calabrone

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Giugno 1941. Mentre le truppe naziste marciano vittoriose in tutta Europa, i bombardieri inglesi vengono decimati dai caccia nemici, che sembrano conoscerne in anticipo rotte e destinazioni. Come fanno? Qual è il loro segreto? I messaggi cifrati tedeschi parlano sempre di “Freya”. Digby Hoare, dei servizi segreti inglesi, sa che deve scoprire al più presto cosa si nasconde dietro questo nome. Ma prima di Hoare, in una sperduta isola danese, un ragazzo si imbatte per caso nell’arma segreta nazista che sta tenendo in scacco la RAF: un sofisticato sistema radar. Insieme al fratello pilota e alla sua fidanzata, il ragazzo si ritrova coinvolto in un gioco serissimo e pericoloso, da cui dipendono le sorti dell’umanità.

Volgare eloquenza

Nel momento stesso in cui si mitizza il popolo sovrano, lo si tratta in realtà come un popolo bue. Qualcuno a cui rivolgersi con frasi ed espressioni terra terra, cercando di risvegliarne bisogni e istinti primari. Da questa idea di popolo discende un’eloquenza volgare, rozza, semplicistica, aggressiva. L’epoca in cui viviamo si definisce post-ideologica. È il tempo della post-politica e della post-verità. Ovvero (cambiando l’ordine degli addendi, la somma non cambia) politica e verità da post. Parole e slogan virali che fanno il giro della rete propagandando spesso opinioni su fatti mai esistiti. Quello a cui ci si riferisce con questa sfilza di post è, in realtà, un pensiero prepolitico. E la lingua che lo veicola, più che una neolingua, è una veterolingua che invece di mirare al progresso vorrebbe farci regredire, riportandoci agli istinti e alle pulsioni primarie. Indietro, o popolo! Dal ‘Votami perché parlo meglio (e dunque ne so più) di te’ si è passati al ‘Votami perché parlo (male) come te’. Come la pubblicità, come la televisione, anche la politica alimenta il narcisismo dei destinatari, i quali – lusingati – preferiscono riflettersi che riflettere. Il meccanismo del ricalco espressivo innesca una continua corsa al ribasso. Un circolo vizioso che toglie al discorso politico qualunque forza propulsiva, qualunque dinamismo. Non una risposta ai bisogni degli italiani, ma pura ecolalia: ripetizione ridondante. Così le parole stanno paralizzando la politica.
(source: Bol.com)