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Tre giorni e una vita

Natale 1999. A Beauval, una piccola cittadina della provincia francese, Antoine, dodici anni, figlio unico di genitori separati, vive con la madre Blanche, una donna rigida e opprimente, conducendo una vita piuttosto solitaria. Il padre da anni si è trasferito in Germania e ha pochi contatti con lui.
Antoine non lega molto con i coetanei e il suo migliore amico è Ulisse, il cane di Roger Desmedt, il suo vicino di casa. Il giorno in cui Desmedt, un uomo rozzo e brutale, uccide Ulisse, Antoine, sconvolto e disperato, in un accesso di rabbia cieca compie un gesto che in pochi secondi segnerà per sempre la sua esistenza.
Terrorizzato all’idea di essere scoperto, Antoine passa giorni di angoscia indescrivibile, immaginando scenari futuri cupi e ineluttabili. Ma, proprio quando sembra che per lui non ci sia più scampo, un evento imprevisto sopraggiunge rimettendo tutto in gioco.
In *Tre giorni e una vita* Pierre Lemaitre ricostruisce perfettamente l’atmosfera di una piccola comunità scossa da un evento tragico, scandagliando con precisione chirurgica le pieghe dell’animo umano di fronte a un caso di coscienza talmente reale che è impossibile non chiedersi “e se fosse successo a me?”.
L’intera vicenda è attraversata dal dramma e dalla menzogna, da circostanze impreviste, da scherzi del destino, da ribaltamenti delle situazioni, elementi sempre presenti nella prosa magistrale dell’autore.
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### Sinossi
Natale 1999. A Beauval, una piccola cittadina della provincia francese, Antoine, dodici anni, figlio unico di genitori separati, vive con la madre Blanche, una donna rigida e opprimente, conducendo una vita piuttosto solitaria. Il padre da anni si è trasferito in Germania e ha pochi contatti con lui.
Antoine non lega molto con i coetanei e il suo migliore amico è Ulisse, il cane di Roger Desmedt, il suo vicino di casa. Il giorno in cui Desmedt, un uomo rozzo e brutale, uccide Ulisse, Antoine, sconvolto e disperato, in un accesso di rabbia cieca compie un gesto che in pochi secondi segnerà per sempre la sua esistenza.
Terrorizzato all’idea di essere scoperto, Antoine passa giorni di angoscia indescrivibile, immaginando scenari futuri cupi e ineluttabili. Ma, proprio quando sembra che per lui non ci sia più scampo, un evento imprevisto sopraggiunge rimettendo tutto in gioco.
In *Tre giorni e una vita* Pierre Lemaitre ricostruisce perfettamente l’atmosfera di una piccola comunità scossa da un evento tragico, scandagliando con precisione chirurgica le pieghe dell’animo umano di fronte a un caso di coscienza talmente reale che è impossibile non chiedersi “e se fosse successo a me?”.
L’intera vicenda è attraversata dal dramma e dalla menzogna, da circostanze impreviste, da scherzi del destino, da ribaltamenti delle situazioni, elementi sempre presenti nella prosa magistrale dell’autore.

I tre demoni

Charlie Parker ha da poco riavuto la sua licenza di investigatore privato quando viene interpellato da Bennett Patchett, il proprietario di un diner nei pressi di Portland, piuttosto scettico riguardo alle circostanze del suicidio del figlio, reduce dell’Iraq. Non ci vuole molto perché si scopra che Joel Tobias, ex comandante della squadra di Damien Patchett, conduce uno stile di vita decisamente sopra le righe e che i suoi andirivieni dal Canada sono tutt’altro che innocui viaggi di lavoro. Intanto, con ritmo implacabile, si susseguono i suicidi nell’ex brigata Stryker, responsabiledel trafugamento dal Museo di Baghdad di un misterioso scrigno da cui sembrano provenire inquietanti sussurri. Stanno morendo tutti… E due personaggi sospetti si scorgono sullo sfondo. Il primo, Herod, deturpato nell’aspetto da un male incurabile, aspetta di portare a termine il proprio folle percorso di morte e rigenerazione; l’altro, il Collezionista, caccia nell’ombra come sicario di Dio, gloriandosi di macabri trofei. Nel buio, là dove le forze oscure si scatenano, Parker sarà forse costretto a stringere una terribile alleanza, per poi scoprire, ancora una volta, che non c’è soluzione senza ambiguità.

Le tre del mattino

Antonio è un liceale solitario e risentito, suo padre un matematico dal passato brillante; i rapporti fra i due non sono mai stati facili. Un pomeriggio di giugno dei primi anni Ottanta atterrano a Marsiglia, dove una serie di circostanze inattese li costringerà a trascorrere insieme due giorni e due notti senza sonno. È cosí che il ragazzo e l’uomo si conoscono davvero, per la prima volta; si specchiano l’uno nell’altro e si misurano con la figura della madre ed ex moglie, donna bellissima ed elusiva. La loro sarà una corsa turbinosa, a tratti allucinata a tratti allegra, fra quartieri malfamati, spettacolari paesaggi di mare, luoghi nascosti e popolati da creature notturne. Un viaggio avventuroso e struggente sull’orizzonte della vita. Con una lingua netta, di precisione geometrica eppure capace di cogliere le sfumature piú delicate, Gianrico Carofiglio costruisce un indimenticabile racconto sulle illusioni e sul rimpianto, sul passare del tempo, dell’amore, del talento. «E papà suonò da solo. Io non lo avrei confessato nemmeno a me stesso, ma ero orgoglioso e fiero di lui, e avrei voluto dire a chi mi stava vicino che il signore alto, magro, dall’aspetto elegante che era seduto al piano e sembrava molto piú giovane dei suoi cinquantun anni, era mio padre. Quando finí, inseguendo il senso di ciò che aveva suonato in due scale conclusive e malinconiche, scoppiò un applauso pieno di simpatia. E anch’io applaudii e continuai a farlo finché non fui sicuro che mi avesse visto, perché cominciavo a capire che esistono gli equivoci e non volevo che ce ne fossero in quel momento».

Tre croci

Ambientato a Siena, il romanzo narra il tragico epilogo di una catastrofe finanziaria. Tre fratelli, proprietari di una bottega antiquaria di libri e oggetti, hanno abdicato ai loro impegni e alla loro responsabilità ponendosi fatalmente sul piano inclinato di un autodistruttivismo edonistico e regressivo. Minacciati dall’incombente bancarotta, vivono alla giornata, in una condizione di continua rimozione. Ma il fallimento economico li travolge inesorabilmente. Tozzi scrive con una castigatezza espressiva che rende potentemente la pena delle anime; il suo pre-freudismo scolpisce con forza i caratteri e si consolida nell’uso di un linguaggio sintomatico, attraverso il quale si affacciano alla realtà le strutture profonde della psiche dei personaggi.

Tre civette sul comò. Come eravamo nei giochi di ogni età

Si dice che una canzone, un profumo, un’immagine, siano evocatori di epoche trascorse, più o meno lontane. Ebbene, i giochi sono tappe universali di ogni tempo, non solo delle adolescenze. Tre civette sul comò: chi non ha mai fatto una conta, in gruppo, scandendo le sillabe del lungo non-senso, di un ritornello adottato dai ragazzi italiani ogniqualvolta si dovesse sortire un penitente o un conduttore del gioco? Ragioni di rima, di metrica, di malizia, suggerivano poi alcune varianti alla classica tiritera che dà titolo a questa raffinata, ironica e affettuosa rievocazione degli infiniti giochi d’un tempo, in cui Franco Piccinelli, dichiaratamente, mostra di divertirsi creando, per ciascuna situazione, per ogni momento ludico, il teatrino dei personaggi che gli davano vita e fra i quali egli stesso si pone. Lo scrittore fa rivivere a uno a uno cento e più giochi, costruendo attorno ad essi altrettanti racconti con il profumo della genuinità, e in essi scavando alla ricerca di motivazioni storiche e folcloristiche che forniscono un quadro autentico dell’Italia qual era negli anni dell’ultima guerra, poco dopo, e comunque subito prima del rapido diffondersi della civiltà industriale. Sono innumerevoli i giochi richiamati da Piccinelli in questo sorridente sbrigliarsi della memoria. A molti di essi ha accordato la compiutezza di commedia, altri li ha indagati sociologicamente, talora li ha sfiorati, in qualche caso si è compiaciuto di dargli il contrappunto della realtà odierna, correndo fra giochi contemporanei e non necessariamente solo infantili, ma di costume. Con i giochi, in Tre civette sul comò troviamo i riti e i rituali sacri e profani che contrassegnavano il modo di vivere di una società allora prevalentemente contadina, gli atteggiamenti degli adulti, i tabù e le pruderie dei benpensanti d’annata. E in ogni pagina, Piccinelli ha trasfuso le sue innate qualità di godibilissimo narratore, di robusto interprete d’un mondo che egli ben conosce e che fa da sfondo a tutti i suoi romanzi di grande successo: con rispetto per il vissuto, sempre, con qualche garbato ammiccamento, mai con rimpianto. Soprattutto con la fondata convinzione che il futuro ha un cuore antico.

La traversata

Maud e Tim si conoscono da poco. Hanno vite diverse e caratteri diversi, ma un grande amore in comune: quello per il mare. Mentre stanno sistemando la barca a vela di Maud, lei si sente male e cade. Un incidente da poco, ma tanto basta a far capire a Tim che la vuole, vuole proteggerla, vuole starle accanto, più di quanto pensasse. Maud però è una donna che basta a se stessa, indipendente e forte, con un gran talento per la sopravvivenza: anche dopo il matrimonio e la nascita della loro bambina, per lei il lavoro e la vela vengono sempre per primi. Finché non accade il peggio, gli equilibri della coppia si incrinano e Maud cerca rifugio nel mare, intraprendendo un viaggio che le farà raggiungere i propri limiti e cambierà ogni cosa. Dal vincitore del Costa Award per il romanzo Pura un ritratto viscerale e ipnotico di amore e di maternità, di viaggi dentro e fuori da noi stessi.Titolo originale: The Crossing (2015).

Trattato sulla tolleranza

Jean Calas era un commerciante ugonotto di Tolosa. Fu accusato ingiustamente di aver assassinato suo figlio che, in realtà, si era impiccato. Venne condannato a morte e ucciso nel 1761. Voltaire, su sollecitazione della vedova Calas, prese pubblicamente le difese del commerciante e scatenò una campagna per la sua riabilitazione, denunciando la vera natura della condanna: motivi di intolleranza religiosa. Il Trattato sulla tolleranza (1763), che prende spunto da questa vicenda, è un vero e proprio “manifesto” per la libertà e il valore universale della tolleranza religiosa. E’ un’opera che dà il via al periodo dei Lumi e costituisce una delle basi ideologiche della Rivoluzione francese.
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### Sinossi
Jean Calas era un commerciante ugonotto di Tolosa. Fu accusato ingiustamente di aver assassinato suo figlio che, in realtà, si era impiccato. Venne condannato a morte e ucciso nel 1761. Voltaire, su sollecitazione della vedova Calas, prese pubblicamente le difese del commerciante e scatenò una campagna per la sua riabilitazione, denunciando la vera natura della condanna: motivi di intolleranza religiosa. Il Trattato sulla tolleranza (1763), che prende spunto da questa vicenda, è un vero e proprio “manifesto” per la libertà e il valore universale della tolleranza religiosa. E’ un’opera che dà il via al periodo dei Lumi e costituisce una delle basi ideologiche della Rivoluzione francese.

TRATTATO DI STORIA ROMANA VOL.II. L’impero romano.

«L'Impero romano, lungi dall'essere la roccaforte della conservazione, è piuttosto l'immagine della disgregazione di un mondo, la storia della classicità che si disfa e muore: il fatto sociologico più rilevante nella storia della nostra cultura.» In quest'opera, Santo Mazzarino affronta i grandi temi della civiltà occidentale, dal saecolum Augustum alla fondazione degli Stati romano-barbarici nel V secolo d.C., in una sintesi che salda la storia dell'Impero alla storia della Chiesa cristiana. Il racconto della cultura romana, dell'economia, della religione e la storia politica e militare si intrecciano in questa organica e brillante narrazione dell'apogeo e della lunga crisi del mondo romano. Questo strardinario classico della storia è firmato dal più autorevole dei suoi studiosi.

Trattato di storia delle religioni

“Il fine che ci siamo proposti – scrive Eliade – è quello di mostrare che cosa sono i fatti religiosi e che cosa rivelano”. Nel complesso labirinto che essi costituiscono il lettore penetra a poco a poco, acquista familiarità con le diversità culturali da cui essi dipendono, prende contatto con le manifestazioni del sacro che si palesano a vari livelli cosmici (il Cielo, le Acque, la Terra, le Pietre), nei fenomeni biologici (i cicli vegetativi, i ritmi lunari, la sessualità), nei miti e nei simboli (il famoso mito dell’eterno ritorno). Il “Trattato”, che a distanza di sessant’anni dalla pubblicazione conferma il suo valore e la sua permanente attualità, può leggersi da un duplice punto di vista: come interpretazione fenomenologico-religiosa spesso suggestiva e stimolante, e come documento del travaglio della cultura moderna, impegnata nella ricerca di un più ampio e sensibile umanesimo.
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Il trattamento

I bambini lo chiamano il troll, perché, dicono, si nasconde tra gli alberi e mangia i bambini nei loro letti. Ma chi dà retta alle favole dei bambini? Certamente non la polizia, che pure è impegnata nelle indagini su Rory Peach, nove anni, tenuto prigioniero in casa sua per tre giorni con i genitori e poi scomparso nel nulla. Le speranze di ritrovare il piccolo ancora in vita sono pochissime, anche perché è probabile che il rapitore lo abbia sottoposto a sevizie più atroci di quelle già inflitte al padre e alla madre, bendati e ammanettati a un termosifone per quei tre, interminabili giorni. Ma che cos’è accaduto veramente nella casa dei Peach? Per il detective Jack Caffery, incaricato di risolvere il caso, la vicenda presenta molti, troppi lati oscuri, e quando Rory viene rinvenuto cadavere, in cima a un albero del parco vicino a casa sua, trovare il maniaco omicida diventa per lui una vera ossessione, soprattutto perché quella tragica storia gli riporta alla mente la sorte del fratellino, Ewan, rapito venticinque anni prima, quando aveva la stessa età di Rory, e mai più ritrovato. È possibile che un legame di sangue unisca il destino di Ewan e Rory? È possibile che gli spettri insediati nella mente di Caffery stiano per prendere di nuovo forma, per avviare un sinistro gioco in cui sono la perversione e la crudeltà a dettare le regole? Il detective ha un’unica certezza: soltanto lui potrà risolvere l’agghiacciante mistero di casa Peach e scoprire l’identità dell’assassino, perché lui sa che cosa significa sprofondare nell’abisso del male, toccare il buio fondo della mente umana. E lo risolverà a qualsiasi prezzo: violando la legge, mettendo in pericolo il proprio lavoro, rischiando la rovina della sua stessa vita. Intanto però il tempo passa, i bambini continuano a parlare del troll e nessuno li ascolta… Dopo il successo di Birdman, Mo Hayder conferma di essere un’autrice dotata di un talento eccezionale: il suo stile crudo e diretto, la sua capacità di far crescere la suspense fino all’ultima pagina, la sua attenzione per le pulsioni più inconfessabili dell’animo umano la rendono una vera fuoriclasse del suo genere.

I trasfigurati

David Strorm è un ragazzo di Waknuk, una comunità ordinata, osservante delle leggi e timorata di Dio, che comprende circa un centinaio di case grandi e piccole ed è uno dei pochi villaggi sopravvissuti al disastro atomico che ha devastato la terra. Suo padre è il più ricco proprietario terriero del paese, una persona influente che amministra la legge temporale come magistrato e tiene il sermone in chiesa la domenica, spiegando con chiarezza le leggi e le opinioni che vigono in cielo sui più disparati argomenti morali e materiali. Sulle pareti di casa Strorm spiccano, come unico segno di decorazione, dei pannelli di legno su cui sono artisticamente incise citazioni prese dai Pentimenti, la bibbia dei sopravvissuti di Waknuk: «Solo l’immagine di Dio è Uomo», «Mantieni pura la Creazione del Signore » etc. Il pannello più grande pende dalla parete di fronte alla porta d’ingresso. Serve a ricordare a chiunque entri in casa: «Guardati dal Mutante!». David è vissuto sin dalla più tenera età nella convinzione che «Benedetta sia la Norma» e che soltanto «nella purezza stia la salvezza», ma quando nella campagna attorno al paese si imbatte in Sophie, una piccola Mutante i cui piedi hanno sei dita, rinnega i dettami religiosi del padre e decide di tenere quel segreto per sé. Dopo aver scoperto, però, di essere lui stesso un Mutante capace di comunicare a distanza, di «chiacchierare con forme-pensate» con altri otto ragazzi del villaggio e dei distretti vicini, tra cui sua cugina Rosalind e sua sorella Petra, David è costretto a fuggire da Waknuk e a inoltrarsi nel mondo sconosciuto, nelle Terre Selvagge e nelle foreste delle Frontiere e, al di là di quelle, nel Sealand, la terra di una nuova razza umana, di un popolo destinato a costruire un nuovo mondo. Con uno stile scarno e immediato, aiutato dal vigore delle immagini e dal ritmo serrato delle vicende raccontate, I trasfigurati rielabora il terrore della guerra atomica, e tocca uno dei temi più cari alla letteratura: solo quando l’arroganza degli uomini sarà punita con una catastrofe, un nuovo mondo potrà nascere dalle sue ceneri. «Wyndham ha creato alcuni dei mostri più fantasiosi del XX secolo. E ha scritto una manciata di romanzi che, giustamente, sono considerati dei classici moderni». Observer «Un libro che si legge tutto d’un fiato. Con un finale che fa riflettere il lettore su quanto sia effimera la nostra civiltà…». Boston Globe «Un ritmo perfetto, uno humour irresistibile… Uno dei pochi autori la cui immediata e compulsiva leggibilità non è un insulto all’intelligenza». Spectator «Resta attuale e inquietante in una maniera sorprendente». Guardian

Trappola bianca

Nella miglior tradizione del giallo classico, “Trappola bianca” si apre con un enigma apparentemente inspiegabile: il conducente di una delle nove automobili bloccate da una tempesta di neve in un’aspra località del Norfolk viene ucciso al volante da un misterioso assassino in grado di svanire senza lasciare la minima traccia. Nessuno degli altri guidatori ha visto né udito niente. L’ispettore Shaw e il sergente Valentine – intrappolati a loro volta dalla tormenta dopo aver scoperto un cadavere trasportato dal mare sulla costa – si ritrovano a dover districare un caso di estrema difficoltà, destinato a mettere a dura prova non solo il loro rapporto professionale ma anche quello umano. Sarà la comparsa di un terzo cadavere a lasciar intuire agli investigatori che tutti i personaggi coinvolti nell’ingorgo hanno qualcosa da nascondere. E l’indagine si amplierà fino a rivelare la rete di silenzi e complicità che si cela in quello sperduto angolo d’Inghilterra.

Una tranquilla disperazione. Un’indagine del commissario Cataldo

Trentaquattro anni, bionda, occhi verdi, sportiva, intelligente, Lea Ghedini, modenese, sovrintendente di polizia, avrebbe più di un motivo per essere contenta della propria vita. Soprattutto adesso che, dopo quattordici anni di lontananza, è stata appena trasferita alla questura della sua città. E invece no: l’anziana madre, con cui vive, muore all’improvviso. Crisi cardiaca, dice il medico: prevedibile. Ma lei ha dei dubbi. Anche perché, nei giorni seguenti, cominciano a morire, in modi diversi, alcune persone che lei ha conosciuto quattordici anni prima. E che potrebbero essere connesse, come la madre, a un antico fatto di cronaca nera. Divisa tra desiderio di indagare e paura di sapere, Lea non può che ricorrere al suo superiore, il commissario Cataldo, al culmine della maturità professionale, ma incupito da un’intima pena, che condiziona la sua vita privata. Un’indagine difficile, retrospettiva. Rapporti vecchi di anni e nuovi delitti, gente che non ricorda o che non vuole parlare, individui collegati da legami equivoci. Un intrico di passioni, di interessi, di omertà. Lea con i suoi ricordi, Cataldo con la sua esperienza sono costretti a ricucire tutto a forza di indizi insignificanti, di parole sfuggite inavvertitamente, di ipotesi azzardate, in una corsa disperata contro il tempo. E insieme a loro il lettore vive lo stesso tormento di brancolare nel buio e, fino all’ultimo, di vedere impunita una serie di omicidi freddi e spietati.
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Tramonto e polvere

Una comunità di poveracci sorta intorno a una segheria, una natura violenta testimone muta di una terribile storia di amore e di sopraffazione. Siamo in Texas, negli anni della Grande Depressione. Sunset Jones uccide il marito, manesco tutore dell’ordine, e ne prende il posto. E si trova ben presto invischiata nel caso di un antico delitto che affonda le sue radici in una macabra storia di sesso e razzismo, di avidità e corruzione, di ragazze-madri e figli mai nati. Una vicenda nascosta nelle viscere del piccolo villaggio, che offre alla giovane donna la possibilità di scoprire in se stessa una forza morale di cui fino a quel momento era inconsapevole. La voce di Lansdale dipinge un mondo che sembra uscire da una leggenda orale, di quelle che passano di generazione in generazione, e dove, lontani, arrivano gli echi del Ku Klux Klan, delle leggi razziali, della nuova ricchezza in arrivo dai pozzi petroliferi.

Leggendo le storie di Lansdale si sente l’odore della terra, il puzzo acido del sudore, il lezzo rancido di paesini sparsi nel deserto. Ha un’attenzione al paesaggio che mi ricorda Cormac McCarthy… Il suo primo racconto che ho letto mi ha steso come un pugno e mi ha fatto capire meglio cosa significa la parola talento.

Niccolò Ammaniti

Tramonto e polvere è un fuoco di sorprese, di cattiveria e umorismo, ed è scritto in stato di grazia… Lansdale è un narratore puro nella grande tradizione americana.

‘The Boston Globe’

Joe Lansdale è il poeta laureato del Texas, e questo romanzo conquisterà nuovi e appassionati lettori.

‘The Guardian’

(source: Bol.com)

Il tramonto della politica. Considerazioni sul futuro del mondo

Nel mondo del Ventunesimo secolo sono esplose tensioni forse tra le più laceranti della storia: il contrasto tra la globalizzazione, e la crisi economica che ne è conseguita, e le istanze locali delle forze del passato; le migrazioni delle masse di poveri che premono alle porte del ricco Occidente; lo scontro tra le forme della cultura e la tradizione occidentale, che sino a poco tempo fa poteva considerarsi dominante, e il terrorismo di matrice islamica. A questi problemi la politica non è in grado di offrire soluzioni efficaci: non sul piano internazionale, dove ogni forma di cooperazione tra Stati viene messa in seria discussione, né all’interno dei singoli Paesi, dove ha ceduto all’economia la gestione della società, limitandosi a garantire il funzionamento del mercato. In relazione a questo quadro Emanuele Severino riprende e sviluppa qui temi a lui cari come il rapporto tra politica, tecnica e filosofia e propone una chiave di lettura per smascherare il significato profondo della volontà di disfarsi di quella adesione alla verità assoluta che il tempo presente vuole abbandonare. In questo processo il capitalismo, per trionfare sui propri nemici, dopo aver emarginato la politica, deve sfruttare a fondo le potenzialità della tecnica, la quale è divenuta sempre più forte e ora da serva si sta trasformando in padrona, svuotando il capitalismo del suo scopo e conducendolo quindi alla morte. Quello che oggi ci pare uno scontro epocale tra valori è in realtà soltanto l’espressione di una battaglia di retroguardia, tra le diverse “verità” che intendono piegare il mondo alla loro visione ma che in realtà sono tutte destinate a essere sconfitte dall’avvento della tecnica, che potrà compiersi pienamente solo quando quest’ultima potrà godere del sostegno della filosofia e raggiungere il proprio scopo: realizzare tutto quanto è possibile.