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Parole della filosofia o dell’arte di meditare

Un esercizio della filosofia attraverso l’esposizione e la meditazione di alcune sue grandi parole. Il ripensarle oggi mostra come la loro vita e la loro fecondità sopravvivano all’esaurimento e alla dissoluzione dei sistemi. Nel riproporre alcune grandi parole della filosofia, il libro intende offrire materiali per pensare e soprattutto l’occasione per rielaborare la ricchezza semantica e simbolica della tradizione. Il testo costruito nella forma di un lessico filosofico – per coppie oppositive o complementari lavora sulle parole: è esercizio teorico e insieme recupero e meditazione di parole antiche di cui vale la pena accertare se è possibile usarle ancora, reimpiantandole nel presente e dando luogo a nuove germinazioni di pensiero.
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Le parole del nostro destino

Amiens, Francia, 1916. Incurante della pioggia battente, una donna è in attesa fuori della cattedrale. Tra i fedeli raccolti in preghiera, c’è il capitano Julian Ashford, l’uomo per cui lei ha sacrificato ogni cosa e che tuttavia non rivedrà mai più. Quando tornerà in trincea, Julian morirà. Ma lei è lì per riscrivere il loro destino. Il nome della donna è Kate? New York, oggi. Incurante del gelo, una donna è in attesa davanti alla porta di Julian Laurence: sebbene sia la vigilia di Natale, deve consegnargli dei documenti urgentissimi. I due si sono conosciuti il giorno precedente, eppure, quando lei entra in casa, lui si comporta come se l’aspettasse da sempre, come se l’amasse da sempre. Ricambiare quell’amore le sarà facile: Julian è uno degli uomini più ricchi e affascinanti di Manhattan, è romantico, appassionato, intenso. Per qualche mese, la vita diventa un sogno da cui non ci si vorrebbe svegliare mai più… Ma poi, dal nulla, spunta un libro: la biografia di Julian Ashford, un prezioso volume corredato di foto e di lettere scritte dal celebre poeta-soldato durante la prima guerra mondiale. La donna non ha dubbi: la calligrafia elegante e ordinata, gli occhi gentili, il volto che s’intravede sotto il berretto sono del suo Julian. E quel libro sta per segnare il loro destino. Il nome della donna è Kate? In un turbine di sentimenti e di misteri, di speranze e di passione, Le parole del nostro destino racconta la storia di un amore vero, un amore unico, un amore eterno.

La parola ebreo

‘Brucia dirlo, ma un orlo nero segna i nostri giorni incolpevoli, senza memoria e senza storia’: era il 1938 quando Mussolini avviò la campagna antisemita, prima fase di un dramma che avrebbe coinvolto milioni di persone. La parola ebreo di Rosetta Loy ci riporta al clima degli anni in cui la sua famiglia, cattolica, e una certa borghesia italiana, anche se non apertamente schierata con il fascismo, accettarono le leggi razziali senza avere coscienza della tragedia che si stava compiendo. La bella casa romana, le vacanze in montagna, i ricordi dolci di un’infanzia innocente si affiancano ad altri ricordi piú inquietanti che affiorano poco a poco nei volti e nelle figure di persone improvvisamente diventate ‘altre’ per decreto e per questo perseguitate. L’autrice ritrova i segni misteriosi e ambigui di quella quotidianità vissuta al riparo della storia e si insinua nelle pieghe dei fatti raccontando, con l’aiuto di lettere, dichiarazioni, discorsi, i passaggi cruciali di un periodo in cui nessuno – tanto meno la diplomazia vaticana, soprattutto nella persona di Pio XII – è stato capace di opporsi alla follia nazista. Rosetta Loy disegna cosí i contorni di quella ‘zona grigia’ in cui memoria individuale e memoria collettiva sinistramente si sovrappongono, scoprendo i nodi di un dilemma storico e morale di intatta attualità.
(source: Bol.com)

La parola alla difesa

Una giovane donna, Elinor Carlisle, siede sul banco degli imputati, accusata di omicidio. Elinor ha un movemnte: la vittima, Mary Gerrard, dama di compagnia di una sua anziana e ricca zia, le aveva infatti sotratto una consistente eredità; inoltre l’omicidio, per avvelenamento da morfina, era avvenuto durante una colazione alla quale avevano partecipato solo la vittima, Elinor e una vecchia, irreprensibile infermiera. Tutti sono convinti della sua colpevolezza. tutti tranne Poirot che riesce a risolvere il complicato puzzle giungendo ad una ricostruzione veramente inaspettata del caso.

La parola ai giovani

Nel 2007 Umberto Galimberti ha pubblicato un libro, “L’ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani”, in cui descriveva il disagio giovanile da imputare, a suo parere, non tanto alle crisi psicologiche a sfondo esistenziale che caratterizzano l’adolescenza e la giovinezza, quanto a una crisi da lui definita “culturale”, perché il futuro che la cultura di allora prospettava ai giovani non era una promessa, ma qualcosa di imprevedibile, incapace di retroagire come motivazione a sostegno del proprio impegno nella vita. A distanza di anni cos’è cambiato di quell’atmosfera che Galimberti aveva definito “nichilista”? Non granché, fatta eccezione per una percentuale forse non piccola di giovani che sono passati dal nichilismo passivo della rassegnazione al nichilismo attivo di chi non misconosce e non rimuove l’atmosfera pesante del nichilismo senza scopo e senza perché, ma non si rassegna. E dopo un confronto serrato con la realtà, si promuove in tutte le direzioni, nel tentativo molto determinato di non spegnere i propri sogni. “La parola ai giovani” raccoglie la voce di questi giovani che hanno un gran bisogno di essere ascoltati, per poter dire quelle cose che tacciono ai genitori e agli insegnanti perché temono di conoscere già le risposte, che avvertono lontane dalle loro inquietudini, dalle loro ansie e dai loro problemi. E allora si affidano a un ascoltatore lontano, che prende a dialogare con loro, non per risolvere i loro problemi, ma per offrire un altro punto di vista che li faccia apparire meno drammatici e insolubili.

(source: Bol.com)

Parlare da soli

Lito ha appena compiuto dieci anni e sogna di fare il camionista. Suo padre Mario è ammalato, e oltre al suo corpo soffre anche la sua memoria. Prima che sia troppo tardi, si mettono in viaggio, un viaggio decisivo, in cui condivideranno molto più che tempo e spazio. Nel frattempo, tormentata dalla perdita imminente, Elena, moglie di Mario, si immerge in un’avventura catartica, che prende spunto dalla sua enorme passione letteraria e sfida i suoi limiti morali. A capitoli alterni, per raccontare di sé e dell’amore per gli altri, ciascuno dei tre protagonisti prende voce e «parla da solo». Lito è un bambino spaesato, che non ha ancora gli strumenti per capire, ma ha la curiosità e l’intelligenza d’intuire i segni profondi di quel che gli accade attorno. La voce di Mario è dolorosa e straniante: sta perdendo la vita e non ha scelta, non ha futuro: vuole lasciare a chi lo ama il meglio di sé, cerca di immaginare la vita di Lito senza di lui. Elena deve affrontare il terribile dolore della perdita ma riesce ancora ad amare, prova nuovi piaceri proibiti, trova nei suoi amatissimi libri il male d’esistere ma anche un barlume di speranza. Nelle sue poche pagine, Parlare da soli abbraccia infanzia e morte, dolore e amore, perversione e aspirazione alla salvezza. Il risultato è un romanzo profondamente perturbante, crudele e pietoso assieme, che indaga in un’originale forma di trio l’eterna connessione fra Eros e Thanatos; la nuova opera di uno degli autori più acclamati della sua generazione – non solo in Spagna, ma oggi in tutto il mondo.

Parlami di battaglie, di re e di elefanti

13 maggio 1506: Michelangelo sbarca a Costantinopoli, da cinquant’anni capitale dell’impero turco. Ha lasciato Roma, irritato con papa Giulio II che gli preferisce altri artisti, per accettare l’invito del sultano Bayazid il Giusto, che gli offre un compito e una sfida: disegnare un ponte che unisca le rive del Bosforo. Lo stesso progetto era stato affidato vent’anni prima a Leonardo da Vinci, e Michelangelo trova irresistibile la prospettiva di riuscire là dove il rivale ha fallito. Il fascino della città d’oro e di spezie lo avvolge e lo ammalia fin da subito: e tra paggi, schiavi, soldati, elefanti, scimmie, taverne oscure e freschi cortili si fanno avanti due figure ambigue e incantevoli che avvincono l’artista con il potere della danza, del canto, della poesia. Sempre in bilico tra invenzione e ricostruzione storica, questo romanzo è il racconto di un sogno: quello dell’incontro – possibile e mancato – fra il genio del Rinascimento e la magia dell’Oriente.

Parigi nel XX secolo

Verne interpreta il gusto della sua epoca: esotismo ed esigenze d’evasione, attenzione alle promesse della scienza e delle tecnologie, fiducia nel progresso. Nella trasparenza delle sue immagini più straordinariamente anticipatrici, però, non di rado si legge una certa diffidenza verso le macchine e verso un futuro nel quale l’uomo rischia di perdersi. Questo radicale pessimismo che vena Parigi nel XX secolo, fu il motivo per cui, scritto nel 1863 il racconto fu ritrovato e pubblicato solo nel 1994.
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Parainsonnia: Sleepless

In un futuro che potrebbe essere già arrivato, il mondo è sconvolto da un’epidemia di insonnia incurabile, che devasta i rapporti sociali e conduce alla morte. C’è un solo farmaco che riesce ad attenuarne i sintomi: si chiama Dreamer, garantisce enormi profitti al colosso farmaceutico che lo produce, viene distribuito negli ospedali, ma è anche al centro di un traffico illegale. In una Los Angeles su cui incombe l’apocalisse, il giovane poliziotto Parker “Park” Hass – che, quando studiava filosofia, sognava un mondo migliore – deve incontrare uno spacciatore che potrebbe dargli informazioni preziose sul contrabbando di Dreamer, ma nel luogo dell’appuntamento trova solo cadaveri. Si impadronisce di un hard-drive pieno di dati, e da quel momento si trova coinvolto in un gioco mortale, tra un genio della realtà virtuale e un killer in missione. E Park ha una ragione in più per far luce sull’enigma di Dreamer: sua moglie si è ammalata d’insonnia, e la loro bambina neonata deve essere salvata. A qualunque costo

Paradiso: Canti delle Terre Divise

Le strade di Maj e Alec, i due ragazzi che hanno acceso i fuochi di rivolta a Europa, si sono divise. Mentre Maj è alla testa dei ribelli nel momento più difficile della loro esistenza, Alec ha accettato l’offerta degli oligarchi di diventare uno di loro, per mostrare al mondo che tutti possono accedere ai gradini più alti del potere. Il volto di Alec è ormai i l volto della propaganda dell’Oligarchia e viene trasmesso ventiquattrore su ventiquattro sui megaschermi che campeggiano ovunque, odiato dal Movimento che lo considera un traditore. Ma se Alec si è davvero venduto in cambio di una lussuosa vita in Paradiso, dove gli oligarchi e le loro famiglie vivono accuditi da centinaia di servi e protetti dall’esercito, per quale motivo sembra agire di nascosto dai suoi stessi alleati? E soprattutto, perché vuole a ogni costo andare in America, il continente da poco riscoperto e che è sopravvissuto al cataclisma che ha sconvolto il mondo diventando un impero dedito allo schiavismo? La risposta è nascosta in una mappa che viene dal passato e che è in grado di cambiare i destini dell’umanità. L’emozionante conclusione della trilogia che ha rinnovato il fantasy italiano.

Il paradiso perduto

Il professor David Ullman è un esperto di narratologia religiosa, con una particolare predilezione per il Paradiso perduto di John Milton e per ogni manifestazione letteraria di colui che molti chiamano l’Avversario: Satana. David, però, non è un credente. I demoni appartengono al suo campo di studi, ma è convinto che il male sia un’invenzione umana. Un pomeriggio una donna magrissima dall’accento europeo gli fa visita nel suo studio, proponendogli un invito da parte di un committente che vuole restare sconosciuto: un viaggio a Venezia per offrire il suo parere professionale su un non meglio definito “fenomeno”, in cambio di un’ingente somma di denaro. David accetta, sia per fuggire dall’imminente divorzio, sia per distrarre con un viaggio l’amata figlia dodicenne Tess, colpita da una malinconia che lui ben conosce, avendo convissuto per anni con la nube cupa della depressione. In un viaggio inimmaginabile sulle tracce di enigmi nascosti nel Paradiso perduto miltoniano, David dovrà affrontare i suoi demoni interiori e aprirsi alla possibilità della reale esistenza del diavolo, se vuole salvare l’unico miracolo nella cui veridicità abbia mai creduto: sua figlia.

Il paradiso degli orchi

“Se davvero volete sognare, svegliatevi…”Un eroe, Malaussène, che come lavoro fa il “capro espiatorio”. Una famiglia disneyana, senza mamme e babbi, con fratellini geniali, sorelle sensitive, una “zia” maschio protettrice di vecchietti, ladri e travestiti brasiliani, una “zia” femmina supersexy, ritratto irresistibile del giornalismo alla “Actuel”, una misteriosa guardia notturna serba, un cane epilettico. Questa esilarante banda di personaggi indaga su una serie di oscuri attentati, sull’orrore nascosto nel Tempio del benessere, un Grande Magazzino dove scoppiano bombe tra i giocattoli e un Babbo Natale assassino aspetta la prossima vittima. Un’altalena tra divertimento e suspence, tra una Parigi da Misteri di Sue e una Parigi post-moderna dove proliferano i piccoli e grandi “orchi” che qualcuno crede estinti. Degli orchi si può ridere o si può tremare. Uno scrittore d’invenzione, un talento fuori delle scuole come Pennac, non ha certo paura di affrontarli con l’arma che lui stesso così definisce nel libro: “l’umorismo, irriducibile espressione dell’etica”.Stefano Benni

I paradisi artificiali

Dalla penna del poeta dei Fiori del male nasce, nel 1860, questo testo sui paradisi creati dall’assunzione di droghe, in cui, nella seconda parte, l’autore riprende e traspone le opere di Thomas De Quincey Confessioni of an English Opium-Eater e Suspiria de profundis. In una prosa musicale e conturbante, Baudelaire studia come l’oppio e l’hascisc finiscano presto per tramutarsi, da rimedi, in affascinanti e tirannici veleni dai portentosi effetti di amplificazione, e apre uno squarcio di inesausta attualità sul giogo della dipendenza, sugli abissi dell’immaginazione, sui materiali dell’inconscio e sul rapporto che corre tra vita reale, voluttà artificiali, creazione e poesia. Libro bizzarro, stravagante, profondo, I paradisi artificiali sono un saggio mirabile e un grande poema in prosa, testimonianza di un’epoca in cui hanno radice molte delle inquietudini e dei turbamenti del nostro tempo.
(source: Bol.com)

La parabola dei talenti

Premio Nebula 2000 Seguito de La parabola del seminatore Nel mondo devastato della California del 2032 un gruppo di uomini e donne cerca di sopravvivere alla violenza e alla disperazione. Alla loro guida è Lauren Olamina, una leader visionaria con un progetto di salvezza che unisce la fede al pragmatismo, il rispetto dei valori umani al coraggio della forza. Sullo sfondo di un continente lacerato dai conflitti e da una crociata religiosa reazionaria che parte dalla presidenza degli Stati Uniti, Lauren, sua figlia Larkin e gli altri cercano le soluzioni che possono salvare le loro esistenze e permettere alla loro civiltà di rimanere in vita. NOTA: A causa di un errore tipografico, alcune copie del libro potrebbero recare difetti di stampa tra le pagine 224 e 240. Potete scaricare direttamente da questi link le pagine in questione: in formato RTF (per Microsoft Word o WordPad di Windows) oppure in formato PDF (per Acrobat Reader) Ci scusiamo per l’inconveniente.

I papi e il sesso

cronaca di tutti i giorni: Santa Madre Chiesa non digerisce insinuazioni sulla condotta sessuale dei suoi membri, servitori di Cristo. «Pettegolezzi», «calunnie», «infamie»: c’è però chi a questa versione non ha mai creduto, e chi, dopo aver saputo, non potrà più crederci. Eric Frattini torna a sfidare la Chiesa con un saggio documentatissimo e sconvolgente, in cui sfilano secolo dopo secolo i sommi pontefici e i loro indicibili vizi: almeno diciassette papi pedofili, dieci incestuosi, dieci ruffiani, nove stupratori. E poi, nonostante continue condanne dell’omosessualità, del matrimonio e del concubinato tra religiosi, decine di pontefici sposati, omosessuali, travestiti, concubinari, per non parlare dei sadici e dei masochisti, dei voyeur eccetera eccetera: inimmaginabile quanti fra questi siano stati perfino canonizzati. «Nessuna religione al mondo ha mai dibattuto tanto l’intimità sessuale come il cattolicesimo» scrive Frattini, e nessuna ha mai imposto altrettanto dettagliatamente i suoi codici di comportamento: ancora oggi, tolleranza zero verso le coppie di fatto, l’aborto, la contraccezione e la fecondazione assistita. Ebbene, dalle Sacre Scritture a Benedetto XVI, benvenuti nell’epopea sessuale della Chiesa cattolica.
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### Sinossi
cronaca di tutti i giorni: Santa Madre Chiesa non digerisce insinuazioni sulla condotta sessuale dei suoi membri, servitori di Cristo. «Pettegolezzi», «calunnie», «infamie»: c’è però chi a questa versione non ha mai creduto, e chi, dopo aver saputo, non potrà più crederci. Eric Frattini torna a sfidare la Chiesa con un saggio documentatissimo e sconvolgente, in cui sfilano secolo dopo secolo i sommi pontefici e i loro indicibili vizi: almeno diciassette papi pedofili, dieci incestuosi, dieci ruffiani, nove stupratori. E poi, nonostante continue condanne dell’omosessualità, del matrimonio e del concubinato tra religiosi, decine di pontefici sposati, omosessuali, travestiti, concubinari, per non parlare dei sadici e dei masochisti, dei voyeur eccetera eccetera: inimmaginabile quanti fra questi siano stati perfino canonizzati. «Nessuna religione al mondo ha mai dibattuto tanto l’intimità sessuale come il cattolicesimo» scrive Frattini, e nessuna ha mai imposto altrettanto dettagliatamente i suoi codici di comportamento: ancora oggi, tolleranza zero verso le coppie di fatto, l’aborto, la contraccezione e la fecondazione assistita. Ebbene, dalle Sacre Scritture a Benedetto XVI, benvenuti nell’epopea sessuale della Chiesa cattolica.