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Fino Alla Fine Del Mondo: Matching Scars

«Non innamorarti di lui… non ancora…». È passato un anno dalla notte tempestosa in cui Benjamin Carter è ripiombato nella vita di Caterina, giurandole amore eterno, per poi andarsene di nuovo, con la promessa di tornare da lei un giorno. Andare avanti non è stato facile, ma non ha avuto altra scelta se non quella di rimboccarsi le maniche e guardare al futuro, un futuro dolce e semplice che solo il bell’avvocato Julian Steinfield sembra essere in grado di offrirle. Ma il destino sembra non volersi arrendere e, ogni volta che Caterina pensa di essere guarita e immune al fascino del suo grande amore perduto, lui rispunta dal nulla, pronto a rimescolare le carte in tavola. Complice un concerto a New York City e un matrimonio al quale non può mancare, i due si ritroveranno l’uno davanti all’altra per la resa dei conti. Questa volta non basteranno promesse vuote e muri invalicabili per difendersi: quando si troveranno davanti al bivio più importante della loro vita, dovranno decidere da che parte andare consapevoli che, una volta imboccata una strada, non si potrà più tornare indietro.

Fino a dopo l’equinozio

Keitaro, un giovane in cerca di avventure, ascolta i racconti di viaggio di un vagabondo di nome Morimoto che scompare improvvisamente lasciandogli in eredità il suo bastone da passeggio e raccomandandogli di farne buon uso. Questo strano bastone di foggia occidentale, sormontato da una testa di serpente, lo accompagnerà a lungo come una specie di amuleto. Da quel momento la storia di Keitaro subirà svolte inaspettate, intrecciandosi con la vita di altri personaggi e dando vita a un affresco delicato e a tratti struggente.

(source: Bol.com)

Una finestra vistalago

**«Secondo me, Vitali sorpassa con la sua levità Guareschi.»**
**«Il suo è puro gioco narrativo con momenti di alto virtuosismo.»**
Antonio D’Orrico, *«La lettura – Corriere della Sera»*
**«Un grande narratore che, come Piero Chiara e Mario Soldati, sa raccontare la profondità della superficie.»**
Bruno Quaranta, *«Tuttolibri»*
**«La forza delle storie di Andrea Vitali nasce da una innata capacità di ascolto delle vicende della gente comune che egli trasforma in prodigiosa azione romanzesca.»**
Fulvio Panzeri, *«Avvenire»*
Di Arrigoni Giuseppe ce ne sono tanti a Bellano, un paese del lago di Como. Impossibile conoscerli tutti. Anche nella vita di Eraldo Bonomi, operaio tessile del locale cotonificio, ce ne sono troppi. E sarà proprio un Arrigoni Giuseppe a segnare il suo destino, dove brillano l’amore per la bella Elena e la militanza politica nel PSIUP.
Il colpo di fulmine per Elena fa del Bonomi un uomo pericoloso, che sfiora segreti, scopre altarini, esuma scheletri sapientemente nascosti negli armadi di una provincia che sembra monotona, in quei paesi dove l’omonimia può essere fonte di equivoci ma anche, a volte, il viatico verso la libertà.
Mirabilmente costruito, Una finestra vistalago è un appassionante romanzo corale e polifonico. L’avidità sessuale e la religione del denaro accendono passioni e lotte, moltiplicando chiacchiere, pettegolezzi e bugie.
Seguendo l’evoluzione di questo paese-microcosmo popolato di gente comune, Andrea Vitali ci fa assaporare la storia del nostro paese dagli anni Cinquanta ai turbolenti Settanta. Sulla scia di Piero Chiara e Mario Soldati, si conferma narratore seducente, maestro dell’antica arte del racconto italiano: trame ricche di azione ma dagli indugi sapienti, intrighi dove spesso la burla sfiora la tragedia, vicende che, attraverso la superficie, raccontano la profondità.
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### Recensione
**Vitali apre una finestra sul lago dei destini incrociati**
*Quaranta Bruno*, Tuttolibri – La Stampa
Forse le trame sono già nei nomi (il nome che agì), ciascuno un bozzolo da cui Andrea Vitali sa aspirare fili di miseria e di nobiltà, infine di ordinaria e quindi straordinaria normalità. Un catino di destini incrociati, un albero genealogico affollatissimo, sapidissimo: Gabriele Del Dossi, Grazia Perdicane, Giuseppe Arrigoni, Gaspare Bonomi, Fiorentino Crispini… Riecco il lago di Como, un angolo di Lario, Bellano, dove Vitali è medico, nella valigetta lo stetoscopio e un bloc notes che spugneggia la commedia di ieri e di oggi. Fra le voci più felici (ossia non impastate né ad arte impostate) della nostra narrativa, scovato e covato da un segugio quale Raffaele Crovi, approda ora chez Garzanti, una vetrina che dovrebbe assicurargli – come può non augurarselo questo foglio, il primo a dargli ascolto? – lettori in gran numero. Acrobata del grottesco, Andrea Vitali aveva sinora nuotato nella stagione – il Ventennio – arcitaliana per eccellenza, tra parate, medaglie, muscoli enfiati, cesari di segatura, retorica, untuosità. Questa Finestra vistalago adocchia un’altra Italia (o la stessa, immutabile Italia), dal dopoguerra agli Anni Settanta, modesta, ambigua, cinica, gregaria, borghigiana. E’ uno sguardo sferzante e corrosivo (ancorché il giudizio morale sempre si incastoni, si dissimuli, nella fabula). E’ il guazzo di un mondo piccolo (c’è una nitida eco guareschiana nel pedigree del concittadino di Tommaso Grossi) sottratto all’oblio, alla decomposizione, al piccone del Tempo, raccontandolo, gonfio com’è di storie, i vecchi, cari arnesi che le storie sono (quando ci sono, quando si sa distinguerle, coglierle e farle brillare, magari deponendo snobismi e pregiudizi e frusti intellettualismi). Che cosa accade là dove soffia la breva, sospingendo un profumo di donna? E le acacie fioriscono spremendo «un liquoroso odore di primavera»? E la tavola offre la breriana casseula, gli gnocchi di zucca, il minestrone con la codega? Andrea Vitali estrae dal baule magico che ha via via confezionato gli ingredienti dell’umana giostra, mai arrugginiti, quindi fabbricando, architettando, appiccando il romanzo. C’è la domestica ingravidata dal padrone, c’è l’eredità contesa, c’è il tarlo della raccomandazione, ci sono le claudicanti virtù clericali, c’è il passato da nascondere, c’è il teatro – ma ancora naïf, verginale – della politica, c’è il cacciatore di doti, c’è il mai adulterato copione adulterino, ci sono mondi rigorosamente a sé, di scatola cinese in scatola cinese… Acquattato come i giganteschi gatti buzzatiani, Vitali segue le lillipuziane, indigene figure di fondaco in casa screpolata, di fabbrica (il Cotonificio) in caffè, di villa polverosa in campanile…Osserva, arpiona, intrappola, suggerisce, orecchia…Un operaio tessile innamorato del Psiup (i socialisti contrari al centro-sinistra) s’invaghisce di una fanciulla, Elena, la cui scaltra madre cedette a un tal Arrigoni, fra i bellanesi che raggiunsero il Polesine per soccorrere gli alluvionati. E’ la scintilla, il colpo di fulmine, che sprigiona uno spettacolo pirotecnico. Si riaprono (si aprono) misteriosi armadi, si fruga nel torbido, ci si inoltra lungo sentieri affollati di rovi, si seguono orme veneree, ci si appella alla memoria, mille volte strofinandola come la lampada di Aladino…Sino a tirare le fila: «Tanti. Troppi. Razza maledetta». Gli Arrigoni, va da sé, il rebus, i rebus che sono, svelati scena dopo scena. E’ un cocchiere, Andrea Vitali. Guida una diligenza velocissima, sapientemente tira e allunga le redini, fendendo la provincia addormentata, eppure ribollente nelle viscere. E’ un rabdomante(o un medium) che in qualsiasi grano di polvere o pezzo di legno o grumo d’anime naturalmente capta l’avventura. Dispone l’inchiostro quasi in trance, obbediente una voce interiore generosa, nel solco della tradizione orale. «Prima che la macchina del Castronni si infilasse nella galleria di Morcate, Elena s’era girata brevemente e aveva dato un ultimo sguardo al paese. Le era tornata in mente una frase di quel libro che, anni prima, aveva letto all’Arrigoni: addio monti sporgenti, diceva. La ripeté, impercettibilmente».
### Sinossi
**«Secondo me, Vitali sorpassa con la sua levità Guareschi.»**
**«Il suo è puro gioco narrativo con momenti di alto virtuosismo.»**
Antonio D’Orrico, *«La lettura – Corriere della Sera»*
**«Un grande narratore che, come Piero Chiara e Mario Soldati, sa raccontare la profondità della superficie.»**
Bruno Quaranta, *«Tuttolibri»*
**«La forza delle storie di Andrea Vitali nasce da una innata capacità di ascolto delle vicende della gente comune che egli trasforma in prodigiosa azione romanzesca.»**
Fulvio Panzeri, *«Avvenire»*
Di Arrigoni Giuseppe ce ne sono tanti a Bellano, un paese del lago di Como. Impossibile conoscerli tutti. Anche nella vita di Eraldo Bonomi, operaio tessile del locale cotonificio, ce ne sono troppi. E sarà proprio un Arrigoni Giuseppe a segnare il suo destino, dove brillano l’amore per la bella Elena e la militanza politica nel PSIUP.
Il colpo di fulmine per Elena fa del Bonomi un uomo pericoloso, che sfiora segreti, scopre altarini, esuma scheletri sapientemente nascosti negli armadi di una provincia che sembra monotona, in quei paesi dove l’omonimia può essere fonte di equivoci ma anche, a volte, il viatico verso la libertà.
Mirabilmente costruito, Una finestra vistalago è un appassionante romanzo corale e polifonico. L’avidità sessuale e la religione del denaro accendono passioni e lotte, moltiplicando chiacchiere, pettegolezzi e bugie.
Seguendo l’evoluzione di questo paese-microcosmo popolato di gente comune, Andrea Vitali ci fa assaporare la storia del nostro paese dagli anni Cinquanta ai turbolenti Settanta. Sulla scia di Piero Chiara e Mario Soldati, si conferma narratore seducente, maestro dell’antica arte del racconto italiano: trame ricche di azione ma dagli indugi sapienti, intrighi dove spesso la burla sfiora la tragedia, vicende che, attraverso la superficie, raccontano la profondità.

Una finestra sul mare

Da generazioni i suoi antenati percorrono ogni giorno il sentiero tra le ginestre che conduce in cima alla scogliera di Land’s End, in Cornovaglia. Un sentiero pieno di segreti, sepolti nel profondo del suo cuore. Ultima discendente di una famiglia di guardiani del faro, Janet è ormai anziana, ma non riesce a rinunciare del tutto a quell’antico rituale. Ma quel giorno, giunta in cima al promontorio, scorge una ragazza sul bordo della scogliera, lo sguardo che scruta il vortice delle onde. Troppe volte ha visto quella scena per non intuire subito le sue intenzioni. Con parole confortanti, Janet porta con sé la giovane Kim, accogliendola nel suo piccolo cottage coperto d’edera. Qui la ragazza le confida il motivo della sua disperazione: la morte dell’uomo che amava. È così che Janet decide di farle un dono molto speciale: un vecchio diario ritrovato sulla spiaggia dal suo bisnonno. Le memorie di Leandra, che nel 1813, proprio su quegli scogli, aveva cercato di sfuggire al suo doloroso destino. Finché la sua strada non aveva incrociato quella di Christian, il misterioso guardiano del faro… La storia di una passione proibita sullo sfondo delle coste selvagge della Cornovaglia. Un romanzo carico di emozione e di speranza.

La fine dei vandalismi

Il mondo di Grouse County è una ragnatela di cittadine sparse in un immaginario Midwest, dove le vite sono intrecciate da legami di amicizia, affetto o semplice conoscenza. È qui che Louise Darling decide di divorziare da Tiny e fa visita alla madre, Mary, per portarla fuori a pranzo prima della seduta del consiglio comunale, dove si discutono le sorti di un cane mordace. Nel frattempo, lo sceriffo Dan Norman si trova a dare la caccia al marito di Louise, per atti vandalici commessi nella scuola durante il ballo contro i vandalismi. E così Dan incontra Louise, se ne innamora, Tiny la perde per sempre, e Louise ritrova finalmente se stessa.

Finalmente ho capito! La Filosofia

Chi ha inventato la filosofia? Quali sono state le prime domande che si è posto l’uomo alla ricerca della consocenza?

Partendo dai suoi primi passi, ripercorriamo qui l’affascinante cammino delle diverse ricerche filosofiche, dalle origini nell’antica Grecia fino ai mutamenti e alle crisi del Novecento.
Scritto con un linguaggio chiaro e semplice, rende accessibili a tutti anche le più intricate complessità dei sistemi di pensiero, illustrando le idee dei principali filosofi, tutti i concetti chiave, le correnti, le scuole e i movimenti.

(source: Bol.com)

Final girls. Le sopravvissute

Tre ragazze molto diverse, che hanno una sola cosa in comune: sono le uniche sopravvissute a tre orribili massacri. Si chiamano Quincy, Samantha e Lisa. Non si sono mai incontrate, ma la stampa le ha riunite sotto lo stesso nome: Final Girls. Sono passati dieci anni da quel weekend a Pine Cottage, dove Quincy e i suoi amici avrebbero festeggiato il compleanno di Janelle. Finché la vacanza non si è trasformata in un film horror: un uomo fa irruzione nella baita e ammazza tutti i presenti. Tutti tranne Quincy, che con il vestito rosso di sangue riesce miracolosamente a fuggire tra gli alberi, incrociando i fari dell’auto di un poliziotto. Adesso Quincy ha una vita normale, un fidanzato, un blog di cucina, ma soffre ancora di attacchi di panico e non ricorda quasi niente di quella notte, nemmeno la faccia del killer. Samantha invece si è nascosta chissà dove per sfuggire alla pressione dei media, mentre Lisa, vivace e brillante, ha scritto un libro, e la sua faccia compare su tutti i social. Così, quando la ragazza viene ritrovata con le vene tagliate, Quincy non può credere che si sia uccisa. E i dubbi aumentano quando alla sua porta ricompare all’improvviso Samantha: a cosa mira e cosa ha fatto in tutto questo tempo? Può veramente fidarsi di lei? Adesso sono rimaste soltanto in due, e qualcuno sembra intenzionato a portare a termine ciò che ha iniziato molto tempo prima…
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Filosofia. Finalmente ho capito!

Un percorso illuminante nella storia del pensiero. Chi ha inventato la filosofia? Quali sono state le prime domande che si è posto l’uomo alla ricerca della conoscenza? Partendo dai suoi primi passi, ripercorriamo qui l’affascinante cammino delle diverse indagini filosofiche, dalle origini nell’antica Grecia fino ai mutamenti e alle crisi del XX secolo. Scritto con un linguaggio chiaro e semplice, questo manuale rende accessibili a tutti anche le più intricate complessità dei sistemi di pensiero.

La filosofia spiegata con le serie TV

“La prima volta che sono entrato in classe e ho spiegato i grandi filosofi attraverso le serie tv gli studenti mi sono apparsi disorientati, spiazzati. In seguito, non ne hanno potuto più fare a meno.” Tommaso Ariemma, un professore giovane e intraprendente, ha scoperto e testato un nuovo modo di insegnare la filosofia. Da alcuni anni infatti invita i suoi studenti a scovare l’imperativo categorico di Kant fra i sopravvissuti e i rottami dell’isola di *Lost*. Oppure per ragionare sull’oscuro assioma di Parmenide (“l’essere è e non può non essere”) chiede di ascoltare con orecchie nuove i dialoghi fra i due investigatori di *True Detective*.
*La filosofia spiegata con le serie tv* è un metodo originale e acuto di far conoscere i grandi pensatori del passato. Non si tratta di semplici e allegre divagazioni o di casuali coincidenze: è un’idea per imparare e far imparare in chiave contemporanea ciò che le più alte menti dell’Occidente hanno elaborato nel corso dei secoli, sul modello di quel genio che corrisponde al nome di Luciano De Crescenzo.
Oltre a Kant e Parmenide, scopriamo così Platone dietro lo specchio di *Black **Mirror*, Aristotele che torna a nuova vita in *The Walking Dead*, Hobbes che si diverte a vedere realizzato il suo “tutti contro tutti” nel parco di *Westworld*, Spinoza che si siede di fianco a Jude Law quando *The Young Pope* approda sul trono vaticano e tanti altri ancora.
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### Sinossi
“La prima volta che sono entrato in classe e ho spiegato i grandi filosofi attraverso le serie tv gli studenti mi sono apparsi disorientati, spiazzati. In seguito, non ne hanno potuto più fare a meno.” Tommaso Ariemma, un professore giovane e intraprendente, ha scoperto e testato un nuovo modo di insegnare la filosofia. Da alcuni anni infatti invita i suoi studenti a scovare l’imperativo categorico di Kant fra i sopravvissuti e i rottami dell’isola di *Lost*. Oppure per ragionare sull’oscuro assioma di Parmenide (“l’essere è e non può non essere”) chiede di ascoltare con orecchie nuove i dialoghi fra i due investigatori di *True Detective*.
*La filosofia spiegata con le serie tv* è un metodo originale e acuto di far conoscere i grandi pensatori del passato. Non si tratta di semplici e allegre divagazioni o di casuali coincidenze: è un’idea per imparare e far imparare in chiave contemporanea ciò che le più alte menti dell’Occidente hanno elaborato nel corso dei secoli, sul modello di quel genio che corrisponde al nome di Luciano De Crescenzo.
Oltre a Kant e Parmenide, scopriamo così Platone dietro lo specchio di *Black **Mirror*, Aristotele che torna a nuova vita in *The Walking Dead*, Hobbes che si diverte a vedere realizzato il suo “tutti contro tutti” nel parco di *Westworld*, Spinoza che si siede di fianco a Jude Law quando *The Young Pope* approda sul trono vaticano e tanti altri ancora.

Filosofia e speranza

Uno dei maggiori problemi irrisolti che Karl Marx ha lasciato in eredità ai suoi interpreti riguarda la legittimità della speranza in sede pratica e teoretica, tanto nella cornice del suo pensiero quanto nel più ampio orizzonte della filosofia. L’intera opera marxiana sembra enigmaticamente in bilico tra le opposte dimensioni della scienza e della speranza. La linea interpretativa adottata da Ernst Bloch e da Karl Löwith scorge in Marx il filosofo della speranza più che della scienza, riconoscendo nella sua riflessione un’ineludibile tensione utopica rispetto alla quale la scienza sarebbe un fenomeno secondario e funzionale. Entrambi sostengono la centralità del momento della speranza in Marx, ma in forza delle concezioni antitetiche di questo sentimento che essi fanno valere all’interno della propria riflessione filosofica, finiscono poi per valutarlo in maniera opposta.
(source: Bol.com)

Filosofia della civiltà

Scritto e rielaborato da Schweitzer tra il 1913 e il 1917, Filosofia della civiltà offre un’impietosa critica della realtà e della cultura dominanti. Ma l’autore individua un’importante via di ricostruzione: solo il principio del “rispetto per la vita” può illuminare il cammino dell’umanità e condurla al vero progresso.
Il nostro pensiero filosofico – lamenta Schweitzer – ha smarrito la sua dimensione elementare e anche l’etica sembra brancolare nel buio. La vera filosofia deve muovere dalla constatazione più immediata della coscienza: «Sono vita che vuole vivere, in mezzo a vita che vuole vivere». A partire da questo punto di vista possiamo intessere una relazione spirituale con il mondo, prima ancora di dedicarci alla sua conoscenza. Schweitzer ci invita a sentirci partecipi della vita di ogni essere che ci circonda; solo così cuore e ragione si incontrano e si compenetrano perfettamente. La visione di Schweitzer è di grandissima attualità. Molto prima della globalizzazione sviluppa l’idea dell’interdipendenza di tutti gli esseri viventi sulla terra, anticipando la diffusione dei temi ecologici. Grazie alla sua attività umanitaria dimostra la poliedricità di un uomo rinascimentale, che spazia tra diverse discipline sentendo su di sé la responsabilità del cammino dell’uomo nel mondo.
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### Sinossi
Scritto e rielaborato da Schweitzer tra il 1913 e il 1917, Filosofia della civiltà offre un’impietosa critica della realtà e della cultura dominanti. Ma l’autore individua un’importante via di ricostruzione: solo il principio del “rispetto per la vita” può illuminare il cammino dell’umanità e condurla al vero progresso.
Il nostro pensiero filosofico – lamenta Schweitzer – ha smarrito la sua dimensione elementare e anche l’etica sembra brancolare nel buio. La vera filosofia deve muovere dalla constatazione più immediata della coscienza: «Sono vita che vuole vivere, in mezzo a vita che vuole vivere». A partire da questo punto di vista possiamo intessere una relazione spirituale con il mondo, prima ancora di dedicarci alla sua conoscenza. Schweitzer ci invita a sentirci partecipi della vita di ogni essere che ci circonda; solo così cuore e ragione si incontrano e si compenetrano perfettamente. La visione di Schweitzer è di grandissima attualità. Molto prima della globalizzazione sviluppa l’idea dell’interdipendenza di tutti gli esseri viventi sulla terra, anticipando la diffusione dei temi ecologici. Grazie alla sua attività umanitaria dimostra la poliedricità di un uomo rinascimentale, che spazia tra diverse discipline sentendo su di sé la responsabilità del cammino dell’uomo nel mondo.

La filosofia del viaggio nel tempo

Queste pagine vogliono colmare una lacuna e al contempo vogliono esser utili per coloro che hanno intrapreso una ricerca al limite, sia sui viaggi nel tempo che sul teletrasporto e altre possibilita future. Scienza e fantasia si sommano nella ricerca che si basa sopratutto su testi e testimonianze da me reperiti sul web. Ecco a voi scienza, fantascienza, film e manga. Tutti assieme per la costruzione di una grande impalcatura che sorregge e costruisce la realta nella quale scorriamo. Le intuizioni, la fantasia, le allucinazioni fanno anch’esse parte integrante della creativita umana e le loro realizzazioni modificano il presente e pertanto, il futuro. L’esistenza di un tempo fisico separato da un tempo filosofico e un problema che e stato al centro delle preoccupazioni di molti filosofi: da Heidegger a Bergson fino, risalendo indietro nel tempo, ad Aristotele. Perche Aristotele si pose la domanda: cos’e il tempo? E rispose in un modo molto complesso, in un modo molto involuto.
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Filosofia dei mondi globali. Conversazioni con Giacomo Marramao

Un pensiero all’altezza della globalizzazione, ossia in grado di rimodulare le categorie necessarie a comprendere ¡1 mutamento di scala che ha sovvertito il nostro spazio-tempo: così, riconoscendole la rara qualità di novum filosofico, è stata subito accolta la riflessione che Giacomo Marramao ha dispiegato nel 2003 in Passaggio a Occidente. La sua risonanza ha valicato ambiti disciplinari e altri confini, mentre il titolo stesso assurgeva a espressione emblematica del transito – costitutivo di un’epoca – verso approdi glocalizzati e mondi plurali affacciati tra le pieghe di sfasature temporali. Negli anni, il saggio ha via via aggiornato il proprio osservatorio teoretico-politico, e nel 2012 con la traduzione inglese, condotta sulla nuova edizione del 2009, ha raggiunto un pubblico planetario. Lo testimoniano le «voci» qui raccolte, che entrano nel vivo delle tesi di Marramao e sanno farsi ascoltare come in un simposio greco. L’oggetto del dibattito è però attualissimo. Riguarda la trama lacerata dell’egemonia occidentale, drammaticamente incapace di produrre una società a partire dall’economia di mercato, e le forme in cui un orizzonte è ricostruibile, o almeno perlustrabile. In dialogo stringente con i suoi interlocutori, Marramao ha l’occasione di ridefinire ancora una volta i contorni dell’universalismo della differenza, che destituisce l’identità dal rango privilegiato che si era riservata, assegna una funzione strategica alla politica della traduzione, considera il conflitto una «dimensione cruciale e generativa», integra la razionalità comunicativa con la narrazione. Nella convinzione che il destino della totalità sia l’incompiutezza, e la sintesi solo una «formula insatura».
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Il filo dei giorni: 1991-1995: la resa dei conti

«Vedi, sono stati tutti arruolati dentro quella che doveva essere una crociata; in prima linea contro un nemico considerato assoluto; poi, di colpo, licenziati, perché non servivano più. Il loro discorso è semplice: vogliono soldi per il servizio assolto, e libertà di movimento nelle carceri. Per il resto sono nella nostra stessa situazione: hanno lavorato con noi e non vogliono essere condannati. Se parlano loro c’è il rischio che cada non solo il governo, ma qualche pezzo dell’Alleanza atlantica. Per questo, per evitare che certe notizie trapelino, un segnale deve essere dato».
Dal maggio del 1992 alla fine del 1993 l’Italia è insanguinata da una decina di attentati firmati dal gruppo terroristico che si fa chiamare Falange Armata. Sono numerosi i morti che provocano in tutto il Paese. Un ispettore della Digos, che conosce bene gli ambienti dell’eversione neofascista, capisce in poco tempo cosa si muove dietro l’ambigua sigla che dice di aver scatenato l’ondata di bombe e terrore, ma non viene ascoltato. Un ambasciatore del nostro Paese consegna al capo dell’Arma dei carabinieri una lista di sedici persone che dovranno essere indagate nell’eventualità che venga ammazzato. Una giovane giornalista, grazie al suo intuito spregiudicato e alla sua ferrea logica, ricostruisce pezzo per pezzo quello che solo in apparenza è impossibile vedere. La rivelazione di Gladio, gli omicidi della Uno Bianca, le bombe davanti alle chiese e ai musei; ma anche la trattativa con Cosa Nostra, i tentativi di golpe, i segreti di Stato. È una partita a scacchi, giocata senza esclusione di colpi, che finisce in stallo. I testimoni che raccontano la verità vengono fatti sparire, quelli che accettano di mentire vengono premiati. Tutto torna normale. Può nascere la Seconda Repubblica. E i morti? Danni collaterali. È un romanzo, ovviamente…
Maurizio Torrealta nasce nel 1950 a Bologna, dove si laurea in Scienze Politiche. Dopo l’esperienza a Radio Alice, da lui stesso fondata, nel 1979 si trasferisce a New York e insegna italiano alla New York University. Nel 1987, divenuto giornalista professionista, torna in Italia e fino al 1991 collabora come inviato a Samarcanda di Michele Santoro. Tra il 1992 e il 1993 viene assunto dal Tg3 come inviato in Sicilia dove inizia la sua attività investigativa sulla mafia. Per tutto il 1993 si occupa delle stragi che hanno macchiato di sangue l’Italia. Dal 2005 caporedattore delle inchieste di Rainews24, dal 2013 al 2014 è direttore del settimanale «Left». Da dieci anni dirige la scuola di Giornalismo della fondazione Basso.
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### Sinossi
«Vedi, sono stati tutti arruolati dentro quella che doveva essere una crociata; in prima linea contro un nemico considerato assoluto; poi, di colpo, licenziati, perché non servivano più. Il loro discorso è semplice: vogliono soldi per il servizio assolto, e libertà di movimento nelle carceri. Per il resto sono nella nostra stessa situazione: hanno lavorato con noi e non vogliono essere condannati. Se parlano loro c’è il rischio che cada non solo il governo, ma qualche pezzo dell’Alleanza atlantica. Per questo, per evitare che certe notizie trapelino, un segnale deve essere dato».
Dal maggio del 1992 alla fine del 1993 l’Italia è insanguinata da una decina di attentati firmati dal gruppo terroristico che si fa chiamare Falange Armata. Sono numerosi i morti che provocano in tutto il Paese. Un ispettore della Digos, che conosce bene gli ambienti dell’eversione neofascista, capisce in poco tempo cosa si muove dietro l’ambigua sigla che dice di aver scatenato l’ondata di bombe e terrore, ma non viene ascoltato. Un ambasciatore del nostro Paese consegna al capo dell’Arma dei carabinieri una lista di sedici persone che dovranno essere indagate nell’eventualità che venga ammazzato. Una giovane giornalista, grazie al suo intuito spregiudicato e alla sua ferrea logica, ricostruisce pezzo per pezzo quello che solo in apparenza è impossibile vedere. La rivelazione di Gladio, gli omicidi della Uno Bianca, le bombe davanti alle chiese e ai musei; ma anche la trattativa con Cosa Nostra, i tentativi di golpe, i segreti di Stato. È una partita a scacchi, giocata senza esclusione di colpi, che finisce in stallo. I testimoni che raccontano la verità vengono fatti sparire, quelli che accettano di mentire vengono premiati. Tutto torna normale. Può nascere la Seconda Repubblica. E i morti? Danni collaterali. È un romanzo, ovviamente…
Maurizio Torrealta nasce nel 1950 a Bologna, dove si laurea in Scienze Politiche. Dopo l’esperienza a Radio Alice, da lui stesso fondata, nel 1979 si trasferisce a New York e insegna italiano alla New York University. Nel 1987, divenuto giornalista professionista, torna in Italia e fino al 1991 collabora come inviato a Samarcanda di Michele Santoro. Tra il 1992 e il 1993 viene assunto dal Tg3 come inviato in Sicilia dove inizia la sua attività investigativa sulla mafia. Per tutto il 1993 si occupa delle stragi che hanno macchiato di sangue l’Italia. Dal 2005 caporedattore delle inchieste di Rainews24, dal 2013 al 2014 è direttore del settimanale «Left». Da dieci anni dirige la scuola di Giornalismo della fondazione Basso.