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L’urlo della notte

Dovrebbe essere il momento migliore della vita della mezza vampira Cat Crawfield: la storia d’amore con Bones, il non-morto supersexy ritrovato dopo anni di lontananza, le riserva brillanti sorprese, e finalmente con lui accanto riesce a sentirsi protetta dagli attacchi dei suoi acerrimi nemici privi di battito cardiaco. Ma i travestimenti usati dalla Mietitrice Rossa per celare ai succhiasangue che la vorrebbero morta la sua vera identità saltano sempre più spesso, mettendola in grave pericolo. Come se non bastasse, una donna del passato di Bones, potente e pericolosa, è decisa a farlo fuori una volta per tutte. Bones è finito nel mirino di una vamp vendicativa, ma ciononostante Cat è determinata a salvare il suo amato da una faida letale che coinvolge l’intero mondo dei non-morti. Le toccherà scoprire a sue spese quanto possono essere spietati i succhiasangue, anche perché i trucchi che ha imparato come agente speciale non le saranno di alcun aiuto. Per salvarsi da un destino peggiore della morte, avrà bisogno di abbracciare senza riserve il suo istinto vampiro…

Le uova fatali

Per un disguido burocratico le uova di gallina destinate a un laboratorio per un rivoluzionario esperimento scientifico vengono sostituite con quelle di orribili rettili. Un libro di fantascienza scanzonato e graffiante del geniale scrittore russo.
(source: Bol.com)

Le Uova del Drago: Una storia vera al teatro dei pupi

Capitò di tutto, in Sicilia, tra il 1943 e il 1947. Anche che il migliore soldato tedesco fosse una donna, Eughenia Lenbach, bella e giovane. Una spia selezionata direttamente da Hitler per una missione di estrema importanza. Nome in codice “Uova del drago”: in caso di sconfitta del Reich sarà lei a dover organizzare presso le giovani generazioni focolai di riscossa. Ad aiutarla, proprio mentre gli Alleati sbarcano sull’isola, undici musulmani travestiti da frati cappuccini… Pietrangelo Buttafuoco mette in scena una storia vera, intricata e affascinante; e lo fa coniugando le cadenze di un robusto realismo venato di umori sulfurei con il ritmo fantastico del teatro dei pupi; fondendo il mondo corrusco e taciturno delle saghe nordiche con la loquace solarità mediterranea nell’unione più bizzarra eppure coerente che si possa immaginare.

Uomovivo

In una pensione sulle colline di Londra arriva all’improvviso un vento impetuoso che scuote ogni cosa, compresi gli ospiti un po’ annoiati che vi alloggiano. E porta sulla scena uno strano individuo: Innocent Smith, un gigante scomposto, allegro, rumoroso, eccentrico, forse un po’ matto. Anzi, magari è un pericoloso criminale, visto che in sua presenza accade di tutto: pistolettate, una violazione di domicilio, rapimenti di innocenti fanciulle, un tumultuoso processo. E magari non è neppure da solo quando compie le sue azioni dirompenti. Per dichiarare guerra a tutto ciò che spegne una sana meraviglia verso l’esistere non basta l’azione isolata e solitaria di un singolo, occorre un’incursione congiunta: un complotto di famiglia. Chi è l’Uomovivo? O, meglio, chi sono? Chesterton è davvero al suo meglio in questo romanzo “filosofico” pubblicato nel 1912, ma che mantiene intatta, dopo oltre cento anni, la sua carica lietamente eversiva nei confronti di ogni specie di conformismo e di tutte le idee troppo ovvie per essere vere. Dale Ahlquist ricorda Edoardo Rialti nell’Introduzione – una volta mise i lettori saggiamente in guardia: “Quanto più leggi Chesterton, tanto più ti sottoponi allo spaventoso pericolo di vedere le cose per la prima volta”.

L’uomo variabile

Thomas Cole, l’uomo variabile proveniente dal passato, è come un’incognita indipendente che sconvolge ogni calcolo degli strateghi terrestri del futuro, impegnati in una lotta all’ultimo respiro con gli abitanti di Alpha Centauri. Tolto alla sua epoca per favorire un disegno preciso, Cole sfugge ai suoi manovratori e tende i fili del destino in una direzione del tutto nuova ed imprevista. In uno scenario di Space Opera per lui insolito, l’autore porta in questo romanzo alle estreme conseguenze la sua tematica fondamentale: quella del “diverso” che, con il suo comportamento, sconvolge i parametri consueti del mondo reale.

L’uomo senza un cane

Mancano pochi giorni a Natale e gli Hermansson sono riuniti per festeggiare i sessantacinque anni di Karl-Erik, padre encomiabile e insegnante in pensione, e i quaranta di Ebba, la sua figlia prediletta. Poche ore dopo, avvengono due sparizioni inspiegabili: prima Robert, la “pecora nera” della famiglia, esce a fare una passeggiata, poi è Henrik, il figlio maggiore di Ebba, ad allontanarsi nel cuore della notte. A quarantott’ore di distanza dei due non si hanno più notizie. Viene incaricato del caso Gunnar Barbarotti, ispettore di origini italosvedesi in servizio presso la polizia di Kymlinge. L’ispettore, che si stava preparando all’odiosa prospettiva di un Natale con la ex moglie e gli ex suoceri, è ben felice di accettare: anzi, questa chiamata insperata fa segnare un punto – nel suo personalissimo conteggio – a favore dell’ipotesi dell’esistenza di Dio. Le indagini, però, si rivelano per lui tutt’altro che semplici. Fuga? Rapimento? C’è forse un nesso tra i due casi? Ci vorranno tempo, perseveranza e anche l’aiuto della sorte, perché le indagini di Barbarotti possano prendere una direzione precisa.
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L’uomo ombra

La nebbia è calata su Shadow Bay. Quella che fino a poco tempo fa era una prestigiosa stazione balneare nell’assolata California adesso si sta corrodendo nell’umidità e nella putredine, in preda a un terrore strisciante. Sulle colline i cani ululano. I senzatetto si sono rifugiati fra i rifiuti di una discarica abbandonata. I bambini sono attanagliati dal terrore di essere rapiti, hanno paura di un uomo solo, un uomo ombra, un uomo che non ha un volto. Sanno che è tornato. Sotto la furia dei venti le colline che circondano la città restituiscono il loro macabro segreto di piccoli cadaveri. Ma nessuno vuole ascoltare le grida di aiuto dei bambini terrorizzati di Shadow Bay.

L’uomo non è solo. Una filosofia della religione

Questo libro insegna a liberarci dagli idoli che trasformano la nostra esistenza in nevrosi, intervallata da confortevoli evasioni, per ritrovare l’indipendenza dalla società dei bisogni artificiali. Heschel, che congeda psicologie e sociologie come incongrue e inabili piccole schiave e per cui la stessa filosofia non è che l’antico ponte atonita all'”unione imperturbata col divino amore e la pace”, procede, come i suoi grandi antecessori “chassidici”, il lignaggio spirituale dei profeti. Prigioniero dell’offuscamento del senso di Dio, incapace di percepire la sacralità nel e del quotidiano, l’uomo può, e deve, ritrovare la dimensione profonda dell’esistenza. Le stesse pagine di quest’opera sono finalizzate a stimolare questo risveglio, quello della “dimensione santa”, e a mostrare come essa rappresenti la via maestra per accedere all’essenza stessa dell’uomo.

L’uomo nero

A Gabriele nessuno ha mai regalato nulla, ha dovuto sudarsela la sua ascesa, da semplice cameriere a proprietario di una catena di alberghi di lusso. Ora che è a un passo dalla vetta è disposto a tutto, anche a macchiarsi di un orrendo crimine, pur di raggiungerla.Filippo ha solo la sua famiglia, una moglie e una figlia che adora e per cui ha messo a tacere il suo lato oscuro. Ma proprio per garantire loro un futuro migliore, questo almeno si racconta, è costretto a sporcarsi le mani, a riesumare quella parte di sé che indossa un cappuccio nero, fino a guardarla dritta negli occhi, a seguirne le orme.Marco è sempre stato un debole, succube di un padre padrone, non ha mai scelto nulla nella sua vita, neanche il lavoro in polizia. Solo l’omicidio di una persona che ama e ammira più di se stesso riesce a scuoterlo dal torpore. L’amore lo aveva condannato, l’odio l’avrebbe redento. Ma a che prezzo?Tre uomini, tre destini che si intrecciano lungo la discesa verso un luogo senza vincitori, l’inferno.

L’uomo medievale

Il monaco, il cavaliere, il contadino, l’intellettuale, l’artista, il mercante, la donna, il santo, l’emarginato: l’affascinante mondo medievale attraverso le sue figure più significative.

L’uomo inquieto: L’ultima inchiesta del commissario Wallander

In una fredda giornata d’inverno, Håkan von Enke, alto ufficiale di marina ora in pensione, scompare durante la sua abituale passeggiata mattutina a Stoccolma. Un caso che tocca da vicino il commissario Wallander. Von Enke è il futuro suocero di sua figlia Linda, il nonno della sua nipotina, e di recente gli aveva confidato aspetti soprendenti di un dramma politico-militare risalente a più di due decenni prima, quando sottomarini sovietici erano stati avvistati in acque territoriali svedesi. Kurt Wallander è vicino a un grande segreto della storia del dopoguerra. La sua lotta incessante alla ricerca della verità è ora l’impegno di un uomo che sta facendo i conti con la propria vita assediata da ombre minacciose, e che, talvolta deluso dai colleghi e dal sistema, ritrova il calore e gli affetti della sua famiglia. Con questo ultimo episodio che chiude definitivamente la serie poliziesca che l’ha reso celebre in tutto il mondo, Mankell è riuscito per la critica a creare un capolavoro, un pezzo di grande letteratura sul tema della vecchiaia rivestendolo abilmente delle spoglie del giallo. Kurt Wallander, come scrisse Le Monde «uno dei più bei personaggi tra i romanzi polizieschi contemporanei», è stato per molti tra le figure più riuscite e affascinanti della narrativa di genere dei nostri giorni, aprendo la strada al fenomeno del giallo dalla Scandinavia. Con le sue paure, la difficoltà a mostrare i propri sentimenti, l’eccesso di lavoro e l’alimentazione sregolata, con la sua profonda umanità, continuerà ad avere per i milioni di lettori che l’hanno seguito uno straordinario potere d’identificazione. Wallander è un personaggio complesso e meraviglioso, ti conquista. E con tutte le sue debolezze, è un poliziotto profondamente umano (Kenneth Branagh)

L’uomo in vetrina: Il secondo caso di Gunnarstranda e Frølich

Il secondo caso di Gunnarstranda e Frølich Un venerdì di gennaio cominciato con i riti consueti che da molti anni ormai accompagnano il suo risveglio, Reidar Folke Jespersen decide di mettere ordine nella sua vita. In quel gelido giorno d’inverno, il vecchio antiquario di Oslo deve incontrare molte persone, trattare d’affari e affrontare delicate questioni di famiglia. Ha anche in programma un misterioso rendez-vous con un’affascinante giovane donna vestita di rosso, che invita a bere sherry a lume di candela. Quel venerdì, 13 gennaio, è il suo ultimo giorno di vita. Il mattino successivo, il corpo di Jespersen è esposto nella vetrina del suo negozio, denudato. Sulla scena del delitto, gli unici indizi per il commissario capo Gunnarstranda e il suo assistente Frølich, oltre al furto di qualche insignificante reperto di guerra, sono una combinazione numerica scritta con l’inchiostro sul petto della vittima e tre croci disegnate sulla fronte. È difficile interpretare il significato di questi simboli, ma in un’atmosfera di sospetto che non risparmia nessuno, più i due poliziotti scavano nella vita del vecchio antiquario, più chiara si delinea una traccia che porta agli anni della guerra e dell’occupazione nazista del paese. Storia d’amore e di vendetta, dove incerti sono i confini della colpa: con questo caso affidato a Gunnarstranda e Frølich, Kjell Ola Dahl ha scritto un poliziesco raffinato e intrigante, dove le inquietanti ombre del passato sembrano inseguire in ugual misura vittime e persecutori.

L’uomo in fuga

In una cinica America futuribile, Ben Richards decide di partecipare alle selezioni per l’Uomo in fuga, un sadico, seguitissimo show dove il protagonista, braccato dai “Cacciatori” della Rete e da chiunque lo riconosca, intasca cento dollari per ogni ora di sopravvivenza e, se allo scadere dei trenta giorni concessigli è ancora vivo, un miliardo di dollari. Ben, che ha disperatamente bisogno di soldi per curare la figlioletta malata, viene giudicato idoneo e per lui comincia un incubo che si dileguerà soltanto nel colpo di scena finale¿

L’uomo duplicato

Protagonista del romanzo è un professore di Storia di scuola media dal nome altisonante, Tertuliano Màximo Afonso. Separato dalla moglie senza ricordare né perché si è sposato né perché ha divorziato, ha difficoltà nelle relazioni col prossimo e si può definire un depresso. Conduce una vita solitaria e noiosa, fino al giorno in cui non fa una scoperta sensazionale: dietro consiglio di un collega, noleggia una commedia leggera in videocassetta ed eccolo faccia a faccia con una comparsa che, ben più che somigliargli, è lui. Un autentico doppio, la cui esistenza travolge quella di Tertuliano, che da quel momento farà di tutto per scoprire chi sia quell’attore, cosa faccia, che storia abbia, e si immerge così in un’inquietante realtà parallela, ricca di suspense e di spunti di riflessione sull’identità.

L’uomo di vento

La prima parte del romanzo si immerge nella foresta e nel tempo mitico del Continente Nero. Il lettore incontra i personaggi e gli elementi tipici della civiltà africana non ancora venuta in contatto con l’Occidente. Nella seconda parte del libro, l’ordine coloniale si sovrappone alla situazione già critica di un ordine ancestrale perturbato, che si ostina a perpetrare soprusi nel nome della tradizione. La storia di Mankunku, il protagonista, diventa la storia di tutta l’Africa, nel periodo drammatico che segue l’arrivo dei colonizzatori. Sarà proprio lui tra i fautori della fine del potere coloniale e dell’arrivo dell’indipendenza. Dongala, fuggito dal Congo in seguito alla guerra civile del 1997, è attualmente docente universitario negli Stati Uniti.
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