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Ferita letale: Un’avventura di Nick Stone

Lincoln, 14 aprile 2009: la cattedrale della città inglese è gremita di ex militari, riuniti per dare l’ultimo saluto a Tenny, uomo e soldato eccezionale, caduto in azione. Non manca proprio nessuno al funerale, neppure Nick Stone, l’ex SAS britannico in genere refrattario a raduni e rimpatriate, che cerca in quella folla i due amici più cari, Ken il Rosso e Dex. Con loro e con Tenny ha affrontato una missione pericolosa nella Germania dell’Est poco prima del crollo del Muro. Ora che si sono ritrovati, i suoi due vecchi compagni, Ken il Rosso e Dex, gli propongono di tornare in azione insieme, e Nick Stone non sa dire di no. Il piano, per i suoi due amici, è semplice: in un magazzino a Dubai si trovano, praticamente incustodite, due porte d’oro che Saddam Hussein si è fatto costruire prima della seconda guerra del Golfo. Si tratta di rubarle e consegnarle su una pista d’atterraggio al misterioso committente del furto. Un’azione rischiosa, minata da troppe variabili, come Stone sa fin troppo bene. Infatti, qualcosa va storto e i suoi due amici ci rimettono la vita. Solo Stone si salva e decide di vendicarli, sperando così di placare il senso di colpa per non aver saputo proteggerli. Ma le cose si complicano ulteriormente quando gli viene affidata una missione pericolosissima, che lo porterà nel cuore di una cospirazione internazionale, aiutato solo da un’avvenente giornalista russa…

Feria d’agosto

Tre sono le parti di cui si compone Feria d’agosto: Il mare, dove le memorie infantili diventano tramite di conoscenza; La città, dove una giovinezza piú adulta tenta di perpetrare il gioco delle scoperte fanciullesche; e La vigna, dove il divario fra uomo e ragazzo si fa dramma nel ricordo di un’età assoluta. La lingua, come ha scritto Italo Calvino, è «trasparente, morbida, guardinga» e i personaggi sono «ricavati da una materia affettiva ancora calda; immagini piú rare ma legate a una verticalità di memoria tali da darci un brivido». Racconti quali La giacchetta di cuoio o Le case sono da annoverarsi tra le prove piú significative e complete della narrativa di Pavese. Con la cronologia della vita e delle opere, la bibliografia ragionata e l’antologia della critica.

Felicità®

Il compito di Edwin de Valu, giovane editor in una casa editrice newyorkese, è quello di pubblicare manuali di self help, di metter mano nel "mucchio fangoso" di manoscritti non richiesti e tanto meno desiderati che affluiscono ininterrottamente in tutte le case editrici e di scrivere lettere di cortese rifiuto ai loro autori. Ma capita, talvolta, che un mostruoso dattiloscritto di mille pagine diventi un vero bestseller, prometta di far tutti felici, di curare tutti i mali del mondo, di far scoprire il segreto di una vita sessuale entusiasmante. La cosa strana è che, grazie a quella lettura, il mondo si trasforma davvero in un luogo dannatamente felice. Con il conseguente crollo dei centri fitness, del mercato del tabacco, dell'alcol, della droga…

La felicità vuole essere vissuta: Le storie di Borgo Propizio

«*Il piccolo borgo antico da cui ricominciare.*»
**Il Venerdì di Repubblica**
**È TEMPO DI ESSERE FELICI A BORGO PROPIZIO!**
**Dopo le scosse di terremoto, l’intero paese mette il cuore nella ricostruzione, intrecciando nuove imprevedibili storie nell’amatissimo borgo-che-non-c’è.**
Borgo Propizio: dopo il terribile sisma che li ha colpiti nella terra e nel cuore, gli abitanti si impegnano per tornare alla vita e alla serenità e le loro esistenze si incontrano, si scontrano, si intrecciano in maniera come sempre imprevedibile. Così aumentano i turisti stranieri, l’A.C. Propiziese scala la classifica, la boutique Amandissima conquista prestigiosi clienti; aprono negozi di economici e bravissimi parrucchieri cinesi, nascono nuovi amori e ne muoiono altri, mentre le coppie ‘storiche’ restano solide seppur turbate da qualche gelosia. Come se non bastasse, il borgo è in trepida attesa di una troupe cinematografica: un film a Borgo Propizio! O meglio, un film su Borgo Propizio, perché quella del leggendario fondatore Aldighiero il Cortese è una storia davvero intrigante e perché, aggiunge sibillino il regista, viene sempre il momento in cui bisogna rendere ciò che si è preso… Che cosa avrà voluto dire? Quale segreto aleggia tra le strade acciottolate del paese?
**Al quarto romanzo, la saga di Borgo Propizio si conferma un luogo dell’anima dove rifugiarsi e sentirsi a casa, il posto migliore dove vivere.**
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### Sinossi
«*Il piccolo borgo antico da cui ricominciare.*»
**Il Venerdì di Repubblica**
**È TEMPO DI ESSERE FELICI A BORGO PROPIZIO!**
**Dopo le scosse di terremoto, l’intero paese mette il cuore nella ricostruzione, intrecciando nuove imprevedibili storie nell’amatissimo borgo-che-non-c’è.**
Borgo Propizio: dopo il terribile sisma che li ha colpiti nella terra e nel cuore, gli abitanti si impegnano per tornare alla vita e alla serenità e le loro esistenze si incontrano, si scontrano, si intrecciano in maniera come sempre imprevedibile. Così aumentano i turisti stranieri, l’A.C. Propiziese scala la classifica, la boutique Amandissima conquista prestigiosi clienti; aprono negozi di economici e bravissimi parrucchieri cinesi, nascono nuovi amori e ne muoiono altri, mentre le coppie ‘storiche’ restano solide seppur turbate da qualche gelosia. Come se non bastasse, il borgo è in trepida attesa di una troupe cinematografica: un film a Borgo Propizio! O meglio, un film su Borgo Propizio, perché quella del leggendario fondatore Aldighiero il Cortese è una storia davvero intrigante e perché, aggiunge sibillino il regista, viene sempre il momento in cui bisogna rendere ciò che si è preso… Che cosa avrà voluto dire? Quale segreto aleggia tra le strade acciottolate del paese?
**Al quarto romanzo, la saga di Borgo Propizio si conferma un luogo dell’anima dove rifugiarsi e sentirsi a casa, il posto migliore dove vivere.**

La felicità viaggia sempre in incognito

È una tiepida sera d’estate e il cielo di Parigi risplende di stelle. Ma questo non basta a riscaldare il cuore di Alan: da quando Audrey, il suo grande amore, lo ha lasciato con un incomprensibile biglietto di addio, nulla sembra più avere un senso per lui. A ventiquattro anni, non ne può più di una vita che assomiglia troppo da vicino a un’unica, infinita serie di delusioni: un lavoro sempre più frustrante, il vuoto di un padre mai conosciuto, l’amore volato via. È così che, in cima alla Tour Eiffel, con le luci della città che brillano sotto di lui, Alan prende la sua decisione: la farà finita, salterà nel vuoto. Ma in quel momento si accorge che qualcuno lo sta chiamando. Uno sconosciuto. ”Ascoltami, e farò di te un uomo felice.” Poche parole, eppure bastano per spalancare di fronte ad Alan una magia nuova: qualcuno, inaspettatamente, gli sta dando una seconda possibilità. Ora sta a lui scegliere se fidarsi o no dell’uomo misterioso che gli si è materializzato accanto, nel buio. E della sua stessa capacità di ritrovare la voglia di vivere e, soprattutto, l’amore. Anche a costo di correre il rischio più grande della sua vita. Dopo il bestseller ”L’uomo che voleva essere felice”, Laurent Gounelle ci offre una nuova storia emozionante e piena di umanità che esplora l’universo dei sentimenti con delicatezza e passione, regalandoci un’autentica, inestimabile lezione di vita. Perché la felicità, a volte, è molto vicina: basta saperla cogliere.
(source: Bol.com)

La Felicità è una storia semplice

Vito Baiocchi è al verde, ha perso il lavoro, non ha una fidanzata e vive da solo con un’iguana di nome Calipso. Eppure il peggio deve ancora venire: la sua dispotica nonna ha bisogno di lui. Nemmeno con la corda al collo, ormai deciso a farla finita, Vito Baiocchi riesce a sottrarsi all’autorità della terribile nonna. Come sente il cellulare che squilla, si sfila il cappio e risponde. La vecchia pretende di essere accompagnata fino in Sicilia, il luogo dove è nata e che ha dovuto abbandonare molti anni prima. Lui non sa dire di no e parte con lei per un viaggio interminabile. Tra incontri buffi e situazioni tragicomiche, i due si confessano insospettabili segreti, mentre niente va come dovrebbe. Ma quando tutto sembra perduto, Baiocchi capisce che deve prendere in mano la propria vita e sforzarsi di credere nella felicità.
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Felicità è un pizzico di noce moscata

«`Questa è mia figlia’, sussurrò. Stringendomi al petto, mi diede un bacio sulla testolina e annunciò che sapevo di noce moscata. E così mi chiamò Nutmeg, come la noce moscata. E per fare prima, Meg.» Meg non ricorda quasi nulla della propria infanzia, ma poco importa: la madre Valerie, svagata e fantasiosa, l’ha cresciuta nutrendola di storie meravigliose sul suo passato e sulla sua famiglia. E intanto, nella cucina che profumava di frutta e cannella, sfornava a ripetizione un dolce più buono dell’altro. Le ha raccontato, per esempio, che alla sua nascita la casa si era riempita improvvisamente dell’aroma intenso della noce moscata; che da piccola era così dolce che le bastava intingere un dito nel tè per zuccherarlo; che suo padre era un grandissimo pasticciere morto mentre preparava una magnifica torta… Il giorno in cui ha scoperto che sono tutte bugie, Meg ha scacciato la fantasia dalla propria vita, e anche la madre. Dopo molti anni, la malattia di Valerie la riporta in quella casa che continua a profumare di dolci. Dove, nella sua ostinata ricerca della verità sul proprio passato, Meg forse per la prima volta si avvicina davvero alla strana creatura che è la madre, scoprendo a poco a poco il motivo delle sue tante, estrose bugie. E a poco a poco impara a conoscere il suo mondo, un mondo nuovo che le riserva moltissime sorprese, fra le quali anche l’incontro con Ewan, il giovane e affascinante giardiniere di Valerie, che parla con le piante come un filosofo e sa tutto di mitologia classica. Forse, in fondo, la vita non è un perenne scontro fra mente e cuore, fra logica e sentimenti, forse è semplicemente un misto di verità, bugie e tutto quello che sta nel mezzo… “Felicità è un pizzico di noce moscata” è un romanzo poetico e un po’ magico – profumato e fantasioso come i dolci squisiti di Valerie. Una storia profonda e originale sull’immaginazione, e sul suo straordinario potere di guarire le ferite della realtà.

La felicità bianca e altri racconti

*La felicità bianca e altri racconti* raccoglie le prose giovanili scritte da Rilke nel suo periodo praghese, prima della partenza per Monaco nel 1896: storie grottesche,tragiche, mistiche in cui la sensibilità religiosa e l’inquietudine psicologica di Rilke dipanano straordinari spunti narrativi. Sfondo ricorrente: Praga, la città amata e rinnegata, baluardo dell’ultima civiltà asburgica, ma percorsa anche da fremiti irredentistici.

La felicità a piccoli passi

Be’ come souvenir per una notte di follia non si è certo limitata Trina Roberts, genio delle pubbliche relazioni alla Bellagio Calzature. A due mesi di distanza da quel momento di passione travolgente e inaspettata con Walker Gordon, si ritrova incinta e determinata a cavarsela da sola. Anche perché Walker nel frattempo, per riprendersi dalla delusione di essere stato abbandonato all’altare dalla fidanzata, si è trasferito nella romantica Parigi.
Al suo ritorno, la scoperta di aspettare un figlio lo lascia frastornato e sconcertato. Ma non può permettere che quella creatura cresca senza un padre, assolutamente no! Non è certo, però, di voler essere proprio lui a far da genitore alla piccola, e quindi presenta a Trina diversi uomini. I panni… anzi, le scarpe del genitore, al momento, non è sicuro di poterle calzare…
Una storia d’amore divertente e sensuale. Leanne Banks ci catapulta per la seconda volta nel mondo della Bellagio Calzature offrendoci una lettura davvero indimenticabile.

Felici i felici

«Felici gli amati e gli amanti e coloro che possono fare a meno dell’amore. Felici i felici»: questa «beatitudine» di Borges, da cui Yasmina Reza ha tratto il titolo del suo romanzo, ci dà subito una chiave per penetrare nel fitto intreccio delle vite che lo popolano. Se infatti uno dei personaggi, una donna, afferma: «Le coppie mi disgustano, mi disgusta la loro ipocrisia, la loro presunzione, la loro vieta connivenza», un altro dichiara al suo analista: «Quando sono a casa ho sempre paura che arrivi qualcuno e veda quanto sono solo». Perché la felicità – nell’amore o nell’assenza di amore, all’interno di una coppia o fuori di ogni legame – è un’attitudine: e si direbbe che, di tutti coloro che a turno consegnano al lettore confessioni a volte patetiche, a volte brucianti, a volte crudelmente comiche, quasi nessuno la possieda. I ventuno monologhi che qui si susseguono, in un sottile gioco di echi, di risonanze, di contrappunti – tra amori inaciditi e rancori mai sopiti, illusioni spezzate e fughe nel delirio –, formano un ordito i cui fili (tenui o pesanti come catene) collegano tra loro molteplici destini, tutti segnati dall’impervia difficoltà dell’incontro con l’altro. Con una scrittura di chirurgica precisione, in dialoghi che schioccano come frustate, e dove sempre lampeggia il genio della donna di teatro, in un avvicendarsi di scene nel corso delle quali, infrangendo la superficie smaltata delle buone maniere, esplode la violenza, e in una costante oscillazione fra il registro drammatico e quello grottesco, Yasmina Reza conduce la “ronde” dei suoi personaggi – mogli inquiete e mariti traditi, amanti insoddisfatte e fedifraghi cinici, giovani fuori di testa e vecchi abitati dalla morte – senza mai allontanarsi dalla ferrea lucidità e dal realismo intransigente di chi cerca di dire la nudità di ciò che è.

Fedone

In questo complesso e toccante resoconto delle ultime ore di Socrate, Platone espone il testamento spirituale e gli estremi ragionamenti del maestro, che nella sua cella, in attesa del momento fatale, si sofferma a riflettere sull’anima e sulla sua immortalità. «Platone – scrive Ezio Savino – tocca le corde più vibranti della sua gamma poetica presentandoci con tono sublime e insieme di classica semplicità gli estremi istanti del maestro. La morte è un sereno e liberatore trapasso, una guarigione dall’infermità della vita corporea: perciò Socrate, nelle sue ultime parole, raccomanda ai suoi di rendere grazie con il sacrificio di un gallo ad Asclepio, il dio della salute riacquistata.»

Febbre Nel Marais

Quando Nestor Burma va per recuperare del denaro da un usuraio di Rue des Francs-Bourgeois, lo trova morto, con la faccia sporca di rossetto. Due gli elementi che permetteranno a Nestor Burma di risolvere il caso, in un’indagine dai toni profondamente umani: un orsacchiotto di peluche e un paio di mutandine di nylon. A questo punto una serie di strane coincidenze verificatesi nel quartiere parigino del Marais rendono ancora più complicata l’avventura del buon Nestor Burma.

La febbre dell’ottone

Nonostante l’età avanzata, l’ex ispettore Richard Queen ha deciso di sposare la sua Jessie, infermiera in pensione. E la vita coniugale si dimostra subito movimentata. Al ritorno dalla luna di miele, infatti, i coniugi Queen trovano uno strano invito, accompagnato da mezza banconota da mille dollari: se si recheranno alla Casa dell’Ottone, dimora della ricchissima famiglia Brass, riceveranno l’altra metà, e in più potranno vivere quella che viene garantita come ‘un’inusitata esperienza’. Giunti al palazzo gli sposi scoprono che la posta in gioco è ancora più alta e che alla partita parteciperanno altri cinque ospiti, tutti in lizza per essere nominati eredi del facoltoso Hendrik Brass, già proprietario di una delle più rinomate gioiellerie di Manhattan. L’atmosfera è inquietante: la dimora è un grottesco ammasso di cianfrusaglie placcate in ottone, gli invitati sono accolti da un domestico che ricorda il mostro di Frankenstein e il padrone di casa, un vecchio cieco dai modi autoritari, ha in mente un piano preciso quanto oscuro. Richard capisce subito che c’è qualcosa che non va, ma solo l’arrivo del figlio Ellery risolverà il mistero…

(source: Bol.com)

La Febbre del Ragno Rosso

All’inizio del XVIII secolo, il pirata Mission fonda in una remota baia del Madagascar la colonia di Libertatia, per dimostrare che trecento sbandati (pirati, marinai disertori, schiavi liberati) possono coesistere in relativa armonia fra di loro e con l’ambiente circostante. Nella casa che Mission ha ricavato da una antica e misteriosa struttura vive anche un lemure chiamato Fantasma: nel loro legame si rispecchia l’unione fra le due parti dell’organismo umano, l’una «scivolata dentro un’incantata innocenza senza tempo», l’altra «avviata inesorabilmente verso il linguaggio, il tempo, l’uso di strumenti, la guerra, lo sfruttamento e la schiavitù». Una sera Mission assume una dose sconsiderata di cristalli di indri, una potente droga, e inizia un viaggio a ritroso nel tempo. La caverna si trasforma nell’ingresso al biologico Giardino delle Occasioni Perdute, in cui sono contenuti «tutti i morbi insiti nello stampo dell’uomo», le Sette Piaghe d’Egitto, i Peli, i Sudori, che si liberano quando lo stampo si spezza. In questa breve, allucinata avventura tropicale Burroughs dà corpo con sconcertante precisione a una delle angosce peculiari dei nostri anni: quella di appartenere ormai a una nuova «età dei virus», dove mali inauditi si scatenano come vendette ancestrali e come risposte a una lesione sopravvenuta nella fisionomia umana. “La Febbre del Ragno Rosso” è apparso per la prima volta nel 1991.

La febbre dei tulipani

Mike Dash racconta la storia avventurosa di questo fiore, dalle steppe asiatiche all’Europa, e dei molti uomini di genio (viaggiatori e botanici, banchieri, imperatori e speculatori) che ad esso dedicarono la vita. Narra anche un caso poco noto di isteria collettiva e di speculazione di massa, culminato in una colossale crisi finanziaria.
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Febbre a 90′

«Nessuno è brillante e coinvolgente come Nick Hornby nel ritrarre i sentimenti e i problemi di ognuno.» Bookseller«Lo scrittore migliore della sua generazione.» The Sunday Times«Hornby è uno scrittore che sa essere al tempo stesso brillante, arguto ed emotivamente generoso.» The New York Times«Il miracolo di Hornby sta nel descrivere un ’mondo piccolo’ con il distacco dell’ironia vera e con compassione profonda.» Michele Serra«I libri di Nick Hornby ci guardano dritti negli occhi e ci dicono la verità su vite che, a essere sinceri, non sono molto diverse dalle nostre… Hornby scommette tutto sull’autenticità.» The Observer Review«Mi innamorai del calcio come mi sarei poi innamorato delle donne: improvvisamente, inesplicabilmente, acriticamente.» La passione per il football e l’amore per la squadra del cuore possono, si sa, essere così intensi da trasformare radicalmente la vita di un uomo, e così è stato per Nick Hornby, tifoso dell’Arsenal fin da bambino. In Febbre a 90′ racconta in prima persona, con tono ironico e affettuoso, appassionato e divertito, gli entusiasmi e le depressioni, le impagabili emozioni e le cocenti delusioni vissute da un «ossessionato» del pallone. Una vera e propria «educazione sentimentale» del tifoso, un atto d’amore che può contagiarci per sempre, una vita vissuta ed esplorata attraverso il calcio quando il calcio era la vita.«Spassoso, vero e profondo.» Roddy Doyle«Nick Hornby, che si è conquistato il titolo di portavoce di una generazione, sa scrivere in modo sincero e deliziosamente autoironico tanto da rendere impossibile non riconoscersi almeno in parte nei suoi personaggi.» Livia Manera«Una voce davvero autentica.» The Guardian«Hornby mi piace perché è uno di quegli scrittori vicini alla gente normale. Sembra sempre che parli a te. È uno che ha la capacità di sparare nel mucchio e insieme di colpire bersagli precisi, dunque di passarti emozioni precise… La sua bravura è che è uno scrittore profondo e ironico…» Giuseppe Cederna, la Repubblica