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La ragazza del Nord

Con LA RAGAZZA DEL NORD, Elisabeth Lynn conduce il lettore in un mondo di fantasia assolutamente singolare ed inconsueto. Questo volume, pieno di lirismo e di azione è un romanzo assai corpo so nel quale la gente è più importante della guerra, così come i legami familiari sono più importanti della Magia. Magia che scaturisce dalla Terra di Arun e dalla gente che vive lì. Ma l’abilità della Lynn consiste proprio nel fatto che, narrando della Magia che afferisce ai suoi personaggi, riesce a far vibrare quel tanto di magico che c’è anche nella nostra vita di tutti i giorni.

La ragazza dei corpi

Per dieci anni le era rimasto alle calcagna, ma poi era stata lei a catturarlo, distillandogli per dieci giorni le più atroci torture, sul filo della morte, con sottile piacere. Poi, inspiegabilmente, lo aveva liberato e si era consegnata alla polizia. Ora la serial killer Gretchen Lowell, ex psichiatra, è detenuta in un carcere di massima sicurezza. Ma anche il detective Archie Sheridan è chiuso nella sua prigione personale: dipendente da antidolorifici e psicofarmaci, incapace di tornare a una vita normale, ancora ossessionato dalla sua aguzzina. Gli è impossibile dimenticarla: Gretchen lo ha marchiato a vita, incidendogli con un chiodo un cuore sul petto. Ora ogni domenica, lui la va a trovare in carcere, con lo scopo di estorcerle i nomi delle sue vittime e informazioni per ritrovarne i resti. Adesso Sheridan è in congedo forzato dalla polizia ma viene richiamato in servizio: per Portland si aggira un nuovo mostro, che predilige ragazzine quattordicenni. Alle indagini si unisce la giovane reporter Susan Ward, che aspira allo scoop della sua vita. Le indagini portano a tracciare un potenziale identikit dell’assassino, ma non ci sono prove per incastrare nessuno. Sheridan sa chi può aiutarlo a scovare il killer: solo una psicopatica può entrare nella mente di un proprio simile. Ma anche Gretchen lo sa e dà inizio a un sottile gioco di manipolazione, per intrappolare nella sua rete sia il detective sia Susan, ancora ignari che è lei a tenere le fila dei delitti di Portland.
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La ragazza dal cuore d’acciaio

Cason Statler, ex candidato al Premio Pulitzer ed ex soldato, è appena tornato dalla guerra in Iraq; disilluso e affetto da compulsioni ossessive, non fa che pensare al suo amore perduto, Gabby. È tornato al paese natale per riconquistarla e dimenticare la guerra, per allontanarsi dalle cattive amicizie, come quella di Booger, suo commilitone, pericoloso come un serpente a sonagli in un bosco dove infuria un incendio. Cason comincia a lavorare per un quotidiano locale e scopre, quasi per caso, che Caroline Allison, una giovane donna scomparsa, di una bellezza mozzafiato, è in qualche modo legata a suo fratello e al tempo stesso a una gang del luogo. Statler teme che il fratello possa essere in qualche modo coinvolto in quella sparizione; ma la situazione è peggiore di quanto creda, e per scoprire la verità sarà costretto ad affidarsi proprio a Booger, immergendosi con lui in un abisso di depravazione, mentre nella città di Camp Rapture cominciano a convergere razzisti bianchi e di colore per discutere di una scuola per neri che nessuno vuole realmente…

La ragazza dai capelli strani

Quando fu pubblicata per la prima volta negli Stati Uniti, nel 1989, questa raccolta di racconti confermò David Foster Wallace (all’epoca già autore di un inconsueto romanzo, ”La scopa del sistema”) come astro nascente della nuova narrativa americana: uno di quei rari talenti che, come dichiara la scrittrice Zadie Smith, è magistralmente in grado di ”unire testa, cuore e viscere” nella sua scrittura. Dagli anni Sessanta di Lyndon Johnson al jazz patinato di Keith Jarrett al talk show dissacratorio di David Letterman, dai quiz televisivi ai ranch dell’Oklahoma, dagli yuppies ai punk, dai giovani matematici di Harvard ai proletari della provincia depressa, nelle sue storie ”Wallace descrive e commenta l’intera cultura americana (e soprattutto le nevrosi, le ossessioni, le passioni, il disagio emotivo di tutto l’Occidente contemporaneo) con un’acutezza e un vigore avanguardistico che a distanza di vent’anni mantengono inalterata la potenza di questo libro”. Il volume contiene un racconto inedito dal titolo ”Brave persone” uscito nel febbraio 2007 sul ”New Yorker”.

(source: Bol.com)

La ragazza dai capelli strani (I Quindici)

Quando fu pubblicata per la prima volta negli Stati Uniti, nel 1989, questa raccolta di racconti confermò David Foster Wallace (all’epoca già autore di un inconsueto romanzo, “La scopa del sistema”) come astro nascente della nuova narrativa americana: uno di quei rari talenti che, come dichiara la scrittrice Zadie Smith, è magistralmente in grado di “unire testa, cuore e viscere” nella sua scrittura. Dagli anni Sessanta di Lyndon Johnson al jazz patinato di Keith Jarrett al talk show dissacratorio di David Letterman, dai quiz televisivi ai ranch dell’Oklahoma, dagli yuppies ai punk, dai giovani matematici di Harvard ai proletari della provincia depressa, nelle sue storie “Wallace descrive e commenta l’intera cultura americana (e soprattutto le nevrosi, le ossessioni, le passioni, il disagio emotivo di tutto l’Occidente contemporaneo) con un’acutezza e un vigore avanguardistico che a distanza di vent’anni mantengono inalterata la potenza di questo libro”. Il volume contiene un racconto inedito dal titolo “Brave persone” uscito nel febbraio 2007 sul “New Yorker”.
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### Recensione
**Uno sberleffo per Johnson. I racconti del giovane Wallace**
*Culicchia Giuseppe*, Tuttolibri – La Stampa
Più che nel caso de La ragazza con i capelli strani – il testo che dà il titolo alla raccolta di racconti tradotti da Francesco Piccolo -,è in Lyndon che maggiormente si apprezzano le invenzioni di David Foster Wallace: trentaseienne autore, tra l’altro, di Infinite Jest, smisurato romanzo che con le sue mille e cento pagine lo ha consacrato, un paio di anni fa, tra gli ultimi exploit del mercato letterario americano. Sistemato dalla critica nell’apposita casella destinata a raccogliere gli scrittori “post-moderni” (etichetta peraltro mai rifiutata da Wallace), l’ex studente di filosofia presso l’Università di Harvard adopera infatti al meglio le sue armi nella surreale “ricostruzione” della vicenda che vede come protagonisti un indimenticabile L. B. J. – Lyndon Baines Johnson, ritratto nel periodo in cui diventò, da Senatore democratico del Texas, il vice di Kennedy, e poi, in seguito all’assassinio di questi, Presidente egli stesso e protagonista dell’escalation che portò gli Stati Uniti ad imboccare la strada per il disastro del Vietnam – e il suo assistente David Boyd, ingaggiato tra i collaboratori di Johnson in qualità di addetto allo smistamento della posta dopo un grottesco colloquio d’assunzione con il Senatore medesimo. “Mi chiamo Lyndon Baines Johnson. E questo cazzo di pavimento che stai calpestando, ragazzo, è mio”: il futuro Presidente esordisce così, e nel giro di poche righe sia Boyd che il lettore si ritrovano al cospetto dell’incredibilmente credibile – nonostante la palese incredibilità – figura dell’uomo destinato a segnare con l’irruenza del suo carattere e la spericolatezza delle sue decisioni non solo il destino dell’America ma anche di tanto cinema, giornalismo e saggistica americani, fornendo loro l’inossidabile soggetto della guerra nel Sud-Est asiatico. La capacità mimetica di Wallace è per certi versi folgorante, e gli inserti tratti da documenti dell’epoca (autentici o falsificati? Impossibile stabilirlo senza accurate ricerche, e del resto non importa: ciò che conta è che l’autore ci lasci nel dubbio. Come nel caso di un brano apparentemente tratto dal discorso di Johnson al Congresso dei Giovani Democratici del 21 maggio 1966: “Non stiamo cambiando il nostro programma. Stiamo cambiando idea sul modo di realizzarlo”, oppure del frammento ipoteticamente pronunciato dallo stesso in occasione di un discorso in tv dalla Stanza Ovale della Casa Bianca nel novembre del 1967: “Allora, gente, animo, e state allegri, Cristo santo”) contribuiscono alla costante sensazione di spiazzamento che si prova di fronte a pagine nelle quali realtà e finzione paiono tanto bene amalgamate da non poter più essere distinte con precisione in alcun modo. È tutto finto, naturalmente, e insieme – così come quando la “fiction” funziona sul serio – anche tutto assolutamente vero. Il fatto che Boyd, omosessuale sposatosi pro-forma con una ragazza ma convivente con un giovane haitiano che cucina per lui “vestito solo con un grembiule e i tacchi alti”, si trasformi in breve nella persona più vicina a Johnson da semplice ragazzo della posta qual era (tanto da poter assistere alle pisciate del Presidente nel cestino di metallo dell’ufficio) ci permette di dare un’occhiata tra le pieghe di una Storia tramutatasi anch’essa in Spettacolo (la scena dell’omicidio di Kennedy a Dallas diventa esilarante, vista dalla posizione di Boyd, seduto sopra gli uomini dei servizi segreti seduti sopra Lyndon schiacciato sotto i sedili posteriori della sua limousine), al pari della cronaca e della quotidianità. E Wallace gioca altrettanto felicemente tra le macerie della realtà americana sgretolatasi nel confronto con la diretta televisiva anche nel raggelante La mia ap parizione in tv, nel quale un’attrice quarantenne, moglie di un dirigente di un network e grande consumatrice di Xanax, viene invitata a confessarsi in prima serata al “David Letterman Show”. Angosciata come il marito all’idea di essere ridicolizzata dal perfido conduttore dinnanzi a milioni di spettatori, Edilyn è indecisa se mostrarsi “autentica” o se stare alla finzione e interpretare un’altra da sé sufficientemente ironica e distaccata da reggere il confronto; opta istintivamente per la prima soluzione quando si trova già davanti alle telecamere, e neutralizza così la minaccia: ma agli occhi dell’uomo che ha sposato da più di vent’anni, che la sta guardando in tv, lei invece ha recitato. “E per questo, mentre la limousine messa a nostra disposizione ci portava (…) a bere e mangiare dall’altra parte del fiume a spese della Nbc, ho chiesto a mio marito chi pensava che fossimo realmente, io e lui. Domanda che non avrei mai dovuto fare”. Proprio il racconto del titolo, invece, risulta essere nel complesso del libro il meno convincente: qua, nell’arco di una serata e di un concerto di Keith Jarret, Wallace si muove tra i cosiddetti “giovani”, mettendo in scena un gruppo di punk tra i quali si è insediato quale corpo estraneo – ma assai danaroso e disposto a sborsare considerevoli cifre pur di poter soddisfare una sua peculiare perversione sessuale – tale Fi ghettodelcazzo, brillante professionista in carriera nonché rampollo di una famiglia repubblicana dalle grandi tradizioni militari. Ma in questo caso i personaggi non riescono a sollevarsi da una caratterizzazione alquanto stereotipata e – contrariamente a quanto mostrato altrove – assai povera di spunti originali. Adesso, però, la curiosità per Infinite Jest vorrebbe un po’ di coraggio: da parte di un editore che voglia assumersi il rischio di una traduzione.
### Sinossi
Quando fu pubblicata per la prima volta negli Stati Uniti, nel 1989, questa raccolta di racconti confermò David Foster Wallace (all’epoca già autore di un inconsueto romanzo, “La scopa del sistema”) come astro nascente della nuova narrativa americana: uno di quei rari talenti che, come dichiara la scrittrice Zadie Smith, è magistralmente in grado di “unire testa, cuore e viscere” nella sua scrittura. Dagli anni Sessanta di Lyndon Johnson al jazz patinato di Keith Jarrett al talk show dissacratorio di David Letterman, dai quiz televisivi ai ranch dell’Oklahoma, dagli yuppies ai punk, dai giovani matematici di Harvard ai proletari della provincia depressa, nelle sue storie “Wallace descrive e commenta l’intera cultura americana (e soprattutto le nevrosi, le ossessioni, le passioni, il disagio emotivo di tutto l’Occidente contemporaneo) con un’acutezza e un vigore avanguardistico che a distanza di vent’anni mantengono inalterata la potenza di questo libro”. Il volume contiene un racconto inedito dal titolo “Brave persone” uscito nel febbraio 2007 sul “New Yorker”.

La ragazza dai capelli di fiamma

Buenos Aires, 2001. Perla Correa è sempre riuscita a ingannare tutti quelli che la circondano. Ogni mattina si sveglia e lucida la sua superficie di studentessa modello, bella ragazza radiosa, irreprensibile figlia di buona famiglia. Sua madre è avvolta di bellezza e foulard importati e suo padre è un uomo forte e fiero nella sua uniforme militare perfettamente stirata. Perla è sempre stata considerata molto fortunata ad averli come genitori. Eppure questa è solo una maschera che la ragazza indossa per nascondere il dubbio che le si agita dentro, e sul quale invano tenta di chiudere gli occhi. Un dubbio che si nutre di mezze frasi delle compagne di classe, sguardi impauriti dei vicini, libri di storia sui desaparecidos che suo padre le ha tassativamente proibito di leggere. Ma una notte, mentre è sola in casa, un uomo entra nel suo salotto. Sembra solo, disperato e affamato. È lì per raccontarle una storia. Una storia che narra di due ragazzi giovani che si amavano, di pesanti stivali neri che sfondano la porta di casa, di un carcere senza scampo e di un ultimo volo sul Río de la Plata. E che incendia la vita perfetta di Perla riducendola in fumo. Inizia così un viaggio che la costringe a confrontarsi con la vera sé stessa e con la storia più dolorosa del suo paese. Dove solo il fuoco del coraggio che ha sempre nascosto sotto una falsa tranquillità l’aiuterà a nascere una seconda volta dalle sue ceneri. Dopo il grandissimo successo della Bambina nata due volte, Carolina De Robertis si riconferma una voce unica nel panorama letterario mondiale. Appena uscito, La ragazza dai capelli di fiamma è stato recensito con entusiasmo dalle più importanti testate americane e ha conquistato il cuore dei lettori. La prosa luminosa di Carolina De Robertis ci regala un gioiello pieno di dolore e magia, il ritratto indimenticabile di una donna che si ribella al silenzio della Storia.

Una ragazza da sposare

A diciotto anni, Milly è una ragazza allegra e spensierata che ha tanta voglia di divertirsi e nessuna fretta di diventare adulta. Così quando Allan, un suo conoscente gay, durante una vacanza studio a Cambridge le chiede di sposarlo per permettergli di rimanere in Inghilterra con Rupert, il ragazzo di cui è innamorato, lei accetta senza esitazioni. Come se fosse un gioco – ma è tutto vero –, Milly si veste da sposa, pronuncia le promesse di matrimonio e posa con Allan per le foto di rito. Ora, per la legge, è la signora Kepinski. Dieci anni dopo quell’episodio ormai lontano e dimenticato, Milly è una ragazza molto diversa. Si è fidanzata con Simon, che la adora, e i due hanno deciso di sposarsi con una cerimonia da sogno, voluta soprattutto dall’insopportabile madre di lei. Il futuro genero è davvero un ottimo partito, bisogna approfittarne! Milly è felice e lascia fare. E poi nessuno sa del suo precedente matrimonio, quindi è come se non fosse mai accaduto, no? Peccato che, a soli quattro giorni dal fatidico “sì”, il passato ritorni con prepotenza rischiando di rovinare la sua bella favola. Come fare con Simon? E, soprattutto, come tenere a bada sua madre? Ma la futura sposa non è certo l’unica in famiglia ad avere un segreto… Con la leggerezza e lo sguardo divertito e acuto che la contraddistinguono da sempre, Madeleine Wickham va dritto al cuore dei rapporti affettivi, dando vita al ritratto pungente di un mondo in cui le apparenze rischiano di prendere il sopravvento su ciò che conta realmente nella vita. Tra rivelazioni inattese, amare scoperte e riconciliazioni insperate, i protagonisti di questa deliziosa commedia si rendono conto della forza dei sentimenti e di quanto sia importante essere davvero se stessi. Madeleine Wickham è il vero nome di Sophie Kinsella. Come La signora dei funerali (2008), La compagna di scuola (2010) e Vacanze in villa (2011), pubblicati da Mondadori, questo romanzo è stato scritto dall’autrice prima di diventare famosa in tutto il mondo con la formidabile serie di “I love shopping”.

Ragazza con paesaggio

Sulla Terra lo strato di ozono è ormai un lontano ricordo e gli uomini resistono ai raggi solari solamente grazie a speciali tende portatili. La quattordicenne Pella Marsh presto si trasferirà con il padre e due fratelli sul Pianeta degli Archisti, teatro di una civiltà molto evoluta. La colonizzazione umana del nuovo pianeta è ancora recente, e l’aria che si respira è quella di una frontiera, sebbene gli alieni superstiti non siano affatto ostili. Il padre decide che né lui né i figli prenderanno i farmaci per contrastare l’azione dei virus archisti, e così Pella, che deve fare i conti con la recente perdita della madre e con l’ingresso nell’adolescenza, si ritrova a sprofondare in strani sonni…

La ragazza con l’orecchino di perla

Delft, XVII secolo, una casa nella zona protestante della città Griet, la figlia di un decoratore di piastrelle, è in cucina, intenta a sistemare le verdure tritate. Sulluscio, compaiono improvvisamente due figure: un uomo dagli occhi grigi come il mare e una donna che sembra
portata dal vento, benché la giornata sia calma. Sono Johannes Vermeer, il celebre pittore, e sua moglie Katharina, gente ricca e influente, proveniente dal Quartiere dei Papisti. Griet ha sedici anni e quel giorno apprende dalla voce della madre il suo destino: andrà a
servizio dei Vermeer per otto stuiver al giorno, dovrà fare le pulizie nellatelier del pittore, e dovrà agire delicatamente senza spostare né urtare nulla. Romanzo che ci conduce là dove l’arte è divisa dai fantasmi della passione soltanto da una linea sottile tra Vermeer e
Griet si stabilisce unintensa relazione fatta di sguardi, sospiri, frasi dette e non dette , La ragazza con lorecchino di perla ci offre alcune delle pagine più felici, nella narrativa contemporanea, sulla dedizione e sul coraggio femminile.
«Tracy Chevalier dona il soffio della vita al romanzo storico».
The Indipendent
«Uno dei più bei libri che abbia letto negli ultimi anni.
Una storia di passione inespressa, condotta con una leggerezza
maniacale, precisissima, sospesa, che lascia ammirati e sconcertati
da tanta bravura».
Roberto Cotroneo, LEspresso
«Un romanzo alchemico che ha laudacia
di saldare in un unico copione la perlustrazione
di una passione amorosa e la riflessione
sullispirazione artistica».
D di Repubblica
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### Sinossi
Delft, XVII secolo, una casa nella zona protestante della città Griet, la figlia di un decoratore di piastrelle, è in cucina, intenta a sistemare le verdure tritate. Sulluscio, compaiono improvvisamente due figure: un uomo dagli occhi grigi come il mare e una donna che sembra
portata dal vento, benché la giornata sia calma. Sono Johannes Vermeer, il celebre pittore, e sua moglie Katharina, gente ricca e influente, proveniente dal Quartiere dei Papisti. Griet ha sedici anni e quel giorno apprende dalla voce della madre il suo destino: andrà a
servizio dei Vermeer per otto stuiver al giorno, dovrà fare le pulizie nellatelier del pittore, e dovrà agire delicatamente senza spostare né urtare nulla. Romanzo che ci conduce là dove l’arte è divisa dai fantasmi della passione soltanto da una linea sottile tra Vermeer e
Griet si stabilisce unintensa relazione fatta di sguardi, sospiri, frasi dette e non dette , La ragazza con lorecchino di perla ci offre alcune delle pagine più felici, nella narrativa contemporanea, sulla dedizione e sul coraggio femminile.
«Tracy Chevalier dona il soffio della vita al romanzo storico».
The Indipendent
«Uno dei più bei libri che abbia letto negli ultimi anni.
Una storia di passione inespressa, condotta con una leggerezza
maniacale, precisissima, sospesa, che lascia ammirati e sconcertati
da tanta bravura».
Roberto Cotroneo, LEspresso
«Un romanzo alchemico che ha laudacia
di saldare in un unico copione la perlustrazione
di una passione amorosa e la riflessione
sullispirazione artistica».
D di Repubblica

La ragazza che toccò le nuvole

Tutte le donne della famiglia Hansen volano. Di giorno e di notte, con il bello e con il cattivo tempo. Anche Georgia, in attesa del giorno dell’iniziazione. Nella grande casa delle donne che volano, dove nonna detta le regole, la vita scorre tranquilla. Finché un giorno irrompe qualcuno che un tempo è stato cacciato. Si chiama Carmen, ha conosciuto l’amore, arriva in volo. Per Georgia è il mistero. E la libertà. Età di lettura: da 11 anni.
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La ragazza che sono stata

Londra, 1910. A quindici anni Belle ha trascorso tutta la vita in un bordello, senza comprendere, nella sua innocenza, cosa succedesse dietro le porte chiuse delle camere. Fino a quando si trova ad assistere all’omicidio di una delle ragazze e ad essere venduta dall’assassino nel giro della prostituzione parigina. Il fato la trascina a New Orleans, dove cresce diventando una raffinata cortigiana. Belle vorrebbe tornare in Inghilterra, ma fuggire dalla sua gabbia dorata si rivela più difficile del previsto. E lei può contare solo su se stessa per affrontare un lungo, pericoloso viaggio, sfuggendo ai desideri di uomini potenti che sembrano non poter fare a meno della sua bellezza e delle sue attenzioni. Riuscirà a ritrovare la sua famiglia e a costruirsi una vita veramente felice?
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La ragazza che rubava le stelle

È notte e il silenzio avvolge la baia di Salem. Zee Finch è ferma sul molo e fissa il mare. Il tempo pare essersi fermato. Le stelle brillano nel cielo senza luna e si riflettono sulle acque dell’oceano disegnando un sentiero luminoso. Una volta Zee conosceva bene quel sentiero. Aveva tredici anni e passava le notti in mare aperto a guidare barche rubate, ma trovava sempre la strada di casa grazie alle stelle. Eppure, un giorno, aveva perso quella rotta, e aveva giurato a sé stessa di non percorrerla più. Perché quel giorno sua madre si era suicidata, all’improvviso. Zee era fuggita da tutto e da tutti, dedicandosi agli studi in psicologia. Sono passati quindici anni da allora. Ma adesso è venuto il momento di ripercorrere quella rotta perduta. Il suicidio di Lilly Braedon, una delle pazienti più difficili di Zee che ora fa la psicoterapeuta, la costringe a fare ritorno. Le analogie fra il caso della donna e quello della madre sono troppe. Zee è sconvolta, ma non ha altra scelta: l’unico modo per fare luce sulla morte di Lilly è capire la verità sul suo passato irrisolto. Un passato pieno di menzogne e segreti che molti, nella chiusa comunità di Salem, hanno cercato di rimuovere. Zee non si può fidare di nessuno. Forse nemmeno di suo padre, ormai un uomo vecchio e malato. Non le resta che fare affidamento su sé stessa, imparare a non dare nulla per scontato, rimettere tutto in discussione, anche quando la fuga sembra l’unica via d’uscita. Ma deve fare in fretta. Perché una nuova spirale di violenza rischia di rendere ogni sforzo vano. La verità corre su un’unica strada, che Zee ha dimenticato per troppo tempo ma che, se troverà il coraggio di ripercorrerla, la porterà a casa. Qui potrà finalmente realizzarsi il destino che le spetta. Dopo il grandissimo successo della Lettrice bugiarda, per mesi nelle classifiche dei libri più venduti di tutto il mondo, torna Brunonia Barry con il romanzo più atteso dell’anno. Libro di punta delle librerie indipendenti americane e in classifica sul ‘New York Times’ grazie al passaparola, racconta una storia di menzogne e misteri, amore e odio, violenza e redenzione, perdono e peccato, ma anche di speranza, la speranza di trovare finalmente il proprio posto nel mondo.
(source: Bol.com)

La ragazza che guardava il cielo

In lingua banyoro Zamu indica una sorgente d’acqua apparsa all’improvviso durante un lungo viaggio. In quel nome è già racchiuso il destino della bambina nata in una notte di luna piena, tra le grida di dolore della madre e l’impasto di fango e cenere che da secoli le levatrici spalmano sull’addome delle partorienti. È il 1962, quello stesso giorno l’Uganda ottiene l’indipendenza ma, contro ogni speranza, si avvia a una storia di dittatura, militarizzazione e violenza. Zamu vive tutto questo sulla propria pelle: figlia di un capotribù, cresce forte, intelligente e vitale ma a soli sedici anni viene costretta a sposare, secondo tradizione, un uomo sconosciuto e molto più vecchio. Alla prima vedovanza ne segue una seconda, finché la donna si trova a crescere da sola i figli e a trascinarli con sé in una disperata fuga dalla guerra civile che sta devastando il Paese. Quando ormai crede di aver toccato il fondo, scopre di essere malata. Da dieci anni un nuovo flagello sta seminando morte e distruzione in Africa: l’Aids. Quello che dovrebbe essere il colpo definitivo, si rivela però un’insospettabile ancora di salvezza: Zamu incontra gli uomini e le donne dell’Avsi e del Meeting Point, persone speciali, animate dall’amore per gli altri e illuminate dalla gioia profonda che può essere solo il segno di una forza superiore. Grazie a loro, la donna scopre l’amicizia vera, la generosità dell’altruismo e soprattutto la fede. Nell’esperienza del servizio ai malati lei stessa riuscirà a soddisfare quella sete di assoluto che ha sempre avvertito.
Un storia vera, durissima e commovente, raccolta dalla viva voce di Zamu dal medico italiano che l’ha curata e vista rinascere. Una vita toccata dall’incontro con il mistero del divino che parla al cuore di ognuno di noi.

La ragazza che giocava con il fuoco

Mikael Blomkvist è tornato vittorioso alla guida di Millennium, pronto a lanciare un numero speciale su un vasto traffico di prostituzione dai paesi dell’Est. L’inchiesta si preannuncia esplosiva: la denuncia riguarda un intero sistema di violenze e soprusi, e non risparmia poliziotti, giudici e politici, perfino esponenti dei servizi segreti. Ma poco prima di andare in stampa, un triplice omicidio fa sospendere la pubblicazione, mentre si scatena una vera e propria caccia all’uomo: l’attenzione di polizia e media nazionali si concentra su Lisbeth Salander, la giovane hacker, “così impeccabilmente competente e al tempo stesso così socialmente irrecuperabile”, ora principale sospettata. Blomkvist, incurante di quanto tutti sembrano credere, dà il via a un’indagine per accertare le responsabilità di Lisbeth, “la donna che odia gli uomini che odiano le donne”. È lei la vera protagonista di questo nuovo episodio della Millennium Trilogy, un thriller serrato che all’intrigo diabolico unisce un’acuta descrizione della società moderna, con le sue contraddizioni e deviazioni, consegnandoci con Lisbeth Salander un personaggio femminile unico, commovente e indimenticabile.
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La ragazza che danzava per Mao

Un nuovo caso «politicamente sensibile» per Chen Cao: Jiao, nipote di un’attrice e ballerina che aveva avuto un tempo un rapporto molto speciale con il Grande Timoniere, si è trasferita in un appartamento di lusso nel centro di Shanghai, dove organizza feste e conduce una vita dispendiosa. Come finanzia questo suo costoso stile di vita? Foto? Ricatti? Prostituzione? Si sospetta sia in possesso di documenti compromettenti, che potrebbero danneggiare la reputazione di Mao e il Partito. Chen ha pochi giorni per indagare e scoprire quali segreti la donna nasconde.
(source: Bol.com)

La ragazza caduta dal cielo

Sembra corretto che l’ultima dimora del corpo di una ragazza debba essere in un cimitero. Ma non si tratta di una tranquilla tumulazione. Questa è la scena di un brutale delitto.
Poiché il dottore gli ha severamente vietato di occuparsi di investigazioni, Wexford si trova a Londra per un periodo di riposo e convalescenza. Ma poi scopre che suo nipote Howard sta dirigendo le indagini attorno all’omicidio di Loveday Morgan, il cui corpo è stato abbandonato al cimitero di Renbourne.
Contro il volere di Howard e della sua squadra, Wexford si lascia coinvolgere dal caso. E quando scopre il collegamento con una setta religiosa il cui capo è stato arrestato per crimini di natura sessuale, comincia la caccia…