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L’evoluzione di Calpurnia

Nei prati riarsi della calda stagione texana, Calpurnia non può fare a meno di notare che le cavallette gialle sono molto, molto più grandi delle cavallette verdi. Perché? Sono di due specie diverse? Calpurnia ha sentito parlare del libro di un certo Darwin, in cui si spiega l’origine delle specie animali. Forse può trovare quel libro nella biblioteca pubblica? Sì, ma la bibliotecaria non glielo vuole mostrare. Poco male, quel libro si trova anche a casa sua: nello studio del nonno, il libero pensatore della famiglia. Accompagnata dal nonno e dal libro proibito, Calpurnia riuscirà a scoprire i segreti delle diverse specie di animali, dell’acqua e della terra. E scoprirà anche se stessa.
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### Sinossi
Nei prati riarsi della calda stagione texana, Calpurnia non può fare a meno di notare che le cavallette gialle sono molto, molto più grandi delle cavallette verdi. Perché? Sono di due specie diverse? Calpurnia ha sentito parlare del libro di un certo Darwin, in cui si spiega l’origine delle specie animali. Forse può trovare quel libro nella biblioteca pubblica? Sì, ma la bibliotecaria non glielo vuole mostrare. Poco male, quel libro si trova anche a casa sua: nello studio del nonno, il libero pensatore della famiglia. Accompagnata dal nonno e dal libro proibito, Calpurnia riuscirà a scoprire i segreti delle diverse specie di animali, dell’acqua e della terra. E scoprirà anche se stessa.

Everyman (Versione italiana)

Questo romanzo di Philip Roth è una storia intima eppure universale di perdita, rimpianto e stoicismo. Dopo il successo di Complotto contro l’America, Roth sposta la sua attenzione dallo «straziante incontro di una famiglia con la storia» («New York Times») all’incessante battaglia di un uomo con la propria mortalità. Il destino dell’Everyman di Roth si delinea dal primo sconvolgente incontro con la morte sulle spiagge idilliache delle sue estati di bambino, attraverso le prove familiari e i successi professionali della vigorosa maturità, fino alla vecchiaia, straziata dall’osservazione del deterioramento patito dai suoi coetanei e funestata dai suoi stessi tormenti fisici. L’humus di questo potente romanzo è il corpo umano. Il suo tema è quell’esperienza comune che ci terrorizza tutti.

Everwild

Giravano delle voci. Voci di cose terribili, di cose sublimi, di cose troppo grandi da tenere per sé e che quindi venivano tranquillamente trasmesse da un’anima all’anima, da un Ultraluce all’altro. Giravano voci di una bellissima strega, chiamata Strega del Cielo, che saliva verso il paradiso a bordo di un dirigibile d’argento. E si sussurrava di un orco terribile, fatto di cioccolato dalla testa ai piedi, che adescava anime ingenue con il suo invitante profumo solo per scaraventarle in un pozzo senza fine, dal quale non avrebbero mai fatto ritorno.In un mondo dove la memoria viene cancellata dalla trama del tempo, le voci sono più importanti di ciò che si conosce davvero. Succede a Everlost, il mondo sospeso fra la vita e la morte e fra la guerra e la pace. Mary, Nick, Allie e Mickey sono anime inquiete, giovani per sempre, condannate a vagare in eterno fra i misteri di Everlost. Speranza e angoscia si susseguono come colpi di scena, ora che è diventato chiaro che la guerra non si può evitare. Nessuno può immaginare le conseguenze di una guerra fra nonmorti, ma una cosa è certa: nessuno a Everlost potrà evitarla.

Everville

Everville, tranquilla cittadina che si affaccia su un mare visibile solo in sogno, nasconde il punto di contatto fra la dimensione umana e un misterioso, inquietante universo abitato da esseri di infinita bontà ma anche sede del Male supremo, da sempre ansioso di distruggere l’umanità. Mentre forze contrastanti si addensano nel cielo di Evereville, creature delle due dimensioni si incontrano e si scontrano, si amano e si odiano, dando luogo a scene di inaudita violenza e di sfrenato erotismo.

L’evasione impossibile

L’evasione impossibile ha attraversato con grande forza il ciclo di movimenti tra il ’68 e il ’77. Libro di culto per la generazione degli anni ’70, ormai introvabile, aggiunge all’interesse per le autobiografie esemplari quello dell’analisi distaccata nei confronti di nodi impresentabili – e quindi rimossi – per la sinistra; come la violenza e il carcere.
E’ il racconto della nascita e del percorso di quel gruppo che attraversò i fugaci onori della cronaca alla fine degli anni ’60 come “banda Cavallero” una banda di rapinatori di banche, nata per autofinanziare un’improbabile rivoluzione, e che aveva mantenuto per anni la propria salvaguardia evitando qualsiasi rapporto con la malavita. Un’anomalia che ne fece allora una leggenda.
Con un’introduzione di Pio Baldelli e un’intervista all’autore.

Eva

Pubblicato per la prima volta nel 1873, questo breve romanzo di Giovanni Verga narra la tragica storia d’amore fra due giovani artisti: un pittore siciliano e una ballerina fiorentina, in un’epoca in cui ciò che veramente ha importanza non sono i più nobili ideali, ma il volgare materialismo. Eva è allo stesso tempo un inno alla poetica verista e un sagace quadro della società perbenista del tempo, alla quale l’Arte è costretta a piegarsi per sopravvivere.

Europa molto amore

Con Europa molto amore Scerbanenco ha creato un giallo italiano di stile inconfondibile e di altissimo livello, adottando un tema classico nella storia del poliziesco: la fuga disperata di due giovani alla ricerca della salvezza. Due ragazze in vacanza per l’Europa – l’italiana Ornella e la tedesca Barbara – vengono attirate in una trappola, derubate e accusate ingiustamente di omicidio. Di qui inizia la loro fuga attraverso Francia, Germania e Svizzera, in un travolgente meccanismo di avventure sostenute da un’irresistibile suspense.

Ettore Fieramosca o la disfida di Barletta

Romanzo storico e icona della propaganda post-unitaria per eccellenza, l’Ettore Fieramosca di D’Azeglio rappresenta anche un’opera singolare dal punto stilistico e linguistico.
“Scritto per metter un po’ di fuoco nel corpo degli italiani”, il romanzo narra della famosa disfida di Barletta, avvenuta nei primi del Cinquecento durante la guerra tra Spagna e Francia per il possesso del Regno di Napoli, quando il capitano Guy de la Mothe, prigioniero delle truppe spagnole offese l’onore degli italiani al servizio di quest’ultime.
L’autore
Ettore Fieramosca (Capua, 1476 – Valladolid, 20 gennaio 1515) è stato un condottiero italiano; il suo nome è legato storicamente alla famosa Disfida di Barletta (1503).
Introduzione a cura di Alessio Buonomo
Alessio Buonomo nasce il 4 febbraio 1978, nel 1996 ha conseguito la Maturità Classica presso il Liceo Classico “V. Pollione” di Formia e successivamente si è laureato in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Cassino, con una tesi di argomento storico-contemporaneo. All’Università ha collaborato part time presso l’Ufficio del Manager Didattico. Appassionato di studi storici e di politica ha scritto per alcune riviste locali e non, inoltre, ha svolto diverse esperienze nell’associazionismo culturale e non profit assumendo incarichi amministrativi e di ufficio stampa. Nel 2007 ha ricoperto un ruolo significativo nell’Ufficio di Gabinetto del Comune di Gaeta come responsabile delle relazioni pubbliche e istituzionali, cerimoniale e segreteria, terminato nel 2012. Ha seguito un breve corso di studi in “Management della Pubblica Amministrazione” e negli anni successivi un corso più intenso in “Tecniche Legislative e Relazioni Istituzionali” presso il RISL (Rivista Italiana di Studi Legislativi – Roma 2012/13). Attualmente è impegnato nel settore dell’informazione e della comunicazione, del web editing e del web marketing, e come intermediario e consulente commerciale.
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Romanzo storico e icona della propaganda post-unitaria per eccellenza, l’Ettore Fieramosca di D’Azeglio rappresenta anche un’opera singolare dal punto stilistico e linguistico.
“Scritto per metter un po’ di fuoco nel corpo degli italiani”, il romanzo narra della famosa disfida di Barletta, avvenuta nei primi del Cinquecento durante la guerra tra Spagna e Francia per il possesso del Regno di Napoli, quando il capitano Guy de la Mothe, prigioniero delle truppe spagnole offese l’onore degli italiani al servizio di quest’ultime.
L’autore
Ettore Fieramosca (Capua, 1476 – Valladolid, 20 gennaio 1515) è stato un condottiero italiano; il suo nome è legato storicamente alla famosa Disfida di Barletta (1503).
Introduzione a cura di Alessio Buonomo
Alessio Buonomo nasce il 4 febbraio 1978, nel 1996 ha conseguito la Maturità Classica presso il Liceo Classico “V. Pollione” di Formia e successivamente si è laureato in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Cassino, con una tesi di argomento storico-contemporaneo. All’Università ha collaborato part time presso l’Ufficio del Manager Didattico. Appassionato di studi storici e di politica ha scritto per alcune riviste locali e non, inoltre, ha svolto diverse esperienze nell’associazionismo culturale e non profit assumendo incarichi amministrativi e di ufficio stampa. Nel 2007 ha ricoperto un ruolo significativo nell’Ufficio di Gabinetto del Comune di Gaeta come responsabile delle relazioni pubbliche e istituzionali, cerimoniale e segreteria, terminato nel 2012. Ha seguito un breve corso di studi in “Management della Pubblica Amministrazione” e negli anni successivi un corso più intenso in “Tecniche Legislative e Relazioni Istituzionali” presso il RISL (Rivista Italiana di Studi Legislativi – Roma 2012/13). Attualmente è impegnato nel settore dell’informazione e della comunicazione, del web editing e del web marketing, e come intermediario e consulente commerciale.

Etica per un figlio

“Non è vero che un’etica laica, senza assoluti e senza miti, non può fornire modelli educativi efficaci. Savarer lo dimostra: la moralità è autonomia, capacità di non sottomettersi, amore di sé nel senso migliore del termine. Un libro intenso ma anche amichevole, che genitori e maestri dovrebbero leggere e commentare insieme ai loro figli, discepoli, amici adolescenti.” (Gianni Vattimo)
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L’eterno marito

In una Pietroburgo estiva le cui interminabili “notti bianche” sembrano favorire ogni sorta di allucinazioni e incubi, Vel’caninov, scapolo quarantenne ozioso e gaudente, viene prima seguito e poi avvicinato da Trusozkij, funzionario di provincia della cui moglie, ora defunta, era stato amante nove anni prima. Tra i due uomini, legati da un rapporto di attrazione-repulsione, inizia un bizzarro gioco “gatto-topo” in cui le parti si scambiano continuamente e che li vedrà, dopo una serie di vicende ora tragiche ora grottesche culminate nel fallito tentativo di Trusozkij di uccidere Vel’caninov, ritrovarsi casualmente due anni dopo, ciascuno nel suo ruolo di sempre, “l’eterno marito” e “l’eterno amante”.

Eternity

“Nei lunghi secoli della mia vita, non ho mai amato nessuno come te. Nessuno.” Sono state le ultime parole che mi ha detto Rhode. L’ultima volta in cui mi ha dichiarato il suo amore. L’ultima volta in cui ho visto il suo viso e i suoi intensi occhi azzurri. Ed è stata anche la prima volta in 592 anni in cui sono riuscita di nuovo a respirare. A sentire il sole sulla pelle, il profumo dell’aria. Ma tutto ha un prezzo: Rhode, il mio Rhode… ho dovuto dirgli addio, forse per sempre. Lui si è sacrificato per me. Si è sacrificato perché io, Lenah Beaudonte, potessi tornare di nuovo umana. Ha compiuto l’antico rituale magico, ed eccomi qui. Non sono più un vampiro della peggior specie. Non sono più la guida di una confraternita di vagabondi della notte, assetati di sangue e di vendetta. Sono libera. Il mondo è cambiato dall’ultima volta in cui l’ho visto. La mia nuova vita ora è a Wickham: una casa, nuovi amici, e poi lui, Justin. Non avrei mai pensato di innamorarmi di qualcuno che non fosse Rhode. Ma Justin è così… vivo. E forte, deciso e dolce allo stesso tempo. Più bello di quanto abbia mai potuto sognare. Eccitante. Non mi sarei mai aspettata di tornare ad avere sedici anni, di respirare ancora l’alito caldo di un bacio umano… Ma, in fondo, non avrei neppure mai pensato che un giorno il mio passato di sangue e di distruzione sarebbe tornato a cercarmi.
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L’età inquieta

La follia intrecciata al quotidiano, l’incubo dissolto nell’ordinario: da perderci il sonno e la tranquillità. Durante un picnic una formica regina entra nell’orecchio di un ragazzino per impiantare nel suo corpo un formicaio. I gesti scaramantici di un altro bambino si rivelano il rituale che tiene in piedi il suo mondo. Due giovani amanti si rincorrono a Mosca, senza sapere di essere morti. Un adolescente sviluppa un’ossessione erotica per il cibo cucinato da sua madre. Nella poetica di Anna Starobinec, la realtà è un piano impercettibilmente inclinato che aggancia il lettore attraverso l’immedesimazione per farlo scivolare, senza che se ne accorga, in un mondo di puro, assurdo terrore.
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L’età dell’innocenza

Uscito nel 1920, “L’età dell’innocenza” vale alla sua autrice, Edith Wharton, il premio Pulitzer: sarà la prima donna a vederselo assegnare. Il libro è una critica spietata alla convenzionalità dell’alta società newyorchese: una vera aristocrazia immobiliare in cui le famiglie sono le stesse da generazioni, le donne un ornamento e gli uomini non fanno nulla neppure quando fingono di andare in ufficio. I ricchi personaggi dell’”Età dell’innocenza” vivono tutti nello stesso quadrilatero di strade, e d’estate si spostano tutti quanti a Newport. Sono sempre insieme, sono privilegiati e severi al contempo, e non concepiscono l’esistenza di un mondo fuori dal loro. Il mondo, ovviamente, progredisce, cambia e rischia di lasciarli indietro. Ai cancelli della vecchia New York premono l’aristocrazia imprenditoriale e bancaria – i Morgan, i Lehman, i Guggenheim –, gli operai migrati dall’Europa e soprattutto stili di vita dinamici e aggressivi. Il protagonista del romanzo, Newland Archer, è un giovane raffinato che nella prima parte vediamo emanciparsi lentamente dai valori della vecchia New York ma che poi si trova costretto a sposare una donna che non ama assolutamente. “L’età dell’innocenza” è un romanzo avvincente e sofisticato che sa trasportarci nel luogo dell’origine della bugia romantica, là dove il nostro io si affanna a mantenere il rispetto di sé con fantasie consolatorie.

L’età dell’estremismo

‘Viviamo sotto la minaccia continua di due prospettive egualmente spaventose, anche se apparentemente opposte: la banalità ininterrotta e un terrore inconcepibile.’ Susan Sontag lo scriveva nel 1965, ma quasi cinquant’anni dopo le cose non sono cambiate. Al contrario, ogni giorno ci dispensa dosi massicce tanto di banalità quanto di terrore: dal kitsch televisivo e politico alla fantascienza catastrofica che trionfa al cinema, dalle devastazioni di Černobyl’ e Fukushima alle tragedie delle Torri gemelle e di Bali. Così un inquietante filo rosso lega Hitler e Disney, un film come Matrix e l’arte post human, le luci spente di Pyongyang e la teoria freudiana dell’oblio. E su tutto domina un’estetica che è anche una condanna: quella del frammento, delle macerie, eternamente declinate in muri distrutti, con corredo di catarsi mediatica, solo per essere ricostruiti altrove, precarie frontiere di nuovo e sempre trasgredite. La cifra di questa nostra ‘età dell’estremismo’.Marco Belpoliti ne rilegge la storia in un percorso che inizia negli anni Ottanta e procede a balzi avanti e indietro nel tempo per condurci dall’Iran di Khomeini al bunker di Bin Laden, dal cinema di Hitchcock alla fotografia di Basilico, dal Memoriale di Berlino alla guerra dei droni, da Babele a Hiroshima. Intrecciando letteratura e arti visive, storia e performance, di opera in opera scrive il vero romanzo della contemporaneità: una mappa del nostro tempestoso presente.
(source: Bol.com)