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Fantozzi

“In fondo, a Fantozzi, la signorina Silvani, che lavorava su in contabilità, piaceva abbastanza. Non era certo una bellezza, anzi a voler essere un po’ severi era un ‘mostrino’ di gamba corta all’italiana, denti da coniglietto e capelli tinti, ma certo più viva di sua moglie signora Pina, della quale lui odiava la rassegnazione nel subire il loro tragico ménage matrimoniale senza speranze, ma soprattutto più giovane.” Inizia così il racconto crudele delle vicende del ragionier Fantozzi, il personaggio creato da Paolo Villaggio nel 1968 durante la trasmissione televisiva “Quelli della domenica”, diventato protagonista di vari libri e, grazie alla trasposizione cinematografica, uno dei personaggi più amati dagli italiani.

Il fante di cuori e la dama di picche

La Londra vittoriana impazzisce per i quadri preraffaelliti. Tra i soggetti dipinti ossessivamente da Henry Chester ci sono bambine e ragazze. La sua modella preferita è Effie, che per lui incarna gli ideali di bellezza e purezza. Quando l’ha ritratta per la prima volta, lei aveva solo nove anni, ma poi l’ha educata e plasmata, e ne ha fatto sua moglie. Infantile, bellissima, innocente, Effie sembra la sposa ideale, ma è spesso malata. Lenisce le sue sofferenze con il laudano e vive come sospesa tra il sogno e la realtà. La gabbia dorata in cui l’ha rinchiusa suo marito le sta sempre più stretta. A liberarla saranno l’incontro con un altro pittore, l’ambiguo e sensuale Moses, e l’amicizia con Fanny Miller, la maîtresse di una casa d’appuntamenti frequentata da Chester, a suo tempo teatro di un orribile delitto. La giovane donna sprofonderà così in un incubo pericoloso e terribile, dove la voce della ragione si perde nei labirinti del delirio e l’unico punto fermo sembrano l’amore e la sensualità.

La fantastica storia di Silvio Berlusconi

Una storia fantastica. Una storia verosimile. Una storia vera. Un genere narrativo adeguato ai tempi che viviamo. In cui ciò che sembra impossibile e pazzesco accade davvero; e ciò che è realmente accaduto viene dimenticato, annullato d’imperio. Al lettore il divertente (e facile) compito di distinguere il vero dal fantastico con l’aiuto delle tonalità e dei contesti usati nella narrazione ma anche riandando alla sterminata letteratura scritta o raccontata su Berlusconi o da Berlusconi in quest’ultimo decennio. Con l’aiuto dell’illustratore e fumettista Paolo Deandrea Nando dalla Chiesa ripercorre la storia di Silvio Berlusconi tra sorriso amaro, ironia e invenzione.
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I fantasmi di Rowan Oak. Storie di sogno e di paura scritte e raccontate da William Faulkner

Il volume, curato da Dean Faulkner, sorella dell’autore, è una raccolta delle storie di fantasmi che egli era solito narrare nella tenuta di Rowan Oak ai ragazzi della sua famiglia. Queste storie affondano le loro radici nel folklore sudista, ma sono anche ricche di riferimenti alla cultura d’origine della patria inglese, e narrano di case abbandonate, presenze che non vogliono scomparire, destini segnati da una fatalità ostinata e crudele, accadimenti sospesi “in quell’istante in cui tutto quello che è naturale, familiare e sicuro si muta rapidamente in alieno, strano, spaventoso”.

I fantasmi del mare e altre storie maledette

L’Autore per lunghi anni e durante numerosi viaggi in ogni parte del mondo ha raccolto e ordinato una serie di racconti «fantastici» che riguardano il mare, le navi, il mondo marino e sottomarino, una messe di leggende curiose, misteriose o inquietanti, che tanto interesse suscitavano nei racconti fatti dagli stessi marinai ai compagni nelle lunghe ore di veglia al timone di notte, nei tardi pomeriggi nel pozzetto, o in qualche trattoria di porto, la sera, dopo molti giorni di navigazione e dopo… molti bicchieri. Dopo aver espunto le numerose leggende senza interesse o di recentissima invenzione, l’Autore, non soddisfatto dei dati acquisiti, è andato a controllarli in varie biblioteche, sui giornali dell’epoca e sugli antichi libri e, in molti casi, è potuto risalire ai fatti e alle illustrazioni originali. Questo testo è dunque un’antologia di quanto si è detto e scritto sul «mare delle tenebre». Vi sì troveranno racconti celebri e altri meno noti in cui l’elemento mitico e soprannaturale domina interamente la scena. Esso vede la luce proprio mentre in un altro grande ambiente, la metropoli, nascono e si sviluppano le cosiddette «leggende metropolitane». Molti di questi racconti formano un patrimonio di miti e leggende, un corpus di racconti «neri» nei quali ricorrono sovente i fantasmi: gran parte di queste annotazioni risalgono al secolo scorso, quando la loro esistenza era ritenuta reale, specialmente nel mondo anglosassone, ed è sorprendente scoprire che ancor oggi vi siano navi ritenute «maledette». Gli spettri non solo si aggirano a bordo, ma esistono persino navi fantasma che periodicamente appaiono ai naviganti.
Non mancano le leggende sulle polene, le sculture che ornavano il tagliamare delle navi del passato, né i fantasmi della costa che infestano isole, scogli e fari. Il libro si chiude con i racconti di un altro affascinante mito: quello dell’isola scomparsa, Atlantide.

I fantasmi del cappellaio

Una piccola città, La Rochelle, immersa in una gelida pioggia autunnale; borghesi all’apparenza insospettabili che giocano a bridge; una serie di strani delitti che viene improvvisamente a turbare la vita della città; e due personaggi – il cappellaio, agiato e rispettabile commerciante, e il «piccolo sarto» armeno con il suo perenne odore di aglio e di miseria – che si osservano in una comunicazione tragica e segreta: due sguardi consapevoli, due punti di vista contrapposti e complementari fino alla reciproca dipendenza, fino alla complicità, si affrontano in una sorta di controcanto investigativo vibrante di tensione drammatica. Nell’arco di due anni, agli esordi del suo periodo americano, Simenon, quasi ne fosse ossessionato, torna per ben tre volte sulla stessa storia: al racconto “Il piccolo sarto e il cappellaio”, del marzo ’47, fanno seguito “Benedetti gli umili”, nuova versione modificata soprattutto nel finale, e, nel dicembre del ’48, “I fantasmi del cappellaio”. Il passaggio dalle novelle al romanzo comporta un rovesciamento di prospettiva: l’intera vicenda – la condivisione di un terribile segreto – non è più narrata dal punto di vista del sarto armeno, ma da quello del cappellaio, di cui il lettore seguirà, attimo per attimo, il lento inabissarsi nella follia. “I fantasmi del cappellaio” venne pubblicato per la prima volta nel 1949. Il volume propone, in appendice al testo del romanzo, “Il piccolo sarto e il cappellaio” e il capitolo finale di “Benedetti gli umili”, che, tradotto in inglese, ottenne il premio indetto dall’«Ellery Queen’s Mystery Magazine».

Fantasma: romanzo

Richard, alla disperata ricerca della sua amata, della quale solo lui sembra serbare il ricordo, sa che se Kahaln non ritroverà al più presto la propria vera identità diverrà un inconsapevole strumento di distruzione. Ma a lei viene detto che, qualora dovesse conoscere la verità su sé stessa, diverrebbe preda del male, nel corpo e nell’anima. Se vuole sopravvivere in un cupo mondo di tradimenti e inganni, dove la vita vale e dura poco, Kahlan dovrà capire di essere una figura centrale nel mondo devastato dalla guerra che le vortica intorno. E i segreti che scoprirà sono più oscuri di quanto possa immaginare.

Fantasia

“Quando muore uno scrittore, vorrei che chi gli vuol bene lo commemorasse in silenzio rileggendo di lui il libro più caro, non solo per ravvivare la gratitudine e il rimpianto, ma anche per riconoscere alla prova questo primato dei poeti e degli artisti, anche di quelli più affannati e derelitti, sul resto degli uomini: che il meglio di loro rimane sempre vivo e respira. Per affetto a Matilde Serao, io mi rileggo sotto questa abetina “Fantasia”, che ha quarantaquattr’anni. Davanti al frontespizio è una litografia col ritratto della scrittrice quando ancora ella aveva un mento solo e un collo fuor dalle spalle rotonde. […] Se oggi uscisse un romanzo con questa rapida presentazione di dieci, di venti ragazze, chiuse in collegio, allineate sui banchi della classe o della cappella, definite al primo tocco, Caterina, Artemisia, Ginevra, Carolina, e Giovanna che senza leggere, gli occhi socchiusi, mordicchia una rosa, e la pallida Lucia dai lenti capelli, dalle labbra troppo rosse, che si regge la fronte con la mano e guarda il professore attraverso le dita, sarebbero gridi di meraviglia: sia detto senza offesa pei viventi.” (dall’introduzione di Riccardo Reim)

Fanny

Da quando la piccola Fanny viene trovata sulla soglia della ricca dimora di Lord Bellars, è tutto un susseguirsi di colpi di scena, di avventure di terra, di mare e di letto, di ritrovamenti e di scherzi del destino. Fanny è una donna “liberata” del XVIII secolo, un’eroina bellissima e intrepida che impara, nel corso di lunghi anni, tutto quanto c’è da sapere per sopravvivere e prosperare, essendo donna, in un mondo fatto a misura d’uomo.

Il fanciullo d’oro

“In un grande museo londinese arriva dalla Garamanzia il Fanciullo d’oro: sarcofago millenario di un re morto bambino. Sir William lo portò alla luce durante una spedizione archeologica. E mentre ai piani inferiori che ospitano la mostra fa da coro la massa di visitatori, ai piani segreti superiori, tra la biblioteca e i magazzini, si svolge un complesso intrigo. Più morti, un suicidio, un falso clamorso, traffici clandestini di beni museali, affari di spionaggio internazionale sono gli eventi che caratterizzano questo racconto”.

La famosa invasione degli orsi in Sicilia

Pubblicata prima a puntate sul ”Corriere dei Piccoli”, La famosa invasione degli orsi in Sicilia uscì in volume nel 1945 corredata dalle splendide tavole a colori dello stesso Buzzati. Spia del mai sopito interesse dell’autore per il mondo delle fiabe e del fantastico, è ben più che un racconto per bambini. Vi si riconoscono tutti gli elementi del Buzzati ”serio”, con la caratteristica contrapposizione tra il mondo della città, della ”vile pianura” da un lato e l’eden puro delle montagne dall’altro. Importa notare come il filo delle trovate che si dipanano senza sosta crei un racconto che per leggerezza di tocco e copia di invenzioni va annoverato tra i prodotti più felici dell’officina buzzatiana. Un racconto in cui, aldilà di ogni lettura allegorica, ciò che prevale è l’assoluto piacere di narrare.
(source: Bol.com)

La famiglia Winshaw

Ricordate gli anni della Thatcher? Gli anni in cui la rapacità era la virtù, i beni della nazione venivano depredati e Saddam Hussein era un uomo con il quale volentieri si facevano gli affari? E’ su questo periodo che Jonathan Coe, in uno dei romanzi più divertenti e mortalmente seri degli ultimi anni, butta uno sguardo giocoso e selvaggio. Ne esce un agghiacciante affresco socio – politico che rivela sorprendenti analogie con l’attuale realtà italiana. Nell’estate del 1990, mentre il mondo si prepara a entrare in guerra contro Saddam Hussein, un giovane scrittore è al lavoro sulla biografia della famiglia Winshaw. Quasi tutti i suoi membri sono ispirati da una rapacità brutale e totalizzante e, insieme, riescono a dominare gran parte della vita pubblica ed economica britannica. Lungo le vite di questi ameni personaggi vengono così ricostruiti i famosi anni ottanta: un’orgia di violenza, soprusi, ingiustizie provocata dall’assenza di controlli del potere. La straordinaria abilità di Coe sta non solo nel fondere in modo perfettamente armonico la vita privata degli Winshaw con i suoi risvolti pubblici, ma anche nell’utilizzare diversi codici narrativi (dalla detective story all’horror gotico, dalla farsa alla satira politica), tutti perfettamente funzionanti. “Al giorno d’oggi la maggior parte dei romanzieri europei pensa che sia necessario essere profondamente pessimisti e tremendamente seri per potersi qualificare come scrittori veri. Gli scrittori comici di talento sono molto rari. Ora, invece, quel club esclusivo – che tra i suoi membri annovera Thomas Love Peacock, Evelyn Waugh e P. G. Wodehose – vede l’ingresso di un giovane inglese di nome Jonathan Coe.”
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### Sinossi
Ricordate gli anni della Thatcher? Gli anni in cui la rapacità era la virtù, i beni della nazione venivano depredati e Saddam Hussein era un uomo con il quale volentieri si facevano gli affari? E’ su questo periodo che Jonathan Coe, in uno dei romanzi più divertenti e mortalmente seri degli ultimi anni, butta uno sguardo giocoso e selvaggio. Ne esce un agghiacciante affresco socio – politico che rivela sorprendenti analogie con l’attuale realtà italiana. Nell’estate del 1990, mentre il mondo si prepara a entrare in guerra contro Saddam Hussein, un giovane scrittore è al lavoro sulla biografia della famiglia Winshaw. Quasi tutti i suoi membri sono ispirati da una rapacità brutale e totalizzante e, insieme, riescono a dominare gran parte della vita pubblica ed economica britannica. Lungo le vite di questi ameni personaggi vengono così ricostruiti i famosi anni ottanta: un’orgia di violenza, soprusi, ingiustizie provocata dall’assenza di controlli del potere. La straordinaria abilità di Coe sta non solo nel fondere in modo perfettamente armonico la vita privata degli Winshaw con i suoi risvolti pubblici, ma anche nell’utilizzare diversi codici narrativi (dalla detective story all’horror gotico, dalla farsa alla satira politica), tutti perfettamente funzionanti. “Al giorno d’oggi la maggior parte dei romanzieri europei pensa che sia necessario essere profondamente pessimisti e tremendamente seri per potersi qualificare come scrittori veri. Gli scrittori comici di talento sono molto rari. Ora, invece, quel club esclusivo – che tra i suoi membri annovera Thomas Love Peacock, Evelyn Waugh e P. G. Wodehose – vede l’ingresso di un giovane inglese di nome Jonathan Coe.”

Una famiglia turca

Autobiografia che va dal 1913 al 1940, il libro ripercorre la vita familiare e sociale di una famiglia dell’alta borghesia che con la Grande Guerra e la caduta dell’impero Ottomano perde i privilegi economici e sociali della propria posizione sino a ridursi in uno stato di estrema povertà, e sino alla sua faticosa risalita verso un accettabile tenore di vita. Protagonisti di questo racconto, oltre alla famiglia dello scrittore, sono la stessa Istanbul e tutta la variegata società di notabili, piccoli borghesi e popolani che la abitano, così che il libro presenta vari piani di lettura che vanno dalla vicenda privata del protagonista alla cultura e ai costumi di un paese che è sempre stato un ponte tra Oriente e Occidente in un periodo cruciale della sua storia: dalla caduta del Sultano e dell’impero Ottomano alla rivoluzione di Kemal Ataturk.

La famiglia Fang

Come definire la famiglia Fang? Una famiglia costituitasi negli anni Settanta che ha fatto della propria vita un’opera d’arte: Caleb e Camille, i genitori, non concepiscono azione che non sia artistica. I poveri figli, chiamati Bambino A (Annie) e Bambino B (Buster), sono vissuti dai genitori come un’appendice artistica, un ulteriore braccio capace di mettere in atto i loro deliranti e pazzeschi progetti artistici. Annie e Buster da adulti saranno due individui psicologicamente devastati: lei è diventata una nota attrice, ma beve, e lui invece è un giornalista dalle alterne vicende, che vive in solitudine. La famiglia Fang è il crudele ma avvincente ritratto di una coppia tanto squilibrata ed egoista da rasentare la totale distruzione dei figli, ed è un romanzo dedicato alla riflessione sul concetto di arte, sia essa scrittura, pittura, recitazione o “gesto artistico”. Kevin Wilson affronta un tema drammatico attraverso il filtro della comicità, sempre in bilico tra cinismo e ironia, che riesce a rendere lievi anche i passi più duri.
(source: Bol.com)

False verità

11 settembre 2001: fondamentalisti cristiani dirottano quattro aerei di linea. Due volano verso il Tigris & Euphrates World Trade Towers di Baghdad, il terzo verso il ministero della Difesa arabo di Riyad. Il quarto aereo, che si crede sia diretto verso la Mecca, cade prima di giungere a destinazione. Gli Stati Uniti d’Arabia dichiarano guerra al terrorismo: le truppe persiane invadono la costa orientale degli Stati Uniti e stabiliscono una zona verde a Washington. Ha inizio una nuova era… Estate 2009: Le autorità arabe interrogano degli aspiranti kamikaze catturati. Il prigioniero sostiene che il mondo che stanno vivendo in realtà è un miraggio: nel mondo reale l’America è una superpotenza, e gli Stati Uniti d’Arabia solo un insieme di ‘arretrati Paesi del terzo mondo’. Il ritrovamento di una copia del New York Times del 12 settembre 2001 sembra avvalorare questa ipotesi. Il presidente vuole delle risposte, ma presto si scopre che non è il solo… Saddam Hussein e Osama bin Laden stanno conducendo le loro indagini, e non si fermeranno davanti a nulla pur di nascondere la verità.Un’incursione nel mondo del terrorismo, della politica, dello spionaggio, dove le domande non hanno risposte razionali, e si manifesta la terrificante possibilità che il mondo non sia ciò che sembra. Una lettura stupefacente e conturbante da una delle nuove voci della letteratura americana.
(source: Bol.com)