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La macchina morbida

Il mondo che molti identificano con gli scenari di “Blade Runner” era già stato disegnato anni prima, e con più venefiche insinuazioni, da William Burroughs, soprattutto nella Macchina morbida. È un mondo intermedio fra l’organico e l’inorganico, dove la droga – ogni sorta di droga – costituisce il collante universale, e la paranoia, con la sua inclinazione a trovare in tutto – e in primo luogo nella mente dei singoli come della società – qualche perverso agente di controllo, costituisce la lingua franca, l’unica in cui personaggi larvali sono in grado di intendersi. Ma quel che fa la grandezza di Burroughs è la precisione di ciò che vede, l’individuazione tenace dell’immagine. Una precisione grazie alla quale la sua prosa si sottrae a quella genericità che minaccia tanta parte della science fiction. A suo modo, Burroughs è un narratore verista, uno Zola dei rifiuti metropolitani, che non si dedica alla saga dei Rougon-Macquart ma a quella dell’ispettore Lee e della Polizia della Nova oltre che delle forze oscure serpeggianti nel pianeta. “La macchina morbida” – secondo volume di una tetralogia che comprende, oltre a “Pasto nudo”, “The Ticket That Exploded” e “Nova Express”, entrambi di prossima pubblicazione – ha conosciuto più versioni: la prima è apparsa a Parigi nel 1961, la seconda a New York nel 1966, e la terza, su cui si fonda questa traduzione, a Londra nel 1968.

La macchina in Corsia Undici

Il terrore attraverso l’elettroshock, come nessuno ha mai osato raccontarlo. Un classico dimenticato della narrativa nera.

MACCHINA DI D.I.O. 1975

HARLIE era il più avanzato computer del mondo. I suoi circuiti erano così simili a quelli del cervello umano che era capace non soltanto di risolvere i problemi più complessi, ma anche di fornire giudizi autonomi, di porre domande, di pensare in maniera indipendente. Ma da qualche tempo, HARLIE aveva cominciato a manifestare lunghi periodi di incoerenza e questo poneva a Auberson, lo scienziato che lo aveva programmato, gravi problemi, tanto più che i membri del consiglio di amministrazione della società a cui HARLIE apparteneva lo avevano posto davanti a un aut-aut: il Computer cessava di comportarsi in modo irrazionale e diveniva di qualche utilità per la compagnia o l’intero progetto sarebbe stato abbandonato e HARLIE smantellato. Auberson aveva spiegato a HARLIE quale pericolo correva e gli aveva detto di programmare qualcosa per se stesso che potesse renderlo utile. Tuttavia, neppure nei suoi sogni più folli – o nei suoi incubi – lo scienziato avrebbe potuto immaginare la terrificante risposta che il Computer gli avrebbe, alla fine, fornito. Questo libro è arrivato in finale al premio Hugo 1973.

La macchina della creazione

Accanto a Riverworld, il Mondo del Fiume, la più grande creazione di Philip José Farmer è il ciclo dei Fabbricanti di Universi, una sequela di avventure entusiasmanti che rappresentano la quintessenza delle infinite possibilità della fantascienza. Fra i vari segreti della natura, infatti, la razza dei Signori ha scoperto quello per fabbricare interi mondi, veri e propri universi privati popolati a loro piacimento. Fra essi vi è il Pianeta dei Molti Livelli, un mondo a piramide simile alla Torre di Babele, su cui si affollano figure storiche, mitologiche e fantastiche degne del più folle catalogo dell’immaginario. Le avventure di Robert Wolff, in realtà un Signore spodestato di nome Jadawin, e di Paul Janus Finnegan, alias Kickaha, si dipanano in cinque fantastici romanzi. Ora Farmer ha regalato a tutti gli
appassionati un nuovo attesissimo episodio, dove Kickaha e la fedele Anana si ritrovano a combattere l’acerrimo nemico di sempre, Orc il Rosso, ma stavolta la posta in gioco è la più alta che si possa immaginare… perché uno strano mistero circonda l’ultimo rappresentante di una razza antichissima, anteriore al dominio dei Signori e forse ancora più potente di loro. E se il segreto della creazione degli universi sembra custodito nel fantastico Mondo di Zazel, come trovare la via giusta nel labirinto fra le dimensioni?
Soprattutto, i due acerrimi nemici, Kickaha e Orc, devono impedire che sia l’altro ad arrivarci per primo, perché ciò vorrebbe dire la conquista di un potere senza più limiti…

La macchina dell’eternità

Bossy aveva ragione. Sempre. Invariabilmente. Era limitata solo dal fatto che doveva basarsi su dati reali, e non assunti teorici, su cui lavorare. Partendo da questi fatti le sue conclusioni e predizioni erano inevitabilmente esatte. Bossy era stata disegnata come un servomeccanismo per la guida degli aeroplani ma presto era diventata qualcosa di molto più importante: un supercomputer. E come avrebbe accolto il mondo questa nuova scoperta della tecnologia che avrebbe potuto risolvere tutti i suoi problemi? A braccia aperte e con grida di esultanza, forse? No, perché per quattro decadi il mondo era stato nella morsa di un ferreo controllo d’opinione e Bossy rappresentava una seria minaccia a questo dominio. perciò Bossy doveva rimanere nascosta, assieme ai suoi compagni, Joe Carter, l’unico vero telepate del mondo, i due brillanti professori che erano responsabili della sua creazione e Mabel, la prima donna ad esser ringiovanita da Bossy. Sì, proprio ringiovanita. Perché Bossy era in grado di offrire all’umanità anche questo dono: l’immortalità. Ma solo a chi è in grado di rifiutare tutti i pregiudizi in cui è sempre vissuto e pensare con una mente più malleabile. Ma tutti volevano l’immortalità, e la volevano con un desiderio fisso e bruciante. E la tensione andava crescendo, le folle diventavano irrequiete e incontrollabili, i militari sempre più impazienti. Il mondo era sull’orlo della catastrofe e solo Joe Carter poteva fermarlo… Un classico della fantascienza, premio Hugo nel 1955, un’opera ricca di avventura e di azione ma anche di profondi concetti filosofici che la elevano nettamente al di sopra degli standard del genere.

La macchina del presagio

La guerra è terminata. Il mondo della vita ha finalmente prevalso. Richard, Kahlan e i loro amici sono riusciti a riportare la pace in tutto l’Impero D’Hariano. Nell’aria si respira trepidazione per ciò che il futuro ha in serbo, eppure, sempre più persone vengono visitate da visioni inquietanti e manifestano un interesse fuori dal comune per la profezia e i suoi oscuri segreti. Quando l’occasione festosa del matrimonio di Cara e Benjamin viene rovinata da orrendi delitti e predizioni di morte, appare chiaro che una nuova minaccia si sta facendo strada. Le premonizioni improvvise e accurate, e le presenze misteriose che seguono da vicino Richard e Kahlan, sembrano legate alla scoperta di una strana macchina dei presagi nel cuore del Palazzo del Popolo, che agisce attraverso dei simboli impressi su lamine di metallo. E quando Kahlan scompare improvvisamente sotto l’effetto di un incantesimo, e le perplessità dei rappresentanti dell’Impero sfociano in subdoli giochi di potere, il momento di intervenire è arrivato, ma quale sarà il prezzo da pagare?

La macchina dei sogni

« Quando è al meglio della sua forma, non c’è alcun autore di fantascienza che eguagli Clifford Simak ». Cosi scrisse James Blish, che fu uno dei critici più
severi nell’ambito del nostro genere letterario. E in questi tre romanzi brevi inediti, scelti da lui stesso, Simak è davvero al vertice delle sue possibilità.
Non solo perchè si tratta di opere nate negli Anni Cinquanta, cioè nel suo « periodo d’oro », al quale risalgono i suoi capolavori.
Ma soprattutto in quanto le doti narrative di Simak vi appaiono nel loro più compiuto sviluppo, accentrate attorno ad un tema a lui
particolarmente congeniale: quello della ricerca dei valori essenziali in un mondo che ha reciso ogni legame con il passato e con la tradizione.
Nella prima storia (che da il titolo al volume) si ricercano nuovi universi, individuali e collettivi, affidandosi al sogno per sfuggire ad una
realtà fondata sull’intrigo ed avvelenata dal contrasto politico.
Nella seconda, « Il pittore dello spazio », si cercano tra lontani pianeti le radici di quella fede che nella società è stata soppiantata dalla tecnologia.
Nella terza, « Decentramento », si cerca il futuro stesso dell’uomo, che ha strappato dalla terra le proprie radici. Le tre ricerche si concludono tutte,
secondo un caratteristico insegnamento di Clifford D. Simak, nel profondo dell’animo umano.

Macabro quiz

Macabro quiz &egrave la ventottesima avventura di Hercule Poirot e si colloca a met&agrave strada tra la detective story e il romanzo di spionaggio internazionale. Il celebre investigatore belga compare nel romanzo piuttosto tardi quando sar&agrave interpellato da una cliente in erba, una giovane studentessa del Collegio di Meadowbank, perch&egrave risolva il problema dell’inafferrabile assassinio che ha messo in subbuglio la tranquillit&agrave della scuola con una serie di misteriosi delitti. Romanzo che risente del tardo stile delle opere della Christie, “Macabro quiz” deve i suoi esiti pi&ugrave memorabili non tanto alla presenza di Poirot, quanto all’efficacia dell’ambientazione e al tono ricco di notazioni brillanti, con cui l’autrice descrive la vita dei professori e studenti all’interno di un collegio molto esclusivo… Con “Macabro quiz”, Agatha Christie aggiunge un altro capitolo alla lunga storia dei piccoli omicidi sui banchi di scuola, convinta com’&egrave che se il delitto non paga, almeno istruisce.

Ma le stelle quante sono

“Sarebbe bello se la vita fosse come le crêpes, che puoi farcire come ti pare” C’è una generazione fatta di sms, gavettoni, crêpes alla nutella, professori frustrati; c’è la voglia di essere ascoltati e di giudicare la vita, gli adulti, l’ingiustizia. Ci sono Carlo e Alice: stessa classe e, a volte, stesso banco. Lui è meravigliosamente imbranato, senza modelli da incarnare, senza maschere. Lei si sente diversa, non omologata, è uno spirito critico e, al contempo, una sognatrice. Il loro cuore è ancora poco addestrato, bravissimo a sbagliare. E così Alice casca tra le braccia di Giorgio, nascosto e intrigante. Carlo si lascia sedurre da Ludovica, la classica ragazza facile che sa il fatto suo. Diciotto anni. Due ragazzi si affacciano su un mondo adulto che capiscono poco, tanto più se la scuola, la famiglia e gli amici si mettono di mezzo… Ma le stelle quante sono è un romanzo senza peli sulla lingua, schietto, diretto, una freccia che va dritta al bersaglio. Una partita di ping-pong sentimentale. Con una bella ventata di romanticismo. Un libro a due facce. A due sessi. A due voci. Per un amore solo.

Ma gli androidi sognano pecore elettriche?

Nel 1992 la Guerra Mondiale ha ucciso milioni di persone e condannato all’estinzione intere specie, costringendo l’umanità a colonizzare lo spazio. Chi è rimasto sogna di possedere un animale vivente, e le compagnie producono copie incredibilmente realistiche: gatti, cavalli, pecore… Anche l’uomo è stato duplicato. I replicanti sono simulacri perfetti e indistinguibili, e per questo motivo sono banditi dalla Terra. Ma a volte decidono di confondersi tra i loro simili biologici e di far perdere le proprie tracce. A San Francisco vive un uomo che ha l’incarico di ritirare gli androidi che violano la legge, ma i dubbi intralciano spesso il suo crudele mestiere, spingendolo a chiedersi cosa sia davvero un essere umano. Tragico e grottesco assieme, il romanzo di Philip Dick racconta il panorama desolato della San Francisco del futuro e il desiderio di amore e redenzione che alberga nei più umili, trasformando il genere fantascientifico in un noir cupo e metafisico. Un’opera che ha influenzato la visione della metropoli futura e ha anticipato i dilemmi della bioetica contemporanea. Questo è il romanzo da cui è stato tratto il film “Blade Runner” di Ridley Scott. Introduzione e cura di Carlo Pagetti. Postfazione di Gabriele Frasca.
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Ma come hai ridotto questo paese?

Michael Moore, incubo degli “Stupid White Men” di tutto il pianeta, è tornato più scatenato che mai con un obiettivo semplice e chiaro, per nulla ambizioso: l’uomo che si è intrufolato nella Casa Bianca grazie all’aiuto non proprio disinteressato dei suoi amici petrolieri deve sloggiare. Ma nell’occhio del ciclone non c’è solo il povero George W.: gli tengono compagnia sulla graticola quei famelici megaboss delle multinazionali che hanno rubato miliardi dai risparmi e dalle pensioni dei loro dipendenti, quei legislatori che hanno fatto a pezzi le libertà civili americane in nome della “sicurezza della patria”, nonché quel certo cognato destrorso che riesce, un anno dopo l’altro, a rovinare i pranzi di famiglia con le sue idiozie.

Lysandra gladiatrice di Sparta

Sotto la dinastia imperiale dei Flavi, la passione del pubblico romano per gli spettacoli dei gladiatori non è stata mai così forte e l’amore dell’imperatore Domiziano per le novità ha dato origine a un tipo di combattente mai visto prima: la gladiatrice. Lysandra, gladiatrix prima dell’Asia Minore, ha ottenuto la libertà e non è più costretta a esibirsi nel ludus: si dedica alla venerazione della dea Atena, di cui è sacerdotessa, e allena giovani gladiatrici. Ma Domiziano le lancia una sfida che non può rifiutare: combattere nell’anfiteatro Flavio contro la gladiatrix prima di Roma, Illeana, bella come Afrodite. Solo una di loro potrà restare in vita, solo una potrà essere proclamata Roma Victrix. La storia di Lysandra si intreccia con quella di Gaio Minervino Valeriano, tribuno romano che deve sconfiggere i sanguinari barbari della Dacia, e con quella della misteriosa gladiatrice Pirra, giovane e talentuosa, con un passato da nascondere.
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Il lupo rosso

Rientrata in redazione dopo la lunga assenza seguita a un’inchiesta che l’ha molto scossa, Annika Bengzton, reporter di punta della Stampa della sera di Stoccolma, parte per Luleà, non lontano dal circolo polare artico. Deve incontrare un collega giornalista che le ha promesso informazioni su un vecchio attentato terroristico rimasto irrisolto su cui lei sta indagando. Ma quando arriva, viene a sapere che qualcuno lo ha ucciso. Le ricerche di Annika, trentacinque anni, un matrimonio in difficoltà e due bambini da accudire, conducono a un uomo che, quasi invisibile, è tornato nel profondo nord della Svezia per ritrovare le sue radici e riunirsi al gruppo di cui un tempo aveva assunto il comando, in nome di un’idea folle per la quale aveva deciso di lottare. Narratrice appassionata e attenta alla realtà, Liza Marklund è tra gli autori di genere scandinavi più noti e tradotti. Giudicato alla sua uscita il migliore episodio della serie di Annika Bengzton, “II Lupo Rosso” unisce all’inchiesta giornalistica la ricerca di un’appartenenza, indagando le ragioni di una scelta estrema.

Un lupo nell’ombra

Da tempo immemorabile il corso delle umane cose è determinato dalla lotta fra i membri di una razza eterna, una casta di immortali che ha incarnato gli dei delle più diverse mitologie e influenzato le vite dei più leggendari eroi. La Terra è sconvolta da guerre e pestilenze e vive l’esistenza selvaggia di un medioevo postatomico, fra superstizione e violenza. Tra le aspre montagne e le piane desolate cavalca un giustiziere impietoso e implacabile. Egli è John Shannow, ma tutti lo chiamano l'”Uomo di Gerusalemme” perché da anni è alla ricerca di una città mitica: un sogno che porta quel nome.

Lupo mannaro

L’ingegner Velasco è un killer del tutto privo di sensi di colpa, dunque imprendibile. Al commissario Romeo che lo insegue senza poterlo fermare Velasco dichiara che si, certo che uccide le sue vittime a morsi, anzi: “La domanda non è perché, ma perché no”. Romeo è un perdente, non molto affidabile: è minato, forse, da una malattia rarissima, ha un matrimonio a pezzi e un passato di sinistra poco presentabile. Velasco è un vincente. Un impeccabile padre di famiglia, dedito al bene dell’Azienda. Nella ricca e mutante Italia degli anni Novanta, il rapporto tra i due è il cuore di un noir dove tutto è capovolto, allucinato, dove nessuna verità sembra reggere e gli estremi si toccano. Per fortuna accanto a Romeo c’è Grazia, la ragazza con la pistola, qui al suo debutto ufficiale.

Il lupo di Sparta

Nella cruenta battaglia delle Termopili, Leonida e i suoi trecento guerrieri spartani trovarono tutti la morte nel tentativo di frenare l’avanzata dell’esercito persiano guidato da Serse. Tutti tranne uno. Figlio di Castore e nipote di Leonida, Aristodemo è l’unico sopravvissuto tra gli spartani perché ha disertato il campo di battaglia, colpito da un veleno somministratogli dal nemico. Rientrato in patria dopo la catastrofe, Aristodemo incontra il disprezzo dell’intera cittadinanza che lo accusa di tradimento e codardia. Umiliato e senza più affetti, lascia la città e decide di darsi alla macchia, per organizzare la resistenza contro l’invasore e riconquistare l’onore che sa di non avere mai perduto. Inizia così per gli avamposti dell’esercito persiano una sfiancante battaglia quotidiana contro un nemico invisibile e pronto a tutto. E per Aristodemo, il solitario lupo di Sparta della stirpe di Eracle, comincia il tempo di un’avventurosa rinascita che lo condurrà a misurare il suo onore nell’epica battaglia di Platea…
(source: Bol.com)