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La via dei fantasmi

La grande Riserva Navajo è un immenso mare d’erba e di sterpi, spazzato dal vento, una terra di selvagge montagne e canyons che offrono perfetti nascondigli. In questa riserva avviene un fatto di sangue. Un uomo, appena arrivato in macchina, si ferma a parlare con un vecchio del villaggio, dicendo di essere in cerca di un certo Leroy Gorman, quando sopraggiunge un altro individuo. Tra i due c’è una sparatoria. Il secondo uomo rimane ucciso e l’altro ferito, fugge. Il crimine è di competenza dell’FBI, non della Polizia Tribale. Ma i Federali non hanno la capacità di Jim Chee di leggere certi indizi: una capanna infestata dagli spiriti, un cadavere sepolto senza ottemperare ai riti e altre cose strane. Inoltre le ricerche che Chee sta compiendo per ritrovare una ragazza navajo scomparsa, lo scaraventano in un enigma la cui unica possibile chiave di interpretazione è un messaggio, apparentemente senza mittente e senza alcun significato. Un altro, suggestivo racconto del cantore della civiltà navajo.

La via d’oro

Il professor Henry Conklin ha atteso questo momento per tutta la vita. Nel corso di alcuni scavi archeologici sulle Ande peruviane, ha portato alla luce una mummia perfettamente conservata, che potrebbe finalmente confermare la sua rivoluzionaria teoria: l’esistenza di un’avanzata civiltà indigena precedente agli inca. Dopo aver lasciato la direzione dei lavori al nipote Sam, Conklin torna subito negli Stati Uniti per effettuare le analisi di laboratorio, che tuttavia danno risultati sorprendenti: la mummia appartiene a un missionario spagnolo vissuto nel XVI secolo e, all’interno del cranio, è presente una sostanza simile all’oro, ma dalla composizione chimica sconosciuta e dalle proprietà sconcertanti… Nel frattempo, in Perù, Sam e la sua squadra proseguono l’esplorazione del sito precolombiano e trovano un passaggio segreto, che conduce a una necropoli scavata nella montagna. Sebbene quel luogo sia rimasto sigillato per centinaia d’anni, ben presto gli archeologi avvertono una presenza inquietante, come se qualcuno, o qualcosa, si aggirasse nei cunicoli labirintici del complesso funerario. Poi lo vedono: un sentiero che luccica nell’oscurità, quasi fosse rivestito d’oro. E da quel momento diventano la preda di un nemico spietato e astuto, deciso a eliminarli a uno a uno pur di custodire il suo preziosissimo segreto…
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Il vestito dei libri

**UNA GRANDE SCRITTRICE ESPLORA E RACCONTA UN ASPETTO CRUCIALE
DEL FAR LIBRI**
Vi siete mai chiesti come si vestano i libri? Per la vincitrice del Premio Pulitzer Jhumpa Lahiri il processo di scrivere è un sogno, e la copertina del libro rappresenta il risveglio. È una sorta di traduzione ulteriore delle sue parole in un nuovo linguaggio, quello visivo. Rappresenta il testo, ma non è parte di esso. Come una traduzione, può essere fedele, o può tradire. In questa personalissima e intima riflessione, Jhumpa Lahiri esplora il processo creativo che sta dietro alle copertine dei libri, tanto dalla prospettiva di autrice quanto da quella di lettrice. Sondando le complesse relazioni tra testo e immagine, autore e designer, arte e mercato, riflette sul ruolo di questa particolarissima uniforme, arrivando al cuore della questione: le copertine per lei hanno sempre significato molto, e a volte sono riuscite a diventare «parte di lei».
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### Sinossi
**UNA GRANDE SCRITTRICE ESPLORA E RACCONTA UN ASPETTO CRUCIALE
DEL FAR LIBRI**
Vi siete mai chiesti come si vestano i libri? Per la vincitrice del Premio Pulitzer Jhumpa Lahiri il processo di scrivere è un sogno, e la copertina del libro rappresenta il risveglio. È una sorta di traduzione ulteriore delle sue parole in un nuovo linguaggio, quello visivo. Rappresenta il testo, ma non è parte di esso. Come una traduzione, può essere fedele, o può tradire. In questa personalissima e intima riflessione, Jhumpa Lahiri esplora il processo creativo che sta dietro alle copertine dei libri, tanto dalla prospettiva di autrice quanto da quella di lettrice. Sondando le complesse relazioni tra testo e immagine, autore e designer, arte e mercato, riflette sul ruolo di questa particolarissima uniforme, arrivando al cuore della questione: le copertine per lei hanno sempre significato molto, e a volte sono riuscite a diventare «parte di lei».

Il vessillo di porpora

Il vessillo purpureo galleggiò nel cielo dove nubi oscure si contendevano l’orizzonte con squarci di azzurro; una folata di vento si staccò dalla pianura disegnando un’onda nell’erba che risalì fino a noi per trapassarci fredda come una falce di cristallo. La cresta del centurione della Sesta Coorte si mosse tra la selva di lance e il suo sguardo percorse incessantemente lo schieramento in armi. Gli animi erano incandescenti. Sapevamo che alla fine di quella giornata la collina sarebbe stata coperta di cadaveri, ma non sapevamo se sarebbero stati nostri o loro. Un boato si levò dalla schiera immensa dei nemici, e il loro grido di guerra giungeva a noi come le onde dell’Oceanus che si infrangono sulla spiaggia, e proprio come l’Oceanus non se ne vedeva la fine. “Non lasciatevi impressionare dal numero” disse il centurione. “Sono sempre pochi quelli che segnano l’esito di una battaglia. Oggi tocca a noi farlo e meno saremo, maggiore sarà la gloria per ciascuno.” L’orda variopinta dei barbari cominciò a correre per il pianoro. Sopra di me vidi passare una nuvola di frecce. Poi si alzò l’ordine del centurione: “Impetus!”. Britannia, 60 d. C. Da qualche anno l’isola è sotto il giogo romano, ma le popolazioni locali sono lungi dall’essere domate, anche se l’odio fra le tribù prevale su quello per Roma. Ma quando lo stolto governatore Svetonio umilia brutalmente la regina degli Iceni, Boudicca, l’insurrezione divampa. Le legioni romane di stanza sull’isola devono prepararsi a un’incerta battaglia contro il più temibile dei nemici: la sete di libertà.
(source: Bol.com)

Verso un’ecologia della mente

«L’ecologia della mente» scrive Bateson in apertura di questo volume, che contiene i suoi più importanti scritti teorici, «è una scienza che ancora non esiste come *corpus* organico di teoria o conoscenza». Ma questa scienza in formazione è nondimeno essenziale. Essa sola permette di capire, ricorrendo alle stesse categorie, questioni come «la simmetria bilaterale di un animale, la disposizione strutturata delle foglie in una pianta, l’amplificazione successiva della corsa agli armamenti, le pratiche del corteggiamento, la natura del gioco, la grammatica di una frase, il mistero dell’evoluzione biologica, e la crisi in cui oggi si trovano i rapporti tra l’uomo e l’ambiente». Non ci si lasci sviare dalla voluta paradossalità della formulazione: Bateson non è soltanto uno straordinario suscitatore di idee, ma l’autore di alcune capitali scoperte concrete. Basti pensare a quella del «doppio vincolo», che ha permesso di impostare in termini del tutto nuovi la questione della schizofrenia (influenzando in modo decisivo tutto il movimento antipsichiatrico) ed è diventata un punto di riferimento prezioso anche per gli epistemologi e i teorici della comunicazione. Ma questa pluralità dei livelli di applicazione vale in genere per le scoperte di Bateson, la cui prima caratteristica è di essere «spostabili» entro àmbiti molto distanti, accostando perciò realtà apparentemente irrelate, come varianti e manifestazioni locali di uno stesso ecosistema di idee. È uno dei presupposti di Bateson, infatti, che le idee siano in certo modo esseri viventi, soggette a una peculiare selezione naturale e a leggi economiche che regolano e limitano il loro moltiplicarsi entro certe regioni della mente. Un tale approccio sembra richiedere le qualità di uno scienziato rigoroso, che sia familiare con molte discipline, e quelle di una sorta di maestro Zen. Bateson, curiosamente, risponde appunto a questa descrizione. Antropologo di formazione, e autore di un libro classico, *Naven*, sugli Iatmul della Nuova Guinea, coinvolto fin dal 1942 nei primissimi sviluppi della cibernetica, psichiatra, e come tale ispiratore di una delle più vive scuole psichiatriche di oggi, la «scuola di Palo Alto», autore di ricerche sperimentali sulla comunicazione animale, epistemologo, studioso dei processi di evoluzione delle culture, Bateson ha in realtà perseguito durante tutta la sua vita una «scienza della mente e dell’ordine» verso cui il presente volume apre la via. Quanto alle sue qualità da maestro Zen, basterà leggere gli affascinanti «metaloghi» (origine dei *Nodi* di Laing) all’inizio di questo libro e seguirlo mentre ci mostra «perché le cose finiscono in disordine», per vedere come, con i più sottili e sofisticati strumenti della logica e dell’argomentazione, si possa arrivare a quella «domanda dietro le domande» cui accenna lo Zen. Che cos’è un «gioco»? Che cos’è l’ «entropia»? Che cos’è un «sacramento»? Queste domande venivano poste da Bateson ai partecipanti a un corso estemporaneo tenuto all’interno di un ospedale psichiatrico, a Palo Alto. In questo libro egli le pone, insieme con innumerevoli altre, a se stesso e ai suoi lettori e, passo per passo, guida alle risposte, che sono poi la base di altre domande. Così arriveremo, a volte, ad alcuni risultati che sono acquisiti e capitali, altre volte a ipotesi audaci in attesa di conferma. In ogni caso, però, avremo imparato un nuovo modo di pensare e di trattare le idee.

Verrà la vita e avrà i tuoi occhi

“Ciao Barbara, sono Stefania, riconosci ancora la mia voce?”: ricordi struggenti di un incontro, un’amicizia, un’addio si susseguono – con armoniosa pacatezza – nelle pagine di questo libro.
Due ragazze si conoscono durante un breve viaggio e scoprono di avere in comune non solo la meta del loro muoversi ma, anche, l’inquietudine, la curiosità, la passione con cui si pongono davanti a un futuro tutto da plasmare. Guardano il mondo da angolazioni esattamente opposte e, tuttavia, sembrano incastrarsi alla perfezione, venirsi incontro offrendo l-una all’altra un complementare equilibrio. Il comporsi del loro rapporto, i mesi trascorsi nella stesa casa, fanno pensare al lento, apparentemente inspiegabile assestarsi di un liquido che scorre tra due vasi comunicanti. La fantasia di Stefania, cresciuta in un paesino di montagna, é stata nutrita di odori e sapori. Quella di Barbara é stata formata dalle parole e dai racconti di una madre innamorata di miti e simbologie che, a suo dire, aiutano a guardare la realtà come un “labirinto a volo d’uccello”.
Stefania sogna spesso di volare e si sveglia con la sensazione che nella vita tutto é possibile, basta volerlo davvero. Barbara sogna invece di stare, affamata, al centro di un gigantesco nido di paglia intrecciata e di fango morbido.
Incapace di districarsi e di scegliere il suo giusto nutrimento, finisce con riempirsi la bocca di poltiglia e pietruzze, camuffate da pietanze appetitose.
I sogni di Barbara sono lo specchio di una realtà che – incombente – la precipita in quel labirinto di cui le parlava la madre, ma sprovvista di strumenti per sollevarsi e vedere una via d’uscita.
E la sua sofferenza si condensa tutta nel rapporto con il proprio corpo, diventa il cibo stesso che lei vomita con implacabile determinazione, dopo ogni pasto; diventa il coltello da cucina con cui, invece di una fetta di pane, cerca di tagliarsi le vene.
Stefania si sforza di rimanerle accanto ne lungo scorrere di giorni in cui la vita sembra fatta solo di rancore e solitudine.
Rischiando di essere, oltre che coinvolta, stravolta dal dolore dell’amica che oscura anche il suo mondo, le si deposita dentro come “il té infuso sulle pareti di una teiera”. Sarà il tempo a lenire la pena, a far crescere,in pagine dense di vitalità e di calore, la consapevolezza dell’infinita metamorfosi del bene e del male, dell’eterno succedersi delle gioie e dei tormenti.
Fino al momento in cui, assieme al coraggio di ricordare e di riconciliarsi con le grandi presenze assenti, i morti, Stefania ritrova il ritmo segreto della vita che, proprio come i fiori, ha un suo misterioso respiro.

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

Le poesie di Verrà la morte non attingono alla vena epica di Lavorare stanca. Dall’oggettivazione narrativa fanno ritorno al soggettivismo lirico, ma trascendono l’antico limite della confessione e dello sfogo nella sottile sapienza d’un linguaggio poetico che si fa numero, immagine, valore musicale.
(source: Bol.com)

Veronika decide di morire

Il giorno 11 novembre del 1997 Veronika, ventiquattro anni, slovena, capisce di non voler più vivere e assume una forte dose di sonniferi. Salvata per caso, si risveglia tra le mura dell’ospedale psichiatrico di Villete, con il cuore stanco e sofferente per il veleno che lei gli ha somministrato. In pochi giorni a Villete Veronika scopre un universo di cui non sospettava l’esistenza. Conosce Mari, Zedka, Eduard, persone che la gente “normale” considera folli, e soprattutto incontra il dottor Igor, che attraverso una serie di colloqui cerca di eliminare dall’organismo di Veronika l’Amargura, l’Amarezza che la intossica privandola del desiderio di vivere. Veronika spalanca così le porte di un nuovo mondo, un mondo che, attraversato con la consapevolezza della morte, la spinge, sorprendentemente, alla consapevolezza della vita. Fino alla conquista del dono più prezioso: sapere vivere ogni giorno come un miracolo. In questo straordinario romanzo, nella storia della giovane Veronika, Paulo Coelho riversa la sua personale esperienza, i ricordi di tre anni consecutivi di ricovero in un ospedale psichiatrico, dove lo scrittore venne rinchiuso solo perché considerato “diverso”. E riesce ancora una volta a mostrare al lettore come il miracoloso e inafferrabile dono della serenità possa essere conquistato in qualsiasi luogo, anche in quelli apparentemente più improbabili. Perché il dono della serenità è nascosto nel cuore di ciascuno di noi.

La verità

**La risposta tedesca alla *Ragazza del treno***
Da ormai sette anni, Sarah vive sola con il suo bambino: dopo essere partito per un viaggio d’affari in Sud America, suo marito Philipp è scomparso, precipitando Sarah in un incubo. Fino a quando, improvvisamente, viene annunciato il ritorno di Philipp, lasciato libero dopo essere stato per sette anni nelle mani di una banda di rapitori. La notizia diventa un caso mediatico. Sarah è incredula e frastornata, e si prepara ad accogliere il marito. Ma quando il portello dell’aereo che dovrebbe restituire Philipp alla sua famiglia si apre, accade l’impensabile: a scendere la scaletta non è Philipp. È un uomo che Sarah non ha mai visto prima. Che cos’è successo? Chi è questo estraneo che si spaccia per Philipp? E, soprattutto, che intenzioni ha? Se dello sconosciuto Sarah non sa nulla, lui invece sembra sapere tutto di lei, e la minaccia. Se si azzarderà ad aprire bocca denunciandolo alla polizia, perderà ogni cosa: suo marito, suo figlio, la sua stessa vita.
Uno psicothriller elegante e inquietante, *La verità *insinua il dubbio nel lettore pagina dopo pagina, e conferma il grande talento di una delle migliori autrici della nuova generazione.
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### Sinossi
**La risposta tedesca alla *Ragazza del treno***
Da ormai sette anni, Sarah vive sola con il suo bambino: dopo essere partito per un viaggio d’affari in Sud America, suo marito Philipp è scomparso, precipitando Sarah in un incubo. Fino a quando, improvvisamente, viene annunciato il ritorno di Philipp, lasciato libero dopo essere stato per sette anni nelle mani di una banda di rapitori. La notizia diventa un caso mediatico. Sarah è incredula e frastornata, e si prepara ad accogliere il marito. Ma quando il portello dell’aereo che dovrebbe restituire Philipp alla sua famiglia si apre, accade l’impensabile: a scendere la scaletta non è Philipp. È un uomo che Sarah non ha mai visto prima. Che cos’è successo? Chi è questo estraneo che si spaccia per Philipp? E, soprattutto, che intenzioni ha? Se dello sconosciuto Sarah non sa nulla, lui invece sembra sapere tutto di lei, e la minaccia. Se si azzarderà ad aprire bocca denunciandolo alla polizia, perderà ogni cosa: suo marito, suo figlio, la sua stessa vita.
Uno psicothriller elegante e inquietante, *La verità *insinua il dubbio nel lettore pagina dopo pagina, e conferma il grande talento di una delle migliori autrici della nuova generazione.

La verità sul Codice da Vinci

“Il codice da Vinci” di Dan Brown è stato in vetta alle classifiche dei libri in tutto il mondo per molti mesi e ancora oggi, nonostante i milioni di copie vendute, il suo successo non sembra esaurirsi. L’aspetto sorprendente di questo romanzo è che l’autore ha costruito la trama intessendo vicende frutto della sua fantasia con rivelazioni storiche sconvolgenti che, se confermate, cambierebbero in modo radicale il nostro rapporto con la religione cristiana. In questo libro, Bart D. Ehrman, studioso del cristianesimo delle origini, separa i fatti dalla finzione, la realtà dalla fantasia letteraria, offrendo a quanti vogliono sapere la verità sulle origini del cristianesimo e sulla vita di Gesù, la chiave per decodificare tutti i segreti del libro.

La verità sul caso Rudolf Abel

La mattina del 10 febbraio 1962, James Donovan è in missione sulla Glienicker Brücke, il celebre ponte delle spie che collega Berlino Ovest con l’Est comunista. Al suo fianco c’è Rudolf Abel, la più misteriosa ed efficiente spia del XX secolo, per anni clandestinamente negli Stati Uniti a capo dello spionaggio russo. Dall’altra parte del ponte, i sovietici tengono in ostaggio Francis Powers, il pilota di un U-2 americano abbattuto mentre era in volo segreto sull’URSS: Donovan ha ricevuto dal presidente Kennedy l’incarico di riportarlo in patria a ogni costo. “La verità sul caso Rudolf Abel” ci catapulta nelle drammatiche giornate vissute per realizzare lo scambio di prigionieri, nelle lunghe e pericolose trattative diplomatiche, nei momenti concitati e avventurosi della guerra fredda tra due blocchi con le armi costantemente puntate…
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La verità sul caso Harry Quebert

Estate 1975. Nola Kellergan, una ragazzina di 15 anni, scompare misteriosamente nella tranquilla cittadina di Aurora, New Hampshire. Le ricerche della polizia non danno alcun esito. Primavera 2008, New York. Marcus Goldman, giovane scrittore di successo, sta vivendo uno dei rischi del suo mestiere: è bloccato, non riesce a scrivere una sola riga del romanzo che da lì a poco dovrebbe consegnare al suo editore. Ma qualcosa di imprevisto accade nella sua vita: il suo amico e professore universitario Harry Quebert, uno degli scrittori più stimati d’America, viene accusato di avere ucciso la giovane Nola Kellergan. Il cadavere della ragazza viene infatti ritrovato nel giardino della villa dello scrittore, a Goose Cove, poco fuori Aurora, sulle rive dell’oceano. Convinto dell’innocenza di Harry Quebert, Marcus Goldman abbandona tutto e va nel New Hampshire per condurre la sua personale inchiesta. Marcus, dopo oltre trent’anni deve dare risposta a una domanda: chi ha ucciso Nola Kellergan? E, naturalmente, deve scrivere un romanzo di grande successo.
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La verità sul capitalismo. Denaro, morale e mercato

Storicamente, il capitalismo è stato oggetto di una diffusa e radicata ostilità. Eppure, nel corso della sua ormai lunga storia, ha indubbiamente sollevato dalla miseria molti milioni di persone: in Occidente, grazie alla deprecata economia di mercato, il benessere è costantemente cresciuto e, in Oriente, i paesi emergenti hanno conosciuto negli ultimi decenni uno straordinario sviluppo economico che ha finito per trascinare il mondo intero verso una sempre maggiore prosperità. Eppure, nononostante tutto, il capitalismo continua a essere messo in discussione. Ci sono gli insoddisfatti, gli oppositori moderati, i critici radicali e i nemici giurati, in tutte le molteplici declinazioni, ma in genere quando si pensa al capitalismo non si pensa certo a qualcosa di buono. Denaro e morale difficilmente vanno a braccetto nell’immaginario collettivo. John Plender esplora i paradossi e le insidie di questo sistema economico straordinariamente dinamico, e lo fa partendo da lontano, dalle sue origini nella Venezia mercantile medievale, fino alle bolle speculative del XXI secolo, nelle quali siamo tutt’ora immersi. Lungo il viaggio incontriamo tutti i momenti chiave della storia del capitalismo, come ad esempio la strana vicenda della prima bolla finanziaria della storia – quella dei tulipani nell’Olanda del Seicento – le speculazioni nel mondo dell’arte contemporanea, fino alla recentissima crisi dei mutui subprime di cui ancora oggi i mercati mondiali pagano le conseguenze.
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Verità sepolte

Carl Iverson reca in faccia tutti i segni della vecchiaia, ha la pelle ingiallita dall’ittero e un collo così fine da poter essere afferrato con una mano sola. Tuttavia, al di là dell’età e di una grave malattia, non ha altro in comune con gli ospiti della casa di riposo di Hillview Manor, a Minneapolis. Carl Iverson, infatti, è un mostro, accusato di aver stuprato, ucciso e dato alle fiamme la quattordicenne Crystal Marie Hagen il 29 ottobre 1980. Quando giunge al suo cospetto per intervistarlo, e redigere una breve biografia per il suo corso di inglese all’università, lo studente Joe Talbert scorge un uomo che non ha nulla del pazzo sadico e assassino. Iverson non ha gli occhi freddi e penetranti e l’aspetto spaventoso e disumano del killer, è soltanto un vecchio eroso dal cancro. Secondo il personale della casa di cura non arriverà a Natale, anche perché preferisce avere la testa lucida e non assumere morfina. Joe sarebbe certamente mosso a pietà se, come molti a Hillview Manor, non pensasse alla ragazza che il mostro ha ucciso, a tutto quello che la vittima si è persa: ragazzi, amore, matrimonio, dei bambini. E se non avesse ben chiaro lo scopo per cui si aggira in quell’ospizio: mollare quel ridicolo lavoro di buttafuori in pub di terza categoria; riuscire a laurearsi, e avere finalmente soldi a sufficienza per occuparsi di sua madre – una donna con terribili sbalzi di umore, che cerca di lenire la sua sofferenza interiore con massicce dosi di vodka – e di Jeremy, il fratellino autistico che trascorre pomeriggi interi a guardare i Pirati dei Caraibi. Quel vecchio dai capelli bianchi, lunghi e radi, dagli zigomi sporgenti e dalle fulminee e ciniche osservazioni sulla vita e sugli esseri umani è comunque fermamente intenzionato a spiazzarlo. Quando gli dice che gli fornirà una dichiarazione in articulo mortis – la confessione di un uomo in fin di vita – e gli racconterà tutto di sé, a partire dal Vietnam dove ha imparato a uccidere, fino a quel giorno del 1980, il ragazzo sa che se non lascerà immediatamente quell’ospizio, per tornare a occuparsi della madre e del fratellino, il suo compito di inglese si trasformerà nell’indagine più pericolosa della sua vita. Con un ritmo vertiginoso e ‘un finale perfetto sotto ogni punto di vista’ (Booklist), ‘il debutto magistrale di Allen Eskens’ (Publishers Weekly) è un romanzo sconvolgente che la critica ha collocato tra Mystic River di Dennis Lehane e Il buio oltre la siepe di Harper Lee. La storia di un ragazzo che scopre la chiave d’accesso alle verità sepolte dietro i silenzi della vita quotidiana. ‘Sullo sfondo di un inverno brutale nel Minnesota, Verità sepolte è molto più di un romanzo di suspense. È una storia che tocca il cuore. I personaggi sono reali come i miei vicini di casa, la trama avvincente e la scrittura eccellente’. Suspense Magazine ‘Eskens cattura il lettore e non abbandona più la presa’. Library Journal ‘Niente è più pericoloso che difendere un vecchio condannato per un crimine orribile’. Kirkus Review
(source: Bol.com)

Una verità per il duca

Accusato dodici anni prima di aver ucciso la fidanzata del padre, Mara Lowe, alla vigilia delle nozze, William Harrow, duca di Lamont, noto con il soprannome di Temple, non ha mai più potuto condurre una vita da aristocratico. La sua fama è però cresciuta negli angoli bui della fumosa Londra, grazie al successo dell’Angelo Caduto, il suo casinò. In realtà, Mara Lowe era scomparsa senza lasciare traccia per non essere costretta a sposare il vecchio duca, ma ora è tornata per salvare il fratello dai debiti contratti proprio nel casinò di Temple. E quale palpitante verità potrà ancora rivelare Mara Lowe al cuore del duca?

(source: Bol.com)