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Processo, prigionia e morte di Socrate

Eutifrone • Apologia di Socrate • Critone • FedoneCon un saggio di Luciano Canfora • A cura di Enrico V. MaltesePremesse, traduzione e note di Gino GiardiniEdizione integraleAtene, 399 a.C.: Socrate, accusato di corrompere i giovani e di introdurre la credenza in nuovi dèi, viene processato pubblicamente. Platone, giovane aristocratico suo discepolo, è presente a quel processo e da zelante cronista ce ne offre un attento resoconto in quattro dialoghi. Il primo, Eutifrone, descrive il momento in cui Socrate si reca in tribunale. L’Apologia di Socrate è la difesa appassionata da lui stesso pronunciata e rappresenta il contributo più importante e rigoroso alla comprensione della personalità e alla trasmissione del pensiero del filosofo. Condannato a morte, Socrate non smetterà di professare la sua dottrina nel carcere di Atene, dove amici e discepoli continuano a seguirlo, come racconta Platone nel Critone. Il Fedone ci riporta l’ultima delle dissertazioni di un uomo che nel dialogo ha cercato la verità anche pochi istanti prima di trovare la morte bevendo la cicuta. ‘E questa’, dice Fedone, ‘fu la fine del nostro amico, uomo, possiamo ben dirlo, fra tutti quelli che abbiamo conosciuto, il migliore, anzi, senza confronto il più saggio e il più giusto’.’Ma, cittadini, non è questa la difficoltà, sfuggire alla morte, ma è molto più difficile evitare la malvagità: essa corre, infatti, più velocemente della morte. Ora io, che sono tardo e vecchio, sono colto da quella che è più tarda; i miei accusatori, invece, che sono vigorosi e lesti, sono stati colti da quella che è più veloce: la malvagità.’Platoneè l’unico pensatore antico di cui siano rimaste tutte le opere integrali. Nacque ad Atene nel 427 a.C.; fu iniziato alla filosofia dall’eracliteo Cratilo, ma l’incontro con Socrate (408) rimane l’episodio più significativo per la sua maturazione intellettuale. Dopo la morte del maestro fu a Megara e poi in Italia meridionale. Tornò quindi ad Atene, fondando nel 387 l’Accademia, prima scuola filosofica dell’antichità. Morì nel 347 a.C. Di Platone la Newton Compton ha pubblicato Repubblica e il volume unico Tutte le opere.
(source: Bol.com)

Processo al maggiordomo

Era maggio 2012 quando Gianluigi Nuzzi pubblicava Sua Santità. Le carte segrete di Benedetto XVI, dove per la prima volta si ha avuto la possibilità di conoscere le criticità affrontate direttamente da Joseph Ratzinger negli ultimi anni del suo papato: denunce di corruzione, cospirazioni e lotte di potere. A fine mese veniva arrestato Paolo Gabriele, aiutante di camera del pontefice con l’accusa di essere stato il responsabile della diffusione dei documenti vaticani. Questo libro raccoglie l’intervista a Paolo Gabriele fatta da Gianluigi Nuzzi, parzialmente trasmessa all’interno della sua trasmissione di La7, Gli Intoccabili, e mesi dopo, in forma completa, a L’Infedele. Ad accompagnarla, una selezione della sentenza di rinvio a giudizio nei confronti di Gabriele, sotto processo in Vaticano. I proventi derivanti dalla vendita di questo libro verranno devoluti alla Comunità di San Benedetto al Porto di don Andrea Gallo.
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Era maggio 2012 quando Gianluigi Nuzzi pubblicava Sua Santità. Le carte segrete di Benedetto XVI, dove per la prima volta si ha avuto la possibilità di conoscere le criticità affrontate direttamente da Joseph Ratzinger negli ultimi anni del suo papato: denunce di corruzione, cospirazioni e lotte di potere. A fine mese veniva arrestato Paolo Gabriele, aiutante di camera del pontefice con l’accusa di essere stato il responsabile della diffusione dei documenti vaticani. Questo libro raccoglie l’intervista a Paolo Gabriele fatta da Gianluigi Nuzzi, parzialmente trasmessa all’interno della sua trasmissione di La7, Gli Intoccabili, e mesi dopo, in forma completa, a L’Infedele. Ad accompagnarla, una selezione della sentenza di rinvio a giudizio nei confronti di Gabriele, sotto processo in Vaticano. I proventi derivanti dalla vendita di questo libro verranno devoluti alla Comunità di San Benedetto al Porto di don Andrea Gallo.

Problemi in paradiso

La caduta del Muro di Berlino venne descritta come la fine della Storia, la porta aperta verso un paradiso lastricato dal capitalismo. Ma che fine ha fatto questo paradiso? Lo vedete da qualche parte? La crisi globale produce da noi gli eterni precari, la tragica disoccupazione giovanile, la demolizione del welfare, la gigantesca evasione fiscale, la crescita di povertà e disuguaglianza; altrove, decine di guerre, centinaia di milioni di schiavi (letteralmente schiavi, più che in qualsiasi altro periodo dell’umanità) e miliardi di sfruttati. Slavoj Žižek, secondo molti il più influente filosofo al mondo, non ha dubbi: è arrivato il momento di svelare le menzogne del capitalismo e di lavorare per superarlo. Ma come? Esaminando le caratteristiche della globalità capitalista, le costrizioni ideologiche entro cui ci dibattiamo ogni giorno, le ben magre prospettive che la persistenza del sistema lascerebbe all’umanità; esplorando le potenzialità e le trappole delle nuove lotte d’emancipazione sparse per il mondo; sostenendo con forza che una fuoriuscita dal capitalismo si potrà avere solo attingendo all’ispirazione – storica e ideale – delle lotte comuniste, socialiste, comunitarie. È quanto fa in questo libro, immergendo nel fuoco dell’argomentazione materie così diverse come il Gangnam Style e Marx, la Thatcher e i film di Hollywood. Problemi in paradiso è dunque un’acuta (e godibile) analisi del mondo in cui viviamo e una felice prefigurazione di quello che – speriamo – verrà.
(source: Bol.com)

I problemi della filosofia

“Bertrand Russell (1872-1970) scrisse questa celebre introduzione alla filosofia nel 1911 e la pubblicò nel gennaio del 1912. Sebbene nasca come un’introduzione alla portata di tutti, il libro propone opinioni precise e introduce idee completamente nuove, per esempio sulla verità, e lo fa in maniera vivace, non dogmatica, modesta, con una chiarezza luminosa. Senza dubbio merita la popolarità di cui ha goduto e continua a godere. Russell non affronta tutti i problemi filosofici. Come chiarisce nella prefazione, egli si limita a quei problemi su cui pensa di poter essere utile e costruttivo. La prima conseguenza è che, dati i suoi interessi prevalenti al tempo, il libro si concentra principalmente sull’epistemologia, quella branca della filosofia che indaga ciò che si può dire di conoscere o credere ragionevolmente. Sulla base di questa indagine, Russell giunge anche a delle conclusioni sorprendenti sui tipi di cose che in ultima istanza esistono. Qualcosa della sua prospettiva etica traspare comunque dalle sue opinioni circa il carattere e il valore della filosofia, un tema che ricorre più volte nel libro e a cui viene dedicato il capitolo conclusivo.” (dall’introduzione di John Skorupski)
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Il problema Spinoza

Estonia, 1910. Il diciassettenne Alfred Rosenberg viene convocato nell’ufficio del preside Epstein. Gli occhi grigio-azzurri, il mento sollevato con un’aria di sfida, i pugni serrati, il ragazzo adduce ben poco per difendersi dall’accusa di aver proferito violenti commenti antisemiti in classe. All’ebreo Epstein non resta perciò che condannarlo a una singolare punizione: imparare a memoria alcuni passi dell’autobiografia di Goethe, il poeta che l’adolescente dichiara di venerare come emblema stesso del popolo tedesco. In particolare si tratta dei brani in cui l’autore del Faust si dichiara fervente ammiratore di Baruch Spinoza, il grande filosofo ebreo del diciassettesimo secolo.
La lettura insinua nella mente del giovane Rosenberg un tarlo che lo accompagnerà per il resto della vita: come può il sommo Goethe aver tratto ispirazione da un uomo di razza inferiore? Amsterdam, 1656. Bento, in ebraico Baruch, Spinoza ha ventitré anni: la sua famiglia è di origine portoghese, sfuggita all’Inquisizione e riparatasi nella più tollerante Olanda. L’aspetto del giovane Baruch è distinto e raffinato: i lineamenti aggraziati, la pelle priva di imperfezioni, gli occhi grandi, scuri e profondi. E, dietro quegli occhi, una mente che non esita a elaborare pensieri eccentrici sulla fede, e idee sul mondo così poco ortodosse da attirare il sospetto di eresia.
Bento di nascosto si istruisce sulla lingua e le idee di Aristotele e dei grandi filosofi greci presso l’accademia di Franciscus van den Enden, un elegante uomo di mondo, quel mondo esterno così inviso alla comunità ebraica.
Con iniziale sgomento di Spinoza, van den Enden addirittura osa affidare parte dell’insegnamento alla figlia Clara Maria, una giovane dal collo lungo e il sorriso seducente di cui Baruch si invaghisce a tal punto da concepire pensieri impuri e desideri impronunciabili tra le mura della comunità.
Il risultato di questa educazione filosofica e sentimentale è scontato: il giovane pensatore viene scomunicato e costretto a condurre una vita solitaria e appartata, che lo porterà tuttavia a produrre opere sublimi per profondità e drammaticità. Opere che trecento anni dopo non smettono di tormentare, sotto forma di incessanti domande, l’«ariano» Rosenberg, divenuto uno dei fondatori del partito nazista e stretto collaboratore di Hitler: davvero Baruch Spinoza, quest’uomo appartenente a una razza da sterminare, è riuscito a sviluppare un pensiero filosofico così lucido e geniale? O forse il segreto della sua genialità non sta nella sua mente, ma altrove? Magari nella sua piccola biblioteca personale, su cui la guerra consente di mettere le mani?
Dopo aver indagato i fantasmi della mente di Nietzsche e Schopenhauer, Yalom illumina la vita misteriosa e controversa di Baruch Spinoza nella Amsterdam del Seicento e l’ossessione per le sue opere nella Germania antisemita del secolo scorso.

Pro-memoria

“Pro-memoria” racconta una saga familiare attraverso una storia semplice e per questo esemplare, inserendoci annotazioni e episodi che le permettano di essere letta anche come paradigma del brusco mutamento di un modo prima e dopo la Seconda guerra mondiale.
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Private games

Londra, luglio 2012. Mancano pochi giorni all’inizio delle Olimpiadi e la città è parata a festa, pronta ad accogliere gli atleti provenienti da ogni parte del mondo per celebrare il grande rito dello sport. Ma c’è qualcuno convinto che l’antico spirito olimpico sia stato tradito dalla moderna corruzione e che questi Giochi non debbano avere luogo. Il primo omicidio è un segnale chiaro: davanti al cadavere di Sir Denton Marshall, uomo chiave del Comitato organizzatore, i cinque cerchi olimpici disegnati con la vernice spray sono coperti da una X. Tracciata con il sangue. Per la filiale londinese della famosa agenzia di investigazione Private International, al comando di Peter Knight, abilissimo detective e uomo tormentato da un passato di dolore, inizia una drammatica corsa contro il tempo e contro un nemico spietato e invisibile, che si firma Crono e che, come l’antica divinità di cui ha preso il nome, intende “divorare” i Giochi e i suoi atleti. E mentre le gare hanno inizio in un clima di angoscia e di massima allerta, Knight indaga e arriva fino a mettere a rischio ciò che ha di più caro perché la fiamma di Olimpia non si trasformi in fuoco di distruzione, ma resti luce di speranza per tutti…
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Il prisma e lo specchio: Testi ritrovati (1919-1929)

Fra il 1923 e il 1929 Borges pubblica tre volumi di poesia su cui in seguito interverrà radicalmente, e tre di prosa che saranno ripudiati. Tutti gli altri scritti – dispersi per lo più in periodici e riviste – cui era affidata l’insolente riflessione di quegli anni verranno dimenticati. E si capisce: ansioso di giustificare una tumultuosa militanza ultraista, ma soprattutto di «disanchilosare l’arte» e di difendere la sua poesia, Borges dichiara la supremazia dell’«estetica attiva dei prismi», capace di forgiare una visione personale, sull’«estetica passiva degli specchi», che trasforma l’arte in copia; addita nel ritmo, elemento acustico, e nella metafora, elemento luminoso, gli strumenti imprescindibili di tale rivoluzione; regola impavido i conti con i morti e i loro esercizi di retorica; stigmatizza risolutamente il «nulla immobile» della letteratura coeva, preoccupata solo di cambiare di posto alle «cianfrusaglie ornamentali» che pretendono di discendere da Góngora e di «infilzare in quantità infinite i consunti aggettivi»; celebra una Buenos Aires che nelle «ore orfane che vivono come spaventate dagli altri e delle quali nessuno si cura» diventa libertà di poesia, ed esalta l’ultimo tango, «zolletta di zucchero che da sola addolcisce la città offuscata e molle». Anni spavaldi, certo, di fervori iconoclasti, ma che a ben vedere ci dischiudono il segreto lavorio da cui nascerà il più indimenticabile Borges, come appare evidente da questo passo del 1923: «le nostre nullità differiscono così poco, e così tanto influiscono le circostanze sulle anime, che è quasi una casualità che tu sia il leggente e io lo scrivente – il sospettoso e appassionato scrivente dei miei versi».
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Fra il 1923 e il 1929 Borges pubblica tre volumi di poesia su cui in seguito interverrà radicalmente, e tre di prosa che saranno ripudiati. Tutti gli altri scritti – dispersi per lo più in periodici e riviste – cui era affidata l’insolente riflessione di quegli anni verranno dimenticati. E si capisce: ansioso di giustificare una tumultuosa militanza ultraista, ma soprattutto di «disanchilosare l’arte» e di difendere la sua poesia, Borges dichiara la supremazia dell’«estetica attiva dei prismi», capace di forgiare una visione personale, sull’«estetica passiva degli specchi», che trasforma l’arte in copia; addita nel ritmo, elemento acustico, e nella metafora, elemento luminoso, gli strumenti imprescindibili di tale rivoluzione; regola impavido i conti con i morti e i loro esercizi di retorica; stigmatizza risolutamente il «nulla immobile» della letteratura coeva, preoccupata solo di cambiare di posto alle «cianfrusaglie ornamentali» che pretendono di discendere da Góngora e di «infilzare in quantità infinite i consunti aggettivi»; celebra una Buenos Aires che nelle «ore orfane che vivono come spaventate dagli altri e delle quali nessuno si cura» diventa libertà di poesia, ed esalta l’ultimo tango, «zolletta di zucchero che da sola addolcisce la città offuscata e molle». Anni spavaldi, certo, di fervori iconoclasti, ma che a ben vedere ci dischiudono il segreto lavorio da cui nascerà il più indimenticabile Borges, come appare evidente da questo passo del 1923: «le nostre nullità differiscono così poco, e così tanto influiscono le circostanze sulle anime, che è quasi una casualità che tu sia il leggente e io lo scrivente – il sospettoso e appassionato scrivente dei miei versi».

Il principio responsabilità

Il dibattito intorno alla nostra responsabilità verso le generazioni future si è fatto in questi anni sempre più fitto e interessante, man mano che svanivano le certezze sul modello di sviluppo fondato sull’asservimento tecnologico della natura e l”euforia del sogno faustiano’ della modernità lasciava il posto a una visione della storia disincantata e perplessa – quando non disperante e apocalittica. L’uomo è diventato per la natura più pericoloso di quanto un tempo la natura lo fosse per lui, mentre alle tante fratture sociali che ostacolano il cammino verso un’umanità unificata si è venuta ad aggiungere la contraddizione antagonistica tra il mondo di oggi e il mondo di domani. Muovendo da questa diagnosi, Hans Jonas cerca in questo lavoro di andare alle radici filosofiche del problema della responsabilità, che non concerne soltanto la sopravvivenza, ma l’unità della specie e la dignità della sua esistenza. Tra il ‘principio speranza’ di Ernst Bloch e il ‘principio disperazione’ di Günther Anders, il ‘principio responsabilità’ dà voce a una via di mezzo, nel tentativo di coniugare in un modello unitario etica universalistica e realismo politico.

(source: Bol.com)

I principi demoni

I Re Stellari sono extraterrestri il cui unico obiettivo è il potere, e la cui abilità mimetica li mette in grado di camuffarsi da esseri umani. Cinque di loro arrivano sul pianeta dove vive Keith Gersen con la sua famiglia e gliela distruggono, per “dare l’esempio” agli uomini che disprezzano. Da quel momento la vita di Keith ha un solo scopo: vendicarsi dei Principi Demoni. A cominciare dal primo, Attel Malagate, un essere crudele, di cui nessuno conosce il vero aspetto, ma il cui desiderio di ridurre gli uomini in schiavitù è ben noto. E Gersen comincia l’inseguimento, attraverso le stelle della galassia…
Copertina di Pierluigi Longo

La principessa schiava

Jacqueline a 17 anni convolò a nozze con Bahrin, membro della famiglia reale della Malesia. Lo aveva conosciuto a Melbourne, dove lui studiava architettura. Un sogno per lei, che aveva dovuto affrontare l’abbandono del padre, gli abusi del patrigno con la connivenza della madre. Lo amava, e pensava che quello bastasse per superare il cambiamento di patria e cultura. Non sembrava molto legato ai principi della sua religione, quando si frequentavano in Australia e facevano l’amore senza essere sposati. Ma in Malesia il suo romantico e premuroso marito si trasforma. La prima notte di nozze la violenta, la prende senza nessuna dolcezza, le dice che lei è un suo oggetto. Dell’uomo aperto che aveva conosciuto non rimane niente. Lui, marito padrone, la umilia, le ripete che è inutile e stupida, la maltratta. Lei vive in quella prigione dorata, facendosi forza sull’amore per i figli che nel frattempo sono arrivati, stringendo i denti davanti alle prevaricazioni, perfino davanti all’arrivo di una seconda moglie. Un giorno trova il coraggio di fuggire con i suoi figli e ricominciare a respirare. La sua vita riprende, crede di essersi lasciata alle spalle il peggio. Ma Bahrin le lancia una jihad, una guerra santa. Per Jacqueline si spalanca un nuovo inferno.

Una principessa per due re

Inghilterra, 1485. Quando Enrico Tudor raccoglie la corona d’Inghilterra dal fango della battaglia di Bosworth, sa che l’unico modo per unificare un regno da quasi vent’anni diviso dalla guerra è sposare la principessa della casata nemica, Elisabetta di York. Ma lei è ancora innamorata del defunto sovrano, Riccardo III, e mezza Inghilterra sogna di vedere sul trono l’erede legittimo, che la Regina della Rosa Bianca ha mandato in un luogo ignoto proprio per proteggerlo. La nuova monarchia può anche aver conquistato il potere, ma non ha certo conquistato il cuore dei sudditi, che tramano complotti e congiure nella speranza di un trionfante ritorno degli York. Ora la più grande paura di Enrico è che da qualche parte, oltre i confini dell’Inghilterra, un principe della dinastia avversaria stia solo aspettando il momento giusto per invadere il regno e reclamare il trono. E il giorno in cui un giovane uomo – che potrebbe essere il legittimo re – impugna le armi e minaccia la corona, Elisabetta sarà costretta a scegliere tra il marito che ha appena imparato ad amare e il ragazzo che dichiara di essere il suo amato e perduto fratello: la rosa di York finalmente torna a casa.
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Inghilterra, 1485. Quando Enrico Tudor raccoglie la corona d’Inghilterra dal fango della battaglia di Bosworth, sa che l’unico modo per unificare un regno da quasi vent’anni diviso dalla guerra è sposare la principessa della casata nemica, Elisabetta di York. Ma lei è ancora innamorata del defunto sovrano, Riccardo III, e mezza Inghilterra sogna di vedere sul trono l’erede legittimo, che la Regina della Rosa Bianca ha mandato in un luogo ignoto proprio per proteggerlo. La nuova monarchia può anche aver conquistato il potere, ma non ha certo conquistato il cuore dei sudditi, che tramano complotti e congiure nella speranza di un trionfante ritorno degli York. Ora la più grande paura di Enrico è che da qualche parte, oltre i confini dell’Inghilterra, un principe della dinastia avversaria stia solo aspettando il momento giusto per invadere il regno e reclamare il trono. E il giorno in cui un giovane uomo – che potrebbe essere il legittimo re – impugna le armi e minaccia la corona, Elisabetta sarà costretta a scegliere tra il marito che ha appena imparato ad amare e il ragazzo che dichiara di essere il suo amato e perduto fratello: la rosa di York finalmente torna a casa.

Principessa Laurentina

Non c’è niente che vada bene, nella vita di Barbara. Il secondo matrimonio di sua madre l’ha costretta a trasferirsi a Milano e a lasciare la cittadina dov’è nata e cresciuta, e, come se non bastasse, da ragazzina snella e scattante è diventata un’adolescente goffa e sovrappeso. Lontana dalle sue amiche, piena di rancore verso la madre, Barbara diventa sempre più inquieta e ribelle, e le cose non migliorano quando le nasce una nuova sorellina, una piccola rivale viziata e coccolata. E poi, d’un tratto, Barbara deve misurarsi con una tragedia più grande di lei, che la costringe ad affrontare la realtà invece di subirla…

La principessa e la regina

”Chiamare Danza i tetri, turbolenti, sanguinosi eventi di questo periodo appare grottescamente inappropriato. Senza dubbio alcuno, il termine trae la propria origine da un qualche cantastorie. ‘Morte dei Draghi’ sarebbe un nome di gran lunga più sensato.” Con queste parole si apre La Principessa e la Regina, il nuovo tassello nel grandioso affresco della saga di George R.R. Martin che sta incantando milioni di lettori in tutto il mondo. La vicenda si svolge circa due secoli prima della storia narrata nelle ”Cronache del Ghiaccio e del Fuoco” e racconta la terribile guerra civile che dilaniò la famiglia Targaryen alla morte del re Viserys I. Tanto la principessa Rhaenyra, sua figlia di primo letto, quanto la regina Alicent reclamarono il Trono di Spade. La prima per sé, la seconda per il figlio, il giovanissimo principe Aegon. Il risultato fu un conflitto terribile, in cui parenti e alleati dovettero decidere con chi schierarsi. Un conflitto di una violenza senza precedenti, che vide contrapporsi fratello e sorella, draghi contro draghi. I Sette Regni di Westeros divennero il teatro di una battaglia tetra e cruenta tra le maestose creature e furono bagnati dal sangue che cadde dal cielo. Un testo di un’incredibile intensità epica che, con un tono solenne che ricorda quello usato dalle cronache antiche, illumina un’epoca mai narrata prima dello straordinario universo creato da Martin. Ma l’antologia, che ha vinto il World Fantasy Award, curata da Martin stesso assieme a Gardner Dozois (il più importante editor americano di fantasy e fantascienza), non si limita al romanzo breve di Martin: contiene anche racconti thriller, fantastici e fantascientifici di alcuni grandi autori e autrici inglesi e statunitensi, fra cui Joe R. Lansdale e Joe Abercrombie.
(source: Bol.com)

La principessa delle Highlands

Lady Mairi Macdonald, figlia del re delle Ebridi, è la più ambita sposa del regno. Eppure nessun uomo è ancora riuscito a far breccia nel suo cuore. Almeno finché a corte non arriva Lachlan Maclean, un guerriero imparentato con un capoclan delle isole, a detta di molti un uomo da evitare. Un uomo che però desidera ardentemente Mairi, un uomo capace di tutto pur di ottenere ciò che vuole. La principessa disprezza i suoi modi sfacciati, tuttavia le sue attenzioni la lasciano senza fiato. E a complicare ancor più le cose, un pericoloso nemico si muove nell’ombra per impedire questo legame…