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Mare greco

Una lunga navigazione storica tra le varie terre che si affacciano sul Mediterraneo. Un appassionante viaggio tra letteratura, storia e archeologia seguendo le mitiche rotte dei navigatori greci.
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Mare di papaveri

È il marzo del 1838 e la Ibis, una magnifica goletta a due alberi che, con la vela di maestra e le vele di prora ben tese sembra un uccello dalle grandi ali bianche, è appena arrivata al largo dell’isola di Ganga-Sagar dove il Gange sfocia nel Golfo del Bengala.
Dalla nave si scorgono soltanto le sponde fangose dell’isola e i boschi di mangrovie, ma all’interno entrambe le rive del sacro fiume sono già coperte, per chilometri e chilometri, da folte distese di petali rossi, campi sterminati di papaveri.
Per quei petali la Ibis è lì, alla foce del Gange, destinata dalla «Benjamin Brightwell Burnham», la compagnia inglese proprietaria, a uno dei traffici più lucrosi dell’Impero britannico: il commercio di «delinquenti e stupefacenti» o, secondo una più elegante espressione, di «oppio e coolie».
Il momento, infatti, è eccellente per partecipare alle aste d’oppio della Compagnia delle Indie orientali e al trasporto di predoni, briganti, criminali, ribelli, cacciatori di teste e teppisti d’ogni razza e genere sulle varie isole-prigione dell’Impero sparse nell’Oceano Indiano.
A bordo della Ibis vi è la ciurma più incredibile che si possa incontrare in tutte le acque del Pacifico: un gruppo di lascari, i leggendari marinai cinesi e africani, arabi e malesi, bengalesi e tamil, insomma appartenenti a tutte le razze possibili e immaginabili, che parlano un lingua tutta loro, non hanno altro abito che una striscia di cambrì da avvolgere intorno ai fianchi e vanno in giro scalzi da quando sono nati.
A guidarli è un personaggio dall’aspetto formidabile, con una faccia che susciterebbe l’invidia di Gengis Khan: magra, lunga e sottile, con occhi irrequieti e un paio di baffi piumati che gli scendono fino al mento.
Nel suo avventuroso viaggio, la Ibis reca a bordo un’umanità davvero straordinaria: il figlio di una schiava liberata del Maryland dalla carnagione color avorio antico; un raja in rovina, il cui viso lungo, scarno e triste esprime esemplarmente il tramonto della vecchia India; una vedova dagli occhi privi di colore che non esita a infrangere i sacri riti della tradizione hindu; un uomo che vuole erigere un tempio alla donna che ha amato e che rivive ora in lui …
Mano a mano che i legami con le origini si affievoliscono e i contorni delle vite precedenti sbiadiscono, tutti, sulla Ibis, equipaggio e passeggeri, cominciano a sentirsi «fratelli di navigazione», uniti da una comunanza che oltrepassa continenti, razze e generazioni.
Primo libro di una trilogia dedicata alla nascita dell’India moderna, il paese sorto, appunto, da una delle piú straordinarie mescolanze di etnie e culture, *Mare di papaveri* si annuncia come il primo tassello dell’opera della vita di Amitav Ghosh, un’opera che, per forza e ambizione, può rappresentare per l’India moderna quello che libri come Moby Dick hanno rappresentato per l’America: la simbolica narrazione dell’origine di una civiltà nuova sorta dall’incontro-scontro di mondi opposti.

Mare di fuoco

Abarrach, il regno della pietra, è una landa perduta pullulante di caverne sotterranee scavate nella pietra vulcanica, dove le razze inferiori – gli umani, gli elfi e i nani – sono ormai estinte da tempo. Sopravvivono solo le ultime vestigia di Sartan, un tempo fiorente, che minaccia anch’essa di scomparire del tutto. Questo scenario desolato, tuttavia, potrebbe presentare delle sorprese imprevedibili per Haplo e Alfred, nemici da sempre e compagni di strada per necessità, soprattutto riguardo all’antica storia di Sartan e al futuro dei suoi discendenti…

Mare delle verità

Un giorno nevoso di fine novembre Lorenzo Telmari, ex skipper e giramondo ritiratosi in campagna a scrivere un libro, riceve una telefonata da suo fratello che gli comunica che il loro padre Teo, virologo di fama internazionale, è morto. Lorenzo si precipita a Roma, dove scopre di aver ereditato un segreto scottante, con vaste implicazioni etiche e politiche. Presto è risucchiato in una vicenda attualissima e inquietante, che si snoda, senza un attimo di tregua, tra complicate relazioni famigliari, intrecci di politica e religione, una appassionata storia d’amore, fughe per terra e per mare fino alle coste del Portogallo meridionale. Con “Mare delle verità” Andrea De Carlo ha scritto uno dei suoi romanzi più impegnati e allo stesso tempo più avventurosi, intrecciando una trama serrata che gli permette di raccontare, con passione, indignazione e divertimento, del mondo di oggi e dei suoi molti problemi aperti.

Mare amaro

“I tre racconti di mare prendono spunto dalla giovanile esperienza dell’autore, imbarcatosi per spirito d’avventura. La maturità, accompagnata da una laurea in sociologia ambientale, hanno contribuito alla costruzione di questi spaccati marini, dove l’ecologia e la sinergia interfacciano per suggerirci che l’oceano rimane in armonia fino a quando non si rompe l’equilibrio. La vita, giunti a ciò, cede il passo a una morte orrenda. Se da un lato, “Pinnagialla” porta un soffio di poesia nei cuori dei lettori, giovani e non più giovani, poiché il mare è fonte di sogni per tutti, dall’altro lato, “Il destino di Nino”, fuochista del vecchio cacciatorpediniere, dovrebbe far riflettere coloro che vogliono usare l’oceano non come via d’acqua, ma come campo per stabilire punti di forza. All’autore piace il triangolo perfetto: pesci, mare, marinai, tre energie non corrompibili perché equilibrate da una densità estrema. L’oceano, popolato di buoni dei, è paragonabile a un’immensa placenta, il cui liquido accoglie pesci e uomini offrendo tutti gli elementi necessari e sufficienti per la loro crescita. Il patto che lega ambiente e uomo è fondato sul rispetto dell’ecosistema.”
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Marco il romano

Corrono anni e idee che sconvolgono il mondo: Tiberio imperatore, Roma all’apice della potenza, il cristianesimo che mette in forse una grande cultura. Al centro di questo fastoso e suggestivo quadro d’epoca, il patrizio romano Marco, in nome della religione di Cristo, abbraccia la causa eversiva degli umiliati e degli offesi.
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Marco Antonio

Dalle prime esperienze politiche a Roma fino alla tragedia di Azio e al suicidio in Egitto, passando per le terre e i campi di battaglia di Gallia, Siria e Armenia, il percorso di un giovane ambizioso giunto ai massimi gradi del potere, la cui morte segnò la fine di un’epoca.

Marcia funebre per una marionetta

Il raccapricciante delitto di un pubblicitario dà il via a una bizzarra serie di omicidi. Tutti attentamente programmati come in un film: luogo, personaggi, ambientazione. E infine il killer che dirige la scena. Ma è sempre una scena che si conclude con la morte. Al tenente Santomassimo della Squadra Omicidi della Polizia di Los Angeles, sfugge il nesso tra i vari delitti, ma poi una melodia familiare improvvisamente glielo svela. Con l’aiuto di Kay Quinn, avvenente professoressa esperta di Hitchcock, Santomassimo cerca di prevedere dove e quando l’assassino girerà la sua prossima scena. Ma né il tenente nè Kay si rendono conto che il diabolico killer sta per inserirli nel cast di quel macabro film.

La Marcia di Radetzky

Introduzione di Giorgio ManacordaTraduzione di Sara CortesiaEdizione integraleDurante la campagna d’Italia, il luogotenente della fanteria austriaca Joseph Trotta salva per puro caso la vita di Francesco Giuseppe: da qui il titolo nobiliare per “l’eroe di Solferino”, ricordato in tutti i libri di testo dell’Impero, che trasmetterà ai suoi eredi il compito di salvaguardare la sua eroica memoria con un’assoluta devozione alla monarchia. La vita della famiglia Trotta si svolge parallela a quella del longevo imperatore. Il figlio dell’eroe, Franz, viceprefetto in una provincia della Moravia, si rivela un funzionario leale e integerrimo, mentre il nipote, Carl Joseph, subisce dolorosamente il confronto con il nonno, non brilla nella carriera militare e soffre della propria mediocrità. Considerato il capolavoro assoluto di Roth, La Marcia di Radetzky è un romanzo di indiscutibile spessore, dove le vicende storiche e quelle umane si intrecciano e danno vita a un affresco di rara forza narrativa.’Se invece di morire fosse impazzito, io l’avrei fatto rinsavire. E se anche non vi fossi riuscito, almeno sarei venuto a trovarlo tutti i giorni! Forse avrebbe avuto un braccio orrendamente ritorto, come questo sottotenente che stanno portando ora. Ma sarebbe stato pur sempre il suo braccio, e anche un braccio ritorto si può accarezzare.’ Joseph Rothnacque in Galizia nel 1894. Rimasto presto orfano del padre, morto in manicomio, crebbe con la madre e frequentò il ginnasio e l’università. Prestò servizio come addetto stampa dell’esercito austro-ungarico durante la prima guerra mondiale e proseguì la carriera giornalistica anche negli anni successivi, dedicandosi al tempo stesso alla narrativa. Con le prime leggi razziali della Germania nazista decise di emigrare in Francia, a Parigi, dove continuò a scrivere e dove morì nel 1939. Di Roth la Newton Compton ha pubblicato La Cripta dei Cappuccini, La leggenda del santo bevitore e Fuga senza fine, La Marcia di Radetzky e Giobbe.

(source: Bol.com)

Il marchio di Giuda: Un’avventura della Sigma Force

«I libri della Sigma Force sono il massimo della letteratura di intrattenimento.»The New York Times«I protagonisti della Sigma Force sono grandiosi come i romanzi di questa serie imperdibile.»Publisher WeeklyUn’avventura della Sigma Force Vol. 4Una giovane donna irrompe nella casa di Grayson Pierce, agente segreto della Sigma, e sviene tra le sue braccia. Sconcertato, lui la riconosce all’istante: è Seichan, membro di spicco di una potente organizzazione terroristica. La donna è gravemente ferita e ha con sé un oggetto piccolo ma prezioso: un obelisco di pietra su cui sono incisi simboli di una lingua antichissima, addirittura antecedente ai geroglifici. Cosa significano quei segni? E chi vuole uccidere Seichan? In un’isola sperduta dell’arcipelago indonesiano, si diffonde un’epidemia devastante, che costringe le autorità sanitarie a requisire una lussuosa nave da crociera, in modo da isolare gli uomini e le donne contagiati da un virus letale e sconosciuto. Tuttavia, soltanto poche ore dopo, alcuni pirati abbordano la nave e, ignorando il ricchissimo bottino, concentrano invece la loro attenzione sugli individui infetti e sugli scienziati che stanno investigando sull’accaduto, tra i quali ci sono Lisa Cummings e Monk Kokkalis, agenti della Sigma. Perché quell’epidemia è così importante? E in quale modo è legata all’enigmatico obelisco e al misterioso viaggio di ritorno di Marco Polo dalla Cina, mai raccontato nel Milione? Da Washington al Sud-est asiatico, dal Vaticano a Istanbul, gli agenti della Sigma sono gli unici a poter scongiurare una minaccia che la Storia sembrava aver cancellato per sempre. Ma non potranno fidarsi di nessuno, perché chiunque, amico o nemico, potrebbe avere in sé il marchio di Giuda.

Il marchio dell’inquisitore

Porta sul collo, impresso a fuoco, il marchio di un roveto ardente. È razionale come uno scienziato, eppure esperto di demonologia e stregoneria. È scostante, abitudinario, con una patologica avversione per la fugacità del presente; per lui esiste solo la certezza inalterabile di ciò che è già accaduto. Il cadavere di un uomo incastrato dentro un torchio tipografico. Un investigatore, il cui passato è un mistero perfino per lui, alle prese con intrighi politici, segreti ecclesiastici e vendette private. Una vicenda tesissima ambientata nell’Italia del Seicento, dove la diffusione della stampa sta aprendo le prime crepe nelle mura dell’oscurantismo. Nella Roma del Secolo di Ferro, a pochi giorni dall’inizio del XIII giubileo, la danza macabra incisa su un opuscolo di contenuto libertino sembra aver ispirato l’omicidio di un religioso. Sul caso viene chiamato a investigare l’inquisitore Girolamo Svampa, nominato commissarius dagli alti seggi della curia capitolina. Ad aiutarlo, tra ritrovamenti di libelli anonimi e strani avvistamenti di un uomo mascherato, ci sono padre Francesco Capiferro, segretario della Congregazione dell’Indice, e il fedele bravo Cagnolo Alfieri. L’indagine, che porta lo Svampa a scontrarsi con personaggi potenti, si rivela subito delicata e pericolosa: prima che si arrivi alla soluzione del mistero ci saranno altri morti.

Il marchese di Roccaverdina

Dall’incipit del libro: «C’è l’avvocato», annunziò mamma Grazia affacciandosi all’uscio. E siccome il marchese non si voltò né rispose, la vecchia nutrice, fatti pochi passi nella stanza, esclamò «Marchese, figlio mio, sei contento? Avremo finalmente la pioggia!». Infatti lampeggiava e tuonava da far credere che tra poco sarebbe piovuto a dirotto, e già rari goccioloni schizzavano dentro dall’aperta vetrata del terrazzino. Il marchese di Roccaverdina, con le mani dietro la schiena, sembrava assorto nel contemplare lo spettacolo dei fitti lampi che si accendevano nell’oscurità della serata, seguiti dal quasi non interrotto roboare dei tuoni…Nota: gli e-book editi da E-text in collaborazione con Liber Liber sono tutti privi di DRM; si possono quindi leggere su qualsiasi lettore di e-book, si possono copiare su più dispositivi e, volendo, si possono anche modificare.Questo e-book aiuta il sito di Liber Liber, una mediateca che rende disponibili gratuitamente migliaia di capolavori della letteratura e della musica.

Il maratoneta

Babe, giovane studente di origini ebree, ha tre sogni nella vita: riabilitare la memoria del padre, suicida ai tempi del maccartismo; diventare un grande maratoneta; sposare la sua biondissima Elsa. Ma i suoi sogni crollano quando si vede morire tra le braccia, con un coltello nel ventre, il fratello Doc. Babe si trova presto coinvolto in una storia oscura, in cui si mescolano antisemitismo, avidità umana e antichi rancori. Dal libro è stato tratto il noto film con Dustin Hoffman.

Mara e Dann

“Un romanzo di formazione, una fiaba crudele, il trionfo della morte medievale… avventurosissima storia vista attraverso gli occhi di una protagonista che attraversa tutte le tappe dell’orrore e dell’umiliazione per trovare la felicità.” Irene Bignardi Il Venerdì de la Repubblica Il clima della Terra è cambiato. Il Nord è coperto completamente dai ghiacci, e gli uomini si sono rifugiati al Sud, caldissimo e secco. Mara e Dann, due fratelli di sette e quattro anni, vivono in Africa, che ora si chiama Ifrik. Soli e dispersi, rapiti dalla propria famiglia, vengono accolti da una donna gentile e affettuosa, ma la loro nuova esistenza è difficoltosa: la fame, la sporcizia, il pericolo accompagnano costantemente la loro vita. L’aridità e il fuoco distruggono la casa adottiva, e i fratelli sono costretti a spostarsi, ad affrontare l’ignoto, a misurarsi in una serie di avventure che li condurrà in un mondo completamente diverso, dove iniziare a scoprire di nuovo la vita…

Mar del Plata

Il primo è Javier, ripescato dalle acque del Rio della Plata con le mani legate dietro la schiena da due giri di fil di ferro. Il Turco e Mariano li ritrovano dentro una macchina scassata ai margini della Carretera Norte, con un buco nella nuca grosso come una noce. Poi tocca agli altri: Otilio, il trequarti alto e largo come un armadio; Mariano che ha le mani grandi come le pale di un mulino; Gustavo, sedici anni, leggero come una crosta di pane… Siamo in Argentina, nel 1978, e da due anni comandano i militari. Comandano, minacciano, ammazzano: a modo loro si divertono. Ma qualcosa ha acceso la loro rabbia nei confronti di questi ragazzi, colpevoli solo di saper giocare a rugby con la squadra di Mar del Piata. Qualcosa di inconfessabile, il senso di una sfida che il romanzo ci svela una pagina per volta, e che alla fine metterà simbolicamente in ginocchio l’ottusa arroganza di quel regime di assassini.