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Jack & Jill: Un caso di Alex Cross

In una notte di dicembre, in un lussuoso piedàterre di Washington, un senatore viene assassinato con fredda determinazione. Unico indizio: una macabra poesiola, firmata Jack & Jill, in cui si annuncia che quel delitto è soltanto il primo di una lunga serie, destinata a colpire personaggi influenti della capitale. Ma chi sono Jack & Jill? E qual è il loro piano? Nella stessa notte, vicino a una scuola elementare nella zona più popolare di Washington, viene rinvenuto il corpo di una bambina: l’assassino ha agito in preda a un furore cieco, delirante, quasi che la piccola fosse colpevole di qualcosa… ma di che cosa? Ci può essere un legame tra quei delitti, ugualmente efferati eppure così «distanti»? Questa la domanda che perseguita il detective Alex Cross, chiamato a risolvere il mistero di Jack & Jill, ma toccato anche dal secondo crimine, avvenuto a poca distanza da casa sua, nei pressi della scuola frequentata da suo fìglio Damon. Costretto a dividersi tra i corridoi del potere e le strade del suo quartiere, indignato perché le autorità sembrano occuparsi soltanto del crimine «importante», Alex Cross comincia faticosamente a radunare le tessere del puzzle. Ma l’assassino (o gli assassini?) colpisce ancora. E ancora. Ormai nessuno a Washington può ritenersi al sicuro: né i bambini né i politici, e neppure il presidente degli Stati Uniti e la first lady. Anzi, soprattutto questi ultimi, giacché i servizi segreti, in codice, li chiamano… Jack & Jill. Un thriller che non dà tregua, vibrante di suspense in ogni pagina, imprevedibile come la realtà e agghiacciante come un incubo.James Patterson è autore della serie “Alex Cross”1 – Ricorda Maggie Rose2 – Il collezionista 3 – Jack & Jill 4 – Gatto & topo5 – Il gioco della Donnola6 – Mastermind 7 – Ultima mossa8 – Il caso Bluelady9 – La tana del lupo10 – Ultimo avvertimento11 – Sulle tracce di Mary12 – La memoria del killer13 – Il regista degli inganni14 – L’istinto del predatore15 – Il segno del male16 – Il ritorno del killer17 – Uccidete Alex Cross18 – Buone feste, Alex Cross

L’italiano: lezioni semiserie

«Ho scritto *L’italiano. Lezioni semiserie* per denunciare le violenze contro la nostra lingua, ma non chiedo condanne. Lo scopo è la riabilitazione. Scrivere bene si può. L’importante è capire chi scrive male, e regolarsi di conseguenza. Questo è un libro ottimista, e ha un obiettivo dichiarato: aiutarvi a scrivere in maniera efficace (un’e-mail, una relazione, una tesi o un breve saggio: la tecnica non cambia)». Dal “decalogo diabolico” — dieci regole per scrivere schifezze — alla psicopatologia della lingua quotidiana, dai consigli sull’uso della punteggiatura ai 16 suggerimenti ispirati a Flaiano e Montanelli, quel che occorre per imparare a scrivere in italiano. Divertendosi.

Italiani, brava gente?

Negli anni che vanno dall’unità del nostro Paese alla fine della seconda guerra mondiale si sono verificati molti episodi nei quali gli italiani si sono rivelati capaci di indicibili crudeltà. In genere le stragi sono state compiute da «uomini comuni», non particolarmente fanatici, non addestrati alle liquidazioni in massa. Uomini che hanno agito per spirito di disciplina, per emulazione o perché persuasi di essere nel giusto eliminando coloro che ritenevano «barbari» o «subumani».
Angelo Del Boca esamina, in questo libro, gli episodi più efferati, quelli che costituiscono senza dubbio le pagine più buie della nostra storia nazionale: i massacri di intere popolazioni del meridione d’Italia durante la cosiddetta «guerra al brigantaggio»; l’edificazione nell’isola di Nocra, in Eritrea, di un sistema carcerario fra i più mostruosi; le rapine e gli eccidi compiuti in Cina nel corso della lotta ai boxers; le deportazioni in Italia di migliaia di libici dopo la «sanguinosa giornata» di Sciara Sciat; lo schiavismo applicato in Somalia lungo le rive dei grandi fiumi; la creazione nella Sirtica di quindici lager mortiferi per debellare la resistenza di Omar el-Mukhtàr in Cirenaica; l’impiego in Etiopia dell’iprite e di altre armi chimiche proibite per accellerare la resa delle armate del Negus; lo sterminio di duemila monaci e diaconi nella città conventuale di Debrà Libanòs; la consegna ai nazisti, da parte delle autorità fasciste di Salò, di migliaia di ebrei, votati a sicura morte.
È vero che nell’ultimo secolo e mezzo molti altri popoli si sono macchiati di imprese delittuose, quasi in ogni parte del mondo. Tuttavia, soltanto gli italiani hanno gettato un velo sulle pagine nere della loro storia ricorrendo ossessivamente e puerilmente a uno strumento autoconsolatorio: il mito degli «italiani brava gente», un mito duro a morire che ci vuole «diversi», più tolleranti, più generosi, più gioviali degli altri, e perciò incapaci di atti crudeli.
Con la sua scrittura chiara e documentata, Angelo Del Boca mostra invece come dietro questo paravento protettivo di ostentato e falso buonismo si siano consumati, negli ultimi cent’anni, in Italia, in Europa e nelle colonie d’oltremare, i crimini peggiori, gli eccidi più barbari. Crimini ed eccidi commessi da uomini che non hanno diritto ad alcuna clemenza, tantomeno all’autoassoluzione.

Italian Zombie. Cronache dalla resistenza

L’epidemia che devasta il pianeta trasformando gli infetti in zombie è arrivata in Italia. Nove scrittori collegati tra loro via blog, facebook e twitter raccontano la lotta quotidiana per la sopravvivenza nascosti come topi, barricati in case bunker nelle poche città che ancora resistono. Circondati da milioni di morti senza pace, scopriranno che le dinamiche tra vivi possono essere molto più dure dell’orrore che si trascina per le strade. Quelle strade intorno piazza Navona, nel centro di Napoli o fuori l’università di Bologna, luoghi del nostro vissuto che adesso appartengono a mostri affamati della nostra carne.

L’Italia spensierata

Ci sono cose che non fareste mai. Cosi dite: né ora né mai. Sprecare una fruttuosa domenica pomeriggio negli studi di Cinecittà per partecipare a una trasmissione televisiva, per esempio. Sgomitare in autogrill durante l’esodo delle vacanze. Mettersi in coda per il giro della morte sulle montagne russe e spendere un intero stipendio sotto il giogo di figli ipnotizzati. Affrontare il pigia-pigia per l’ultimo cinepanettone, quello che vanno a vedere tutti, quello che incarna l’animo dell’italiano medio e trovarsi li con tanti italiani medi a sorbirsi l’ennesimo girovagare degli equivoci. E poi succede che vi ritrovate dentro le cose che non fareste mai. A tutti, prima o poi, succede. “E il momento in cui ci si chiede se ci si sente un po’ stupidi. E la risposta non è: no. La risposta è: si. Ma questo si è comprensivo e caloroso, suggerisce un diritto a essere un po’ stupidi qualche volta nella vita. E a lasciarsi andare”. Francesco Piccolo ci porta con sé alla scoperta di un paese, il nostro, dove i cliché stereotipati che etichettano precisi gruppi umani non hanno “diritto di cittadinanza”. Perché non può esistere un “noi” e un “loro”.
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It (versione italiana)

Un viaggio illuminante lungo l’oscuro corridoio che dagli sconcertanti misteri dell’infanzia conduce a quelli della maturità. A Derry , una piccola cittadina del Maine, l’autunno si è annunciato con una pioggia torrenziale che sembra non finire mai. Per un bambino come George Denbrough, ben coperto dal suo impermeabile giallo, il più grande divertimento è seguire la barchetta di carta che gli ha costruito il fratello maggiore Bill. Ma le strade sono sdrucciolevoli e George rischia di perdere il suo giocattolo, che infatti si infila in un canale di scolo lungo il marciapiede e sparisce nelle viscere della terra. Cercare di recuperarlo è l’ultimo gesto di George: una creatura spaventosa travestita da clown gli strappa un braccio uccidendolo. A combattere It, il mostro misterioso che prende la forma delle nostre peggiori paure, rimangono Bill e il gruppo di amici con i quali ha fondato il Club dei Perdenti, sette ragazzini capaci di immaginare un mondo senza mostri. Ma It è un nemico implacabile e per sconfiggerlo i ragazzi devono affrontare prove durissime e rischiare la loro stessa vita. E se l’estate successiva, che li ritrova giovani adulti, sembra quella della sconfitta di It, i Perdenti sanno di dover fare una promessa: qualunque cosa succeda, torneranno a Derry per combattere ancora. It, considerato una pietra miliare della letteratura americana, è un romanzo di bambini che diventano adulti e di adulti che devono tornare bambini, affrontando le loro paure nell’unico modo possibile: uniti da un’incrollabile amicizia. E ora è anche un film che racconta come il Club dei Perdenti ha sconfitto It. La prima volta.

Istruzioni per un’ondata di caldo

**«Maggie O’Farrell scava nel profondo di quello che mi piace chiamare “il teatro della famiglia”.»**
*Catherine Dunne*
**«Si inserisce a pieno titolo tra le migliori voci della narrativa inglese.»**
*Literary Review*
**«Chi cerchi l’equivalente britannico di Anne Tyler lo trova in Maggie O’Farrell.»**
*The Scotsman*
**«Un talento magistrale per la narrazione.»**
*The Observer*
È il luglio del 1976 e una straordinaria ondata di caldo avviluppa Londra. Non piove da mesi, i giardini sono invasi dagli afidi e l’acqua è razionata. Nella casa di Greta e Robert, due coniugi irlandesi di mezza età da tempo trapiantati in Inghilterra, è una mattina come tante. Robert esce a comprare il giornale, ma non fa più ritorno. La moglie non ci mette molto a scoprire che l’uomo ha preso con sé il passaporto e parecchio denaro. Ma dove è andato? La scomparsa del padre riporta a casa i tre figli, ormai lontani, ognuno alle prese con i suoi problemi. Michael Francis, il maggiore, sta attraversando una profonda crisi matrimoniale ed è sull’orlo del divorzio; Monica, la secondogenita, vive nella campagna inglese con il nuovo marito e le figlie di lui, che la detestano; e Aoife, la minore, che è sempre stata la più ribelle, si è trasferita a New York dopo una violenta lite con la sorella, alla ricerca di un difficile riscatto professionale e di una nuova vita. Mentre si susseguono le ipotesi su dove sia andato Robert, i tre figli non sanno che la madre nasconde un segreto che potrebbe spiegare tutto… Questo incontro «forzato» sarà l’occasione per confrontarsi su quello che è stato, riconsiderare il presente e i rapporti che veramente contano. Intrecciando le voci dei protagonisti, con una narrazione quasi cinematografica, potente e delicata allo stesso tempo, Maggie O’Farrell porta il lettore nel cuore della storia, nel punto preciso dove sono nati i rancori, le gelosie e il grande affetto che, nonostante tutto, alla fine troverà la via per superare conflitti e acredini.
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### Sinossi
**«Maggie O’Farrell scava nel profondo di quello che mi piace chiamare “il teatro della famiglia”.»**
*Catherine Dunne*
**«Si inserisce a pieno titolo tra le migliori voci della narrativa inglese.»**
*Literary Review*
**«Chi cerchi l’equivalente britannico di Anne Tyler lo trova in Maggie O’Farrell.»**
*The Scotsman*
**«Un talento magistrale per la narrazione.»**
*The Observer*
È il luglio del 1976 e una straordinaria ondata di caldo avviluppa Londra. Non piove da mesi, i giardini sono invasi dagli afidi e l’acqua è razionata. Nella casa di Greta e Robert, due coniugi irlandesi di mezza età da tempo trapiantati in Inghilterra, è una mattina come tante. Robert esce a comprare il giornale, ma non fa più ritorno. La moglie non ci mette molto a scoprire che l’uomo ha preso con sé il passaporto e parecchio denaro. Ma dove è andato? La scomparsa del padre riporta a casa i tre figli, ormai lontani, ognuno alle prese con i suoi problemi. Michael Francis, il maggiore, sta attraversando una profonda crisi matrimoniale ed è sull’orlo del divorzio; Monica, la secondogenita, vive nella campagna inglese con il nuovo marito e le figlie di lui, che la detestano; e Aoife, la minore, che è sempre stata la più ribelle, si è trasferita a New York dopo una violenta lite con la sorella, alla ricerca di un difficile riscatto professionale e di una nuova vita. Mentre si susseguono le ipotesi su dove sia andato Robert, i tre figli non sanno che la madre nasconde un segreto che potrebbe spiegare tutto… Questo incontro «forzato» sarà l’occasione per confrontarsi su quello che è stato, riconsiderare il presente e i rapporti che veramente contano. Intrecciando le voci dei protagonisti, con una narrazione quasi cinematografica, potente e delicata allo stesso tempo, Maggie O’Farrell porta il lettore nel cuore della storia, nel punto preciso dove sono nati i rancori, le gelosie e il grande affetto che, nonostante tutto, alla fine troverà la via per superare conflitti e acredini.

Istruzioni per rendersi infelici

Come utilizzare l’intelligenza critica per non farsi abbagliare dalla rincorsa alla falsa felicità.
È giunta l’ora di farla finita con la favola millenaria secondo cui felicità, beatitudine e serenità sono mete desiderabili della vita. Troppo a lungo ci è stato fatto credere, e noi ingenuamente abbiamo creduto, che la ricerca della felicità conduca infine alla felicità.
Basta con i dissennati consigli di guru e sessuologi, con i decaloghi fumosi di tecnocrati e maestri di vita, con le prediche sulla pace interiore e le paralizzanti esortazioni alla spontaneità.
Watzlawick mobilita tutti gli espedienti argomentativi, tutti i mezzi a sua disposizione, dall’intelligenza critica allo humour nero, mettendoci di fronte uno specchio ironico, tenendo viva una costante tensione tra il divertimento e il disagio di riconoscerci, ma non privandoci del piacere di interpretare il messaggio: come rendersi felicemente infelici?

L’istinto del predatore: romanzo

Sono le undici di sera di una normalissima domenica quando Alex Cross viene convocato dal dipartimento di polizia di Washington sulla scena del crimine. Georgetown. Una bellissima villa a tre piani in stile coloniale, vicini e curiosi in vestaglia, radunati sul marciapiede. Dalle facce scure e gli sguardi vitrei dei tecnici che emergono dall’interno, Cross ha già intuito che si troverà davanti uno spettacolo raccapricciante, ma non immagina nemmeno quanto. Cinque persone, un’intera famiglia massacrata con una violenza e una ferocia inaudite. E quello che è peggio è che Cross conosceva bene una delle vittime, Ellie, ex compagna di università e suo primo amore. Ma non c’è tempo per abbandonarsi ai ricordi e alla nostalgia: troppe sono le domande che attendono una risposta, a partire dall’inspiegabile presenza di due agenti della CIA sul luogo del delitto. Unico indizio in mano a Cross, il libro che la donna stava scrivendo sulla situazione sociopolitica dell’Africa centrale. Chi si nasconde dietro la mano che ha ucciso Ellie? Chi c’è davvero dietro quel nome di battaglia, la Tigre? Che cosa lega quel brutale omicidio al massacro seriale che sembra aver preso di mira gli afroamericani di Washington? L’indagine si trasforma presto in una discesa all’inferno, sulle tracce di un oscuro e indefinibile disegno di morte che proviene da lontano. Da un luogo in cui soltanto Cross può addentrarsi…

L’istinto del predatore

Sono le undici di sera di una normalissima domenica quando Alex Cross viene convocato dal dipartimento di polizia di Washington sulla scena del crimine. Georgetown. Una bellissima villa a tre piani in stile coloniale, vicini e curiosi in vestaglia, radunati sul marciapiede. Dalle facce scure e gli sguardi vitrei dei tecnici che emergono dall’interno, Cross ha già intuito che si troverà davanti uno spettacolo raccapricciante, ma non immagina nemmeno quanto. Cinque persone, un’intera famiglia massacrata con una violenza e una ferocia inaudite. E quello che è peggio è che Cross conosceva bene una delle vittime, Ellie, ex compagna di università e suo primo amore. Ma non c’è tempo per abbandonarsi ai ricordi e alla nostalgia: troppe sono le domande che attendono una risposta, a partire dall’inspiegabile presenza di due agenti della CIA sul luogo del delitto. Unico indizio in mano a Cross, il libro che la donna stava scrivendo sulla situazione sociopolitica dell’Africa centrale. Chi si nasconde dietro la mano che ha ucciso Ellie? Chi c’è davvero dietro quel nome di battaglia, la Tigre? Che cosa lega quel brutale omicidio al massacro seriale che sembra aver preso di mira gli afroamericani di Washington? L’indagine si trasforma presto in una discesa all’inferno, sulle tracce di un oscuro e indefinibile disegno di morte che proviene da lontano. Da un luogo in cui soltanto Cross può addentrarsi…
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L’istinto Del Branco

Scorribande in moto, in bilico sul mondo malavitoso, sono vissute da uno studente anarchico con problemi esistenziali. Manuel. E’ straziato dal peso di un omicidio. La fede lo opprime. Emerge la forza d’integrazione che con le sue regole non sente ne leggi ne ragioni. Le ingenue scorribande si gonfiano e non raccontano una semplice storia poiche la coscienza non e idea comune. Ha sfidato il sistema! Ormai leggenda, subisce un rapimento. Si misura contro entita astratte che poi riesce ad individuare pero ha ben inteso che uccidere non e buona soluzione quindi deve vincere soprattutto contro se stesso; cercare un giusto metro. Solo il campionato gli regala risultati appaganti. La moto e un culto. Un poliziotto conosce il suo segreto. Lo ricatta e lo tormenta. Manuel insorge ai suoi incubi. Il quadro di quel periodo si ripropone autentico in ogni sfumatura rilasciando atmosfere, fermenti e sapori persi.
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L’isterico a metano: fantaromanzo giovane e sinergico

Barozzi Vanes (14 anni) è un ragazzo di Sassuolo. La famiglia, gli amici, la Mortadella, tutti e tutto hanno congiurato per modellare quest’esempio di Imbecille Moderno. Ha la testa piena solo di boiate ma il padre lo fa entrare in piastrellificio. Vanes lavora di buona lena e comincia a portare soldi a casa. Ma conosce amici pericolosi, per merito dei quali si guadagna la targa di “sporc drughé”, Finisce licenziato. In famiglia nessuno lo difende. Un amico lo sprona a tagliare la corda. Vanes alza i tacchi. Sassuolo addio. Francia, Inghilterra, Brasile, India: queste le tappe del suo giro di formazione. Amore, avventure, odori, sapori, genti e paesi lentamente trasformano Vanes. Qualcosa però è andato storto…

Istantanea di un delitto

Manca poco a Natale. La signora McGillicuddy, dopo essersi affannata tutto il giorno a cercare regali per i suoi parenti, sta ritornando a casa in treno. Improvvisamente un altro convoglio si affianca al suo e l’anziana signora assiste suo malgrado a uno spettacolo sconvolgente: in una delle carrozze dell’altro treno un uomo sta strangolando una donna. Terrorizzata la signora cerca di avvertire il controllore e la polizia, ma nessuno le crede, nessun cadavere è stato infatti rinvenuto e non è stata nemmeno denunciata nessuna scomparsa. Fortunatamente la signora McGillicuddy è una vecchia amica di Miss Murple, la vecchietta dall’aria innocua e mansueta capace però di risolvere ogni mistero grazie alle sue straordinarie capacità di osservazione. Istantanea di un delitto, del 1957, famoso per il suo esordio intrigante, è una delle più classiche avventure dell’anziana investigatrice di St.Mary Mead.

L’ispettore Morse e le morti di Jericho

A Jericho, un quartiere di Oxford dimenticato dal tempo, in una casetta angusta e piena di libri, Anne Scott si suicida senza lasciare una parola di congedo e, in apparenza, senza un perché. Forse è solo una storia di ordinaria infelicità, ma poco tempo dopo nello stesso quartiere, nella stessa viuzza, nella casa di fronte, George Jackson viene trovato con il cranio fracassato. L’ipotesi del suicidio non convince l’ispettore Morse, che, questa volta per motivi personali, inizia un’indagine in incognito.

L’ispettore Cadavre

Per tutti, dalle vecchiette appostate dietro le tendine smosse ai ragazzini che poco prima lo avevano superato girandosi a guardarlo con insolenza, lui era l’intruso, l’indesiderabile. O, peggio ancora, era qualcuno di cui non ci si poteva fidare, venuto da chissà dove a fare chissà che cosa. Sarà stato anche per via di quegli sguardi che lo spiavano, ma il commissario, che camminava con le mani sprofondate nelle tasche del pesante cappotto, si sentiva come uno di quegli squallidi personaggi tormentati da un vizio segreto che si aggirano nei paraggi della porte Saint-Martin o altrove con le spalle curve e lo sguardo sfuggente, rasentando le case per prudenza alla vista di un agente della Buoncostume. Era forse un riflesso della triste figura di Cavre? Ebbe quasi voglia di mandare a prendere la sua valigia dai Naud, di salire sul primo treno e di andare dal giudice Bréjon per dirgli: ‘A Saint-Aubin non mi vogliono… Suo cognato se la sbrogli da sé…’. (Le inchieste di Maigret 22 di 75)
(source: Bol.com)