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Nel labirinto delle ombre

I morti di Pico Mundo, città impolverata dal deserto del Mojave, non hanno smesso di andare a trovare Odd Thomas per chiedergli giustizia. E Odd lo “Strano”, ventunenne senza età, cuoco di tavola calda nel “Luogo delle ombre”, il romanzo che l’ha immortalato, e occulto braccio destro del capo della polizia Wyatt Porter, non ha smesso di avvertire il “vivo” tepore e il tetro sgomento di chi fu vittima di un crimine. Sarà la compassione – o la certezza che la vita ha un significato, come lo ha la morte -, a condurlo sul luogo di un agghiacciante delitto: il cadavere del dottor Wilbur Jessup giace nella sua dimora, ai piedi del letto, selvaggiamente brutalizzato. Ma qualcun altro potrebbe essere in pericolo: Danny Jessup, figlio adottivo di Wilbur e amico d’infanzia di Odd, soprannominato “ossa di vetro” perché affetto fin da bambino da una rara malattia genetica che lo rende fragile come un grissino. Di lui non v’è traccia. Il filo della verità si dipana nel labirinto delle ombre, sopra e sotto terra, verso un diroccato casinò indiano, dove qualcuno, con la fissa dei riti ancestrali, ha uno strano hobby…
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Nel fuoco

Durante gli scavi per una nuova costruzione vicino al vecchio cimitero di Roaring Fork, nel cuore delle Montagne Rocciose, affiorano i corpi di un gruppo di minatori uccisi e divorati da un grizzly un secolo e mezzo prima, Corrie Swanson, aspirante detective e protetta dell’agente dell’FBI Aloysius Pendergast, è la prima ad arrivare sul posto per analizzare gli scheletri. Parrebbe un sopralluogo di routine, ma ben presto viene alla luce una verità scomoda sul passato della città che mette la ragazza nei guai con le autorità locali. In suo aiuto accorre l’agente speciale Pendergast, che si ritrova invischiato in un’indagine parallela: poco dopo il suo arrivo, Roaring Fork si trasforma nel teatro degli attacchi di un piromane che appicca incendi senza una logica apparente. Indagando più a fondo e sfruttando tecniche non sempre ortodosse. Pendergast scoprirà collegamenti inaspettati tra la storia di Roaring Fork e quella della letteratura, ritrovandosi sulle tracce di un manoscritto inedito di Sir Arthur Conan Doyle: un’avventura di Sherlock Holmes che potrebbe aiutare a far luce sulle indagini…
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Nel deserto, i Tuareg

In un primo momento, la scomparsa di Paul Billson non preoccupa nessuno, e tantomeno Max Stafford, capo del servizio di sicurezza della ditta in cui Paul lavorava. Ma poi, qualcuno commette l’errore di aggredire Staf-ford, il quale, ostinato com’è, scatta al contrattacco. Fin dagli inizi delle indagini scopre che l’impulsivo Paul è partito per il Sahara, dove molti anni prima è caduto l’aereo pilotato da suo padre. Ora, qualcuno butta là pesanti insinuazioni su quell’incidente, e Paul intende dimostrare che sono false. Per fortuna c’è Stafford, il quale, con l’aiuto di un enigmatico americano che ha fatto del deserto la sua casa, tenterà in tutti i modi di raggiungere Paul Billson e di salvarlo da insidie e pericoli.

Nel cuore della cometa

Ogni 76 anni ritorna uno dei più affascinanti e misteriosi visitatori che l’umanità ricordi: la Cometa di Halley. Il suo passaggio più recente è ancora fresco nella memoria, ma questo straordinario romanzo ci parla del prossimo appuntamento, e della spedizione di un gruppo di scienziati su Halley, non solo per scoprirne i misteri, ma per trasformarla in un luogo adatto alla vita. Tra meraviglie tecnologiche e sforzi sovrumani di adattamento, i segreti sepolti nel cuore della cometa (tutt’altro che priva di forme di vita) trasformano un immane progetto di colonizzazione in una spietata lotta per la sopravvivenza. Tuttavia, le minacce non vengono solo da un ambiente irriducibile, ma anche dagli stessi membri della spedizione, un complesso microcosmo che riproduce tensioni, conflitti e pregiudizi che hanno portato la Terra sull’orlo della catastrofe; ma soprattutto c’è il drammatico confronto tra due “forme” umane, quella naturale degli Orthos, e quella manipolata geneticamente dei Perceli. Uno sfondo da cui emergono tre grandi protagonisti, dai quali dipende il futuro della missione: Carl Osborn, Saul Lintz e, soprattutto, Virginia Kaninamanu Herbert, impegnata ad esplorare le frontiere fra l’intelligenza umana e quella artificiale.

Nel bosco

Fin dove possiamo vedere la nostra felicità? Fino a che punto possiamo conoscerla? Nel bosco (The Woodlanders, 1887), è forse il più struggente tra i romanzi di Hardy per intensità espressiva e sentimentale. Hardy contrappone con maestria due modelli di vita: lesistenza semplice e dignitosa dei boscaioli e dei contadini e quella raffinata e artificiosa dei personaggi di alto lignaggio. Il contrasto è inevitabile ma profondo: e la giovane Grace, la protagonista, è il punto di luce e di improvviso ardore tra gli uni e gli altri, tra la felicità e la disperazione. L’opera non si risolve comunque in una parabola morale intorno ai limiti delle nostre scelte. Possiede il fascino della maggiore letteratura dell’Ottocento: la grazia di uno stile acuto e piacevole, la forza di un’eccezionale tensione narrativa.

Nei boschi eterni

Il fantasma di una monaca del Settecento che sgozzava le sue vittime non fa paura al commissario Adamsberg, ma tutto il resto sí. Da un momento all’altro sprofonda in un mondo che sembra tornato dal Medioevo, dove si straziano cervi nei boschi normanni, si profanano cadaveri di vergini, e pozioni magiche assicurano la vita eterna, a costo di orrendi delitti. Un puzzle inestricabile, fatto apposta per confondere chiunque.

Negro

I negri ci rubano il lavoro. I negri si prendono le case popolari e i contributi. I negri vogliono la nostra terra. E ancora: portano malattie, rubano, violentano le nostre donne. All’indomani di qualche fatto di cronaca, in Tv e sui giornali i titoli forti sugli immigrati − spesso costruiti su dichiarazioni di politici − sovrastano la realtà delle cifre. Eppure i numeri dicono tutt’altro. Dicono che senza gli immigrati l’Italia semplicemente si fermerebbe. Come attestano Confindustria e associazioni degli agricoltori, il Made in Italy senza i lavoratori immigrati crollerebbe. Persino le eccellenze enogastronomiche per cui siamo giustamente famosi nel mondo − vino, olio, formaggi, ortaggi, salumi − senza manodopera ”negra” rischierebbero il tracollo. Altro che invasione. La verità è che non possiamo fare a meno di ”loro”. L’amato Belpaese faticherebbe persino a erogare le pensioni senza i contributi versati dai lavoratori immigrati. È lo stesso presidente dell’Inps a certificarlo.
Ingegnere chimico, figlio di due nigeriani arrivati in Italia negli anni Settanta, l’autore, commentando i dati reali sull’immigrazione e analizzando fatti di cronaca, cerca di capire come stanno davvero le cose. Chi meglio di un ”negro” italiano può raccontare questa realtà? E aiutarci a valutare se ci conviene davvero mandarli tutti a casa. Oppure se è vera l’invocazione che qualcuno ha scritto su un muro: ‘Immigrati, vi prego, non lasciateci soli con gli italiani’.

(source: Bol.com)

Il negoziatore

Mancano pochi giorni a Natale e New York è percorsa dall’allegra frenesia della festa. Ma nessuna luminaria, nessuna canzone natalizio può scaldare il cuore di Michael Bennett, detective del NYPD. Sua moglie, la sua amatissima Maeve, è molto malata e sta per lasciare lui e i loro dieci, meravigliosi figli adottivi. Ogni pensiero, ogni gesto di Michael è solo per lei e per i bambini. Nemmeno la morte dell’ex first lady Caroline Hopkins può scuotere Michael dal suo dramma personale. Ma poi accade l’inconcepibile. Durante i funerali della firsi lady, cui partecipa tutta lo New York che conta, nonostante la massima allerta delle forze di polizia un gruppo di criminali riesce a impossessarsi della cattedrale di St Patrick e a prendere in ostaggio tutti i vip. Sono uomini pronti a tutto: vogliono denaro, tanto, e sono disposti o uccidere. Anzi iniziano subito con il sindaco e non sembrano intenzionati o fermarsi, in un drammatico, mortale conto alla rovescia. E Bennett, esperto negoziatore, deve mettere da parte il suo dolore e agire, perché sono necessarie tutta lo sua abilità e la suo esperienza per fronteggiare la situazione. Mentre gli occhi di tutto il mondo sono puntati sullo cattedrale, Bennett combatte lo battaglia più dura dello sua vita, uno battaglia dalla quale rischia di uscire sconfitto.

Necroville

È il due novembre 2065: Il Giorno dei Morti. A Necroville i morti stanno organizzando una festa… e tutti sono invitati. Perché nel ventunesimo secolo la nanotecnologia ha rivoluzionato le leggi della nascita, della morte e dell’entropia. I morti risorti costituiscono circa un terzo della popolazione mondiale, e sono la spina dorsale della sua forza-lavoro. Hanno la loro cultura, i loro costumi… e í loro ghetti, la Necroville. E stanotte è la loro notte. A Necroville giungono cinque giovani per tener fede a una promessa, e sono tutti in cerca di qualcosa che neppure loro stessi conoscono. Quando i loro sentieri s’incrociano, ed essi si scoprono attratti sempre più in profondità nei misteri della vita dopo la morte, ognuno si ritroverà irrimediabilmente cambiato. Un romanzo nuovo, intelligente, affascinante. Una nuova voce nella fantascienza moderna, lontana dalle abituali tematiche dell’invasione dello spazio e del cyberpunk.

Necropoli

Campo di concentramento di Natzweiler-Struhof sui Vosgi. L’uomo che vi arriva, un pomeriggio d’estate insieme a un gruppo di turisti, non è un visitatore qualsiasi: è un ex deportato che a distanza di anni torna nei luoghi dove era stato internato. E subito come fotogrammi di una pellicola, impressa nel corpo e nell’anima, si snodano le in?nite vicende che ci parlano di un orrore che in nessun modo si riesce a spiegare, unite però alla solidarietà tra prigionieri, a un’umanità mai del tutto scon?tta, a un desiderio di vivere che neanche in circostanze così drammatiche si è mai perso completamente. Scritto con un linguaggio crudo che non cede all’autocommiserazione, Necropoli è un libro autobiogra?co intenso e sconvolgente. E se Boris Pahor ci racconta la sua esperienza del mondo crematorio perché la memoria non si perda e la storia non sia passata invano, quella che ci dà non è però solo la fedele testimonianza delle atrocità dei lager nazisti, è anche un emozionante documento sulla capacità di resistere e sulla generosità dell’individuo.

Nebbia rossa

Nonostante il parere contrario di suo marito Benton Wesley, Kay Scarpetta si sta recando alla Georgia Prison for Women dove ha accettato di incontrare una detenuta condannata per reati sessuali e madre di un diabolico killer. Kay è determinata a far parlare la donna per scoprire finalmente che cosa è davvero successo al suo vice, Jack Fielding, ucciso sei mesi prima. Non si tratta solo di un’indagine a carattere personale, bensì professionale, dal momento che come direttore del Cambridge Forensic Center e dati i suoi contatti al dipartimento della Difesa, Kay ha bisogno di avere al più presto elementi utili a un’indagine che riguarda una serie di macabri avvenimenti che lei è convinta abbiano a che fare con la morte di Jack: l’uccisione di un’intera famiglia avvenuta anni prima a Savannah, una giovane donna nel braccio della morte e una catena di altre morti apparentemente inspiegabili sembrano essere tutti collegati fra loro. Ma qual è il filo che li unisce? Kay scopre un altro dettaglio inquietante: quello che sembrava un attentato alla sua vita, in realtà rientra in un disegno più ampio e complesso. Quali oscure trame si celano dietro questi tragici eventi? E chi si muove dietro le quinte? Ben presto la nebbia inizia a diradarsi lasciando emergere i contorni angoscianti di qualcosa di ancora più terribile: un complotto terroristico su scala internazionale, che solo lei è in grado di fermare. Diciannovesimo romanzo della serie incentrata sul mitico personaggio di Kay Scarpetta, da molti anni un fenomeno di culto, Nebbia rossa è un thriller avvincente che mette in contatto il lettore con il suo lato più oscuro, sottolineando ancora una volta le doti straordinarie che hanno fatto di Patricia Cornwell una figura di riferimento nel panorama internazionale del thriller.

Nebbia e cenere

Bruno Savini vive da single in un paese della provincia emiliana, è laureato in lettere e ha alle spalle velleità artistiche presto fallite e abbandonate. Si mantiene facendo l’autista di scuolabus e ha smesso di aspirare a qualcosa di meglio, perché si porta dietro le cicatrici di troppe difficoltà e delusioni. I suoi amici più fedeli, ormai, sono i bambini che ogni giorno trasporta a scuola. Attraverso le loro personalità, i loro piccoli e grandi drammi, rivive le vicende della propria infanzia. Vive immerso nei ricordi e nel passato, mentre una fitta nebbia avvolge sogni e speranze. Il ricordo di Serena, la ragazza che lo ha lasciato da un anno, lo domina fino a trasformarsi in ossessione. Un’ossessione che diventa presto follia…

Navi perdute

Per l’ingegnere navale Paul Mérault de Monneron niente è più sgradevole di imbarcarsi a Calais per attraversare la Manica. Come al solito, lo aspetteranno raffiche superiori ai venti nodi, onde alte come diligenze, capitani scorbutici e barcaioli disonesti. In più, stavolta, sulle spalle di Monneron grava un ulteriore tormento: un segreto impostogli dal ministero della Marina francese. A chiunque gli chieda perché stia andando a fare incetta di bussole azimutali britanniche, telescopi notturni, termometri, farmaci anti-scorbuto e oggetti di scambio, dovrà rispondere di essere al soldo di un mercante spagnolo, tale Don Inigo Alvarez, che è in procinto di salpare per i mari del Sud. Peccato non esista nessun Don Inigo Alvarez. La verità è che il governo francese ha chiesto a Jean-François de Galaup, conte di La Pérouse, di ripercorrere il viaggio d’esplorazione del leggendario capitano inglese James Cook. Copiarne le rotte, per emularne i successi. Per questo, augurandosi che l’Inghilterra non se ne accorga, il conte di La Pérouse ha tirato a lucido due fregate, la Boussole e l’Astrolabe, e ha assoldato duecento marinai e un folto gruppo di naturalisti, scienziati e matematici, promettendo di non fare ritorno fino a quando non avrà coperto ogni miglia di oceano navigabile. Salpate da Brest nel 1785, le due fregate raggiungono la Patagonia, doppiano Capo Horn e l’Isola di Pasqua. Dopo due anni di esplorazioni, raggiungono infine i Mari del Giappone. In seguito a un’ondata di malattie che dimezza l’equipaggio e sanguinosi scontri con i nativi, nel febbraio del 1788 la Boussole e l’Astrolabe scompaiono all’improvviso, al largo delle coste australiane. Passeranno trent’anni prima che l’ammiraglio Jules Dumont d’Urville faccia luce sul mistero della scomparsa delle due fregate. Ricostruendo dettagliatamente le abitudini della vita marinaresca dell’epoca e i rapporti con gli indigeni, Naomi J. Williams dipinge un affresco esaltante e ambizioso sulle tracce di uno dei più grandi esploratori del Settecento. ‘Intelligente e suggestivo, come solo i migliori romanzi storici sanno essere’ (Kirkus Review), Navi perdute è ‘un raro e perfetto equilibrio’ tra un resoconto storico minuzioso e un romanzo d’avventura agli albori dell’era industriale. Lo straordinario viaggio d’esplorazione di Jean-François de Galaup, conte di La Pérouse. ‘Attraverso voci e prospettive mutevoli quest’avvincente romanzo traccia la rotta della sfortunata spedizione di La Pérouse’. The New York Times Book Review ‘Il romanzo storico al suo meglio… fatto di intelligenza, audacia e curiosità’. The New York Times Book Review ‘Un’opera letteraria di prim’ordine, intelligente ed evocativa nel segno della migliore narrativa storica’. Kirkus Reviews
(source: Bol.com)

Navi fantasma

Una serie di racconti di vicende marinaresche dominate dal tema comune delle navi fantasma: battelli abbandonati alla deriva come la “Mary Celeste” o destinati a una tragica fine come il “Carpathia”, la nave che trasportò i superstiti del Titanic e che scomparve senza lasciar traccia alcuni anni dopo. Ogni “caso” viene presentato ricordando in forma narrativa – con il ritmo dei romanzi con protagonista Dirk Pitt – gli ultimi giorni del vascello scomparso. E poi ecco la storia delle ricerche per il recupero dei relitti, narrati in prima persona dello stesso Cussler.

La nave per Kobe: Diari giapponesi di mia madre

Ormai adulta, Dacia Maraini riceve in dono dal padre Fosco i quaderni ritrovati della madre Topazia Alliata: un diario scritto tra il 1938 e il 1941, che racconta il lungo viaggio in nave verso Kobe e i primi anni di permanenza della famiglia in Giappone. Una scoperta inattesa, dalla quale emerge il ritratto di una donna concreta e capace di un amore così pervasivo da animare i ricordi più lontani. Grazie a quelle pagine tornano a vivere il coraggio e la generosità di Topazia, fondamenta di un rapporto madre-figlia prezioso e delicato, appena distratto dall’innamoramento per il padre bello e avventuroso. Ma i diari forniscono anche, alla donna che li legge a distanza di tanti anni, un’occasione per riappropriarsi del passato e intrecciarlo con il presente, affidando la profonda ricerca di sé alle pieghe di una vicenda familiare intima ed eccezionale.