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Romanzo irresistibile della mia vita vera raccontata fin quasi negli ultimi e più straordinari sviluppi

Ma può una donna amata in una lontanissima estate della giovinezza e mai più rivista, sconvolgere ancora, dopo più di trent’anni, l’esistenza di un uomo? È quanto accade a Giulio Guasso. Per lei, come in un romanzo di Fitzgerald, Giulio è divenuto scrittore, e ci penserà il destino, attraverso le sue imperscrutabili trame, a farli rincontrare come, del resto, era già accaduto la prima volta. Messo al mondo per far da erede al sublime Arturo Benedetti Michelangeli – che lo chiede apparendo in sogno alla mamma – il giovane Giulio si ridurrà invece a insegnare pianoforte nei paesi dispersi tra le cupe foreste di un Sud selvaggio e incontaminato. Ma sarà proprio la madre di uno dei suoi allievi a mettere in moto la ruota del fato, procacciandogli l’incarico di pianista in un grande albergo di Ravello. Qui Giulio verrà proiettato a mille anni luce dall’esistenza nella sua grande famiglia meridionale, in quell’ambiente cosmopolita di cui ha avuto qualche fugace visione dai racconti di zio Sgiascì, carabiniere nella Roma della Dolce Vita e sciupa-femmine impenitente, uno dei personaggi memorabili del romanzo. Ma tanti altri se ne contano e di ogni risma. Così le zie devote, innamorate perse del fratello Sgiascì, il padre negoziante che si millanta inventore della formula commerciale della “lista di nozze”; i due musicisti cosmici Irmgard e Achim von Kruger; il poeta ruspante Sasà Sassi e il candido Rosario, architetto fallito e terrorista per caso tra quelli veri; l’infido Nobel in pectore, Fabio Terna, e la sua conventicola di giovani letterati romani, finendo col misterioso manager aspirante scrittore per scommessa, Athos Patitucci.

(source: Bol.com)

Il romanzo della canzone italiana

Grazie a uno straordinario incrocio di congiunture sociali e culturali, la storia della canzone italiana moderna ha un inizio preciso. È la sera del primo febbraio del 1958. Modugno canta Nel blu dipinto di blu e improvvisamente avviene un salto evolutivo. Gli italiani si rendono conto che tutto sta per cambiare, e la canzone volta pagina: inizia un’avventura mirabolante e irripetibile che dura fino ai nostri giorni, passando attraverso la sensibilità dei primi cantautori genovesi, scoprendo le gioie dell’estate e dell’adolescenza del rock’n’roll, crescendo attraverso la rivolta dei gruppi beat, maturando nella rivoluzione promossa da De André, Guccini, Battisti, e nel rinascimento che tra gli anni Settanta e Ottanta porterà la cultura musicale del nostro Paese ai suoi massimi splendori. Fino alle innovazioni che toccano la soglia del 2000. È una storia intensa e profonda nella quale possiamo leggere gioie, emozioni, caratteri, aspirazioni e contraddizioni della nostra identità culturale.

‘All’inizio del 1958 tutto è pronto per cambiare, e tutto cambia. Ma gli italiani non ne hanno ancora la precisa percezione. Nell’aria c’è odore di miracolo economico, s’intravede un’inedita promessa di sviluppo. In fondo nessuno l’ha detto a chiare lettere, e per una di quelle sincroniche e stupefacenti coincidenze della storia, il compito di questa esplosiva rivelazione spetta a una canzone’.

(source: Bol.com)

I romanzi

L’esclusa – Il fu Mattia Pascal – I vecchi e i giovani – Quaderni di Serafino Gubbio – Uno, nessuno e centomila Nel solco dei grandi maestri del Novecento – Proust, Joyce, Kafka, Musil, Svevo – Pirandello ha liberato il romanzo dalle secche del verismo, smontando il canone realista con tutti i suoi presupposti: il rapporto di causa ed effetto come motivazione e senso degli eventi, la linearità temporale dell’intreccio, l’identità irriducibile del protagonista. Il personaggio pirandelliano nasce sulle ceneri della persona, l’io empirico inserito in una trama di relazioni sociali e familiari. Non è più “uno”, ma “molti”; non è più “carattere” o “tipo” riconoscibile in base a criteri morali e comportamentali come nella tradizione romanzesca, bensì “maschera nuda”, volto deformato nello specchio degli altri, lacerato da una conflittualità irrisolta, sempre in bilico tra l’apparire e l’essere: è “maschera” in quanto creatura artificiosa, straniata, antinaturalistica, ma “nuda”, cioè sincera, capace di esibire la sua verità profonda e di elaborare una propria visione del mondo. L’edizione dei romanzi di Pirandello nella collana dei Grandi Libri Garzanti è curata da Nino Borsellino e corredata da un ricco apparato critico comprendente: un’Introduzione generale, che ricostruisce la biografia, la poetica e l’opera dell’autore; una Prefazione specifica per ogni singolo romanzo, affidata a specialisti di consolidata competenza; la Guida bibliografica ragionata; la Cronologia delle opere e delle prime rappresentazioni teatrali; le note al testo, che facilitano la comprensione delle particolarità stilistiche e linguistiche nonché dei riferimenti storico-culturali.

Romanza senza parole

Romanza senza parole è la seconda opera narrativa di Sof’ja Tolstaja, scritta dopo il grande successo dell’Amore colpevole che le aveva permesso di uscire dall’ombra del suo illustre marito. Lo scritto è rimasto a lungo sepolto in un archivio di Mosca e solo nel 2010, in occasione del centenario della morte di Lev Tolstoj, è stato pubblicato in lingua tedesca; fu la stessa Tolstaja a chiedere che il romanzo uscisse postumo per evitare di inasprire la sua lunga e insanabile crisi matrimoniale. E soprattutto i tolstoiani non lo avrebbero di certo gradito. La storia parla di passione, di senso del dovere e del potere dirompente della musica nella vita di Saša. Con la morte della madre, la giovane donna sprofonda in una grave depressione, mentre il marito Pëtr, funzionario di un’assicurazione, uomo semplice e interessato solo alle piante del suo giardino, non è in grado di confortarla e di rompere il muro di silenzio creatosi nella coppia. È invece l’incontro con Ivan Ilicˇ, pianista e musicista di talento, a sconvolgere la vita di Saša: lo ascolta suonare le Romanze senza parole di Mendelssohn e prova un’inattesa felicità e una innaturale voglia di vivere. Attraverso Saša, Sof’ja Tolstaja narra in realtà la propria storia: le crescenti incomprensioni con il marito, l’insensibilità da lui dimostrata di fronte alla tragica morte del loro figlio più piccolo che l’aveva portata alla disperazione e al rifiuto del mondo. E come Saša, Sof’ja trova conforto nella musica di un pianista e compositore. E la stessa musica della gelosia suona, come in un gioco di specchi, in quel grande romanzo che è Sonata a Kreutzer.

I Romanov

I Romanov hanno governato per oltre tre secoli un sesto della superficie terrestre e sono stati la dinastia di maggior successo dell’era moderna. Come ha potuto una sola famiglia trasformare un piccolo e oscuro principato nel più grande impero del mondo? Quale prezzo di sofferenze e di sangue hanno dovuto pagare i loro sudditi? E perché e come il loro dominio ha di colpo iniziato a franare all’inizio del XX secolo?Simon Sebag Montefiore, profondo conoscitore dell’universo russo, è riuscito a rispondere a queste domande racchiudendo in un’unica, appassionante narrazione la vertiginosa avventura di una ventina di zar e zarine, valutati e descritti non solo negli scenari della storia maggiore – incoronazioni, complotti, avvicendamenti dinastici -, ma, con il supporto di documenti e carteggi recentemente emersi, anche in quelli meno noti della vita privata e familiare.Per realizzare il suo titanico progetto, Sebag Montefiore ha suddiviso la trama del racconto in 3 atti e 17 scene, i cui cast sono gremiti dei personaggi più disparati: ministri e boiari, impostori e avventurieri, arrampicatori sociali e cortigiane, rivoluzionari e poeti. Dopo Pietro il Grande, visionario e spietato modernizzatore, spiccano su tutte le figure delle due volitive e innovatrici zarine Elisabetta e Caterina, con le loro corti di amanti e favoriti, e dei grandi zar dell’Ottocento: Alessandro I, che respinse e incalzò fino a Parigi l’esercito invasore di Napoleone Bonaparte, e Alessandro II il Liberatore, ripagato per l’abolizione della servitù della gleba con sei attentati, di cui l’ultimo mortale, tragica premonizione degli orrori del XX secolo. È infatti sotto il segno sanguinoso del massacro della famiglia di Nicola II e Alessandra, gli ultimi regnanti, che si conclude nel 1918 la parabola dell’autocrazia zarista e si apre una nuova epoca, quella del bolscevismo.Benché anche quest’ultima sia ormai storia di ieri, l’autore sembra presagire per il sogno imperiale dei Romanov e del popolo russo un possibile futuro nel mondo contemporaneo: per i suoi spazi immensi, per la sua singolare collocazione geopolitica che le assegna un ruolo di inevitabile protagonista delle vicende di due continenti, per la sua memoria storica e culturale, per l’indole stessa della sua gente, la Russia potrebbe essere spinta a ripercorrere, prima di quanto si immagini e con esiti oggi imprevedibili, sentieri già battuti.Simon Sebag Montefiore, storico e scrittore, è uno dei massimi esperti di storia russa e sovietica, alla quale ha dedicato numerosi saggi e biografie. I suoi libri, vincitori di numerosi premi letterari, sono stati tradotti in 48 lingue, imponendosi come bestseller internazionali, e hanno ispirato film e sceneggiati televisivi. È autore, fra gli altri, di Gli uomini di Stalin. Un tiranno, i suoi complici e le sue vittime (2005), Il giovane Stalin (2010), Jerusalem (2011), e i romanzi Sašenka (2009) e L’amore ai tempi della neve (2013).

Roma Noir

Esiste un’altra città nella città chiamata Roma. Una città che adora monumenti di rabbia e dove la violenza traccia sentieri che pochi hanno il coraggio di esplorare. Succede, in questo mondo sotterraneo e clandestino, che le storie raccontate ai passanti dai più vecchi tra tutti i pendolari si trasformino in leggende dai confini incerti. È in questo momento che i peggiori incubi della metropoli sono pronti a invadere il centro della città, dando vita a mostri armati di pistola e di coltello: presenze inquiete ma reali, destinate a sconvolgere l’ordine apparente delle cose con l’omicidio, lo stupro, lo spaccio di stupefacenti, la truffa e la rapina. È un’altra Roma quella a cui questo libro dedica le sue pagine più dure: una Roma dove le caserme della polizia possono essere prese d’assalto da orde di hooligan assetati di vendetta e dove, malamente soffocati dalle acque del Tevere, affiorano i cadaveri di donne decapitate. È inutile sfogliare le pagine dei giornali: nessuno avrà il coraggio di scrivere la vita dell’uomo-lupo avvistato nelle baracche costruite sotto i cavalcavia del raccordo anulare. In cronaca finiscono le ultime parole del tossicodipendente trovato morto nei bagni pubblici della stazione o le lacrime del turista malmenato. Nera come le anime che popolano i bassifondi, anche questa è Roma: una megalopoli che ha smarrito la speranza tra i senzatetto che affollano le vie meno battute e dove, ammainato il vessillo capitolino, il teppismo sventola la sua ultima bandiera.

Roma 40 d.C. Destino d’amore

40 d.C., Città di Roma, Gaio Giulio Cesare Germanico, Caligola, Imperatore.Marco Quinto Rufo è l’uomo più potente di Roma, secondo solo all’imperatore, Livia Urgulanilla ha un passato da dimenticare. Lui è un uomo temprato dalla foresta germanica, bello e forte che non conosce paura né limiti. Lei è un’aristocratica raffinata e altezzosa il cui destino è già scritto. Ma il dio Fato decide altrimenti e quando Rufo la porta via con sé non immagina lontanamente le conseguenze del suo gesto. Roma non è la Provincia dove tutto, incluso rapire una donna, è concesso. E anche se Caligola in persona decide di concedergliela, possederne il cuore sarà la più ardua e temeraria delle sue imprese. E Livia saprà donare il cuore a un uomo spietato che non esita davanti a nulla, se non a quello che sente per lei? Il primo romanzo di una trilogia che vi porterà in uno dei periodi storici più affascinanti del nostro passato; una storia che vi catturerà fin dalle prime pagine e alla fine ne rimarrete conquistati.

(source: Bol.com)

Roma 39 d.C. Marco Quinto Rufo

39 D.C., Città di Roma, Gaio Giulio Cesare Germanico, Caligola, imperatore. Il tribuno Marco Quinto Rufo in battaglia è come un lupo selvaggio e feroce. Il suo coraggio conquista subito Caligola, che vede in lui il guerriero che saprà proteggerlo. Gli occhi di ossidiana, i capelli corvini e la fiera prestanza di Marco conquistano invece Agrippina, sorella del divino Cesare, che presto lo avvolgerà nelle spire sensuali e insidiose del suo fascino. Ma non riuscirà a possedere il cuore del tribuno né a tenerlo all’oscuro della congiura che sta ordendo contro l’imperatore. Non c’è nulla che possa scalfire la lealtà di Marco. C’è solo una cosa davanti alla quale è inerme: il Fato. Una profonda inquietudine lo invade al pensiero di ciò che lo aspetta a Roma e non riesce a dimenticare il desiderio impetuoso che ha provato in sogno verso una donna dagli occhi verdi come le foreste germaniche. Lo stesso sogno che ha turbato la giovane Livia, che si prepara al matrimonio con il dolce Settimio Aulo Fiacco…

La roccia di Brighton

Rossetto, l'adolescente inflessibile e crudele, capo di una banda criminale, che stupisce per la sua immagine di angelo dalla faccia sporca e per la sua ormai inarrestabile corruzione morale: ecco il protagonista di questo romanzo, in apparenza "giallo", con il quale ancora una volta, nel 1938, Graham Greene si impose all'attenzione del grande pubblico dei lettori e della critica. Un romanzo di profonda introspezione psicologica e d'azione, nel quale a una ricca pittura d'ambiente si uniscono un vivace gusto dell'avventura e un'inquieta ricostruzione della personalità di ognuno dei vari protagonisti. Un romanzo sull'orrore e la corruzione del mondo, di amore e di odio, di perversione e di riscatto che proprio per la sua sottile ironia, per il classico impianto a suspense, l'oscura e insidiosa presenza del male ha ispirato una classica riduzione cinematografica interpretata, tra gli altri, da Richard Attenborough e Carol Marsh.

Robot fuorilegge

Come ogni robot del XXI secolo il protagonista di questa storia è programmato con i “circuiti asimov” , che gli impediscono di uccidere, ferire, offendere o danneggiare in qualsiasi modo un essere umano. Ma per un caso raro quanto sfortunato i circuiti non funzionano e il robot incomincia a covare i peggiori propositi. Esteriormente tuttavia si dimostra benigno e servizievole, perché il suo scopo non è l’aggressione immediata. Il suo scopo è di arrivare, prima di tutto, alla vice-presidenza degli Stati Uniti.
Copertina di Karel Thole

I robot e l’impero

Duecento anni sono trascorsi dalla morte di Elijah Baley l’eroe del ciclo dei robot. La Galassia é giunta ad una svolta cruciale. Gli Spaziali, sui loro 50 mondi, sono ancora i dominatori, ma in chiara fase di declino. I Terrestri, repressi così a lungo dagli Spaziali (a loro volta discendenti dei Terrestri) si sono riversati impetuosamente all’esterno della progione del loro pianeta e stanno rapidamente colonizzando la Galassia. Ma un antico nemico non si é ancora rassegnato: il dottor Kelden Amadiro, coadiuvato dal brillante giovane roboticista Levular Mandamus, ha finalmente trovato un mezzo spaventoso per distruggere la Terra. A sbarrargli il passo, in questo magistrale romanzo che costituisce l’anello di congiunzione tra il ciclo robotico e quello dell’impero, Lady Gladia ed i suoi due robot Daneel Olivaw e Giskard Reventlov, ormai giunti alle soglie dei poteri misteriosi ed inquietanti.
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I robot dell’alba

Con “I robot dell’alba”, un’altra pietra miliare della sterminata saga spaziale che vede uomini e robot uniti per la conquista della Galassia, si conclude la trilogia robotica di Isaac Asimov, che avrà il suo epilogo in “I robot e l’Impero”. «I primi tre romanzi del ciclo» come ricorda Giuseppe Lippi nell’introduzione al volume «non solo sono legati da uno sfondo tematico comune, ma anche dalla presenza di una memorabile coppia di protagonisti, quegli Elijah Baley e R. Daneel Olivaw che sono diventati tra i più famosi personaggi della fantascienza americana». Sul pianeta Aurora, Baley dovrà cercare di svelare la trama che ha portato a un crimine di tipo insolito: la «morte» di un robot. Ma dietro la risposta che lo attende si celano un enigma e un’opportunità ancora più grandi: a chi toccherà colonizzare l’universo, all’umanità o ai robot, macchine in tutto simili all’uomo?
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Il Robot Che Sembrava Me

Gli anni in cui esce una nuova antologia di racconti di Sheckley sono da segnarsi con una pietra bianca. Nel ’68 e nel ’72 ci furono “Ma che pianeta mi hai fatto?” e “Giardiniere di uomini” (Urania nn. 500 e 604) che comprendevano i racconti scritti dal ’66 al ’71. Ecco ora quelli dal ’72 al ’78. Sono dodici, sono perfetti, e non hanno bisogno di altra presentazione che l’indice.
Ma attenzione: dopo la prima lettura d’un fiato, teniamo da conto questa preziosa dozzina e prepariamoci a rileggerla con comodo. Per averne un’altra, se Sheckley continua così, dovremo aspettare da quattro a sei anni!
**INDICE**

**IL ROBOT CHE SEMBRAVA ME**
The Robot Who Looked Like Me |
**SCHIAVI DEL TEMPO**
Slaves of Time |
**VOCI**
Voices |
**L’ESILIATO DELLO SPAZIO**
A Suppliant in Space |
**ZIRN E’ PERDUTA!**
Zirn Left Unguarded, the Jenghik Palace in Flames, Jon Westerly Dead |
**PREVISIONI CLANDESTINE**
Sneak Previews |
**IL PIANETA DEI PACIFICI**
Welcome to the Standard Nightmare |
**END CITY**
End City |
**WESTERN SENZA FINE**
The Never-Ending Western Movie |
**CHE COS’E’ LA VITA?**
What is Life? |
**E’ “QUESTO” CHE FA LA GENTE?**
Is That What People Do? |
**I DESIDERI DI SILVERSMITH**
Silversmith Wishes |

Robledo

Lavorare senza essere pagati: un’usanza che per molti, specie all’inizio, rappresenta il pegno da pagare per accedere al mondo del lavoro. Ma se, anziché essere una tappa obbligata, fosse una scelta consapevole o, peggio, il frutto di un’ossessione? Se là fuori, cioè, ci fossero delle persone che lavorano per il semplice piacere di farlo, di recarsi ogni giorno nello stesso luogo, indossare una divisa e, per otto, nove, dieci ore, mescolarsi ad altri al solo scopo di dare un senso alle proprie giornate, sapremmo riconoscerle? Sapremmo capirle? Sapremmo narrare le loro storie? Robledo racconta di questi spettri, della loro caparbia determinazione, dei loro deliranti “percorsi di liberazione” e lo fa a partire dalle tracce che si sono lasciati alle spalle: notizie di cronaca, interviste, biglietti d’addio, pagine di diario che la loro organizzazione, nata per necessità, ha via via generato. Questo libro, però, è anche la storia di Michele Robledo, del primo che ha parlato (e forse inventato) il loro mondo, i loro volti, le loro utopie. Oscuro, grottesco, feroce, poetico, questo originalissimo romanzo dà corpo a un nuovo modo di spiegare le contraddizioni della società in cui viviamo, interrogando il lettore a ogni pagina e spiazzandolo, perché, come afferma lo stesso protagonista: Ogni versione è ugualmente plausibile. Tutte, però, possono essere confutate, e nessuna smentita del tutto. A chi credere, dunque? Di chi diffidare? ‘Leggete Bolaño e Foster Wallace e poi dimenticateli. Si rifaranno vivi loro buttando giù la porta delle pagine di Zito’. Andrea Bajani Su La solitudine di un riporto hanno scritto: ‘Il titolo non è gradevole ma il romanzo lo è assai. Ed è affollato di citazioni d’atmosfere o di stili, tra specchi pirandelliani, amori alla García Márquez, allucinazioni alla Paul Auster’. Ida Bozzi, ‘La Lettura’ ‘L’esordio di Daniele Zito, trentenne siciliano, si può definire inaspettato. E racconta una storia stralunata a cominciare dal titolo. Leggetelo, ne rimarrete fulminati’. Caterina Soffici, ‘Il Fatto Quotidiano’ ‘I libri, l’amore viscerale per la letteratura, innervano questo romanzo anarchico, esibitamente scorretto’. Andrea Bajani, ‘Il Sole 24 Ore’ ‘La sagace fame di letteratura che ne divora le pagine basterebbe da sola a fare dell’esordio di Daniele Zito un livre de chevet splendido ed eroico’. Giacomo Verri, ‘l’Unità’ ‘Fin dal prologo, tre paginette fulminanti, gli amanti del divano non vorranno più saperne di rialzarsi’. Laura Pezzino, ‘Vanity Fair’
(source: Bol.com)

La rizzagliata

“Il romanzo si colloca nelle vicinanze della cronaca più recente. E dà una rappresentazione storicamente ravvicinata del generale insordidamento politico: delle occulte geometrie e delle segrete intese fra poteri forti trasversali alle colorazioni stinte dei partiti; degli strusciamenti della corruzione; delle collusioni mafiose; dei vari gradi di perversione del linguaggio velato o atteggiato, elusivo o reticente, ossequioso o intimidatorio. Le apparenze abbagliano. Ed è sconsigliato denudare le parole e interpretare i fatti. L’impermeabilità della politica irradia di sé le carriere, nelle aziende pubbliche, e i passaggi dei pacchetti azionari nella Banca dell’Isola; e persino le alcove: le fedeltà e le infedeltà coniugali; l’amor costante e le passioni tattiche. La giostra, che la politica fa intorno al cadavere di una studentessa assassinata e al fidanzato raggiunto da un avviso di garanzia, viene seguita, e assecondata, dal direttore del telegiornale isolano. Anche gli innocenti, che credono di star fuori o ai margini della trama, e sanno come ‘cataminarisi’, hanno le loro tare e qualche inaspettato tornaconto nel romanzo. La verità è confezionabile, come qualsiasi menzogna. […]” Salvatore Silvano Nigro