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La casa dei sette ponti

Sull’Appennino tosco-emiliano, non lontano dall’Abetone, c’è una valle stretta e tortuosa, e in fondo una casa, una piccola casa con il tetto coperto di plastica colorata e due comignoli che buttano fumo sempre, estate e inverno. Un industriale della seta torna ai boschi dove un tempo andava a far funghi e la vede, quella casa. Malgrado il fuoco acceso sembra disabitata. È incuriosito. Entra. E lì comincia la sua avventura, che lo strappa alla mesta quotidianità del danaro e del potere per precipitarlo dentro un vertiginoso delirio, che è prova e passaggio, alla scoperta di sé. Mauro Corona scrive una piccola grande storia che suona come un apologo ed è allegoria della condizione umana quando perde di vista la semplicità dei valori cardine.

La casa dei quattro venti

Dicono che i gemelli siano inseparabili, due corpi per un’anima sola. Pembe e Jamila sono nate a tre minuti di distanza, nel piccolo villaggio curdo della Casa dei quattro venti. Jamila ha occhi verdi come l’edera, sogna di girare il mondo come i marinai e di svegliarsi ogni giorno in un porto diverso. Pembe è seria, posata, la sua risata è il rumore di due bicchieri che si toccano e le sue mani conoscono i segreti della vita e della morte. Da grande sarà una levatrice: quasi sacra, vivrà sospesa tra il mondo invisibile e quello visibile come la trama sottile di una ragnatela. E se Pembe resterà fino all’ultimo legata al villaggio e alla sua gente, Jamila andrà a Istanbul e poi a Londra, conoscerà l’amore e il tradimento, farà tre figli e troppi sbagli e alla fine tornerà nel luogo da cui era partita. Perché i destini di Pembe e Jamila si chiamano e si intrecciano fino a confondersi in quel disegno fragile e intricato che è la vita. Dopo “La bastarda di Istanbul”, Elif Shafak ritorna con un nuovo romanzo ricco di magia e di sentimenti, d storie e di personaggi in bilico fra tradizione e modernità, tra la paura e una fortissima voglia di libertà.
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Una casa da sogno

Kate e Simon, londinesi, vivono barcamenandosi tra il difficile compito di crescere due figli in una piccola villetta a schiera e lo stress della vita quotidiana, e quando il precario equilibrio raggiunto inizia a vacillare, decidono di trasferirsi lontano dalla città, nell’Est dell’Inghilterra. Costretta a sacrificare carriera, amicizie e soprattutto la sua indipendenza, Kate lotta per migliorare le condizioni della sua famiglia, temporaneamente ospite della madre di Simon, nell’attesa vana di trovare la casa perfetta. Dopo mesi, con il marito sempre più assorbito dal lavoro e le difficoltà di stare sotto lo stesso tetto della suocera, Kate si interroga sulla bontà della loro scelta, finché un giorno, passeggiando, si imbatte nella casa dei suoi sogni, un luogo meraviglioso, ricco di storia e di ricordi. La casa però appartiene a un’anziana signora con cui Kate fa subito amicizia. Sarà proprio questa amicizia, insieme ad alcuni ricordi che non riesce a collocare nel proprio passato ma che emergono da quello di Agnes, che permetteranno, alla fine, a Kate di trovare la forza e l’ispirazione per ricostruire la sua vita.

Carvalho indaga

Ancora una volta, una intrigante manciata di storie di rara qualità con cui Manuel Vázquez Montalbán ci sorprende mediante le sue capacità di chiaroveggenza politica e la passione per le vicende umane che da sempre hanno caratterizzato e conferito un insostituibile smalto all’intera opera carvalhiana. Perché, anche qui, di Carvalho si tratta: dei libri una volta forse amati che Pepe brucerà, di spie, baccalà e vini, di violenza suicida e di luoghi in una Barcellona sempre più scomparsa, insieme a rivoluzioni sbiadite e feroci critiche, ricche di quella lucidissima ironia che contraddistingue il nostro autore, senza tralasciare un’Italia che tanti di noi hanno vissuto e che tuttora serpeggia con ben scarsi mutamenti nei sotterranei del potere. A chiudere questo prezioso, conciso volume, un monologo teatrale in cui il nostro detective affronta l’autore con rimproveri per la sfacciataggine con cui lo ha condotto sino alla fine di un millennio che, irrimediabilmente, li vorrà separare.
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### Sinossi
Ancora una volta, una intrigante manciata di storie di rara qualità con cui Manuel Vázquez Montalbán ci sorprende mediante le sue capacità di chiaroveggenza politica e la passione per le vicende umane che da sempre hanno caratterizzato e conferito un insostituibile smalto all’intera opera carvalhiana. Perché, anche qui, di Carvalho si tratta: dei libri una volta forse amati che Pepe brucerà, di spie, baccalà e vini, di violenza suicida e di luoghi in una Barcellona sempre più scomparsa, insieme a rivoluzioni sbiadite e feroci critiche, ricche di quella lucidissima ironia che contraddistingue il nostro autore, senza tralasciare un’Italia che tanti di noi hanno vissuto e che tuttora serpeggia con ben scarsi mutamenti nei sotterranei del potere. A chiudere questo prezioso, conciso volume, un monologo teatrale in cui il nostro detective affronta l’autore con rimproveri per la sfacciataggine con cui lo ha condotto sino alla fine di un millennio che, irrimediabilmente, li vorrà separare.

Cartongesso

Michele Tessari è un avvocato che avvocato non vuole essere, ex necroforo, affetto da un disturbo bipolare, intrappolato nella vita come una cavia isterica ma consenziente, persino complice. Un «complice debole» del mondo in cui è immerso. Il disfacimento della sua terra si rispecchia in quello della sua esistenza, inquinata da un odio «che cammina come l’infezione, dalle caviglie alla bocca», dove si trasforma in grido. E quel grido investe la classe politica, le carceri, la giustizia, il sistema universitario, giú giú fino ai singoli individui, fino al narratore stesso, imbibito degli stessi mali contro cui si scaglia. È un grido modulato da una scrittura apocalittica, con una portentosa violenza evocativa. Non c’è consolazione in queste pagine, nessuna catarsi: solo letteratura. E, in letteratura, «coraggio» è soprattutto raccontare la verità. «Questo è il paese delle cose che stanno morendo. No. Questo è il paese dei corpi. Un paese pieno di corpi. Corpi che si svegliano morti, escono morti di casa, tornano morti; corpi che parcheggiano, scendono, sputano, corpi che si salutano, sbadigliano, bestemmiano sempre, fatturano. Corpi camminanti».

Cartoline di morte

Sono giovani, belli, felici. Sono giovani coppie in viaggio di nozze, in giro per le più importanti capitali europee. Hanno tutta la vita davanti. Ma sono morti che camminano. Perché qualcuno li uccide e ricompone i cadaveri in pose enigmatiche, li fotografa con una Polaroid e poi invia la foto a un giornalista del quotidiano locale. Ma quel giornalista sa che cosa lo aspetta, perché pochi giorni prima ha ricevuto una cartolina dai killer, una cartolina di morte. Roma, Francoforte, Copenhagen, Parigi… e Stoccolma. Jacob Kanon, detective del NYPD, è l’unico sulle tracce dei killer, ma è sempre un passo indietro. Eppure non si arrende, non può cedere, perché ha un motivo del tutto personale per fermare la strage. Ora, finalmente, è a pochi passi dalla soluzione. Stoccolma potrebbe essere l’ultima tappa della catena di omicidi. Tutto dipende da una giornalista svedese, la giovane e agguerrita Dessie. Lei ha ricevuto l’ultima cartolina di morte e solo lei può aiutare Kanon, prima che i killer mettano in atto una contromossa imprevista. 0 forse l’hanno già fatto?  

Cartoline dall’inferno

Al primo posto dei libri più venduti in InghilterraDodici anni. Dodici ragazze morte. E per qualcun altro il tredici porterà sfortuna.Il detective Constable Ash Henderson nasconde a tutti un terribile segreto.Cinque anni fa sua figlia Rebecca è scomparsa, alla vigilia del tredicesimo compleanno. Un anno dopo Ash ha ricevuto la prima di una serie di cartoline: confezionata come un macabro regalo, su uno dei due lati mostrava una polaroid con Rebecca legata a una sedia, imbavagliata e terrorizzata. Ogni anno ne arriva una nuova, e l’ultima è sempre più terrificante della precedente. I giornali lo chiamano “il killer dei compleanni”. Sono passati oltre due lustri da quando ha cominciato a rapire delle ragazze nel periodo che precede il loro tredicesimo compleanno, per poi spedire ai familiari cartoline che immortalano le loro figlie torturate fino alla morte. Ma Ash non ha mai raccontato a nessuno di averle ricevute: tutti pensano che Rebecca sia scappata di casa. Se qualcuno scoprisse che anche sua figlia è vittima di quel serial killer, di sicuro sarebbe estromesso dalle indagini. E Ash ha sacrificato troppo tempo della sua vita per arrendersi prima che l’assassino abbia quel che si merita…La vendetta è più dolce se covata a lungo e in silenzio…«Stuart MacBride è quanto mai abile nell’usare la penna alla stregua di un machete, nel nutrire le sue “invenzioni” di raccapricciante ferocia, nel far soffrire d’insonnia i suoi fan. Un concentrato di cattiveria narrativa.»Mauro Castelli, Il Sole 24 Ore«MacBride è uno scrittore incredibilmente bravo… nessuno sa essere misterioso e brutale come lui.»Peter James«Uno scrittore formidabile… cadaveri in abbondanza e sangue a fiumi.»The Times«Uno dei migliori thriller in circolazione, nero come la notte e con dialoghi così taglienti che si corre il rischio di restare feriti.»IndependentAsh Henderson: un nuovo protagonista per le crude storie di MacBrideStuart MacBrideÈ diventato uno scrittore di successo dopo aver svolto decine di lavori diversi. La Newton Compton ha pubblicato i suoi thriller Il collezionista di bambini (Premio Barry come miglior romanzo d’esordio), Il cacciatore di ossa, La porta dell’inferno, La casa delle anime morte, Il collezionista di occhi, Sangue nero e La stanza delle torture, con protagonista il sergente Logan McRae. MacBride ha ricevuto nel 2007 il prestigioso premio CWA Dagger in the Library, per l’insieme delle sue opere, e nel 2008 l’ITV Crime Thriller come rivelazione dell’anno. Vive in Scozia con la moglie Fiona.

Il cartello

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Adán Barrera, capo del cartello della droga più potente del mondo, è rinchiuso in un carcere di San Diego in isolamento. Art Keller, l’agente della Dea che lo ha arrestato dopo avergli ucciso il fratello e lo zio, vive nascosto in un monastero del New Mexico, dove fa l’apicoltore e cerca di dimenticare una vita di menzogne e false identità. Quando Barrera riesce a farsi trasferire in un carcere messicano e a riprendere le redini del cartello, la guerra della droga riparte con una brutalità senza precedenti. Anche Keller è costretto a tornare in azione immergendosi in un mondo nel quale onesti e corrotti, vittime e assassini, si trovano dall’una e dall’altra parte della frontiera.

Cartagena. Gli ultimi della Tortuga

Nel 1697 Luigi XIV è impegnato nell’ennesima guerra, detta dei Nove Anni. Per rimpinguare le casse ormai vuote del regno, decide di inviare una flotta imponente contro Cartagena, nell’attuale Colombia: una delle città più ricche dell’impero spagnolo d’oltremare, ritenuta imprendibile. L’ammiraglio De Pointis, per navigare i Caraibi, ha però bisogno dell’ausilio della Filibusta. Solo che la Tortuga è stata abbandonata, e i Fratelli della Costa superstiti si sono sparsi sulle montagne dell’isola di Hispaniola. Chi riesce a radunarli è il governatore Ducasse, ex negriero, gran farabutto ma d’animo per certi versi nobile, avventuriero impavido. Martin d’Orlhac è stato ladro, poi soldato, e infine è divenuto il braccio destro di De Pointis. Fatto imbarcare con i pirati, assiste con progressiva simpatia alla vita libera e feroce di costoro. Intreccia anche una bizzarra storia d’amore, che gli costerà parecchio, con una giovane dama spagnola tanto bella quanto inaccessibile, tanto apparentemente ingenua quanto sottile e intelligente. La presa di Cartagena vedrà crescere la tensione tra il nobile De Pointis e il plebeo Ducasse, tra Fratelli della Costa ed esercito regolare; fino all’aperta ribellione dei filibustieri contro l’arroganza di un’aristocrazia che persino in Francia comincia a essere messa in discussione. Sarà l’ultimo atto della confraternita di fuorilegge che sull’isola della Tortuga aveva preso forma e terrorizzato i Caraibi per quasi cinquant’anni. Pochi mesi dopo la conquista di Cartagena le grandi potenze firmeranno un trattato di pace e si impegneranno, di comune accordo, a combattere la pirateria. I Fratelli della Costa tuttavia non spariranno, ma saranno chiamati a un differente destino. Anticipato, nei capitoli finali, da un colpo di scena che rallegrerà i lettori di Tortuga e di Veracruz.

Carta bianca

James Bond ha poco più di trent’anni e una cicatrice di otto centimetri gli solca la guancia destra. Ha combattuto valorosamente in Afghanistan, lavora per l’ODG, un dipartimento speciale dei servizi segreti inglesi, guida una Bentley Continental GT ed è a cena con una splendida donna che lo sta annoiando con i suoi tormenti di pittrice incompresa, quando un messaggio sullo smartphone lo chiama all’azione. Poche ore dopo è in Serbia, alla periferia di Novi Sad, dove qualcuno è deciso a far precipitare nel Danubio un treno che trasporta isocianato di metile, la sostanza chimica responsabile della morte di migliaia di persone a Bhopal… Dalla Serbia a Londra, da Dubai al Sudafrica, “Carta Bianca” trascina il lettore in un viaggio imprevedibile alla scoperta degli intrighi e dei traffici inconfessabili alla radice dei conflitti che insanguinano il mondo di oggi.
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Carson Di Venere

Coperto da un impenetrabile manto di nubi e avvolto nel mistero, Venere è l’ultimo luogo dove Carson Napier vorrebbe finire… ma un fatale errore di rotta lo condanna al naufragio sul temuto pianeta. Dietro le nebbie di Venere si apre però davanti ai suoi occhi uno scenario inimmaginabile, fra vasti oceani inesplorati e immense foreste, dove uomini alati si librano fra le cime svettanti di favolose città e mostruose creature d’incubo si annidano nell’ombra, pronte a colpire. Catturato dai nativi, Carson deve affrontare ogni sorta di peripezie, dall’insidiosa Sala delle Sette Porte agli orrori di Kormor, la Città dei Morti. Attaccato da uomini-bestia e imprigionato da scienziati privi di scrupoli, dovrà combattere senza tregua non solo per sopravvivere, ma perché la bellissima principessa che Carson ha giurato di servire è anche la donna di cui si è perdutamente innamorato… in questo leggendario ciclo del creatore di Tarzan e di John Carter trionfa la fantascienza avventurosa.

Una carrozza nella notte

L’importanza di questo racconto lungo del 1905 sta nel fatto che in esso vide la luce il Dr. Thorndyke, il celebre “investigatore scientifico” creato da Freeman. Ufficialmente, tuttavia, la genesi del personaggio risale al romanzo L’impronta scarlatta (1907), perché il racconto apparve solo sulla rivista americana Adventure nel 1911 e rimase inedito in Inghilterra per circa settant’anni. L’autore ne pubblicò invece una versione ampliata dal titolo The Mystery of 31, New Inn (1912). La storia si apre con il dottor Christopher Jervis, colui che diventerà l’aiutante e il biografo di Thorndyke, che sta sostituendo un collega nel suo studio medico. Una sera, convocato al capezzale di un uomo, viene condotto a destinazione in una carrozza coi finestrini completamente oscurati e ricevuto da un misterioso individuo che si presenta come il fratello del malato. Quando Jervis appura che questi sta morendo per avvelenamento da morfina, decide di sottoporre lo strano caso a Thorndyke, uomo di legge e di medicina nonché precursore della scienza forense. In vista della successiva visita al paziente, Thorndyke gli fornisce alcuni strumenti che gli permettano di ricostruire il percorso basandosi sulla direzione, i passi del cavallo e i rumori esterni. Ma trovare l’ubicazione della casa è solo l’inizio del mistero.
(source: Bol.com)

Il carro magico

Il XX secolo è appena iniziato: nel Texas fanno la loro comparsa i primi venditori ambulanti di rimedi miracolosi, mentre i vecchi cowboy sorvegliano le linee di frontiera e gli sceriffi mantengono l’ordine nelle piccole città, dove l’odio razziale fatica a spegnersi, nonostante la liberazione degli schiavi appartenga al passato. La famiglia del giovanissimo Buster Fogg, voce narrante di questo romanzo, viene spazzata via da un tornado insieme alla sua casa, e il ragazzo si unisce – per caso o per volontà del destino – alla compagnia itinerante di Billy Bob Daniels, inventore di medicine prodigiose e tiratore eccezionale, che si proclama figlio illegittimo del leggendario e pistolero Wild Bill Hickok. Insieme all’ex schiavo Albert e ad Alluce Marcio, una scimmia lottatrice, il gruppo di memorabili personaggi viaggia in lungo e in largo per il Texas, inseguito da una tempesta che incombe su di loro come una maledizione indiana, e trascinando il lettore in una spirale di emozioni continue, esilaranti e a tratti tragicomiche. Scritto nel 1986, “Il carro magico” è un’ironica e nostalgica elegia dedicata al selvaggio West.

Il Carnefice

Simon Winter stava per uccidersi, nella sua casa di Miami, quando un’anziana ebrea lo pregò di aiutarlo a ritrovare il suo antico carnefice. Winter, accettando il compito e tornando alla vita, si troverà coinvolto in una storia dolorosa e terribile, dove ogni passo in avanti è anche la rivelazione di nuovi orrori.

Carne viva

Marie è una ragazza poco più che ventenne che lavora come cameriera; ha cominciato in bistrot e catene per famiglie per approdare a uno dei più lussuosi locali di Dallas. Si è fatta strada per la sua scrupolosità ed efficienza in un mestiere logorante, ma nella vita privata è disordinata fino all’autolesionismo: fa sesso casuale, si droga, sa di non essere all’altezza del suo ruolo di madre (ha una bambina che vive con il padre, un bravo ragazzo che ha lasciato Marie dopo l’ennesimo tradimento). Ma nelle pagine del romanzo racconta tutto ciò con implacabile lucidità e senza un briciolo di vittimismo, rivendicando anche le esperienze più dolorose come conseguenza delle sue scelte, e affrontando il mondo a viso aperto. Ne esce un ritratto di donna indimenticabile – brutalmente realistico, potente e sensuale – con intorno una galleria di aneddoti e personaggi che restituiscono con inedita vivacità il “dietro le quinte” del mondo della ristorazione, dai lavapiatti ispanici al solitario pianista di sala, dal gestore cocainomane al maître elegantissimo che prenota i prive negli strip club ai clienti più facoltosi.

Carne trita: L’educazione di un cuoco

*«Carne trita è già il miglior romanzo italiano dell’anno. Si accettano scommesse.»*
**Antonio D’Orrico, Corriere della Sera**
Oltre l’ossessione per i cuochi in tv, oltre la moda dei libri di ricette e delle recensioni stellate, oltre le copertine dei settimanali patinati, Leonardo Lucarelli racconta, in prima persona, la sua vita da vero cuoco descrivendoci la cucina in cui i grembiuli sono sporchi di sugo e i piani di lavori sono pieni di farina e coltelli. Nessuna scuola costosa e nessuno studio di registrazione: rievocando la sua crescita da lavapiatti schiavizzato in un locale di Trastevere a chef, Lucarelli narra di sé stesso e delle persone che ha incontrato in un mondo sospeso tra libertà anarchica e disciplina militare, tra lecito e illecito, mostrando cosa si cela al di là di quella porta che dalla sala del ristorante vediamo sbattere al passaggio di impeccabili camerieri: immigrati in nero, stagisti sfruttati, aiutanti cocainomani, maestri geniali, proprietari incapaci, amici abbandonati per fare carriera.
**Storie vere che restituiscono l’immagine di un mondo affascinante, dal rigido codice di condotta e dalla gerarchia ben definita. Con sincerità e stile personalissimo, Lucarelli mostra il lato oscuro, contraddittorio e carnale delle cucine**, un mondo parallelo in cui dominano amori e amicizia, droghe e sesso, culto del lavoro e soldi. E da questo osservatorio speciale, scatta un’istantanea inedita dell’Italia e degli italiani di oggi.
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### Sinossi
*«Carne trita è già il miglior romanzo italiano dell’anno. Si accettano scommesse.»*
**Antonio D’Orrico, Corriere della Sera**
Oltre l’ossessione per i cuochi in tv, oltre la moda dei libri di ricette e delle recensioni stellate, oltre le copertine dei settimanali patinati, Leonardo Lucarelli racconta, in prima persona, la sua vita da vero cuoco descrivendoci la cucina in cui i grembiuli sono sporchi di sugo e i piani di lavori sono pieni di farina e coltelli. Nessuna scuola costosa e nessuno studio di registrazione: rievocando la sua crescita da lavapiatti schiavizzato in un locale di Trastevere a chef, Lucarelli narra di sé stesso e delle persone che ha incontrato in un mondo sospeso tra libertà anarchica e disciplina militare, tra lecito e illecito, mostrando cosa si cela al di là di quella porta che dalla sala del ristorante vediamo sbattere al passaggio di impeccabili camerieri: immigrati in nero, stagisti sfruttati, aiutanti cocainomani, maestri geniali, proprietari incapaci, amici abbandonati per fare carriera.
**Storie vere che restituiscono l’immagine di un mondo affascinante, dal rigido codice di condotta e dalla gerarchia ben definita. Con sincerità e stile personalissimo, Lucarelli mostra il lato oscuro, contraddittorio e carnale delle cucine**, un mondo parallelo in cui dominano amori e amicizia, droghe e sesso, culto del lavoro e soldi. E da questo osservatorio speciale, scatta un’istantanea inedita dell’Italia e degli italiani di oggi.