34545–34560 di 74503 risultati

Bitna sotto il cielo di Seul

Bitna è una ragazza povera, vive nella campagna coreana ma ama leggere e vuole studiare. Così i genitori decidono di mandarla a Seul, ospite da una zia. La convivenza però si rivela difficile e Bitna comincia a passare sempre più tempo fuori casa, e in particolare in una libreria. Un giorno, il proprietario della libreria le mostra l’annuncio di una anziana signora che cerca qualcuno che vada a trovarla per raccontarle delle storie. Bitna decide di farsi avanti e accetta la proposta di “lavoro”: riesce così a lasciare la casa della zia e ad affittare una stanza, per quanto misera, nel sottoscala di un brutto palazzo di periferia; a lei in realtà sembra una reggia. La vecchia signora si fa chiamare Salomé, è immobilizzata e non vuole sentire niente – neanche una parola prima o dopo – che riguardi la realtà: solo favole. Nel frattempo Bitna inizia una strana amicizia con il proprietario della libreria, il signor Pak. I due passano sempre più tempo insieme, escono, parlano, fanno lunghe passeggiate. Ma Bitna si vergogna all’idea di raccontargli la verità sulle sue povere origini e così, anche con lui, inizia a inventare nuove storie. Tra la fantasia delle parole e la realtà che incombe con i suoi bisogni, Bitna, sotto il cielo della grande Seul, cercherà di crescere e di affrontare il mondo.n
**
### Sinossi
Bitna è una ragazza povera, vive nella campagna coreana ma ama leggere e vuole studiare. Così i genitori decidono di mandarla a Seul, ospite da una zia. La convivenza però si rivela difficile e Bitna comincia a passare sempre più tempo fuori casa, e in particolare in una libreria. Un giorno, il proprietario della libreria le mostra l’annuncio di una anziana signora che cerca qualcuno che vada a trovarla per raccontarle delle storie. Bitna decide di farsi avanti e accetta la proposta di “lavoro”: riesce così a lasciare la casa della zia e ad affittare una stanza, per quanto misera, nel sottoscala di un brutto palazzo di periferia; a lei in realtà sembra una reggia. La vecchia signora si fa chiamare Salomé, è immobilizzata e non vuole sentire niente – neanche una parola prima o dopo – che riguardi la realtà: solo favole. Nel frattempo Bitna inizia una strana amicizia con il proprietario della libreria, il signor Pak. I due passano sempre più tempo insieme, escono, parlano, fanno lunghe passeggiate. Ma Bitna si vergogna all’idea di raccontargli la verità sulle sue povere origini e così, anche con lui, inizia a inventare nuove storie. Tra la fantasia delle parole e la realtà che incombe con i suoi bisogni, Bitna, sotto il cielo della grande Seul, cercherà di crescere e di affrontare il mondo.n

Il bisogno di credere

In questo libro sono raccolti otto saggi che Erich Fromm ha pubblicato tra il 1930 e gli anni ’60. Il primo in ordine cronologico, e il più lungo, è quel “Dogma di Cristo” che ha impresso una svolta al dibattito sul rapporto tra religione e psicologia. Suggerito da un saggio di Theodor Reik, si contrappose ad esso nel considerare il trionfo di un dogma non come il prodotto di un conflitto psichico ma come il risultato di un processo storico. Tra i saggi che seguono vanno segnalati soprattutto “La condizione attuale dell’uomo” sui rischi che comportano la passività e l’identificazione con i valori del mercato; “La psicoanalisi: scienza o linea di partito?” che rivela aspetti inediti della rottura tra Freud e i pensatori “eretici”.
**

La Biblioteca

A cosa servono le biblioteche? O meglio, le biblioteche servono ancora? Nell’era del digitale e di Internet la loro esistenza ha ancora un senso? Non sono forse luoghi improduttivi, destinati a soccombere sotto i colpi dell’austerità? Le vittime sacrificali dell’ignoranza assurta oggi a valore e motivo di vanto? A ben guardare, però, l’accesso pubblico e immediato ai libri, e quindi alla cultura e alla conoscenza, è sempre stato sotto attacco. Fin dall’antichità, infatti, le biblioteche hanno conosciuto alterne fortune: alle distruzioni e ai saccheggi hanno fatto seguito epoche di splendori e di scoperte straordinarie, e la magnificenza dei loro tesori è spesso poi svaporata nell’oblio.
È una storia affascinante quella che Stuart Kells, scrittore ed esperto di libri rari, ripercorre in questo volume. Una storia che inizia ben prima dell’invenzione della scrittura, e affonda le proprie radici nella cultura orale delle antiche civiltà, passa per i rotoli della Biblioteca di Alessandria e le preziose raccolte di codici in pergamena degli *scriptoria* medievali, lambisce le collezioni dei testi greci e latini salvati dagli umanisti alle soglie dell’età moderna e celebra i fasti della rivoluzione gutenberghiana, l’avvento della stampa e della produzione editoriale. Secoli di innovazioni e cambiamenti – nei progetti e nelle soluzioni architettoniche, negli arredi, nelle tecniche di conservazione e nei sistemi di catalogazione -, ma anche secoli di lotte per il potere, distruzioni, furti, confische e prosaica trascuratezza di cui le grandi biblioteche, insieme ai loro fondatori e finanziatori, sono state testimoni. Di tutto questo, Kells ci consegna un ricco catalogo di avvenimenti e aneddoti. Così, accanto ai migliori «custodi di libri» e bibliofili vediamo sfilare personaggi controversi e truffaldini, bibliotecari eccentrici, librai e bibliomani che, spinti da alti ideali, pantagruelici appetiti o basse ambizioni, si sono mossi nella cornice di più grandi rivolgimenti culturali, politici, sociali e religiosi, mentre ogni segreto delle biblioteche, dei loro artefici e dei loro abitanti ci viene svelato, trasportandoci attraverso stanze e nicchie nascoste, fra volumi finti, fortunosi ritrovamenti e collezioni «depravate» e proibite.
Più che un viaggio avvincente nel mondo dei libri, *La biblioteca* è un vero atto di fede e di amore: verso un luogo di civiltà e conoscenza, e verso quegli autori – da Borges a Bradbury, da Tolkien a Eco – che, attraverso le loro costruzioni letterarie e immaginifiche, hanno saputo comprenderne il significato, moltiplicando così la nostra aspirazione all’immortalità.

La Bibbia non parla di Dio

“Chi legge l’Antico Testamento con la mente disincantata e vi si avvicina con l’atteggiamento sereno che avrebbe verso qualsiasi libro scritto dall’umanità non ha alcuna difficoltà a cogliere l’evidenza dei fatti.” Questo libro è il risultato di anni di studio, pubblicazioni e conferenze. Un cammino che Mauro Biglino ha iniziato come traduttore per le Edizioni San Paolo e che lo ha portato a sviluppare una lettura alternativa dell’Antico Testamento capace di suggerire ipotesi davvero rivoluzionarie. Il primo passo del suo metodo è quello del “fare finta che”: se si “fa finta che” gli autori biblici abbiano voluto tramandare semplicemente fatti storici realmente accaduti, se si tolgono dalla Bibbia le interpretazioni metaforiche e teologiche che dogmi e abitudini culturali le hanno attribuito, e si applica una lettura laica e letterale, il quadro cambia in modo radicale. Ci si rende conto che la Bibbia non parla di Dio, né di alcunché di divino, ma di una storia tutta “fisica” che svela un’ipotesi dirompente sull’origine dell’essere umano sulla Terra. A supporto di questa tesi, l’autore porta una traduzione attenta dei testi: “Il Dio spirituale, trascendente, onnisciente e onnipotente non trova riscontro in nessuna parola presente nella lingua ebraica”. Porta contributi forniti spontaneamente da altri studiosi: “Mi è stata trasmessa una ricca documentazione storica e scientifica (biologi e genetisti), spesso appositamente approntata, che comprende studi, analisi, articoli contenenti conferme sia dirette che indirette ai miei studi”. Ed elabora per la prima volta un originale e sorprendente confronto tra il testo biblico e i testi omerici (tra Elohim e theoi) che mostra passi sovrapponibili e coincidenze di un’evidenza impressionante. La Bibbia non parla di Dio diventa così un libro rigoroso e ricco, spiazzante e clamoroso, di un libero pensatore che in Italia e all’estero sta suscitando polemiche e minacce, scuotendo coscienze, aprendo orizzonti.

Bibbia E Corano, Libri Con Lo Stesso Dio

Si raffrontano Bibbia e Corano, evidenziando i medesimi avvenimenti narrati nei due testi religiosi. Evidenziando le similitudini e le differenze. Per la Bibbia vengono raffrontati sia il testo Cattolico che quello protestante e quello ebraico.
Vengono prese in considerazioni le tre versioni in italiano del Corano (Bausani, Peirone e Piccardo) e vengono confrontati con le versioni Bibliche Cattolica e Evangelica, in taluni casi anche Ebraica, dei Testimoni di Geova e Ortodossa. Vengono affrontati tutti gli avvenimenti biblici che sono narrati anche nel Corano: Genesi, Esodo, Sodoma e Gomorra, il Diluvio, la Torre di Babele etc. Vengono raffrontati i vari patriarchi e altri personaggi: Adamo, Abramo, Mosè, Giuseppe, Gesù e molti altri quali Re Davide e Re Salomone, Caino e Abele, Agar e Ismaele. Gli Angeli, i demoni, gli altri dei Cananei.
Vengono evidenziate similitudini e differenze. Fra i documenti a corredo anche un allegato sui testi di Elefantina.
**
### Sinossi
Si raffrontano Bibbia e Corano, evidenziando i medesimi avvenimenti narrati nei due testi religiosi. Evidenziando le similitudini e le differenze. Per la Bibbia vengono raffrontati sia il testo Cattolico che quello protestante e quello ebraico.
Vengono prese in considerazioni le tre versioni in italiano del Corano (Bausani, Peirone e Piccardo) e vengono confrontati con le versioni Bibliche Cattolica e Evangelica, in taluni casi anche Ebraica, dei Testimoni di Geova e Ortodossa. Vengono affrontati tutti gli avvenimenti biblici che sono narrati anche nel Corano: Genesi, Esodo, Sodoma e Gomorra, il Diluvio, la Torre di Babele etc. Vengono raffrontati i vari patriarchi e altri personaggi: Adamo, Abramo, Mosè, Giuseppe, Gesù e molti altri quali Re Davide e Re Salomone, Caino e Abele, Agar e Ismaele. Gli Angeli, i demoni, gli altri dei Cananei.
Vengono evidenziate similitudini e differenze. Fra i documenti a corredo anche un allegato sui testi di Elefantina.

Bianco letale

**UN’INDAGINE PER CORMORAN STRIKE**
Quando il giovane Billy, in preda a una grande agitazione, irrompe nella sua agenzia investigativa per denunciare un crimine a cui crede di aver assistito da piccolo, **Cormoran Strike** rimane profondamente turbato. Anche se Billy ha problemi mentali e fatica a ricordare i particolari concreti, in lui e nel suo racconto c’è qualcosa di sincero. Ma prima che Strike possa interrogarlo più a fondo, Billy si spaventa e fugge via. Cercando di scoprire la verità sulla storia di Billy, Strike e **Robin Ellacot****t** – una volta sua assistente, ora sua socia – seguono una pista tortuosa, che si dipana dai sobborghi di Londra alle stanze più recondite e segrete del Parlamento, fino a una suggestiva ma inquietante tenuta di campagna.
E se l’indagine si fa sempre più labirintica, la vita di Strike è tutt’altro che semplice: la sua rinnovata fama di investigatore privato gli impedisce di agire nell’ombra come un tempo e il suo rapporto con Robin è più teso che mai. Lei è senza dubbio indispensabile nel lavoro dell’agenzia, ma la loro relazione personale è piena di sottintesi e non detti…
**Finora il romanzo più epico di Robert Galbraith, *Bianco letale* è un nuovo capitolo dell’appassionante storia di Cormoran Strike e Robin Ellacott, ancora insieme in un thriller mozzafiato.    **

Bianca

*La vita va sempre avanti senza copione. Non ci trova mai pronti.*
Per sentirsi legate da una profonda, innata complicità, non è indispensabile conoscersi da tanto tempo. È quello che Costanza e Silvia scoprono incontrandosi per caso in un’occasione di lavoro: in un batter d’occhi si riconoscono e si rivelano tutto di loro stesse, compreso il desiderio di essere madri, che diventa il centro delle loro confidenze. Costanza ha trentacinque anni e un matrimonio solido. Silvia è poco più grande di lei e separata di recente. A distanza di pochi mesi l’una dall’altra, si ritrovano entrambe in attesa di un figlio. Le loro giornate scorrono all’unisono, nutrite dalla stessa felicità, dalle stesse speranze. Fino a quando il destino decide di stravolgere ogni previsione. Spinte in direzioni opposte, le due amiche si trovano costrette a guardare le loro vite allo specchio, nel confronto continuo tra quello che è e quello che invece sarebbe potuto essere. Un incrocio di coincidenze difficile da comprendere le spinge verso un futuro incerto, tutto da ridisegnare. Vicine e lontane nello stesso momento, attraverseranno la rabbia, il rimpianto, la solitudine, la diffidenza, nel tentativo necessario di essere, nonostante tutto, madri. L’esordio di Francesca Pieri è un romanzo potente, vero in un senso più profondo di “autobiografico”. È soprattutto una sottile, coraggiosa indagine sull’amicizia femminile e sui meccanismi che accompagnano le scelte più complesse, quelle che riguardano la maternità e la vita nel suo divenire.
«Ho letto questo libro senza riuscire a staccarmene, ma allo stesso tempo con la necessità di fermarmi, per tre volte, perché le lacrime mi impedivano di leggere. Francesca Pieri ha scritto un romanzo che affonda il colpo nella difficoltà di restare integri, uniti, speranzosi, umani davanti al dolore che esce dalla carne, affonda il colpo e poi consola, ci dice che sì, è possibile.» – Annalena Benini, *Il Foglio*
**
### Sinossi
*La vita va sempre avanti senza copione. Non ci trova mai pronti.*
Per sentirsi legate da una profonda, innata complicità, non è indispensabile conoscersi da tanto tempo. È quello che Costanza e Silvia scoprono incontrandosi per caso in un’occasione di lavoro: in un batter d’occhi si riconoscono e si rivelano tutto di loro stesse, compreso il desiderio di essere madri, che diventa il centro delle loro confidenze. Costanza ha trentacinque anni e un matrimonio solido. Silvia è poco più grande di lei e separata di recente. A distanza di pochi mesi l’una dall’altra, si ritrovano entrambe in attesa di un figlio. Le loro giornate scorrono all’unisono, nutrite dalla stessa felicità, dalle stesse speranze. Fino a quando il destino decide di stravolgere ogni previsione. Spinte in direzioni opposte, le due amiche si trovano costrette a guardare le loro vite allo specchio, nel confronto continuo tra quello che è e quello che invece sarebbe potuto essere. Un incrocio di coincidenze difficile da comprendere le spinge verso un futuro incerto, tutto da ridisegnare. Vicine e lontane nello stesso momento, attraverseranno la rabbia, il rimpianto, la solitudine, la diffidenza, nel tentativo necessario di essere, nonostante tutto, madri. L’esordio di Francesca Pieri è un romanzo potente, vero in un senso più profondo di “autobiografico”. È soprattutto una sottile, coraggiosa indagine sull’amicizia femminile e sui meccanismi che accompagnano le scelte più complesse, quelle che riguardano la maternità e la vita nel suo divenire.
«Ho letto questo libro senza riuscire a staccarmene, ma allo stesso tempo con la necessità di fermarmi, per tre volte, perché le lacrime mi impedivano di leggere. Francesca Pieri ha scritto un romanzo che affonda il colpo nella difficoltà di restare integri, uniti, speranzosi, umani davanti al dolore che esce dalla carne, affonda il colpo e poi consola, ci dice che sì, è possibile.» – Annalena Benini, *Il Foglio*

Bestia

**Io uccido per vivere.** Se sono fortunati, gli do soltanto una ripassata. È raro che siano fortunati.
So di lavorare per un tiranno. Chiunque abbia la sfortuna di fare arrabbiare George Lynch dovrebbe sapere che ha i giorni contati. Sono la pistola nella sua fondina, quello che estrae per occuparsi dei ‘problemi’. Quello che usa in modo da non dovere sporcarsi le mani.
Lui mi ha salvato da una vita criminale che mi avrebbe portato dritto in galera. Adesso commetto crimini anche peggiori, che mi costerebbero la pena di morte se venissi arrestato. George mi tiene sotto scacco. Immagino sia la fortuna di entrambi, che non mi stanco mai di uccidere.
Ecco perché non capisco il motivo per cui mi abbia assegnato questo piccolo progetto. **Rapire una ragazza **e tenerla rinchiusa in una delle sue case con tutte le comodità come un animaletto da compagnia viziato.
Doveva essere un lavoro semplice. **Kendall sarebbe dovuta**** essere un piccolo e docile topolino. **Credevo che mi avrebbe obbedito e basta. Mi sbagliavo. ** **
Sono stato trascinato in un qualcosa che potrebbe costarmi tutto. **Devo scegliere tra l’amore e la mia stessa vita**. Ma ne varrà la pena? Perché in fondo, **chi potrebbe mai amare una bestia?**
*Si tratta di una storia autoconclusiva senza tradimenti e con un lieto fine.*
**
### Sinossi
**Io uccido per vivere.** Se sono fortunati, gli do soltanto una ripassata. È raro che siano fortunati.
So di lavorare per un tiranno. Chiunque abbia la sfortuna di fare arrabbiare George Lynch dovrebbe sapere che ha i giorni contati. Sono la pistola nella sua fondina, quello che estrae per occuparsi dei ‘problemi’. Quello che usa in modo da non dovere sporcarsi le mani.
Lui mi ha salvato da una vita criminale che mi avrebbe portato dritto in galera. Adesso commetto crimini anche peggiori, che mi costerebbero la pena di morte se venissi arrestato. George mi tiene sotto scacco. Immagino sia la fortuna di entrambi, che non mi stanco mai di uccidere.
Ecco perché non capisco il motivo per cui mi abbia assegnato questo piccolo progetto. **Rapire una ragazza **e tenerla rinchiusa in una delle sue case con tutte le comodità come un animaletto da compagnia viziato.
Doveva essere un lavoro semplice. **Kendall sarebbe dovuta**** essere un piccolo e docile topolino. **Credevo che mi avrebbe obbedito e basta. Mi sbagliavo. ** **
Sono stato trascinato in un qualcosa che potrebbe costarmi tutto. **Devo scegliere tra l’amore e la mia stessa vita**. Ma ne varrà la pena? Perché in fondo, **chi potrebbe mai amare una bestia?**
*Si tratta di una storia autoconclusiva senza tradimenti e con un lieto fine.*

Della bellezza

Howard Belsey, docente di storia dell’arte, vive la sradicata esistenza di un britannico costretto ad abitare per ragioni professionali negli Stati Uniti. Da trent’anni è sposato senza trasporto con Kiki, da cui ha avuto tre figli ma, in contrasto con lo scomposto e generazionale entusiasmo dei propri ragazzi, Howard si trova di fronte a una difficile valutazione della propria esistenza. Quando le vicende della vita porteranno lo studioso rivale Monty Kipps e la sua famiglia a trasferirsi anch’essi dall’Inghilterra agli Stati Uniti, deflagrerà un conflitto in cui si mescoleranno in modo irresistibile dati identitari, ideologici e squisitamente umani: amore, tradimento, malattia.
(source: Bol.com)

LA BELLEZZA DI IPPOLITA

Ad uno dei bivi del Friuli, là dove le strade si aprono verso Vienna o verso Lubiana, sorge il distributore d’Ippolita. Ed è qui, nell’andirivieni del traffico, nel fracasso dei motori, tra l’odore familiare della nafta e le facili galanterie dei camionisti che Ippolita ritrova la consapevolezza e come il gusto della sua bellezza mentre, al minuto commercio della piccola stazione di servizio, si aggiunge tutto un groviglio di casi e di sentimenti. Vivendo come ai margini della vita, avvertendola appena nel segno fuggevole sopra la targa degli autotreni, Ippolita acquista una più saggia visione delle cose, una cauta furberia e una malizia sufficiente a non lasciarsi tentare da passeggere seduzioni. Barricata dietro la sua avvenenza, ella parrebbe rappresentare, qualche attimo prima che la corsa dell’autostrada si concluda nello sfavillio notturno della città, il simbolo di una inattaccabile fortezza. Basta poco invece, l’imprevisto di una festa o un incontro, perché si compia la fatalità che da sempre covava nel corpo d’Ippolita. Questo romanzo che, sin dal suo apparire, ottenne il consenso del pubblico più vasto e insieme della critica più esigente, non sembra aver perso nulla della sua vitalità, della sua energia, del suo rigore stilistico. « Esempio non comune d’equilibrio tra istinto e grazia letteraria » venne allora definito. Ed è giudizio che si può legittimamente riprendere anche a tanta distanza di anni. Da La bellezza d’Ippolita è stato tratto un film con Gina Lollobrigida, Milva ed Enrico Maria Salerno.

Battaglia su Marte

FANTASCIENZA – DAL VINCITORE DEL PREMIO URANIA 2010 – I Mercanti di Morte stanno pianificando una terribile vendetta: qualcuno riuscirà a fermarli?

Mentre la Terra consegna nelle mani dell’enigmatico Eliphas Nuuro il primo consolato terrestre di Saturno, il signore dei Mercanti di Morte, dopo la distruzione della sua base marziana nel Monte Arsia, pianifica una micidiale vendetta nei confronti di Marte e della Terra. Quali alleati troverà il letale mercenario per portare a termine il suo piano? Su Marte si combatte per la sopravvivenza del pianeta e per il futuro dell’intero sistema solare.

Maico Morellini, classe 1977, vive in provincia di Reggio Emilia e lavora nel settore informatico. Con il suo primo romanzo di fantascienza ”Il Re Nero” ha vinto il Premio Urania 2010, pubblicato nel novembre del 2011 da Mondadori. Ha ricevuto segnalazioni al Premio Lovecraft e al Premio Algernoon Blackwood, collabora con la rivista di cinema Nocturno, ha pubblicato racconti su diverse antologie tra cui ‘365 Racconti sulla fine del mondo’, ’50 sfumature di sci-fi’, ‘D-Doomsday’, ‘I Sogni di Cartesio’ oltre che sulla rivista Robot e sulla Writers Magazine Italia. Il suo secondo romanzo di fantascienza verrà pubblicato prossimamente da Urania.

(source: Bol.com)

La Barchetta Di Cristallo

Un gioiello venuto dalla Cina; e due case, due stili di vita, due morti: il Commissario De Vincenzi è l’unico a capire che quel gingillo di apparenza banale, tragicamente, li collega. Un nuovo romanzo dell’inventore del giallo italiano.
«Nel romanzo poliziesco tutto partecipa al movimento, al dinamismo contemporaneo: persino i cadaveri che sono anzi i veri protagonisti dell’avventura. Nel romanzo poliziesco ci riconosciamo quali siamo: ognuno di noi può essere l’assassino o l’assassinato». Fresco e modernissimo, il genio narrativo di De Angelis – e si capisce anche da questa caratterizzazione del giallo come il genere che parla da vicino della realtà vera e dell’umanità che la abita. Il suo commissario, De Vincenzi, è destinato a restare nella memoria un tipo di investigatore «annusante», come Maigret, che cerca di assorbire le atmosfere prima di tutto, per capire i contesti esistenziali in cui matura, da cui deriva, il crimine; e si muove lento, senza ansia, da una portineria a un bar, a un appartamento, in attesa che l’evento, l’oggetto, l’incontro, la frase rivelatori, facciano balenare l’intuizione giusta: poi basta seguirla con pazienza minuziosa per sciogliere il triste mistero del crimine. E trovare una conferma in più del proprio pessimismo sulla vita. La barchetta di cristallo è del 1936: un prezioso gingillo, in apparenza una piccola cosa di pessimo gusto, collega due case, due stili di vita, e due morti, un marchese nobilissimo e un vecchio ex capitano di lungo corso dalla vita eccentrica e notturna. Due mondi diversissimi. Sembrano all’inizio uniti casualmente solo dalla comune frequenza, da parte dei diversi soggetti, di un circolo culturale, in realtà una bisca, i cui locali, come una metafora viva, stanno nel mezzo tra i due ambienti. La traccia appare a De Vincenzi quando si accorge di quanto spesso torni, nelle varie biografie, l’aver soggiornato in una città della remota Cina. E placido la segue. Ma le differenze con Maigret, al quale è stato spesso avvicinato, in verità sono profonde: De Vincenzi è un raffinato poeta, anche se non esibisce la sua dote, come i tanti investigatori dandy alla Philo Vance; non sembra soddisfatto di fare il commissario; è un colto lettore, ma non fa mostra di cultura; è un appassionato di psicologia, un freudiano (in un tempo, il ventennio fascista, in cui parlare di inconscio era già rendersi sospetti) e, in effetti, questo non lo nasconde. A volte, distante distaccato e taciturno, sembra osservare la scena proprio come da seduto dietro il lettino dello psicanalista.

Bambini e altri animali

Un legame profondo unisce il presente e la Storia, la contemporaneità degli sbarchi dei migranti e l’antico spiaggiare dei navigatori del Mediterraneo. Accanto al volto roseo di un bambino di strada si intravede il putto affrescato di una chiesa, un padre scomparso nel nulla è il soldato che non ha fatto ritorno da una guerra remota. Il presente contiene il passato, e assieme il futuro, ed è questo il tempo dei racconti di Giosuè Calaciura, storie di sogni, di fughe, transiti e arrivi, scanditi dal ritmo profondo dell’acqua che si fa onda e incanto.
«Quando riposo a prua sento il mare che scivola sulle fiancate. Conosco ogni rantolo, ogni muggito, le carezze e gli schiaffi. Una notte ho ascoltato un canto di sirena. Nel dormiveglia sognavo donne di consolazione. Forse struggimenti della solitudine. Ma ascoltando il suono del mare a prua riesco ad anticipare l’arrivo delle perturbazioni». Nel sogno si avverte in anticipo l’attuarsi improvviso di uno sconvolgimento, il sopraggiungere del disordine, di un’infrazione della realtà che sempre irrompe in queste storie di spiagge e di strade, di bambini solitari e visionari che caracollano dietro ai padri, impegnati in attività che sembrano giochi e svaghi ma nascondono tutt’altro. Sono racconti di ragazzi di miniera che diventano un’armata di zombie in fuga per campagne e paesi, a seminare il panico nelle contrade, «divorando ogni forma animale, inseguendo le galline ruspanti e tutti i bipedi da cortile, attaccando alle spalle i maiali e i muli, mordendo al collo i cani increduli, risparmiando solo i gatti». Oppure vicende di desideri e sciagure: quella di un soldato che intravede in caserma una ragazza bella «come la giovinezza sfregiata a piccoli morsi dai tarli della vita… pallida a causa del colore opalino del cielo», e la va a trovare a casa, «giocando al dottore come non aveva mai fatto», sino a sfidare il destino. O quella di un ragazzino che ha perso il padre e lavora nel bar dello zio, dove incontra uno strano bambino più piccolo di lui, Nunzio, che «nonostante il calore di giugno portava un berretto di lana verde, non se lo levava mai, aveva le sopracciglia gonfie e senza peli».
In una lingua onirica, capace di far baluginare il miraggio di una favola e fondere barocco e modernismo, astrazione e brutalità, i racconti di Calaciura narrano una realtà insieme dolce e durissima, ingenua e depravata, che solo può sciogliersi e decantare nell’ardente delirio della fantasia e dell’invenzione.

Backup – L’isola degli Eletti

Kawei è una piccola isola vulcanica sperduta nella vastità dell’oceano Pacifico. Nell’anno 2271 appare come l’ultimo fazzoletto di terra abitato dall’uomo dopo la misteriosa notte del Grande Black out, avvenuta quasi due secoli prima.
Gli abitanti si sono riorganizzati per sopravvivere a una condizione di totale isolamento, con la speranza di tornare un giorno in contatto con quello che le nuove generazioni chiamano il Mondo Perduto.
Alla loro guida, la Comunità dei Centoventi Eletti è all’apparenza saggia e illuminata, ma le vicende del giovane musicista Alan Notus e dei suoi compagni sveleranno una sconvolgente verità.
Saranno un bambino e un robot, però, a determinare la svolta degli eventi grazie alla loro imprevidibilità e audacia.
Il complesso delle vicende narrate consente di intrecciare tra loro temi di grande interesse e attualità riguardanti le prospettive per il futuro dell’uomo, dove il progresso tecnologico alimenta speranze e nuove, profonde paure.
**
### Sinossi
Kawei è una piccola isola vulcanica sperduta nella vastità dell’oceano Pacifico. Nell’anno 2271 appare come l’ultimo fazzoletto di terra abitato dall’uomo dopo la misteriosa notte del Grande Black out, avvenuta quasi due secoli prima.
Gli abitanti si sono riorganizzati per sopravvivere a una condizione di totale isolamento, con la speranza di tornare un giorno in contatto con quello che le nuove generazioni chiamano il Mondo Perduto.
Alla loro guida, la Comunità dei Centoventi Eletti è all’apparenza saggia e illuminata, ma le vicende del giovane musicista Alan Notus e dei suoi compagni sveleranno una sconvolgente verità.
Saranno un bambino e un robot, però, a determinare la svolta degli eventi grazie alla loro imprevidibilità e audacia.
Il complesso delle vicende narrate consente di intrecciare tra loro temi di grande interesse e attualità riguardanti le prospettive per il futuro dell’uomo, dove il progresso tecnologico alimenta speranze e nuove, profonde paure.