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Il porto dei mondi incrociati

Vi sentite insoddisfatti, vuoti, rosi da un tarlo che non riuscite a identificare, ma che vi impedisce di godere del vostro successo? Siete uomini “arrivati” sul lavoro e senza problemi con le donne, eppure non riuscite più ad appassionarvi né all’uno né alle altre? Non c’è da meravigliarsi se vivete immersi nel mondo fatuo di yuppies al quale appartiene Steve, se la vostra parte della metropoli è quella dove svettano i grattacieli delle multinazionali, tutti vetro e acciaio e dove brillano le insegne dei ristoranti di lusso e delle discoteche alla moda. Perché non provate a scendere al porto e a passeggiare fra le viuzze, come fa Steve? Potrebbe capitare anche a voi d’imbattervi nella taverna Illyriko e di trovarvi, tutto d’un tratto, sospesi fra due mondi. Già, perché nella taverna Steve incontra Jyp, una singolarissima figura di avventuriero e, attraverso di lui, viene introdotto in un incredibile mondo parallelo, fatto di spadaccini e corsari, di strani mostri e di immensi velieri: un mondo nel quale è possibile fare rotta per i paesi più incredibili e leggendari, ma ricco anche di insidie e di pericoli mortali, come Steve avrà modo di appurare di persona. Già, perché quando una ciurma di mostri rapisce la sua segretaria, Clare, per la quale comincia a provare un tenero sentimento, a Steve non resta altro da fare che chiedere a Jyp di armare un vascello e di accompagnarlo in una rischiosa crociera oltre le nubi, in un mondo incredibile, ma che vi conquisterà.

Le porte di Damasco

Le porte di Damasco Tommy e Tuppence Beresford, un tempo titolari dell’Associazione giovani investigatori, sono ora un’affiatata coppia di mezza età. Ritiratisi dal lavoro, vivono in campagna. Ma l’antica passione per l’avventura non si é spenta. Frugando in una pila di libri per ragazzi trovata nella casa che hanno appena acquistato, infatti, i due detective si imbattono in una serie di lettere sottolineate, apparentemente da decenni, con inchiostro rosso. Mettendole assieme appare una frase dal significato sinistro: “Marie Jordan non é morta di morte naturale. L’ha uccisa uno di noi. Io so chi é stato”. E quello che sembra essere solo un vecchio mistero può ancora interessare molte persone e mettere in pericolo delle vite.
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Le porte dell’inferno

Nell’inferno del Sudan settentrionale, tra paludi infestate di zanzare e vegetazione impenetrabile, il noto archeologo Porter Stone è sulle tracce della tomba del faraone Narmer. Ma la natura non è l’unica insidia: strani incidenti ostacolano la ricerca e i membri della spedizione cominciano a morire in circostanze drammatiche. Jeremy Logan, docente di Storia medievale, sensitivo ed enigmologo esperto di fenomeni inspiegabili, raggiunge il gruppo di esploratori nel tentativo di indagare le cause dei decessi. Con lui c’è l’amico Ethan Rush, che dirige un centro segreto per gli studi sui poteri psichici acquisiti dalle persone sopravvissute a un’esperienza di pre-morte. Cupe leggende circondano la tomba e le tre porte che conducono al suo interno: e quando il sepolcro verrà riaperto, i segreti che cela si riveleranno ancora più scioccanti di quanto immaginato. Logan dovrà scoprire a cosa serve il misterioso macchinario ritrovato nella camera più interna, forse usato proprio per esperimenti sulla pre-morte: ma qual è il legame con gli strani avvenimenti che hanno ostacolato gli scavi? Con Le porte dell’inferno, Lincoln Child crea un nuovo, intrigante protagonista, mescolando thriller, avventura e paranormale come solo un vero maestro della suspense può fare.

Porte aperte

A Palermo, verso la fine degli Anni Trenta, ‘un crimine atroce e folle, di cui è protagonista un personaggio vinto quanto quelli di Verga e sgradevole quanto quelli di Pirandello’. La macchina giudiziaria si muove – e sin dall’inizio aleggia sul processo l’ombra della condanna a morte. In Italia ‘si dorme con le porte aperte’: era questa una delle più sinistre massime del regime, che molto teneva a sottolineare, in mancanza della libertà, il proprio culto dell’ordine. Ma, trasportata a Palermo, ‘città irredimibile’, quella massima assume subito altri significati. Qui ‘aperte sicuramente restavano le porte della follia’. E, controparte della follia, qui regna una vischiosità di rapporti che inficia ogni gesto, ogni parola. Eppure, proprio qui si profila un personaggio che rappresenta l’opposto: il ‘piccolo giudice’ che, trovatosi fra le mani quel delicato processo dove le autorità tenevano ad applicare la pena di morte, quale prova della loro fermezza morale, testardamente si oppone, soltanto perché ha un’idea netta e precisa della Legge. In queste pagine, che vibrano di un occulto furore, Sciascia ci fa avvicinare ancora una volta, e più che mai, al cuore nero e opulento della Sicilia, scenario e humus di una vicenda che ‘assurge a significare la pena del vivere, lo squallore e l’indegnità di quegli anni, la negazione della giustizia’.
(source: Bol.com)

Il portatore di fuoco

Nella foresta le cose stanno cambiando. L’antico codice d’onore dei cervi viene infranto dai seguaci del tenebroso Drail e del suo servo subdolo Sgorr. Quando il loro più fiero avversario, il nobile Brechin, viene ucciso a tradimento, tutte le speranze del branco sono riposte nel cucciolo Rannoch, nato con una macchia a forma di foglia sulla fronte: forse è proprio lui il Portatore di fuoco di cui parla la Profezia, destinato a riportare la giustizia nelle Terre di Sopra e di Sotto. Età di lettura: da 11 anni.
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La porta

È un rapporto molto conflittuale, fatto di continue rotture e difficili riconciliazioni, a legare la narratrice a Emerenc Szeredás, la donna che la aiuta nelle faccende domestiche. La padrona di casa, una scrittrice inadatta ad affrontare i problemi della vita quotidiana, fatica a capire il rigido moralismo di Emerenc, ne subisce le spesso indecifrabili decisioni, non sa cosa pensare dell’alone di mistero che ne circonda l’esistenza e soprattutto la casa, con quella porta che nessuno può varcare. In un crescendo di rivelazioni scopre che le scelte spesso bizzarre e crudeli, ma sempre assolutamente coerenti dell’anziana donna, affondano in un destino segnato dagli avvenimenti piú drammatici del Novecento. Pubblicato in Ungheria nel 1987, ma in qualche modo disperso negli anni della transizione politica, La porta è il romanzo che ha rivelato la piú grande scrittrice ungherese contemporanea.

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La porta di Tolomeo

Tre anni dopo gli eventi narrati nell’Occhio del golem, il potere dei maghi di Londra vacilla: scoppiano disordini, i cittadini si ribellano, gli spiriti si danno battaglia nelle strade. John Mandrake, divenuto ministro dellInformazione, è al culmine della notorietà e del potere; ma non può più contare sull’aiuto di Bartimeus, il jinn che sin dall’inizio è stato al suo fianco, perché la lunga permanenza sulla Terra lo ha indebolito quasi mortalmente. Eppure Mandrake si rifiuta di lasciarlo andare: per paura che altri si servano di lui, o forse perché Bartimeus è l’unico legame con la propria infanzia, quando John era ancora Nathaniel. Ma il giovane e ambizioso ministro sta per pagare cara la sua strategia: qualcuno infatti evoca Bartimeus per coinvolgerlo in un pericolosissimo piano che vedrà spiriti e umani uniti contro il potere dei maghi In questo spettacolare ultimo atto della trilogia di Jonathan Stroud niente viene lasciato al caso: come le tessere di un mosaico, ogni elemento, ogni accenno, ogni trama trovano significato e conclusione. I destini di Nathaniel, Kitty e Bartimeus si intrecciano in un finale mozzafiato, epico e commovente, dove la magia usata dal potere per conservare se stesso si ritorcerà contro la casta dominante e l’unica scelta possibile sarà rinunciarvi a favore di una forma di magia ben più alta e difficile: la democrazia.
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La porta di Merle

Merle e Ted Kerasote si sono incontrati nel deserto dello Utah. Merle aveva circa dieci mesi, era stato abbandonato e aveva l’aria di cercare qualcuno che lo adottasse. Ted aveva quarant’anni, scriveva articoli e saggi sugli animali ed era alla ricerca di un compagno a quattro zampe. Merle si è subito trasferito nella casa di Ted nel Wyoming, una zona prevalentemente rurale, e Ted ha fatto installare una porta che permettesse a Merle di andare e tornare a suo piacere, completamente libero. In questo modo, fra i due si è instaurato un rapporto unico che ha insegnato molto a entrambi, ma soprattutto a Ted: gli ha insegnato che non si tratta solo di lasciare porte aperte sul mondo esterno (anche se è importante), quanto di lasciarle aperte verso le nostre emozioni, permettendo agli altri di entrare e uscire. Questa è la storia di un cane: Merle. Ma è anche la storia di tutti i cani costretti a vivere in un mondo sempre più urbanizzato, non adatto a loro, e di come potrebbero stare meglio se solo riuscissimo noi a cambiare il nostro atteggiamento anziché tentare di cambiare il loro. Divertente, affascinante e tenero, La porta di Merle è una ‘storia d’amore’ che mostra come la relazione fra uomo e cane vada ben oltre i limiti che noi abbiamo da sempre istituito.

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LA PORTA DI ATLANTIDE

Vanja è bellissima. Alta come una modella, lo sguardo di ghiaccio e i lunghi capelli completamente bianchi… il suo fascino enigmatico spicca nella sala semivuota dove è in corso una conferenza sulla leggendaria isola di Atlantide. Ovvio che la noti uno scrittore di romanzi gialli, tanto sembra fuori posto in quel luogo. Come è insolito il mestiere che si è scelta in Italia: la dama di compagnia. E le sorprese sono appena cominciate: poche ore dopo l’incontro alla conferenza, muore in circostanze sospette l’anziana signora che Vanja assisteva, una donna che è stata un tempo una famosa veggente, e che porta con sé il segreto delle sue visioni. Tra cui forse proprio la chiave che apre la porta dell’isola perduta. Affascinato dalla giovane slava, il protagonista inizia una personale indagine. Ma presto viene travolto da un turbine di indizi e prove che assumono una luce ancor più sinistra in presenza di nuovi omicidi. Una trama in cui nulla sembra avere senso, e in cui compaiono via via fatti e personaggi sempre più strani. Nulla, se non appunto le tracce appena visibili di quella antica terra, Atlantide, e del mistero della sua scomparsa. Perché è da quella remota tragedia che tutto ha avuto origine. Lo crede disperatamente Vanja, custode di un segreto inconfessabile che si è portata dentro dalla nascita. E comincerà a crederlo anche il protagonista, sempre più sconcertato da quello che va scoprendo: Atlantide è davvero esistita, le sue rovine attendono qualcuno che le riporti alla luce con il loro segreto.
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La porta di Atlantide

Vanja è bellissima. Alta come una modella, lo sguardo di ghiaccio e i lunghi capelli completamente bianchi… il suo fascino enigmatico spicca nella sala semivuota dove è in corso una conferenza sulla leggendaria isola di Atlantide. Ovvio che la noti uno scrittore di romanzi gialli, tanto sembra fuori posto in quel luogo. Come è insolito il mestiere che si è scelta in Italia dopo essere fuggita dalla guerra che ha sconvolto la sua patria: la dama di compagnia. E le sorprese sono appena cominciate: poche ore dopo l’incontro alla conferenza, muore in circostanze sospette l’anziana signora che Vanja assisteva, una donna che è stata un tempo una famosa veggente, e che porta con sé il segreto delle sue visioni. Tra cui forse proprio la chiave che apre la porta dell’isola perduta. Affascinato dalla giovane slava e trascinato dalla sua istintiva curiosità, il protagonista inizia una personale indagine. Ma presto viene travolto da un turbine di indizi e prove che assumono una luce ancor più sinistra in presenza di nuovi omicidi. Una trama in cui nulla sembra avere senso, e in cui compaiono via via fatti e personaggi sempre più strani. Niente sembra legare un singolare archeologo dilettante degli anni Trenta con un tentativo di colpo di Stato nell’Italia del dopoguerra. O gli studi di Galileo sul magnetismo con le ricerche naziste sulle origini della razza ariana. O le sfuggenti ombre di agenti del governo cinese, a caccia di segreti industriali, con il commercio clandestino di reperti etruschi di cui sospetta la bizzarra ispettrice di polizia che lo incalza con le sue indagini. Nulla, se non appunto le tracce appena visibili di quella antica terra, Atlantide, e del mistero della sua scomparsa. Perché è da quella remota tragedia che tutto ha avuto origine. Lo crede disperatamente Vanja, custode di un segreto inconfessabile che si è portata dentro dalla nascita. E comincerà a crederlo anche il protagonista, sempre più sconcertato da quello che va scoprendo: Atlantide è davvero esistita, le sue rovine attendono da millenni qualcuno che le riporti alla luce con il loro segreto. Solo che non si celano nel profondo del mare, ma nella zona più oscura della nostra storia. Giulio Leoni dà vita a un thriller incalzante, che corre veloce dalle necropoli etrusche alle prove dell’esistenza di Atlantide, dal processo a Galileo ai misfatti dell’industria petrolifera, dalle trame eversive al sogno di un’energia pulita: un coacervo di passioni e di speranze che potrebbero cambiare il mondo ma per il quale qualcuno è pronto a uccidere senza pietà¿

La porta dell’infinito

Sbarcati su Venere, gli uomini non hanno trovato forme di vita, ma hanno scoperto i resti di una civiltà estinta mezzo milione di anni prima: gli Heechee, una razza aliena, molto avanzata scientificamente, che ha lasciato tracce perlopiù indecifrabili. Grazie a una mappa hechee, però, i terrestri hanno potuto raggiungere Gateway, uno spazioporto costruito in un asteroide cavo, in cui sono attraccate centinaia di aeronavi che attendono, da millenni ormai, di partire. Peccato che gli umani non siano in grado di ricostruire la tecnologia alla base del loro funzionamento: l’unica cosa che possono fare è salire a bordo e lasciarsi trasportare, senza sapere dove né per quanto, né se le provviste basteranno. E proprio in una di queste avventure che Robinette Broadhead vuole lanciarsi, sperando in un colpo di fortuna che lo faccia diventare un esploratore ricco e famoso. Ma tornare non è scontato: molte navi approdano alla base con un equipaggio senza vita oppure non ritornano affatto… Introduzione di Sandro Pergameno.
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La porta dell’inferno

Per le strade di Aberdeen si aggira indisturbato un uomo con il cuore di una iena e gli occhi di ghiaccio. La sua follia omicida si accanisce sulle donne con crudele brutalità: gli stupri sui quali lascia la sua firma di assassino compongono una lunga scia di sangue che parla di torture inaudite e orribili mutilazioni. Mentre niente e nessuno sembra poter fermare il serial killer, il caso finisce nella mani dell’agente Logan McRae. L’unica traccia a disposizione dell’investigatore è una serie di filmati dal contenuto esplicito in cui tutte le vittime del mostro fanno la loro comparsa. Logan McRae non ha altra scelta: spalancare la porta dell’inferno per immergersi in un mondo fatto di prostituzione, pornografia, pratiche sessuali violente e atti di libidine dagli esiti mortali. Un viaggio nel lato oscuro della perversione umana che Logan McRae è costretto ad affrontare. Con la consapevolezza che uscire vivi dall’inferno non è certo un fatto che si può dare per scontato.’Suspence, brividi, angosce… una delle più tenaci ossessioni di massa: la paura del maniaco psicopatico.’Il MessaggeroStuart MacBrideDopo aver svolto decine di lavori diversi (da addetto alle pulizie a sviluppatore di applicazioni per l’industria del petrolio), aver mollato l’università e aver creato la ricetta perfetta per la zuppa di funghi, Stuart MacBride è diventato uno scrittore di successo. La Newton Compton ha pubblicato i suoi thriller Il collezionista di bambini (Barry Award come miglior romanzo d’esordio), Il cacciatore di ossa, La porta dell’inferno, La casa delle anime morte e Il collezionista di occhi con protagonista il sergente Logan McRae. Stuart ha ricevuto nel 2007 il prestigioso premio CWA Dagger in the Library, per l’insieme delle sue opere, e nel 2008 l’ITV Crime Thriller Award come rivelazione dell’anno. Vive nel nord-est della Scozia con sua moglie Fiona e patate a sufficienza per sfamare un esercito. Il suo sito internet è www.stuartmacbride.com.

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La porta del paradiso

Napoli, 1637. Primogenito di una nobile famiglia, Leone Baiamonte ha ventitré anni e la spavalderia di chi può vivere senza dover lavorare. A differenza del padre, astronomo dilettante dedito solo allo studio, Leone non è privo di senso pratico e di iniziativa. Ma il giorno in cui scopre che la sua famiglia è finita nelle mani di Giorgio Terrasecca, un usuraio senza scrupoli, è troppo tardi per evitare il disastro. Per quell’uomo, infatti, la rovina dei Baiamonte rappresenta una vendetta lungamente attesa, cui non intende rinunciare.

Macchiatosi di una grave colpa nel tentativo di proteggere i familiari, Leone non ha altra scelta che fuggire oltreoceano. Una fuga dolorosa e solitaria, che lo costringe a lasciare la sua futura sposa Lisa, ma che gli offre anche una speranza: in Messico, infatti, uno zio missionario ha scoperto una miniera d’argento e ha invitato il nipote a farsene carico. Il giovane confida così di poter dare sostegno alla propria famiglia. E in fondo al cuore, serba la speranza di riabbracciare la sua amata.

Ma il Nuovo Mondo non è il paradiso, e mentre a Napoli i Baiamonte vivono nell’indigenza e il popolo vessato dalle tasse prepara la rivolta capeggiata da Masaniello, nuove peripezie metteranno Leone duramente alla prova.

In un’epoca di luci e ombre, una storia di passioni profonde, un’avventura tra due continenti popolata di personaggi indimenticabili.
(source: Bol.com)