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Chi muore si rivede

Il primo «giallo» ticinese, un romanzo che vi terrà col fiato sospeso dalla prima all’ultima pagina!
È una vicenda misteriosa che si dipana tra il Ticino e Zurigo, con un detective che indaga tra diamanti e delitti, tra storie di famiglia e amori brucianti.

Chi ha rubato Annie Thorne?

Arnhill, piccolo villaggio di miniera inglese. Nel 1992 una banda di quindicenni trova l’ingresso ai cunicoli. Scendono in cinque: Hurst, la mente; Fletch, il braccio; Chris, la bussola; Marie, l’affascinante fidanzatina di Hurst; e Joe Thorne. Si imbattono in un ossario di bambini, sepolti laggiù da chissà quanto tempo. Ma non sono soli. Annie, la sorellina di otto anni di Joe, li ha seguiti fin lì. E quando un’altra presenza si manifesta, vomitando milioni di scarafaggi dai teschi, dalle ossa e dai crepacci del terreno, tutto precipita. Nella confusione della fuga, qualcuno sferra un colpo mortale alla testa di Annie. Nonostante gli altri lo abbiano abbandonato chiudendosi la botola alle spalle, Joe riesce a tornare a casa. Due giorni dopo, torna anche Annie. Nessuno sa dove sia stata. Oggi, venticinque anni dopo quel giorno e infrangendo la promessa che aveva fatto a se stesso, Joe ha deciso di rimettere piede a Arnhill. A convincerlo a intraprendere il viaggio è stata un’email anonima: “So cos’è successo a tua sorella”, gli hanno scritto. Sta succedendo di nuovo.
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Chi È Ora Il Boss

Dall’autrice best seller, Lexy Timms, arriva una storia che vi farà innamorare ancora e ancora.
Quanto puoi avvicinarti al fuoco senza bruciarti?
Ha il lavoro dei suoi sogni, lavora e frequenta il suo boss incredibilmente sexy ed, allo stesso tempo, sta guadagnando una fiducia in sé che non aveva mai avuto e Jamie pensa di non poter avere di meglio.
Sta aiutando a dirigere una compagnia miliardaria. I problemi di famiglia sembrano risolti e anche se lei ed Alex devono risolvere dei piccoli problemini, sembra che siano in grado di essere professionali sul lavoro e innamorati al di fuori.
Peccato che la perfezione non sia esattamente come Jamie immaginava.
** Chi è Ora il Boss è il terzo libro della serie L’Assistente del Capo **
È un romanzo per adulti. Contiene contenuti espliciti, ma è un romanzo d’amore, NON è un testo erotico.
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### Sinossi
Dall’autrice best seller, Lexy Timms, arriva una storia che vi farà innamorare ancora e ancora.
Quanto puoi avvicinarti al fuoco senza bruciarti?
Ha il lavoro dei suoi sogni, lavora e frequenta il suo boss incredibilmente sexy ed, allo stesso tempo, sta guadagnando una fiducia in sé che non aveva mai avuto e Jamie pensa di non poter avere di meglio.
Sta aiutando a dirigere una compagnia miliardaria. I problemi di famiglia sembrano risolti e anche se lei ed Alex devono risolvere dei piccoli problemini, sembra che siano in grado di essere professionali sul lavoro e innamorati al di fuori.
Peccato che la perfezione non sia esattamente come Jamie immaginava.
** Chi è Ora il Boss è il terzo libro della serie L’Assistente del Capo **
È un romanzo per adulti. Contiene contenuti espliciti, ma è un romanzo d’amore, NON è un testo erotico.
### L’autore
Grazie per aver letto questo capitolo della serie L’Assistente del Capo!
Ho scritto una novella natalizia, a metà tra il terzo ed il quarto libro della serie. È autoconclusiva e può essere letta con la serie.
Amo sempre sentire l’opinione dei lettori e capire cosa pensano dei personaggi. Se gli piacerebbe saperne di più o vedere più di altri personaggi.
Spero che per ora vi stiate godendo la serie!

Chi E Morto Alzi LA Mano

È possibile che un enorme albero compaia dal nulla in una sola notte? E se, dopo qualche giorno, sparisce la proprietaria del terreno in cui è spuntato il faggio clandestino? Per risolvere il mistero non basta un solo detective: ce ne vogliono quattro, gli stessi improbabili investigatori di “Io sono il tenebroso” dell’archeologa e medievalista francese Fred Vargas.

Chi Bacia E Chi Viene Baciato

Non sempre il destino è cinico e baro: anzi, talvolta si maschera da fastidioso contrattempo per imprimere una svolta epocale. Barbara Gillo non ha quasi il tempo di disperarsi per la perdita del suo insostituibile braccio destro, Peruzzi, e per l’allontanamento quasi definitivo del commissario Zuccalà, (ex?) fidanzato, che il destino le serve su un piatto d’argento il caso di una giornalista francese uccisa perché in possesso di pericolose informazioni legate ai traffici della mafia russa in Italia. Per non parlare dell’aitante carabiniere a cavallo, che sembra una valida alternativa al fedifrago palermitano… Un’altra prova magistrale di Rosa Mogliasso, una tra le più brillanti gialliste italiane, consacrata dal successo di L’assassino qualcosa lascia. Un insieme perfetto di stile e ironia, trama e personaggi, che si rinnovano a ogni romanzo; una città, Torino, descritta con lucidità e amore, talmente suggestiva da diventare protagonista; e un talento letterario degno dei migliori autori italiani contemporanei.

(source: Bol.com)

Che vergogna

«Nove storie magistrali, una prosa fresca, vitale, toccante, caleidoscopica. Flores è una scrittrice coraggiosa e sa cosa significa raccontare» Luis Sepúlveda
Ragazzi scappati di casa, un’adolescente invaghita di chi vuole approfittarsi di lei, un padre disperato e impotente di fronte alle figlie, giovani che lavorano nelle biblioteche o nei fast food e ricordano il giorno in cui hanno perso per sempre l’innocenza. Ogni racconto di Paulina Flores è un romanzo di formazione in miniatura. Storie universali e allo stesso tempo quotidiane, che tracciano una radiografia precisa e implacabile del Cile di oggi, urbano ma non solo. Perfettamente calata nella contemporaneità, generosa di riferimenti alla cultura pop, con il suo stile nitido, la sua visione spoglia e una travolgente sincerità, Paulina Flores crea personaggi estremamente vivi e vicini, che ci sembra di conoscere da sempre, che s’infilano sottopelle e accompagnano il lettore a lungo. In un misto di crudezza e tenerezza, trasparenza e densità, con un’ammirabile maturità, Paulina Flores fonda un universo letterario sfolgorante.
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### Sinossi
«Nove storie magistrali, una prosa fresca, vitale, toccante, caleidoscopica. Flores è una scrittrice coraggiosa e sa cosa significa raccontare» Luis Sepúlveda
Ragazzi scappati di casa, un’adolescente invaghita di chi vuole approfittarsi di lei, un padre disperato e impotente di fronte alle figlie, giovani che lavorano nelle biblioteche o nei fast food e ricordano il giorno in cui hanno perso per sempre l’innocenza. Ogni racconto di Paulina Flores è un romanzo di formazione in miniatura. Storie universali e allo stesso tempo quotidiane, che tracciano una radiografia precisa e implacabile del Cile di oggi, urbano ma non solo. Perfettamente calata nella contemporaneità, generosa di riferimenti alla cultura pop, con il suo stile nitido, la sua visione spoglia e una travolgente sincerità, Paulina Flores crea personaggi estremamente vivi e vicini, che ci sembra di conoscere da sempre, che s’infilano sottopelle e accompagnano il lettore a lungo. In un misto di crudezza e tenerezza, trasparenza e densità, con un’ammirabile maturità, Paulina Flores fonda un universo letterario sfolgorante.

Che Dio ci perdoni

Harold Silver, mite professore di storia innamorato di Richard Nixon, ha speso una vita intera a guardare il fratello più giovane George – più alto, più di successo – farsi una bella moglie, due bambini e una casa importante, ma una serie di eventi inaspettati che culminano in un episodio di efferata violenza famigliare stravolge la vita di entrambi i fratelli. A.M. Homes continua a sezionare storie di ordinaria follia della ‟placida” America borghese. Un’America sempre più fatta di stralunati internauti, inabili ai rapporti umani. Ma la consueta crudezza pulp delle situazioni è raccontata qui con uno sguardo insieme ironico e compassionevole, uno sguardo inedito per la scrittrice americana, che mette al centro la speranza del perdono.

(source: Bol.com)

Che Cosa È Successo Nel XX Secolo?

«Né il Sole né la morte né il xx secolo si possono guardare fissamente». Equiparandolo a ciò di cui – secondo una celebre massima di La Rochefoucauld – sarebbe impossibile sostenere la vista, Peter Sloterdijk non pronuncia affatto una sentenza inappellabile sul Novecento. Piuttosto chiama in causa la debolezza di sguardo di chi continua ad applicargli, per cristallizzarne il senso sfuggente, etichette compendiarie come «età dei totalitarismi», «secolo breve», «era atomica» e infine, a celebrare l’affaccio sul nuovo millennio, «globalizzazione». Ricondurre il secolo passato all’archivio delle sue efferatezze o alla preminenza di un principio politico o economico significa abdicare alle finalità conoscitive a cui si ambiva, e cadere preda di quel riduzionismo che Sloterdijk giudica tra i più virulenti contagi novecenteschi, tutt’altro che debellati. Il «fondamentalismo della semplificazione» ha ingaggiato allora una gigantomachia con l’emergente logica della complessità. Dalla metafisica della pesantezza, e dalla sua alleanza con forze o valori che stanno in basso, alla radice, accreditati di una realtà più vera e ritenuti bisognosi di espressione, ha cercato di fuggire l’ontologia dello sgravio, alla quale Sloterdijk aderisce con passione antigravitazionale. La critica che muove alla ragione estremistica e profetica e al «radicalismo» che etimologicamente la sostiene non è soltanto la risposta filosofico-politica al quesito sull’essenza di un’epoca: è un allargamento di campo all’intera storia della civiltà occidentale, e all’altro logos, mobile e strategico, che ha in Odisseo il paradigmatico eroe cognitivo e nella sua educazione per mare la scena primaria della «svolta oceanica» da cui cinquecento anni fa prese avvio la globalizzazione.
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### Sinossi
«Né il Sole né la morte né il xx secolo si possono guardare fissamente». Equiparandolo a ciò di cui – secondo una celebre massima di La Rochefoucauld – sarebbe impossibile sostenere la vista, Peter Sloterdijk non pronuncia affatto una sentenza inappellabile sul Novecento. Piuttosto chiama in causa la debolezza di sguardo di chi continua ad applicargli, per cristallizzarne il senso sfuggente, etichette compendiarie come «età dei totalitarismi», «secolo breve», «era atomica» e infine, a celebrare l’affaccio sul nuovo millennio, «globalizzazione». Ricondurre il secolo passato all’archivio delle sue efferatezze o alla preminenza di un principio politico o economico significa abdicare alle finalità conoscitive a cui si ambiva, e cadere preda di quel riduzionismo che Sloterdijk giudica tra i più virulenti contagi novecenteschi, tutt’altro che debellati. Il «fondamentalismo della semplificazione» ha ingaggiato allora una gigantomachia con l’emergente logica della complessità. Dalla metafisica della pesantezza, e dalla sua alleanza con forze o valori che stanno in basso, alla radice, accreditati di una realtà più vera e ritenuti bisognosi di espressione, ha cercato di fuggire l’ontologia dello sgravio, alla quale Sloterdijk aderisce con passione antigravitazionale. La critica che muove alla ragione estremistica e profetica e al «radicalismo» che etimologicamente la sostiene non è soltanto la risposta filosofico-politica al quesito sull’essenza di un’epoca: è un allargamento di campo all’intera storia della civiltà occidentale, e all’altro logos, mobile e strategico, che ha in Odisseo il paradigmatico eroe cognitivo e nella sua educazione per mare la scena primaria della «svolta oceanica» da cui cinquecento anni fa prese avvio la globalizzazione.

Cervello. Manuale dell’utente

‘Così come Copernico, Galileo e Hubble hanno cambiato la concezione del nostro posto nell’universo, una straordinaria messe di scoperte neuroscientifiche sta facendo luce sulla cosa più complessa e stupefacente dell’universo stesso: il cervello umano. In questo libro, che ha la fortuna di essere perfino divertente, è sintetizzata benissimo’. Tomaso Poggio direttore del Center for Brains Minds and Machines, MIT.

‘Abbiamo un manuale per tutte le macchine che possediamo, fuorché per quella più importante’. Partendo da questa banale riflessione, Marco Magrini ha avuto l’idea di scrivere un libro su come funziona il cervello umano, strutturandolo come il libretto delle istruzioni di una lavatrice o di un frigorifero. L’idea di fondo è che, per quanto il cervello non sia esattamente una macchina, ogni suo utente dovrebbe conoscere meglio i componenti, i meccanismi e gli ingranaggi biologici che lo fanno funzionare. Per esempio, sapere che non è un organo statico ma plastico: cambia continuamente, può imparare qualsiasi cosa o correggere le abitudini indesiderate. Eppure può restare vittima dei suoi stessi pregiudizi o dei processi automatici che derivano dalla sua interminabile storia evolutiva. Il libro è caratterizzato da un lieve tono umoristico – evidente nel confronto fra i cervelli Modello F® (femmina) e Modello M® (maschio) – che ne sottolinea la finalità divulgativa ma, al tempo stesso, è scritto con un rigore scientifico che rende puntualmente conto degli enormi progressi compiuti dalle neuroscienze nello studio della macchina cerebrale. A completarlo, la postfazione del fisico di fama internazionale Tomaso Poggio.

(source: Bol.com)

Della certezza

*Della Certezza* è uno dei testi piu compatti e significativi dell’ultimo Wittgenstein. Secondo la metodologia di una ricerca che analizza i problemi filosofici, scientifici e logici nei termini delle forme di vita umana e dei «giuochi linguistici», che sono espressione del modo in cui gli uomini pensano, giudicano e calcolano, Wittgenstein affronta in questo scritto il tema del «senso comune». Anziché un repertorio di certezze cognitive, Wittgenstein ha scoperto nelle proposizioni del senso comune il sistema delle convenzioni, delle regole e dei codici linguistico-concettuali secondo i quali gli uomini ordinano la loro esperienza e trattano con le situazioni che li circondano. Gli oggetti del senso comune, come mani, tavoli, alberi, corpi celesti, cessano di costituire i termini di presunte proposizioni conoscitive, per risultare, invece, gli strumenti grammaticali dai quali è disciplinata la nostra condotta intellettuale. Come mette in evidenza Aldo Gargani nel saggio introduttivo, in luogo dello statuto di certezza attribuito al senso comune da una lunga tradizione che giunge fino all’apologia tracciata da G. E. Moore all’inizio di questo secolo, Wittgenstein ha individuato nel senso comune un codice per i comportamenti umani che non ha presupposti o legittimazioni razionali, ma che esprime «il modo di operare infondato» che appartiene all’elemento della nostra vita. Imprimendo una svolta radicale alla questione, Wittgenstein ha sottratto le credenze del senso comune alle controversie intellettualistiche, riproponendole come lo sfondo ereditato di una comunità sociale, tenuta insieme dal linguaggio e dall’istruzione, nella quale il senso comune non è oggetto di dubbi o di certezze, ma definisce il luogo in cui si pongono dubbi e in cui si distingue tra il vero e il falso.

Certe Fortune: I Casi Del Maresciallo Ernesto Maccadò

«*Vitali, che si presenta con l’umiltà dell’artigiano, oggi è uno dei più bravi narratori italiani.*»
**Panorama – Massimo Boffa**
**Allarme rosso a Bellano: ****un toro, noleggiato per ben altri scopi, ****a causa di una maliziosa imprudenza ****semina feriti come piovesse**.
*La bestia era… era…*
*Né il Piattola né la moglie riuscirono a trovare le parole giuste per descrivere la sorpresa.*
*Mai vista una bestia così insomma, così grossa e che emanava un senso di potenza pronta a esplodere.*
*«D’altronde si chiama Benito», riassunse il bergamasco con l’intento di spiegare tutto.*
*Milleduecento chili di peso, centosettanta centimetri al garrese.*
*Ma fosse stato solo quello!*
Alle prime ore del 5 luglio 1928, come concordato, Gustavo Morcamazza, sensale di bestiame, si presenta a casa Piattola. Il Mario e la Marinata, marito e moglie, non avrebbero scommesso un centesimo sulla sua puntualità. Invece il Morcamazza è arrivato in quel di Ombriaco, frazione di Bellano, preciso come una disgrazia, portando sull’autocarro il toro promesso e due maiali, che non c’entrano niente ma già che era di strada… Il toro serve alla Marinata, che da qualche anno ha messo in piedi un bel giro intorno alla monta taurina: lei noleggia il toro e poi lucra sulla monta delle vacche dei vicini e sulle precedenze, perché, si sa, le prime della lista sfruttano il meglio del seme. Ma con un toro così non ci sarebbero problemi di sorta. Se non lo si ferma a bastonate è capace di ingravidare anche i muri della stalla. Almeno così lo spaccia il Morcamazza, che ha gioco facile, perché la bestia è imponente. Ma attenzione: se un animale del genere dovesse scappare, ce ne sarebbe per terrorizzare l’intero paese, chiamare i carabinieri, o solleticare il protagonismo del capo locale del Partito, tale Tartina, che certe occasioni per dimostrare di saper governare l’ordine pubblico meglio della benemerita le fiuta come un cane da tartufo. E infatti…
Con *Certe fortune* torna sulla scena allestita da Andrea Vitali il maresciallo Ernesto Maccadò. Già alle prese con gli strani svenimenti della moglie Maristella, che fatica ad ambientarsi, il maresciallo deve anche destreggiarsi tra la monta taurina, la prossima inaugurazione del nuovo tiro a segno e un turista tedesco chiuso a chiave nel cesso del battello: quanto basta per impegnare a fondo la pazienza e la tenuta di nervi perfino di un santo.
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### Sinossi
«*Vitali, che si presenta con l’umiltà dell’artigiano, oggi è uno dei più bravi narratori italiani.*»
**Panorama – Massimo Boffa**
**Allarme rosso a Bellano: ****un toro, noleggiato per ben altri scopi, ****a causa di una maliziosa imprudenza ****semina feriti come piovesse**.
*La bestia era… era…*
*Né il Piattola né la moglie riuscirono a trovare le parole giuste per descrivere la sorpresa.*
*Mai vista una bestia così insomma, così grossa e che emanava un senso di potenza pronta a esplodere.*
*«D’altronde si chiama Benito», riassunse il bergamasco con l’intento di spiegare tutto.*
*Milleduecento chili di peso, centosettanta centimetri al garrese.*
*Ma fosse stato solo quello!*
Alle prime ore del 5 luglio 1928, come concordato, Gustavo Morcamazza, sensale di bestiame, si presenta a casa Piattola. Il Mario e la Marinata, marito e moglie, non avrebbero scommesso un centesimo sulla sua puntualità. Invece il Morcamazza è arrivato in quel di Ombriaco, frazione di Bellano, preciso come una disgrazia, portando sull’autocarro il toro promesso e due maiali, che non c’entrano niente ma già che era di strada… Il toro serve alla Marinata, che da qualche anno ha messo in piedi un bel giro intorno alla monta taurina: lei noleggia il toro e poi lucra sulla monta delle vacche dei vicini e sulle precedenze, perché, si sa, le prime della lista sfruttano il meglio del seme. Ma con un toro così non ci sarebbero problemi di sorta. Se non lo si ferma a bastonate è capace di ingravidare anche i muri della stalla. Almeno così lo spaccia il Morcamazza, che ha gioco facile, perché la bestia è imponente. Ma attenzione: se un animale del genere dovesse scappare, ce ne sarebbe per terrorizzare l’intero paese, chiamare i carabinieri, o solleticare il protagonismo del capo locale del Partito, tale Tartina, che certe occasioni per dimostrare di saper governare l’ordine pubblico meglio della benemerita le fiuta come un cane da tartufo. E infatti…
Con *Certe fortune* torna sulla scena allestita da Andrea Vitali il maresciallo Ernesto Maccadò. Già alle prese con gli strani svenimenti della moglie Maristella, che fatica ad ambientarsi, il maresciallo deve anche destreggiarsi tra la monta taurina, la prossima inaugurazione del nuovo tiro a segno e un turista tedesco chiuso a chiave nel cesso del battello: quanto basta per impegnare a fondo la pazienza e la tenuta di nervi perfino di un santo.

Cercasi Buon Partito Disperatamente

Emma, trentenne, single per scelta, fa una vita tranquilla, ha un lavoro monotono, e se non fosse per le incursioni del suo più caro amico Tommaso, bello e incallito donnaiolo, passerebbe le giornate a guardare serie Tv.
La routine della ragazza viene infranta a causa della morte improvvisa della zia Agnese, a cui era molto affezionata. A sorpresa, la cara parente, le lascia in eredità la villetta di Borgo dei Larici, in un paesino fuori Milano, con l’unica clausola che per Emma è quasi insormontabile: sposarsi entro un anno.
Proprio lei che ha una vita sociale pari a zero? E dove lo trova un buon partito in così poco tempo? È così importante per lei trasferirsi a Borgo dei Larici?
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### Sinossi
Emma, trentenne, single per scelta, fa una vita tranquilla, ha un lavoro monotono, e se non fosse per le incursioni del suo più caro amico Tommaso, bello e incallito donnaiolo, passerebbe le giornate a guardare serie Tv.
La routine della ragazza viene infranta a causa della morte improvvisa della zia Agnese, a cui era molto affezionata. A sorpresa, la cara parente, le lascia in eredità la villetta di Borgo dei Larici, in un paesino fuori Milano, con l’unica clausola che per Emma è quasi insormontabile: sposarsi entro un anno.
Proprio lei che ha una vita sociale pari a zero? E dove lo trova un buon partito in così poco tempo? È così importante per lei trasferirsi a Borgo dei Larici?

Cercasi amore vista lago

Bianca Maffei: 33 anni, una laurea in architettura e una passione per i cantieri. Nonostante lavori in uno studio importante, non perde tempo in riunione con i capi, ma adora mettersi scarponcini e caschetto e andare dove le gru lavorano e i carpentieri danno forma allo spazio. Lei riesce a sentire la forma che la casa prenderà, a vederla quando ancora è fatta di pochi segni tracciati sul terreno, e questo la rende felice. Fino a che, con la crisi, non capita anche a lei di essere vittima di una “riorganizzazione”…
Il solo lavoro che riesce a trovare è in un’agenzia immobiliare fuori città, nel paesino di Verate.
Lascia cosí Milano per mettersi alle dipendenze del geometra Volpe, pittoresco individuo dalle cravatte sgargianti e dall’etica discutibile. Eppure, appena arrivata a Verate, Bianca trova per sé un incantevole abbaino con vista sul fiume, proprio sopra la mitica Osteria Moretti dove le oche bianche chiacchierano con gli avventori e basta ascoltare attentamente per sapere tutto quello che accade in paese.
Sarà proprio lí, all’ombra della plumbago in fiore, che Bianca scoprirà che cosa cercano davvero le persone, quando “cercano casa”: e quanto pericoloso sia giocare senza scrupoli con i loro desideri. Armata solo del suo “fiuto” specialissimo, dovrà fare i conti con monolocali all’apparenza tristissimi, grandi metrature cui nessuno sembra interessato e con la terribile sensazione di essere finita in un vicolo cieco. Senza rendersi conto di essere invece partita per una grande avventura che la condurrà fino alla casa più meravigliosa che potesse immaginare…

(source: Bol.com)

I cavalli non scommettono sugli uomini (e neanche io). Testo inglese a fronte

Si tratta della terza parte della raccolta uscita postuma negli Stati Uniti con il titolo “The Night Torn Mad with Footsteps”. Poesie che sono ritratti, piccoli racconti o ironici aforismi sul senso, o il non-senso, della vita: la poetessa femminista in minigonna, il compagno di banco idiota, le risse nei bar e le fughe nei parcheggi, le spogliarelliste dal cuore d’oro e le padrone di casa che ti chiedono di dare il becchime ai polli, i biondi letterati vanesi e la varia umanità sugli spalti dell’ippodromo. Bukowski ne trae l’indimenticabile affresco, disincantato e innamorato al tempo stesso, di un mondo che, proprio come quello dei suoi lettori, è fatto di cocenti disillusioni e istantanei incanti.
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