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Il respiro del cane

Un "intervento di routine, una cosa da nulla", si ripete il protagonista, ovvero Vauro stesso, mentre varca l'ingresso della clinica dove verrà operato. Tanto più che si sente in formissima: ma allora perché il personale non vuole sentire ragioni e lo costringe a salire su una sedia a rotelle? E da dove viene quel cigolio fastidioso? Dalla carrozzella su cui lo stanno portando nella sua stanza o dalle ruote della bicicletta di fortuna che l'infermiere Fahrid costruì un giorno per un ragazzino mutilato dalle mine, lassù sulle montagne afgane, nell'ospedale di Emergency? Sta di fatto che quello scricchiolio rimette in moto la memoria: da quel momento i ricordi giocano a rincorrersi, tendono tranelli, si susseguono incalzanti nella mente. Con l'unica compagnia di una paura inattesa, che ha assunto le sembianze immaginarie di un cagnolino ringhioso, Vauro rivive la tragicomica scoperta delle gioie del sesso solitario grazie al disegno della donna di Neanderthal su un'enciclopedia per ragazzi, l'amore esacerbato per il padre fedifrago e quello doloroso per una madre ferita. E poi viaggi in luoghi lontani, tra baraccopoli africane e guerre in Medioriente, volti di ragazzini afgani e palestinesi, sorrisi, scene drammatiche e spassosi siparietti, in un emozionante alternarsi di lacrime e risate, dolori e gioie. Frenetico e variopinto com'è la vita.

Il respiro del buio

“Il respiro del buio” comincia con un viaggio in treno, alcune centinaia di chilometri che sanciscono l’ingresso in una nuova vita. Il servizio militare in Cecenia è finito, è tempo di tornare, ma per il protagonista la parola ritorno ha perso significato. È un altro uomo quello che arriva alla stazione di Bender, e un’altra è la città che lo accoglie: identica a un primo sguardo, eppure diversa. Rinchiuso nel suo appartamento, solo con le sue armi importate illegalmente dalla Cecenia, Nicolai vive il suo “dopoguerra” di solitudine, ansia, paura. E, soprattutto, odia. Odia gli edifici, le strade, l’umanità “pacifica” che gli appare fasulla, intollerabile nella sua pretesa di civiltà. Per provare a fare i conti con le atrocità subite e commesse, decide allora di intraprendere un nuovo viaggio, verso il luogo che rappresenta l’unico ritorno possibile: la Siberia. Immerso nella natura, nel silenzio, guidato dalla saggezza del nonno, sembra trovare una vita semplice e quieta. Ma un passato così pesante non si cancella con il silenzio, e neppure con la determinazione, e quella che sembra una possibilità di riscatto può rivelarsi in ogni momento una trappola che inverte la corsa e riporta al punto di partenza. Così, può succedere che un impiego in una ditta di sicurezza privata a San Pietroburgo si trasformi in una nuova guerra, più nascosta e apparentemente meno violenta rispetto a quella combattuta in divisa, eppure, se è possibile, ancora più pericolosa. Una guerra che fa le sue vittime nelle strade e nelle piazze…

Respiro

La scala Fujita definisce Fi un tornado moderato, F2 uno considerevole, F3 uno grave e F4 un tornado devastante. Quanto a un F5, lo spettacolo della natura è sconvolgente. Ma di spettacolo non si dovrebbe neppure parlare, perché nessuno vi può assistere senza sparire nel nulla. Così parrebbe una brutta storia di devastazione il passaggio di uno di questi fenomeni della natura sulla cittadina di Promise. Il capo della polizia Charlie Grover non sa di trovarsi di fronte a una agghiacciante storia di follia. E inizia forse a sospettarlo quando trova tre corpi mutilati in una fattoria semidistrutta dalla tromba d’aria. Le vittime sono state apparentemente trafitte dal mulinello di detriti, ma il suo istinto lo conduce a un’ipotesi spaventosa.
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Resistenti: Storie di donne e uomini che hanno lottato per la giustizia

Hanno vissuto in epoche diverse, fronteggiando senza violenza i loro nemici. Hanno scelto di rinunciare a un’esistenza tranquilla in nome di un amore incondizionato per la verità. Hanno rifiutato di sottomettersi tanto all’aggressore venuto da lontano quanto al demone interiore della vendetta. Con Resistenti, Tzvetan Todorov racconta la passione civile e i destini di otto dissidenti esemplari, di otto indomiti ribelli: Etty Hillesum, la giovane deportata ad Auschwitz, l’oppositrice antinazista Germaine Tillion, i grandi scrittori russi Boris Pasternak e Aleksandr Solženicyn, i paladini dei diritti dei neri Nelson Mandela e Malcolm X, il pacifista israeliano David Shulman, Edward Snowden, l’informatico che ha svelato l’attività di intrusione e spionaggio dell’Amministrazione americana. E muovendo dai ricordi della sua personale esperienza vissuta sotto l’opprimente regime sovietico, fa rivivere sulla pagina uomini e donne che incarnano la scelta di privilegiare la felicità comune, la fede senza confini nella giustizia, il valore della forza di volontà. Otto vite straordinarie diventano così, nelle riflessioni di un grande maestro, l’occasione di un’analisi lucida e appassionata delle questioni politiche più significative dei nostri giorni, e una fonte di continua, attualissima ispirazione.

Le reputazioni

“Che strana la memoria: ci consente di ricordare ciò che non abbiamo vissuto.” “Juan Gabriel Vásquez è l’avanguardia di una generazione di scrittori che sta reinventando la letteratura sudamericana per il 21esimo secolo.” Jonathan Franzen “Juan Gabriel Vásquez è una delle nuove voci più originali della letteratura latinoamericana.” Mario Vargas Llosa

La Repubblica

Il famoso storico Josip Brik muore misteriosamente in una stanza d’albergo di Amsterdam. Il suo braccio destro Friso de Vos vede subito l’opportunità di subentrargli, ma qualcun altro compare in TV e rilascia un’intervista sulla morte del suo mentore. Da dove viene questa persona? Cosa vuole? Per rispondere a queste domande Friso si ritroverà in un avventuroso romanzo di satira sociale, allusioni alla letteratura e alla filosofia, fumetti e videogiochi, musica pop e studi su Hitler, fino a restare coinvolto suo malgrado in una rete di spionaggio internazionale.

La repubblica dei brocchi

“Il deperimento delle nostre élite è generale. Niente e nessuno si è salvato dal lento processo di decomposizione. Non la politica. Né le grandi burocrazie pubbliche. Ma neppure magistrati, manager pubblici e privati, professori. Non ha risparmiato il sindacato, la finanza, i professionisti di ogni ordine e grado. Né poteva risparmiare la stampa e l’informazione.” Sergio Rizzo, uno degli autori de La casta, il libro che ha dato agli italiani il sostantivo giusto per protestare contro una classe politica indecente, ha perso la pazienza – ma non il senso del ridicolo – e in questo libro lancia il suo atto d’accusa contro tutta la classe dirigente italiana: “eravamo un Paese che aveva fame di crescere: adesso siamo la Repubblica dei brocchi.” Perché al di là della questione morale, al di là dei reati e del dolo, al di là degli interessi privati che si fanno atti pubblici, la questione cruciale è che la nostra classe dirigente semplicemente non è a livello di quella degli altri paesi sviluppati. I brocchi non vogliono migliorare, riformare, far avanzare il paese: vogliono che tutto resti com’è per sempre, per godersi le proprie rendite di posizione. Ai brocchi non interessa quello che fanno gli altri, le soluzioni nuove ai problemi vecchi: per loro i problemi sono eterni e irrisolvibili. I brocchi non credono nella meritocrazia (se non a parole) e hanno una nutrita discendenza da piazzare, spesso composta di brocchi ancora peggiori. Sergio Rizzo disegna con severità e sarcasmo la galleria degli orrori che si trova di fronte chi, come lui, cerca di raccontare la realtà italiana, interrogandosi sulle ragioni di una caduta così verticale dei valori della nostra classe dirigente, dai costituenti ai ladri dei consigli regionali. Con una conclusione: cambiare si può, se si vuole, rimettendo dei paletti ed esigendo che vengano rispettati.
(source: Bol.com)

La Reliquia Di Cambridge

Cambridge, settembre 1352. L’anno accademico sta per cominciare e Matthew Bartholomew, docente di arte medica presso il Michealhouse College, vorrebbe dedicare gli ultimi giorni liberi al completamento della stesura di un trattato sulle febbri. In realtà, sembra che la città stessa sia in preda a una violenta febbre: dopo alcuni aspri scontri tra gli studenti e la popolazione locale ‘ scontri fomentati da qualcuno che agisce nell’ombra con uno scopo tanto preciso quanto misterioso ‘, viene ritrovato il cadavere di James Kenzie, uno studente scozzese, al quale è stato sottratto un prezioso anello, pegno d’amore della giovane Dominica Lydgate. Ben presto la tensione a Cambridge raggiunge il parossismo, anche perché, mentre si avviano le ricerche per trovare l’assassino di James, Dominica scompare senza lasciar traccia. E neppure lo straordinario ritrovamento di alcune ossa della mano del martire Simon d’Ambrey riesce a conciliare gli animi, anzi scatena una furibonda lotta tra i college, ansiosi di accaparrarsi la reliquia e soprattutto il denaro dei pellegrini che verranno a onorarla. L’unico che si sottrae alla frenesia collettiva è proprio Bartholomew che, scettico e perspicace come sempre, raccoglie con pazienza indizi e formula ipotesi. E sembra pure l’unico a essersi accorto che, nella mano scheletrica del sant’uomo, è stato infilato un anello identico a quello rubato…

Religione magia e droga. Studi antropologici

Cinque capitoli riassumono gli aspetti principali della ricerca antropologica dell’autore: le religioni “primitive” e quelle “popolari” fino al dibattito tra marxismo e religione; il sincretismo religioso (Alessandro Magno, il Cattolicesimo come religione di Stato, i rapporti con gli Indios latino-americani), le droghe e i loro usi rituali iniziatici, il rapporto controverso e simbolico tra malattia religione e guarigione, per finire con le alterazioni culturali della percezione umana dei cinque sensi. Un testo per comprendere la visione scientifica di questo studioso che ha contribuito alla storia dell’antropologia italiana.
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Relazione del primo viaggio intorno al mondo

Antonio Pigafetta ebbe l’avventura di partecipare all’impresa di Magellano e, morto quest’ultimo nella battaglia di Mactan (Filippine), ebbe incarichi di responsabilità riguardo ai rapporti con le popolazioni indigene. Il viaggio di circumnavigazione durò tre anni (1519-1522) e, dopo molte peripezie, dei duecentotrentasette uomini partiti solo in diciotto tornarono in Spagna. Sollecitato da più parti, Pigafetta, che era stato uno dei fortunati superstiti, divenne lo storiografo del ‘primo viaggio intorno al mondo’; ricavò, infatti, dai suoi diari e rese pubblica questa ‘Relazione’ “che, per la precisione e la fedeltà del racconto e la ricchezza di osservazioni sui paesi visitati, costituisce uno dei più importanti documenti della storia delle esplorazioni. Nota: gli e-book editi da E-text in collaborazione con Liber Liber sono tutti privi di DRM; si possono quindi leggere su qualsiasi lettore di e-book, si possono copiare su più dispositivi e, volendo, si possono anche modificare. Questo e-book aiuta il sito di Liber Liber, una mediateca che rende disponibili gratuitamente migliaia di capolavori della letteratura e della musica.

I reietti dell’altro pianeta

«C’era un muro… Come ogni altro muro, anch’esso era ambiguo, bifronte. Quel che stava al suo interno e quel che stava al suo esterno dipendevano dal lato da cui lo si osservava.» Sui dei fronti del muro, due pianeti gemelli, Urras e Anarres, illuminati da uno stesso sole ma divisi da una barriera ideologica antica di secoli. Urras è fittamente popolato, tecnologicamente avanzato, ricco, florido, retto da un’economia liberista. Da qui sono partiti nella notte dei tempi i seguaci di Odo che hanno colonizzato l’arido Anarres, fondandovi una comunità anarchico-collettivista che non conosce concetti come proprietà, governo, autorità. In questa società apparentemente perfetta nasce Shevek, genio della fisica alle prese con un’innovativa teoria del tempo, un vero “cittadino del cosmo” che dedicherà la vita ad abbattere il muro che separa da sempre i pianeti gemelli. Un’ambigua utopia, come recita il sottotitolo originale del romanzo, I reietti dell’altro pianeta è una grandiosa narrazione che, fingendo di parlare del futuro, racconta il mondo di oggi. Un classico della science fiction del Novecento che, caso quasi unico, ha ricevuto i due più importanti riconoscimenti del genere, il Nebula e l’Hugo.

Le regole della casa del sidro

Le regole della casa del sidro La storia di Homer Wells, un ragazzo dall’animo ricco di sentimenti e ideali, cresciuto nell’orfanotrofio di St. Cloud’s nel Maine, e del medico-padre Wilbur Larch, che accoglie nel suo istituto neonati abbandonati e fa abortire povere donne che altrimenti finirebbero nelle mani di macellai. Larch educa il giovane e gli insegna la professione, nella speranza che un giorno prenda il suo posto. Homer preferisce lasciare l’orfanotrofio e seguire la propria via lavorando in una fattoria dove si produce sidro. Si renderà ben presto conto che non conosce nulla del mondo dei grandi, e che dovrà affrontare dolori, asperità, e percorrere molta strada per capire le regole della vita. Un percorso di crescita in un romanzo dall’atmosfera ricca di sentimento che affronta i quesiti esistenziali della vita, della morte e dell’amore.

Le regole del tè e dell’amore

L’amore di Elisa per il tè risale alla sua infanzia. È stata sua madre a insegnarle tutte le regole per preparare questa bevanda e ad associare, come per gioco, ogni persona a una varietà di tè.
Daniele, il suo unico grande amore, è tornato dopo tanto tempo. Ma Elisa ha imparato da sua madre a non fidarsi della felicità, a non lasciarsi andare mai, perché il prezzo da pagare potrebbe essere molto alto. Prima di tutto dovrà trovare se stessa, poi potrà capire se Daniele può renderla felice.
Quando trova per caso una vecchia scatola di tè con un’etichetta che riporta la scritta ROCCAMORI, il nome di un antico borgo umbro, Elisa ne è certa: si tratta del tè proibito della madre, quello che le fece provare solo una volta e che, lei lo sente, nasconde più di un segreto.
Forse proprio lì, in quel borgo antico, Elisa potrà trovare le risposte che cerca e imparare a lasciarsi andare e a fidarsi dell’amore, guidata dall’aroma e dalle regole del tè…
*«Gli amori grandi non dovrebbero avere un tempo, sono come l’aria, come l’acqua, come il cibo. Sono il sapore del mondo, che ti resta fra i denti, come dicevano i cinesi del tè. E quando finiscono ci lasciano da soli con i nostri errori, perché li abbiamo dati per scontati, senza controllare l’orologio. Ma l’orologio, con gli amori grandi, non serve, basta il ticchettio della lancetta dei secondi, basta lasciar scorrere gli istanti senza pensarci. Perché, se ci pensiamo, allora significa che il ticchettio è appena cessato.»*

Le regole del buio

“L’inizio della fine”. Tra le fiamme che divorano un’auto e i suoi due occupanti nel centro di Stoccolma, il commissario Jeanette Kihlberg intuisce che l’intricatissima indagine in cui è coinvolta sta precipitando verso il suo epilogo. Molti dei principali attori sono già usciti di scena, assassinati uno dopo l’altro da una mano misteriosa e senza volto, mossa da motivi che restano insondabili. Il commissario e il fedele collega Jens Hurtig sembrano arrivare sempre un istante dopo che l’orrore abbia svelato l’ennesimo frammento di un disegno indecifrabile. Al centro di uno spaventoso commercio di vite umane, una sola figura rimane inafferrabile: il cerchio si stringe attorno all’avvocato Viggo Durer, uomo dal passato controverso e apparentemente inattaccabile. Parallelamente, nella psiche di Sofia (Zetterlund, psicologa e profiler dalla doppia personalità che assiste Jeanette nelle indagini, riemergono con fatica le ferite del passato, cicatrici mai rimarginate che lentamente si ricompongono in un disegno via via più chiaro e sconcertante: non può neppure immaginare quanto sia profondo il legame con il male che l’ha segnata. La verità è sempre più vicina, ma coinciderà con la sconfitta della ragione: celata dalle nebbie della mente, o rinchiusa nei sotterranei di una casa sperduta in mezzo ai boschi.

Il regno della quantità e i segni dei tempi (gli Iniziati)

**Modernità e tradizione dei nostri tempi**
*Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi* è sicuramente il testo più completo e rigoroso di Guénon e si qualifica come una delle più profonde e acute analisi della situazione storica, culturale e spirituale del suo tempo. La coppia di concetti di cui Guénon si serve per comprendere il suo tempo è modernità/tradizione. La modernità, interpretata alla luce della tradizione, viene definita “Regno della Quantità”. Questo è il grado zero della discesa dall’alto che è stata percorsa fin qui: e la discesa va letta come un progressivo allontanamento dal principio.
La coppia modernità/tradizione si sovrappone perfettamente in Guénon a quella Occidente/Oriente. La dominazione del mondo da parte dell’Occidente, e la conseguente modernizzazione di tanta parte dell’Oriente, è stata effettuata solo con la forza materiale, e dunque è da considerare come espressione del “Regno della Quantità” che identifica puntualmente il presente.
La critica della modernità viene effettuata sulla base del tradizionalismo. Il tradizionalismo di Guénon si distingue da altri tradizionalismi per il fatto che la tradizione a cui si richiama non è qualcosa di umano, ma di sovrumano: è un tradizionalismo che vede in azione nel mondo un piano superiore al quale gli eventi si conformano, una essenza delle cose di cui la manifestazione esteriore è solo copertura, apparenza, schermo illusorio.
Guénon legge nel mondo moderno e nella sua bassezza il germe di un riscatto futuro. Ciò che lo salva dal pessimismo è la fede in un ribaltamento radicale della storia che avviene proprio nel punto più critico di essa. Vede il mondo moderno come un male, ma proprio nel male può leggere un percorso di salvezza, di rinascita, di partenza della storia nuovamente da zero. In questo punto, la visione di Guénon – i segni dei tempi – si rivela anche profondamente ottimista ma senza dover rinunciare al suo pessimismo e alla critica della modernità. Afferma, infatti, che“l’aspetto benefico non può non prevalere alla fine … e che la fine di un mondo non è e non potrà mai essere altro che la fine di una illusione.
**L’autore**: scrittore, esoterista, intellettuale francese, ha svolto un’intensa attività di studio e ricerca volta all’esposizione di alcuni aspetti delle cosiddette «forme tradizionali» (Taoismo, Induismo, Islam, Ebraismo, Cristianesimo, Ermetismo, ecc.), intese come differenti espressioni del sacro, funzionali allo sviluppo delle possibilità di realizzazione spirituale dell’essere umano. Numerose le sue opere, prevalentemente scritte in francese. Tali lavori sono stati tradotti e costantemente ripubblicati in oltre venti lingue, esercitando una notevole influenza, a partire dalla seconda metà del Novecento, soprattutto nella precisazione dei concetti di esoterismo e Tradizione.
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### Sinossi
**Modernità e tradizione dei nostri tempi**
*Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi* è sicuramente il testo più completo e rigoroso di Guénon e si qualifica come una delle più profonde e acute analisi della situazione storica, culturale e spirituale del suo tempo. La coppia di concetti di cui Guénon si serve per comprendere il suo tempo è modernità/tradizione. La modernità, interpretata alla luce della tradizione, viene definita “Regno della Quantità”. Questo è il grado zero della discesa dall’alto che è stata percorsa fin qui: e la discesa va letta come un progressivo allontanamento dal principio.
La coppia modernità/tradizione si sovrappone perfettamente in Guénon a quella Occidente/Oriente. La dominazione del mondo da parte dell’Occidente, e la conseguente modernizzazione di tanta parte dell’Oriente, è stata effettuata solo con la forza materiale, e dunque è da considerare come espressione del “Regno della Quantità” che identifica puntualmente il presente.
La critica della modernità viene effettuata sulla base del tradizionalismo. Il tradizionalismo di Guénon si distingue da altri tradizionalismi per il fatto che la tradizione a cui si richiama non è qualcosa di umano, ma di sovrumano: è un tradizionalismo che vede in azione nel mondo un piano superiore al quale gli eventi si conformano, una essenza delle cose di cui la manifestazione esteriore è solo copertura, apparenza, schermo illusorio.
Guénon legge nel mondo moderno e nella sua bassezza il germe di un riscatto futuro. Ciò che lo salva dal pessimismo è la fede in un ribaltamento radicale della storia che avviene proprio nel punto più critico di essa. Vede il mondo moderno come un male, ma proprio nel male può leggere un percorso di salvezza, di rinascita, di partenza della storia nuovamente da zero. In questo punto, la visione di Guénon – i segni dei tempi – si rivela anche profondamente ottimista ma senza dover rinunciare al suo pessimismo e alla critica della modernità. Afferma, infatti, che“l’aspetto benefico non può non prevalere alla fine … e che la fine di un mondo non è e non potrà mai essere altro che la fine di una illusione.
**L’autore**: scrittore, esoterista, intellettuale francese, ha svolto un’intensa attività di studio e ricerca volta all’esposizione di alcuni aspetti delle cosiddette «forme tradizionali» (Taoismo, Induismo, Islam, Ebraismo, Cristianesimo, Ermetismo, ecc.), intese come differenti espressioni del sacro, funzionali allo sviluppo delle possibilità di realizzazione spirituale dell’essere umano. Numerose le sue opere, prevalentemente scritte in francese. Tali lavori sono stati tradotti e costantemente ripubblicati in oltre venti lingue, esercitando una notevole influenza, a partire dalla seconda metà del Novecento, soprattutto nella precisazione dei concetti di esoterismo e Tradizione.

Il regno dei lupi. Le cronache del ghiaccio e del fuoco

Nel cielo dei Sette Regni, travolti da una guerra devastatrice, appare una cometa dal sinistro colore rosso sangue. E’ forse questo un ennesimo segno di nuovi disastri a venire? Tutto sembrerebbe confermarlo. L’estate dell’abbondanza, durata dieci anni, sta per concludersi e sono ben quattro, ora, i condottieri che si contendono il Trono di Spade, in aperta guerra gli uni contro gli altri: il giovane e malefico Joffrey Baratheon, Robby Stark, i fratelli Stanlis e Rennly Baratheon e l’orgogliosa principessa Daenerys Targaryen, per la quale, forse, la cometa di sangue non è un presagio di tragedia ma un araldo di riscossa.