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La Sindrome Di Up

«Quando vado in giro vedo tanta gente musona, lamentosa, polemica, gente che sembra contenta di essere infelice. Allora mi sono chiesto: e se essere infelici fosse normale? Ma poi cos’è la normalità? C’è qualcuno più normale o più diverso? E rispetto a chi?
La verità è che la vita è fatta di *up* e *down* : siamo tutti *up* quando le cose vanno come vogliamo e siamo *down* quando invece non rispettano le nostre aspettative. La cosa curiosa è che essere *up* è la condizione che caratterizza maggiormente le persone che hanno la sindrome di Down. Non so perché, sarà nel DNA, in quel cromosoma in più, ma è così. Per loro è più facile essere felici.
Hanno una fiducia, una confidenza con la felicità che a me spesso manca. Forse perché per un’anomalia genetica hanno scoperto tesori inestimabili: la manifestazione dell’affettività, la risata contagiosa, la predisposizione al sorriso, il piacere di stare insieme, la meraviglia per le piccole cose. Sono i miei super- eroi, perché hanno il potere inconsapevole non solo di compiere l’impossibile, ma anche di insegnarti a fare altrettanto.
Io ho capito come essere felice stando con persone con sindrome di Down. Ve lo racconto in questo libro in modo che anche voi possiate impararlo.
È semplice.
(Semplice non vuol dire facile, vuol dire semplice.)» *Paolo Ruffini*

La Schiava Bambina

Sposata dai genitori a 14 anni a un uomo di trent’anni più vecchio di lei, deportata in Europa dall’Africa per essere stuprata, picchiata e umiliata tra le mura domestiche, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, in un incubo senza fine. Madre bambina di figli mai nati, per incuria, ignoranza, crudeltà, e di una bambina nata morta che, in quanto donna, non ha neppure avuto il diritto di accompagnare al cimitero. È la storia di Diaryatou, una testimonianza sconvolgente che toglie il velo alla condizione di molte giovani donne immigrate, vittime delle tradizioni e della sorda legge degli uomini. Grazie a una forza d’animo straordinaria e all’aiuto dei servizi sociali francesi, Diaryatou è riuscita a risollevarsi da una condizione disperata e a far sentire la sua voce. Raccontando la sua storia ha potuto finalmente ricordare chi è, chiudere gli occhi e ritornare al suo villaggio in Guinea, rivivere quei giorni felici con la nonna, che l’ha cresciuta come una vera madre, anche se non ha saputo evitare che le venisse inflitta l’usanza spietata dell’infibulazione. Raccontando la sua storia è riuscita finalmente a curare quelle piaghe che urlavano tutto il suo dolore, un dolore fatto di segregazione, abusi, paura, solitudine, ma soprattutto di un’infanzia distrutta troppo presto e che non potrà tornare mai più.

La scala di Schild

Fase 1: su una lontana stazione spaziale, Cass e altri scienziati creano una microscopica area di neo-vuoto, con particelle e leggi fisiche diverse da quelle della materia ordinaria. Fase 2: l’esperimento ha successo e il neo-vuoto si rivela più stabile non solo del previsto ma anche della materia ordinaria. Fase 3: sarà quest’ultima a soccombere. A poco a poco il neo-vuoto si allarga, divorando la stazione e i sistemi solari circostanti. Fase 4 (seicento anni dopo): l’umanità si è abituata all’idea di vivere in una sorta di continua fuga da questo mostro del cielo. Ma non tutti vogliono scappare, tanto più che adesso esiste la “Scala di Schild”, il sistema che permette il passaggio attraverso due universi…
Copertina di Franco Brambilla

La saga di Gösta Berling

“Caro lettore, per il Natale del 1891 fu pubblicato a Stoccolma il romanzo di una sconosciuta di trentatré anni: si chiamava ‘La saga di Gösta Berling’ e la sconosciuta Selma Lagerlöf. Il giorno dopo era famosa. Nel 1909 riceverà il premio Nobel e Marguerite Yourcenar la definirà ‘la più grande scrittrice dell’Ottocento’. Il libro è tuttora annoverato tra i capolavori della letteratura europea. Ma per me non è ‘solo’ questo: ‘La saga di Gösta Berling’ è il romanzo che per primo mi ha fatto conoscere la magia e il fascino del nord, il più emblematico dell’arte del raccontare e di tutto quello che amo nella narrativa scandinava, che mi ha spinto a diventare editore. Poema epico, raccolta di leggende, saga, racconta le vicende di una stravagante compagnia di bohémien, musicisti, giocatori e bevitori ‘allegri, spensierati, eternamente giovani’ su cui domina la figura di Gösta Berling, il seducente prete spretato, bello come un dio greco, che irradia avventura e gioia di vivere, ma destinato a suscitare amori fatali e sventure. Una storia di perdizione e redenzione che accetta il male come il bene, le più alte aspirazioni e gli impulsi autodistruttivi, un mondo illuminato dall’amore e immerso in una natura incantata. È un libro che ‘brucia’, dice ancora la Yourcenar, di un’immaginazione ardente, uno dei romanzi su cui costruiamo i ‘castelli imperituri del sogno e della fantasia’”.

La Regina Di Ghiaccio

RACCONTO LUNGO (39 pagine) – ROMANCE – Una potente famiglia sull’orlo di una crisi economica, un uomo ricco di fascino, abituato a trattare le donne come fazzolettini di carta, e una donna fredda e altera. Riusciranno Stefano e Gloria a trovare un punto d’incontro?
Stefano Rosati ha sempre avuto ricchezza e potere a volontà, ma quando la sua famiglia precipita in una grave crisi finanziaria, l’unica possibilità per salvarsi dalla bancarotta è il matrimonio con un’ereditiera: la bella e altera Gloria Della Rovere, soprannominata “regina di ghiaccio” per la sua freddezza. Ma Gloria è davvero la donna fredda che tutti credono? Oppure a letto si trasforma in una creatura sensuale e disinibita, capace di condurre un uomo alla pazzia? Stefano lo capirà a sue spese. E quando tutto il suo mondo crollerà, forse sarà proprio la regina di ghiaccio a tendergli una mano. Un uomo che non crede nell’amore. Una donna che cela da anni i propri sentimenti. Una storia passionale e travolgente che vi terrà col fiato sospeso.
Laura Gay nasce a Genova dove tuttora vive, insieme al marito e a un cagnolino. Ama i libri, il cinema, la musica e gli animali. Scrive da quando era bambina perché solo attraverso la scrittura riesce a esprimere se stessa e a volare con la fantasia. Un suo racconto dal titolo “Ventunesimo piano” è apparso sul numero 5 della rivista “Romance Magazine” e un altro, dal titolo “Il risveglio del Crociato”, è stato inserito nell’antologia “365 Storie d’amore”, edita da Delos Books. Inoltre, sul blog “La mia biblioteca romantica”, si è distinta nelle rassegne “Rosso Fuoco” e “Senza fiato” entrando nella rosa dei finalisti. Laura ha pubblicato numerosi romanzi e racconti sia per Delos Digital sia come self. Collabora con “La mia biblioteca romantica” per le recensioni e gestisce una rubrica di consigli di scrittura creativa sul blog di “Insaziabili Letture”. Attualmente è curatrice della collana di racconti erotici “Senza Sfumature” per conto di Delos Digital.

La regina del nord: I Grandi Romanzi Storici Special

*Una donna si muove su una complessa scacchiera di alleanze e intrighi, pronta a perdere tutto, persino l’amore, per vincere la sua partita.*
*Inghilterra, 1399*
Elizabeth Mortimer è una donna forte e ambiziosa, ben conscia del proprio ruolo di moglie e pedina politica, pronta a supportare il marito nelle sue campagne, ma decisa a far sentire la propria voce se necessario. Ed è esattamente ciò che accade quando il suo mondo viene sconvolto dal ritorno dell’esiliato Duca di Lancaster. Il nobile riesce a prendere il posto del reggente Re Riccardo II, senza averne veramente diritto, ma Elizabeth è decisa a contrastare questa ascesa in tutti i modi. Quest’onta per lei intollerabile la spingerà a prendere posizione contro il potere, ad allontanarsi dall’uomo della sua vita, dagli affetti più cari e a ritagliarsi un nome nella Storia. **
### Sinossi
*Una donna si muove su una complessa scacchiera di alleanze e intrighi, pronta a perdere tutto, persino l’amore, per vincere la sua partita.*
*Inghilterra, 1399*
Elizabeth Mortimer è una donna forte e ambiziosa, ben conscia del proprio ruolo di moglie e pedina politica, pronta a supportare il marito nelle sue campagne, ma decisa a far sentire la propria voce se necessario. Ed è esattamente ciò che accade quando il suo mondo viene sconvolto dal ritorno dell’esiliato Duca di Lancaster. Il nobile riesce a prendere il posto del reggente Re Riccardo II, senza averne veramente diritto, ma Elizabeth è decisa a contrastare questa ascesa in tutti i modi. Quest’onta per lei intollerabile la spingerà a prendere posizione contro il potere, ad allontanarsi dall’uomo della sua vita, dagli affetti più cari e a ritagliarsi un nome nella Storia.

La ragazza con le parole in tasca

**L’attesissimo seguito dell’ *Apprendista geniale***
« *Una vera boccata d’aria fresca! Finalmente una storia di giovani – non solo per giovani – intelligente e non convenzionale.* »
**Alessia Gazzola**
« *Una protagonista speciale che insegue il sogno del giornalismo.* »
**F**
**Solo credere in sé stessi porta davvero lontano.**
Andrea è sempre più vicina al suo sogno. Il secondo anno al Longjoy College, una delle scuole di giornalismo più prestigiose al mondo, sta per iniziare e non riesce ancora a credere di aver avuto una simile opportunità. Eppure, quando varca la soglia dell’antico edificio lasciandosi alle spalle i canali e le calli di Venezia, capisce che per lei sarà ancora più dura. Per lei che è lì solo grazie a una borsa di studio che deve mantenere a tutti i costi. Per lei così impacciata e introversa. Per lei che è cresciuta con i libri come unici compagni. Ma ora non è più sola ad affrontare la vita del college, perché è entrata a far parte di uno strambo gruppo di amici: la cinica Marilyn, il dolce Andre, l’irrefrenabile Uno e, soprattutto, il misterioso Joker, che l’ha conquistata al primo sguardo. Ma non sempre è sufficiente. Andrea è bravissima nello studio, meno a difendersi dagli attacchi di chi ha intuito il suo talento e vuole metterle i bastoni tra le ruote. Perché solo il primo del corso avrà le occasioni migliori. Una competizione che Andrea è pronta ad affrontare perché la sua passione per la scrittura è profonda e viene da molto lontano. Da quando era bambina e la madre, che ora non c’è più, le ha strappato una promessa e affidato una pesante eredità: diventare una giornalista come lei. Nient’altro conta per Andrea. Non importa se Zen, il nuovo studente appena arrivato, è così simile a lei e così affascinante da farle perdere per un attimo la rotta che la porta a Joker. Non importa se la scuola vuole imporle scelte che non condivide. Lei ha un obiettivo chiaro in mente e un’arma infallibile per raggiungerlo: le parole. La capacità di raccontare la realtà con la scrittura. Deve solo capire che la vita è fatta di scelte, e che più si cresce più esse diventano difficili.
Anna Dalton ha sorpreso i librai e i lettori con il suo esordio bestseller. Ora torna con un seguito tanto atteso. In una Venezia magica, ricca di saperi e antiche tradizioni, una storia che celebra la forza dei desideri, l’importanza dell’amicizia, la magia dell’amore e il valore delle proprie radici.

La Piccola Libreria Del Destino

**Delicato come un petalo di rosa, un romanzo che si legge come una poesia**
La libreria di Ella, a York, in Inghilterra, è piccola, ma accogliente. Un luogo in cui rifugiarsi e cercare riparo dalle tempeste della vita. Almeno finché Ella non comincia a fare strani, oscuri sogni e non scopre che sono identici a quelli della madre, trasferitasi in California, dove ha aperto una boutique di abiti vintage. Separate da un oceano eppure unite da qualcosa d’invisibile e potentissimo, madre e figlia provano a dare un senso a quelle immagini che le tormentano e si convincono che esso si trovi nel passato: sia in quello che le circonda, fatto di pagine e di stoffe, sia nelle loro comuni, dolorose esperienze. Così si affidano al Libro dei sogni di Miss Mary, un antico, prezioso diario, e alla saggezza della nonna di Ella, che arriva da molto lontano per aiutare la figlia e la nipote. Perché la strada del destino è spesso tortuosa, ma, quando incrocia quella della verità, rende la vita una pagina bianca su cui scrivere il proprio futuro.

La Paziente Silenziosa

Alicia Berenson sembra avere una vita perfetta: è un’artista di successo, ha sposato un noto fotografo di moda e abita in uno dei quartieri piú esclusivi di Londra. Poi, una sera, quando suo marito Gabriel torna a casa dal lavoro, Alicia gli spara cinque volte in faccia freddandolo. Da quel momento, detenuta in un ospedale psichiatrico, Alicia si chiude in un mutismo impenetrabile, rifiutandosi di fornire qualsiasi spiegazione. Oltre ai tabloid e ai telegiornali, a interessarsi alla «paziente silenziosa» è anche Theo Faber, psicologo criminale sicuro di poterla aiutare a svelare il mistero di quella notte. E mentre a poco a poco la donna ricomincia a parlare, il disegno che affiora trascina il medico in un gioco subdolo e manipolatorio. «Quando la dichiararono in arresto restò in silenzio, rifiutando di negare la sua colpa o confessarla. Alicia non parlò mai piú. Il suo silenzio incrollabile trasformò una banale tragedia domestica in qualcosa di ben altra portata: un giallo, un enigma che conquistò i titoli dei giornali e catturò l’immaginario pubblico per mesi e mesi». «Che abilità. Molto, molto consigliato».
**The Times**
«Un thriller formidabile e carico di suspense».
**Lee Child** **
### Sinossi
Alicia Berenson sembra avere una vita perfetta: è un’artista di successo, ha sposato un noto fotografo di moda e abita in uno dei quartieri piú esclusivi di Londra. Poi, una sera, quando suo marito Gabriel torna a casa dal lavoro, Alicia gli spara cinque volte in faccia freddandolo. Da quel momento, detenuta in un ospedale psichiatrico, Alicia si chiude in un mutismo impenetrabile, rifiutandosi di fornire qualsiasi spiegazione. Oltre ai tabloid e ai telegiornali, a interessarsi alla «paziente silenziosa» è anche Theo Faber, psicologo criminale sicuro di poterla aiutare a svelare il mistero di quella notte. E mentre a poco a poco la donna ricomincia a parlare, il disegno che affiora trascina il medico in un gioco subdolo e manipolatorio. «Quando la dichiararono in arresto restò in silenzio, rifiutando di negare la sua colpa o confessarla. Alicia non parlò mai piú. Il suo silenzio incrollabile trasformò una banale tragedia domestica in qualcosa di ben altra portata: un giallo, un enigma che conquistò i titoli dei giornali e catturò l’immaginario pubblico per mesi e mesi». «Che abilità. Molto, molto consigliato».
**The Times**
«Un thriller formidabile e carico di suspense».
**Lee Child**

La paziente delle quattro

Protagonista di questo romanzo è uno psicologo, che si divide tra gli appuntamenti con pazienti affetti da disturbi d’ansia, le lezioni all’università e una complicata situazione sentimentale. Di colpo, la routine della sua vita è scossa da una nuova paziente, una spogliarellista che non riesce più a esibirsi in pubblico, e che gli chiede di essere ricevuta alle quattro di pomeriggio. Poco a poco, mentre la terapia procede e la giovane rivela i propri segreti e le sofferenze, per la prima volta lo psicologo vede incrinarsi il guscio del proprio distacco e si sente suo malgrado sempre più coinvolto. E così, in un pericoloso assottigliamento dei confini tra vita personale e professionale, il protagonista si ritrova a doversi confrontare con la propria fragilità e i nodi irrisolti della sua esistenza. Al suo esordio narrativo, lo psicologo Noam Shpancer mostra il dietro le quinte di uno dei luoghi sacri dei nostri tempi, il teatro della psicoterapia, rompendo per certi versi un tabù e conducendo il lettore nel vivo delle sedute ‘segrete’ con i pazienti. Ma soprattutto, attraverso i personaggi e le vicende narrate, intraprende un affascinante scandaglio della condizione umana, con il suo fardello di sentimenti, paure, insicurezze, condizionamenti e decisioni che, nel bene e nel male, segnano l’esistenza di ciascun individuo.

La parata

Per commemorare l’armistizio in un paese sconosciuto del Terzo mondo appena uscito dalla guerra, viene commissionata una nuova strada che connette le due metà dello stato fratturato. Sono incaricati del lavoro due uomini che vengono da un paese del Primo mondo, due contractor mercenari. Per ragioni di sicurezza, prima di iniziare, si sono dati degli pseudonimi numerici. Numero Quattro, quello incaricato di guidare l’avveniristica macchina asfaltatrice RS-90, si attiene a una disciplina monastica: devono fare una strada perfettamente dritta, lunga 260 chilometri, e i tempi sono stretti, il lavoro deve essere completato prima della parata celebrativa. Numero Nove, che in sella al suo quad si assicura che non ci siano ostacoli davanti e dietro, è invece in vena di avventure e curioso di ciò che lo circonda. Conosce la lingua locale, mangia le cose del posto invece di limitarsi ai frullati di proteine della razione, fa amicizia come può sulla strada e, in generale, fa di tutto per non attenersi al rigoroso protocollo previsto. Quattro capisce immediatamente che Nove è un “agente del caos”, che rischia di compromettere il lavoro e che, peggio, rende più incerto il ritorno a casa.
La grande protagonista de La parata è l’attesa. Quattro è a modo suo simile al nostro Giovanni Drogo del Deserto dei Tartari di Buzzati: la sua fortezza è la macchina asfaltatrice in cui passa le sue giornate e i suoi Tartari sono il collega Nove e la popolazione locale. Ma il romanzo è anche la storia di scontro vizioso fra i due protagonisti, fra Oriente e Occidente, e fra le due anime contrastanti di Quattro, quella scientifica e quella umana ed empatica.
Stranieri in una terra straniera devastata dalla guerra, Quattro e Nove sono protagonisti di un’allegoria che vuole mostrare l’assurdità della loro posizione e le conseguenze della loro presenza. **
### Sinossi
Per commemorare l’armistizio in un paese sconosciuto del Terzo mondo appena uscito dalla guerra, viene commissionata una nuova strada che connette le due metà dello stato fratturato. Sono incaricati del lavoro due uomini che vengono da un paese del Primo mondo, due contractor mercenari. Per ragioni di sicurezza, prima di iniziare, si sono dati degli pseudonimi numerici. Numero Quattro, quello incaricato di guidare l’avveniristica macchina asfaltatrice RS-90, si attiene a una disciplina monastica: devono fare una strada perfettamente dritta, lunga 260 chilometri, e i tempi sono stretti, il lavoro deve essere completato prima della parata celebrativa. Numero Nove, che in sella al suo quad si assicura che non ci siano ostacoli davanti e dietro, è invece in vena di avventure e curioso di ciò che lo circonda. Conosce la lingua locale, mangia le cose del posto invece di limitarsi ai frullati di proteine della razione, fa amicizia come può sulla strada e, in generale, fa di tutto per non attenersi al rigoroso protocollo previsto. Quattro capisce immediatamente che Nove è un “agente del caos”, che rischia di compromettere il lavoro e che, peggio, rende più incerto il ritorno a casa.
La grande protagonista de La parata è l’attesa. Quattro è a modo suo simile al nostro Giovanni Drogo del Deserto dei Tartari di Buzzati: la sua fortezza è la macchina asfaltatrice in cui passa le sue giornate e i suoi Tartari sono il collega Nove e la popolazione locale. Ma il romanzo è anche la storia di scontro vizioso fra i due protagonisti, fra Oriente e Occidente, e fra le due anime contrastanti di Quattro, quella scientifica e quella umana ed empatica.
Stranieri in una terra straniera devastata dalla guerra, Quattro e Nove sono protagonisti di un’allegoria che vuole mostrare l’assurdità della loro posizione e le conseguenze della loro presenza.

La Mucca Nel Parcheggio

Stai cercando da mezz’ora un parcheggio, quando si libera finalmente un posto. Un’altra auto però te lo soffia e il conducente reagisce con un gestaccio alle tue rimostranze. Naturalmente vai su tutte le furie. Rewind. La scena è la stessa, ma a sottrarti il posto è una mucca. Tu suoni il clacson e lei volge lo sguardo verso di te senza scomporsi. Come reagisci? Ecco una parabola contemporanea zen che ci aiuta a capire una verità fondamentale e liberatoria: la rabbia dipende da noi e possiamo controllarla se solo impariamo a conoscere noi stessi e i meccanismi che la fanno esplodere. Un aiuto per ritrovare un miglior equilibrio interiore e abituarci a usare i filtri giusti.

La morte del sole

In questo libro parla un filosofo di cui non sapremo fino all’ultimo a quale scuola appartenga. Ma subito percepiamo il suo timbro: è un pensiero che ci offre il suo stile prima ancora dei suoi concetti. Vagando fra gli imponenti relitti della storia della filosofia, Sgalambro risale alla celebrata conversione del «vero» nel «certo», che si compie con Descartes – e, con freddezza protocollare, riconosce nei passi successivi la graduale cancellazione dell’«unilateralità scandalosa del vero». Insieme al «vero», nel suo baldanzoso avanzare, la filosofia progressiva tendeva a sbarazzarsi del «mondo», in quanto origine di quel terrore da cui la filosofia era nata e che ormai la macchiava soltanto. La transizione dall’illuminismo all’idealismo appare allora come il passaggio da un tentativo di guardare il mondo senza terrore a una risoluzione di abolire il mondo stesso, mentre il terrore intanto continua a crescere. La «prassi» infatti – ora adorata come un tempo l’Uno – non riesce a nascondere la visione che, a poco a poco, la scienza svela: quella dell’universo disincantato come di un immane mostro, acefalo e caotico, avvicinabile soltanto nell’ostile linguaggio dei numeri. Da allora, scrive Sgalambro, il «lutto matematico» avvolge le cose. Così si sviluppa, nella seconda metà dell’Ottocento, l’ossessione della «morte del sole», condannato dalla termodinamica, «spietata erede dei problemi della ‘salvezza’». La morte termica prende il posto dell’eschaton redentore. Il fantasma del sole in agonia si avventa da un futuro cosmico sul secolo della civiltà trionfante e lo paralizza in un tableau vivant della catastrofe. Per Sgalambro, questo quadro diventa lo sfondo di un magistrale tentativo di morfologia della décadence. Il suo è un procedere per incursioni rapidissime, non solo fra le grandi ombre di Kant, di Spinoza, di Schopenhauer, «voce dell’ultima filosofia cosmologica dell’Occidente», ma in tutto il frastagliato terrain vague del moderno, dove troviamo – quali altrettanti guardiani della soglia – Poe e Proust, Warburg e Simmel, Benn e Spengler. Sulle loro pagine, come su una Vanitas ingombra di oggetti abbandonati e lucenti, si posa lo sguardo complice dell’allegorista saturnino. Mentre con asprezza, con staffilante sarcasmo Sgalambro osserva il motore indefesso del nostro mondo, la macchina anonima di un «pensiero, che da quando è il più reale – in quanto fare, creare, produrre – non ha più realtà» e oggi assiste alla più desolata delle scene: non già alla deprecata «crisi dei valori», ma al loro squallido realizzarsi. A quel pensiero si contrappone, prima ancora che un pensiero avverso, un’altra percezione: quella del Roderick Usher di Poe, immagine di coloro «ai quali qualcosa di improvviso ha restituito il senso della realtà» e nell’indistinto fruscio della città mondiale odono l’eco del rumore originario: «La filosofia moderna ha inizio col dubbio, ma la filosofia eterna ha inizio col terrore».

La Moglie Afghana

Non tutte le donne sono nate libere
Una storia vera
«Un coraggioso ritratto dell’Afghanistan.»
Khaled Hosseini, autore di Il cacciatore di aquiloni
Una donna coraggiosa, una terra segnata dal dolore
Fariba Nawa ha lasciato l’Afghanistan quando aveva nove anni e si è trasferita con la famiglia in America. Dopo 18 anni, diventata giornalista, decide di tornare nella terra d’origine per conoscere il suo popolo e riscoprire le sue radici. Ma ad attenderla c’è una realtà molto diversa da quella che ricorda. Così, da Herat, sua città natale, Fariba intraprende un viaggio doloroso e appassionato tra trafficanti, donne disposte a sacrificare la vita per far valere i propri diritti, giovani pusher, criminali, agenti infiltrati. E incontra Darya, con la sua storia di tristezza e rassegnazione. Darya è una giovane “sposa dell’oppio”, costretta dal padre, un trafficante, a un matrimonio con un signore della droga molto più vecchio di lei, che non parla la sua lingua e ha già un’altra moglie e dei figli. Negli occhi intensi di quella bambina, Fariba vede riflessa tutta la bellezza e la sofferenza delle donne afghane…
In un libro toccante e sconvolgente, che unisce la poesia del romanzo alla verità del reportage, Fariba Nawa ci racconta tutta la verità sul moderno Afghanistan, dilaniato da sanguinose lotte, conteso tra potenze straniere e lasciato in mano agli spietati re dell’oppio.
Un viaggio nella misteriosa terra dell’oppio, tra signori della droga e spose bambine
Fariba Nawa
premiata giornalista freelance, è nata in Afghanistan e vive in California. È stata corrispondente dall’Iran, dal Pakistan, dall’Egitto e dalla Germania. Si occupa in particolare del tema dell’immigrazione araba negli Stati Uniti e viaggia spesso in Medio Oriente per i suoi audaci reportage. Parla l’arabo e il farsi. Tra il 2002 e il 2007 è stata testimone in prima linea della guerra in Afghanistan. Il suo sito è www.faribanawa.com

La Mia Vita Nel Bosco Degli Spiriti

In Nigeria, all’inizio degli anni Cinquanta, il giovane Amos Tutuola spedì il suo primo manoscritto a un indirizzo che aveva trovato su un annuncio apparso in un giornale locale. Con ulteriore passaggio, il manoscritto arrivò all’editore Faber and Faber: per questa via improbabile l’immortale spirito della favola tornava a parlare. Dylan Thomas riconobbe subito quel tono, quella meraviglia – e salutò il primo libro di Tutuola con una recensione entusiastica sull’«Observer». Da allora la letteratura, che oggi ama chinarsi a riflettere sulla favola ma ben poche favole riesce a creare, è accompagnata dalla voce di un amabile, imprendibile trickster, che continua a raccontarci le sue avventure nelle innumerevoli Città degli Spiriti, contrassegnate ciascuna, con deliziosa ironia, da un numero romano. Ogni favola è il racconto mascherato di una iniziazione, e ogni iniziazione è un viaggio: qui sarà la lunga ricerca, fra terrori e stupori, dello spillatore di vino di palma, compagno perso nella Città dei Morti e alla fine ritrovato, come una promessa di felicità che ci fanno balenare l’inesauribile fluire del vino di palma o i prodigi di un uovo magico. E sarà anche la lunga fuga nel Bosco degli Spiriti di un bambino che non sa ancora «il significato di “male” e di “bene”» e subito deve sfuggire all’odio, che si manifesta nel rumore, per lui affascinante, dei fucili di guerra. Dal «gentiluomo completo» alla «madre-dagli-occhi-lampeggianti», dalla «Super lady» agli «spiriti-che-mangiano-i-ragni», dagli «Spiriti-puzzolenti» alle «Creature rosse», uno sciame di figure terrificanti, incantatorie e comiche ci viene qui incontro, e le loro voci si mescolano nella foresta come sulla piazza di un immane mercato. Alla fine del viaggio, ritrovato il sapore dei propri luoghi, da lungo tempo abbandonati, dove l’eroe torna dopo le sue vertiginose peripezie, rimarrà comunque, in noi come in lui, una nostalgia di quel pauroso, spesso torturante, sempre stupefacente Bosco degli Spiriti dove «le “pene”, i “dolori”, le “difficoltà” e tutte le specie di “punizioni”, ecc. cominciano e finiscono» e tutto è di nuovo toccato dalla giocosità del nominare. “Il bevitore di vino di palma”, suo primo libro, fu pubblicato a Londra nel 1952; il secondo, “La mia vita nel bosco degli spiriti”, apparve nel 1954.