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Magnifici perdenti

«*Una breve, essenziale delizia di romanzo… leggendo, si continua a girare compulsivamente pagina, anche quando non succede niente di particolare, anche quando si tratta solo di un’altra giornata sulle colline del Tour de France.*»
**«The New York Times»**
«*Per il ritmo e il tono, la prosa di Reed ricorda quella di Don DeLillo. Accanto alle idee e ai dialoghi umoristici, c’è vera suspense, e un dramma umanissimo.*»
**«Kirkus Reviews»**
«*Meditativo, e insieme eccitante come un thriller.*»
**«Vanity Fair»**
Sol e Liz sono sposati, e innamorati. Sol è innamorato di Liz, e Liz di Sol, ma Sol è anche innamorato della sua professione di ciclista, e Liz del proprio lavoro di genetista. Sol, il cui motto è «Per noi la vita è ciclismo, il ciclismo la vita», corre al Tour de France come gregario di Fabrice, non per vincere, ma per far vincere la squadra. Liz definisce lo scopo del proprio lavoro «Capire a cosa serve un gene in un pesce», e capisce bene anche Sol perché è interessata alle dinamiche di gruppo, molto simili alle leggi biologiche. Entrambi comprendono il senso del loro successo anonimo a beneficio di altri, e si sostengono a vicenda, ma devono difendersi dal contesto che li circonda: per Katherine, la madre di Liz, e per Rafael, il direttore sportivo, se non si vince si fallisce.
Seguiamo i ciclisti nella routine giornaliera, spesso comica, e nelle situazioni agonistiche, spesso difficili, nel bene e nel male, fino al traguardo finale, catartico. Le difficoltà e le divergenze cominciano quando il cinico Rafael invita a mezza voce Sol e gli altri corridori e ricorrere a qualche trucchetto di «innocuo» doping. Sol vorrebbe rifiutare, ma Liz, sempre pronta ad agire con entusiasmo e dedizione, decide che la proposta va accettata. Non solo, si offre come «corriere» dietro lauto compenso, seguendo la corsa in automobile e trasportando le sostanze vietate, coperta dalla presenza del piccolissimo Barry, figlio suo e di Sol.
Naturalmente dove ci sono anabolizzanti e sacche di sangue per trasfusioni, ci sono anche guai, e infatti il dramma non manca. Ma Reed riesce a equilibrare il tono della scrittura in modo da alleggerirne i risvolti tragici, concentrandosi sul suo scopo ultimo, quello di raccontare una corsa in salita per raggiungere una meta che non è la vittoria. E la metafora corre insieme ai ciclisti e all’automobile di Liz per tutta la narrazione, senza mai incepparla, senza che il lettore quasi se ne accorga.
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### Sinossi
«*Una breve, essenziale delizia di romanzo… leggendo, si continua a girare compulsivamente pagina, anche quando non succede niente di particolare, anche quando si tratta solo di un’altra giornata sulle colline del Tour de France.*»
**«The New York Times»**
«*Per il ritmo e il tono, la prosa di Reed ricorda quella di Don DeLillo. Accanto alle idee e ai dialoghi umoristici, c’è vera suspense, e un dramma umanissimo.*»
**«Kirkus Reviews»**
«*Meditativo, e insieme eccitante come un thriller.*»
**«Vanity Fair»**
Sol e Liz sono sposati, e innamorati. Sol è innamorato di Liz, e Liz di Sol, ma Sol è anche innamorato della sua professione di ciclista, e Liz del proprio lavoro di genetista. Sol, il cui motto è «Per noi la vita è ciclismo, il ciclismo la vita», corre al Tour de France come gregario di Fabrice, non per vincere, ma per far vincere la squadra. Liz definisce lo scopo del proprio lavoro «Capire a cosa serve un gene in un pesce», e capisce bene anche Sol perché è interessata alle dinamiche di gruppo, molto simili alle leggi biologiche. Entrambi comprendono il senso del loro successo anonimo a beneficio di altri, e si sostengono a vicenda, ma devono difendersi dal contesto che li circonda: per Katherine, la madre di Liz, e per Rafael, il direttore sportivo, se non si vince si fallisce.
Seguiamo i ciclisti nella routine giornaliera, spesso comica, e nelle situazioni agonistiche, spesso difficili, nel bene e nel male, fino al traguardo finale, catartico. Le difficoltà e le divergenze cominciano quando il cinico Rafael invita a mezza voce Sol e gli altri corridori e ricorrere a qualche trucchetto di «innocuo» doping. Sol vorrebbe rifiutare, ma Liz, sempre pronta ad agire con entusiasmo e dedizione, decide che la proposta va accettata. Non solo, si offre come «corriere» dietro lauto compenso, seguendo la corsa in automobile e trasportando le sostanze vietate, coperta dalla presenza del piccolissimo Barry, figlio suo e di Sol.
Naturalmente dove ci sono anabolizzanti e sacche di sangue per trasfusioni, ci sono anche guai, e infatti il dramma non manca. Ma Reed riesce a equilibrare il tono della scrittura in modo da alleggerirne i risvolti tragici, concentrandosi sul suo scopo ultimo, quello di raccontare una corsa in salita per raggiungere una meta che non è la vittoria. E la metafora corre insieme ai ciclisti e all’automobile di Liz per tutta la narrazione, senza mai incepparla, senza che il lettore quasi se ne accorga.

La magnifica Esme Wells

La giovane Esme Silver trascorre le sue giornate dove nessun bambino dovrebbe stare: vaga tra l’ippodromo di Hollywood Park al seguito del padre, Ike Silver, un piccolo truffatore ossessionato dal gioco d’azzardo, e il palcoscenico mgm con sua madre, Dina Wells, una creatura fin troppo bella che ha lavorato con tutti i grandi di Hollywood. Coppia bizzarra, entrambi i genitori di Esme hanno tentato di fare fortuna nella Los Angeles degli anni Trenta, tra gangster fuggiaschi e magnati del cinema. Analfabeta, trasandata, intelligente e ostinata, Esme è ambiziosa quanto i suoi genitori, e tutti e tre lottano per costringere il mondo a riconoscere loro il meritato successo. Quando suo padre si trasferisce a Las Vegas subito dopo la guerra, per aiutare Bugsy Siegel ad aprire il suo famoso Flamingo Hotel, Esme lo accompagna. Sarà lì che la giovane, divenuta un’attrice come sua madre, attirerà l’attenzione di uno degli uomini più potenti di Las Vegas.
Narrato dalla ventenne Esme, La magnifica Esme Wells si muove nella Las Vegas tra la Prima e la Seconda guerra mondiale, un’epoca d’oro in cui gangster e magnati del cinema erano spesso indistinguibili nella loro corsa al potere. La sua voce, acuta, pungente, con un umorismo mordace, racconta l’ascesa e la caduta dei suoi complicati genitori, nonché la dolorosa resa dei conti con l’amore e la vita. Una storia di formazione con una sfumatura di noir, La magnifica Esme Wells ritrae le promesse e le disillusioni del sogno americano e dei suoi sognatori.
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### Sinossi
La giovane Esme Silver trascorre le sue giornate dove nessun bambino dovrebbe stare: vaga tra l’ippodromo di Hollywood Park al seguito del padre, Ike Silver, un piccolo truffatore ossessionato dal gioco d’azzardo, e il palcoscenico mgm con sua madre, Dina Wells, una creatura fin troppo bella che ha lavorato con tutti i grandi di Hollywood. Coppia bizzarra, entrambi i genitori di Esme hanno tentato di fare fortuna nella Los Angeles degli anni Trenta, tra gangster fuggiaschi e magnati del cinema. Analfabeta, trasandata, intelligente e ostinata, Esme è ambiziosa quanto i suoi genitori, e tutti e tre lottano per costringere il mondo a riconoscere loro il meritato successo. Quando suo padre si trasferisce a Las Vegas subito dopo la guerra, per aiutare Bugsy Siegel ad aprire il suo famoso Flamingo Hotel, Esme lo accompagna. Sarà lì che la giovane, divenuta un’attrice come sua madre, attirerà l’attenzione di uno degli uomini più potenti di Las Vegas.
Narrato dalla ventenne Esme, La magnifica Esme Wells si muove nella Las Vegas tra la Prima e la Seconda guerra mondiale, un’epoca d’oro in cui gangster e magnati del cinema erano spesso indistinguibili nella loro corsa al potere. La sua voce, acuta, pungente, con un umorismo mordace, racconta l’ascesa e la caduta dei suoi complicati genitori, nonché la dolorosa resa dei conti con l’amore e la vita. Una storia di formazione con una sfumatura di noir, La magnifica Esme Wells ritrae le promesse e le disillusioni del sogno americano e dei suoi sognatori.

Magnifica

In un paese nascosto sull’Appennino, “un’unghia di terra sconosciuta a chi non era nato lì o nelle immediate vicinanze”, vivono Ada Maria e Pietrino, fratello e sorella, assieme al padre Aniceto. Il capofamiglia va a caccia e allinea in un capanno gli animali imbalsamati frutto della passione per la tassidermia, la ragazza bada alle faccende domestiche e cerca di ignorare Teresina, una donna pratica e buona che da anni dispensa amore al padre. Un giorno nel bosco, nella Faggeta, Ada Maria incontra un uomo, un’apparizione, uno spettro. E magro, barbuto, avvolto in una coperta, magari è un sogno, o uno scherzo della fantasia e della solitudine. Finché quell’ombra non le parla. La saluta quando lei si allontana. Auf Wiedersehen. Tra le alture in cui vive la famiglia di questa storia a fatica si intuiscono, in lontananza, lo scorrere del tempo, le trasformazioni sociali, le grandi città. Il mondo esterno riesce a insinuarsi solo con la forza sconvolgente della Seconda guerra mondiale. In quei luoghi, per buona parte del Dopoguerra, le lacerazioni del nuovo e della modernità stentano ad attecchire. L’incontro tra Ada Maria e il “tedesco” è uno di quegli eventi da cui nasce uno scarto, da cui scaturisce il destino, un’intera generazione. Anni dopo sarà ancora un’altra donna, Magnifica, a prendere la penna in mano, negli spazi di un’angosciosa apprensione, per comprendere e raccontare una sorprendente saga familiare, tutta femminile, tutta matrilineare.
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Il magico regno di Landover

Un vero regno magico, con tanto di fate e maghi, in vendita a prezzo di liquidazione. A Ben Holiday sembra un’occasione da non perdere ma, una volta effettuato l’acquisto, il povero Ben scoprirà fin troppo presto che sarebbe stato meglio pensarci due volte. Il regno è in rovina, i baroni sono in rivolta ed un terribile drago distrugge ogni cosa. Cosa potrà fare l’improvvisato eroe?

La Magia Del Presente

Immersi ogni giorno, senza sosta, in mille impegni e pensieri diversi, cerchiamo un po’ di pace nel tempo libero, magari lontano dalla solita vita. È un’esperienza comune alla maggior parte di noi: da un lato la concitata attività quotidiana, dall’altro rare e preziose pause per recuperare energie, intuito ed equilibrio. Ma davvero una breve fuga in qualche luogo appartato può rimediare alla fatica di abitare il nostro mondo convulso, alla sensazione di essere continuamente risucchiati da qualcosa al di fuori di noi? Proseguendo la riflessione iniziata con il bestseller internazionale La cura del silenzio, Kankyo Tannier si domanda se questa stessa contrapposizione non sia una parte del disagio che proviamo. E suggerisce, col consueto approccio vivace e sorridente, come tentare di superarla imparando la concentrazione e l’ascolto consapevole ed esercitandoci ad assaporare il presente con semplici rituali che aprono spazi immensi di quiete nel mezzo delle nostre giornate. Un percorso pieno di saggezza e umorismo che accende scintille di spiritualità capaci di illuminare il quotidiano di magia e poesia.

(source: Bol.com)

Magellano

Anno 1519. Da Siviglia salpano cinque caracche sotto il comando di Ferdinando Magellano. Il viaggio durerà tre anni. Magellano dovrà affrontare ammutinamenti, tempeste, il gelo polare, malattie e scontri con feroci tribù, alla ricerca di un passaggio che attraverso il Sudamerica lo conduca in Oriente, verso la meta finale: le favolose Isole delle Spezie. Ma gli eventi prenderanno una piega imprevista. Magellano è il racconto della prima circumnavigazione del globo, narrato dalla voce di Juan Sebastián del Cano, tra i pochi a fare ritorno in patria a bordo dell’unico veliero superstite, il quale si attribuirà il merito dell’impresa infangando la memoria di Magellano, rimasto ucciso nell’oscura isola di Mactan (nelle Filippine) in circostanze drammatiche. Un viaggio non solo fisico ma anche dell’anima, scritto in una lingua che sembra farsi più primitiva a mano a mano che la spedizione procede verso terre sempre più ignote e selvagge.
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### Sinossi
Anno 1519. Da Siviglia salpano cinque caracche sotto il comando di Ferdinando Magellano. Il viaggio durerà tre anni. Magellano dovrà affrontare ammutinamenti, tempeste, il gelo polare, malattie e scontri con feroci tribù, alla ricerca di un passaggio che attraverso il Sudamerica lo conduca in Oriente, verso la meta finale: le favolose Isole delle Spezie. Ma gli eventi prenderanno una piega imprevista. Magellano è il racconto della prima circumnavigazione del globo, narrato dalla voce di Juan Sebastián del Cano, tra i pochi a fare ritorno in patria a bordo dell’unico veliero superstite, il quale si attribuirà il merito dell’impresa infangando la memoria di Magellano, rimasto ucciso nell’oscura isola di Mactan (nelle Filippine) in circostanze drammatiche. Un viaggio non solo fisico ma anche dell’anima, scritto in una lingua che sembra farsi più primitiva a mano a mano che la spedizione procede verso terre sempre più ignote e selvagge.

Il Maestro

Si firma «il Maestro» e la lezione che intende impartire è di quelle che la città di New York non dimenticherà tanto facilmente. Un commesso di un elegante negozio di abbigliamento, il maître dell’esclusivo 21 Club e una hostess dell’Air France sono le prime vittime della scia di morti che il Maestro si sta lasciando dietro, una scia che non sembra seguire un disegno preciso. La sua sete di vendetta appare inestinguibile, ma quale oscuro rancore la sta alimentando? L’intero dipartimento di Polizia di New York è sotto pressione, e in particolare il detective Michael Bennett, che deve fronteggiare un’emergenza anche nella vita privata. Rimasto vedovo da poco, Michael ha infatti una numerosa e amatissima famiglia da seguire, ben dieci figli adottivi che mettono a dura prova la sua pazienza. E mentre le indagini si complicano e Bennett si ritrova impantanato in una falsa pista, che finisce per confondere ancora di più le carte, il vero assassino arriva a minacciarlo molto da vicino, nei suoi affetti più cari…

Il maestro di eleganza

Quando Beau Brummell, maestro d’eleganza di corte, incontra un bel soldato a un ballo pieno di gente che ha iniziato ad annoiarlo, ha in mente solo una breve relazione e l’opportunità di dimostrare che l’abito fa il monaco. Toby, però, si rivela essere non solo bellissimo, ma anche un amante gentile e generoso e Beau presto finisce con l’innamorarsene. Malgrado all’inizio abbia acconsentito ai piani di Beau per permettergli di divertirsi, il geloso Principe Reggente dà un ultimatum: Toby deve tornare in Francia o qualcuno rischierà l’accusa di tradimento. Sapendo che Toby non ha molte speranze di sopravvivere alla guerra, Beau inizia a sprofondare nella depressione e nei debiti. È sicuro che lui e Toby non si rivedranno mai più…

Madrigale senza suono

«*Solo la fragilità e il dolore, presi per mano dall’amore ci portano nel punto più profondo del mondo.*»
**Corriere della Sera – Alessandro D’Avenia**
«*Tarabbia si avvicina a un fatto attirato da un richiamo morale, e lo usa per indagare − senza alcunché di morboso, miracolo − il Male nella e della Storia attraverso la scrittura, in una tradizione che va dai Demoni di Dostoevskij fino a Carrère o Vollmann.*»
**Il Sole 24Ore – Marco Rossari**
«*Tarabbia non dà risposte. Forse perché, come tutti, non le possiede. Forse perché il compito della letteratura − e dei bravi scrittori − non è quello di dispensare certezze ma di instillare dubbi e suscitare quesiti. Di spronare alla riflessione, sempre.*»
**Nazione Indiana – Antonella Falco**
Un uomo solo, tormentato, compie un efferato omicidio perché obbligato dalle convenzioni del suo tempo. Da lì scaturisce, inarginabile, il suo genio artistico.
Gesualdo da Venosa, il celebre principe madrigalista vissuto a cavallo tra Cinque e Seicento, è il centro attorno a cui ruota il congegno ipnotico di questo romanzo gotico e sensuale. Come può, è la domanda scandalosa sottesa, il male dare vita a tale e tanta purezza sopra uno spartito?
Per vendicare l’onore e il tradimento, il principe di Venosa uccide Maria D’Avalos, dopo averla sposata con qualche pettegolezzo e al tempo stesso con clamore. Fin qui la Storia. Il resto è la nostalgia che ne deriva, la solitudine del principe: è lì, nel sangue e nel tormento, che Andrea Tarabbia intinge il suo pennino e trascina il lettore in un labirinto.
Questa storia − è ciò che il lettore scopre sbalordito − ci parla dritti in faccia, scollina i secoli e arriva fino al nostro oggi, si spinge fino a lambire i confini noti eppure sempre imprendibili tra delitto e genio.
Con un gioco colto e irresistibile, tra manoscritti ritrovati e chiose di Igor’ Stravinskij − che nel Novecento riscoprì e rilanciò il genio di Gesualdo − Andrea Tarabbia, scrittore tra i migliori della sua generazione, costruisce un romanzo importante, destinato a restare.
L’edificio che attraverso Madrigale senza suono Tarabbia innalza è una cattedrale gotica da cui scaturisce la potenza misteriosa della musica. È impossibile, per il lettore, non spingere il portale. E, una volta entrato, non restarne intrappolato.
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### Sinossi
«*Solo la fragilità e il dolore, presi per mano dall’amore ci portano nel punto più profondo del mondo.*»
**Corriere della Sera – Alessandro D’Avenia**
«*Tarabbia si avvicina a un fatto attirato da un richiamo morale, e lo usa per indagare − senza alcunché di morboso, miracolo − il Male nella e della Storia attraverso la scrittura, in una tradizione che va dai Demoni di Dostoevskij fino a Carrère o Vollmann.*»
**Il Sole 24Ore – Marco Rossari**
«*Tarabbia non dà risposte. Forse perché, come tutti, non le possiede. Forse perché il compito della letteratura − e dei bravi scrittori − non è quello di dispensare certezze ma di instillare dubbi e suscitare quesiti. Di spronare alla riflessione, sempre.*»
**Nazione Indiana – Antonella Falco**
Un uomo solo, tormentato, compie un efferato omicidio perché obbligato dalle convenzioni del suo tempo. Da lì scaturisce, inarginabile, il suo genio artistico.
Gesualdo da Venosa, il celebre principe madrigalista vissuto a cavallo tra Cinque e Seicento, è il centro attorno a cui ruota il congegno ipnotico di questo romanzo gotico e sensuale. Come può, è la domanda scandalosa sottesa, il male dare vita a tale e tanta purezza sopra uno spartito?
Per vendicare l’onore e il tradimento, il principe di Venosa uccide Maria D’Avalos, dopo averla sposata con qualche pettegolezzo e al tempo stesso con clamore. Fin qui la Storia. Il resto è la nostalgia che ne deriva, la solitudine del principe: è lì, nel sangue e nel tormento, che Andrea Tarabbia intinge il suo pennino e trascina il lettore in un labirinto.
Questa storia − è ciò che il lettore scopre sbalordito − ci parla dritti in faccia, scollina i secoli e arriva fino al nostro oggi, si spinge fino a lambire i confini noti eppure sempre imprendibili tra delitto e genio.
Con un gioco colto e irresistibile, tra manoscritti ritrovati e chiose di Igor’ Stravinskij − che nel Novecento riscoprì e rilanciò il genio di Gesualdo − Andrea Tarabbia, scrittore tra i migliori della sua generazione, costruisce un romanzo importante, destinato a restare.
L’edificio che attraverso Madrigale senza suono Tarabbia innalza è una cattedrale gotica da cui scaturisce la potenza misteriosa della musica. È impossibile, per il lettore, non spingere il portale. E, una volta entrato, non restarne intrappolato.

Macron: La Rivoluzione Liberale Francese

Un anno prima delle presidenziali del 2017, Emmanuel Macron era un giovane ministro di cui diffidare: liberale per la gauche francese, europeista per i nazionalisti di Marine Le Pen e compromesso con la presidenza Hollande per i gaullisti alla ricerca dell’erede di Sarkozy. Macron, come spiega Mauro Zanon in questo libro che ne ripercorre storia, ambizioni e suggestioni, è un fenomeno che supera e rende obsoleti gli steccati della politica tradizionale, si propone come innovatore in una pragmatica e rischiosa sintesi di destra e sinistra, «nel tentativo», scrive Giuliano Ferrara nella prefazione, «di rintracciare lo spirito di un sovrano capace di imprimere un comando democratico e sociale». Con un movimento creato quasi dal nulla a sua immagine e somiglianza, che definisce «liberale» e «di sinistra», in pochi mesi ha portato la sua marche dritta all’Eliseo. Ora, a soli quarant’anni, è un esempio per i partiti del continente. E lancia una sfida che è quasi un programma: «Saremo i rifondatori dell’Europa, o i suoi becchini».

La macchina in Corsia Undici

Il terrore attraverso l’elettroshock, come nessuno ha mai osato raccontarlo. Un classico dimenticato della narrativa nera.

La Macchina Imperfetta

Quello che volle e non riuscì a essere lo Stato fascista.
Lo Stato fascista è studiato qui nei suoi meccanismi essenziali. I cambiamenti e le continuità che lo caratterizzano: nei ministeri, nei nuovi enti pubblici, nel rapporto contraddittorio fra centro e periferia. E in primo piano il nuovo soggetto che ambiguamente penetra nello Stato e al tempo stesso se ne lascia penetrare, statalizzandosi: il Partito fascista. E poi le élites, fra continuità e innovazione: burocrazie, gerarchie politiche centrali e periferiche, magistrature ordinaria e amministrativa, podestà, sindacalisti e capi delle corporazioni, autorità scolastiche, sovrintendenti alle belle arti, uomini dell’impresa pubblica e del parastato. Uno Stato ben lontano dall’essere la “macchina perfetta” che vorrebbe sembrare. Nell’affresco, ricco di particolari, emerge una visione complessa di quel che volle e non riuscì a essere lo Stato. Stato “fascista” ma al tempo stesso Stato “nel fascismo”.

La luna è dei lupi

Ruscelli dipinti d’argento dalla luna, nastri di profumi colorati tesi sui prati, sagome di cervi come macchie di buio su una tela d’ombra. E un’oscura minaccia oltre il confine. Questo è il mondo di Rio, un lupo dei Monti Sibillini. A lui è affidata la sopravvivenza del suo branco piegato dalla fame e dalla scarsità di nuove nascite, costretto ad affrontare un lungo viaggio nei meandri di una natura da scoprire e difendere, nell’eterno conflitto con un nemico che ora ha le fattezze di un branco antagonista, ora quelle dell’uomo e dei suoi cani. L’entrata in scena di Greta e Lorenzo, due giovani ricercatori, darà il via a una catena di eventi imprevedibili.
Tra le meraviglie della natura selvaggia e le insidie del mondo degli uomini, l’emozionante viaggio di un branco alla ricerca della libertà. Una trama che si trasforma in un sorprendente gioco di specchi, dove ogni lettore ha la possibilità di osservare la natura degli animali e la società degli uomini dal punto di vista dei lupi. Una storia che diventa metafora della condizione umana, tra conflitti e amicizia, istinto e ragione, pregiudizi e accettazione del diverso. ‘Chissà se anche gli uomini pregano’ si chiede a un tratto Lama, una femmina del branco, contemplando la luna. Perché i lupi pregano.
Dei libri di Giuseppe Festa hanno scritto:
«*Giuseppe Festa propone una visione del mondo non più antropocentrica, restituisce agli animali la propria meravigliosa unicità e lo spazio di cui generalmente sono stati privati, nella realtà e nell’immaginario*».
**Teresa Buongiorno**
«*Un racconto bellissimo che celebra la natura senza venir meno al rispetto per gli uomini*».
**Dacia Maraini, nella prefazione del Passaggio dell’orso**
«*Un libro straordinario, di grandissima letteratura*».
**Paolo Mieli, tra le motivazioni della qualificazione dell’Ombra del gattopardo al Premio Cortina**
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### Sinossi
Ruscelli dipinti d’argento dalla luna, nastri di profumi colorati tesi sui prati, sagome di cervi come macchie di buio su una tela d’ombra. E un’oscura minaccia oltre il confine. Questo è il mondo di Rio, un lupo dei Monti Sibillini. A lui è affidata la sopravvivenza del suo branco piegato dalla fame e dalla scarsità di nuove nascite, costretto ad affrontare un lungo viaggio nei meandri di una natura da scoprire e difendere, nell’eterno conflitto con un nemico che ora ha le fattezze di un branco antagonista, ora quelle dell’uomo e dei suoi cani. L’entrata in scena di Greta e Lorenzo, due giovani ricercatori, darà il via a una catena di eventi imprevedibili.
Tra le meraviglie della natura selvaggia e le insidie del mondo degli uomini, l’emozionante viaggio di un branco alla ricerca della libertà. Una trama che si trasforma in un sorprendente gioco di specchi, dove ogni lettore ha la possibilità di osservare la natura degli animali e la società degli uomini dal punto di vista dei lupi. Una storia che diventa metafora della condizione umana, tra conflitti e amicizia, istinto e ragione, pregiudizi e accettazione del diverso. ‘Chissà se anche gli uomini pregano’ si chiede a un tratto Lama, una femmina del branco, contemplando la luna. Perché i lupi pregano.
Dei libri di Giuseppe Festa hanno scritto:
«*Giuseppe Festa propone una visione del mondo non più antropocentrica, restituisce agli animali la propria meravigliosa unicità e lo spazio di cui generalmente sono stati privati, nella realtà e nell’immaginario*».
**Teresa Buongiorno**
«*Un racconto bellissimo che celebra la natura senza venir meno al rispetto per gli uomini*».
**Dacia Maraini, nella prefazione del Passaggio dell’orso**
«*Un libro straordinario, di grandissima letteratura*».
**Paolo Mieli, tra le motivazioni della qualificazione dell’Ombra del gattopardo al Premio Cortina**

Luci e ombre

**Seguito di Bulli e pupe
Serie Armi & bagagli, Libro 4**
La città di Baltimora, nel Maryland, è in pieno subbuglio. Un’escalation di violenza ha suscitato polemiche e proteste fra i cittadini, e a farne le spese in termini di popolarità sono le forze dell’ordine, compresa l’FBI. Da qui le ultime trovate del Bureau per migliorare la propria immagine pubblica: un torneo di softball cittadino e una serie di conferenze rivolte ai commercianti e alle scuole. Peccato che per gli agenti speciali Ty Grady e Zane Garrett i nuovi impegni si traducano in meno ore libere da trascorrere insieme – ore che avrebbero volentieri passato ad approfondire la loro relazione.
Finché non esplode – letteralmente – una nuova ondata di crimine, che mette a dura prova non solo la popolazione e l’FBI, ma anche il rapporto incerto e altalenante che unisce Ty e Zane. I due uomini si ritrovano nei guai fino al collo, costretti a brancolare nel buio in cerca dei bombaroli e dei rapinatori, e con un solo modo per raggiungere vivi la luce in fondo al tunnel: chiudere gli occhi e fidarsi l’uno dell’altro.