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Titoli di coda

Un imprenditore greco-tedesco si uccide ad Atene. Ma all’ambasciata tedesca giunge un biglietto, firmato “I Greci degli anni ’50”, in cui si sostiene che si è trattato di un omicidio. Ed ecco verificarsi altre morti a breve distanza di tempo: il proprietario di una scuola privata, un faccendiere che faceva da mediatore tra gli imprenditori e gli amministratori intascando e distribuendo bustarelle, e infine due proprietari agricoli. Ogni volta la “rivendicazione” via Internet arriva puntuale. Il commissario Charitos ha nuovo pane per i suoi denti. E adesso deve anche proteggere la figlia, aggredita da membri di “Alba dorata” a causa del suo impegno a favore degli immigrati. L’epilogo della serie sulla Crisi ci mette di fronte al consueto scenario di corruzione sociale e caduta libera dei valori.
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Tito di Gormenghast

Apriamo questo libro e ci troviamo in un mondo parallelo al nostro. È Gormenghast, un immane castello, che nessuno dei suoi abitatori ha percorso in tutti i suoi anfratti. Un tempo, doveva essere pieno di tinte squillanti: ora è un intreccio di crepe, e le tinte sfumano fra grigio, verde lichene, rosa antico e argento. Vi incontriamo esseri disparati: un nobile melanconico e saturnino, settantaseiesimo conte di Gormenghast, che è il reggitore del luogo; sua moglie, avvolta in una nube di gatti bianchi; la figlia, selvatica e sognante fra giocattoli vecchi, libri e pezze di stoffa; dignitari di cartapecora, dalle gambe di ragno, custodi di un ordine ormai inaridito; orripilanti figuri che sovraintendono alle cucine; giovani acrimoniosi, che covano la rivolta. Ma c’è qualcosa che unisce questi personaggi: il loro corpo e la loro psiche sono una concrezione del castello – così come il castello è una concrezione del loro essere. Nessuna vita è per loro concepibile al di fuori di quei corridoi di pietra, di quei saloni, di quelle torri, di quei solai. La natura non esiste, se non come riflesso del castello, dove la polvere è polline: perché Gormenghast è tutto. La nascita di un erede maschio, Tito di Gormenghast, «rampollo della stirpe delle pietre, acqua del fiume senza fine», porterà una minaccia di cambiamento, per il solo fatto di essere qualcosa di nuovo. E qui ha inizio la trascinante saga narrata da Peake, un’impresa grandiosa della letteratura fantastica – e insieme un vasto disegno allegorico che traspare dietro l’esuberanza delle immagini. “Tito di Gormenghast” fu pubblicato nel 1946, primo volume di una trilogia che sarebbe stata compiuta nel 1959. Il libro trovò, fin dall’inizio, lettori entusiasti, ma – un po’ come accadde a Tolkien – per molti anni essi rimasero una piccola cerchia. La morte di Peake, nel 1968, coincise invece con l’inizio di una grande voga fra lettori di ogni specie. Accolta fra i «classici moderni» della Penguin, la trilogia di Peake è ormai un’opera amata in tutto il mondo. Come scrisse C.S. Lewis, «Peake ha creato una nuova categoria, il Gormenghastly, e già ci meravigliamo di come prima potessimo vivere senza di essa e ci chiediamo come mai nessuno aveva saputo definirla prima di lui».

Tiro al piccione

“Ho cercato di fare del mondo segreto che un tempo conoscevo un palcoscenico per i mondi più ampi in cui viviamo. Prima viene l’immaginazione, poi la ricerca della realtà. E infine il ritorno all’immaginazione e alla scrivania dove mi trovo ora.” Dagli anni trascorsi al servizio dell’Intelligence britannica durante la Guerra Fredda, alla carriera di scrittore che lo ha portato dalla Cambogia dilaniata dalla guerra a Beirut sull’orlo dell’invasione israeliana, alla Russia prima e dopo la caduta del Muro di Berlino, John le Carré ha sempre raccontato storie partendo dall’attualità, leggendo negli avvenimenti di cui è stato testimone la stessa ambiguità morale di cui sono permeati tutti i suoi romanzi.In questo suo primo mémoir, tanto brillante quanto incisivo, l’autore narra, a volte facendoci ridere, a volte invitandoci a rivedere le nostre convinzioni, di un pappagallo in un hotel di Beirut in grado di imitare perfettamente una raffica di mitra o intonare la Quinta di Beethoven, il suo omaggio ai morti non sepolti del genocidio in Ruanda, il festeggiamento del Capodanno del 1982 con Yasser Arafat, la saggezza del grande fisico dissidente e Premio Nobel Andrej Sacharov, Alec Guinness impegnato nella preparazione del ruolo di George Smiley per i leggendari adattamenti televisivi della BBC. Ma, più di ogni altra cosa, John le Carré ci offre il suo personale, straordinario viaggio di scrittore lungo più di cinquant’anni, alla costante ricerca della scintilla di umanità che ha dato tanta vita e tanto cuore ai suoi personaggi.

Tiro al bersaglio. Un’indagine del commissario Lucchesi

Una mattina, all’alba, lo squillo del telefono tira giù dal letto il commissario Lucchesi: c’è stata una rapina al quartiere milanese QT8 ai danni di un vecchio droghiere, rimasto ucciso da un colpo di fucile a canne mozze. Poche ore dopo, la Omicidi è di nuovo chiamata in gioco al gran completo: in un appartamento del centro un uomo è stato trovato morto, la testa spaccata da un colpo di martello. In entrambi i casi, le piste si moltiplicano: dietro l’apparente normalità delle due vittime, infatti, gli inquirenti scoprono verità torbide, una fitta rete di tradimenti e bugie, ricatti e sotterfugi, traffici illeciti e sporchi inganni… Per stilare una lista dei sospetti, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Il commissario Lucchesi, pur amando muoversi da solo, questa volta sa che dovrà avvalersi della collaborazione di tutta la squadra. Nel frattempo, un dramma personale travolge la sua compagna, Lucia Anticoli, e tra loro nulla potrà più essere come prima…

Il tiranno

Sicilia, 412 a.C.: comincia il duello infinito fra un uomo e una superpotenza. L’uomo è Dionisio di Siracusa. La superpotenza Cartagine, signora dei mari e megalopoli mercantile. Dionisio, poco più che ventenne, combattente intrepido dell’esercito siracusano, è costretto ad assistere allo spaventoso massacro di Selinunte, splendida città greca al confine con la provincia cartaginese. Lo sdegno e la rabbia alimentano in lui tre ferree convinzioni: le democrazie sono inefficienti, i cartaginesi sono i mortali nemici dell’ellenismo e devono essere sradicati dalla Sicilia; l’unico uomo in grado di condurre a termine una tale impresa è lui stesso.
Inizia così l’avventura di un uomo che costituì il più grande esercito dell’antichità ed edificò in pochi mesi la più ampia cinta muraria mai vista. Ma anche di un uomo che fu drammaturgo e statista, pieno di passioni e con una personalità energica e controversa.
Ecco una storia che aspettava solo di essere raccontata. E nessuno poteva farlo meglio di Valerio Massimo Manfredi che regala ai suoi lettori un protagonista memorabile.
(source: Bol.com)

Tiranno e gentiluomo

Londra, 1816 – Tornato in Inghilterra dopo sei lunghi anni di guerra culminati con la battaglia di Waterloo, il colonnello Sinjin Sandiford è ormai rassegnato al suo destino di aristocratico senza un soldo. Il padre, infatti, ha dilapidato il patrimonio di famiglia e lui dovrà sposare un’ereditiera. Deluso dalle giovani aristocratiche, superficiali e spendaccione, Sinjin decide di cercare una moglie virtuosa e lavoratrice nella classe borghese, ma poi scopre che il suo cuore ha scelto diversamente e che l’aristocratica, irruente, splendida Clarissa Beaumont è l’unica donna che vorrebbe sposare. Ma non è facile conquistare la regina del bel mondo, tanto più che Clarissa ha la brutta abitudine di cacciarsi nei guai.
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### Sinossi
Londra, 1816 – Tornato in Inghilterra dopo sei lunghi anni di guerra culminati con la battaglia di Waterloo, il colonnello Sinjin Sandiford è ormai rassegnato al suo destino di aristocratico senza un soldo. Il padre, infatti, ha dilapidato il patrimonio di famiglia e lui dovrà sposare un’ereditiera. Deluso dalle giovani aristocratiche, superficiali e spendaccione, Sinjin decide di cercare una moglie virtuosa e lavoratrice nella classe borghese, ma poi scopre che il suo cuore ha scelto diversamente e che l’aristocratica, irruente, splendida Clarissa Beaumont è l’unica donna che vorrebbe sposare. Ma non è facile conquistare la regina del bel mondo, tanto più che Clarissa ha la brutta abitudine di cacciarsi nei guai.

Tiranni Dei Mondi

Mentre l’Uomo, arrogante e bellicoso distrugge se stesso nella guerra atomica, un popolo prolifico e determinato inizia ad espandersi nell’universo consapevole della propria forza. Da Harmchela, il pianeta madre, gli harmcheliani si espandono nella galassia determinati a costituire il loro primo impero delle stelle. Nella società militarista harmcheliana una organizzazione segreta denominata “la cospirazione” tenta di liberare il popolo dal potere dispotico e arcaico della regina madre. Gli ultimi resti delle nazioni civili della Terra, organizzate in maniera autarchica, saranno costretti a subire una invasione epocale e feroce. L’umanità assisterà da spettatrice umiliata alla gloria di una razza straniera e diventerà una provincia di un impero lontano? Alcuni non accetteranno questo destino. Voi con chi vi schiererete?

Tina

Tina, una ragazzina che tutti scambiano per un maschio, arriva a Pantelleria con sua madre e sua sorella Bea. Sembrerebbe una normale vacanza estiva, ma le cose non stanno così. Pochi mesi prima, il papà di Tina ha lasciato la moglie per correre dietro a un’amante molto più giovane di lui. Tina e Bea vedono alternarsi sul viso della loro mamma lo sconforto, l’ottimismo, la disperazione, ma alla loro età anche un dramma come la fine dell’unità familiare può assumere i contorni dell’avventura. A complicare le cose la presenza sull’isola di personaggi strani: una campionessa di nuoto francese che affascina Tina, il suo fidanzato che colpisce al cuore Bea, un uomo alla deriva che attira più del dovuto la madre. L’estate va avanti ma, prima che sia finita, l’impatto sempre rimandato con il dolore del cambiamento si farà sentire. Alessio Torino crea una cornice narrativa per il più classico rito di passaggio: il momento lancinante in cui raggiungiamo l’età adulta e ci rendiamo conto di aver perso qualcosa, irreparabilmente.
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Timone d’Atene. Con testo a fronte

Ultima prova di Shakespeare nel genere tragico, Timone d’Atene è anche il più impietoso momento della sua riflessione intorno alla grande crisi ideologica e sociale che tra Cinquecento e Seicento accompagna, in Inghilterra, la nascita dell’uomo moderno. Più ancora che nel Re Lear, nell’Otello o in altri drammi contemporanei – quali Antonio e Cleopatra o Coriolano – la realtà che qui prende forma scenica è una realtà negativa, un deserto dell’anima e del cuore, dove solo domina, immobile e inattaccabile mostro, il dio dell’oro».Timone d’Atene fa parte della serie Tutto Shakespeare nei Grandi Libri Garzanti, diretta da Nemi D’Agostino e Sergio Perosa. La serie comprende i 38 lavori teatrali del grande drammaturgo oltre ai Sonetti e ai Poemetti. Tutte le opere sono corredate del testo originale inglese e sono curate dai maggiori studiosi italiani di Shakespeare.La versione digitale dei 40 titoli della serie mantiene le stesse caratteristiche dell’edizione cartacea, ma con i vantaggi della consultazione interattiva: la possibilità di passare agevolmente atto per atto, scena per scena dal testo inglese originale alla traduzione italiana grazie ai link bilingue, di effettuare ricerche specifiche per parole chiave, di verificare occorrenze, di confrontare varianti, di approfondire lo studio della lingua e dello stile dell’autore.

Timone d’Atene

Ultima prova di Shakespeare nel genere tragico, *Timone d’Atene* è anche il più impietoso momento della sua riflessione intorno alla grande crisi ideologica e sociale che tra Cinquecento e Seicento accompagna, in Inghilterra, la nascita dell’uomo moderno. Più ancora che nel *Re Lear* , nell’ *Otello* o in altri drammi contemporanei – quali *Antonio e Cleopatra* o *Coriolano* – la realtà che qui prende forma scenica è una realtà negativa, un deserto dell’anima e del cuore, dove solo domina, immobile e inattaccabile mostro, il dio dell’oro».
*Timone d’Atene* fa parte della serie **Tutto Shakespeare nei Grandi Libri Garzanti** , diretta da Nemi D’Agostino e Sergio Perosa. La serie comprende i 38 lavori teatrali del grande drammaturgo oltre ai *Sonetti* e ai *Poemetti*. Tutte le opere sono corredate del testo originale inglese e sono curate dai maggiori studiosi italiani di Shakespeare.
La **versione digitale** dei 40 titoli della serie mantiene le stesse caratteristiche dell’edizione cartacea, ma con i vantaggi della consultazione interattiva: la possibilità di passare agevolmente atto per atto, scena per scena dal testo inglese originale alla traduzione italiana grazie ai link bilingue, di effettuare ricerche specifiche per parole chiave, di verificare occorrenze, di confrontare varianti, di approfondire lo studio della lingua e dello stile dell’autore.
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### Sinossi
Ultima prova di Shakespeare nel genere tragico, *Timone d’Atene* è anche il più impietoso momento della sua riflessione intorno alla grande crisi ideologica e sociale che tra Cinquecento e Seicento accompagna, in Inghilterra, la nascita dell’uomo moderno. Più ancora che nel *Re Lear* , nell’ *Otello* o in altri drammi contemporanei – quali *Antonio e Cleopatra* o *Coriolano* – la realtà che qui prende forma scenica è una realtà negativa, un deserto dell’anima e del cuore, dove solo domina, immobile e inattaccabile mostro, il dio dell’oro».
*Timone d’Atene* fa parte della serie **Tutto Shakespeare nei Grandi Libri Garzanti** , diretta da Nemi D’Agostino e Sergio Perosa. La serie comprende i 38 lavori teatrali del grande drammaturgo oltre ai *Sonetti* e ai *Poemetti*. Tutte le opere sono corredate del testo originale inglese e sono curate dai maggiori studiosi italiani di Shakespeare.
La **versione digitale** dei 40 titoli della serie mantiene le stesse caratteristiche dell’edizione cartacea, ma con i vantaggi della consultazione interattiva: la possibilità di passare agevolmente atto per atto, scena per scena dal testo inglese originale alla traduzione italiana grazie ai link bilingue, di effettuare ricerche specifiche per parole chiave, di verificare occorrenze, di confrontare varianti, di approfondire lo studio della lingua e dello stile dell’autore. 

Timeo

l Timeo, scritto intorno al 360 a.C. da Platone, è il dialogo platonico che maggiormente ha influito sulla filosofia e sulla scienza posteriori. In esso vengono approfonditi essenzialmente tre problemi: quello cosmologico dell’origine dell’universo, quello fisico della sua struttura materiale, ed infine quello, anche escatologico, della natura umana. Ai tre argomenti corrispondono altrettante parti in cui è possibile suddividere l’opera, alle quali va aggiunto il prologo.
La prosecuzione del Timeo è costituita dal dialogo incompiuto Crizia, che riprende la stessa ambientazione e gli stessi personaggi.
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### Sinossi
l Timeo, scritto intorno al 360 a.C. da Platone, è il dialogo platonico che maggiormente ha influito sulla filosofia e sulla scienza posteriori. In esso vengono approfonditi essenzialmente tre problemi: quello cosmologico dell’origine dell’universo, quello fisico della sua struttura materiale, ed infine quello, anche escatologico, della natura umana. Ai tre argomenti corrispondono altrettante parti in cui è possibile suddividere l’opera, alle quali va aggiunto il prologo.
La prosecuzione del Timeo è costituita dal dialogo incompiuto Crizia, che riprende la stessa ambientazione e gli stessi personaggi.

Time’s Edge. Il confine del tempo

Quando faccio ritorno all’appartamento esattamente trenta secondi dopo essere partita, come avevo promesso, Trey è sul letto, appoggiato sul gomito, con gli occhi fissi sul punto stabile. Credo ci fosse ancora una parte del suo cervello che non credeva completamente che tutto questo fosse reale, perché ha gli occhi sgranati e la bocca aperta, e sembra un po’ pallido. Le sei ore passate nel 1938 sono state deludenti, dopo Cod’s Hollow. Kiernan ha provato a convincermi a riposarmi, prima di ripartire, ma io non riuscivo a pensare ad altro che a mettere la parola fine a questo salto e tornare a casa. Tornare qui. Sono troppo stanca per fornire il rapporto dettagliato che Katherine e Connor si aspettano di ricevere nel momento esatto del mio ritorno. Trey, d’altra parte, ha detto di non volere i dettagli, e in questo momento la cosa mi va a genio. Trey chiude gli occhi e scuote la testa. Poi allunga una mano e mi toglie il cappello e gli occhiali. “Hai cambiato i capelli.” “Già. Be’, il grigio non faceva per me. Preferisco il cappello.” “Allora… Per quanto tempo sei stata via?” lo gli rivolgo un sorriso stanco. “Trenta secondi.” Lui mi dà un colpetto sulla testa con il cappello e poi si allunga per tirarmi accanto a sé. “Non è quel che intendevo, e lo sai bene. Ti ho chiesto quanto tempo sei stata via, non quanto tempo sei mancata da qui.”
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Time City: Amanti nel Tempo

Con questo romanzo scopriremo in che modo un rivoluzionario viaggio nel Tempo darà il via a un innovativo sistema di colonizzare la Luna e, forse, l’intero Universo.
Partendo dalla Terra con una macchina del Tempo, è possibile arrivare sulla Luna?
In queste pagine vi sarà raccontato del lato “Tempo” di questa domanda. La parte “Luna” (qui solo accennata) verrà sviluppata più corposamente nel seguito di questo libro auto-conclusivo.
L’autore ha cercato a lungo qualche riferimento a opere che narrassero di un crononauta che sfrutti il viaggio nel Tempo per raggiungere il nostro satellite naturale, ma non è riuscito a trovarne alcuna. Lo scrittore Giovanni Mongini (autore, tra le varie cose, dello splendido articolo “Viaggio al centro del tempo”) lo ha confortato in tal senso, perciò l’autore si vuole concedere il lusso di indicare la sua persona come colei che ha inventato per prima questo tipo di viaggio Terra-Tempo-Luna.
Concedeteglielo, vi prego, almeno per un po’ di… tempo.
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### Sinossi
Con questo romanzo scopriremo in che modo un rivoluzionario viaggio nel Tempo darà il via a un innovativo sistema di colonizzare la Luna e, forse, l’intero Universo.
Partendo dalla Terra con una macchina del Tempo, è possibile arrivare sulla Luna?
In queste pagine vi sarà raccontato del lato “Tempo” di questa domanda. La parte “Luna” (qui solo accennata) verrà sviluppata più corposamente nel seguito di questo libro auto-conclusivo.
L’autore ha cercato a lungo qualche riferimento a opere che narrassero di un crononauta che sfrutti il viaggio nel Tempo per raggiungere il nostro satellite naturale, ma non è riuscito a trovarne alcuna. Lo scrittore Giovanni Mongini (autore, tra le varie cose, dello splendido articolo “Viaggio al centro del tempo”) lo ha confortato in tal senso, perciò l’autore si vuole concedere il lusso di indicare la sua persona come colei che ha inventato per prima questo tipo di viaggio Terra-Tempo-Luna.
Concedeteglielo, vi prego, almeno per un po’ di… tempo.

Timbuctù

Abituati a viaggiare insieme sulle strade americane, Willy, poeta giramondo, e Mr Bones, cane dalla spiccata intelligenza, vengono separati dai freddi giochi del destino. Mr Bones dovrà imparare a cavarsela da solo e a difendersi anche da chi sembrerà volerlo aiutare. Così continuerà a fuggire, finché in lui si farà strada la convinzione di poter raggiungere Willy a Timbuctù, terra favolosa dove uomini e cani parlano la stessa lingua e conversano da pari a pari. Che cosa sia davvero Timbuctù, Mr Bones non lo sa, a parte qualche frase sibillina buttata lì da Willy nei suoi discorsi di poeta maledetto e infaticabile clochard. Eppure è proprio in quel luogo che un brutto giorno il poeta se n’è andato lasciando solo il fedele quadrupede.

La tigre

Nella grande Russia del secondo Ottocento, sotto il regno dello zar Nicola II, una tigre sconvolge i giorni degli uomini, ne fa strage. Da Mosca a Pietroburgo è solo razzia e morte. Tale è il pericolo che lo zar decide di mettere una taglia sull’animale, promettendouna ricompensa a chi riuscirà a ucciderlo.Ivan, giovane ambizioso e squattrinato, raccoglie la sfida e si mette sulle tracce del felino:una caccia programmata con metodo, comese l’obiettivo fosse il più efferato degli assassini umani. Ivan esplora i paesi, vuol sapere tutto delle abitudini della tigre, se le fa raccontare minuziosamente, entra nella mente del nemico come un moderno profiler. E finalmentela affronta. Dallo scontro esce vivo ma ferito, anche nell’animo. Si sente umiliato: la tigre non l’ha forse ritenuto neppure degno di essere ucciso. Da questo momento la sua caccia diventa una questione del tutto personale, che prevede l’utilizzo di ogni strumento.L’autore di La verità sul caso Harry Quebert ci regala un’altra storia ricca di echi culturali e di colpi di scena, una storia giocata interamente sul filo del rasoio di una suspence quasi insostenibile.