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Made in Sweden: Un romanzo criminale a Stoccolma

“Un romanzo imperdibile e mozzafiato per gli amanti del noir” è stato detto, ma Made in Sweden è molto più di questo. Tratto da un caso di cronaca che ha segnato la Svezia negli anni Novanta, il libro è la storia appassionante e struggente del destino di una famiglia, una storia che parla dell’amore che unisce tre fratelli, del rapporto complesso che esiste tra figli e padri. Tutto ha inizio in una sera d’inverno. Una sera normale, una casa tranquilla, la cena sul fuoco e tre bambini che aspettano solo di sentire la voce della loro madre che li chiama a tavola. Il piccolo Felix guarda i cartoni animati. Vincent sta ascoltando il walkman. E Leo, il maggiore, è al telefono. Con Ivan, il padre che non vive più con loro ma che improvvisamente gli annuncia “Leo, sto tornando a casa”. In pochi minuti è alla porta, pronto a vendicarsi della donna che lo ha mandato via. Ma mentre la sua violenza si sta per abbattere su di lei succede l’inatteso. Leo si scaglia contro suo padre, lo ferma, lo guarda negli occhi. La voce dell’uomo si incrina: “È il tuo turno Leo, da oggi questa famiglia è sulle tue spalle”. Sono passati dieci anni e Leo ha deciso di occuparsi dei fratelli a modo suo, seguendo l’esempio del padre che gli ha insegnato che il rispetto si guadagna solo con la violenza e la sopraffazione. Per questo, quando scopre un deposito d’armi militari in campagna, Leo non ha dubbi: lui e i suoi fratelli lo svaligeranno, per compiere le più audaci e spettacolari rapine che la Svezia ricordi. Insieme, come sempre. Uniti contro il mondo intero. Ma in ogni crimine si nasconde una debolezza, una crepa, e a un poliziotto che sa fare il suo mestiere non sfugge che la dinamica delle rapine ha qualcosa di anomalo. In uno dei filmati di sorveglianza il detective John Broncks nota un gesto d’affetto, inusuale tra due rapinatori. Come se la banda criminale fosse legata da qualcosa più forte dell’avidità, da un’unione profonda, forse una “fratellanza”. Mentre dal passato di Leo, Felix e Vincent riemerge l’ombra, mai del tutto sbiadita, del padre… In un elastico spettacolare di azzardi e tradimenti, di inseguimenti e azione, di disperazione e visionarietà, questo “romanzo criminale” scandinavo viene consegnato al lettore come un pacco che non si può mandare indietro, e la storia (realmente accaduta) dei tre ragazzi “uniti contro il mondo”, il loro legame unico segnato dalla violenza, la loro reazione a un destino sfortunato ci rivela una volta per tutte quanto sia sottile la linea di demarcazione tra condanna e assoluzione. Scritto da Anders Roslund (autore, assieme a Börge Hellström, di bestseller mondiali come Tre secondi) e da Stefan Thunberg, sceneggiatore all’esordio narrativo e fratello di Carl, Johan Alin e Lennart Sumonja, i veri autori delle rapine sulla cui storia è basato il romanzo, Made in Sweden è stato salutato come una miracolosa sintesi tra Stieg Larsson e Romanzo criminale. Il libro è in via di traduzione in tutti i paesi del mondo, i diritti cinematografici sono stati acquistati dalla DreamWorks e, appena uscito, ha raggiunto in Svezia il primo posto in classifica.
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### Recensione
**“La mia famiglia ha insanguinato il paradiso svedese”**
*Raffaella Silipo*, Tuttolibri – La Stampa
È l’antivigilia di Natale in Svezia. Mentre infuria la tormenta di neve, un padre e i suoi tre figli si nascondono in un cottage in mezzo al bosco. Fuori, le truppe speciali della polizia aspettano di fare irruzione e sgominare la banda di rapinatori che da anni terrorizza Stoccolma. È il cuore di *Made in Sweden*, un thriller sorprendente già opzionato dalla Dreamworks per diventare film, ispirato alla storia vera della «Military Gang», costituita negli Anni 90 dai tre fratelli, Carl, David e Lennart Sumonja. L’autore (a quattro mani con il più noto **Anders Roslund**) è il quarto fratello, **Stefan Thunberg**. Un romanzo criminale scandinavo, con qualcosa dell’*Educazione siberiana*, una saga familiare nordica in cui scorre sangue slavo (il padre viene dalla ex Jugoslavia) capace di unire adrenaliniche scene di azione e malinconiche riflessioni sulla famiglia, i legami di sangue, il Male che si tramanda di padre in figlio.
**Stefan Thunberg**, solo lei può dirci quanta realtà e quanta fiction ci sono nella storia… «**Roslund** e io ci siamo attenuti alla realtà dei personaggi e dei luoghi, ma naturalmente ci sono differenze. Non volevamo fare un documentario, piuttosto ricreare le situazioni, basandoci sulle mie memorie emotive ma anche immergendoci negli atti della polizia svedese e negli interrogatori dei miei familiari, che non avevo mai letto prima».
E’ stato doloroso? «Molto. Per un certo periodo ho avuto crisi di ansia, fuggivo letteralmente dal libro. Sono tornato quando abbiamo deciso di scomporre la realtà e riscriverla come fiction. Per farlo siamo andati a cercare il cuore pulsante della storia, il conflitto centrale che porta alla fine inevitabile e necessaria: un evento che ha infestato i miei sogni per vent’anni. Era il 23 dicembre, ho sentito alla radio la notizia dei rapinatori braccati dalla polizia nella tempesta di neve e ho subito capito che erano i miei fratelli, solo dopo ho capito che con loro c’era anche mio padre, coinvolto, dopo anni di silenzio, nell’ultima rapina della “Military League”. Quella notte, senza vie di fuga, padre e figlio avevano dovuto risolvere il conflitto che li aveva seguiti – che ci aveva seguiti – per tutta la vita. Cosa si sono detti in quelle ore prima che la polizia tirasse il gas nel cottage e li catturasse?».
Dal libro emerge il legame potente e violento tra padre e figli e tra fratelli. Quanto conta il passato nelle nostre vite? «Certe cose ti segnano per sempre. Raccontare l’infanzia dei personaggi mi ha permesso di partecipare alla storia senza protagonismo, con più distacco. Le mie esperienze sono state incarnate dai miei fratelli, soprattutto Felix, perché in realtà sono il più vicino in età a Leo e quindi ero io quello sdraiato sul pavimento a guardare mio padre e mio fratello fabbricare la molotov da buttare nella casa dove si nascondeva mia madre».
L’idea di base è che chi subisce violenza, diventerà a sua volta violento. Lei invece è diventato un affermato sceneggiatore. Come è riuscito a spezzare il legame? Scrivere è una terapia, un modo di sfuggire al destino? «A 20 anni frequentavo la scuola d’arte a Stoccolma. Nello stesso periodo i miei fratelli programmavano rapine, dapprima come una fantasia di ragazzi, poi sempre più seriamente. Siccome io avevo già scelto la mia strada (Stefan, classe 1968, è il più grande insieme a Leo/Carl, il capo della banda, nato nel 1965, gli altri due sono del ’70 e del ’74 e all’epoca delle rapine erano minorenni, ndr) non sono mai stato coinvolto, ma ho sempre saputo. Non conoscevo i dettagli del colpo che stavano preparando, ma la consapevolezza che sarebbe accaduto qualcosa era costantemente nella mia testa. Erano la mia famiglia, in fondo. Nessuno mi ha mai dovuto dire: “Non raccontare nulla di tutto questo!”, perchè tra noi fratelli era dato per scontato: “Non si tradisce mai un fratello” era l’insegnamento che ci aveva inculcato mio padre».
Che cosa fanno oggi suo padre e i suoi fratelli?«Sono stati tutti arrestati e condannati con le sentenze più dure possibili per il loro tipo di crimine. Il processo ha stabilito con chiarezza che io non ero coinvolto, ma mia madre e io per anni andammo a trovarli in prigione. Oggi sono tutti – a quanto ne so – onesti cittadini».
Come hanno reagito al libro?«Ognuno in modo diverso: uno mi ha chiamato e ha detto “Stefan, ti odio, ma amo questo stramaledetto libro che hai scritto”. Non ci siamo più parlati da allora. Un altro ha letto il libro cinque volte e solo alla quinta mi ha chiamato: “Ora capisco perchè l’hai fatto: mi sono rivisto a 17 anni”. L’ultimo fratello si è profondamente commosso e mi ha scritto una fantastica lettera».
Come è stato lavorare a quattro mani? Come vi siete incontrati lei e **Roslund**? «È stato un colpo di fulmine. Quando ci siamo incontrati eravamo semplicemente due narratori di storie che si apprezzavano, poi abbiamo scoperto di avere lo stesso punto di vista sulle storie e su questa in particolare. **Anders** è un lavoratore pazzesco, instancabile. Scrive come un maratoneta che ama ogni passo che fa. Io invece sono più discontinuo, un giocatore di hockey, scrivo a intervalli: corro forte per un periodo breve, poi mi siedo in panchina e riposo. Ho imparato moltissimo dalla sua disciplina, dalle sue esperienze, dal suo talento. Lavoreremo di nuovo insieme, molto presto, dal 1° marzo scriveremo un nuovo libro che in realtà è un seguito di questo. E siamo felici che la Dreamworks ne voglia fare un film».
Come mai voi svedesi siete così bravi a scrivere thriller? «Beh… grazie intanto! Prima di tutto abbiamo una grande tradizione. L’editoria svedese considera il genere seriamente, come qualsiasi altro tipo di romanzo: un modo di raccontare una bella storia mettendoci il cuore. Poi naturalmente aiuta il fatto che abbiamo così tanta oscurità, molte lunghe notti che creano il tempo, l’atmosfera e i sentimenti giusti…».
### Sinossi
“Un romanzo imperdibile e mozzafiato per gli amanti del noir” è stato detto, ma Made in Sweden è molto più di questo. Tratto da un caso di cronaca che ha segnato la Svezia negli anni Novanta, il libro è la storia appassionante e struggente del destino di una famiglia, una storia che parla dell’amore che unisce tre fratelli, del rapporto complesso che esiste tra figli e padri. Tutto ha inizio in una sera d’inverno. Una sera normale, una casa tranquilla, la cena sul fuoco e tre bambini che aspettano solo di sentire la voce della loro madre che li chiama a tavola. Il piccolo Felix guarda i cartoni animati. Vincent sta ascoltando il walkman. E Leo, il maggiore, è al telefono. Con Ivan, il padre che non vive più con loro ma che improvvisamente gli annuncia “Leo, sto tornando a casa”. In pochi minuti è alla porta, pronto a vendicarsi della donna che lo ha mandato via. Ma mentre la sua violenza si sta per abbattere su di lei succede l’inatteso. Leo si scaglia contro suo padre, lo ferma, lo guarda negli occhi. La voce dell’uomo si incrina: “È il tuo turno Leo, da oggi questa famiglia è sulle tue spalle”. Sono passati dieci anni e Leo ha deciso di occuparsi dei fratelli a modo suo, seguendo l’esempio del padre che gli ha insegnato che il rispetto si guadagna solo con la violenza e la sopraffazione. Per questo, quando scopre un deposito d’armi militari in campagna, Leo non ha dubbi: lui e i suoi fratelli lo svaligeranno, per compiere le più audaci e spettacolari rapine che la Svezia ricordi. Insieme, come sempre. Uniti contro il mondo intero. Ma in ogni crimine si nasconde una debolezza, una crepa, e a un poliziotto che sa fare il suo mestiere non sfugge che la dinamica delle rapine ha qualcosa di anomalo. In uno dei filmati di sorveglianza il detective John Broncks nota un gesto d’affetto, inusuale tra due rapinatori. Come se la banda criminale fosse legata da qualcosa più forte dell’avidità, da un’unione profonda, forse una “fratellanza”. Mentre dal passato di Leo, Felix e Vincent riemerge l’ombra, mai del tutto sbiadita, del padre… In un elastico spettacolare di azzardi e tradimenti, di inseguimenti e azione, di disperazione e visionarietà, questo “romanzo criminale” scandinavo viene consegnato al lettore come un pacco che non si può mandare indietro, e la storia (realmente accaduta) dei tre ragazzi “uniti contro il mondo”, il loro legame unico segnato dalla violenza, la loro reazione a un destino sfortunato ci rivela una volta per tutte quanto sia sottile la linea di demarcazione tra condanna e assoluzione. Scritto da Anders Roslund (autore, assieme a Börge Hellström, di bestseller mondiali come Tre secondi) e da Stefan Thunberg, sceneggiatore all’esordio narrativo e fratello di Carl, Johan Alin e Lennart Sumonja, i veri autori delle rapine sulla cui storia è basato il romanzo, Made in Sweden è stato salutato come una miracolosa sintesi tra Stieg Larsson e Romanzo criminale. Il libro è in via di traduzione in tutti i paesi del mondo, i diritti cinematografici sono stati acquistati dalla DreamWorks e, appena uscito, ha raggiunto in Svezia il primo posto in classifica.

Made in Sweden

“Un romanzo imperdibile e mozzafiato per gli amanti del noir” è stato detto, ma Made in Sweden è molto più di questo. Tratto da un caso di cronaca che ha segnato la Svezia negli anni Novanta, il libro è la storia appassionante e struggente del destino di una famiglia, una storia che parla dell’amore che unisce tre fratelli, del rapporto complesso che esiste tra figli e padri. Tutto ha inizio in una sera d’inverno. Una sera normale, una casa tranquilla, la cena sul fuoco e tre bambini che aspettano solo di sentire la voce della loro madre che li chiama a tavola. Il piccolo Felix guarda i cartoni animati. Vincent sta ascoltando il walkman. E Leo, il maggiore, è al telefono. Con Ivan, il padre che non vive più con loro ma che improvvisamente gli annuncia “Leo, sto tornando a casa”. In pochi minuti è alla porta, pronto a vendicarsi della donna che lo ha mandato via. Ma mentre la sua violenza si sta per abbattere su di lei succede l’inatteso. Leo si scaglia contro suo padre, lo ferma, lo guarda negli occhi. La voce dell’uomo si incrina: “È il tuo turno Leo, da oggi questa famiglia è sulle tue spalle”. Sono passati dieci anni e Leo ha deciso di occuparsi dei fratelli a modo suo, seguendo l’esempio del padre che gli ha insegnato che il rispetto si guadagna solo con la violenza e la sopraffazione. Per questo, quando scopre un deposito d’armi militari in campagna, Leo non ha dubbi: lui e i suoi fratelli lo svaligeranno, per compiere le più audaci e spettacolari rapine che la Svezia ricordi. Insieme, come sempre. Uniti contro il mondo intero. Ma in ogni crimine si nasconde una debolezza, una crepa, e a un poliziotto che sa fare il suo mestiere non sfugge che la dinamica delle rapine ha qualcosa di anomalo. In uno dei filmati di sorveglianza il detective John Broncks nota un gesto d’affetto, inusuale tra due rapinatori. Come se la banda criminale fosse legata da qualcosa più forte dell’avidità, da un’unione profonda, forse una “fratellanza”. Mentre dal passato di Leo, Felix e Vincent riemerge l’ombra, mai del tutto sbiadita, del padre… In un elastico spettacolare di azzardi e tradimenti, di inseguimenti e azione, di disperazione e visionarietà, questo “romanzo criminale” scandinavo viene consegnato al lettore come un pacco che non si può mandare indietro, e la storia (realmente accaduta) dei tre ragazzi “uniti contro il mondo”, il loro legame unico segnato dalla violenza, la loro reazione a un destino sfortunato ci rivela una volta per tutte quanto sia sottile la linea di demarcazione tra condanna e assoluzione. Scritto da Anders Roslund (autore, assieme a Börge Hellström, di bestseller mondiali come Tre secondi) e da Stefan Thunberg, sceneggiatore all’esordio narrativo e fratello di Carl, Johan Alin e Lennart Sumonja, i veri autori delle rapine sulla cui storia è basato il romanzo, Made in Sweden è stato salutato come una miracolosa sintesi tra Stieg Larsson e Romanzo criminale. Il libro è in via di traduzione in tutti i paesi del mondo, i diritti cinematografici sono stati acquistati dalla DreamWorks e, appena uscito, ha raggiunto in Svezia il primo posto in classifica.

Madame X: romanzo

Questa non è un’autopsia di routine. L’anatomopatologa Maura Isles, di Boston, ne è certa: questa non sarà una notte come le altre. Ad attenderla, al Pilgrim Hospital, c’è una ressa di giornalisti. Riflettori che illuminano a giorno. C’è perfino una troupe televisiva. E, soprattutto, c’è lei: Madame X. Maura è abituata ai corpi stesi sul suo tavolo settorio, non per niente è soprannominata “la regina dei morti”, ma questo cadavere è diverso. È coperto interamente da bende di lino impregnate di resina, che risalgono a duemila anni prima. I suoi organi interni sono stati asportati, a cominciare dal cervello. Solo il cuore è rimasto al suo posto, perché è lì che gli antichi egizi credevano risiedesse l’intelligenza. Madame X infatti è una mummia, ritrovata per puro caso negli scantinati di un museo in decadenza. E quella in corso non è soltanto un’autopsia, è un vero e proprio evento mediatico, perché Madame X è ormai famosissima per via del mistero che la circonda. Ma quando, scansione dopo scansione, la TAC arriva alle gambe, Maura scorge qualcosa che non dovrebbe essere lì. Qualcosa di impossibile. Un piccolo dettaglio che trasformerà definitivamente quell’autopsia a scopo archeologico in qualcosa di molto più sinistro e inquietante. Madame X è la prova dell’omicidio più efferato e maniacalmente eseguito che Boston ricordi… Ed è solo il primo.

Madame X

Questa non è un’autopsia di routine. L’anatomopatologa Maura Isles, di Boston, ne è certa: questa non sarà una notte come le altre. Ad attenderla, al Pilgrim Hospital, c’è una ressa di giornalisti. Riflettori che illuminano a giorno. C’è perfino una troupe televisiva. E, soprattutto, c’è lei: Madame X. Maura è abituata ai corpi stesi sul suo tavolo settorio, non per niente è soprannominata “la regina dei morti”, ma questo cadavere è diverso. È coperto interamente da bende di lino impregnate di resina, che risalgono a duemila anni prima. I suoi organi interni sono stati asportati, a cominciare dal cervello. Solo il cuore è rimasto al suo posto, perché è lì che gli antichi egizi credevano risiedesse l’intelligenza. Madame X infatti è una mummia, ritrovata per puro caso negli scantinati di un museo in decadenza. E quella in corso non è soltanto un’autopsia, è un vero e proprio evento mediatico, perché Madame X è ormai famosissima per via del mistero che la circonda. Ma quando, scansione dopo scansione, la TAC arriva alle gambe, Maura scorge qualcosa che non dovrebbe essere lì. Qualcosa di impossibile. Un piccolo dettaglio che trasformerà definitivamente quell’autopsia a scopo archeologico in qualcosa di molto più sinistro e inquietante. Madame X è la prova dell’omicidio più efferato e maniacalmente eseguito che Boston ricordi… Ed è solo il primo.

Il macellaio di Butchers Hill

Sono trascorsi cinque anni dal fatidico giorno in cui Luther Beale afferrò la pistola che teneva nell’ultimo cassetto del comò, avvolta in un nido di calzini spaiati, e uscì sui gradini della sua casa di Butchers Hill per affrontare i mocciosi di cui tutti avevano terrore nel quartiere. Quel giorno rimasero di sasso quando videro che Beale impugnava una pistola. Il vecchio sparò dapprima in alto, dritto in cielo, poi proprio nella direzione dei ragazzini. Omicidio colposo, la sentenza. Cinque anni di carcere, la condanna, e non per aver lasciato sul selciato il corpo senza vita del più piccolo di quei bambini, ma per aver usato una pistola entro i confini municipali. Un macigno irremovibile è stata, invece, la condanna morale per Luther Beale: il macellaio di Butchers Hill, la collina dei macellai, fu battezzato dalla stampa di Baltimora. Sono trascorsi cinque anni da quel fatidico giorno e ora eccolo nell’ufficio di Tess Monaghan il macellaio di Butchers Hill. Ha varcato la soglia dell’ufficio di Tess esattamente per questo, per chiederle di aiutarlo a rintracciare i bambini di allora: il cicciottello, i gemelli, Destiny, la ragazzina, e poi il magrolino che parlava sempre. Tess comincia a cercarli, e si ritrova coinvolta in una vicenda di orrendi delitti che mostrano il lato più oscuro e crudele della Charm City d’America.

La macchina perfetta – Serie di Byron Tibor vol. 1

Tormentato dai fantasmi del proprio passato e distrutto dall’esperienza della guerra, il reduce Byron Tibor vuole soltanto tornare a casa, dalla donna che ama. Ma il governo americano sembra determinato ad impedirglielo, facendo emergere il lato oscuro di un soldato che forse non è l’uomo che credeva di essere.
Dalle montagne insanguinate del villaggio afghano di Hindu Kush alle sfavillanti luci di Manhattan, attraverso lo scuro ventre dei sotterranei di Las Vegas, “La macchina perfetta” è la storia di un uomo che lotta per non perdere la propria umanità. Prima che sia troppo tardi.
Nominato come Miglior Romanzo Originale del 2015  per il premio internazionale del Thriller “International Thriller Writers Award”. 
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### Sinossi
Tormentato dai fantasmi del proprio passato e distrutto dall’esperienza della guerra, il reduce Byron Tibor vuole soltanto tornare a casa, dalla donna che ama. Ma il governo americano sembra determinato ad impedirglielo, facendo emergere il lato oscuro di un soldato che forse non è l’uomo che credeva di essere.
Dalle montagne insanguinate del villaggio afghano di Hindu Kush alle sfavillanti luci di Manhattan, attraverso lo scuro ventre dei sotterranei di Las Vegas, “La macchina perfetta” è la storia di un uomo che lotta per non perdere la propria umanità. Prima che sia troppo tardi.
Nominato come Miglior Romanzo Originale del 2015  per il premio internazionale del Thriller “International Thriller Writers Award”.   

La macchina della realtà (Urania)

Prima venne la macchina a vapore, poi la Macchina della realtà: come sarebbe il mondo, se il computer fosse già stato inventato nel XIX secolo? La vera storia di Charles Babbage e del suo Calcolatore analitico è narrata in questo romanzo, insieme alle sue sorprendenti conseguenze. In un’Inghilterra tecnologicamente avanzata dove impera la dittatura tecnocratica di Lord Byron, l’unica rivale è la Francia; innovazioni come carte di credito e fast food sono pronte a rivoluzionare il mondo vittoriano. A Londra la civiltà informatica è già all’avanguardia, anche se il paesaggio urbano ricorda quello di un romanzo di Dickens… Un libro in cui l’invenzione non si ferma mai e il mondo del futuro si specchia in un passato credibilissimo, ricostruito nei più inquietanti particolari.

La Macchina del Tempo

“Temo di non riuscire a descrivervi le singolari sensazioni che si hanno viaggiando nel tempo: sono eccessivamente spiacevoli. Sembra di essere sulle montagne russe: si ha cioè la sensazione di precipitare inevitabilmente con la testa all’ingiù! Provavo, inoltre, l’orribile presentimento di una imminente catastrofe.”La Macchina del Tempo è una delle prime storie ad aver portato nella fantascienza il concetto di viaggio nel tempo basato su un mezzo meccanico. Un eccentrico scienziato, grande conoscitore di fisica e meccanica, racconta ai suoi più stretti amici di aver trovato il modo di viaggiare nel tempo, ma il suo racconto non viene creduto. Pochi giorni dopo, durante una cena a casa sua, il protagonista ricompare in uno stato veramente terrificante: oltre al colorito pallido e all’espressione sconvolta tutto il suo corpo è ricoperto di ferite e cicatrici e i suoi abiti sono sporchi e distrutti. Egli racconta di aver costruito un mezzo in quarzo e avorio capace di viaggiare avanti e indietro nel tempo, ma non nello spazio, e di aver navigato lungo la corrente del tempo fino a raggiungere l’anno 802.701, periodo in cui l’umanità gli si è presentata divisa in due specie differenti: la prima che incontra sono gli Eloi, creature fragili, infantili, gentili e pacifiche che conducono una vita di divertimento, di distrazione e di scarsa attività intellettuale. Successivamente, quando scopre che la sua macchina del tempo è stata rubata, il viaggiatore nel tempo s’imbatte nei Morlocchi, esseri mostruosi e ripugnanti che vivono nelle viscere della terra, che escono la notte per cibarsi delle carni degli Eloi, da loro accuditi e allevati come bestie da macello. I Morlocchi gli tendono un agguato, ma il viaggiatore riesce a sopravvivere e a rimettere in moto la macchina per fuggire. Sbagliando direzione, si addentra ancor di più nel futuro e, notato un sole più grande, più freddo e di colore rosso, si ferma in un’epoca dove l’umanità si è estinta e restano solo enormi crostacei e lepidotteri. Un ulteriore salto nel futuro lo porterà, durante un’eclissi, a constatare l’assenza di forme di vita in un pianeta ormai vecchio e alla fine dei suoi giorni. Infine riesce a tornare alla propria epoca d’origine, ma…

La macchina che uccide

Internet, Cyberspazio, computer, robot: sono il futuro, e anche nel futuro il delitto paga. Le possibilità sono infinite: crimini informatici, terrorismo sulla rete, omicidi virtuali… Ecco come li immaginano i più grandi scrittori di fantascienza.

 
**INDICE**

**LA MUSICA DEL SANGUE** *
*Blood Music |
GREG BEAR
**SAM HALL**
Sam Hall |
POUL ANDERSON
**SORELLE DI SANGUE**
Blood Sisters |
JOE HALDEMAN
**CRIMINE SU MARTE**
Crime on Mars |
ARTHUR C. CLARKE
**IL RACCONTO DEL VENDITORE DI INDULGENZE**
The Pardoner’s Tale |
ROBERT SILVERBERG
**UN DONO DALLA CULTURA**
A Gift from the Culture |
IAIN M. BANKS
**ASSASSINIO MENTALE**
Murder Will In |
FRANK HERBERT
**SOTTO LA CITTA’**
The Undercity |
DEAN KOONTZ
**IMPOSTORE**
Impostor (1953) |
PHILIP K. DICK
**CONFORTO DI ROBOT**
Confort Me, My Robot |
ROBERT BLOCH
**UCCELLO DA GUARDIA**
Watchbird |
ROBERT SHECKLEY
**PER FANATISMO, O PER SOLDI**
From Fanaticism, or for Reward |
HARRY HARRISON
**NUOVI OMICIDI**
A Kind of Murder |
LARRY NIVEN
**ZONA DI TERRORE**
Zone of Terror |
J. G. BALLARD
**ANGELO**
Angel |
PAT CADIGAN
 
**SOGNATORI**
Dreamers |
KIM NEWMAN
**VIRTUALMENTE LUCIDA LUCY**
Virtually, Lucid Lucy |
IAN WATSON
**VITA VIRTUALE**
Virtually Alive |
PETER JAMES

Ma siamo matti

“Professore, so che lei è molto occupato, mi può dare il nome di uno psichiatra? Lo vorrei matto, preferibilmente.” Vittorino Andreoli, uno dei massimi esponenti della psichiatria contemporanea, i matti li frequenta da tanti anni. Quello che non gli era mai capitato prima era di considerare un popolo intero come paziente. Lo fa in queste pagine in cui affronta i mali del bel Paese, a cominciare dal masochismo che affligge il popolo italiano spingendolo a una distruttività di sé malcelata dietro una maschera esibizionista. Uno scintillio di falso benessere rincorso da chi, non potendo permettersi certi lussi, fa di tutto per ingannare se stesso e gli altri. Poi c’é la straordinaria fede nei miracoli che ci rende un popolo credulone e facilmente abbindolabile dal truffatore di turno. E infine una dose di individualismo spietato con un talento innato per la recita. Con ironia e lucidità, Ma siamo matti fornisce molti consigli utili per risvegliarci dal “mal d’essere” in cui ci hanno gettato la crisi e l’impoverimento generale. Ma è anche una dichiarazione d’amore per la propria terra. “Mi piacerebbe che questo libro diventasse il libro di un popolo” scrive Andreoli, “del popolo di cui sto per parlare sapendo che al contempo parlo di me stesso, perché senza questo popolo semplicemente non sarei. Perché é questa la mia terra, quella dell’Italia, e anche se dovesse essere sommersa dalle acque che la circondano, é una penisola che, comunque sia, io amo.”
(source: Bol.com)

Ma la vita è un’altra cosa

Due amici, davanti all’ennesimo boccale di birra, partoriscono un’idea folle e geniale: girare l’Italia alla ricerca dei protagonisti delle canzoni, per scoprire se esistono veramente e che fine hanno fatto. Si danno la buonanotte con una promessa: “Se domani ci ricordiamo ancora dell’idea, allora partiamo!”. Inizia così un viaggio picaresco su una Clio scassata sulle tracce di Chicco e Spillo di Samuele Bersani, Sally di Vasco Rossi, Anna e Marco di Lucio Dalla, Giulia delle Vibrazioni, Marco di Laura Pausini, Paola di Tiziano Ferro… Un viaggio che li porterà a conoscere il volto umano e sconosciuto che si muove dentro le nostre canzoni più amate. Ma sarà anche un viaggio alla ricerca di loro stessi, in un periodo della vita in cui capire che cosa si è e che cosa si sta diventando è la sfida più difficile e più affascinante.

Ma in seguito a rudi scontri

Torino, 1° aprile 1945. Mentre sulle colline infuriano gli ultimi combattimenti tra fascisti e partigiani, in città si attende il derby. Allo stadio Mussolini (che rimpiazza il Filadelfia umiliato dai bombardamenti) si fronteggeranno il Grande Torino e… l’altra squadra, quella bianconera, quella che Ermanno Zazzi, ardito parà della Folgore, non riesce neppure a nominare. Irriducibile e agguerrito, lo Zazzi si è votato anima e corpo al Duce non meno che ad Aida, una prostituta veneziana, bella e capace di soddisfare la sua esuberanza virile e littoria. Ma prima di essere un grande fascista e un grande amatore, Ermanno Zazzi è un grande cuore granata. Come se non bastasse la febbre da derby, a infiammare lo spirito dello Zazzi c’è l’arrivo a Torino del suo vecchio camerata germanico Franz Hrubesch, comandante delle SS. Il tedesco ha vissuto l’orrore della campagna di Russia, ha perso l’intera famiglia nel bombardamento di Dresda, eppure indossa il cappello con la testa di morto con antico orgoglio ed è pronto a dare la vita per una causa ormai persa. Tratteggiando con ironia e profondità i destini incrociati dei due, Giuseppe Culicchia ci accompagna per le strade di una Torino ferita ma prossima alla Liberazione. E arriva sulle gradinate di uno stadio esplosivo come una polveriera dove soldati, avventurieri, gente comune, sbandati, torinisti e bianconeri assistono tutti col fiato sospeso al derby più furioso e stupefacente della storia.

M come Mia

“In qualche modo era diverso dal solito.” L’inquietante vaghezza con cui la giornalista Mia Bischof chiede all´agenzia investigativa Liebergesell di rintracciare il suo compagno scomparso, un tassista, lascia in Tabor Süden e nei suoi colleghi un profondo disagio. Con un pedinamento finito male e la scoperta di oscuri legami tra l’estrema destra e molte delle persone in gioco, l’indagine entra in un terreno sempre più minaccioso. E mentre la polizia criminale e i servizi segreti sembrano ostacolare l’indagine per coprire delicati equilibri politici e interessi di Stato, Süden e i suoi colleghi si trovano pericolosamente soli di fronte alla violenza di una silenziosa rete di associazioni neonaziste. Un romanzo drammaticamente vicino ai fatti degli ultimi anni.Vincitore del Deutscher Krimi Preis 2014.
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### Sinossi
“In qualche modo era diverso dal solito.” L’inquietante vaghezza con cui la giornalista Mia Bischof chiede all´agenzia investigativa Liebergesell di rintracciare il suo compagno scomparso, un tassista, lascia in Tabor Süden e nei suoi colleghi un profondo disagio. Con un pedinamento finito male e la scoperta di oscuri legami tra l’estrema destra e molte delle persone in gioco, l’indagine entra in un terreno sempre più minaccioso. E mentre la polizia criminale e i servizi segreti sembrano ostacolare l’indagine per coprire delicati equilibri politici e interessi di Stato, Süden e i suoi colleghi si trovano pericolosamente soli di fronte alla violenza di una silenziosa rete di associazioni neonaziste. Un romanzo drammaticamente vicino ai fatti degli ultimi anni.Vincitore del Deutscher Krimi Preis 2014.

Le lupe di Sernovodsk. Reportage sulla Cecenia

“Viene prima la guerra, o le parole per raccontarla? Quando le nubi di un conflitto armato si addensano su una terra, il linguaggio è già pronto ad afferrarle? Un vocabolo sbagliato può segnare la condanna di un intero popolo? Irena Brezná, scrittrice e giornalista, se lo domanda di continuo, e ci costringe a percorrere al suo fianco i sentieri impervi del dubbio in questi reportage unici dalla Cecenia, piccola patria nel Caucaso del nord da sempre emblema di oscure minacce e apocalittiche sventure, abitata da un minuscolo popolo montanaro che per tre secoli ha aspirato all’indipendenza, contro ogni realismo. Con lei attraversiamo le due terribili guerre civili tra Mosca e Groznyj, scaturite dall’implosione dell’Unione Sovietica […] Al costo totale di almeno centosessantamila vittime. Fino alle soglie dell’oggi, col ritorno della Repubblica di fede islamica alla “matrigna” Russia, in una ‘pace’ senza scampo.” (L. Sgueglia)
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Un luogo chiamato libertà

Inghilterra, XVIII secolo. Un’epoca di grandi cambiamenti, con la rivoluzione industriale alle porte e le colonie americane in procinto di proclamare l’indipendenza. Ingenti fortune sono legate al controllo della principale fonte di energia, il carbone, estratto in abbondanza ma con metodi schiavisti nelle miniere scozzesi. Ed è per il possesso di nuovi giacimenti che complottano i Jamisson, potente famiglia di proprietari terrieri minacciati da un improvviso dissesto finanziario. Con l’intrigo e l’inganno hanno messo a punto un piano che può farli brillantemente uscire dalle difficoltà. Ma non hanno fatto i conti con il giovane McAsh, un minatore che ha deciso di spezzare le catene della schiavitù, e con la bella Lizzie, figlia della piccola aristocrazia conquistata agli ideali della libertà. Dalla profonda Scozia delle miniere alle piantagioni di tabacco del Sud americano, ancora una volta Ken Follett ci racconta una storia d’amore, coraggio, ambizione, vendetta, in una lotta che attraversa gli anni e i continenti fino ai confini di “un luogo chiamato libertà”.