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Il sorriso dei demoni

La donna dal volto sfigurato è una perfetta sconosciuta per il dottor Chris Shepard. Eppure, il medico si accorge subito che c'è qualcosa di strano in quella nuova paziente. Sarà per il suo sguardo glaciale e il tono deciso, che lo prendono alla sprovvista. O per quelle cicatrici sul lato destro del viso, che parlano di un dolore recente, e forse anche di incubi e ferite interiori, demoni e sensi di colpa. Se si trova lì, infatti, non è per un consulto medico. Perché lei, Alex Morse, è un'agente dell'FBI ed è a caccia di un assassino. Negli ultimi cinque anni, i coniugi di nove facoltosi clienti di un avvocato divorzista sono morti in circostanze misteriose. Anche se erano tutti giovani e in salute. L'ultima vittima della lista è Grace Morse, sorella di Alex, colpita all'improvviso da un'emorragia cerebrale. E la prossima potrebbe essere proprio il dottor Shepard, poiché sua moglie Thora ha consultato il legale appena una settimana prima. Per Chris Shepard, credere alle parole di Alex vorrà dire non solo mettere in discussione la felicità del suo matrimonio, ma anche pensare a salvarsi la pelle. E affiancare l'agente in una missione molto privata, per sventare il disegno omicida di un oscuro dottor morte.

SORRIDERE A DIO – Esperienze Preghiere Spunti di riflessione

Madre Teresa di Calcutta (nome di battesimo Agnese Gonxha), figlia di un droghiere albanese, è nata nel 1910 nella cittadina macedone di Skopje, tuttavia – ella scrive – “mi sento indiana fin nel più profondo dell’anima”. Ha fondato le Missionarie della Carità, le quali dall’India si sono ormai diffuse in tutto il mondo. Come Madre Teresa, vestono un sari bordato d’azzurro e calzano sandali. Vivono povere tra i poveri, tra i malati, tra i moribondi. Nel 1979 ha ricevuto il Premio Nobel per la pace, per la sua dedizione ai poveri. È morta a Calcutta nel 1997. Nel suo libro scrive: “Alcune persone vennero a trovarmi a Calcutta e, prima di partire, mi pregarono: – Ci dica qualcosa che ci aiuti a vivere meglio. E io dissi loro: – Sorridete gli uni agli altri: sorridete a vostra moglie, a vostro marito, ai vostri figli, sorridetevi a vicenda; poco importa chi sia quello a cui sorridete; e questo vi aiuterà a crescere nell’amore reciproco. Allora uno di quelli mi domandò: – Lei è sposata? – Sì – risposi – e qualche volta trovo difficile sorridere a Lui! Ed è vero. Anche Gesù può essere molto esigente, ed è proprio quando egli è così esigente che è molto bello rispondergli con un gran sorriso”.

La sorgente della magia

Siamo alla seconda avventura di Bink e dei suoi compagni. È trascorso un certo tempo, e i protagonisti di UN INCANTESIMO PER CHAMELEON li ritroviamo tutti più o meno felicemente sposati: più o meno felicemente in quanto è proprio da questa condizione matrimoniale che nasce il desiderio di evasione dalla realtà quotidiana, e di conseguenza l’avventura che sta alla base di questo volume. L’azione questa volta si svolge intorno a Bink, il quale si vede fatto oggetto di attacchi – a volte estremamente pericolosi – che sembrano avere tutti lo scopo di eliminarlo. Non solo, ma il fatto più preoccupante è che non si riesce assolutamente a càpire da che parte provengano o chi ne sia il mandante. Solo alla fine della cerca che lo vede proteso alla ricerca della fonte della magia che regna su Xanth, Bink riuscirà a sapere chi è il suo misterioso avversario e da quali motivazioni è mosso. Prima però di avere ragione di questo suo nemico dovrà combatterlo aspramente non solo, ma dovrà arrivare addirittura al punto di vedersi rivoltare contro gli stessi suoi amici che lo hanno accompagnato nel viaggio al centro del pianeta. E solo quando sarà convinto di aver perso tutto e di essere stato la causa della fine della magia in Xanth, riuscirà alla fine di un epico duello, a riconquistare per se e per i suoi congeneri ciò che aveva distrutto.

Le sorelle Marsh

“1913. Le sorelle Marsh – Vivian e Nellie – sono rimaste sole nella loro grande casa, immersa nell’atmosfera vagamente magica della campagna del Suffolk, dove Jane Austen aveva ambientato i suoi romanzi cent’anni prima. Ma a differenza delle protagoniste di “”Orgoglio e pregiudizio””, le Marsh hanno fatto voto di castità: nessun uomo avrebbe turbato il perfetto equilibrio delle loro vite e loro sarebbero state semplicemente le donne del fiume. Tuttavia niente può restare immutato accanto all’acqua che scorre: e così, durante un’inondazione, un affascinante forestiero arriva a sconvolgere la quiete della loro dimora, risveglia emozioni inconfessabili e cambia il corso del loro destino. 1939. La diciottenne Birdie, che sogna di diventare una cantante famosa, rimane incinta, senza un marito. Si rivolge allora alla madre Nellie che decide di far adottare la bambina alla sua nascita, per evitare lo scandalo. Birdie non si rassegnerà mai alla perdita della figlia e, venticinque anni dopo, deciderà di cercarla. Scoprendo così che le sorelle Marsh hanno ben altro da nascondere che un peccato di gioventù. Tre generazioni di donne scorrono insieme all’acqua del fiume – spettatore e malizioso complice della loro vita, custode dei loro segreti – in questo romanzo dalle atmosfere intriganti. Amanda Hodgkinson ama e fa amare le sue donne, fragili e invincibili eroine del vivere quotidiano.”

La sorella

«Fu quello il momento in cui “cominciò”, in cui la mia vita si separò da tutto quello che precedentemente ne aveva costituito la condizione e il senso, in cui qualcosa in me morì, e io allo stesso tempo rinacqui, come se fossi morto per la vita e nato per la morte». A poche ore dal confine italiano, nel vagone letto di prima classe di un treno diretto a Firenze, Z. – il grande, celebre pianista atteso in Italia per un concerto – capisce che nulla sarà mai più come prima: che forse non rivedrà più E., la donna alla quale è legato da un rapporto ambiguo e morboso, in un triangolo il cui terzo vertice è un marito consapevole e benigno; che forse quella sera suonerà per l’ultima volta (e suonerà Chopin, perché la radio ha appena dato la notizia della caduta di Varsavia); che tutto, insomma, sarà «diverso». Ma diverso come? Gli ci vorranno mesi per capirlo: quelli che trascorrerà, colpito da un rarissimo virus, in un ospedale di Firenze dove verrà condotto subito dopo il concerto. Di rado un romanzo ha saputo raccontare la malattia con tale precisione, tensione, crudezza, in una osmosi allucinatoria tra fisico e psichico. Stremato dalle feroci, subdole aggressioni del dolore, o stordito da misericordiose iniezioni di morfina, Z. compirà un vero e proprio attraversamento della morte. Ad accompagnarlo «sull’altra sponda» saranno quattro entità femminili – «angeliche ruffiane», presenze vigili e benefiche ma anche inquietanti, a volte, e sempre sfuggenti –, quattro suore. E nel momento in cui sembrerà che Z. abbia definitivamente rinunciato a lottare sarà proprio una di loro a dirgli: «Non voglio che lei muoia». Ma quale? Per quante ipotesi faccia, Z. non riuscirà mai a stabilire con assoluta certezza a chi appartenga la voce che una notte, nel buio della stanza, gli ha chiesto di vivere. Eppure sarà proprio quella «forza femminile», quella energia che agisce mascherata, a lottare per lui, e a ricondurlo alla vita – anche se con tracce indelebili di quel che ha patito.

La sorella di Mozart

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Nannerl è una bambina quando le sue dita iniziano a danzare sulla tastiera del clavicembalo, quando le note prendono ad affacciarsi nella sua mente con naturalezza e armonia. A soli cinque anni il suo talento musicale è motivo d’orgoglio per il padre, Leopold Mozart. Ma quella stessa natura che le ha concesso un dono tanto straordinario è stata assai meno generosa quando ha deciso di portare nella sua casa un nuovo nato: Wolfgang Amadeus, un fratello che Nannerl saprà amare sinceramente ma le cui doti sono destinate a gettare nell’ombra le sue. Perché un talento sbocciato in un corpo di donna è guardato con diffidenza e non merita di essere coltivato. Così, mentre il padre sceglie l’Europa come teatro per le esibizioni di Wolfgang investendo sul figlio ogni ricchezza ed energia, negli anni Nannerl è costretta a soffocare la sua passione per la musica, e a farne una mera fonte di guadagno tramite l’insegnamento. Archiviando come un ricordo doloroso le partiture a lei tanto care, smette del tutto di suonare. Da quel momento la sua vita si snoda lungo percorsi più consueti, arrendendosi alle convenzioni imposte dalla società. Conosce l’amore, conosce il dolore che solo le persone davvero care possono infliggere, e la delusione che si annida in un’esistenza che è sempre e comunque una rinuncia a se stessi. Fino a quando non ritroverà la forza di riaffermare la sua vera natura, riscoprendo nella musica, il suo amore più autentico, una rinnovata ragione di vita. Un romanzo storico che fonde felicemente realtà storica e finzione, con una straordinaria protagonista femminile, appassionata e appassionante.

La sorella della sposa

Per l’avvocato divorzista Harper James non è facile essere romantica, così, quando incontra l’ex marito Nick al matrimonio della sorella, fa di tutto per tenere a bada l’attrazione che ancora li unisce. Peccato che il destino non l’aiuti, e a causa di un problema con il volo di ritorno, si ritrova ad accettare un passaggio in auto che la vedrà nello stesso abitacolo insieme a Nick per ben tredici ore. Sarà un lungo viaggio nei ricordi di un rapporto che, forse, è finito troppo in fretta e, forse, ha ancora molto da offrire. Chissà che ne penserà il suo quasi-fidanzato, a casa?
Un romanzo brillante, una seconda opportunità all’insegna della nostalgia e della passione.
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### Sinossi
Per l’avvocato divorzista Harper James non è facile essere romantica, così, quando incontra l’ex marito Nick al matrimonio della sorella, fa di tutto per tenere a bada l’attrazione che ancora li unisce. Peccato che il destino non l’aiuti, e a causa di un problema con il volo di ritorno, si ritrova ad accettare un passaggio in auto che la vedrà nello stesso abitacolo insieme a Nick per ben tredici ore. Sarà un lungo viaggio nei ricordi di un rapporto che, forse, è finito troppo in fretta e, forse, ha ancora molto da offrire. Chissà che ne penserà il suo quasi-fidanzato, a casa?
Un romanzo brillante, una seconda opportunità all’insegna della nostalgia e della passione.

Sorella del mio cuore

Un romanzo avvolto come un sari attorno alla vita di due bambine che diventano donne perdendosi e ritrovandosi fra le tradizioni dell’India e le contraddizioni dell’esistenza. Secondo le leggi del sangue, Anju e Sudha non sono neanche cugine di primo grado. Ma perfino le crepe dei muri, nella loro casa enorme e matriarcale, conoscono la natura intima e preziosa della filigrana che da sempre le unisce. Piú e meglio di due gemelle intendono perfettamente il mutamento degli umori, l’altalena dei cicli, la giostra degli sguardi. Ma lontano, fuori da quel paradiso perduto che è la protezione della famiglia, le attendono i segreti del passato e le nebbie del futuro: i fantasmi dei loro padri, scomparsi poco prima che nascessero, i fanatismi dei pregiudizi e dei riti sociali; la fatica quotidiana di madri e zie per allevarle e mantenerle; lo spettro del matrimonio combinato e l’incanto del vero amore. A cercare di dividerle, ostacoli di ogni genere: ombre di antiche maledizioni, suocere come streghe cattive, imperscrutabili capricci del destino e persino due continenti distanti e diversissimi.

Sorella

Amaranta è una suora invecchiata «nel sospetto di stare dentro una storia bugiarda». Rifugiatasi nella vocazione come in una tana, si sente dolorosamente diversa dalle altre suore che sembrano sempre indaffarate e felici. Un giorno la madre superiora le ordina di dedicarsi alla cura dei bambini dell’asilo: una proposta terribile, per Amaranta, che i bambini non li ama né li capisce: i bambini, per lei, «sono la vita ancora non domata, e la vita vuole soltanto soddisfarsi, imporsi su chi le sbarra il passo. Allunga le mani, prende, strappa e non chiede scusa». Amaranta non è affatto pronta. Le manca, dice lei, il cuore, la fede, la frusta. Però raduna intorno a sé quelle tredici creature che vagano come mosche stordite e comincia. Afferra le quattro ceste di vimini piene di dinosauri repellenti e bambole rotte, le rovescia sul tappeto e aspetta che accada qualcosa. E qualcosa, infatti, accade. Una battaglia infinita, pazza. Perché i bambini sono pazzi: pazzi di desideri e di vita. Fanno le cose più strane. Si picchiano con furia e subito dopo si consolano con dolcezza infinita. Ridono, piangono, ti fanno vorticare nel loro girotondo. Suor Amaranta gira con loro, e mentre gira il suo cinismo e il suo disincanto sfarinano a poco a poco. Poi arriva Luca, un bambino silenzioso, quasi autistico. «Parla in modo strano, – la avvertono, – ma bisogna ascoltarlo perché ogni cosa che dice ha un senso». Nel corso del libro Luca – angelo o diavolo tentatore – pronuncerà solo tre parole, tre parole strane e casuali che suor Amaranta interpreterà come ordini diretti a lei. Per ubbidirgli vivrà tre avventure rocambolesche e con paura e goffaggine, in un irresistibile crescendo dai risvolti comici eppure serissimi, andrà finalmente e totalmente incontro alla vita. Toccherà il mondo, e si troverà infine degna di se stessa e di una sorpresa che ha la forza di una rivelazione. «Mi dia il salmone, per favore». «Quale salmone, di cosa sta parlando?» «Quello che ha rubato come una zingara, quello che ha nella manica, per favore». Avevo la mano rattrappita attorno alla busta, un gancio d’acciaio. «Io sono una suora», ho detto. «Lo vedo, ma mi ridia il salmone, sia gentile. Mi ridia il salmone e se ne vada, sorella».

Sopravvivere alla notte

Anni '90, la fine della Guerra fredda? L'inizio di un nuovo e più cruento conflitto tra mondo occidentale e mondo islamico? Tra Milano, la Costa Azzurra, il Marocco e lo Zambia si svolge una partita d'astuzia lacerata da scoppi di violenza. Alexander Costas cerca vendetta per la morte della donna amata contro Shaim Bagai, leggendario terrorista al centro di un complesso traffico d'armi che lega una grande industria italiana alla jihad. Un intreccio che fotografa l'Italia come punto di partenza per insospettati traffici internazionali che porteranno il fulcro dell'azione tra pirati e dittatori africani. Guerrieri al termine di un'epoca entrano con violenza in una nuova era di complotti e tradimenti. Al loro fianco donne belle, pericolose, spietate e, insospettabilmente, tenerissime.

Sopravvissuto

Un volo aereo senza particolari problemi. Un incidente inspiegabile. Duecento le vittime, agghiacciante il sospetto: i passeggeri erano accomunati da qualcosa di terribile, pericolosissimo e a loro ignoto. Per qualcuno di molto potente era indispensabile che morissero tutti. Ma una persona, una sola, con il suo prezioso carico, è sopravvissuta. E un giornalista deciso a vendicarsi lo sa.

Il soprabito di Lupin

“Non ho mai incontrato un uomo più distinto, corretto, affabile e che ispirasse al contempo più simpatia e rispetto istintivo di lui.”
Arsenio Lupin è un raffinato ladro gentiluomo, amante delle donne, del gioco d’azzardo e dotato di uno spiccato sense of humor. Per questo personaggio pare che Maurice Leblanc si sia ispirato a Marius Jacob, anarchico francese e ladro inafferrabile. Lupin fa la sua prima apparizione non ufficiale nel racconto breve Un Gentleman, che chiude questa raccolta accompagnato da altre tre avventure del celebre ladro gentiluomo.
Maurice Leblanc era considerato poco più di uno scrittore da rivista quando, probabilmente influenzato dal grande successo di Sherlock Holmes, inventò il personaggio di Arsenio Lupin, che lo portò inaspettatamente al successo e di cui continuò a descrivere le rocambolesche avventure fino agli inizi degli anni Trenta.

SONNO DI SANGUE

Almoha è un mondo di carnevale, creato dai terrestri all’apice della loro isteria tecnologica e poi fuggito nel cosmo con tutte le sue creature così inclini alle mutazioni. Oggi, Almoha è retto da una dinastia di Macellai che regna su un impero di carne cruda strappata agli innocui Animali Montagna che si spostano misteriosamente lungo antiche piste. Accanto ai Macellai ci sono gli Autonomi, che si nutrono dei propri corpi, e i Nomadi, che vagano per le enormi distese di sabbia acida con le loro oasi pieghevoli. Ma un segreto bruscamente riscoperto minaccia l’intero pianeta e le sue rigide caste: in una tribù di Nomadi esiste un fanciullo, un mitico Shankra capace di controllare gli Animali Montagna con la forza della mente. E il giorno che questi leviatani del deserto decidessero di marciare verso le città-fortezza dei Macellai, chi o che cosa sarebbe in grado di sbarrare loro il passo?
Copertina di Vicente Segrelles

Il sonnambulo

Leon vive in un elegante appartamento con la giovane moglie Natalie, in un condominio progettato da un famoso architetto. Nonostante tutto sembri procedere per il meglio, l’uomo comincia a notare qualche dettaglio sospetto e un giorno la moglie scompare nel nulla. Leon è tormentato dall’idea di aver commesso qualcosa di irrimediabile e che siano tornati a manifestarsi i sintomi della grave forma di sonnambulismo che aveva funestato la sua adolescenza. Già allora, infatti, in quel durissimo periodo innescato dalla morte di entrambi i genitori, aveva avuto episodi violenti che lo avevano costretto per anni a seguire una cura psichiatrica. Terrorizzato da sé stesso, decide di piazzare una telecamera nella stanza da letto e monitorare i propri comportamenti. E cosí scopre la vita notturna della quale era totalmente inconsapevole… *** «La nuova stella del thriller tedesco». «Frankfurter Rundschau» *** «Fitzek resta fedele al suo stile con una vicenda ricca di capovolgimenti di scena e una conclusione che sorprenderà anche i piú accaniti letori di gialli. Attenti però agli effetti collaterali. In particolare gli incubi». «Westdeutsche Allgemeine Zeitung»

Sonetti

Scritti clandestinamente dal poeta romano Giuseppe Gioacchino Belli, i “Sonetti” – composti per la maggior parte in due fasi, 1830-1837 e 1842-1847 formano nel loro insieme un poema di grandissimo rigore e complessità. Vi si può trovare lo studio colto e animato dei costumi e delle tradizioni di Roma, pur se volti spesso in parodia o in riso; oppure il contrario, la volontà implicita di distruggere i miti della storia, riportandoli alla mentalità gretta e riduttiva del parlante popolaresco. Il “culto” della verità evangelica in costante opposizione con il potere temporale e la condotta dei papi; e insieme in richiami al riformismo illuministico, di matrice soprattutto francese. E ancora: la visione puramente estetica (e quasi accademica) della città e dei suoi monumenti, e l o squallore non meno vistoso di certe piazze, angoli e cortili dove si raggruma la miseria spesso vanagloriosa delle persone che vi abitano. A fronte di ciò, gli ambienti, i riti, le figure del patriziato e del clero, tragicomiche apparizioni cui fa riscontro quasi simbolicamente l’idea egualitaria di ciò che potrebbe essere un’altra società. Il catalogo delle esplorazioni belliane è in ogni senso traboccante. Giacinto Spagnoletti ha scelto quattrocento sonetti fra i più significativi dell’immensa raccolta, dedicando a essi un commento essenziale, che non esclude le note dell’autore medesimo; sì che essi possano esse compresi in ogni angolo d’Italia.

La Sonata a Kreutzer

La Sonata a Kreutzer è uno dei romanzi brevi dI Lev Tolstoj, pubblicato nel 1889. L’intera vicenda ha luogo durante un viaggio in treno. La voce narrante è quella di un uomo che rimarrà per tutto il romanzo uno sconosciuto, tanto per il lettore quanto per lo stesso Vasja Pozdnyšev, al quale non dirà mai il proprio nome. Quest’uomo registra una conversazione tra alcune persone, le quali dissertano animatamente a proposito dei principi fondanti dell’amore, e della sua stessa definizione. In particolare, emergono le posizioni nettamente contrapposte di una signora, che difende l’amore «fondato sulla comunanza d’ideali o sull’affinità spirituale», e quella di un uomo «dai capelli grigi, dall’aria solitaria e dagli occhi scintillanti», che è poi Pozdnyšev. Costui in seguito si ritrova nello scompartimento da solo con lo sconosciuto narratore, al quale inizia a raccontare la sua storia.
Oltre a rievocare gli anni dell’unione coniugale, con i suoi rituali, i suoi gesti, le sue convenzioni e le sue ipocrisie, Pozdnyšev confessa il proprio terribile segreto. Dopo aver presentato alla moglie un musicista, egli inizia a sospettare una relazione tra i due. In particolare, una sera, mentre i due eseguono l’uno al violino, l’altra al pianoforte la Sonata a Kreutzer di Ludwig Van Beethoven, l’uomo avverte l’intero peso dei propri dubbi. Tuttavia, convinto che il musicista stia per partire ed uscire per sempre dalla sua vita, Pozdnyšev si assenta di casa alcuni giorni per curare i propri affari in provincia. Una lettera della moglie, ricevuta due giorni dopo la partenza, riaccende la gelosia dell’uomo: il violinista non è partito e le ha già fatto visita. Pozdnyšev ritorna precipitosamente a casa, dove arriva in piena notte. Trovandola a tavola con il musicista, in preda alla rabbia, l’uomo pugnala la moglie.
Pozdnyšev si rende conto della gravità del misfatto soltanto alcuni giorni dopo, quando viene condotto presso il tumulo della moglie. Al termine del proprio racconto, congedandosi, il disperato uxoricida implora il perdono del proprio compagno di viaggio.
Il dubbio sull’effettivo tradimento della moglie non è svelato da Tolstoj: se la donna avesse davvero voluto tradire il marito, perché avvertirlo della presenza del musicista, quando le era ben nota la gelosia di Pozdnyšev per quest’uomo? Sembra altrettanto inverosimile che la moglie voglia davvero consumare un rapporto extraconiugale sotto gli occhi dei figli, della balia e della servitù, senza la minima precauzione. Allo stesso tempo la visita ad una donna sposata in piena notte nella Russia di fine Ottocento, così come l’evidente intesa tra lei ed il musicista, forte di un’educazione libertina nei salotti parigini, non possono non generare il sospetto sulla natura del loro rapporto. (Wik.)
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### Sinossi
La Sonata a Kreutzer è uno dei romanzi brevi dI Lev Tolstoj, pubblicato nel 1889. L’intera vicenda ha luogo durante un viaggio in treno. La voce narrante è quella di un uomo che rimarrà per tutto il romanzo uno sconosciuto, tanto per il lettore quanto per lo stesso Vasja Pozdnyšev, al quale non dirà mai il proprio nome. Quest’uomo registra una conversazione tra alcune persone, le quali dissertano animatamente a proposito dei principi fondanti dell’amore, e della sua stessa definizione. In particolare, emergono le posizioni nettamente contrapposte di una signora, che difende l’amore «fondato sulla comunanza d’ideali o sull’affinità spirituale», e quella di un uomo «dai capelli grigi, dall’aria solitaria e dagli occhi scintillanti», che è poi Pozdnyšev. Costui in seguito si ritrova nello scompartimento da solo con lo sconosciuto narratore, al quale inizia a raccontare la sua storia.
Oltre a rievocare gli anni dell’unione coniugale, con i suoi rituali, i suoi gesti, le sue convenzioni e le sue ipocrisie, Pozdnyšev confessa il proprio terribile segreto. Dopo aver presentato alla moglie un musicista, egli inizia a sospettare una relazione tra i due. In particolare, una sera, mentre i due eseguono l’uno al violino, l’altra al pianoforte la Sonata a Kreutzer di Ludwig Van Beethoven, l’uomo avverte l’intero peso dei propri dubbi. Tuttavia, convinto che il musicista stia per partire ed uscire per sempre dalla sua vita, Pozdnyšev si assenta di casa alcuni giorni per curare i propri affari in provincia. Una lettera della moglie, ricevuta due giorni dopo la partenza, riaccende la gelosia dell’uomo: il violinista non è partito e le ha già fatto visita. Pozdnyšev ritorna precipitosamente a casa, dove arriva in piena notte. Trovandola a tavola con il musicista, in preda alla rabbia, l’uomo pugnala la moglie.
Pozdnyšev si rende conto della gravità del misfatto soltanto alcuni giorni dopo, quando viene condotto presso il tumulo della moglie. Al termine del proprio racconto, congedandosi, il disperato uxoricida implora il perdono del proprio compagno di viaggio.
Il dubbio sull’effettivo tradimento della moglie non è svelato da Tolstoj: se la donna avesse davvero voluto tradire il marito, perché avvertirlo della presenza del musicista, quando le era ben nota la gelosia di Pozdnyšev per quest’uomo? Sembra altrettanto inverosimile che la moglie voglia davvero consumare un rapporto extraconiugale sotto gli occhi dei figli, della balia e della servitù, senza la minima precauzione. Allo stesso tempo la visita ad una donna sposata in piena notte nella Russia di fine Ottocento, così come l’evidente intesa tra lei ed il musicista, forte di un’educazione libertina nei salotti parigini, non possono non generare il sospetto sulla natura del loro rapporto. (Wik.)