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Quando eravamo foglie nel vento

Da sempre Clare Moorhouse ama camminare nella folla di Parigi, fra i boulevard e gli stretti vicoli del quartiere latino. Tra gli sguardi frettolosi dei passanti, passi svelti e mani che si sfiorano per sbaglio, Clare riesce a essere sé stessa completamente. Solo in mezzo a completi sconosciuti si sente al sicuro. Nessuno può riconoscerla, nessuno può scoprire il segreto che da anni custodisce nel cuore, nemmeno il vento di primavera che le scompiglia i capelli biondi. Ma oggi è un giorno speciale. Clare ha appena saputo di dover organizzare una cena importante per suo marito, un diplomatico in carriera. Forse per lui è arrivato il momento di ottenere la tanto attesa promozione ad ambasciatore. E tutto dipende dalla cena che Clare ha appena dodici ore per definire. Un compito che può svolgere solo lei, abituata a rendere ogni ricevimento impeccabile. Per lei non è mai stato un problema, eppure oggi, mentre sceglie le primule da mettere nel centrotavola o corre al Bon Marché per gli ingredienti più raffinati, un peso le tormenta l’anima. Perché il nuovo incarico per suo marito sarà in Irlanda. E Dublino è la città che nasconde il segreto dal quale Clare ha cercato di fuggire per vent’anni. Tutta la sua vita perfetta, suo marito, i suoi figli e quello che ha di più caro sono in pericolo: oggi, tra la folla che l’ha sempre fatta sentire protetta, sono riapparsi gli occhi azzurri di un uomo che Clare credeva morto. Un uomo che è l’unico al mondo a conoscere il suo passato, e che adesso potrebbe spazzare via la tela di inganni così sapientemente intessuta… Ancora prima della pubblicazione, Quando eravamo foglie nel vento è stato incoronato dalla stampa come il debutto più promettente dell’anno. Aste agguerrite si sono scatenate per acquistarne i diritti, che sono stati venduti in più di 15 paesi nel mondo. E, appena uscito, il pubblico l’ha amato senza riserve. Attraverso la voce di una protagonista indimenticabile, Anne Korkeakivi ci regala una storia di amore e colpa, redenzione e perdono, perché a volte quello che si credeva di dover nascondere è il dono più grande che la vita ci può dare.

Quale verità

Qualche giorno prima di Natale, in un elegante appartamento di Oslo, Hermann Stahlberg, patriarca di una famiglia di armatori, sua moglie e il figlio maggiore vengono freddati a colpi di pistola. Con loro uno sconosciuto la cui presenza sul posto pare inspiegabile. Le indagini si concentrano sui parenti degli Stahlberg, che di moventi per il delitto ne hanno fin troppi. Hanne Wilhelmsen, però, non è convinta che la strada piú ovvia sia quella giusta. Decide di seguire l’istinto e una pista tutta sua. Come al solito, controcorrente. «Ormai da molto Hanne Wilhelmsen si era guadagnata la fama di essere uno dei detective piú abili della polizia di Oslo, forse di tutta la Norvegia. Ma nessuno riusciva a raccapezzarsi quando si trattava di lei. Neppure dopo tanti anni. Per la maggior parte ci avevano rinunciato. Hanne era strana, refrattaria, al limite dell’eccentrico». *** «Anne Holt è la regina del crime norvegese moderno». Jo Nesbø

Qualcosa di scritto

SECONDO CLASSIFICATO PREMIO STREGA 2012«Sono rarissimi, gli incontri che davvero, come si dice, lasciano un segno. Parlo di un segno indelebile – più una cicatrice o anche un’amputazione che un sistema di ricordi. La maggior parte delle persone che incontriamo, è triste dirlo, non determina in noi nessuna reazione profonda, meno che mai un cambiamento anche minimo. Saremmo perfettamente gli stessi senza averle mai conosciute. Ma questa deprimente regola non fa che rendere l’eccezione più pericolosa. Ci sono pur sempre degli individui che svolgono nella vita dei loro simili un ruolo che non saprei definire meglio che catastrofico». Roma, primi anni Novanta. Mentre i sogni del Novecento volgono a una fine inesorabile e Berlusconi si avvia a prendere il potere, uno scrittore trentenne cinico e ingenuo, sbadato e profondo assieme trova lavoro in un archivio, il Fondo Pier Paolo Pasolini. Su quel dedalo di carte racchiuso in un palazzone del quartiere Prati, regna una bisbetica Laura Betti sul viale del tramonto: ma l’incontro con la folle eroina di questo libro, sedicente eppure autentica erede spirituale del poeta friulano, equivale per il giovane a un incontro con Pasolini stesso, come se l’attrice di Teorema fosse plasmata, posseduta dalla sua presenza viva, dal suo itinerario privato di indefesso sperimentatore sessuale e dalla sua vicenda pubblica d’arte, eresia e provocazione. Qualcosa di scritto racconta la linea d’ombra di questo contagio e l’inevitabile congedo da esso – un congedo dall’adolescenza e da un’intera epoca; ma racconta anche un’altra vicenda, quella di un’iniziazione ai misteri, di un accesso ai più riposti ed eterni segreti della vita. Una storia nascosta in Petrolio, il romanzo incompiuto di Pasolini che vide la luce nel 1992 e che rivive qui in un’interpretazione radicale e illuminante. Una storia che condurrà il lettore per due volte in Grecia, alla sacra Eleusi: come guida, prima il grandioso libro postumo di Pier Paolo Pasolini, poi il disincanto della nostra epoca – in cui può tuttavia brillare ancora il paradossale lampo del mistero.

Il quadro eretico

Il quadro eretico ruota intorno al problema di come non esista l’arte, ma la sua critica, narrando della figura di un artista figurativo, Debierue, che non ha mai prodotto nulla tranne un singolo vuoto incorniciato, eppure è diventato, grazie a quella cornice al quadrato che è la critica d’arte, un mito e un martire della creatività del XX secolo. L’assenza dell’oggetto artistico ha in questo caso rafforzato la presenza della sua rappresentazione, la critica, in un’iperbole di metasignificati che non può non condurre alla morte chiunque si erga a testimone della truffa. dallo sguardo, ma sopravvive nel tentativo di rendere l’immaginazione realtà e alla fine toccherà la verità che nasconde il senso della missione.

La Quadriglia Degli Assassini

Benvenuti in un futuro dove alcune città storiche sono state ricostruite per il piacere dei turisti e degli assassini. Qui la gente trascorre le proprie vacanze in fittizie città del passato, popolate da comparse alle quali i turisti si mescolano per provare emozioni d’altri tempi. Un crimine atroce è stato commesso nella Londra virtuale del XIX secolo. Roberta Morgenstern, una strega che lavora per i servizi segreti, assistita dal giovane Clément Martineau, conduce un’indagine attraverso il tempo, in un turbine di epoche e di luoghi, dalla Parigi del Seicento al Messico degli Aztechi. Le piste portano al conte Palladio che sembra aver resuscitato quattro grandi criminali per intentare un processo al Diavolo e rinegoziare il suo patto di immortalità. Nella tradizione del romanzo d’avventura di Jules Verne, “La quadriglia degli assassini” è letteratura popolare di alto livello. Un formidabile intreccio tra horror e fantascienza, un romanzo avvincente che unisce la suspence del poliziesco, la magia del noir e l’intrigo del legal thriller.

I quaderni di Don Rigoberto

Un padre dall’immaginazione troppo fervida, un figlio diabolicamente angelico, una matrigna dalla sensualità irresistibile sono i protagonisti di questo romanzo di raffinato erotismo. Rigoberto, il padre, è un uomo di successo, appassionato d’arte e di letteratura. Eppure qualcosa lo tormenta, qualcosa lo spinge, nelle notti insonni, a frugare tra i numerosi quaderni dove per anni ha annotato emozioni, sentimenti, riflessioni. È la nostalgia per Lucrecia, la seconda moglie che ha condiviso con lui dieci anni di notti appassionate e inventive. E mentre don Rigoberto soffre da solo, Lucrecia è relegata nel suo appartamento vittima di un simmetrico rimpianto per l’ex marito. Che cosa ha potuto separare dunque due persone che si amano così tanto?

Quaderni dal carcere

Antonio Gramsci (Ales 1891-Roma 1937) è uno degli autori italiani più tradotti e studiati al mondo: il che testimonia l’attualità delle questioni cui dedicò le proprie analisi, ma anche l’originalità del suo pensiero e la forza della sua personalità. La sua parabola esistenziale tocca le principali tappe della storia della prima metà del Novecento, dalla Grande guerra al fascismo, dalla Rivoluzione bolscevica al “biennio rosso” in Italia: momenti cruciali che Gramsci visse in prima linea, coniugando l’impegno giornalistico, con l’azione politica, dalla giovanile adesione al Partito socialista al sostegno alle lotte di fabbrica sullo sfondo della Torino capitale industriale, fino alla fondazione del Partito comunista nel gennaio 1921. A dispetto di una detenzione durissima, Gramsci si impegnò in una eccezionale produzione teorica, che ci ha consegnato pagine tra le più illuminanti del pensiero di ogni tempo. I “Quaderni dal carcere”, composti tra il 1929 e il 1935 e pubblicati postumi, rappresentano il lascito di un rivoluzionario che riflette non solo sulle ragioni delle sconfitta, ma altresì sulla possibilità di una diversa ipotesi rivoluzionaria “in Occidente” e della costruzione di un altro socialismo. La sua riscoperta internazionale dopo il crollo del Muro si spiega proprio in ragione della diversità del pensiero gramsciano da quello del “comunismo realizzato”.

La puttana del tedesco

Settembre 1943, Abruzzo centrale, conca di Sulmona. Ada è una giovane vedova provata dalla vita, con due figli piccoli. Da quando ha perso il marito si è adattata a fare ogni lavoro, rinunciando completamente a se stessa. È però fiera e orgogliosa, e sa nascondere le ristrettezze in cui vive. A volte se ne va da sola sui monti, come una pazza, a raccogliere gli òrapi – una verdura selvatica – e a piangere, là dove finalmente nessuno la vede. Dopo l’armistizio, le truppe tedesche calano sull’Appennino centrale, per attestarvi la linea Gustav. L’Abruzzo si avvia a pagare alla guerra il suo tributo di devastazioni, violenze, eccidi consumati a danno della popolazione inerme; questo mentre i bombardamenti angloamericani riducono interi centri abitati a cumuli di macerie. Nel dolente microcosmo di Ada compare un giorno Helm, un soldato austriaco di venticinque anni, con indosso l’uniforme della Wehrmacht, il quale pian piano entra nel suo mondo. Una storia di tenerezza e amore che si afferma con tenacia, andando contro le logiche di un mondo in guerra.
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Pura vita

Questo libro presenta il seguente sommario – Domenica alle nove e mezza di sera il telefono suona; Quando stanno correndo da mezz’ora sull’autostrada; Una e-mail (ricevuta cinque notti fa); La guarda a intervalli; Alla dogana non ci sono più doganieri; Appena usciti dall’autostrada e scesi per lo svincolo; Quattro SMS; Vanno avanti lenti per la strada costiera; Si fermano in un piccolo paese di mezza collina; Cinque SMS; L’autostrada scende a curve lunghe; Girano intorno alle mura della città e poi lungo la circonvallazione interna; Decide di fermarsi quando ormai sono troppo stanchi tutti e due; Una telefonata; Anche lei sta parlando al cellulare; In albergo prova a telefonare a M.; Una e-mail (non invitata); Una telefonata; Al mattino fanno un giro per il centro antico; Un SMS; Dalla strada che va verso il delta del fiume si vedono solo terre piatte; Dopo una curva lunga nascosta da alberi scarni sono alle paludi; Il telefono cellulare gli vibra nella tasca come un piccolo animale da tana; Quando hanno finito di mangiare sotto il sole tiepido; Lasciano il semifuoristrada vicino a tre colline di sale; Arrivano a un incrocio e lui gira a sinistra; Due SMS; Mangiano gamberoni che sanno di formaldeide nell’unico ristorante aperto; Un SMS; Esce perché non ha sonno né voglia di leggere; Due SMS; Una telefonata; Tre SMS; Apre la porta-finestra alla luce del mattino avanzato; Una telefonata; Una e-mail; Camminano attraverso la spianata davanti al municipio spagnolesco; Una telefonata; La guarda in un tentativo di espressione serena; In un recinto c’è un cavallo grigio estretamente vecchio; Lui parla con il ragazzo dei cavalli nel suo francese limitato; Quattro e-mail; Fanno il giro delle mura della città fortificata; Cenano da soli nella grande sala dal tetto di paglia; Camminano ai margini del paese; Lungo la strada di colpo non si vede più niente; Quando sono ai loro bungalow non hanno più sonno; Una e-mail; Una e-mail; Una e-mail; Fanno colazione nella saletta vuota; Carica le valigie in macchina; Comprano uova fresche e un formaggio duro di capra e un coltellino a serramanico sempre parlarsi; Un SMS; Lei fa un salto sul sedile e guarda fuori e batte sul finestrino; Il fronte di nuvole scure da ovest ha coperto tutto il cielo; La pioggia cade sempre più forte sulle colline; Il semifuoristrada va fuori strada; Mangiano in silenzio il formaggio duro di capra che avevano comprato al paese con l’idea di regalarlo a qualcuno insieme ai racconti del loro breve viaggio; Lui butta gli ultimi due vecchi sacchi sul fuoco; Due ore più tardi non stanno dormendo affatto; Si alzano alla prima luce del giorno.

Pulp. Una storia del XX secolo

Depresso, appesantito da una pancia ingombrante, il conto in rosso, i creditori sempre alle porte, tre matrimoni alle spalle, Nick Belane è un detective, “il più dritto detective di Los Angeles”. Bukowski gioca con un vecchio stereotipo e vi aggiunge la sua filosofia di lucido beone, il suo esistenzialismo da taverna e un pizzico di cupa, autentica disperazione. I bar, le episodiche considerazioni sul destino, il cinismo, l’ormai sbiadito demone del sesso, il fallimento preofessionale ed esistenziale, insieme alle mere invenzioni narrative, diventano il “pulp” del titolo. Lontano dalle atmosfere tenebrose delle ordinarie follie, il testamento spirituale di uno scrittore che non ha mai esitato a immergersi nel degrado della società contemporanea.

La pulce, la cerva e la vecchia scorticata. Tre fiabe da Lo cunto de li cunti

Era inevitabile che Lo cunto de li cunti approdasse al grande cinema. All’alba del terzo millennio, Matteo Garrone – il regista di Gomorra – ha deciso di confrontarsi con la chiave fantastica e onirica prendendo le mosse proprio dal Cunto di Basile. Il suo nuovo film attinge in particolare a tre fiabe che la Donzelli ha pensato di raccogliere separatamente dal corpus delle cinquanta storie e di proporre in questo piccolo volume rivolto ai lettori di ogni età. Tre storie che dipanano il tema delle passioni – dall’amore all’amicizia, dall’invidia alla seduzione – sul filo del grottesco e dell’inquietudine, del comico e del ripugnante, del dramma e della fiaba. Passioni contornate da magie, inganni, incantesimi, fate, orchi, torri da espugnare, insidie da snidare, sollazzi e gozzoviglia, alla corte dei re e all’ombra di castelli e boschi minacciosi o ridenti. Una lettura alla radice del fantasy moderno; un’edizione dedicata alle tre storie, che propone in appendice anche il testo napoletano di Basile.

Pulce non c’è

Quando hai tra le mani una storia come questa, una storia che urla, e che hai vissuto da vicino, puoi fare un sacco di guai se decidi di raccontarla. Rischi di essere troppo coinvolto, retorico o furioso. Ma se la prendi e la sposti di lato, e la guardi attraverso gli occhi di una ragazzina piena di fantasie più grandi di lei, con una voce comica irresistibile, capace di sparare a mitraglia pensieri bellissimi ed eccentrici, rischi di vederla finalmente per davvero. «Pulce qualche volta piange, ma non sa dire che è triste; anzi, a volte sembra che non sappia nemmeno piangere, perché lo fa in un modo che non le scendono le lacrime, ma le piange solo la faccia. È difficile da spiegare, comunque non è molto importante, perché Pulce piange poco». A raccontarci Pulce e il suo mondo speciale è la sorella Giovanna, con la sua voce ironica, candida, intelligente, divagante. Pulce è una bambina allegra, a cui piace infilarsi negli abbracci degli sconosciuti, stritolarti più forte che può. Non sa parlare e per scrivere usa un metodo che si chiama Comunicazione Facilitata e funziona così: «Tu prendi un bambino autistico, lo fai sedere davanti a un computer, lo tocchi e come per magia gli dai sicurezza, così lui scrive tutto quello che per tutta la vita si è sempre tenuto dentro». Quando un giorno, come tutti i giorni, mamma Anita va a prenderla a scuola, Pulce non c’è. «Provvedimenti superiori» hanno deciso che loro non sono più dei buoni genitori, e Pulce è stata portata nella comunità Giorni Felici. Anita e Giovanna possono farle visita una volta alla settimana, «sotto lo sguardo soldato di un’educatrice». Papà Gualtiero, invece, sua figlia non può vederla, perché su di lui grava una mostruosa accusa. Giovanna ha solo tredici anni quando comincia questa «storiaccia». È una ragazzina curiosa, con qualche tic nervoso e un gruppetto di amici immaginari. E proprio grazie alla sua immaginazione vispa e intelligente, alla sua potente capacità inventiva, Giovanna ci racconta senza retorica e senza patetismi lo scontro tra mondo adulto e infanzia, tra malattia e normalità, tra rigidità delle istituzioni e legami affettivi. Il suo sguardo singolare, il suo punto di vista spostato, ci fa vedere improvvisamente le cose, rende intellegibile ciò che anche gli adulti faticano a capire. E ci spiazza. Un romanzo fresco e spietato, che colpisce per l’intensità della scrittura. Un libro miracoloso in cui tragedia e commedia si compenetrano a ogni pagina.

Puerto Escondido

Un giovane solitario, che ha sempre dimostrato una predisposizione a cacciarsi nei guai, è coinvolto in un delitto. Perseguitato da un commissario di polizia, non ha che una soluzione: la fuga. Ha così inizio un’avventura frenetica e balorda che lo trascinerà in un Messico affascinante e crudele. Conquistato dalla misteriosa Aivly e con la complicità di Elio, disincantato e ribelle, deciderà di affrontare finalmente il proprio destino, trasformandosi da vittima in un vero e proprio avventuriero.

Psicopatologia della vita quotidiana

“Psicopatologia della vita quotidiana” descrive una delle strade più celebri percorse da Freud per raggiungere l’inconscio: l’interpretazione dei lapsus, delle dimenticanze, delle sviste, di tutte quelle disattenzioni apparentemente insignificanti, così frequenti nella nostra vita quotidiana. Ideale continuazione de “L’interpretazione dei sogni”, quest’opera estende il metodo alle manifestazioni della veglia che tradiscono la presenza e la pressione degli impulsi inconsci. Prefaione di Claudio Modigliani, introduzione di Flavio Manieri.

La psicologia del giocatore di scacchi

«Mi piace vederli dibattersi»: così confessò, a proposito dei suoi avversari, Bobby Fischer, prima di strappare a Spassky, nel 1972, il titolo di campione mondiale di scacchi. Al di là delle spiegazioni più immediate (denaro e fama), questo libro ricerca le motivazioni segrete che hanno indotto uomini dai talenti più diversi a dedicare al gioco uno smisurato spazio mentale e pratico. L’autore non offre soltanto una psicoanalisi degli scacchi, ma ripercorre la vita dei campioni del mondo e i loro conflitti: da Morphy, che si ritirò dal gioco all’età di ventidue anni per soccombere poi gradualmente a una nevrosi, a Steinitz, che in stati allucinatori giocava con Dio, concedendogli il vantaggio di un pedone e della prima mossa, da Alechin, «il sadico del mondo scacchistico», a Fischer, un genio dalle reazioni spesso incomprensibili. Il gioco degli scacchi, che incanala, e nello stesso tempo esaspera, un’aggressività implacabile, appare infatti destinato a sviluppare fantasie di onnipotenza. Non mancano però, nel libro di Fine, anche gli «anti-eroi», che cercano di resistervi: né stupisce la difficoltà della loro lotta, ove si pensi che la teoria del gioco coinvolge anche l’ideologia, tanto che si è parlato di stile capitalistico e di Scuola Sovietica, di stile individualistico e di paura del deviazionismo. L’americano Reuben Fine, che è stato tra i massimi scacchisti intorno agli anni Quaranta e ha scritto libri fondamentali sulla teoria del gioco, esercita da decenni l’attività di psicoanalista e in tale veste incontrò Fischer adolescente, come racconta in queste pagine. *La psicologia del giocatore di scacchi* è apparso per la prima volta nel 1956, mentre i saggi su Bobby Fischer e Boris Spassky risalgono al 1973.