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E liberaci dal padre

Il tranquillo villaggio inglese di Keldale è lo sfondo di un delitto tanto atroce quanto inspiegabile: Roberta, adolescente introversa, viene trovata accanto al cadavere decapitato del padre e le sue uniche parole sono una confessione senza la minima ombra di pentimento. Il parroco, convinto dell’innocenza della ragazza, si reca di persona a Londra per convincere Scotland Yard ad affidare le indagini all’ispettore Thomas Lynley. Coadiuvato dal sergente Barbara Havers, Lynley indagherà nel passato della famiglia di Roberta, scoprendo che la giovanissima madre e la sorella più grande sono scomparse in circostanze misteriose.

È lì che voglio arrivare

Nuoro, una sera di agosto un ragazzo e una ragazza si incontrano e lui perde la testa per lei. Ma lei, la sera stessa, preferisce le attenzioni di un altro, provocando in lui una reazione violenta e inaspettata. In un secondo tutto cambia, e cambia con una velocità che è più di quanto sia umano sopportare. E di colpo lui desidera di trovarsi a Nassiriya, con un campo minato davanti, pronto a saltare in aria. Perché esiste una strada per andare nel posto dove vuole andare, dove lei, Marina, lo sta aspettando. Lì di questo corpo non c’è bisogno. È lì che vuole arrivare.

E le stelle brillano ancora

Lara Cameron, affascinante scozzese trasferitasi negli USA, ha creato un immenso patrimonio, nella sua ascesa da un’infanzia misera fino ai più alti livelli del mondo finanziario. Ma le sue burrascose relazioni sentimentali e le indagini sul suo passato minacciano la sua felicità.
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E l’uomo incontrò il cane

A Konrad Lorenz è stato conferito il Premio Nobel 1973 per la medicina in riconoscimento della sua opera fondatrice di una scienza che rivela sempre più la sua enorme portata: l’etologia. Ma Lorenz non è soltanto un grande scienziato: pochi libri hanno affascinato così tanti lettori in questi ultimi anni come le storie di animali da lui magistralmente raccontate nell’*Anello di Re Salomone*. Ora, in *E l’uomo incontrò il cane*, il lettore troverà una sorta di proseguimento di quelle storie, tutto dedicato all’animale che più di ogni altro crediamo di conoscere e sul quale però tante cose abbiamo da scoprire – il cane. Lorenz ci guida qui innanzitutto verso le origini dell’«incontro» fra l’uomo e il cane, quando il rapporto era piuttosto con i due, assai differenti, antenati dei cani attuali: lo sciacallo e il lupo. Queste origini lasciano le loro tracce in tutte le complesse forme di intesa, obbedienza, odio, fedeltà, nevrosi che si sono stabilite nel corso della storia fra cane e padrone. Spesso ricorrendo a dei casi a lui stesso avvenuti, Lorenz riesce in queste pagine a illuminare rapidamente tutto l’arco della «caninità» con la grazia di un vero narratore, con la precisione e la sottigliezza di uno scienziato che ha aperto nuove vie proprio nello studio di questi temi, con la fertile intelligenza di un pensatore che, attraverso le sue ricerche sugli animali, è riuscito a porre i problemi umani in una nuova luce.

E Johnny prese il fucile

Considerata l’opera narrativa più sconvolgente sugli orrori della guerra E Johnny prese il fucile è un romanzo in cui viene descritta, e per così dire materializzata, la condizione di “torso umano” del soldato Johnny: di un soldato che sopravvive grazie a un prodigio della chirurgia alle mutilazioni subite in guerra. La mente è l’unica cosa che gli è rimasta: Johnny rievoca il suo passato, le prime esperienze, l’amore, l’amicizia, e la superficialità con cui una guerra senza chiari motivi può travolgere gli individui, trascinandoli in un irresponsabile e complice stato di incoscienza. Uscito negli Stati Uniti nel 1939 E Johnny prese il fucile è romanzo di pacifismo integrale (Trumbo ne trasse un film che diresse egli stesso nel 1971, e che fu tra i prediletti di François Truffaut), e la voce di Johnny tutt’ora intatta – come scrive Goffredo Fofi – è quella di un Lazzaro indomito e sarcastico: “Cantate cantate forte per me i vostri alleluia tutti i vostri alleluia per me perché io conosco la verità e voi no sciocchi. Sciocchi sciocchi sciocchi.”

È iniziata così

‘Penelope Lively mescola nella sua scrittura partecipazione e distacco, commozione e ironia, regalandoci un racconto cechoviano che risulta divertente, a tratti perfino comico, e insieme malinconico nella sua consapevolezza del passare del tempo e delle occasioni perse.’
**The New York Times su È iniziata così**
‘Penelope Lively scrive così bene, assaporando ogni singola parola.’
**The Daily Telegraph**
‘Penelope Lively si conferma bravissima, capace di emozioni forti, durature, pervasive, nonostante la scrittura elegantissima.’
**D di Repubblica**
Sette vite trasformate da un singolo, minuscolo evento, travolte dalla valanga scatenata in una mattina di aprile a Londra dallo scippo dell’anziana Charlotte, che costringe la figlia Rose a rinunciare ad accompagnare a Manchester il suo datore di lavoro, Lord Henry Peters, celebre professore di storia, il quale decide allora di portare con sé la nipote Marion, costretta a inviare al proprio amante un messaggio, puntualmente intercettato dalla moglie, che in questo modo scopre la loro relazione… Una sequenza apparentemente inarrestabile. Perché se il battito d’ali di una farfalla può scatenare una tempesta, se le dimensioni del naso di Cleopatra avrebbero potuto mutare la storia di Roma – un’idea che affascina il professor Peters -, a maggior ragione le nostre minuscole esistenze personali sono in balia del caso: le scelte che crediamo di compiere sono modellate da circostanze esterne su cui non abbiamo alcun controllo e una persona che non abbiamo mai nemmeno incontrato può alterare per sempre il nostro destino. Penelope Lively mette le sue doti narrative al servizio di questa teoria, seguendo con il consueto sguardo caloroso ed empatico un cast di personaggi, cesellati con perizia e amore, dentro e fuori dalle loro vicende intrecciate e mostrandoci come, malgrado tante svolte arbitrarie e imprevedibili, l’avventura della vita valga davvero la pena di essere vissuta fino in fondo.
‘I romanzi della Lively rispecchiano sempre l’ironia che la vita concede alle persone che sanno guardare altrove.’
**Publishers Weekly**
‘Penelope Lively sa cogliere perfettamente ciò che si nasconde sotto la superficie della vita delle persone.’
**The Scotsman**
(source: Bol.com)

E il signore le creò

Dopo la Seconda Guerra Mondiale e il periodo trascorso nell’aeronautica militare, il simpatico veterinario torna alla sua vita normale, al suo amato Yorkshire, alla famiglia e ai suoi pazienti a quattro zampe. Fra mille e una peripezia Herriot ci racconta con l’entusiasmo di sempre il suo strano viaggio in Unione Sovietica e in Turchia in un ruolo davvero particolare: come accompagnatore di pecore e mucche.

E i bambini osservano muti

Remì ha dieci anni. Ha una famiglia, va a scuola e ha pure una fidanzatina. Un’infanzia apparentemente normale, ma nella terra martoriata dalle guerre di camorra essere bambini pare impossibile. Il nonno, Don Furore, è il boss di una potente banda criminale, che tiene in mano le sorti della sua famiglia e di un indefinito quartiere fra Napoli e Caserta, lungo la Domiziana: la moglie e il figlio si uniscono alla schiera del popolo che lo teme e lo serve, e soltanto la nuora, la madre di Remì, riesce a tenergli testa. Il bambino, sospeso fra questi modelli, si ritrova al centro di un mondo feroce, scandito da rigide regole d’onore, immerso in un implacabile meccanismo di colpe e punizioni dove è sempre più difficile distinguere ciò che è giusto e ciò che non lo è. Ma per difendere la mamma in pericolo, il piccolo protagonista accetta di combattere una battaglia solitaria che lo porterà a mettere in discussione tutto quello in cui credeva, persino le sue radici.

E finalmente ti dirò addio

Samantha Kingston ha tutto quello che un’adolescente potrebbe desiderare: il ragazzo più bello della scuola, tre amiche fantastiche, un’incredibile popolarità. Quel venerdì 12 febbraio si preannuncia come un altro giorno perfetto nella sua meravigliosa vita. Invece non andrà così, perché quella sera Sam morirà. Tornando con le sue amiche in macchina da una festa avrà un incidente. La mattina seguente, però, la ragazza si risveglia misteriosamente nel suo letto ed è ancora il 12 febbraio. Sospesa fra la vita e la morte, Sam continua a rivivere quella sua ultima giornata. Ogni volta si comporterà in modo diverso, cercando disperatamente di evitare l’incidente che la farà morire. Ma riuscirà a uscire da quell’incubo solo quando capirà che non è per salvare se stessa che continua a tornare.

E disse

“Mosè, primo alpinista, è in cima al Sinai. Inizia così il suo corpo a corpo con la più potente manifestazione della divinità.” Erri De Luca racconta l’eroe Mosè con la grazia del grande scrittore che reimmagina, attraverso la Scrittura, la grandezza sofferente dell’uomo alla guida di un popolo in fuga. “E disse”: con questo verbo la divinità crea e disfa, benedice e annulla. Dal Sinai che scatarra esplosioni e fiamme, vengono scandite le sillabe su pietra di alleanza. Nell’impeto di un’ora di entusiasmo un popolo di servi appena liberati si sobbarca di loro: “Faremo e ascolteremo”. Luogo di appuntamento è il largo di un deserto, dove la libertà è sbaraglio quotidiano. Notizia strepitosa: nell’antico ebraico, madrelingua, le parole della nuova legge sono rivolte a un tu maschile. Le donne guardano con tenerezza gli uomini commossi e agitati. Il dito scalpellino che scrive in alto a destra: “Anokhi”, Io, è il più travolgente pronome personale delle storie sacre.

È difficile essere un dio

“Stringi i denti, e ricordati che sei un dio in incognito”. Se lo ripete spesso ciascuno dei 250 ricercatori terrestri sbarcati su Arkanor, pianeta oppresso dalla bestialità medioevale. Il pianeta nuota nell’ignoranza, in un pantano sanguinoso fatto di cospirazioni e avidità. Basta essere intelligenti e non adeguarsi al conformismo più piatto per finire nelle maglie tremende delle milizie imperiali. Sulla Terra, intanto, la vita procede in modo idilliaco, tutto è pace, armonia, conoscenza e creatività. Dagli autori del celebre “Picnic sul ciglio della strada”, un romanzo in cui l’umanità del futuro continua ineluttabilmente a confrontarsi con i nodi di sempre: la volontà di dominio, il desiderio di conoscenza, la superstizione.
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È difficile essere un dio

“Stringi i denti, e ricordati che sei un dio in incognito”. Se lo ripete spesso ciascuno dei 250 ricercatori terrestri sbarcati su Arkanor, pianeta oppresso dalla bestialità medioevale. Il pianeta nuota nell’ignoranza, in un pantano sanguinoso fatto di cospirazioni e avidità. Basta essere intelligenti e non adeguarsi al conformismo più piatto per finire nelle maglie tremende delle milizie imperiali. Sulla Terra, intanto, la vita procede in modo idilliaco, tutto è pace, armonia, conoscenza e creatività. Dagli autori del celebre “Picnic sul ciglio della strada”, un romanzo in cui l’umanità del futuro continua ineluttabilmente a confrontarsi con i nodi di sempre: la volontà di dominio, il desiderio di conoscenza, la superstizione.

È buio sul ghiacciaio: con i diari delle spedizioni al Nanga Parbat, al Broad Peak e al Chogolisa

Austriaco di nascita e con un carattere di ferro, l’alpinista ha compiuto negli anni ’50 imprese straordinarie. Tra le tante, una in particolare lo consegnò alla storia dell’alpinismo. 1953. A soli ventinove anni, Buhl viene invitato a unirsi a una spedizione tedesca che tenterà la vetta del Nanga Parbat, nona montagna della Terra, allora ancora inviolata e considerata uno degli 8.000 più difficili. Dopo settimane di tentativi andati male, la spedizione dichiarò ufficialmente il fallimento. Ma Buhl non si arrese. E ripartì. Da solo, il 3 luglio, dopo una scalata di 17 ore raggiunse sfinito la vetta. È per la prima volta un uomo, solo, aveva scalato un 8.000. Nel 1957 l’alpinista scalò il suo secondo 8.000, l’inviolato Broad Peak, e divenne l’unico uomo al mondo ad aver compiuto la prima ascensione di ben due 8.000. Hermann Buhl morì qualche giorno dopo l’ascesa al Broad Peak, all’apice della sua fama, scendendo dal Chogolisa insieme a Kurt Diemberger. Nella nebbia, una cornice di neve, cedendo sotto il suo peso, lo fece precipitare nella parete sottostante per migliaia di metri. Il suo corpo non venne mai più ritrovato. Il libro è l’avvincente biografia dell’alpinista che, di sua stessa mano, racconta le imprese compiute. L’opera interrompe il racconto poco dopo la salita del Broad Peak. Mentre le ultime pagine della sua vita sono raccontate da Kurt Diemberger, che lo vide precipitare proprio davanti a sé.

E adesso?

“Questa sera Claude è morto. L’amavo.” Inizia così il viaggio della protagonista nei meandri del dolore. Il dolore indicibile provocato dalla morte del marito, vittima di un incidente in moto. Per la voce femminile narrante – l’autrice stessa -, pudica e piena di dignità, la vita si ferma e comincia nello stesso tempo. Da quel momento in poi ci saranno un “prima” e un “adesso”. E in questa parentesi quasi atemporale l’autrice prova a raccontare il dolore, l’adesso del lutto, quando più niente resta di essenziale, eppure bisogna continuare a vivere: telefonare, scegliere la bara, la musica per la cerimonia funebre… ma anche dire al figlio di otto anni della morte del padre.

E adesso, pover’uomo?

Le vicende di un giovane commesso, di sua moglie, del loro bambino. Una famiglia come tante della piccola borghesia tedesca alle prese con le crescenti difficoltà economiche e con lo spettro della disoccupazione. Sullo sfondo una Germania già presa nel vortice che l’avrebbe piombata nel Nazismo.

Duri da morire

Vigilia del Tour de France. Le premesse non sono confortanti. Ciclisti che muoiono in circostanze misteriose. Personaggi secondari che diventano campioni da un giorno all’altro. Sáenz è indiscutibilmente il numero uno, ma comincia a vedersi soffiare le vittorie da sconosciuti. Quale segreto rende i suoi avversari invincibili? Cos’è disposto a fare per ritrovare il successo? Waddington mette in scena i campioni reali di ieri e gli eroi immaginari di domani, in una saga noir sul ciclismo, sospesa tra la mitologia della fatica e una spietata carrellata sul faustiano universo del doping.