321–336 di 75864 risultati

La leggenda di Otori: La leggenda di Otori-Il viaggio di Takeo-L’ultima luna

In un Giappone antico e magnifico, dove crudeltà e riti familiari si intrecciano, comincia la storia di Takeo, strappato alla sua vita tranquilla quando il suo villaggio viene brutalmente distrutto dai guerrieri del perfido Lord Iida. Senza genitori, senza casa, unico superstite del massacro, Takeo viene salvato da un nobile cavaliere sbucato dal nulla che lo adotta e lo introduce nel leggendario Clan di Otori. Il ragazzo dovrà fronteggiare odi e intrighi, passioni e tradimenti fino a diventare la pedina principale di un complotto ordito dai signori della guerra. Ma sfruttando i poteri soprannaturali che scoprirà di avere, Takeo riuscirà a trovare la propria strada nel mondo e incontrerà per la prima volta il vero amore, la bella e coraggiosa Kaede. Nulla verrà risparmiato ai due innamorati che non vogliono rinunciare alla purezza del loro amore, alla lealtà e alla nobiltà d’animo, pur sapendo di andare contro il giogo della tradizione. Sconvolgenti profezie, duelli e vessilli insanguinati per un romanzo mirabile e immaginifico, una creazione epica e incantata che ha avuto grande successo internazionale. **

La Leggenda Di Duluoz

«La mia opera è composta di un unico, grande libro» ha scritto Jack Kerouac verso la fine della sua vita. Da *Sulla Strada* e *I sotterranei* a *Visioni di Cody e Big Sur* , tutti i romanzi che hanno fatto di lui una figura mitica della beat generation erano infatti, nella sua mente, altrettanti capitoli di un grande libro finale che si sarebbe intitolato *La leggenda di Duluoz*. Progettato dallo stesso Kerouac poco prima della sua scomparsa, si compone come un romanzo fatto di tanti romanzi, di brani che, per la prima volta accostati, configurano quella “leggenda”, da quando il protagonista appare bambino in Dottor Sax all”uomo giunto al termine della sua strada in Big Sur. La leggenda di Duluoz contiene l¿essenza dell”opera narrativa di Kerouac e rivela il complesso disegno che sta dietro le singole opere. Ma non è un libro per i soli cultori del suo mito. Anzi, è forse un libro per chi non lo ha mai letto, offrendosi come storia definitiva di quello straordinario personaggio, per metà reale e per metà letterario, che Kerouac ha messo in scena nella vita e nei libri.

La leggenda degli Eldowin

Venti di guerra spirano sull’Arwal. Le mire espansionistiche di Adras, eminenza grigia dell’Argelar, sembrano inarrestabili. Manipolando come un fantoccio il piccolo sovrano di Rygan, il mago rivolge la propria attenzione al ducato di Vniri, dominio dei Doria-Malvolas e dei vampiri di corte, ultimo ostacolo in vista dell’ambiziosa invasione del Varlas. La tensione per il conflitto imminente sconvolge la vita di poveri e ricchi, nobili e villici, mortali e vampiri. Dal montuoso Tarvaal fino alle immense Terre dei Barbari, la maga Reven e il suo schiavo cercano disperatamente un’arma in grado di contrastare la minaccia dell’Oscuro, un tempo maestro e mentore della donna, ora suo acerrimo nemico. Intanto, sul bosco di Madian incombe e si rinforza la minaccia della rocca di Krun, al punto da spingere la Guardiana a inviare una delegazione verso l’inospitale Ovest, nella speranza di ottenere l’aiuto dell’unica autorità che potrebbe riunire contro il tiranno gli elfi dell’Arwal: i leggendari Eldowin.

La lama e la rosa

Anno 1212 dell’era cristiana. Un mercante giudeo, cresciuto alla corte degli imperatori germanici Hohenstaufen, è incaricato di procurare alla Chiesa di Roma, che s’appresta a tenere il suo grande Concilio ecumenico, il più nobile degli incensi, quello dell’isola di Soqotra, e una nuova rosa, ottenuta ottenuta nei giardini di Lalibela, capitale dell’impero etiopico. Comincia così un’avvincente romanzo storico, i cui personaggi si muovono in uno spazio universale, che va da Palermo a Taiz nell’Arabia meridionale, da Roma a Peshawar nel Kashmi nel Kashmir, da Venezia allo sterminato impero mongolo. È il tempo della teocrazia pontificia, della lotta contro l’eresia catara, dell’Inquisizione, delle Crociate e della grande letteratura cortese. **

La guerra dell’acqua. Skyland: 3

Sopravvissuti per miracolo a una catastrofe planetaria, la dottoressa Lily Carlyle e il pilota Sven impiegano tutte le loro energie per cercare di ricomporre i pezzi di un’umanità frammentata e priva di risorse. Ma una nuova minaccia sta prendendo forma e, per contrastarla, Lily dovrà affrontare un lungo e terribile viaggio tra le isole di ghiaccio del grande Nord. Due secoli dopo, è scoppiata la guerra per il controllo delle riserve idriche del nuovo mondo di Skyland. L’invincibile flotta della Sfera si prepara a sferrare un devastante attacco contro l’ultima roccaforte della ribellione. Per Valéry e Lorenzo, e per il loro amore mai sbocciato, sembra arrivata la fine, ma forse c’è ancora un’ultima, remotissima speranza: un segreto sconvolgente, in grado di cambiare ogni cosa. L’ultima battaglia sta per cominciare. **

La grande Eulalia e il nocchiero

I protagonisti dei quattro racconti che compongono *La grande Eulalia* sono accomunati dalla totale dedizione per l’arte e proprio a causa di questa passione vanno incontro a sofferenza, disillusione, sconfitta. Eulalia che entra nel teatro itinerante, diventa una celebratissima attrice e s’innamora del riflesso di un uomo nello specchio; un maestro scultore e il suo apprendista, che tenta di riprodurre con la pietra la donna di cui si è invaghito; la pianista e il violinista delle ultime due storie, ambientate in prigione, che danno vita a uno strano duetto. Nel romanzo breve Il nocchiero il protagonista Walter è attratto in modo irresistibile da un braccio di donna con un ornamento a forma di serpente, un’entità intravista e immaginata. Trame minute e infinitamente vaste per una galleria di storie memorabili che, pubblicate per la prima volta alla fine degli anni ottanta, hanno segnato l’acclamato esordio letterario di Paola Capriolo. **
### Sinossi
I protagonisti dei quattro racconti che compongono *La grande Eulalia* sono accomunati dalla totale dedizione per l’arte e proprio a causa di questa passione vanno incontro a sofferenza, disillusione, sconfitta. Eulalia che entra nel teatro itinerante, diventa una celebratissima attrice e s’innamora del riflesso di un uomo nello specchio; un maestro scultore e il suo apprendista, che tenta di riprodurre con la pietra la donna di cui si è invaghito; la pianista e il violinista delle ultime due storie, ambientate in prigione, che danno vita a uno strano duetto. Nel romanzo breve Il nocchiero il protagonista Walter è attratto in modo irresistibile da un braccio di donna con un ornamento a forma di serpente, un’entità intravista e immaginata. Trame minute e infinitamente vaste per una galleria di storie memorabili che, pubblicate per la prima volta alla fine degli anni ottanta, hanno segnato l’acclamato esordio letterario di Paola Capriolo.

La grande dottrina. Il giusto mezzo

“La grande dottrina” e “Il giusto mezzo” sono opere che hanno costituito per secoli un importante punto di riferimento per la cultura cinese. Entrambe, attribuite dalla tradizione ad autori vicini a Confucio, si ritengono oggi frutto del lavoro stratificato di varie mani. “La grande dottrina” ha un carattere marcatamente etico-politico, e condensa i motivi essenziali che hanno retto la società cinese nel corso della sua lunga storia, sottolineando una concezione organica della società, in base alla quale ciascun membro contribuisce al funzionamento del tutto. “Il giusto mezzo” affronta problematiche di tipo morale e definisce una posizione ottimale ed equilibrata, da assumere in ogni circostanza, sociale o psicologica. **

La gaia scienza

La gaia scienza (in tedesco Die fröhliche Wissenschaft) è un libro di argomento filosofico, composto esclusivamente da aforismi di media lunghezza, scritto dal pensatore di origini tedesche Friedrich Nietzsche.
È un’opera che occupa una posizione mediana nella produzione filosofica di Nietzsche, fu scritto dopo Aurora e prima di Così parlò Zarathustra. Viene generalmente ritenuto un libro cerniera, quello che segna il passaggio dal cosiddetto periodo positivista (o della fase dello spirito libero) dell’autore, all’ultima e più compiuta fase del suo pensiero.
Fu pubblicato per la prima volta nel 1882 e successivamente riproposto con aggiunte in una seconda edizione (con il sottotitolo «la gaya scienza») nel 1887.
Ancora nel 1888 Nietzsche indicava i suoi “libri di mezzo”, Aurora e La gaia scienza, come le sue opere più personali e quelle che gli erano più “simpatiche”.

La fisica del Karma – Prima parte

Nota: prima parte di “The Karma Affair”, la seconda è in “[La fisica del Karma – seconda parte](https://www.goodreads.com/book/show/15829437.La_fisica_del_Karma___seconda_parte “La fisica del Karma – seconda parte”)”
La dottrina indiana del Karma corrisponde a ciò che i Greci chiamavano palingenesi o metempsicosi ovverossia reincarnazione delle anime. Secondo filosofi come Schopenhauer, psicologi come Jung e fisici teorici come Pauli, questa dottrina non è così pazzesca come sembra. Ma se allora qualcuno proprio in base al principio di Paoli e alle esperienze sul neutrino scoprisse un modo per impedire agli spiriti di reincarnarsi? Se laboratori e depositi nucleari si trasformassero in un diabolico strumento per bloccare la legge cosmica del Karma? Il grandioso, stupefacente romanzo di Arsen Darnay, che presentiamo diviso in due fascicoli, si fonda appunto su questa possibilità e la sviluppa fino alle sue più inimmaginabili conseguenze.
Indice della Prima parte:
I Nascita di una tecnologia
II I fatti del 1992
III La cattura degli spiriti
Indice della Seconda parte:
IV Le carovane
V Plutonium
VI L’ultima battaglia
Copertina di Karel Thole

La finestra sul bosco

Gli occhi di una bambina non dovrebbero riempirsi di orrore, covare un segreto per anni, portarselo dentro come un fardello troppo pesante da trascinare. E perché Lisa Grant crede di conoscere quel segreto? È forse lei quella bambina? Una fotografia basta a mettere in discussione una vita intera. Lisa ha davanti a sé una brillante carriera da avvocato, almeno fino a quando non è costretta a tornare a casa per prendersi cura della madre malata. Come se non bastasse, poi, deve pregare una sua vecchia fiamma, Scott, di assumerla. Lui, sensuale e insopportabile al tempo stesso, metterà a dura prova le sue difese: una passione tenuta a freno per troppo tempo alla fine non può che esplodere. Nel frattempo, un incartamento risalente a ventotto anni prima trasporta Lisa verso un passato inquietante e irrisolto. Un’intera famiglia scomparsa senza lasciare alcuna traccia. E poi c’è quella foto che ritrae una donna identica a lei… Lisa e Scott dovranno districare una fitta rete di enigmi, sempre in bilico fra il terrore di mettere a repentaglio le reciproche vite e la necessità di scivolare sui sentieri della passione più intensa e dell’amore che li lega da sempre.

La figlia di Valdoro (Valdoro, #2)

Per la madre di Elena Morales, il giovane generale rivoluzionario è un rozzo sopraffattore privo di scrupoli. Ma a Elena tutto questo non interessa. Per lei, ora che la guerra le ha sottratto il padre, il fratello e l’uomo che amava, l’unica cosa interessante è come il generale deciderà di gestire la tenuta di Valdoro e la grande casa edificata generazioni prima da Miguel Morales, capostipite della famiglia. Elena pensa che basterà un minimo di autocontrollo per rendere possibili i rapporti con il generale, ma gli interessi economici, la meschineria, l’ottusità dell’aristocrazia di Riqueza renderà futili tutti i suoi tentativi di pacifica convivenza, scatenando odi e rivalità di una violenza insostenibile. Ma il generale è saldo come una roccia e, a poco a poco, Elena si chiede se non sia migliore di tutti loro.

La fiamma del cuore

Lo ha amato fin da ragazza, a dispetto del denaro e delle convenienze sociali che li dividevano. Lo ha strappato alla morte, donandogli tutta se stessa. Ma le prove più dure devono ancora arrivare: la guerra, la gelosia, l’inganno. Bethany arriverà a conquistare il cuore di Ashton, ma forse sarà troppo tardi.

La Felicità in Pochi Scatti

Essere una madre single non è facile per nessuno, ma Daisy Bellamy sente sulle proprie spalle tutta la responsabilità per il futuro di suo figlio Charlie. Prova infatti un grande affetto per Logan, padre del piccolo, ma non riesce a dimenticare l’intensa passione che le fa battere il cuore per Julian fin da quando erano ragazzini, prima che si complicasse la vita con un gesto di ribellione di troppo. Il suo bambino le riempie le giornate di gioia, ma certo non è facile tirare avanti da sola. Inoltre non riesce più a fingere che il suo lavoro di fotografa la appaghi, non ne può più infatti di immortalare i matrimoni degli altri. Forse è arrivato il momento di fare ordine nel proprio cuore, mettere nella giusta prospettiva i rapporti difficili e dare il giusto contrasto a ciò che conta davvero. Chi meglio di lei può riuscirci?

La fanciulla dagli occhi d’oro

Cura e traduzione di Lucio Chiavarelli
Edizione integrale
Considerato uno dei più fulgidi esempi di erotismo nella letteratura dell’Ottocento, questo romanzo mette a nudo nel modo più diretto e inequivocabile, con la perentorietà dei raggi solari in un meriggio torrido, «l’altra faccia dell’eros», ovvero l’omofilia dei personaggi femminili. Costituisce perciò non soltanto una novità nell’ambito della produzione di Balzac, ma anche il suo desiderato aggancio alle vere problematiche della società contemporanea, la realizzazione del suo progetto di riprodurre tutta la realtà della prima metà del secolo in una narrazione capace di illuminarne anche gli aspetti più oscuri, più segreti. Tra tutti i romanzi brevi di Honoré de Balzac La fanciulla dagli occhi d’oro è quello che meglio e più di ogni altro esemplifica la sua triplice natura: di narratore (cinico, obiettivo, analitico, ma anche romantico e appassionato, sintetico fino al mistero), di politico e di pittore.
«Quella stanza, quella vecchia donna, quel caminetto quasi spento, tutto aveva il potere di gelare l’amore, se lì non ci fosse stata Paquita, su una grande poltrona, con una vestaglia seducente, finalmente libera di gettare le sue occhiate d’oro e di fuoco, libera di mostrare il piedino ricurvo, libera in ogni suo luminoso movimento.»
Honoré de Balzac
(1799-1850) è ritenuto uno dei fondatori del romanzo moderno: la sua Comédie humaine – sottilissima, sconcertante analisi della società francese tra il primo Impero e l’età di Luigi Filippo – è forse il più vasto ciclo narrativo mai tentato da uno scrittore. Di Balzac la Newton Compton ha pubblicato: Le illusioni perdute, Un tenebroso affare, La cugina Bette, Papà Goriot, Eugénie Grandet, La fanciulla dagli occhi d’oro, Il colonnello Chabert.

La donna dal kimono bianco

******* ** *Un romanzo così bello, intenso e vivo sul Giappone non si vedeva dai tempi di Memorie di una Geisha.* * **Giappone, 1957**. Il matrimonio combinato della diciassetten­ne Naoko Nakamura con il figlio del socio di suo padre garan­tirebbe alla ragazza una posizione sociale di prestigio. Naoko, però, si è innamorata dell’uomo sbagliato: è un marinaio americano, quello che in Giappone vie­ne definito un gaijin, uno straniero. Quando la ragazza scopre di essere incinta, la comprensione e l’affetto che sperava di trovare nei genitori si rivelano soltanto un’illusione. Ripudiata da chi dovrebbe starle vicino, Naoko sarà costretta a compiere scelte inimmaginabili, per qualunque donna ma soprattutto per una madre…
**Stati Uniti, oggi**. Tori Kovač è una giornalista. Men­tre si prende cura del padre, anziano e gravemente malato, trova una lettera che getta una luce sconvolgente sul passato della sua famiglia. Alla morte del padre, decisa a scoprire la verità, Tori intraprende un viaggio che la porta dall’altra parte del mondo, in un villaggio sulla costa giapponese. In quel luogo così remoto sarà costretta a fronteggiare i demoni del suo passato, ma anche a riscoprire le proprie radici…
**
### Sinossi
******* ** *Un romanzo così bello, intenso e vivo sul Giappone non si vedeva dai tempi di Memorie di una Geisha.* * **Giappone, 1957**. Il matrimonio combinato della diciassetten­ne Naoko Nakamura con il figlio del socio di suo padre garan­tirebbe alla ragazza una posizione sociale di prestigio. Naoko, però, si è innamorata dell’uomo sbagliato: è un marinaio americano, quello che in Giappone vie­ne definito un gaijin, uno straniero. Quando la ragazza scopre di essere incinta, la comprensione e l’affetto che sperava di trovare nei genitori si rivelano soltanto un’illusione. Ripudiata da chi dovrebbe starle vicino, Naoko sarà costretta a compiere scelte inimmaginabili, per qualunque donna ma soprattutto per una madre…
**Stati Uniti, oggi**. Tori Kovač è una giornalista. Men­tre si prende cura del padre, anziano e gravemente malato, trova una lettera che getta una luce sconvolgente sul passato della sua famiglia. Alla morte del padre, decisa a scoprire la verità, Tori intraprende un viaggio che la porta dall’altra parte del mondo, in un villaggio sulla costa giapponese. In quel luogo così remoto sarà costretta a fronteggiare i demoni del suo passato, ma anche a riscoprire le proprie radici…

La Distinzione Mosaica

Nel 1998, il grande egittologo tedesco Jan Assmann pubblica *Mosè l’egizio* , il suo lavoro più radicale e innovativo. Riprendendo la tesi dell’ultimo libro di Freud – *L’uomo Mosè e la religione monoteistica* –, Assmann torna su una delle rimozioni più imponenti della cultura occidentale: l’esistenza, dietro il Mosè biblico, del dimenticato Mosè egizio, che aveva (o avrebbe) conosciuto il monoteismo attraverso la rivoluzione teologica di Akhenaton (Amenofi IV) ad Amarna, nel XIV secolo avanti Cristo. In breve tempo il libro di Assmann diventa oggetto di polemiche e controversie che vanno ben al di là della ristretta cerchia degli specialisti: si distingue per violenza la relazione di un ecclesiastico alle Settimane Universitarie di Salisburgo, nel 2000, nella quale all’egittologo viene imputato di aver incrinato il legame indissolubile tra monoteismo e giustizia divina, e quindi di aprire la strada a ogni nefandezza. In questo nuovo libro Assmann risponde ai propri dubbi come a quelle accuse, offrendoci nel contempo una densissima, folgorante meditazione su quel passaggio oscuro dell’Età del Bronzo – denominato appunto «distinzione mosaica» – che vede le religioni «primarie», fondate sul culto e sul sacrificio rituale, prima affiancate e poi contrastate dalle «secondarie», fondate sul Libro e sulla Rivelazione. Ne deriva una concezione paradossale del monoteismo come «controreligione», tesa a contrapporre non tanto l’unico Dio ai molti dèi, quanto il vero Dio ai falsi dèi che affollavano i Pantheon politeisti, da quello egizio a quello babilonese a quello greco-romano. In tale prospettiva, Assmann argomenta come la distinzione stessa tra politeismo e monoteismo (effetto ottico prodotto a posteriori dalla modernità) vada sostituita con quella tra religioni inclusive ed esclusive: tra una visione orientata verso il mondo e un’altra che del mondo è «negatrice». Differenza, quest’ultima, che fuga ogni dubbio sulla possibilità (da alcuni intravista nella figura del Mosè egizio) di ricondurre il monoteismo all’alveo del cosmoteismo, cioè a quell’indebita fusione fra trascendenza e realtà sensibile che Assmann rinviene semmai proprio nel politeismo. Tornando infine, circolarmente, alla lettura freudiana (ulteriormente ripensata), Assmann individua nella «distinzione mosaica» l’origine profonda dell’«universo psichico» dell’uomo occidentale: prodotto dalla rimozione – dall’uccisione – di un Padre che ritorna (il Mosè egizio), il monoteismo ebraico è la religione, più di ogni altra, fondata sulla norma e sull’introiezione della moralità.