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Il giro di vite

In un’atmosfera tesa e allucinante, misteriosa e ambigua, James realizza con grande maestria una delle sue opere più riuscite: solo in apparenza una storia di fantasmi, “II giro di vite” organizza e lega al suo interno una notevole quantità di temi. Asse privilegiato del racconto è però la ripetizione: i due “revenants” che si accampano sulla scena del romanzo non sono altro che la figura retorica dietro la quale James nasconde, e svela, il problema di ciò che ritorna, ciò che si ripete. Attraverso l’utilizzo di una tecnica narrativa “sperimentale” – che adotta il limitato punto di vista dei personaggi – James anticipa i procedimenti metaletterari del romanzo del Novecento.

Giro di vento

Due uomini e due donne, professionisti di successo e amici da sempre, partono da Milano insieme a un agente immobiliare per visitare alcune case di campagna che intendono acquistare e ristrutturare in Italia centrale. Quasi arrivati a destinazione, si perdono lungo strade sterrate tra colline coperte di boschi e la macchina su cui viaggiano cade in un fosso. I telefoni cellulari non hanno copertura, sta calando la notte e comincia a piovere. Adottando un punto di vista fluttuante che, di volta in volta, si sposta impercettibilmente da uno all’altro dei cinque personaggi, De Carlo costruisce un romanzo a più voci in cui racconta delle nostre aspirazioni e contraddizioni, dei rapporti d’amicizia e d’amore, delle paure, delle manie, dei sogni nascosti.

Giro d’Italia con delitto

Giro d’Italia con delitto o “con delitti”, quelli commessi profanando la sacralità della corsa, è un giallo classico negli ingredienti e moderno nelle salse, rigoroso e particolare, con soluzione completa e inattesa non all’ultima pagina e neppure all’ultima riga, ma all’ultima parola della narrazione. Protagonista è la corsa rosa, che compie i suoi cent’anni in questo 2009. Le comparse sono moltissime, dal pubblico ai corridori ai cosiddetti suiveurs (giornalisti, amici, parenti, meccanici, tecnici, organizzatori, poliziotti…). I delitti sono truci, ma non trucidi. Si sentono più applausi ai ciclisti che grida di terrore, ma il racconto toglie il fiato e toglie la voglia di fare tappa per sostare nella lettura.

Giovanni Episcopo

Giovanni Episcopo è un impiegato che conduce una vita mediocre e cerca di svagarsi coi suoi colleghi cenando tutte le sere nella medesima pensione. Lì conosce una cameriera giovane e piacente, Ginevra, di cui si invaghisce e che poi sposerà. Giulio Wanzer, di cui Episcopo subiva il fascino in quanto persona risoluta e aggressiva, aveva sottratto dei soldi dalla Tesoreria ed era scappato in Argentina. Ginevra comincia a mutare carattere e diventa più crudele. Per i problemi familiari, egli trascurerà i suoi doveri in ufficio e, dopo qualche ammonizione, verrà licenziato. Egli, così, inizierà ad affogare le sue frustrazioni nel vino, ed una sera, quando il suo vecchio amico Wanzer busserà alla porta e si installerà in casa sua, succube della sua personalità, non riuscirà a muovere un dito. La misura sarà colma solo quando Wanzer alzerà le mani sulla moglie e sul figlio: Giovanni prenderà un coltello dalla cucina e ucciderà l’intruso.

I giovani

“C’è qualcosa di più importante della classe sociale a cui appartiene l’individuo: la gioventù, la freschezza, l’ideale, la cultura che, nel momento in cui si esce dall’adolescenza, si mette al servizio degli ideali più puri.” Dal Primo Congresso Latinoamericano sulla Gioventù nel 1960 al discorso “I giovani e la rivoluzione” del 1964, vediamo maturarsi il pensiero politico del Che, che dapprima rende conto di un’esperienza straordinaria compiuta in mezzo al popolo cubano e poi si interroga (e si autocritica) sulle difficoltà della trasformazione sociale dopo la rivoluzione. Un tema sul quale ha usato argomenti di grande sincerità, senza rinunciare all’ironia più mordace.
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Giovani, carine e bugiarde. Perfette

A Rosewood, dove il gossip cresce come l’edera sui muri, in cui i misteri si celano dietro siepi ben curate e gli scheletri si nascondono in ogni armadio, cinque giovani ragazze, dall’aspetto puro e innocente, non sono poi così perfette come sembrano. Spencer, Aria, Emily, Hanna e Alison sono inseparabili, le più popolari della scuola Day Rosewood. I ragazzi fanno a gara per conquistarle e le ragazze invidiano le loro costose scarpe di marca, gli abiti firmati e le unghie ben curate. Quando il cadavere di Alison viene ritrovato nel cortile della sua villa vittoriana, le altre sono costrette a portare alla luce alcuni terribili ricordi che hanno celato per anni: Alison infatti potrebbe essere solo la prima di una lista. Qualcuno di nome A, qualcuno che sembra sapere tutto, continua a minacciare di svelare i segreti di ciascuna. Mentre le esistenze delle quattro giovani si tingono di nero e gli scandali diventano ogni giorno più scabrosi, A si prepara a rovinare le loro vite per sempre.

Il giovane sbirro: Un caso dell’ispettore Ferraro

«Uno scrittore di razza. Un umorismo poetico, trasognato e irresistibile. Da non perdere.» Giancarlo De Cataldo «Uno scrittore imprevedibile, acuto e di grande godibilità letteraria.» la Repubblica «Biondillo divaga cercando l’anima delle cose. Colora di leggenda il grigio delle periferie… Appassiona, diverte, poi, dopo tutto, finisce. Senza fretta, d’un fiato.» Corriere della Sera «Biondillo ha il dono di una scrittura fluida e sicura, che, unita a un autentico interesse per i problemi della società contemporanea, gli permette di narrare con intensità e ironia efferati delitti, ordinarie prevaricazioni, umanissime debolezze.» Panorama Quando ha deciso di entrare in polizia Ferraro? Quando ha incontrato per la prima volta il suo collega Augusto Lanza? Perché si è separato dalla moglie? Molte erano le domande lasciate in sospeso da Biondillo sul passato del suo personaggio preferito. Il giovane sbirro risponde a tutte e, in una sorta di album di ricordi e di fotografie, racconta gli anni di apprendistato nella polizia del futuro ispettore Ferraro: dalle prime esperienze nelle valli alpine, al trasferimento sulle volanti a Milano, dove troviamo alcuni amici a cui siamo già affezionati, come Don Ciccio e Mimmo ’O Animalo. E poi ci sono le sfide del presente, come la ricerca di un immigrato albanese scomparso misteriosamente e in realtà finito nelle reti di una giustizia incomprensibile e assurda. Non sempre Ferraro trova una soluzione alle sue indagini, così come alla sua vita privata, ogni giorno più compromessa…

LA GIOSTRA DEI FIORI SPEZZATI

Padova, inverno 1888. Nelle campagne infuria la pellagra, mentre in città le luci dei quartieri più signorili e ricchi stridono per contrasto con la bolgia del Portello, la zona più popolare e malfamata della città. Ed è proprio qui, al Portello, che al termine di una notte nevosa, viene ritrovato il cadavere straziato di una prostituta.
L’ispettore Roberto Pastrello capisce che le sue forze non basteranno a risolvere il caso e decide di chiedere la collaborazione di due detective d’eccezione. Il giornalista investigativo Giorgio Fanton, massimo esperto del Portello, e il famoso criminologo Alexander Weisz, intuitivo, tormentato, affascinante, con una pelle bianchissima e lunghi capelli neri.
Da quando, bambino, ha trovato sua madre uccisa da un assassino misterioso, Weisz ha giurato che non avrebbe mai più permesso che a una donna venisse fatto del male. Ma il trauma dell’infanzia gli ha lasciato anche una pericolosa dipendenza dal laudano… Dopo qualche riluttanza l’irruente Fanton, allegro e conviviale, molto abile nelle risse, e Weisz, geniale e anticonformista, trovano accordo e affiatamento, aiutati non solo dall’ispettore Pastrello, ma anche da Erendira, meravigliosa gitana, cartomante e prostituta, avvolta nel mistero dei suoi occhi blu in cui è impossibile non perdersi. L’assassino, però, non si ferma, continua a colpire finché Weisz non coglie un primo collegamento negli omicidi: tutte le vittime hanno il nome di un fiore…
Dopo il successo dei due romanzi della saga di Mila, Matteo Strukul torna e stupisce i lettori con un thriller storico eccezionale. Il ritmo travolgente di una narrazione modernissima è immerso nelle atmosfere inquietanti e gotiche della Padova di fine ’800, che portano alla mente quelle, celebri e dark, della Londra vittoriana. Il lettore assiste alla grande lotta tra il male, che si incarna in un terribile serial killer, l’Angelo Sterminatore, e il bene, rappresentato da una coppia di detective insofferenti alle regole che ricordano Holmes e Watson nella recente trasposizione cinematografica di Guy Ritchie. Un romanzo senza eguali in Italia, che può essere avvicinato alle opere dei grandi autori “irregolari” angloamericani, da Joe R. Lansdale a Alan Moore.

Il giorno. Le odi

La poesia intesa come faro del progresso etico e civile: questo è il grande lascito di Giuseppe Parini alla letteratura italiana. Anni dopo gli esordi delle rime giovanili progettò un poema di grande impegno: “Il giorno”, resoconto ferocemente ironico della giornata di un aristocratico e sfaccendato “Giovin signore”, di cui il poeta si finge precettore e guida. Pur rimasto incompiuto, “Il giorno” è una caustica denuncia della nobiltà lombarda di fine Settecento, incapace nella sua frivola incoscienza di comprendere un mondo ormai sul baratro della Rivoluzione. La spinta al progresso sociale e morale è il tema portante anche delle venticinque “Odi”, con cui Parini rinnovò nel profondo la poesia della tradizione settecentesca portandola a nuovi esiti espressivi.
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Il giorno prima della felicità

Don Gaetano è uomo tuttofare in un grande caseggiato della Napoli popolosa e selvaggia degli anni cinquanta: elettricista, muratore, portiere dei quotidiani inferni del vivere. Da lui impara il giovane chiamato “Smilzo”, un orfano formicolante di passioni silenziose. Don Gaetano sa leggere nel pensiero della gente e lo Smilzo lo sa, sa che nel buio o nel fuoco dei suoi sentimenti ci sono idee ed emozioni che arrivano nette alla mente del suo maestro e compagno. Scimmia dalle zampe magre, ha imparato a sfidare i compagni, le altezze dei muri, le grondaie, le finestre – a una finestra in particolare ha continuato a guardare, quella in cui, donna-bambina, è apparso un giorno il fantasma femminile. Un fantasma che torna più tardi a sfidare la memoria dei sensi, a postulare un amore impossibile. Lo Smilzo cresce attraverso i racconti di don Gaetano, cresce nella memoria di una Napoli (offesa dalla guerra e dall’occupazione) che si ribella – con una straordinaria capacità di riscatto – alla sua stessa indolenza morale. Lo Smilzo impara che l’esistenza è rito, carne, sfida, sangue. È così che l’uomo maturo e l’uomo giovane si dividono in silenzio il desiderio sessuale di una vedova, è così che l’uomo passa al giovane la lama che lo dovrà difendere un giorno dall’onore offeso, è così che la prova del sangue apre la strada a una nuova migranza che durerà il tempo necessario a essere uomo.

Un giorno perfetto

Dopo aver prediletto storie ambientate nel passato, Melania Mazzucco sceglie la Roma di oggi come scena per il suo romanzo. Il giorno perfetto – come nel titolo di una canzone di Lou Reed – è quello in cui Camilla compie sette anni, Zero fa esplodere la prima bomba in un McDonald’s, Emma perde il lavoro, Kevin le mutande, Elio recita il discorso sbagliato al suo comizio elettorale, Valentina fa un piercing all’ombelico, Maja trova la casa dei suoi sogni, Sasha festeggia l’anniversario dei dieci anni con l’amante, Antonio vede la moglie per l’ultima volta e qualcuno carica con 7 colpi + 1 la sua pistola. Mentre le loro strade si incrociano sul grande palcoscenico di una Roma frenetica e sorprendente, e la tensione si accumula, le loro vite sembrano destinate a esplodere in mille pezzi. Romanzo corale, affresco sociale, foto di gruppo di una nazione, questa cronaca di un giorno apparentemente qualunque in una grande città di oggi è un’immersione totale nella realtà che ci circonda. Una storia d’amore e disincanto, di scuola e di lavoro, una notizia da prima pagina e uno straziante caso di nera. Ma soprattutto, l’anatomia di una famiglia: ragazze e bambini, uomini e donne, madri e padri, figli e figlie, scene da un matrimonio in cui ciascuno, nel bene e nel male, può riconoscersi.
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Il giorno in più

Sveglia, caffè, tram, ufficio, palestra, pizza-cine-sesso… giornate sempre uguali, scandite da appuntamenti che, alla fine, si assomigliano tutti, persi nel cielo grigio di una metropoli che non sa più sorridere. È la vita di Giacomo, uno che non si è mai fatto troppe domande, che è andato incontro agli avvenimenti rimanendo sempre in superficie. Un giorno, però, Giacomo incontra sul tram una sconosciuta, e se la ritrova davanti il giorno dopo, e quello dopo ancora. Per mesi. E così, quelle tre fermate lungo il tragitto per andare in ufficio diventano un appuntamento importante della giornata. O meglio, diventano “l’appuntamento”. Ma la sconosciuta ha un destino che la porta lontano, in un’altra città. E Giacomo? Per la prima volta nella vita decide di non rimanere in superficie, di prendersi anche il rischio di diventare ridicolo, e parte all’inseguimento di un sogno.

Un giorno dopo l’altro

L’Italia delle città e delle strade, una poliziotta determinata e specialista nella caccia ai latitanti, un ragazzo che per caso intercetta il messaggio sbagliato e ha un cane buonissimo, un assassino di professione che non somiglia a nessun altro, abilissimo nei travestimenti e che può essere contattato solo via Internet. Tre solitudini si intrecciano in una caccia all’uomo che diventa affresco corale.

Un giorno di gioia

Dopo la scomparsa del padre, il giovane Jean vive con la madre Tilda nel “castello”, la residenza di famiglia che Tilda ha ereditato dai genitori. La famiglia materna è un concentrato di anomalie, tramandate ai molti figli. I privilegiati sono Tilda e Attila, il più piccolo, ma gli altri fratelli, capitanati dall’avido primogenito Marcello, per non impugnare un testamento che li taglia fuori dalla proprietà della sontuosa dimora di famiglia, ottengono da Tilda la promessa di un rimborso, che le costa caro e che cambia radicalmente la sua vita. Tilda infatti entra in un altro mondo, quello della malavita. Una follia, la sua, che si manifesta anche nel modo in cui ha educato il figlio, vestendolo e truccandolo come una femmina, come una maschera. Il piccolo Jean assiste alle imprese della madre comprendendo solo in parte ciò che avviene. La sua visione del mondo è parziale e infantile, deformata dai miti familiari di lusso, ricchezza, perfezione. Lui ama i profumi, i fiori, i colori. Ma quando i crimini di Tilda cominciano a venire a galla, la situazione precipita sul giovane, imponendo una sequenza allucinata in cui la realtà s’impone con tutta la sua forza. Un noir, un romanzo famigliare, un dramma grottesco che accumula colpi forti e stralunata ironia. Aurelio Picca ribalta la grammatica di molti generi letterari, mentre prosegue la sua impietosa e originale esplorazione dei territori indiavolati dell’esistenza umana.

Un giorno di dicembre

“Chi ha vissuto in prima persona la vicenda umana di Gianluca Sciortino e della sua famiglia trae dalla lettura di questo lungo racconto sensazioni intense e dolorose. Così è capitato a me. Ho rivissuto nella mia mente un lungo flashback che mi ha ricondotto ad una lunga e dolorosa vicenda personale. Nella vita di Nino Manfredi e nella mia è arrivato un giorno in cui, all’improvviso, tutto è cambiato: un malore, la corsa in ospedale verso un destino sconosciuto, la porta della rianimazione che si chiude. Una porta al di qua di una soglia invalicabile, come il limite che divide la vita dalla morte. C’era un gioco nella nostra vita coniugale che Nino faceva con me ogni sera quando lasciava la mia camera da letto. Nel darci la buona notte rimaneva in uno stato di sospensione e, con la sua area fanciullesca, diceva “chiudo?”. Ma l’idea di chiudere quella porta tra noi gli procurava angoscia come se avesse terrore di non riuscire a vincere il buio della notte”.