33505–33520 di 65579 risultati

La gemella sbagliata

Hai mai avuto paura di restare intrappolata nella vita di un’altra? Helen ed Ellie sono gemelle. Identiche. Almeno così le vedono gli altri. Ma le due bambine sanno che non è così: Helen è la leader, Ellie la spalla. Helen decide, Ellie obbedisce. Helen pretende, Ellie accetta. Helen inventa i giochi, Ellie partecipa. Finché Helen ne inventa uno un po’ troppo pericoloso: scambiarsi le parti. Solo per un giorno. Dai vestiti alla pettinatura ai modi di fare. Ed ecco che Ellie, con la treccia di Helen, comincia a spadroneggiare, mentre Helen si finge la sottomessa e spaventata Ellie. È divertente, le due bambine ridono da matte. Ci cascano tutti, perfino la mamma. Ma, alla sera, quando il gioco dovrebbe essere finito, e Helen pretende di tornare a essere se stessa, Ellie per la prima volta dice di no. Ormai è lei la leader. E non tornerà indietro. Da questo momento, per la vera Helen comincia l’incubo… Un capolavoro di suspense e inquietudine, che riesce a raccontare in modo straordinario la discesa agli inferi della protagonista, nonché la facilità con cui si possono manipolare le persone e distorcere la realtà. Perché non tutto è come sembra, anche nelle migliori famiglie, e in quella di Helen ed Ellie ci sono molti più segreti di quanti le bambine stesse possano immaginare. Al punto che un gioco innocente, forse, non è mai stato solo un gioco. Una lettura tesa e avvincente, che vi farà girare le pagine vorticosamente, e che fa di Ann Morgan una delle voci più sorprendenti del thriller psicologico.

Gelo

Il romanzo che nel 1963 ha rivelato Bernhard come uno dei grandi scrittori del Novecento. I lunghi monologhi di Strauch, il pittore pazzo isolatosi dal mondo in un paesino di montagna, sono l’invenzione di un nuovo stile, di una nuova labirintica sintassi delle ossessioni che avrebbe poi caratterizzato tutte le altre opere di Bernhard, nonché folte schiere di epigoni.
Tra memorie autobiografiche, deliri persecutori, congetture filosofiche, invettive e allucinazioni, Strauch riesce a trasformare il suo totale orrore del mondo in una vitalissima, istrionica performance all’insegna dell’ironia e della complicità con il suo imbarazzato-affascinato interlocutore, che ben rappresenta la naturale reazione dei lettori di questo libro.

‘Ho riletto Gelo dopo parecchi anni. Con più attenzione della prima volta, fermandomi spesso a pensare a Weng, il paese di montagna più cupo che si possa immaginare, e ai suoi abitatori, la moglie dell’oste che gestisce quella locanda fredda e fuori mano, lo scuoiatore che fa anche il becchino, l’ingegnere che dirige i lavori della centrale elettrica in costruzione, e naturalmente Strauch, che riempie con i suoi infiniti discorsi, quasi un monologo ininterrotto, le fitte pagine del romanzo, l’esordio stupefacente di quel Thomas Bernhard che oggi tutti considerano una delle vette della narrativa contemporanea.
Il documento di un divenir-folli?
Non solo e non semplicemente, anche se la parola follia già di per sé dice tutto, e Bernhard comincia qui a darle una fisionomia speciale, che fa esplodere la cosa (chiamiamola così) in mille frammenti, tutte le tonalità del nero e insieme tutti i colori della realtà. Una preparazione alla morte? Ma in quella landa mortificata dai brividi del freddo c’è vita, e Strauch è il più vivo di tutti’.

Dalla prefazione di Pier Aldo Rovatti

(source: Bol.com)

Il gatto che insegnava a essere felici

UNA NUOVA AVVENTURA DEL GATTO PIÙ AMATO DAI LETTORI«Torna il protagonista irresistibile che ha conquistato tutti.»The BooksellerPer un gatto come Alfie non esiste niente di meglio che scorrazzare per i giardini di Edgar Road. Solo lì si sente a casa. Gli abitanti del quartiere lo accudiscono come una vera famiglia. Hanno imparato ad amarlo e non possono più fare a meno di lui. Perché Alfie ha un dono unico: è in grado di ascoltare i bisogni inconfessati. Solo lui ha capito che Claire vorrebbe tanto avere un figlio e che il piccolo Aleksy ha problemi a scuola. Alfie è lì per aiutarli e insegnare loro a cercare di nuovo la felicità. Ma all’improvviso nella via arrivano dei nuovi vicini i cui movimenti appaiono sospetti: hanno traslocato di notte e non fanno amicizia con nessuno. L’armonia del quartiere è in pericolo e Alfie deve fare qualcosa. Eppure loro provano di tutto per tenerlo lontano. Soprattutto Palla di Neve, la loro affascinante gatta diffidente e dispettosa, blocca ogni suo tentativo di capire cosa sta succedendo. E ogni suo tentativo di avvicinarsi a lei. Alfie è convinto che dietro quegli strani atteggiamenti si nasconda solo una richiesta di aiuto, dietro quelle facce tristi solo la voglia di trovare conforto. E piano piano la nuova famiglia si accorge di quanto lui sia prezioso per la loro vita. È l’unico che può accendere il loro futuro di nuova speranza. Perché Alfie sa che si deve lasciare il cuore aperto a nuovi amici, nuove avventure, nuovi incontri inaspettati. E anche all’amore, che arriva sempre quando si crede di averlo perduto per sempre. Dopo aver conquistato per mesi le classifiche italiane con Il gatto che aggiustava i cuori, Rachel Wells torna con un seguito che conquisterà i suoi lettori affezionati. Alfie è un gatto irresistibile, sempre in cerca d’affetto e pronto ad aiutare gli altri. Un libro che parla al cuore, per dirgli che non bisogna aver paura di svelare i propri desideri più nascosti.

Il gatto che aggiustava i cuori

Come ogni gatto, Alfie adora passare le sue giornate sonnecchiando sul divano davanti al camino. Un po’ di carezze, un po’ di fusa rumorose, ed è felice. Ma all’improvviso è costretto a lasciare la casa in cui è cresciuto, e si ritrova solo e sperduto per le strade di Londra. Tutto cambia quando arriva in Edgar Road, una via piena di verde e di bellissime villette a schiera. Alfie capisce subito che solamente lì può sentirsi di nuovo a casa. Solamente lì può trovare una nuova famiglia. Eppure gli abitanti del quartiere non sono pronti ad accoglierlo. Concentrati sui loro problemi, non hanno tempo per occuparsi di lui. Fino a quando scoprono che non è un gatto come gli altri. Ha un dono speciale: è capace di riconoscere i desideri più nascosti. Alfie sa bene che Claire è ancora in cerca di amore dopo essere stata lasciata dal fidanzato; che Jonathan, cinico e disincantato, in realtà si sente troppo solo, e che Polly vorrebbe solo qualcuno in grado di proteggerla. Giorno dopo giorno, si accorgono di quanto abbiano bisogno di lui. Il loro nuovo amico è pronto ad aiutarli, a provare a cambiare le loro vite, a riaccendere le loro speranze. Perché Alfie è in grado di aggiustare quello che il destino a volte ha rotto e ad ascoltare la melodia silenziosa dei loro cuori. Un romanzo che è un caso editoriale unico. Con 100.000 copie vendute in un mese è salito in vetta alle classifiche inglesi. Adorato dai librai indipendenti, Il gatto che aggiustava i cuori ha acceso tra i lettori un inarrestabile passaparola. Un protagonista dolce e buffo come il gatto Alfie, e la sua capacità di aiutare le persone a ritrovare sé stesse. Un libro che regala felicità, e insegna che c’è sempre una sorpresa in arrivo.
**
### Sinossi
Come ogni gatto, Alfie adora passare le sue giornate sonnecchiando sul divano davanti al camino. Un po’ di carezze, un po’ di fusa rumorose, ed è felice. Ma all’improvviso è costretto a lasciare la casa in cui è cresciuto, e si ritrova solo e sperduto per le strade di Londra. Tutto cambia quando arriva in Edgar Road, una via piena di verde e di bellissime villette a schiera. Alfie capisce subito che solamente lì può sentirsi di nuovo a casa. Solamente lì può trovare una nuova famiglia. Eppure gli abitanti del quartiere non sono pronti ad accoglierlo. Concentrati sui loro problemi, non hanno tempo per occuparsi di lui. Fino a quando scoprono che non è un gatto come gli altri. Ha un dono speciale: è capace di riconoscere i desideri più nascosti. Alfie sa bene che Claire è ancora in cerca di amore dopo essere stata lasciata dal fidanzato; che Jonathan, cinico e disincantato, in realtà si sente troppo solo, e che Polly vorrebbe solo qualcuno in grado di proteggerla. Giorno dopo giorno, si accorgono di quanto abbiano bisogno di lui. Il loro nuovo amico è pronto ad aiutarli, a provare a cambiare le loro vite, a riaccendere le loro speranze. Perché Alfie è in grado di aggiustare quello che il destino a volte ha rotto e ad ascoltare la melodia silenziosa dei loro cuori. Un romanzo che è un caso editoriale unico. Con 100.000 copie vendute in un mese è salito in vetta alle classifiche inglesi. Adorato dai librai indipendenti, Il gatto che aggiustava i cuori ha acceso tra i lettori un inarrestabile passaparola. Un protagonista dolce e buffo come il gatto Alfie, e la sua capacità di aiutare le persone a ritrovare sé stesse. Un libro che regala felicità, e insegna che c’è sempre una sorpresa in arrivo.

Gang bang

Cassie Wright, regina leggendaria del porno, decide di chiudere in “bellezza” la sua carriera battendo il record mondiale di Gang Bang (quella particolare performance porno nella quale una gentile signora fa sesso con un numero spropositato di gentili signori) e di farne un film. Il suo obiettivo è quanto mai ambizioso: 600 uomini. Il libro si basa su quanto dicono, pensano e fanno Mr. 72, Mr. 137, e Mr. 600 che attendono il loro turno in una stanza assai affollata e rumorosa. Ma non vanno dimenticati alcuni elementi che rendono la storia ancora più forte. La pornoattrice ha in mente di morire durante le riprese del suo tentativo di record mondiale di modo che le successive polemiche portino a proibire ulteriori futuri tentativi di record, cosa che le garantirebbe di essere in eterno la detentrice del primato. L’immortalità è a portata di mano insomma. Inoltre la pornoattrice intende devolvere i proventi del film al figlio che aveva concepito sul set del suo primo film porno e che poi aveva abbandonato perché venisse adottato. E in effetti uno dei tre uomini su cui si basa la storia dice di essere il figlio di Cassie che cerca disperatamente di mettersi in contatto con la madre dopo che lei lo ha abbandonato da piccolo. Ma le cose stanno davvero così? (Il romanzo è adatto alla lettura da parte di un pubblico adulto)

Le gambe dell’assassino

Nella quiete dei boschi intorno a Västerås si consuma a colpi d’ascia lo spietato omicidio della giovane Annika Lilja e del compagno palestinese Jamal al-Sharif. Unico indizio, l’immagine delle gambe dell’assassino, immortalate dalla videocamera di una delle vittime. Mentre parte della polizia è già pronta a liquidare il caso come un regolamento di conti all’interno di un’organizzazione terroristica, l’ispettrice Elina Wiik avvierà un’indagine tutta personale, che tiene col fiato sospeso fino all’esito finale. Grazie alla caparbietà e alla determinazione, Elina porterà alla luce inquietanti retroscena, in una Svezia placidamente accoccolata sulle sue certezze, ma che invece nasconde verità di morte, con cui pochi hanno il coraggio di fare i conti.
(source: Bol.com)

Galassia nemica

Jules Truffaut doveva raggiungere la Federazione di Coyote – la luna maggiore del pianeta Orso, sistema 47 Ursae Majoris – come un semplice clandestino. Per questo si era imbarcato a bordo dell’astronave Robert E. Lee, e certo non sospettava che i suoi piani potessero essere sconvolti fino a questo punto. Adesso, mentre gli alieni della coalizione Talus stanno per sottoporre a giudizio il nostro pianeta, il miliardario Goldstein pretende che Jules lo guidi a una misteriosa base in fondo allo spazio. La situazione è difficile sotto molti punti di vista, ma Jules Truffaut non si perde d’animo: sa di essere nato per riscattare le sorti dell’umanità intera.
Copertina di Franco Brambilla

Galassia in fiamme

Scoperto un sistema di propulsione che gli permette di raggiungere le stelle, l’uomo crede che più niente ormai gli ostacoli la conquista dell’Universo. Ma non è cosi. La razza umana è soltanto una delle mille e mille che popolano la Galassia. E una ce n’è, potentissima, che domina da millenni, signora incontrastata, tutti i popoli soggiogati dalla sua stragrande superiorità tecnica e scientifica. Questa razza, con il solo fatto di esistere, costituisce un’offesa per l’uomo e una sfida alla sua intelligenza. L’umanità non può e non vuole, dopo essere arrivata alle stelle accettare supinamente di diventare suddita anziché padrona, di riconoscere qualcuno superiore a lei, di mescolarsi alla folla anonima delle razze inferiori. Ferito nel suo orgoglio, spronato dall’insaziabile desiderio di conquista connaturato alla sua stessa umanità, fiducioso nella propria intelligenza, l’uomo sfida il potente impero che osa ostacolargli la via del potere. Tenacia, astuzia, coraggio, e fortuna, aiutano gli uomini in questa impresa che sembra pazzesca. E dopo lotte, rischi, avventure d’ogni genere, la meta è raggiunta. O almeno così pare, perché, nelle ultime fantasiose pagine di questo avvincente racconto, sembra che l’autore voglia ammonire gli uomini a non essere troppo orgogliosi e superbi della loro abilità.
Copertina di Carlo Jacono

Il Gabbiano

Il gabbiano è un dramma in 4 atti scritto nel 1895 da Anton Cechov, dove sono ben presenti i
tratti essenziali della poetica dello scrittore russo. L’attitudine rassegnata
e dolente di fronte ad un ineluttabile sempre sottinteso, l’attenzione quasi
morbosa per il dettaglio psicologico aberrante e rivelatore, la capillare
ricostruzione di atmosfere più che di vicende, si esaltano in un tipo di
rapporto di rappresentazione che, escludendo il protagonista, instaura sulla
scena una sorta di livellamento. I personaggi di Cechov subiscono una sorta di
estraniazione e di incomunicabilità, anticipazione dei motivi fondamentali
della drammaturgia moderna.
Il dramma si svolge in una tenuta estiva, proprietà di
Sorin, un ex impiegato statale di salute cagionevole. Sorin è il fratello della
famosa attrice Arkadina, che è appena giunta nella tenuta con il suo amante,
Trigorin, per una breve vacanza. Nel primo atto, le persone che sono nella
tenuta di Sorin si riuniscono per assistere a un dramma scritto e diretto da
Konstantin Trepliov, il figlio di Arkadina. Recita nel “dramma nel
dramma” Nina, una giovane donna che vive in una vicina tenuta, che impersona
“l’anima del mondo”. Il dramma è il più recente tentativo di creare
una nuova forma teatrale e assomiglia a un’intensa opera simbolista.
Arkadina ride del dramma, trovandolo ridicolo e incomprensibile, e Trepliov si
infuria.

La gabbia dei fiori

Madhu ha avuto molti nomi, molte identità, ma nessuna è mai riuscita a definirla davvero. Nata maschio, da sempre con l’anima di una donna, Madhu è una hijra – appartiene al terzo sesso, né maschio, né femmina. Di certo è lei il cuore pulsante di Kamathipura, l’infernale distretto a luci rosse di Bombay, anche adesso che ha quarant’anni e, come tutte le hijra, ha smesso di prostituirsi e vive di espedienti, con un posto di riguardo nella grande famiglia che sono i bordelli del quartiere. I bordelli ai quali ha dato tutta se stessa, con generosità, avidità e calore. E poi, un giorno, arriva Kinjal, una bambina di dieci anni, venduta a tradimento da una zia. Una bambina che va preparata al destino che l’aspetta, e verrà affidata proprio a Madhu. Ma accingendosi al devastante compito che le spetta, forse per la prima volta Madhu si ritroverà incapace di controllare le proprie emozioni, abbandonandosi ai ricordi di una vita troppo a lungo sospesa tra due estremi, tra l’orrore e l’innocenza, tra gli abusi e l’amore, tra lo squallore e la bellezza. Rischiando di perdere il fragile equilibrio che l’ha tenuta per anni al di qua del male, come una funambola, Madhu farà di tutto per salvare l’infanzia di Kinjal, tenendola al sicuro come sotto unaboule de neige, insegnandole l’amicizia, il sorriso, e la capacità di vedere il bello, sempre. Dopo sei anni dal suo bestseller Il bambino con i petali in tasca, Anosh Irani torna con un romanzo incandescente, che tocca temi fortissimi, eppure lo fa con leggerezza, e perfino ironia, rendendo ancor più toccante l’indimenticabile storia che ci racconta.

Futuro in trance

Tra cinquecento anni gli uomini avranno ceduto la guida della loro esistenza a robot perfetti. Ma una strana ragazza, Mary Lou, rifiuta le droghe pur di tenere gli occhi aperti sulla realtà. Per salvarla da un pericolo inevitabile, il professor Bentley affronta un viaggio lunghissimo e, nello stesso tempo, l’androide Spofforth scopre di essere innamorato. Questi insoliti avvenimenti, che separatamente non potrebbero cambiare il mondo, convergono verso un finale imprevedibile. Walter Tevis, l’autore de L’uomo che cadde sulla Terra, è qui con il suo romanzo più bello e maturo.
Copertina di Franco Brambilla

Il futuro è nostro. Filosofia dell’azione

Il sistema economico in cui viviamo, a differenza dei regimi del passato, non pretende di essere perfetto: semplicemente nega l’esistenza di alternative. Per la prima volta il potere non manifesta le proprie qualità, ma fa vanto del proprio carattere inevitabile. Il nuovo saggio di Diego Fusaro è un colpo di frusta alla retorica della realtà come situazione immutabile, all’abitudine di prenderne atto anziché costruirne una migliore. Si impone così il principale comandamento del monoteismo del mercato: “non avrai altra società all’infuori di questa!”. Il primo compito di una filosofia resistente è quindi ripensare il mondo come storia e come possibilità, creare le condizioni per cui gli uomini si riscoprano appassionati ribelli in cerca di un futuro diverso e migliore. A partire da questo pensiero in rivolta, si può combattere il fanatismo dell’economia: e, di qui, tornare a lottare in vista di una più giusta “città futura”, un luogo comune di umanità in cui ciascuno sia ugualmente libero rispetto a tutti gli altri.
**

La furia del samurai

John Rain, killer di professione esperto in arti marziali, vuole cominciare una nuova vita. Lontano dalla morte, lontano dagli omicidi, lontano dalla malavita. Ha deciso di chiudere con la violenza, le fughe, i depistaggi. Non può più permetterselo. Non ora che ha scoperto di avere un figlio. Il piccolo vive a New York, insieme alla madre Midori, ex fidanzate di Rain. Queste è finalmente l’occasione di poterle dimostrare di essere un uomo diverso. Ma le cose non sono così semplid come sembrano. Perché la donna e il bambino non sono soli. Sono sorvegliati, minuto dopo minuto, proprio dai peggiori nemici dì Rain, i vertici della pericolosa mafia giapponese.

Furia

E’ stata la furia degli esseri umani a ridurre la Terra a un mondo morto e inabitabile. E’ la furia di suo padre a condannare Sam Harker fin dalla nascita, trasformandolo in una creatura abnorme. Ma in fondo agli oceani di Venere, nelle colonie che sopravvivono alla pressione del mare e reggono la sfida di un ambiente difficilissimo, una furia più grande si addensa man mano. E’ la spinta a uscire all’aperto, a trasportare l’umanità nello spazio, diffondendosi negli altri mondi prima che sia troppo tardi per la specie.

Fuori da un evidente destino

Il passato è il posto più difficile a cui tornare. Jim Mackenzie, pilota di elicotteri per metà indiano, lo impara a sue spese quando si ritrova dopo parecchi anni nell’immobile città ai margini della riserva Navajo in cui ha trascorso l’adolescenza e da cui ha sempre desiderato fuggire con tutte le sue forze. Jim è costretto a districarsi fra conti in sospeso e parole mai dette, fra uomini e donne che credeva di aver dimenticato e presenze che sperava cancellate dal tempo. E soprattutto è costretto a confrontarsi con la persona che più ha sfuggito per tutta la vita: se stesso. Ma il coraggio antico degli avi è ancora vivo ed è un’eredità che non si può ignorare quando si percorre la stessa terra. Nel momento in cui una catena di innaturali omicidi sconvolgerà la sua esistenza e quella della tranquilla cittadina dell’Arizona, Jim si renderà conto che è impossibile negare la propria natura quando un passato scomodo e oscuro torna per esigere il suo tributo di sangue.
**
### Recensione
**Faletti al galoppo con Tex in Arizona**
*Pent Sergio*, Tuttolibri – La Stampa
Quando si affronta la nuova impresa di un fenomeno letterario, bisogna tenere conto di tutta una serie di variabili che rischiano di mettere in gioco il critico più che l’autore. L’Italia che scrive non raggiunge quote di vendita milionarie se non con l’arma casuale del passaparola o con la creazione – concreta o estemporanea non importa – di un mito da offrire in pasto al pubblico. Eco, Tamaro, Mazzantini, Faletti: i nomi che hanno superato il milione – in certi casi due o tre – di copie vendute con un solo titolo sono questi. Camilleri è un continuum stabile e regolare, Ammaniti è cresciuto sull’onda lunga dei consensi, tutto il resto rientra nella regola delle dignitose comparsate in cui anche il recente premio Strega Sandro Veronesi – in confronto a certe cifre da capogiro – si arrampica sui vetri. Giorgio Faletti è stato definito, col suo primo e più felice romanzo – Io uccido – il più grande scrittore italiano vivente. Certa critica, giustamente, ha assunto in questi anni un ruolo mediatico più che letterario, e Faletti rientra pienamente in quella tipologia di narratore quattro stagioni, adatto ai frequentatori casuali di Dan Brown come agli adolescenti sgarrupati arcistufi di sezionare Marcovaldo dall’asilo al liceo, ai lettori agguerriti che comunque non disdegnano qualche sana parentesi di relax fuori dai consueti canoni intellettuali. L’impennata del noir dell’ultimo decennio è un esempio di come la letteratura “alta” sia sempre più un séparé per gli addetti ai lavori, dove quattro clandestini della bella arte di leggere si passano le consegne – ad esempio – sulla potente carica emotiva di un romanzo difficile e assoluto come Il tempo di una canzone di Richard Powers o, per rimanere tra le pareti di casa, di un testo vero e palpitante come Piove all’insù di Luca Rastello. Ciò che conta, oggi, è il successo clamoroso, esplosivo, regolato da un’appartenenza ormai consolidata per diritto, da copertine sui rotocalchi, apparizioni televisive nelle trasmissioni giuste e via dicendo. Ed è tutto lecito, tutto perdonabile, perché è comunque importante che i libri si vendano, che la gente osi entrare in libreria e, dopo aver arraffato “l’ultimo Faletti” si soffermi magari ad annusare il risvolto di copertina di un qualunque nobile derelitto fuori classifica e se lo porti a casa come un randagio di lusso. A questo punto Giorgio Faletti vorrà sapere cosa pensiamo del suo terzo romanzo, Fuori da un evidente destino, o forse a questo punto – copia più copia meno – la cosa riveste per lui una funzione di rincalzo per certi versi superflua. Diremo semplicemente che il romanzo di Faletti svolge con dignità il suo ufficio di intrattenimento. Non crediamo che lui si aspetti qualcosa di più dalla lettura dei suoi romanzi, e per primo – nelle pagine dei ringraziamenti – si domanda onestamente quanto possano essere importanti per la letteratura. C’è voglia di raccontare e di tenere desta l’attenzione, ma se il gioco riusciva pienamente nel titolo d’esordio e già un po’ meno nel secondo, qui occorre dire che la tensione del giallo è assai carente, e nemmeno si può definire un giallo – o un noir o un thriller – questa epopea in terra d’Arizona dove a farla da padrone, su tutto, è una antica leggenda Navajo che sostiene l’intera costruzione e determina i destini dei protagonisti. Detto questo – e già vi sono indizi sufficienti per chi cerca una soluzione – il libro si evolve attorno alle figure di quattro personaggi emblematici, che si ritrovano per caso dopo dieci anni, nel momento culminante di una atroce – ma eccessivamente diluita nel contesto – serie di delitti all’apparenza casuali, con vittime stritolate da una forza oscura e inspiegabile. Jim MacKenzie – il mezzo indiano pilota di elicotteri – April Thompson – la giornalista d’assalto – Alan Wells – l’eroe di guerra menomato e disilluso – Swan Gillespie – la bellona del paese diventata star di Hollywood – si riuniscono con la determinazione del Caso e recuperano il loro passato in una serie di rivelazioni che, dopo i dolorosi addii, li riappacifica nell’amore e nell’amicizia, con tanto di tradimenti, cospirazioni, figli a sorpresa e sacrifici strappalacrime. Faletti è bravo nell’infilare una serie impressionante di cliché e luoghi comuni che un lettore in cerca di disimpegno vuole trovare a fine giornata dopo essere collassato in poltrona, e insiste nel gioco, rievocando una vecchia storia dell’Ottocento di stragi perpetrate tra bianchi cattivissimi e indiani usurpati, rimescolando il tutto in una contemporaneità dove il solito affarista senza scrupoli intende sfruttare il suo potere per allontanare gli indigeni dai loro territori. Con una gamma di déjà-vu che spazia da Tex Willer a Walker Texas Ranger, passando per i batticuore delle fiction più “strappacore”, Faletti ha confezionato il best seller della stagione autunno-inverno, con tanta passione e qualche anacronismo, alcuni deliziosi piemontesismi – “tenagliare” – e la sicurezza di scrivere libri sinceri per un pubblico fedele in cerca di pagine spensierate. Non si vive di solo Joyce, e soprattutto, quando hai il marchio del grande scrittore e vendi milioni di copie, di ottanta righe non proprio piene di applausi puoi anche fartene un baffo, o un pizzo alla Coelho, come nel caso del nostro simpatico Giorgio da Asti.
### Sinossi
Il passato è il posto più difficile a cui tornare. Jim Mackenzie, pilota di elicotteri per metà indiano, lo impara a sue spese quando si ritrova dopo parecchi anni nell’immobile città ai margini della riserva Navajo in cui ha trascorso l’adolescenza e da cui ha sempre desiderato fuggire con tutte le sue forze. Jim è costretto a districarsi fra conti in sospeso e parole mai dette, fra uomini e donne che credeva di aver dimenticato e presenze che sperava cancellate dal tempo. E soprattutto è costretto a confrontarsi con la persona che più ha sfuggito per tutta la vita: se stesso. Ma il coraggio antico degli avi è ancora vivo ed è un’eredità che non si può ignorare quando si percorre la stessa terra. Nel momento in cui una catena di innaturali omicidi sconvolgerà la sua esistenza e quella della tranquilla cittadina dell’Arizona, Jim si renderà conto che è impossibile negare la propria natura quando un passato scomodo e oscuro torna per esigere il suo tributo di sangue.

Fuoco pallido

Nel dicembre del 1961, sei anni dopo la pubblicazione di ”Lolita”, Nabokov termina ”Fuoco pallido”, prodigio di invenzione e, per alcuni, summa della sua opera: romanzo audace e segreto, che risulta anche più sconcertante quanto alla forma, poiché è costituito da un magistrale poema di 999 versi con relativo commento. Al centro del poema il sessantunenne John Shade, celebre poeta nonché professore al Wordsmith College di una immaginaria cittadina americana della Costa orientale. In quest’opera i ricordi di una vita si mescolano a interrogativi metafisici sull”abisso immondo, intollerabile’ della morte, divenuti sempre più pressanti dopo il suicidio della giovane figlia. Eppure il poema si chiude su un’ironica quanto serena dichiarazione di fede in un vago aldilà di cui l’arte, con la sua armonia, rappresenta una tacita promessa. Shade ignora che la morte, beffarda, è di nuovo in agguato. Al centro del commento, invece, lo snob, egocentrico, bizzarro, importuno Charles Kinbote, visiting professor nella medesima università, nonché amico ed estimatore di Shade. Le sue note – ora pettegole, ora accademiche, ora nostalgiche – vorrebbero condurre il lettore a una corretta interpretazione del poema ricostruendo le affascinanti avventure del suo presunto ispiratore, vale a dire Kinbote stesso, esule di alto lignaggio da Zembla, regno immerso nelle brume di un’esotica Europa. Ma quelle note finiscono per suonare come un’esilarante parodia di due mondi contrapposti, l’aristocratica Zembla precipitata nella Rivoluzione Estremista e la borghese, prosaica, benpensante America che ha accolto il fuggitivo in pericolo. Mirabile mimesi della realtà, ”Fuoco pallido” ci guida così alla ricostruzione di uno scenario complesso attraverso tortuosi e frammentari percorsi che aprono interrogativi sempre nuovi: Kinbote è un re in esilio, un pedante profugo di terre lontane, o un soggetto psichiatrico afflitto da monomania? E il poema stesso è autentico, o non piuttosto una parodia, o magari un plagio? Plurimi sono i livelli di realtà che si intersecano nel libro, i falsipiani che moltiplicano le prospettive dell’intreccio rendendolo vertiginoso: ”Fuoco pallido” si avvia sereno come una pastorale, esplode in commedia festosa, si inerpica fino al culmine dolente di un’elegia, prende il largo sotto le sembianze di racconto avventuroso, ma la sua nota dominante resta quella tragica della solitudine. ”Fuoco pallido”, scritto in inglese tra il 1960 e il 1961, apparve nel 1962.
(source: Bol.com)