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Vicino a te non ho paura

L’arrivo di una giovane donna a Southport, cittadina del North Carolina, suscita immediatamente interrogativi sul suo passato. Bella ma misteriosa, Katie sembra decisa a evitare qualsiasi legame, finché una serie di circostanze la attira timidamente verso due persone: Alex, un vedovo con due figli e dal cuore tenero, che gestisce l’emporio locale e Jo, la vicina di casa, una ragazza single schietta e spontanea. Nonostante le riserve, Katie pian piano abbassa la guardia e mette radici nella ristretta comunità locale, lasciandosi andare a un sentimento sempre più profondo nei confronti di Alex e dei suoi bambini. Benché innamorata, combatte ancora con un oscuro segreto che continua a perseguitarla e a terrorizzarla… un passato che l’ha costretta ad affrontare un viaggio disperato attraverso il Paese, fino ad approdare nella tranquilla Southport. Grazie all’amicizia sincera di Jo, Katie alla fine comprende che vale la pena rischiare il tutto per tutto se si vuole conquistare la felicità… e che se la vita a volte è come una burrasca, l’amore è l’unico vero porto sicuro.

I Viceré

I Viceré è il romanzo più celebre di Federico De Roberto che ne iniziò la stesura a Milano nel 1894 raccogliendo materiale sulle vicende del risorgimento meridionale, qui narrate attraverso la storia di una nobile famiglia catanese, quella degli Uzeda di Francalanza, discendente da antichi Viceré spagnoli della Sicilia ai tempi di Carlo V.Con il nome degli Uzeda De Roberto allude in realtà alla principesca casa Paternò, e in particolare alla figura del Marchese Antonino Paternò Castello di Sangiuliano, sindaco di Catania, ambasciatore e ministro degli Esteri, che nel romanzo è identificato con il giovane Consalvo Uzeda.Questa “storia di famiglia” si ispira al principio positivistico e naturalistico della race (l’ereditarietà), con tutte le sue conseguenze. I componenti della famiglia degli Uzeda sono accomunati dalla razza, e dal sangue vecchio e corrotto, anche a causa dei numerosi matrimoni tra consanguinei. Quanto emerge da questa famiglia è una spiccata avidità, una sete di potere, meschinità e odii che i componenti nutrono l’uno per l’altro, alimentando in ciascuno una diversa patologica monomania.Ogni membro della famiglia ha una storia segnata dalla corruzione morale e biologica, che si evidenzia anche nella loro fisionomia e nelle deformità fisiche che verranno illustrate dall’autore nell’episodio di Chiara che, dopo aver partorito un feto mostruoso, lo conserva sotto formalina in un boccione di vetro. Ma I Viceré, oltre a “una storia di famiglia”, sono anche una rappresentazione dagli accenti forti e disillusi della storia italiana tra il Risorgimento e l’unificazione. Il romanzo è infatti ambientato negli anni tra il 1850 e il 1882.Nota: gli e-book editi da E-text in collaborazione con Liber Liber sono tutti privi di DRM; si possono quindi leggere su qualsiasi lettore di e-book, si possono copiare su più dispositivi e, volendo, si possono anche modificare.
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### Sinossi
I Viceré è il romanzo più celebre di Federico De Roberto che ne iniziò la stesura a Milano nel 1894 raccogliendo materiale sulle vicende del risorgimento meridionale, qui narrate attraverso la storia di una nobile famiglia catanese, quella degli Uzeda di Francalanza, discendente da antichi Viceré spagnoli della Sicilia ai tempi di Carlo V.Con il nome degli Uzeda De Roberto allude in realtà alla principesca casa Paternò, e in particolare alla figura del Marchese Antonino Paternò Castello di Sangiuliano, sindaco di Catania, ambasciatore e ministro degli Esteri, che nel romanzo è identificato con il giovane Consalvo Uzeda.Questa “storia di famiglia” si ispira al principio positivistico e naturalistico della race (l’ereditarietà), con tutte le sue conseguenze. I componenti della famiglia degli Uzeda sono accomunati dalla razza, e dal sangue vecchio e corrotto, anche a causa dei numerosi matrimoni tra consanguinei. Quanto emerge da questa famiglia è una spiccata avidità, una sete di potere, meschinità e odii che i componenti nutrono l’uno per l’altro, alimentando in ciascuno una diversa patologica monomania.Ogni membro della famiglia ha una storia segnata dalla corruzione morale e biologica, che si evidenzia anche nella loro fisionomia e nelle deformità fisiche che verranno illustrate dall’autore nell’episodio di Chiara che, dopo aver partorito un feto mostruoso, lo conserva sotto formalina in un boccione di vetro. Ma I Viceré, oltre a “una storia di famiglia”, sono anche una rappresentazione dagli accenti forti e disillusi della storia italiana tra il Risorgimento e l’unificazione. Il romanzo è infatti ambientato negli anni tra il 1850 e il 1882.Nota: gli e-book editi da E-text in collaborazione con Liber Liber sono tutti privi di DRM; si possono quindi leggere su qualsiasi lettore di e-book, si possono copiare su più dispositivi e, volendo, si possono anche modificare.

La vicenda della dama pallida

“La mia testa rovesciata mi permetteva di vedere gli occhi di Gregoriska fissi sui miei. Kostaki se ne avvide, mi rialzò la testa, e io non vidi altro che il suo sguardo oscuro che mi divorava.
Io abbassai le mie palpebre, ma fu tutto inutile; attraverso il loro velo, io continuavo a vedere questo sguardo lancinante che penetrava fino in fondo al mio petto e nel mio cuore.”
Una cupa storia d’amore e di odio tra miti e inquietanti presenze che popolano i Monti Carpazi. Due fratelli si contendono l’amore della bella Hedwige, una fanciulla Polacca nata a Sandomir, la quale assiste all’invasione del suo Paese da parte della Russia. Suo padre, le chiede di fuggire versi i Carpazi in un convento dove già la madre, da giovane, aveva trovato rifugio. Lungo la strada, la carovana viene attaccata dai partigiani, guidati dal tenebroso Kostaki. Solo l’arrivo di Grégoriska, suo fratello maggiore, salverà la giovane dalla morte. Grégoriska regna sul castello di Brankovan, il fratellastro Kostaki regna sulla campagna selvaggia. I due si odiano e contendono l’amore di Edwige, passando dalla violenza alla cortesia eccessiva. Edwige ama profondamente il bello e dolce Grégoriska, ma l’unione sarà impossibile per una cupa maledizione che pesa sulla loro famiglia. Una delicata e romantica poesia, colorata dal rosso della passione, dal giallo della gelosia e dal bianco del pallido viso di una donna innamorata.
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### Sinossi
“La mia testa rovesciata mi permetteva di vedere gli occhi di Gregoriska fissi sui miei. Kostaki se ne avvide, mi rialzò la testa, e io non vidi altro che il suo sguardo oscuro che mi divorava.
Io abbassai le mie palpebre, ma fu tutto inutile; attraverso il loro velo, io continuavo a vedere questo sguardo lancinante che penetrava fino in fondo al mio petto e nel mio cuore.”
Una cupa storia d’amore e di odio tra miti e inquietanti presenze che popolano i Monti Carpazi. Due fratelli si contendono l’amore della bella Hedwige, una fanciulla Polacca nata a Sandomir, la quale assiste all’invasione del suo Paese da parte della Russia. Suo padre, le chiede di fuggire versi i Carpazi in un convento dove già la madre, da giovane, aveva trovato rifugio. Lungo la strada, la carovana viene attaccata dai partigiani, guidati dal tenebroso Kostaki. Solo l’arrivo di Grégoriska, suo fratello maggiore, salverà la giovane dalla morte. Grégoriska regna sul castello di Brankovan, il fratellastro Kostaki regna sulla campagna selvaggia. I due si odiano e contendono l’amore di Edwige, passando dalla violenza alla cortesia eccessiva. Edwige ama profondamente il bello e dolce Grégoriska, ma l’unione sarà impossibile per una cupa maledizione che pesa sulla loro famiglia. Una delicata e romantica poesia, colorata dal rosso della passione, dal giallo della gelosia e dal bianco del pallido viso di una donna innamorata.

Il viaggio. Trilogia di Elminster. Forgotten Realms

Era il tempo in cui il magnifico regno elfo di Cormanthor era dominato dai barbari, draghi malefici governavano i cieli e gli abitanti non nutrivano più fiducia in nessuno. Maghi e guerrieri minacciavano i regni poiché mossi dalla loro arrogante e rozza ignoranza anelavano alla gloria. Accadde in quel tempo che, dopo un interminabile viaggio, Elminster giungesse a Cormanthor, alle Torri del Canto, regno di Eltargrim. In quel luogo Elminster visse per più di dodici estati, dedicandosi allo studio della magia, imparando, grazie all’aiuto di una congrega di maghi sapienti, ad avvertire dentro di sé la forza della magia e a farvi ricorso per dominare il male…

Viaggio in Sardegna

«Ci sono buchi in Sardegna che sono case di fate, morti che sono colpa di donne vampiro, fumi sacri che curano i cattivi sogni e acque segrete dove la luna specchiandosi rivela il futuro e i suoi inganni. Ci sono statue di antichi guerrieri alti come nessun sardo è stato mai, truci culti di santi che i papi si sono scordati di canonizzare, porte di pietra che si aprono su mondi ormai scomparsi, e mari di grano lontani dal mare, costellati di menhir contro i quali le promesse spose si strusciano nel segreto della notte, vegliate da madri e nonne. C’è una Sardegna come questa, o davanti ai camini si racconta che ci sia, che poi è la stessa cosa, perché in una terra dove il silenzio è ancora il dialetto piú parlato, le parole sono luoghi piú dei luoghi stessi, e generano mondi.
Questo è un viaggio in compagnia di dieci parole, dieci percorsi alla ricerca di altrettanti luoghi, piú uno. Undici mete, perché i numeri tondi si addicono solo alle cose che possono essere capite definitivamente. Non è cosí la Sardegna, dove ogni spazio apparentemente conquistato nasconde un oltre che non si fa mai cogliere immediatamente, conservando la misteriosa verginità delle cose solo sfiorate».
(source: Bol.com)

Il viaggio di Tuf

Haviland Tuf, ovvero il viaggiatore delle stelle. Ma non aspettatevi un baldanzoso astronauta il cui fisico aitante viene messo in risalto da un’attillata tutina spaziale. No, il signor Tuf è proprio come non te l’aspetteresti. Altissimo, pelato, pallido, decisamente sovrappeso, e soprattutto molto, molto flemmatico. Vegetariano convinto, amante dei gatti, ecologista militante, per uno scherzo del destino si trova a comandare un enorme vascello, l’Arca, l’ultima nave inseminante dello svanito Corpo Genieri Ecologici. Be’, non proprio a comandare, visto che ne è anche l’unico occupante non felino… A bordo dell’Arca, trenta chilometri di lunghezza, Tuf vaga per la galassia alla ricerca di mondi in pericolo cui offrire i propri servigi. E si trova ad affrontare alcuni dei più terribili “cattivi” che l’universo abbia mai conosciuto… Dalla geniale penna di George R. R. Martin, una profetica raccolta di storie che affrontano temi “importanti”, come la minaccia ambientale e i pericoli del potere assoluto, animata da un umorismo nero e irresistibile.

Il viaggio di Takeo

Separati da tragici eventi, i giovani Kaede e Takeo sono alle prese ognuno con i propri drammi. Kaede, figlia di Lord Shirakawa, deve subire le conseguenze della sconfitta militare del padre. Dal conto suo, Takeo, erede per diritto del glorioso clan degli Otori, è prigioniero della Tribù, la gente a cui appartiene per nascita, che lo costringe a venir meno al suo amore per Kaede, dalla quale ignora di attendere un figlio. Ma la forza degli eventi è inarrestabile, e Takeo e Kaede, coltivando ognuno i propri talenti, tracciano un solco le cui implicazioni affondano in un futuro imperscrutabile
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Il viaggio dello Star Wolf (Urania)

L’astronave LS-1187 è un incrociatore interstellare che non ha mai partecipato a una vera e propria battaglia. La sua prima missione (unirsi a un convoglio di mille navi per proteggere i mondi esterni da attacchi a sorpresa) finisce quasi in un disastro e l’astronave e il suo equipaggio si guadagnano una serie di nomignoli tutt’altro che simpatici, di cui ”vigliacchi” è il solo ripetibile. Ma tutti, a bordo dell’incrociatore LS-1187, sono ansiosi di lavare la macchia, e per farlo non c’è che un modo: distinguersi in azione contro la Lega dei Morthan, la più pericolosa alleanza extraterrestre che i mondi dell’uomo abbiano dovuto affrontare.
(source: Bol.com)

Viaggio americano

NUOVA EDIZIONE EBOOK 2018, RIVEDUTA E CORRETTA.
”Sulla strada!” avrebbe potuto scrivere in tono esortativo Fernanda Pivano come esergo di questo libro, riprendendo il titolo di un capolavoro che soltanto grazie alle sue insistenze e al suo amore per la poesia e la libertà abbiamo potuto leggere in Italia fin dagli anni Sessanta (insieme a quell’Urlo di Ginsberg che ci ha cambiati dentro), quando una certa America rappresentava il traguardo, il miraggio del nostro boom. Questa volta, però, il viaggio è diverso, l’orizzonte non disegna il confine tra la terra e il cielo o lo skyline di una città al tramonto: ci svolge e si tuffa dentro di noi, portando con sé le voci, le figure e le storie dei protagonisti della vita culturale americana del Novecento: Fitzgerald, Hemingway, Cowley. la Parker, Faulkner, Algren, Ginsberg, Kerouac, Corso, Williams, Carver, la Jong, Pynchon, la Highsmith, McInerney e Ellis, solo per citarne alcuni. Se da un viaggio si portano souvenir e cartoline, stucchevoli istantanee la cui sorte sono le pagine di un album, per Viaggio americano il destino è diverso: la passione, l’acutezza e l’entusiasmo dell’autrice ci trasformano d’incanto in compagni di strada e d’avventura, e siamo lì quando Ernest Hemingway studia la ”profondità azzurra” delle Tortugas, quando Alice Toklas offre riso selvatico dal Mississippi, quando Jack Kerouac si sveglia improvvisamente famoso dopo una recensione a Sulla strada apparsa sul ”New York Times”, quando William Borroughs ”riceve messaggi da altri pianeti” all’Hotel Muniria di Tangeri, quando Henry Miller arrossisce per una barzelletta sporca, quando Marilyn Monroe fa da segretaria al marito Arthur Miller, quando Lenny Bruce muore per ”un’overdose d’arresti”, quando Chet Baker mangia banane strimpellando il pianoforte, quando Charles Bukowski racconta di favolose vincite ai cavalli, quando Patti Smith si immagina come Salomè, quando… la storia diventa leggenda. E allora: ”grazie Nanda,” come ha scritto – in italiano – Jay McInerney sull’impareggiabile ”New Yorker”.

(source: Bol.com)

Viaggio al termine di una stanza

Oceane, dopo aver svolto diversi lavori più o meno sordidi (come la performer in un live sex show a Barcellona) ha fatto un po’ di soldi con un colpo di fortuna come Computer Graphic Designer. Le piace viaggiare, ma non le piace uscire di casa, anzi in realtà non esce mai di casa. La soluzione per lei è quella di portarsi il mondo nel suo appartamento nella parte sud di Londra, utilizzando la TV satellitare, Internet e degli stranieri di assaggio. Tutto va abbastanza bene finché non comincia a ricevere delle lettere da un ex. Ex nel senso che è morto anni e anni prima…

La viaggiatrice di O

La piccola mansarda nel centro di Torino è il suo regno, il suo rifugio, il luogo dov’è più vivo il ricordo dei genitori, banditi dal mondo di O proprio a causa sua. Perché Gala è nata per diventare una delle streghe più potenti vissute da almeno due millenni, e il suo potere è al centro di una segreta lotta tra la magia bianca e la magia nera. Lei infatti è in grado di volare, viaggiare nel tempo, trasformarsi, prevedere il futuro… insomma, grazie ai suoi poteri, può affrontare qualsiasi missione le venga affidata dalla Sede Direttiva dei Viaggianti. Come tutti i «ragazzi prodigio», tuttavia, Gala è allergica alle regole e ha sempre fatto di testa sua. Ma l’ultima volta l’ha combinata davvero grossa e, per evitare l’espulsione definitiva dall’Ordine dei Viaggianti, deve scegliere un tutor che la guidi e le insegni a usare correttamente la magia. Il burbero e severo mago e monaco Kundo diventa così il suo fido maestro e la accompagna in una nuova missione: viaggiare nella Venezia del 1756 per salvare un preziosissimo manoscritto dall’incendio che distruggerà la Scuola Grande di San Rocco. Un compito piuttosto semplice, per una come Gala. Ma, ben presto, Kundo intuisce che c’è qualcosa che non va: le persone che dovrebbero essere loro alleati si rifiutano di aiutarli e la città è infestata di negromanti. Inoltre gli adepti della magia nera sembrano molto più interessati a Gala e al mistero della sua nascita che all’enigmatico libro magico…

Viaggiatori di nuvole

È l’autunno del 1499 quando il giovane Zosimo Aleppo, stampatore d’origine ebraica, lascia Venezia. Scopo del viaggio è trovare le pergamene che un misterioso ragazzo, da tutti chiamato chierico Pettirosso, si porta dietro nelle bisacce. Corrono tante voci sul conto di queste carte: profezie, rivelazioni, memorie… La sua missione finisce per diventare l’inseguimento di un’ombra, un’ossessione vagabonda, una scommessa con la sorte. In questa movimentata vicenda di avventure e di visioni, si affacciano i volti di Isabella d’Este, Francesco Gonzaga, Gilbert de Montpensier, Leonardo da Vinci e i personaggi si alternano sullo sfondo di un’Italia attraversata da eserciti, su cui soffia il vento delle invenzioni e delle scoperte geografiche. Epico e favoloso come L’ultima sposa di Palmira, in questo nuovo romanzo Giuseppe Lupo racconta una storia che fa sognare il lettore, lo incanta con le suggestioni di una lingua che ricorda l’Oriente delle Mille e una notte, lo accompagna in quel crogiolo di illusioni e sconfitte, di utopie e speranze che è stata la civiltà del XV secolo.

Il viaggiatore: cronache del Quarto Regno

Fin dall’adolescenza ha tentato in ogni modo di sottrarsi al proprio destino e di condurre una vita normale. Ma la ventiseienne londinese Maya non è una giovane “normale”. Come suo padre, appartiene a un’antica e quasi estinta stirpe di guerrieri, gli Arlecchini, protettori dei Viaggiatori, anime elette capaci di muoversi fra mondi paralleli dove ricevono la forza e la saggezza con cui nutrire gli uomini della Terra. Proprio per questo i potenti affiliati della Tabula, una setta segreta che tenta di ottenere il controllo assoluto della società, li perseguitano da tempo immemorabile e ora, con l’avvento dell’immensa Macchina, sembrano ormai prossimi alla vittoria definitiva. Ma forse esiste ancora una possibilità. Da qualche parte, in California, vivono Gabriel e Michael Corrigan, i figli di un Viaggiatore scomparso. La missione di Maya sarà quella di rintracciare i due fratelli prima dei mercenari della Tabula e metterli in salvo. Armata solo del suo puro idealismo e di una caparbia volontà di resistenza, la giovane si trova coinvolta in un’impresa epica per difendere dalle minacce della tecnologia e del mito dell’ordine sociale l’ultima speranza di un mondo libero.

La via oscura

Billy, un giovane mezzosangue, ha ereditato dalla madre indiana un dono molto particolare: la capacità di assistere gli spiriti delle persone defunte che vagano senza pace, guidandole al riposo eterno nell’aldilà cui appartengono. Wayne, invece, è figlio di un predicatore e ha il potere di guarire le persone col semplice tocco delle mani. Ogni volta che le strade dei due ragazzi si incrociano, si crea fra di loro un inspiegabile scambio di energia, che li terrorizza e che finirà col suscitare una profonda, reciproca avversione. Ma, anche se ognuno segue la sua strada per la Via Oscura, Billy e Wayne sono tormentati dal medesimo sogno: un’aquila di fumo che lotta con un serpente di fuoco. E c’è un’antica, inarrestabile entità maligna, il Mutaforma delle leggende indiane, che non li perde di vista e che li vuole entrambi morti.
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Via Katalin

Dalle tre case di via Katalin dove vivono Irén, Blanka, Henriett e Bálint si intravede il Danubio. I quattro bambini crescono insieme nella Budapest degli anni Trenta del secolo scorso, e insieme affrontano, ormai giovani adulti, il clima di insicurezza provocato dalla guerra e dalle persecuzioni antisemitiche. Presi come sono a districare quell’ingarbugliata matassa che è l’esistenza, nessuno di loro riesce a presagire con quanta violenza e tragica arbitarietà il destino svierà il corso delle loro vite.

Con un arco temporale che si estende dal 1934 alla fine degli anni Sessanta, Via Katalin (che in Ungheria venne pubblicato nel 1969) è forse l’opera piú corale di Magda Szabó: un romanzo di grande suggestione, che coinvolge il lettore nella dolente nostalgia del ricordo e dei sogni non realizzati.
(source: Bol.com)

La via dello zucchero. La trilogia del Cairo: 3

È l’ultimo romanzo della “Trilogia del Cairo”, opera principale di Nagib Mahfuz, lo scrittore egiziano premio Nobel nel 1988. Si conclude con questo volume un affascinante trittico che è possibile comprendere e ammirare nelle sue parti singole ma che, nella complessiva grandiosità, esprime ancor meglio l’ispirazione e il talento dello scrittore egiziano. Il tema del romanzo è la città del Cairo: attraverso le sue strade più antiche e le sue nuove lusinghe da metropoli s’intrecciano sogni e nostalgie, fedi religiose e utopie politiche di vecchi e di giovani in un movimento di vita incessante che rende denso e struggente lo scorrere del tempo.
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