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Madame X: romanzo

Questa non è un’autopsia di routine. L’anatomopatologa Maura Isles, di Boston, ne è certa: questa non sarà una notte come le altre. Ad attenderla, al Pilgrim Hospital, c’è una ressa di giornalisti. Riflettori che illuminano a giorno. C’è perfino una troupe televisiva. E, soprattutto, c’è lei: Madame X. Maura è abituata ai corpi stesi sul suo tavolo settorio, non per niente è soprannominata “la regina dei morti”, ma questo cadavere è diverso. È coperto interamente da bende di lino impregnate di resina, che risalgono a duemila anni prima. I suoi organi interni sono stati asportati, a cominciare dal cervello. Solo il cuore è rimasto al suo posto, perché è lì che gli antichi egizi credevano risiedesse l’intelligenza. Madame X infatti è una mummia, ritrovata per puro caso negli scantinati di un museo in decadenza. E quella in corso non è soltanto un’autopsia, è un vero e proprio evento mediatico, perché Madame X è ormai famosissima per via del mistero che la circonda. Ma quando, scansione dopo scansione, la TAC arriva alle gambe, Maura scorge qualcosa che non dovrebbe essere lì. Qualcosa di impossibile. Un piccolo dettaglio che trasformerà definitivamente quell’autopsia a scopo archeologico in qualcosa di molto più sinistro e inquietante. Madame X è la prova dell’omicidio più efferato e maniacalmente eseguito che Boston ricordi… Ed è solo il primo.

Madame X

Questa non è un’autopsia di routine. L’anatomopatologa Maura Isles, di Boston, ne è certa: questa non sarà una notte come le altre. Ad attenderla, al Pilgrim Hospital, c’è una ressa di giornalisti. Riflettori che illuminano a giorno. C’è perfino una troupe televisiva. E, soprattutto, c’è lei: Madame X. Maura è abituata ai corpi stesi sul suo tavolo settorio, non per niente è soprannominata “la regina dei morti”, ma questo cadavere è diverso. È coperto interamente da bende di lino impregnate di resina, che risalgono a duemila anni prima. I suoi organi interni sono stati asportati, a cominciare dal cervello. Solo il cuore è rimasto al suo posto, perché è lì che gli antichi egizi credevano risiedesse l’intelligenza. Madame X infatti è una mummia, ritrovata per puro caso negli scantinati di un museo in decadenza. E quella in corso non è soltanto un’autopsia, è un vero e proprio evento mediatico, perché Madame X è ormai famosissima per via del mistero che la circonda. Ma quando, scansione dopo scansione, la TAC arriva alle gambe, Maura scorge qualcosa che non dovrebbe essere lì. Qualcosa di impossibile. Un piccolo dettaglio che trasformerà definitivamente quell’autopsia a scopo archeologico in qualcosa di molto più sinistro e inquietante. Madame X è la prova dell’omicidio più efferato e maniacalmente eseguito che Boston ricordi… Ed è solo il primo.

Il macellaio di Butchers Hill

Sono trascorsi cinque anni dal fatidico giorno in cui Luther Beale afferrò la pistola che teneva nell’ultimo cassetto del comò, avvolta in un nido di calzini spaiati, e uscì sui gradini della sua casa di Butchers Hill per affrontare i mocciosi di cui tutti avevano terrore nel quartiere. Quel giorno rimasero di sasso quando videro che Beale impugnava una pistola. Il vecchio sparò dapprima in alto, dritto in cielo, poi proprio nella direzione dei ragazzini. Omicidio colposo, la sentenza. Cinque anni di carcere, la condanna, e non per aver lasciato sul selciato il corpo senza vita del più piccolo di quei bambini, ma per aver usato una pistola entro i confini municipali. Un macigno irremovibile è stata, invece, la condanna morale per Luther Beale: il macellaio di Butchers Hill, la collina dei macellai, fu battezzato dalla stampa di Baltimora. Sono trascorsi cinque anni da quel fatidico giorno e ora eccolo nell’ufficio di Tess Monaghan il macellaio di Butchers Hill. Ha varcato la soglia dell’ufficio di Tess esattamente per questo, per chiederle di aiutarlo a rintracciare i bambini di allora: il cicciottello, i gemelli, Destiny, la ragazzina, e poi il magrolino che parlava sempre. Tess comincia a cercarli, e si ritrova coinvolta in una vicenda di orrendi delitti che mostrano il lato più oscuro e crudele della Charm City d’America.

La macchina perfetta – Serie di Byron Tibor vol. 1

Tormentato dai fantasmi del proprio passato e distrutto dall’esperienza della guerra, il reduce Byron Tibor vuole soltanto tornare a casa, dalla donna che ama. Ma il governo americano sembra determinato ad impedirglielo, facendo emergere il lato oscuro di un soldato che forse non è l’uomo che credeva di essere.
Dalle montagne insanguinate del villaggio afghano di Hindu Kush alle sfavillanti luci di Manhattan, attraverso lo scuro ventre dei sotterranei di Las Vegas, “La macchina perfetta” è la storia di un uomo che lotta per non perdere la propria umanità. Prima che sia troppo tardi.
Nominato come Miglior Romanzo Originale del 2015  per il premio internazionale del Thriller “International Thriller Writers Award”. 
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### Sinossi
Tormentato dai fantasmi del proprio passato e distrutto dall’esperienza della guerra, il reduce Byron Tibor vuole soltanto tornare a casa, dalla donna che ama. Ma il governo americano sembra determinato ad impedirglielo, facendo emergere il lato oscuro di un soldato che forse non è l’uomo che credeva di essere.
Dalle montagne insanguinate del villaggio afghano di Hindu Kush alle sfavillanti luci di Manhattan, attraverso lo scuro ventre dei sotterranei di Las Vegas, “La macchina perfetta” è la storia di un uomo che lotta per non perdere la propria umanità. Prima che sia troppo tardi.
Nominato come Miglior Romanzo Originale del 2015  per il premio internazionale del Thriller “International Thriller Writers Award”.   

La macchina della realtà (Urania)

Prima venne la macchina a vapore, poi la Macchina della realtà: come sarebbe il mondo, se il computer fosse già stato inventato nel XIX secolo? La vera storia di Charles Babbage e del suo Calcolatore analitico è narrata in questo romanzo, insieme alle sue sorprendenti conseguenze. In un’Inghilterra tecnologicamente avanzata dove impera la dittatura tecnocratica di Lord Byron, l’unica rivale è la Francia; innovazioni come carte di credito e fast food sono pronte a rivoluzionare il mondo vittoriano. A Londra la civiltà informatica è già all’avanguardia, anche se il paesaggio urbano ricorda quello di un romanzo di Dickens… Un libro in cui l’invenzione non si ferma mai e il mondo del futuro si specchia in un passato credibilissimo, ricostruito nei più inquietanti particolari.

La Macchina del Tempo

“Temo di non riuscire a descrivervi le singolari sensazioni che si hanno viaggiando nel tempo: sono eccessivamente spiacevoli. Sembra di essere sulle montagne russe: si ha cioè la sensazione di precipitare inevitabilmente con la testa all’ingiù! Provavo, inoltre, l’orribile presentimento di una imminente catastrofe.”La Macchina del Tempo è una delle prime storie ad aver portato nella fantascienza il concetto di viaggio nel tempo basato su un mezzo meccanico. Un eccentrico scienziato, grande conoscitore di fisica e meccanica, racconta ai suoi più stretti amici di aver trovato il modo di viaggiare nel tempo, ma il suo racconto non viene creduto. Pochi giorni dopo, durante una cena a casa sua, il protagonista ricompare in uno stato veramente terrificante: oltre al colorito pallido e all’espressione sconvolta tutto il suo corpo è ricoperto di ferite e cicatrici e i suoi abiti sono sporchi e distrutti. Egli racconta di aver costruito un mezzo in quarzo e avorio capace di viaggiare avanti e indietro nel tempo, ma non nello spazio, e di aver navigato lungo la corrente del tempo fino a raggiungere l’anno 802.701, periodo in cui l’umanità gli si è presentata divisa in due specie differenti: la prima che incontra sono gli Eloi, creature fragili, infantili, gentili e pacifiche che conducono una vita di divertimento, di distrazione e di scarsa attività intellettuale. Successivamente, quando scopre che la sua macchina del tempo è stata rubata, il viaggiatore nel tempo s’imbatte nei Morlocchi, esseri mostruosi e ripugnanti che vivono nelle viscere della terra, che escono la notte per cibarsi delle carni degli Eloi, da loro accuditi e allevati come bestie da macello. I Morlocchi gli tendono un agguato, ma il viaggiatore riesce a sopravvivere e a rimettere in moto la macchina per fuggire. Sbagliando direzione, si addentra ancor di più nel futuro e, notato un sole più grande, più freddo e di colore rosso, si ferma in un’epoca dove l’umanità si è estinta e restano solo enormi crostacei e lepidotteri. Un ulteriore salto nel futuro lo porterà, durante un’eclissi, a constatare l’assenza di forme di vita in un pianeta ormai vecchio e alla fine dei suoi giorni. Infine riesce a tornare alla propria epoca d’origine, ma…

La macchina che uccide

Internet, Cyberspazio, computer, robot: sono il futuro, e anche nel futuro il delitto paga. Le possibilità sono infinite: crimini informatici, terrorismo sulla rete, omicidi virtuali… Ecco come li immaginano i più grandi scrittori di fantascienza.

 
**INDICE**

**LA MUSICA DEL SANGUE** *
*Blood Music |
GREG BEAR
**SAM HALL**
Sam Hall |
POUL ANDERSON
**SORELLE DI SANGUE**
Blood Sisters |
JOE HALDEMAN
**CRIMINE SU MARTE**
Crime on Mars |
ARTHUR C. CLARKE
**IL RACCONTO DEL VENDITORE DI INDULGENZE**
The Pardoner’s Tale |
ROBERT SILVERBERG
**UN DONO DALLA CULTURA**
A Gift from the Culture |
IAIN M. BANKS
**ASSASSINIO MENTALE**
Murder Will In |
FRANK HERBERT
**SOTTO LA CITTA’**
The Undercity |
DEAN KOONTZ
**IMPOSTORE**
Impostor (1953) |
PHILIP K. DICK
**CONFORTO DI ROBOT**
Confort Me, My Robot |
ROBERT BLOCH
**UCCELLO DA GUARDIA**
Watchbird |
ROBERT SHECKLEY
**PER FANATISMO, O PER SOLDI**
From Fanaticism, or for Reward |
HARRY HARRISON
**NUOVI OMICIDI**
A Kind of Murder |
LARRY NIVEN
**ZONA DI TERRORE**
Zone of Terror |
J. G. BALLARD
**ANGELO**
Angel |
PAT CADIGAN
 
**SOGNATORI**
Dreamers |
KIM NEWMAN
**VIRTUALMENTE LUCIDA LUCY**
Virtually, Lucid Lucy |
IAN WATSON
**VITA VIRTUALE**
Virtually Alive |
PETER JAMES

Ma siamo matti

“Professore, so che lei è molto occupato, mi può dare il nome di uno psichiatra? Lo vorrei matto, preferibilmente.” Vittorino Andreoli, uno dei massimi esponenti della psichiatria contemporanea, i matti li frequenta da tanti anni. Quello che non gli era mai capitato prima era di considerare un popolo intero come paziente. Lo fa in queste pagine in cui affronta i mali del bel Paese, a cominciare dal masochismo che affligge il popolo italiano spingendolo a una distruttività di sé malcelata dietro una maschera esibizionista. Uno scintillio di falso benessere rincorso da chi, non potendo permettersi certi lussi, fa di tutto per ingannare se stesso e gli altri. Poi c’é la straordinaria fede nei miracoli che ci rende un popolo credulone e facilmente abbindolabile dal truffatore di turno. E infine una dose di individualismo spietato con un talento innato per la recita. Con ironia e lucidità, Ma siamo matti fornisce molti consigli utili per risvegliarci dal “mal d’essere” in cui ci hanno gettato la crisi e l’impoverimento generale. Ma è anche una dichiarazione d’amore per la propria terra. “Mi piacerebbe che questo libro diventasse il libro di un popolo” scrive Andreoli, “del popolo di cui sto per parlare sapendo che al contempo parlo di me stesso, perché senza questo popolo semplicemente non sarei. Perché é questa la mia terra, quella dell’Italia, e anche se dovesse essere sommersa dalle acque che la circondano, é una penisola che, comunque sia, io amo.”
(source: Bol.com)

Ma la vita è un’altra cosa

Due amici, davanti all’ennesimo boccale di birra, partoriscono un’idea folle e geniale: girare l’Italia alla ricerca dei protagonisti delle canzoni, per scoprire se esistono veramente e che fine hanno fatto. Si danno la buonanotte con una promessa: “Se domani ci ricordiamo ancora dell’idea, allora partiamo!”. Inizia così un viaggio picaresco su una Clio scassata sulle tracce di Chicco e Spillo di Samuele Bersani, Sally di Vasco Rossi, Anna e Marco di Lucio Dalla, Giulia delle Vibrazioni, Marco di Laura Pausini, Paola di Tiziano Ferro… Un viaggio che li porterà a conoscere il volto umano e sconosciuto che si muove dentro le nostre canzoni più amate. Ma sarà anche un viaggio alla ricerca di loro stessi, in un periodo della vita in cui capire che cosa si è e che cosa si sta diventando è la sfida più difficile e più affascinante.

Ma in seguito a rudi scontri

Torino, 1° aprile 1945. Mentre sulle colline infuriano gli ultimi combattimenti tra fascisti e partigiani, in città si attende il derby. Allo stadio Mussolini (che rimpiazza il Filadelfia umiliato dai bombardamenti) si fronteggeranno il Grande Torino e… l’altra squadra, quella bianconera, quella che Ermanno Zazzi, ardito parà della Folgore, non riesce neppure a nominare. Irriducibile e agguerrito, lo Zazzi si è votato anima e corpo al Duce non meno che ad Aida, una prostituta veneziana, bella e capace di soddisfare la sua esuberanza virile e littoria. Ma prima di essere un grande fascista e un grande amatore, Ermanno Zazzi è un grande cuore granata. Come se non bastasse la febbre da derby, a infiammare lo spirito dello Zazzi c’è l’arrivo a Torino del suo vecchio camerata germanico Franz Hrubesch, comandante delle SS. Il tedesco ha vissuto l’orrore della campagna di Russia, ha perso l’intera famiglia nel bombardamento di Dresda, eppure indossa il cappello con la testa di morto con antico orgoglio ed è pronto a dare la vita per una causa ormai persa. Tratteggiando con ironia e profondità i destini incrociati dei due, Giuseppe Culicchia ci accompagna per le strade di una Torino ferita ma prossima alla Liberazione. E arriva sulle gradinate di uno stadio esplosivo come una polveriera dove soldati, avventurieri, gente comune, sbandati, torinisti e bianconeri assistono tutti col fiato sospeso al derby più furioso e stupefacente della storia.

M come Mia

“In qualche modo era diverso dal solito.” L’inquietante vaghezza con cui la giornalista Mia Bischof chiede all´agenzia investigativa Liebergesell di rintracciare il suo compagno scomparso, un tassista, lascia in Tabor Süden e nei suoi colleghi un profondo disagio. Con un pedinamento finito male e la scoperta di oscuri legami tra l’estrema destra e molte delle persone in gioco, l’indagine entra in un terreno sempre più minaccioso. E mentre la polizia criminale e i servizi segreti sembrano ostacolare l’indagine per coprire delicati equilibri politici e interessi di Stato, Süden e i suoi colleghi si trovano pericolosamente soli di fronte alla violenza di una silenziosa rete di associazioni neonaziste. Un romanzo drammaticamente vicino ai fatti degli ultimi anni.Vincitore del Deutscher Krimi Preis 2014.
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### Sinossi
“In qualche modo era diverso dal solito.” L’inquietante vaghezza con cui la giornalista Mia Bischof chiede all´agenzia investigativa Liebergesell di rintracciare il suo compagno scomparso, un tassista, lascia in Tabor Süden e nei suoi colleghi un profondo disagio. Con un pedinamento finito male e la scoperta di oscuri legami tra l’estrema destra e molte delle persone in gioco, l’indagine entra in un terreno sempre più minaccioso. E mentre la polizia criminale e i servizi segreti sembrano ostacolare l’indagine per coprire delicati equilibri politici e interessi di Stato, Süden e i suoi colleghi si trovano pericolosamente soli di fronte alla violenza di una silenziosa rete di associazioni neonaziste. Un romanzo drammaticamente vicino ai fatti degli ultimi anni.Vincitore del Deutscher Krimi Preis 2014.

Le lupe di Sernovodsk. Reportage sulla Cecenia

“Viene prima la guerra, o le parole per raccontarla? Quando le nubi di un conflitto armato si addensano su una terra, il linguaggio è già pronto ad afferrarle? Un vocabolo sbagliato può segnare la condanna di un intero popolo? Irena Brezná, scrittrice e giornalista, se lo domanda di continuo, e ci costringe a percorrere al suo fianco i sentieri impervi del dubbio in questi reportage unici dalla Cecenia, piccola patria nel Caucaso del nord da sempre emblema di oscure minacce e apocalittiche sventure, abitata da un minuscolo popolo montanaro che per tre secoli ha aspirato all’indipendenza, contro ogni realismo. Con lei attraversiamo le due terribili guerre civili tra Mosca e Groznyj, scaturite dall’implosione dell’Unione Sovietica […] Al costo totale di almeno centosessantamila vittime. Fino alle soglie dell’oggi, col ritorno della Repubblica di fede islamica alla “matrigna” Russia, in una ‘pace’ senza scampo.” (L. Sgueglia)
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Un luogo chiamato libertà

Inghilterra, XVIII secolo. Un’epoca di grandi cambiamenti, con la rivoluzione industriale alle porte e le colonie americane in procinto di proclamare l’indipendenza. Ingenti fortune sono legate al controllo della principale fonte di energia, il carbone, estratto in abbondanza ma con metodi schiavisti nelle miniere scozzesi. Ed è per il possesso di nuovi giacimenti che complottano i Jamisson, potente famiglia di proprietari terrieri minacciati da un improvviso dissesto finanziario. Con l’intrigo e l’inganno hanno messo a punto un piano che può farli brillantemente uscire dalle difficoltà. Ma non hanno fatto i conti con il giovane McAsh, un minatore che ha deciso di spezzare le catene della schiavitù, e con la bella Lizzie, figlia della piccola aristocrazia conquistata agli ideali della libertà. Dalla profonda Scozia delle miniere alle piantagioni di tabacco del Sud americano, ancora una volta Ken Follett ci racconta una storia d’amore, coraggio, ambizione, vendetta, in una lotta che attraversa gli anni e i continenti fino ai confini di “un luogo chiamato libertà”.

I luoghi infedeli

Frank ha soltanto diciannove anni, ma il suo destino è già a una svolta. Cresciuto in una delle zone più povere di Dublino, ha deciso di lasciarsi per sempre alle spalle la sua famiglia disastrata per trasferirsi a Londra con la giovane fidanzata Rosie e iniziare insieme una nuova vita. La notte della partenza, però, lei non si presenta all’appuntamento nel luogo concordato. Dopo averla attesa invano, Frank si convince che abbia cambiato idea e se ne sia andata da sola. Sconvolto e deluso, trova comunque il coraggio di tagliare i ponti con il padre alcolista e la madre incapace di proteggere lui e i suoi quattro fratelli. Vent’anni dopo, Frank vive ancora a Dublino ed è un poliziotto che agisce sotto copertura, un infiltrato. Ha una figlia di nove anni, Holly e un’ex moglie, Liv, che non ha resistito alle difficoltà di un matrimonio con un uomo sposato soprattutto con il proprio lavoro. Frank non è mai più tornato nel suo vecchio quartiere, né ha più visto la sua famiglia. L’unica con cui è rimasto in contatto è sua sorella Jackie, che un giorno gli telefona per dargli una notizia sconvolgente: in una casa diroccata è stata ritrovata la vecchia valigia di Rosie nella quale, accanto agli abiti e ad altri oggetti della ragazza, c’è una busta contenente i biglietti del traghetto che avrebbe dovuto portarli via da Dublino. Ma allora cosa è successo veramente? Che fine ha fatto Rosie?

Il lungo sonno

“*Il lungo sonno* è un thriller incandescente. Un esordio superbo.” *The Spectator * “Un debutto notevole, un evento nel mondo del noir.” *Michele Zackheim* “Questo romanzo* *è un pugno in faccia. Era da molto tempo che non si vedeva un noir di tale forza.” *Stav Sherez ** * Los Angeles, 1960. Hanno rapito il figlio del Vecchio Bannister, uno degli uomini più ricchi del paese. Brutta storia. Alston, l’investigatore privato ingaggiato per ritrovarlo, non riesce a capire perché il Vecchio non vuole pagare il riscatto. Per crudeltà? Per avarizia? Perché troppo interessato alla sua nuova e *troppo giovane* moglie? O forse perché quel figlio non è suo? Brutta storia davvero. In una Los Angeles levigata e indifferente – ville imbottite di domestici e prati curatissimi – l’investigatore è solo con il suo istinto, come nei vecchi indimenticati romanzi di Chandler. Sono gli anni Sessanta, non ci sono i cellulari, non c’è la prova del DNA, poche le intercettazioni, archivi informatici inesistenti. Per avere un’informazione bisogna pestare qualche povero cristo o baciare qualche cameriera ingenua. E in questa indagine poliziesca, sontuosamente intricata, pulsa il cuore di una città corrotta nelle fondamenta, dove la vita vale meno di zero.
Tim Baker, al suo esordio narrativo, ci consegna un romanzo violento e viscerale, il crudo affresco di un paese che ha costruito le sue grandi fortune sulla mancanza di scrupoli e in cui si intravede, sullo sfondo, il più tormentato e irrisolto complotto che inchioda l’America di quegli anni, l’assassinio a Dallas di John F. Kennedy.
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### Sinossi
“*Il lungo sonno* è un thriller incandescente. Un esordio superbo.” *The Spectator * “Un debutto notevole, un evento nel mondo del noir.” *Michele Zackheim* “Questo romanzo* *è un pugno in faccia. Era da molto tempo che non si vedeva un noir di tale forza.” *Stav Sherez ** * Los Angeles, 1960. Hanno rapito il figlio del Vecchio Bannister, uno degli uomini più ricchi del paese. Brutta storia. Alston, l’investigatore privato ingaggiato per ritrovarlo, non riesce a capire perché il Vecchio non vuole pagare il riscatto. Per crudeltà? Per avarizia? Perché troppo interessato alla sua nuova e *troppo giovane* moglie? O forse perché quel figlio non è suo? Brutta storia davvero. In una Los Angeles levigata e indifferente – ville imbottite di domestici e prati curatissimi – l’investigatore è solo con il suo istinto, come nei vecchi indimenticati romanzi di Chandler. Sono gli anni Sessanta, non ci sono i cellulari, non c’è la prova del DNA, poche le intercettazioni, archivi informatici inesistenti. Per avere un’informazione bisogna pestare qualche povero cristo o baciare qualche cameriera ingenua. E in questa indagine poliziesca, sontuosamente intricata, pulsa il cuore di una città corrotta nelle fondamenta, dove la vita vale meno di zero.
Tim Baker, al suo esordio narrativo, ci consegna un romanzo violento e viscerale, il crudo affresco di un paese che ha costruito le sue grandi fortune sulla mancanza di scrupoli e in cui si intravede, sullo sfondo, il più tormentato e irrisolto complotto che inchioda l’America di quegli anni, l’assassinio a Dallas di John F. Kennedy.