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Il turno di notte lo fanno le stelle

Matthew ha un cuore nuovo. Un cuore di donna. Ed è con una donna, sua compagna di malattia e guarigione in ospedale, che andrà a riprendersi la vita in cima a una montagna, scalandola. Uno straordinario racconto-sceneggiatura, dove ogni battito del cuore ha un suono mai udito prima. Numero caratteri: 18.670 Ti piace questo ebook? Leggi le altre esclusive digitali di Feltrinelli Editore » http://bit.ly/ebookZoom

Il tuo cuore mi appartiene

Ryan Perry ha il mondo in tasca: è giovane, ricco, ha successo, una splendida casa, una bellissima fidanzata, Samantha, che intende presto sposare, e tutta la vita davanti. O così crede. Un brutto giorno, infatti, scopre di essere affetto da una malformazione cardiaca che gli lascia ben poco da vivere. Mentre si sottopone a esami e accertamenti senza fine, la sua esistenza scivola lungo una china sempre più oscura: strani incidenti e paurosi incubi lo spingono a dubitare non solo della propria lucidità mentale ma anche di tutti coloro che lo circondano. Il peggio però arriva quando, dopo un trapianto d’urgenza dall’esito eccellente, anziché rilassarsi, Ryan si trova a fare i conti con inquietanti presenze che si insinuano nella sua villa superblindata disseminando macabri doni: caramelle e un pendente, tutti a forma di cuore, sempre accompagnati da un gelido messaggio: “Il tuo cuore mi appartiene”, e un video cruento dell’organo pulsante. La spirale del terrore lo stringe sempre più, in particolare quando l’angoscia prende corpo in una sfuggente sconosciuta dagli occhi a mandorla, che lo perseguita con ferocia inesorabile. Combattuto tra la realtà e le allucinazioni causate dai farmaci che è costretto ad assumere, Ryan non smette di lottare per venire a capo di quell’assurdo enigma. Fino al faccia a faccia con il suo carnefice e con l’atroce verità… Un avvincente thriller dal ritmo serrato che si addentra nei meandri della psiche e indaga il mistero insondato della mente umana.

Il tunnel

Storia d’amore che si trasforma in ossessione e sfocia in omicidio, il primo romanzo di Sabato, apprezzato tra gli altri da Albert Camus, Thomas Mann e Graham Greene, è una meditazione sulla condizione patologica dell’artista o, più in generale, sulla patologia della conoscenza. La voce narrante è quella di un pittore, Juan Pablo Castel, un uomo solitario che si sente come imprigionato in un tunnel che lo isola dagli altri. Dopo il processo che l’ha condannato a scontare la sua colpa, descrive in pagine di grande e impietosa lucidità il proprio amore per Maria Iribarne, la moglie di un altro uomo. Lei costituisce per lui l’unica residua possibilità, sebbene parziale, di contatto con il mondo attraverso la sua arte. Almeno fino a quando lui non si accorge che anche questa forma di comunicazione è irrealizzabile e arriva, in un crescendo drammatico di delirio, a eliminare l’oggetto stesso della sua allucinata e contorta passione. “E esistita una persona che mi potrebbe capire. Ma fu, precisamente, la persona che ho ucciso.”

Il tulipano nero

Cura e traduzione di Riccardo ReimEdizione integraleLa Tulipe noire viene pubblicato da Alexandre Dumas nel 1850, sei anni dopo l’enorme successo dei Les Trois Mousquetaires (seguito dagli altri due romanzi della trilogia, Vingt ans après e Le Vicomte de Bragelonne) e del Comte de Monte-Cristo, quando lo scrittore è ormai divenuto un beniamino del grande pubblico francese. Ambientato negli anni della cosiddetta “bolla dei tulipani”, nella laboriosa Olanda repubblicana del Seicento che vide l’ascesa di quella prospera e raffinata borghesia tramandataci dai dipinti di Rembrandt e di Vermeer, il romanzo narra un vero e proprio caso di spionaggio industriale e al tempo stesso una delicata, insolita storia d’amore. Intorno al favoloso “tulipano nero”, il fiore perfetto e impossibile, ruota una folla di personaggi sia storici che fantastici, che l’autore riesce a rendere vivi e veri con la consueta abilità. Un Dumas insolito, quasi con cadenze di fiaba, che rinuncia, per una volta, ai grandi colpi di scena e ai superuomini del feuilleton.Alexandre DumasAlexandre Dumas (1802-1870) fu uno degli scrittori più popolari della sua epoca. Autore eccezionalmente fecondo, ha legato il suo nome a più di trecento opere di narrativa (oltre al celebre ciclo dei Tre moschettieri, ricordiamo Il Conte di Montecristo, La regina Margot, La Sanfelice, Il tulipano nero), di saggistica, di teatro e di viaggio, molte delle quali destinate a non tramontare, ancora oggi lette e amate in tutto il mondo da milioni di lettori. Di Dumas la Newton Compton ha pubblicato: I tre moschettieri e Vent’anni dopo, Garibaldi, Il Visconte di Bragelonne, Il Conte di Montecristo, Robin Hood, Il tulipano nero e La regina Margot.

La tua voce può cambiarti la vita

Far innamorare la persona che ci piace, ottenere un aumento di stipendio, farci ascoltare con interesse nell’assemblea di condominio o in una riunione di lavoro, ispirare fiducia a qualcuno appena conosciuto, far fare i compiti ai nostri figli senza arrabbiarci: missioni impossibili? Se lo sono è perché non sappiamo comunicare nel modo corretto. Spesso le parole giuste non bastano, occorre una voce convincente e intonata al contenuto che sta esprimendo, una voce che sappia trasmettere emozioni. La voce ha un potere straordinario perché parla direttamente all’inconscio. In un attimo può generare empatia e complicità, ma può anche rovinare tutto se usata male. Questo libro “riprogramma” la voce con FourVoiceColors, il metodo per migliorare l’espressività e il modo in cui ciascun individuo parla. L’autore, doppiatore e voice coach, insegna a usare la voce per creare fin dal primo istante di un incontro un’impressione positiva e dare avvio a una relazione positiva.
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Tu, sanguinosa infanzia

«Se diventare grandi può rivelarsi un’illusione o uno strazio, l’infanzia – perduta o ritrovata che sia – resta per sua natura qualcosa di intimamente sanguinoso: un’età ferita». Mario Barenghi «Nel suo fanatismo rimembrante Mari fa spesso scoccare scintille di poesia. Ma le pagine dedicate a Urania sono per noi il massimo: mai ci siamo sentiti tanto gratificati». Carlo Fruttero e Franco Lucentini «Otto scrittori è un racconto che si legge con una commozione che dura dall’inizio alla fine, e nella quale entrano malinconia, gioia e ammirazione. Chi come me fa il critico letterario prova una grande invidia per chi lo ha scritto, uno dei più bei racconti italiani degli ultimi dieci anni». Domenico Scarpa «La mitologia di Michele Mari è quella del grande romanticismo tenebroso. Ama la tenebra: attraversata da lampi e da sottili scie luminose. Attorno ad essa, la sua sapiente retorica forma una interminabile eco, facendo risuonare la sua voce attorno alle voci molteplici della letteratura». Pietro Citati E se da qualche parte nel tempo fosse custodito tutto ciò che abbiamo amato da bambini? Il passato raccontato da Michele Mari è quello mitico e irrecuperabile dell’infanzia, eroso negli anni da una diaspora di oggetti e sentimenti il cui ricordo continua a sanguinare. Ma in questi racconti non c’è mai il rimpianto di una perduta età dell’oro, perché la violenza immaginifica dell’autore opera un recupero altissimo di emozioni infantili legate a un universo in cui le sole figure amiche sono quelle dei propri personali mostri e di pochi, semplici ma «fatidici» giocattoli. «Ciò che hai amato anche un solo mattino, tenertelo stretto fino alla morte» diventa un imperativo totalizzante, e così un album di Cocco Bill può avere più valore dell’Iliade, mentre la gelosia per una compagna di classe continua a suscitare struggimenti e antagonismi senza fine. Ogni pagina spalanca abissi di malinconia dove fanno irruzione visioni fantastiche e terrificanti, in cui riecheggiano nitide le voci degli autori più amati – Stevenson, London, Poe, Melville. Così i giardinetti che accolgono gli svaghi pomeridiani dei bambini diventano lande inospitali, dove s’aggirano tremende creature mitologiche come le Antiche Madri; così un puzzle segna l’iniziazione a un’ascesi quasi monastica, così le copertine di Urania o le canzoni degli alpini diventano la palestra di ossessive elucubrazioni mentali, e tutto è tanto più feticisticamente inventariato quanto più la vita sembra cosa riservata ad altri. Una narrazione di trasalimenti e precoci nevrosi, condotta con commozione ma anche con feroce umorismo dalla voce inconfondibile di Michele Mari. Il ritorno di un libro uscito da Mondadori nel 1997, e già considerato da molti un piccolo, imprescindibile classico.

Tu vipera gentile: Delitto di stato. Soccorso a Dorotea. Tu vipera gentile

Sotto il titolo Tu vipera gentile, primo verso di un'antica canzone viscontea, Maria Bellonci presenta tre grandi racconti: Delitto di Stato, che ha per sfondo la sommossa e controriformistica Mantova del Seicento tra ombre e luci caravaggesche; Soccorso a Dorotea, storia limpida e crudele di un'adolescenza travolta in un ferreo contrasto di ambizioni politiche e di inutili difese tra Sforza e Gonzaga; Tu vipera gentile, racconto visconteo che si muove sullo sfondo di una Milano tra Medioevo e primo Rinascimento, ricca di traffici, di tumulti, di partiti, di fazioni. La chiave dei tre racconti e l'elemento che li unisce, nella diversità dei tempi e dei personaggi, è l'idea del "delitto di stato" e cioè del potere che, mentre fa le sue prove di aggregazioni e di invenzioni nel governo degli uomini, devia dalla sua stessa moralità e usa la sua forza per disgregare la vita umana nella naturalezza dei sentimenti. Ancora una volta in questa opera l'autrice restituisce al presente per forza di stile i suoi protagonisti, rivelandoli nelle flessioni più intime della loro vita che diventa attuale ipotesi di vita.

Tu non mi conosci

Una giovane moglie in crisi che trova una straripante, inaspettata felicità in una relazione clandestina; una ragazza che decide di rivelare un pericoloso segreto di famiglia, sconvolgendo per sempre la propria vita; una giovane, rapita da un efferato serial killer, che riesce a sopravvivere facendo ricorso a un disperato coraggio; un ragazzo tredicenne e il suo struggente rapporto con una madre difficile… Sono alcuni dei protagonisti di queste diciannove storie raccolte da una grande scrittrice, che, come nessun altro, sa far emergere dall’intreccio dei conflitti famigliari l’anima più cupa e profonda dell’America, e soprattutto sa regalarci ritratti di uomini, donne, bambini di straordinaria autenticità. Molti racconti ma un unico grande affresco, capace di suscitare forti emozioni.

Truciolo

«Márai sorride!» potremmo annunciare oggi (come la MGM, quando distribuì “Ninotchka”, annunciava al mondo che la Garbo rideva). Che Sándor Márai, la cui voce ci aveva soggiogati in romanzi intensi e drammatici come “Le braci” o “Divorzio a Buda”, si riveli in questo libro anche umorista sottile e arguto moralista, sarà per tutti una piacevole sorpresa. D’altronde, ci confessa lo stesso Márai nella sua premessa in forma di burlesca autodifesa, «non si può pretendere da uno scrittore che se ne vada in giro perennemente in abito togato, che assuma sempre pose tragiche»: arriva un momento in cui questi «non ha più alcuna voglia di restare fedele al genere umano», e – sfidando lo sdegno dei «profeti dal volto arcigno» che lo esortano a dedicarsi ai gravi problemi che affliggono l’umanità – decide di scrivere la storia di un cane. Il cane che il «signore» regala alla «signora» la vigilia di Natale, ancora sudicio di fango e paglia, ha un pedigree quanto mai incerto e un gran brutto carattere: non è quel che si dice una bestiola mansueta, e dimostra sin dalla più tenera età una radicale insofferenza per qualsiasi disciplina. E sarà proprio a causa del suo caratteraccio se i rapporti fra lui e il signore, inizialmente improntati a una virile, calda complicità, giungeranno a un epilogo inatteso – e tutt’altro che edificante. Sfuggendo a ogni forma di sentimentalismo, e perfettamente conscio dell’ipocrisia che c’è molto spesso nel cosiddetto «amore per gli animali», Márai ci regala un piccolo capolavoro, pieno di vivacità e ironia, e un personaggio, il cane Truciolo, vero e forte, uno di quelli che non si dimenticano facilmente. Scritto nel 1932 e riedito nel 1940, “Truciolo” è uno dei libri in cui più apertamente si manifesta la vena autobiografica di Sándor Márai (1900-1989).

Trucchi d’autore

Disciplina o ispirazione? Macchina per scrivere o computer? Musica di sottofondo o religioso silenzio? In cinquanta interviste ad alcuni fra i più noti scrittori italiani, ma non solo, Mariano Sabatini racconta abitudini, tecniche, vizi, manie da cui sono scaturiti molti libri di successo degli ultimi anni. Sovrapponendo generi e generazioni, da Andrea Camilleri a Giorgio Faletti, da Sveva Casati Modignani a Ugo Riccarelli, da Alberto Bevilacqua ad Aldo Nove, da Dacia Maraini a Massimo Carlotto, *Trucchi d’autore* si candida ad essere una guida preziosa per chi scrive, un piacevole ‘dietro le quinte’ per chi ama leggere.

Troppo piombo

Qualcuno uccide le giornaliste di “Paris24h”, noto quotidiano parigino. Ci sono pochi indizi, nessun sospetto, troppi pettegolezzi. Questo è un lavoro per les italiens. Tutto sembra legato ad una sfilata di moda durante le rivolte nelle banlieues, ma qual è il legame tra il giornale e le periferie in fiamme? In una Parigi invernale, dove tutto viene lentamente ricoperto da una nevicata senza fine, ogni cosa è diversa da quello che sembra: per stanare l’assassino il commissario Mordenti dovrà destreggiarsi tra riunioni di redazione, rivalità, ambizioni e inganni, distratto dalla presenza di Nadège, una bella giornalista di colore che forse ha qualcosa da nascondere.

Troppo bello per essere vero

C’è chi guarda le vetrine desiderando cose che non potrà mai permettersi, chi invece ammira le foto di alberghi di lusso in cui non andrà mai. Io invece mi sono spesso immaginata di aver incontrato un ragazzo carinissimo e perfetto quando invece non esisteva.
Come quel giorno in cui avrei preferito restarmene a casa invece di partecipare a un matrimonio. Non era tanto la cerimonia a disturbarmi, quanto il fatto che ci sarebbe stato quel bastardo del mio ex, al braccio di mia sorella, per giunta, mentre io sarei arrivata da sola.
L’unica soluzione era inventarsi un fidanzato, un tipo meraviglioso e affascinante con sex appeal da vendere e un tagliente senso dell’umorismo. Uno di quelli per cui le altre sbavano di invidia e sarebbero disposte a tutto pur di rubartelo…
Di sicuro uno così non è l’uomo della porta accanto, sarebbe troppo bello per essere vero.
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### Sinossi
C’è chi guarda le vetrine desiderando cose che non potrà mai permettersi, chi invece ammira le foto di alberghi di lusso in cui non andrà mai. Io invece mi sono spesso immaginata di aver incontrato un ragazzo carinissimo e perfetto quando invece non esisteva.
Come quel giorno in cui avrei preferito restarmene a casa invece di partecipare a un matrimonio. Non era tanto la cerimonia a disturbarmi, quanto il fatto che ci sarebbe stato quel bastardo del mio ex, al braccio di mia sorella, per giunta, mentre io sarei arrivata da sola.
L’unica soluzione era inventarsi un fidanzato, un tipo meraviglioso e affascinante con sex appeal da vendere e un tagliente senso dell’umorismo. Uno di quelli per cui le altre sbavano di invidia e sarebbero disposte a tutto pur di rubartelo…
Di sicuro uno così non è l’uomo della porta accanto, sarebbe troppo bello per essere vero.

Troppe coincidenze

"Ho vissuto negli ultimi trent'anni una striscia di tempo che mi sembra ancora appartenere alla cronaca. Alludo ai giorni in cui gli eventi della politica si intrecciarono con quelli criminali, sino al punto da marchiare la gran parte dei percorsi che hanno segnato il destino del paese." Le stragi di Capaci e via d'Amelio del 1992, oltre a strappare a Giuseppe Ayala due colleghi e amici, apparvero a molti come un punto di svolta non solo nella storia della mafia, ma anche in quella dell'Italia intera. Sul fronte della giustizia lo Stato reagì con l'introduzione del 41 bis, il regime carcerario speciale per i mafiosi. Contemporaneamente il sistema politico, sotto i colpi di Tangentopoli, fu investito da una forte spinta popolare che determinò la fine della Prima Repubblica. L'Italia "sembrava volersi cancellare per riscriversi da cima a fondo con un linguaggio nuovo, ripulito da ogni nefandezza". La grande occasione di un rinnovamento politico e istituzionale era a portata di mano. Nel 1993 esplosero le bombe di Roma, Firenze e Milano, lasciando sul campo morti, misteri e nuove inquietanti domande. Fu solo di Cosa Nostra la responsabilità delle stragi del 1992 e del 1993? Perché la mafia decise di rinunciare all'attacco allo Stato? Quale ruolo hanno avuto le istituzioni nella lunga "pax mafiosa " che dura, ormai, da vent'anni? Per rispondere a questi interrogativi, Giuseppe Ayala ripercorre i suoi anni in Parlamento a partire dal 1992, ricostruisce le troppe coincidenze che hanno caratterizzato le relazioni tra mafia, "poteri occulti" e politica, disegnando un quadro opaco che coinvolge criminalità mafiosa e pezzi deviati dello Stato. Da Capaci a via Palestro, da Tangentopoli alla Seconda Repubblica, dalla cattura di Bernardo Provenzano alle infiltrazioni della mafia al Nord, passando per le mancate riforme della giustizia, Ayala riflette su una stagione che si estende sino agli anni più recenti e ci svela che Cosa Nostra, anche se ha rinunciato al tritolo, non è morta. Anzi, lontano dai riflettori, ha ritrovato il suo habitat naturale mimetizzandosi in un'area grigia protetta da silenzi e omissioni.

Tropico del Capricorno

I sensi prima di tutto: con questo messaggio irruppe nella Parigi del 1939 “Tropico del Capricorno”, a rinfocolare lo scandalo suscitato dal ‘”romanzo gemello’ Tropico del Cancro. È sempre Henry Miller a parlarci con la sua inconfondibile voce, raccontando in prima persona i suoi anni spesi a vivere, scrivere, bere e godere la New York di inizio Novecento. Tutto è chiaro, tutto è narrato con una sincerità disarmante, che poco lascia all’illazione e tutto offre alla comprensione, alla percezione diretta. La penna di Miller corre veloce come la corrente dell’Hudson, accecante come il sole sui vetri dei grattacieli, intinta nella polvere dei marciapiedi calcati da un’umanità ricca e miserabile, creativa e prigioniera, alla ricerca dello spazio per respirare davvero. E chi legge si ritrova catapultato su quelle avenue, in quelle stanze da letto perennemente sfatte, all’inseguimento perenne dell’unica creatura che per sempre ci risulta imprendibile. Una creatura di nome Libertà. Con contributi di Guido Piovene.

Il trono ombra

Il re di Vordan giace sul letto di morte. Presto sua figlia Raesinia Orboan gli succederà al trono, ma il regno è minacciato da uomini ambiziosi, e povertà e speculazione stanno spingendo la popolazione allo stremo. È questo lo scenario che si presenta agli occhi di Janus, Winter e Marcus quando giungono nella capitale dopo essersi separati dal reggimento dei Coloniali. In un ultimo atto volto a proteggere il regno, il re nomina Janus ministro della Giustizia, nella speranza di contrastare l’influenza del duca Orlanko, un uomo pericoloso in grado di tenere sotto scacco la futura regina. Marcus viene nominato capo del corpo di pubblica sicurezza, mentre il compito di Winter sarà di infiltrarsi in un quartiere popolare in fermento, per disporre le proprie pedine nella partita contro Orlanko.La situazione in città è tesa, e dopo la morte del padre, il primo atto regio di Raesinia è l’istituzione di un comitato di rappresentanza popolare al quale cedere temporaneamente le prerogative politiche. Anche Janus, Marcus e Winter lottano insieme al popolo per quella terra che avevano creduto di non vedere più. Ad attenderli c’è la battaglia più difficile: il duca Orlanko sta marciando verso la capitale, alla guida di un reggimento incaricato di sedare la rivolta. Ma non sarà l’unica minaccia che dovranno affrontare, perché le grandi potenze del continente sono allarmate dal nuovo assetto politico-sociale di Vordan…

Il trono di spade. Libro quarto delle Cronache del ghiaccio e del fuoco

In spettrali campi di battaglia e tetre fortezze in rovina, fra città tramutate in cimiteri e terre ridotte a ossari, la spaventosa guerra dei cinque re volge ormai al termine. La Casa Lannister e i suoi alleati appaiono vincitori. Eppure, nei Sette Regni, qualcosa ancora si agita. Mentre corvi in forma umana si raccolgono per un festino di ceneri, nuovi, temerari complotti vengono orditi e nuove, pericolose alleanze prendono forma. In questa apparentemente consolidata “pace del re” forze inattese sono pronte a sferrare attacchi cruenti. Guidati dal famigerato re Occhio-di-corvo, gli uomini di ferro, eredi di un culto guerriero dimenticato da secoli, si sono lanciati all’invasione del sudovest del reame, costringendo la regina Cersei e il Trono di Spade ad affrontare un’inedita prova di forza. E dalle brume di una memoria lasciata troppo a lungo sepolta, un’antica, sinistra profezia potrebbe minacciare la stessa regina. Non sembra esistere una fine al banchetto dei corvi. E, forse, l’ora del destino sta per scoccare perfino per le prede più inattaccabili. Questa edizione presenta in un volume unico “Il dominio della regina” e “L’ombra della profezia”, corrispondente al Libro quarto delle Cronache del ghiaccio e del fuoco, così come concepito dall’autore.