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Cinquanta sbavature di Gigio

Mr Grey è bello, ricco, sensibile, misterioso e sexy. È il protagonista del caso letterario dell’anno: la trilogia Cinquanta sfumature. Ha solo un problemino, questo Mr Grey: non esiste. E il Gigio? Il Gigio esiste eccome. Laddove il Grey conversa garbatamente con l’amata, il Gigio snocciola l’intero alfabeto ruttando. Quando Mr Grey assume il comando, il Gigio impugna il telecomando. Se Mr Grey suona struggenti note al pianoforte, ecco lì il Gigio nostrano che si scaccola amabilmente sul divano. Gigio, insomma, è il nostro compagno-marito-amante, quello che ci ritroviamo davanti nell’istante esatto in cui smettiamo di sognare a occhi aperti il fatale Grey letterario. Meno fascinoso, ma molto più divertente – per almeno cinquanta motivi – raccontati in questo esilarante libro. Perché anche se il Gigio ciabatta per casa indossando magliette decorate a olio (del brasato) e alle letture raffinate preferisce l’ultimo numero di Motociclismo, be’, ha qualcosa che Mr Grey non ha: riesce a farsi amare strappandoci un sorriso. Così, se dopo aver letto tutto d’un fiato la trilogia di E.L. James ci siamo chieste chi sia quell’esemplare di maschio che russa sonoramente al nostro fianco, questo è il libro giusto per scoprirlo. E, soprattutto, per riderci su. Perché, in fondo, ridere è la cosa più erotica che c’è.
(source: Bol.com)

Cinquanta Ombres Més Fosques

Tot i que l’Ana estima de forma profunda i apassionada en Christian, ha decidit que mai no podrà convertir-se en la parella que ell desitja.
Intimidada per les peculiars pràctiques eròtiques i els obscurs secrets de l’atractiu i turmentat empresari Christian Grey, l’Ana Steele ha trencat la relació amb ell, per començar una nova carrera en una editorial de Seattle.
Però el desig per en Christian encara domina cada un dels seus pensaments, i quan en Grey li proposa un nou acord, l’Ana no s’hi pot resistir. Reinicien la seva tòrrida i sensual relació, però mentre en Christian lluita contra els seus dimonis, l’Ana s’ha d’enfrontar amb la ira i l’enveja de les dones que la van precedir, i també ha de prendre la decisió més important de la seva vida.

Il cinghiale che uccise Liberty Valance

Nell’immaginario paese di Corsignano – tra Toscana e Umbria – la vita procede come sempre. C’è gente che lavora, donne che tradiscono i propri uomini e uomini che perdono una fortuna a carte. C’è una vecchia che ricorda il giorno in cui fu abbandonata sull’altare, un avvocato canaglia, due bellissime sorelle che eccellono nell’arte della prostituzione e una bambina che rischia la morte. E c’è una comunità di cinghiali che scorrazza nei boschi circostanti. Se non fosse che uno di questi cinghiali acquista misteriosamente facoltà che trascendono la sua natura. Non solo diventa capace di elaborare pensieri degni di un essere umano, ma, esattamente come noi, diventa consapevole anche della morte. troppo umano per essere del tutto compreso dai suoi simili e troppo bestia per non essere temuto dagli umani: «il Cinghiale che uccise Liberty Valance» si ritrova all’improvviso in una terra di nessuno che da una parte lo getta nella solitudine ma dall’altra gli dà la capacità di accedere ai segreti di Corsignano, leggendo nel cuore dei suoi abitanti. Giordano Meacci scrive un romanzo bellissimo, commovente, appassionante, che racconta l’eterno mistero dei nostri sentimenti e lo fa grazie all’antico espediente di trattare le bestie come uomini e gli uomini come una tra le molte specie viventi sulla Terra.
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### Recensione
**La banda dei cinghiali s’illumina di John Ford**
*Bruno Ventavoli*, Tuttolibri – La Stampa
Quando senti Spoon River ti vien da metter mano alla pistola, tanto se ne abusa in citazioni. Ma *Il cinghiale che uccise Liberty Valance* fa eccezione. Sia perché il magnifico poema di Edgar Lee Masters vi vien nominato di passata, sia perché il romanzo di **Giordano Meacci** lo ricorda nella polifonia di destini incrociati, e nell’ispirazione felice con cui instagramma un frammento di provincia che brulica di anime tanto vive quanto morte.
Siamo a Corsignano, immaginario borgo toscano, di colline tonde, selve, pietre, grano, cieli lapislazzuli come negli affreschi, dove ogni personaggio (e ve ne sono a bizzeffe) è protagonista di una microstoria, e «abita» uno dei 52 capitoli di cui è composto il libro. Il racconto si estende dal luglio ’99 al 2000, avanti e indietro nel tempo. Con premonizioni future; o delitti sepolti nella seconda guerra mondiale, baldi giovani che morirono in Libia, e persino una quinta crociata, quando un gruppo di cavalieri partì per Terra Santa e non arrivò neppure a Roma, perché fu sbaragliato dai briganti. Sui quali mancati eroi, oggi fantasmi decapitati con le teste in mano, indaga un ragazzetto che a scuola è una schiappa, ma sa per intuito i paradossi spazio-temporali della fisica.
Meacci rimescola il mazzo di personaggi, dove non ci sono briscole, ma solo normalissimi esseri umani colti nel loro banale quotidiano che, a seconda della prospettiva, può suonare comico, tragico, farsesco. Bottegai, notai, donne che tradiscono mariti, uomini che abbandonano la fidanzata sull’altare; una madre rosa dal dolore per la perdita della figlia; la professoressa che sta con l’allievo sedicenne; una giornalista che si eccita a vedere un film con Maria Salerno ed è innamorata di Patrizio, al quale, ahimè, «piacciono ll’òmini»; due sorelle che si prostituiscono insieme; il giocatore d’azzardo sfigato che sputtana milioni (di lire) a Bestia, un gioco da taverna che può essere più assassino del poker, nonostante si basi su coppe, spade, «gobbi», e non sui semi americani del Texas Hold’em; due amici che discettano niccianamente su L’uomo che uccise Liberty Valance di John Ford.
A Corsignano entra in scena anche una banda di 48 cinghiali che devastano campi e compiono scorribande dagli effetti comicissimi. Irresistibili, in questo senso, la scena in cui assaltano una panda 4×4 con due escort e un cliente, o quella in cui interrompono uno scalcinato derby calcistico, o quella, ancora, in cui scompigliano un funerale. Sono guidati da Apperbohr, bestia di ottanta chili che, folgorato dalla luce di un tv, comincia a comprendere il linguaggio degli uomini, gli «alti sulle zampe», e il loro tragicomico esistere. Troppo umano, per i suoi compari, troppo animalesco per non essere odiato dagli umani, che vogliono accopparlo, vaga nei boschi per capire l’infinità di universi intorno a lui che finora gli erano stati preclusi. E come un romantico, ingenuo, solitario profeta prova a dare un nome alle cose, quasi che esse trovassero sostanza e realtà nel momento in cui vengono nominate, amore e morte comprese. Come nei capitoli finali, dove s’accoppia con la compagna esplorando il senso ultimo della carnalità, o quando la caccia ai cinghiali, liberi, selvaggi, vulnerabili quanto indiani dei western, viene raccontata con toni di commovente lirismo dalla prospettiva delle prede, che grugniscono rabbiosi, incapaci d’arrendersi all’immobilità di un compagno esangue. Per capirli meglio, in appendice, c’è un «Prontuario cinghialese, con appunti di grammatica e fonomorfosintassi», che stuzzicherebbe Gadda più pirotecnico.
L’ambizione di Meacci è tenere insieme tutto, quadrupedi e bipedi, parolacce e Schopenhauer, azzardo e sesso, cinefilia e dispacci di carabinieri, cantico della natura e dicerie di bar, con una lingua tracimante, multiforme, famelica, irta di subordinate come le strade che s’inerpicano sui colli e ti conducono alla spietatezza sommersa della vita. Dove, però, c’è in agguato lo spiritaccio di Monicelli che sghignazza insieme ai suoi compari della commedia umana all’italiana. Insomma, uno dei romanzi più originali, intelligenti, ossigenanti, di questa stagione.
### Sinossi
Nell’immaginario paese di Corsignano – tra Toscana e Umbria – la vita procede come sempre. C’è gente che lavora, donne che tradiscono i propri uomini e uomini che perdono una fortuna a carte. C’è una vecchia che ricorda il giorno in cui fu abbandonata sull’altare, un avvocato canaglia, due bellissime sorelle che eccellono nell’arte della prostituzione e una bambina che rischia la morte. E c’è una comunità di cinghiali che scorrazza nei boschi circostanti. Se non fosse che uno di questi cinghiali acquista misteriosamente facoltà che trascendono la sua natura. Non solo diventa capace di elaborare pensieri degni di un essere umano, ma, esattamente come noi, diventa consapevole anche della morte. troppo umano per essere del tutto compreso dai suoi simili e troppo bestia per non essere temuto dagli umani: «il Cinghiale che uccise Liberty Valance» si ritrova all’improvviso in una terra di nessuno che da una parte lo getta nella solitudine ma dall’altra gli dà la capacità di accedere ai segreti di Corsignano, leggendo nel cuore dei suoi abitanti. Giordano Meacci scrive un romanzo bellissimo, commovente, appassionante, che racconta l’eterno mistero dei nostri sentimenti e lo fa grazie all’antico espediente di trattare le bestie come uomini e gli uomini come una tra le molte specie viventi sulla Terra.

Cinema. 100 anni di storia

Che cosa unisce i primi tremolanti fotogrammi dei fratelli Lumière a un kolossal come Avatar, le pellicole pionieristiche delle origini ai sofisticati congegni tecno-ludici di oggi? Inizialmente considerato poco più che una “curiosità tecnica”, utile tutt’al più per studiare i fenomeni naturali, il cinema si trasforma rapidamente in spettacolo, in racconto; da “mezzo di riproduzione” della realtà diventa “mezzo di espressione”. Che lo si consideri ‘tecnica di organizzazione del visibile’ o ‘arte dello sguardo’, ‘specchio del mondo’ o ‘fabbrica dei sogni’, il cinema in poco più di un secolo di vita ha conosciuto uno straordinario sviluppo tecnologico, estetico e culturale e ha enormemente ampliato il suo campo di sperimentazione, spaziando dal documentario alla fantascienza, dai film storici alla commedia, dal noir all’horror, dal cyberpunk al fantasy, dall’animazione digitale al 3D. La Cronologia che qui si propone ripercorre in modo essenziale, anno per anno, la storia del cinema in tutte le sue metamorfosi, con riferimenti ai film più importanti che hanno segnato l’evoluzione stessa del mezzo, ai protagonisti che ne hanno scritto pagine indimenticabili, agli eventi che hanno scandito le tappe di questa appassionante avventura. Completa la ricostruzione storica una serie di tabelle con i film, i registi, gli attori e le attrici premiati agli Oscar, alla Mostra internazionale del cinema di Venezia e al Festival di Cannes.
(source: Bol.com)

Cinder. Cronache lunari

Cinder è abituata alle occhiate sprezzanti che la sua matrigna e la gente riservano ai cyborg come lei, e non importa quanto sia brava come meccanico al mercato settimanale di Nuova Pechino o quanto cerchi di adeguarsi alle regole. Proprio per questo lo sguardo attento del Principe Kai, il primo sguardo gentile e senza accuse, la getta nello sconcerto. Può un cyborg innamorarsi di un principe? E se Kai sapesse cosa Cinder è veramente, le dedicherebbe ancora tante attenzioni? Il destino dei due si intreccerà fin troppo presto con i piani della splendida e malvagia Regina della Luna, in una corsa per salvare il mondo dall’orribile epidemia che lo devasta. Cinder, Cenerentola del futuro, sarà combattuta tra il desiderio per una storia impossibile e la necessità di conquistare una vita migliore. Fino a un’inevitabile quanto dolorosa resa dei conti con il proprio oscuro passato.
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Cinder

Eldon Cinder darebbe qualsiasi cosa per vedere il principe Xavier un’ultima volta, ma solo le donne sono invitate al ballo reale. Quando la strega gli offre di trasformarsi in donna per una sola notte, Eldon accetta.
Un incantesimo.
Una notte.
Un ballo.
Che cosa potrebbe andare storto?
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### Sinossi
Eldon Cinder darebbe qualsiasi cosa per vedere il principe Xavier un’ultima volta, ma solo le donne sono invitate al ballo reale. Quando la strega gli offre di trasformarsi in donna per una sola notte, Eldon accetta.
Un incantesimo.
Una notte.
Un ballo.
Che cosa potrebbe andare storto?

Il cimitero dei senza nome

E’ la sera della vigilia di natale.
Kay Scarpetta, capo medico legale della Virginia e consulente fissa di patologia legale dell’FBI, è in procinto di partire per Miami, per raggiungere la sua famiglia, la madre è ricoverata in gravi condizioni di salute e Lucy non si è ancora ripresa del tutto dalla brutta avventura con Carrie Grethen.
Mentre sta esaminando un cadavere, viene avvertita che hanno ritrovato il corpo di una sconosciuta in Central Park. La donna è stata uccisa da Temple Gault, il serial killer a cui Kay ha dato la caccia qualche anno prima, il modus operandi è lo stesso delle altre vittime, e Kay, Marino e Benton vanno a New York per indagare.

Cime tempestose

Intriso di passioni turbinose come il vento del nord che spazza la brughiera e sibila intorno all’antica casa della famiglia Earnshaw, questa monumentale icona del romanzo europeo restituisce con insuperabile forza drammatica la tragedia di un’umanità sconfitta dalle proprie spietate costrinzioni.

Un cigno selvatico

Una mela avvelenata e una zampa di scimmia dotata del potere di cambiare il destino; una ragazza dai lunghissimi capelli in grado di provocare eventi catastrofici; un uomo con un’ala di cigno; una casa nel cuore della foresta, fatta di caramelle e pan di zenzero, glassa alla vaniglia e zucchero filato. In “Un cigno selvatico”, i personaggi di terre molto, molto lontane – le figure mitiche che tanto hanno incantato la nostra infanzia – diventano protagonisti di storie che rivelano molto di noi e del nostro presente. Qui ritroviamo i dettagli che le nostre fiabe preferite hanno dimenticato o volontariamente omesso: gli anni che seguono allo spezzarsi di un incantesimo, l’euforico realizzarsi di un miracolo inatteso, il destino di un principe guarito solo a metà da una maledizione. Potremo incontrare la Bestia in fila davanti a noi al minimarket, che compra snack e sigarette, il sorriso affamato rivolto alla cassiera; un ometto malformato con un talento per le piccole magie che non si ferma davanti a nulla per procurarsi un bambino; Jack, pigro e rozzo, che preferisce vivere nel seminterrato di sua madre che ottenere un lavoro.
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Il cigno nero

La saga di tre generazioni di editori, i Montalto, nell’arco degli ultimi cinquant’anni. Tra passioni, intrighi, tradimenti e delusioni, che spesso mettono a repentaglio le sorti dell’azienda di famiglia, emergono le figure di Emiliano, soprannominato il Cigno Nero -figlio del capostipite-, e di Arlette, la bella e giovane giornalista innamorata di lui. Insieme, con la forza del sentimento che li unisce, riusciranno a restituire dignità e prestigio al nome dei Montalto. Scritto con maestria, un romanzo ricco di pathos e atmosfera.
(source: Bol.com)

Cigno Nero

2010 Sidewise Award NomineeBest Short-Form Alternate HistoryQuando Luca, un blogger a caccia di notizie, incontra Massimo Montaldo, un hacker sotto falso nome, il rischio di un coinvolgimento in attività di spionaggio industriale è sempre molto alto. Ma questa volta Massimo ha per le mani qualcosa che può compromettere niente di meno che l’equilibrio del potere militare mondiale: “il genere di cosa che cambia l’industria”, “un’innovazione dirompente”, “una rottura delle regole”…un cigno nero. “Un cigno nero non può essere mai previsto, immaginato o classificato (…) quando arriva, non può neppure essere riconosciuto per quello che è. Quando il cigno nero irrompe, con il battito d’ali di un Giove stupratore, allora dobbiamo riscrivere la storia.”Proprio per la sua portata, la soffiata di Montaldo non convince del tutto Luca. Come è possibile che sia riuscito a trafugare il brevetto di un memristor, un portento tecnologico paragonabile a “una corsa dove i fantini cavalcavano unicorni”? E che significato hanno quelle banconote con l’effige di Galileo e la dicitura “euro-lire”, che l’hacker tiene nel portafoglio e che sembrano provenire da un’Italia alternativa? Fare domande e rispettare l’etica professionale sono doveri di ogni giornalista. Ma il dilemma che dovrà affrontare Luca travalica di gran lunga i limiti del mestiere.
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### Sinossi
2010 Sidewise Award NomineeBest Short-Form Alternate HistoryQuando Luca, un blogger a caccia di notizie, incontra Massimo Montaldo, un hacker sotto falso nome, il rischio di un coinvolgimento in attività di spionaggio industriale è sempre molto alto. Ma questa volta Massimo ha per le mani qualcosa che può compromettere niente di meno che l’equilibrio del potere militare mondiale: “il genere di cosa che cambia l’industria”, “un’innovazione dirompente”, “una rottura delle regole”…un cigno nero. “Un cigno nero non può essere mai previsto, immaginato o classificato (…) quando arriva, non può neppure essere riconosciuto per quello che è. Quando il cigno nero irrompe, con il battito d’ali di un Giove stupratore, allora dobbiamo riscrivere la storia.”Proprio per la sua portata, la soffiata di Montaldo non convince del tutto Luca. Come è possibile che sia riuscito a trafugare il brevetto di un memristor, un portento tecnologico paragonabile a “una corsa dove i fantini cavalcavano unicorni”? E che significato hanno quelle banconote con l’effige di Galileo e la dicitura “euro-lire”, che l’hacker tiene nel portafoglio e che sembrano provenire da un’Italia alternativa? Fare domande e rispettare l’etica professionale sono doveri di ogni giornalista. Ma il dilemma che dovrà affrontare Luca travalica di gran lunga i limiti del mestiere.

I cigni della Quinta Strada

Il 17 ottobre 1975 fa la sua comparsa nelle edicole americane un numero speciale di “Esquire” che mostra in copertina la foto di profilo di un Truman Capote grasso e pallido, e una didascalia che reclamizza l’ultimo, attesissimo racconto dell’acclamato autore di “A sangue freddo”. Titolo: “La Côte Basque 1965”. Capote si è incamminato da tempo lungo la china dell’autodistruzione. Quasi costantemente in preda all’alcol e alle droghe, è soltanto una smorta controfigura del trentenne dagli occhi pieni di passione e inquietudine che sedusse il bel mondo newyorchese vent’anni prima. Su quel mondo, che lo ha tacitamente messo da parte, posa ora la sua astiosa penna, narrando del santuario che ne è al centro e che ha le sue vestali nei Cigni della Quinta Strada: Babe Paley, Slim Keith, Gloria Vanderbilt, Pamela Harriman, le regine dei cocktail, delle feste di beneficenza, dei party più esclusivi, dei dinner e dei lunch alla Côte Basque, il ristorante dove, appunto, pranzi e cene sono diventati un appuntamento imprescindibile della mondanità newyorchese. Il racconto di “Esquire” muove da un incontro alla Côte Basque in cui i Cigni della Quinta Strada si lasciano andare a inattese confessioni e riprovevoli giudizi.
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Il cielo rubato

Una vicenda misteriosa raccontata da Camilleri legata a un famoso pittore, Renoir. È il figlio, il regista Jean Renoir, nella sua biografia del padre, a raccontare come il pittore, durante una visita in Sicilia con la sua modella, amante e più tardi moglie, Aline Charigot, perse il portafogli e rimase senza soldi, e di come i due fossero brevemente ospitati da un contadino, nei pressi di Agrigento. Ma di questo soggiorno non esistono altre prove, né lettere, né documenti. Secondo alcuni la visita a Girgenti non ci sarebbe mai stata. O invece sì? O esisterebbero addirittura dei quadri che il pittore avrebbe dipinto in quei giorni e regalato al contadino che lo aveva ospitato? Di questo soggiorno e delle tele che nessuno ha mai visto discutono le lettere che il notaio agrigentino Michele Riotta, autore in gioventù di un libro su Renoir, indirizza all’evanescente e girovaga Alma Corradi, che alla vicenda è stranamente molto interessata. Intanto tra i due nasce un rapporto, poi una storia d’amore. Che si complica quando il notaio sparisce. Un giallo nel giallo, avvincente come Camilleri ha abituato i suoi lettori ad aspettarsi.
(source: Bol.com)